lunedì 26 febbraio 2018

Rhapsody + Beast in Black + Scarlet Aura : back to basics

RHAPSODY + BEAST IN BLACK + SCARLET AURA
18/2/2018
New Age Club (TV)



Non ci sarei dovuto essere: la prima band non la conosco, i Beast in Black mi piacciono quando si chiamano Battle Beast e i Rhapsody dal vivo hanno senso quanto uno show di Gianni Dego (monumento del liscio da balera nella Sinistra Piave). Però buttando la spazzatura in tangenziale ho trovato 33 euro per terra e sono volato al New Age per vedere se Turilli ha ancora le canottiere da wrestler.

Locale pieno, neanche suonassero i vincitori di qualche talent show. Maggioranza di ex ventenni come il sottoscritto, ma anche un buon numero di giovani Metallari confusi (ormai troppi under 25 ascoltano musica a caso, quindi sono Metallari ma anche appassionati di jazz, latinoamericano e trap). Presenti anche diverse umane (femmine), sorvegliate a vista dai compagni Metallari che, una volta beccata una donna, non la mollano più perché certi treni passano solo una volta.

SCARLET AURA.
Melodic Metal dalla Romania, con cantante ossigenata. Band dalla statura media sorprendentemente bassa. Colgo tre note, me la cavo con una formula da prof: hanno le capacità ma non si applicano (tradotto per gente spietata: non ci arrivano).

BEAST IN BLACK.
Portano sul palco un impatto da veri bulli, con un quintale di basi e un sound volutamente iper-sintetico, ma anche potente e melodico. Per una volta il bassista si sente, anche ha lo stesso suono di R2-D2. Basi di tastiere, basi dei cori, basi per qualche passaggio di batteria, roba che neanche Alberto Camerini a Suoni di Marca versione karaoke (che però aveva un cachet di 100 euro).
Il tutto comunque funziona: il cantante è ganzo e si fa anche tutto lo show con una palandrana da docente di Hogwarts (a fine concerto ha perso 5 kg in sudore e qualche anno di vita), gli altri strimpellano e il chitarrista n°2 (che non serve a nulla) fa le faccine simpatiche.
Ci sta bene pure una pacchianata come “Crazy Mad Insane”, che fondamentalmente è un pezzo di Ivana Spagna anni '80 su cui la band indossa occhiali LED che avrebbero scatenato gli entusiasmi degli smandibolati a Jesolo nel 1994.
Promossi, almeno fanno finta di cantare i cori.

RHAPSODY
(con introduzione in stile disputatio medievale perché mi sono appena informato su Wikipedia).
QUAESTIO.
  • Vale la pena?
RESPONDENS.
  1. Tour d'addio
  2. Reunion con membri storici
  3. Suonano proprio gli album che mi piacevano da ventenne
OPPONENS.
  1. Non ci crede nessuno. I Kiss sono in tour d'addio dal '96, gli Scorpions da 15 anni, i Manowar faranno durare il loro tour per 20 anni.
  2. Ci sono Turilli e Lione, ma manca la drum machine dei primi album e Staropoli costa troppo in shampoo e balsamo, quindi se ne resta a Trieste.
  3. Forse li suonano anche uguali, ma tanto si sentono solo le basi, Lione, delle zanzare e delle padelle.
DETERMINATIO.
  • Ho ragione io

Tonnara magistrale per circa un'ora: a parte la splendida voce di Lione, si sentono solo basi, una zanzara (chitarra di Turilli) e delle padelle della AMC (la batteria). Basso e altra chitarra non pervenuti, tanto valeva mettere due sagome di cartone e spartirsi i soldi in tre.
Detto che i suoni nell'ultima mezz'ora migliorano, faccio l'anziano e mi focalizzo sulle incongruenze:
  1. la band investe in studio per il sound calibrato e hollywoodiano... poi va al New Age e senti i suoni di una cover band dei Rhapsody al pub;
  2. nelle ballad e nelle parti atmosferiche rimane solo Lione sul palco con le basi orchestrali ed è subito provino di X-Factor;
  3. la band neanche ci prova a far finta di fare i cori... nessuno si sente un po' babbeo quando la gente non urla eppure sembra di essere lo stesso al Maracanà?

A questo punto vivo una scissione interiore.
Il Me ventenne: capelli XXL e magliette XXL (unica misura, non come oggi che fanno pure i tanga metal), resistenza alla birra massimo due medie e poi svenimento, a scuola con il chiodo anche a giugno e zero donne. Zero. Il Me ventenne amava i Rhapsody, primi due album da fanatismo vandalico. Il Me ventenne gli perdonava tutto ai Rhapsody, anche 40 minuti di scandalose zappate sul palco del Gods of Metal 2001.
Il Me attuale: egli ha conosciuto l'età adulta, il precariato, le 48 ore per recuperare la sbronza di tre birre medie. Il Me attuale ha detto addio a tante cose... molti capelli, i videogiochi, chiodo e maglietta in inverno. Egli vorrebbe forse credere per una sera ancora in Algalord e Aresius, ma come si fa se sul palco i Rhapsody mi portano le tonnare?

E ora, il Gran Galà della Rilevanza:
  • Divisa dei Rhapsody: stock di magliette della salute nera prese al mercato, pochi capelli (salviamo Lione), jeans neri (bassista in pantaloni bracaloni gotici, giusto per spiccare sulla massa), scarpe a caso.
  • Mobilità dei Rhapsody: Lione ben piantato in centro, Turilli vagabondaggio generico con manine agitate al cielo (mi piace Turilli, ci crede sempre come agli inizi e l'arringa finale vale almeno 3 euro del biglietto), basso con moto causale e centrifugo, chitarra n°2 isolata a destra con scarso desiderio di farsi notare (sia nei suoni, sia nella presenza), tastierista invisibile ma presente ovunque (tipo la sostanza di Spinoza, oppure la sfiga).
    A me piacciono le band che fanno le mossette sincronizzate. Se proprio non si riesce a provarle in sala prove perché non esiste una sala prove dei Rhapsody, almeno ci si eserciti da soli a casa a fare le pose eroiche, però poi serve coordinarsi. Sennò salta fuori il disagio.
  • Lione, in veste Pippo Baudo, presenta ogni pezzo come a Sanremo, ma la cadenza toscana chiama la bestemmia e la mancanza di essa ha onestamente un po' deluso noi baldi agricoltori veneti, che alle tradizioni ci teniamo e un 33 euro per sentire qualche bestemmione li paghiamo anche volentieri, ohibò.
  • Cantante femmina che compare sul palco per 48 secondi, improvvisa con Lione una coreografia minimal da “High School Musical”, scatena ululati da parte del pubblico in evidente carenza ventennale di donne e sparisce per sempre nella notte.
  • La cover di Bocelli: Lione introduce con una storia che non ascolto, forse ha incontrato Bocelli in autogrill e hanno chiacchierato, da qui l'idea della cover. Per fortuna che i Righeira non li becchi mai in autogrill.
  • Fine concerto con pubblico esaltato che chiede un altro pezzo, ma la band aveva finito le basi.


Finlandesi dappertutto



lunedì 30 ottobre 2017

Rhapsody o.F. + Orden Ogan, la recensione senza peli sulla testa


ORDEN OGAN + RHAPSODY OF FIRE + UNLEASH THE ARCHERS
24 ottobre 2017
New Age Club (Roncade – TV)

Poteva essere una desolazione umiliante, invece salta fuori un'ottima serata di Power Metal.
Presupposti a dirla tutta negativi...
  • Mettici un martedì sera, in cui il Maschio Beta Trevisano generalmente gioca a calcetto e poco pensa al Metal.
  • Mettici che il genere scacciafemmine per eccellenza rischia di trasformare lo show nella Sagra della Salsiccia.
  • Mettici due band come Unleash the Archers e Orden Ogan, che in Italia non possono neanche contare sui parenti per rimpinguare il pubblico.
  • Mettici che la band più nota, i Rhapsody of Fire, suona per seconda e neanche un'ora.
Insomma, i presupposti per il naufragio c'erano tutti.

Evidentemente invece i giocatori di Dungeons&Dragons senza attitudine calcistica sono numerosi in Veneto, quindi l'affluenza è dignitosa. Quattro cani con gli UtA, consistente collezione di stempiature e magliette XXXL con i RoF, qualcosa di meno con gli OO (perché se si arriva a casa verso le 23 ci sta anche una partita a League of Legends).

UNLEASH THE ARCHERS
Mettiamoci nei loro panni: milioni di km dal Canada per aprire questo show nella campagna veneta alle ore 20.05... venti persone sotto il palco sono un trionfo. Heavy classico con accelerazioni da gara di motorini davanti all'oratorio e una serie di cover degli Iron Maiden che spacciano per canzoni loro, ma ce la mettono tutta e alla fine convincono tutti. Eppure a leggere di musica ci si annoia, quindi sotto coi dettagli collaterali:
  • Chitarrista alla mia sinistra: prelevato di peso dalla copertina del primo Allman Brothers, si piazza davanti al ventilatore e per un'ora mormora con gli occhi chiusi “Sono al Fillmore East. Sono al Fillmore East”.
  • Chitarrista alla mia destra: deltoide sproporzionato, deve smetterla di allenarsi guardando i video di “Malati di Palestra”.
  • Bassista strabico col bassino minuscolo e seri problemi di assimilazione delle proteine.
  • Batterista scarsone, ma leader della band.
  • Cantante Brittney Slayes (l'unica di cui mi sono cercato il nome su Wikipedia), brava a passare da Bruce Dickinson a Rob Halford fino a King Diamond (cioé Halford con una molletta sui testicoli), grande presenza scenica con una serie di coreografie azzeccate e il solito vecchio headbanging per quelli che vogliono vincere facile.
Bravi, gli comprerei anche qualcosa, ma i CD costano come un biglietto A/R per il Canada e le magliette sono così dozzinali che a confronto quelle degli Iron sono dei dipinti del Caravaggio. Appena mi arriva lo stipendio da Notturno Metal provvedo a ordinare alla band un po' di sciroppo d'acero.

RHAPSODY OF FIRE
Band dalla lineup più instabile del cast di “Sentieri”, si presenta adesso con lo storico Alex Staropoli (con almeno 10 kg di massa in meno rispetto agli anni buoni), chitarra e basso mirabolanti dal Trieste Sunset Strip, la voce spettacolare di Giacomo Voli (che conoscono tutti per aver fatto un talent sulla RAI, ma io la rete nazionale non la prendo e tanto in TV guardo solo programmi di apicoltura), batterista tedesco ultra-sincronizzato (che usa più le gambe delle braccia, in piena tradizione power) e uno splendido MacBookPro che gestisce cori, orchestra e trattative per il tour tramite Siri (il che spiega perché gli Orden Ogan siano headliner). Show impeccabile come solo le band brandizzate Apple sanno fare, un nostalgico excursus attraverso canzoni storiche amatissime da un pubblico esaltato neanche avesse infilato una serie di 20 naturali sui tiri per colpire (D&D™). Timidi tentativi di pogo subito abortiti accompagnano una cavalcata trionfale che ci fa tornare 20enni ostracizzati dal mondo del Metal Integralista, perché nel 1998 ascoltare i Rhapsody era prova di dubbia eterosessualità.

ORDEN OGAN
Carriera rispettabile all'estero (dischi ogni 2 mesi, tour e festival anche nei centri commerciali, magliette pacchiane, ecc.), in Italia gli Orden Ogan sono roba per pochi. Sarebbe stato meglio avere i Rhapsody of Fire come headliner (almeno i pezzoni li si conosceva), ma è anche vero che le canzoni degli OO si imparano in 30 secondi e, forti dell'avere solo tre varianti di ritornelli, il pubblico riesce a canticchiarsele.
Scenografia rubata alle Fiere di San Luca di Treviso, con due manichini vestiti da cowboy e qualche sfondo dismesso dal villaggio western di Gardaland. Musicisti vestiti da vaccari come nel concept dell'ultimo album “Gunmen”, ma rovinano tutto coi lineamenti del tedesco in vacanza ai camping di Jesolo Cavallino.
Uomini da amare nella band:
  1. Chitarrista male in arnese e con capelli rari ma lunghi (messo davanti al ventilatore sembrava Einstein). Sorridente però.
  2. Batterista dritto e preciso come da tradizione teutonica, ma con sguardo fisso verso un punto davanti a sé (a parte brevi inclinazioni della testa verso destra, per vedere se qualcuno si stava fregando la birra), appena più mobile dei due manichini.


A livello di interazione siamo decisamente lontani dagli Dei del Rock, ma anche sotto l'animazione di un villaggio vacanze. Il che in sé non è male, ma se poi suoni 12 pezzi con 3 variazioni di massima, difficilmente lascerai un ricordo immortale e la brama di imitarti allo specchio al ritorno a casa. Infatti gran parte del pubblico preferirà tornare a casa a imitare allo specchio il MacBookPro dei Rhapsody (che deve essere un crumiro, però, perché ha gestito anche le parti migliori del concerto degli OO).

venerdì 15 settembre 2017

Metalitalia.com Festival 2017, Day 1: quando ti rendi conto che eri giovane...

Metalitalia.com Festival 2017
Day 1
Live Club – Trezzo sull'Adda (MI)


TRICK OR TREAT
Aprono il Festival, troppo presto per la mia ciurma ancora impegnata ad arricchire società autostrade e autogrill, oltre che compagnie petrolifere e ditte di ricambi auto: privilegi della guida sportiva e di feroci discussioni sul Metal, che fomentano disordini e scatenano il testosterone.

HOLY MARTYR
Qualcuno deve avere seriamente rotto le palle agli Holy Martyr, che assaltano lo stage incazzati come leoni a cui hanno strizzato i capezzoli. Epic Metal della vecchia scuola, per suonare il quale devi essere un brutto ceffo, avere la barbaccia e un piglio da scalzacani: magari nella vita gli Holy Martyr faranno i maestri all'asilo, ma qui si apre con una canzone intitolata “Numenor” e non possiamo certo farla suonare a delle ballerine. Promossi. A birra e salsicce poi gli Holy Martyr devono essere imbattibili.

WHITE SKULL
Alla sagra provano a proporre piatti nuovi, ma alla fine tutti prendono polenta e costicine. Ecco, i White Skull sono la “poenta e coste”: cambiano le mode, cambiano i gusti, ma alla fine sono sempre là e sono sempre una delle cose migliori. E va bene se la voce di Sister De Boni sparisce di fronte alla doppia cassa e alle ritmiche, se il basso tira dritto su una corda e del tastierista ci si ricorderà soprattutto per la chioma e le pitture di guerra. Ovvio poi che Danilo Bar ad ogni concerto batta tutti i record di “Guitar Hero” e vinca pure il premio Emmy per la miglior performance comica. Su tutti però si staglia Tony Mad, arcigno e sfrontato come un bucaniere, arringa la folla e si porta a casa i cori più ganzi.

SECRET SPHERE
Una volta mi esaltavo quando vedere le band con più componenti di una squadra di rugby, adesso le temo perché di solito non si capisce una tega di quello che suonano. I Secret Sphere, poi, si presentano con due coristi e per un paio di canzoni fanno anche i duetti con l'ex cantante Ramon (bravissimo, scalzissimo e con la peggior canotta che si possa comprare ai saldi dei cinesi)... i presupposti per la tonnara ci sono tutti, invece i ragazzi sono calibratissimi e il tutto prede una piega vincente. Poi Luppi ti stappa i timpani sparando baci a ultrasuoni nel microfono, ma lo perdoni perché ti fa la solita gag da Madagascar e capisci che, in un mondo giusto e onesto, starebbe a dirigere l'animazione nei resort più lussuosi del pianeta. Comunque sia, canzoni bellissime e una band in palla, suoni ottimi e tanto coinvolgimento: se hanno anche trovato gentil donzelle a cui accompagnarsi, hanno fatto filotto.

LABYRINTH
Sarò stato stanco e scazzato io, che ormai reggo gli sforzi prolungati solo se mi mettono la droga nel bicchiere, ma anche i Labyrinth devono aver avuto una nottata difficile o una visita di Equitalia. Tra incomprensioni di esecuzione e qualche battuta riuscita male, sembra più una serata in sala prove che una performance da festival. Poi hai Tiranti alla voce che, al netto della panciera (o cintura di wrestling), non prende lezioni da nessuno e in generale dove guardi c'è un fenomeno dello strumento, ma non scatta la magia. Felice di rivedere alle tastiere Oleg Smirnoff, che suona di spalle o coprendosi il volto con la coperta di capelli perché ci saranno stati dei suoi creditori tra il pubblico. Puntiamo su prossime date per il riscatto.

GRAN MAGUS
Ripulito il palco e lasciati solo una batteria minimale e due microfoni, parte l'intro con la soundtrack di “Conan” e so già che domani si andrà dall'ortopedico. E va bene così, dopo un paio d'ore di eleganti partiture il repertorio classic dei Grand Magus (saccheggiatori di Manowar e compagnia epicheggiante) fa ritornare il pubblico del Metalitalia allo stato primordiale: bestie. Nel senso metallico del termine, con headbanging, pogo, ululati e voglia di assaltare il primo villaggio fuori dal casello autostradale. La magia della band è avere anche al basso Fox Skinner, secco secco e col dente d'oro, così che le luci ci si rifrangono e sembra che abbia un faro in bocca. Nel mio tabellino i GM stanno sul podio.

RHAPSODY OF FIRE
Ho capito quale versione della band avrebbe suonato solo quando ho visto Staropoli sul palco: ormai non riesco più a seguire le telenovelas, figurarsi 2-3 versioni dei Rhapsody. I primi due album mi gasavano, anche se avevo capito che un genere simile è quanto di più scacciafiga ci sia: poi ho scoperto il bricolage, ho avuto successo con le donne e ho perso di vista i triestini. Staropoli è rimasto uguale (sempre una coperta di capelli e una degna circonferenza di bicipite), gli altri sono impeccabili. Scenografia poverella, ma qualche effetto speciale salta fuori lo stesso, esempio il flautista non microfonato che però si sente benissimo. Il nuovo Giacomo Voli lascia a bocca aperta e scopro troppo tardi che è anche personaggio televisivo, (vivo in una spelonca dove non si prende la RAI), sennò gli avrei chiesto una raccomandazione per Masterchef.

EDGUY
Ricetta per uno show vincente:
  • soundcheck da headliner, così prepari i suoni ammodo e si sente tutto;
  • tastiere campionate, che c'è meno cagnara;
  • canzoni da greatest hits e mai troppo incasinate da complicarsi la vita;
  • Tobias Sammet,
… e gli Edguy si portano a casa l'ennesimo show vincente.
Toby si gioca tutto il repertorio da intrattenitore, saltella qua e là senza cadere dal palco (dopo il volo al Bang Your Head di qualche anno da, mi aspetto di tutto), si tiene cappotto e cappello per tutto il concerto perdendo almeno 12 kg (ma è tedesco e reintegra subito con stinco e crauti), piazza anche le ballad strepitose che ha rubato a Savatage (lo dice lui) e Poison (lo dico io). Gli altri esistono, nel senso che ci sono sul palco, ma te ne accorgi solo quando Toby li indica per prenderli per il culo: per fortuna questo equilibrio soddisfa tutti, visto che la lineup è uguale da più di 20 anni.
Per fortuna che Sammet è alto come una banana, altrimenti avrebbe qualche decina di figli illegittimi da mantenere.

Un grazie a:

  • Notturno Metal per aver fornito il travestimento da bistecca di seitan, con cui sono riuscito a entrare di nascosto
  • Lo staff del Live Club, che ha fornito posti a sedere in posizione comodissima a tutte le donne in stato interessante (questo è vero e degno di lode)
  • Lo staff di Metalitalia.com per aver organizzato al meglio un festival impeccabile
  • I miei compagni di viaggio, che stanno ancora urlando il coro di “Hammer of the North”

giovedì 10 agosto 2017

Vichinghi, chiome blu, sessualità variopinta

AMON AMARTH + ARCH ENEMY
7 agosto 2017
Summer Days in Rock - Majano (UD)


A Majano fanno le cose giuste. Sagra in centro al paese con organizzazione teutonica: plurimi stand di birra, cibo vario e abbondante, panche e tavoli a profusione perché noi vecchi vogliamo mangiare seduti, alberi per l'ombra, bagni per i deboli di prostata e zona concerti con palco serio.
Temevo poca affluenza, visto il botto di gente che è andata a vedere gli Offspring a Lignano, ma sono stato smentito da una dignitosa orda di Metallari che probabilmente sono ricchi oppure degli Offspring se ne sbattono tanto quanto il sottoscritto.
Partiamo adesso con le recensioni.

CIBO.
  • Frico morbido con polenta. Polenta onesta. Frico invece di livello alto, pastoso e senza grumi, con crosticina croccante e immediato intasamento delle arterie. Livello di sazietà: 80%. Apporto proteico inesistente, ma la saggezza mi aveva già spinto a mangiare un tonno pinnagialla vivo prima di partire. Alimento adatto al pre-concerto, soprattutto ora che il clima si è fatto meno sahariano.
  • Galletto intero con patate. Carne bianca allo spiedo post concerto è un'occasione da non perdere per reintegrare un po' di dignità persa col frico. Chi si informa di nutrizione su Google sa che si scarta la pelle per gettarla ai Metallari panciuti che scambiano l'obesità col benessere. Cottura adeguata, dimensioni ridotte: probabilmente si trattava di una quaglia.
  • Avvistato anche un Metallaro con la maglietta di “The Ultra Violence” dei Death Angel che consuma frittelle di mele con salsa non identificata: l'occhio socchiuso e il silenzio assorto mi hanno fatto dedurre godimento vero.

ARCH ENEMY.
Col cantante stempiato erano buoni ma non memorabili, con l'urlatrice bionda parevano una piattaforma per assoli: finalmente riesco a vederli anche con la canadese dai capelli blu. Detto che sono fenomeni a suonare e gli ultimi album mi piacciono perché ci sono i ritornelli coi rutti, parliamo di cose importanti.
  • Batterista con doppia cassa a elicottero, che ti vien da pensare se non sia per lui una noia usare più i piedi che le mani... comunque un robot, oltre che fisico degno e quindi buone possibilità di accoppiamento post concerto.
  • Sharlee D'Angelo suona il basso sempre sulla stessa corda, che tanto non si sente e quindi potrebbe andare invece in tour coi The Night Flight Orchestra che hanno il basso alla Survivor (ma un pubblico potenzialmente 0% donne).
  • Michael Amott e Jeff Loomis sono due cloni: testa china con capelli al vento, se uno fa ritmica l'altro spara l'assolo, mai uno sguardo sul pubblico e una precisione chirurgica... posto che vanno ammirati per le chiome e la perizia, ci sono gli estremi per diagnostica una sindrome di Ansperger.
  • Alissa ha il look vincente da streghetta di Tim Burton, il fisico pilates plasmato con proteine vegetali, una voce dall'oltretomba (sa cantare bene anche pulito, ma i fans degli Arch Enemy s'incazzerebbero a sentire un ritornello senza rutti) e grande grandissima presenza sul palco. Ogni maschio presente è decisamente concentrato su di lei, inclusi quelli che poco dopo dichiareranno amore homosex per Johan Hegg degli Amon Amarth... per dire, la confusione nel Metal regna sovrana anche a livello di identità di gender.
45 minuti a disposizione, 45 minuti di canzoni. Senza perdite di tempo, gli Arch Enemy portano a casa una prestazione trionfale e un pubblico in estasi per la musica (e non solo per le natiche di Alissa). I due chitarristi vengono portati fuori insieme alla strumentazione, ancora intenti a sparare assoli e ritmiche incrociate.

AMON AMARTH.
Come può un adulto di buona cultura e con lavoro rispettabile essere appassionato degli Amon Amarth, riassumibili come un concentrato di grezzume e epicità tagliata con l'accetta? Eppure sì, non solo compro i loro CD (le magliette no, sembrano quelle dei Fantagenitori), ma a vederli live godo come un tacchino americano scampato al Ringraziamento.
La band infatti investe così i 40 euro di biglietto richiesti:
  • magliette nere e corni per bere
  • luci e fumo come le band di liscio ad alto budget
  • scenografia vichinga da fumettone: elmo gigante a supporto della batteria, figuranti che si menano, un krampus che viene spacciato per Loki, proiezione sullo sfondo di scenette di epica vichinga in stile Marvel anni '90 (con tutte le anatomie ipertrofiche), un serpentone gigante gonfiabile veramente fighissimo su cui torniamo dopo
  • shampoo, balsamo e cera per barba
Hanno invece risparmiato su:
  • un fonico (e chi le ha sentite le chitarre?)
  • lezioni di dinamismo musicale (“Johan, senti questo riff!”. “Già usato nell'altro album”. “Ma lo mettiamo nel mid tempo del nuovo album”. “E per i pezzi veloci usiamo i riff dei vecchi mid tempo?”. “No, usiamo i riff del primo album cambiando i ritornelli”. “Ok, album pronto. E anche quest'anno si può andare in tour”).
  • Spessore culturale (ma qui sono io a fare lo snob perché ho studiato troppo).
Risultato trionfale.
Il pubblico, estasiato dal panem et circenses dei vichingoni, fa finta di sentire anche chitarre/basso e si scatena in headbanging implacabile, pogo, circle pit, wall of death e tutte quelle cose da giovani che fanno la fortuna di chi poi raccoglie da terra portafogli, chiavi di auto e denti d'oro. Alcuni fans si sono fatti crescere la barba per l'occasione, altri si sono iscritti in palestra un mese fa, molti hanno i capelli lunghi con piazze spaziose e accoglienti, tutti si sono ripassati la discografia in mp3 e dopo lo show hanno fatto incetta degli asciugamani degli Amon Amarth.
Due momenti sul palco risultano fondamentali, entrambi con protagonista il cantante Johan Hegg, che da 20 anni ha una panza da latifondista dell'800 e insiste col mettersi la maglietta smanicata aderente:
  1. sfodera un corno da bevuta da almeno 3 litri (l'equivalente vichingo dei bicchieroni di Coca nei McDonald americani) e vagabonda per il palco brindando alla salute dei fans. All'inizio avrei scommesso che fosse vuoto, ma poi ho pensato: “Questo fino a qualche anno fa faceva il rappresentante di formaggi, poi i fans gli hanno permesso di vivere di musica... come minimo sbronzarsi coi fans a ogni concerto ci sta”.
  2. Arriva sul palco con un enorme martellone preso da Happycasa (inserimento pubblicitario per tirare su qualche euro, visto che ho speso troppo in cibo) e, mentre fa il solito discorsetto con miti norreni e i fans italiani che sono i più fenomeni del mondo, dietro la batteria salta fuori un enorme serpente e parte un duello a mazzate in faccia. Il serpente (da ora in poi noto col termine dialettale La Bisàta) mi ha fatto capire che gli Amon Amarth ormai hanno svoltato: saranno degli zozzoni con l'inventiva di uno stambecco, ma i soldi che fanno li investono in spettacolo puro. Certo, non stratosferico come il Carnevale di Ceggia, ma quasi ci siamo.
Foto di Valentina Piovesan e Paolo Smeazzetto (avanzate un chinotto)

Alla fine, vittoria per entrambe le band e avanti verso il Valhalla.

PS... 
a quello che filmava con lo smartphone davanti a me... deprecando questa pratica, durante “Raise Your Horns” ti ho fatto un favore urlando una mirabile sintesi dei preamboli della Guerra dei Cent'anni e ho anche spiegato la questione dei feudi anglo-normanni in Francia: quando riguarderai il video non solo ti risparmierai una canzonaccia, ma imparerai pure qualcosa. Ovviamente didattica breve, adatta a chi è così disagiato da vivere i live attraverso una videocamera.

PPS...
grazie a Stecca, che mi ha portato in auto ed è riuscito a tenere i muscoli tirati per complessive 8 ore: miracoli del Crossfit


lunedì 1 maggio 2017

Frontiers Rock Festival IV - Il Rock è morto ma gode di buona salute


FRONTIERS ROCK FESTIVAL 4
29 aprile 2017
Live Music Club - Trezzo sull'Adda (MI)

“Non esistono fatti, solo interpretazioni” (F. Nietzsche).

In musica l'oggettività è un parametro inapplicabile, lo spettatore medio vede ciò che vuole vedere e sente ciò che vuole sentire: la valutazione sugli show delle band preferite è sancita a priori, nel senso che una band che ti piace e di cui conosci il repertorio te la godi di più di una sconosciuta o non apprezzata.
I Caius fanno un concerto impalati sul palco perché se la fanno sotto? Il fan parlerà di grande perizia esecutiva, musica messa al primo posto, solo sostanza, sofisticati. I Tizius fanno una caciara orrenda strafatti di chissà cosa? Grande attitudine rock, un grande vaffanculo al sistema, loro possono perché sono rockstar.
Di conseguenza, ecco la recensione del mio Frontiers Festival. Impressioni, opinioni, interpretazioni, un solido tributo alla moderna post-verità.

E adesso via con la recensione “0% musica”.

PALACE
Non ce la fanno, i Palace. Avrebbero pure qualche canzone di maniera giusta giusta per scaldare il Festival, ma Michael Palace del cantate ha solo i capelli cotonati, per il resto viaggia tra l'insufficiente e il disperato. Ora come ora Palace è un pessimo Meniketti, tra qualche anno potrebbe essere un sufficiente David Hasselhoff. Dicono sia particolarmente attivo nei confronti del gentil sesso, voglio sperare che almeno abbia dato tutto in quel senso. Salverei la sezione ritmica e le basi.

ONE DESIRE
Il cantante è uguale a un noto taccheggiatore delle mie zone e l'unico dall'aspetto finnico mi pare il bassista: a parte queste notazioni etniche, la band convince. Tra melodie ariose e ritornelli ruffiani e non banali, ci metto mezz'ora ad accorgermi che nascosto in un angolo c'è pure un tastierista e che si sta facendo il mazzo tra suonare, fare i cori e passare inosservato. Bravi ragazzi, di certo non si chiuderanno nei bagni con le signorine (come hanno fatto qualche edizione fa i Crazy Lixx, impedendomi di espletare fondamentali funzioni).

CRAZY LIXX
La dinamica è la seguente. I CL partono da Stoccolma convinti che il festival sia frequentato da maschi adulti calvi disperati; arrivano al locale e si trovano in mezzo a un gineceo, dolci donzelle sexy e provocanti con scollature e tacchi da privé; capiscono che i gruppi grossi hanno l'età totale di tre cifre e intuiscono che i giovani (Palace, One Desire) non hanno l'occhio della tigre, mentre gli Eclipse sono bruttissimi e ciao; i CL sono quindi come dei bracconieri in uno zoo. Eccoli allora sul palco tirati a lucido, zero chiacchiere e via di refrain in refrain fino all'inevitabile trionfo. Ma se hanno i pezzi clamorosi, il look, l'impatto e l'attitudine, cosa manca ai CL per essere headliner? A questo punto penso che l'unica sia cambiare cantante e prendere un modello svedese biondo da far cantare in playback. Magari così ce la facciamo (non fosse che il cantante Danny scrive i pezzi, produce, fa l'artwork e lava i panni).

Vita vissuta pt.1. Il cantante dei Crazy Lixx, causa occhi piccoli e vicinissimi, pare sempre tristissimo, infatti la band lo scarica a fare le interviste mentre gli altri cercano di copulare. Al Frontiers lo schema non cambia, ma stavolta nella tristezza gli fa compagnia il mastodontico batterista, che soffre tanto perché non suona coi Tool e probabilmente tiene anche famiglia (oltre a polpacci da powerlifter). Il nuovo chitarrista Chrisse invece si gode le attenzioni del pubblico, roba a cui non era abituato dopo anni passati a suonare con gli scalcinatissimi Dirty Passion: il passo felpato sfoggiato a inizio sera rivela però che il nostro ha preferito l'opzione alcol.

ECLIPSE
Sono solo in 4, ma hanno il sound saturo come un caco a fine stagione, perché gli Eclipse suonano con le basi migliori di tutti. Erik Martensson è ormai un personaggio amatissimo, non solo per la bravura, ma anche perché ha la fronte altissima, le orecchie a sventola e dimostra 23 anni dal 1999: sposato, non bello, molto tranquillo, il buon Erik non rappresenta una minaccia per le altre rockstar in cerca di amore né per il pubblico pagante alla ricerca della stessa cosa, quindi gode di un appoggio praticamente totale. Il bassista stupisce per come assomigli a Kee Marchello preso male (e già Kee Marchello di suo non è proprio l'emblema della sobrietà). Sorpresona il duello con Michele Luppi, elegante con la sua gomma da masticare che lo fa sembrare strafatto di MDMA: alla fine Martensson deve pure pregarlo per fare un acuto. Band comunque di livello, con molta gente venuta al festival apposta per loro e di meglio non si può dire. Speriamo che la vena compositiva di Martensson resista, visto che la Frontiers lo sta facendo lavorare come un minatore durante lo stalinismo.

REVOLUTION SAINTS
Progetto da studio, ma gestito da artisti con un pedigree da paura, i RS fanno il primo show della loro storia. Essendo americani, è bastato dir loro che si stava registrando il DVD per scatenare l'essenza da rockstar che ogni musicista yankee si porta nel DNA. Due parole in più sui nostri eroi:
  • Jack Blades va amato senza condizioni, dà sempre l'impressione di essere lo zio che ti compra la birra di nascosto e ti spiega cos'è il Rock
  • Deen Castronovo si diverte come un bambino e se la gode al 100%, neanche fosse uscito di galera (in effetti, è veramente uscito di galera da poco)
  • Doug Aldrich è Doug Aldrich: siano i Whitesnake, i Burning Rain, i Dead Daisies o i Revolution Saints (o i Lion, giusto per fare sfoggio inutile di cultura musicale), lui è sempre vestito uguale e suona sempre uguale. La coerenza fatta a persona
Coordina tutto il nostro Ale Delvecchio, il cui secondo nome è Professionalità. Con queste premesse e una serie di cover doverose e strepitose, i vecchiardi portano a casa il risultato e possono dedicarsi a tenere lontano Castronovo da tutto ciò che potrebbe rispedirlo in galera.

Vita vissuta pt.2. Sono stato pigro, supponente e superficiale nell'osservare le band: del resto ci ho messo un pezzo a digerire l'aragosta offerta da Notturno Metal e lo champagne che ho rubato dal catering degli Steelheart. Noto che non ci sono casi di ubriachezza molesta, il filo conduttore del festival è l'assoluta educazione, che ben si sposa con l'attitudine da borghese placido e arrivato dell'ascoltatore di AOR.
Scena da ricordare: due noti appassionati di Seventies che, pur circondati da una quantità di donne che nella loro vita avranno visto solo in locali sconci, ignorano il tutto perché presi da una discussione sull'Hammond. Siete fantastici, gente, ma fosse per voi come genere umano ci saremmo già estinti: per fortuna ci sono i Crazy Lixx.

TYKETTO
Non sono una delle mie band preferite, i primi due album li ascolto ogni 5 anni e il resto lo ignoro. Non mi aspettavo nulla, invece riescono a fare lo show della vita. Sarà il fattore DVD, sarà che non gli capiterà mai più di suonare in simili condizioni, comunque la band è tirata a lucido e Danny Vaughan (uno spot vivente alla chirurgia estetica) canta splendidamente. Poi c'è da dire che l'hit generazionale “Forever Young”, urlata da una platea di padri di famiglia e rappresentanti del ceto medio, fa sempre sensazione. Immagino che anche il bassista 90enne dei Tyketto si senta chiamato in causa. Gran bella soddisfazione, poi brodino e tutti a letto.

Vita vissuta pt.3. La band più presente tra il pubblico sono gli Adrenaline Rush, che tanto suonano domani e quindi possono farsi la scampagnata. Il problema è che sono noti per l'avvenenza della loro cantante (che è sempre disponibile a farsi foto con qualunque guardone presente al locale), quindi gli altri non li riconosce nessuno, a parte qualche fanatico terminale. Abili nel vagabondaggio, appena decenti nell'approccio col gentil sesso, brillanti nell'ingestione di alcol, i ragazzi diventano un punto di riferimento sul manto erboso fuori dal Live Club e attirano l'attenzione della gente, finché Michael Palace decide di unirsi a loro e tutti scappano.

STEELHEART
Gli Steelheart del primo disco erano una cosa, nel secondo erano già cambiati e il terzo (a detta di quei 5 che l'hanno comprato) era altro ancora. Poi una pausa di 20 anni ed eccoli saltare fuori con line-up nuova, resta solo il prodigioso cantante Mike Matijevic. Al basso hanno Rev Jones dei Black Symphony, un animale fuori controllo e fuori contesto (per i curiosi c'è sempre Youtube). Il chitarrista non so chi sia, ma deve aver fatto un frontale con un camion di cabernet, perché sfoggia espressioni che fanno molto bar della bocciofila. Batterista giusto al millimetro. Poi c'è Matijevic, che irrompe suo palco agghindato come un boss della mala balcanica e sfoggia un'antipatia sorprendente (prima frase al pubblico: “Ho voglia di cantare, non di parlare con voi”, vabbè che ti pagano per cantare...), ma ha ancora una voce irruenta e ipnotica. Sommiamo però una selezione iniziale di pezzi che mi dicono poco (non sono un fan degli Steelheart), una prestazione impeccabile ma che mi lascia indifferente, la stanchezza della (mia) terza età e quindi me ne vado a metà setlist, lasciando che siano altri a stilare le classifiche dei buoni e dei cattivi.


Vita vissuta pt.4. Proprio uscendo dal locale mi ritrovo nel parcheggio un Vero Rocker che vomita l'anima e commenta in romagnolo la sua prestazione. Il disagio s'è fatto attendere, ma alla fine ha vinto, stravinto e dominato.

lunedì 3 aprile 2017

Dark Tranquillity: affidabili come il tonno in scatola


DARK TRANQUILLITY + OMNIUM GATHERUM
28 marzo 2017
Revolver (San Donà di Piave – VE)

Le due band, in tour con gli Amon Amarth, usano il giorno libero per lo shopping all'autogrill di Calstorta Nord. Speso l'impossibile in tobleroni e prosecco abruzzese, i musicisti si vedono costretti a tirare su quattro soldi suonando la sera al Revolver di San Donà, vicino all'uscita dell'autostrada.
E allora via con lo show, in un locale che da un po' ospita serate metalliche dall'affluenza schizofrenica (a volte pieno impaccato, più spesso quattro gatti, saltuariamente solo cespugli rotolanti). Anche stasera numeri decenti e nulla più, di certo sotto le aspettative per una band come i Dark Tranquillity. L'analisi delle motivazioni lasciamole ai sociologi o agli psicologi e passiamo a parlare di estetica.

OMNIUM GATHERUM
Finlandesi, 7 album di melodic death metal all'attivo e io li conosco solo di nome. Esce troppa musica e per stare dietro a tutto dovrei rinunciare ai soliti 3 mesi di vacanza ad Aruba, ma sono debole e non lo farò: quindi, col capo cosparso di cenere, ascolto questa truppa finnica che spara bordate di metallo pesante. I suoni sono intricati come un dialogo tra sbronzi, quindi deduco che la musica sia accettabile, ma non posso affermare nulla di definitivo. Peraltro alle orecchie porto dei tappi talmente da VIP che non sento niente, neanche la faccia.
Elementi memorabili da tramandare ai posteri:
  • il cantante esegue coreografie imitando il simbolo della band, una cosa che posso perdonare solo ai Manowar; ha inoltre gli zigomi talmente pronunciati che non gli si vedono gli occhi e la panza talmente finnica che la camicia esplode dopo le prime note;
  • il basso non si sente, mai (nel Metal in generale, non solo al Revolver);
  • i capelli lunghi, soprattutto se sbatacchiati qua e là con vigore, danno alle band quel tocco in più di Metal che evita l'immagine “impiegati in sala prove”
  • chi ha fatto bere il tastierista?
  • le coreografie da “posa plastica & headbanging” sono una tragedia, tutti scoordinati e addio all'effetto epico... sembra solo un triste episodio di epilessi collettiva...

DARK TRANQUILLITY
Sono più di 15 anni che vedo dal vivo i DT, che forniscono una certezza inossidabile: la camicia nera del cantante Mikael Stanne, un uomo che le magliette ha smesso di usarle uscito dall'asilo nido.
Le sorprese sono i cambi di formazione, che hanno reso la band una cooperativa del Metal svedese, pur mantenendo sempre la costanza del cantante e del batterista. I nuovi sono Santa Claus al basso e i due chitarristi (solo per il tour): il fenomenale e incartapecorito Christopher Amott (che ama la sua chitarra al punto che la fissa per tutto lo show, senza accorgersi che c'è anche il pubblico) e Johan Reinholdz (che è uguale a mio fratello coi capelli lunghi e il girovita importante).
Prestazione impeccabile, come anche la scaletta, che esplora l'ultimo valido “Atoma” (quello col folpo in copertina) più i pezzoni clamorosi di quasi tutta la carriera. Certo, i primi album saranno ignorati finché i DT riusciranno a pagare le bollette evitando tour commemorativi, quindi dimentichiamoci “A Bolt of Blazing Gold” e “Lethe”.
Promozione a pieni voti per tutti, soprattutto per Stanne, il frontman più giocherellone del Metal (estremo, ma non troppo), pur denotando una preoccupante somiglianza col cantante dei The Answer. Lo salverà la dieta svedese a base di aringhe, renna essiccata e lamponi, oltre al fatto che l'alcol lassù costa il disastro e farselo da soli implica il rischio di far saltare in aria la cantina.

Il pubblico presenta quasi tutti volti noti, suggerendo che anche quello dei DT cominci a essere un genere “per vecchi”, almeno qui in Italia. Come milioni di altre cose. Ma le indagini nel merito le svolgo solo a pagamento, quindi niente approfondimenti e plaudiamo piuttosto la scelta di aver fatto finire il concerto a un orario umano. Conclusione dello show entro mezzanotte, così noi Metallari riusciamo ad arrivare in orario alla messa nera del martedì.

domenica 5 marzo 2017

Alternanza scuola lavoro: per un futuro da asceti



Per i profani, una breve banalizzazione: la riforma della scuola chiamata Legge 107 (o “Buona scuola”) prevede che gli studenti trascorrano un tot di ore (200 o 400) presso qualche azienda per mettere in pratica ciò che imparano a scuola. Si chiama "Alternanza scuola-lavoro". Avevo in mente un percorso nei centri per anziani, dove i ragazzi avrebbero potuto sfruttare le competenze linguistiche sviluppate a scuola (essenzialmente le bestemmie), ma un'ulteriore riflessione mi porta a proporre qualcosa di più realistico e formativo.

Progetto: bassista in una band Metal.

Prerequisiti.
  1. Lo studente non deve saper suonare il basso, visto che comunque nel Metal non si sente (a meno che non si parli di Iron Maiden, che però non hanno accettato di sostituire Steve Harris con un diciassettenne), tuttavia dovrebbe possedere almeno lo strumento e l'amplificazione (anche non funzionanti).
  2. Lo studente deve avere tutti e quattro gli arti, giacché dovrà caricare e scaricare la strumentazione prima e dopo prove/concerti. Alle prove poi non serve presenziare, può tenere compagnia alla morosa del cantante e diventare il suo migliore amico. Ai concerti deve stare sul palco, ma sereno e tranquillo sullo sfondo.
  3. Buon reddito famigliare. Gli abiti di scena, ovviamente selezionati dal resto della band (cantante in primis), devono essere procurati a proprie spese e quindi giù soldi o almeno una zia sarta. Meglio se fosse auto-munito, così porta in giro gli altri. Obbligatorio essere astemio, come conseguenza di quanto scritto nel periodo precedente.
  4. Essere anonimo esteticamente, per non minare la leadership del cantante. Graditi comunque i capelli lunghi per l'headbanging (tanto si esibirà con volume zero, quindi almeno un po' di scena ci vuole).

Competenze e abilità da sviluppare.
  1. Riconoscere il proprio ruolo sottomesso nella società, accettando di essere bassa manovalanza che brilla di luce riflessa (nella band come nella vita). Filosofo di riferimento: filosofia cristiana medievale (v. il rifiuto del mondo in vista di un premio ultraterreno)
  2. Praticare la castità, anche se più che una scelta sarà una necessità, visto che potrebbe mettere le mani solo sugli scarti degli altri membri (incluso il manager, cioè l'amico che non sa suonare e che quindi ha l'incarico di fissare date per la band, cosa che fa una volta l'anno). Filosofo di riferimento: Schopenhauer (v. la terza via di liberazione dal dolore)
  3. Apprezzare le piccole soddisfazioni della vita, come 4 euro per uno show oppure i complimenti falsi dei propri genitori. Filosofo di riferimento: Epicuro.
  4. Competenze economiche e commerciali: dopo gli show, il ragazzo sarà sbattuto allo stand del merchandising a maneggiare il vil denaro, mentre gli altri membri della band potranno stare nel backstage a fare gli artisti. Filosofo di riferimento: nessuno, ai filosofi non piacciono i schei.

Prodotto finale.
Un umile, casto, obbediente ingranaggio del sistema, che con temperanza accetta la sua posizione e fa al meglio lo sporco lavoro. Filosofo di riferimento: Platone (v. “La Repubblica”... per chiarimenti, iscrivetevi ai miei seminari).


domenica 18 dicembre 2016

THE ANSWER + THE DEAD DAISIES: giovani che suonano vecchio o vecchi che suonano vecchio?


THE ANSWER + THE DEAD DAISIES
16 dicembre 2016
New Age Club (TV)

THE ANSWER.
The Answer da Belfast. Attenzione a non intraprendere con loro discussioni sulle confessioni religiose o a blaterare di Guinness, questi vengono dall'Ulster e magari magari sono pure contenti di giurare fedeltà alla corona inglese (nota: questa frase è soprattutto rivolta ai miei studenti di Quinta, andare subito a ripassarsi la questione irlandese).
Pregi e difetti dei TA e cominciamo coi difetti, che così poi si va in escalation.
  • Esteticamente anonimi, con solo il cantante che si fa notare. Peccato che lo si noti per una faccia larga come un televisore e un fisico infelice da pasteggi a birra, fritti e patate. Gli altri male: camicette, jeans, capelli in lieve disordine... il confronto coi The Dead Daisies è impietoso e non avrebbe neanche senso, ma è anche inevitabile.
  • Bravi bravissimi, ma il genere esige “cantante rockstar e chitarrista mistico”. Se il cantante, pur non avendo l'avvenenza, se la cava con movenze settantiane e tanto talento, il chitarrista è troppo remissivo: piacerà anche alle mamme, ma le mamme presenti erano là per farsi Marco Mendoza e questo la dice lunga sulle aspettative del pubblico.
Vediamo poi il “ponte” tra difetti e pregi.
  • Molto meglio i pezzi del nuovo album rispetto ai dignitosi tentativi di clonare gli Zeppelin nei primi dischi: sempre Hard Rock, ma più personale, più variopinto, semplicemente migliore.
E infine i meritati pregi.
  • Sezione ritmica che spacca, certo non è il caso di paragonarla a quella dei TDD (non fosse per Brian Tichy, che è mostruoso e buonanotte) e quindi potrei dire che è il punto forte della band, se non fosse che il vero fuoriclasse sta alla voce.
  • Il vocalist Cormac Neeson è strepitoso per potenza e precisione, anche quando cala un po' se la cava alla grande. Fosse esteticamente figo i The Answer ce li vedremmo in qualche palazzetto dello sport e non al New Age (complice anche il momentaneo successo del cosiddetto Retro Rock, che al 90% è anonimo, ma ogni tanto partorisce anche qualità).
  • Grande passione per quello che fanno, glielo si legge negli occhi e ricordiamo che questi vanno in tour coi TDD sapendo già che l'80% del pubblico è là per gli altri, che le donne cercheranno di rimorchiare i The Answer solo se Corabi-Mendoza-Aldritch-Tichy sono già impegnati e che non possono permettersi di chiedere 5 euro per l'autografo come fanno le rockstar navigate (es. lo stesso Corabi quando passò al New Age con gli ESP).

THE DEAD DAISIES.
Doverosa premessa: il chitarrista australiano David Lowy è talmente ricco che, dopo un disco con turnisti aussie, licenzia tutti e ingaggia vecchie glorie dell'Hard Rock che non vedono l'ora di girare il mondo suonando, intascandosi un buono stipendio e tirando su qualche groupie. Producono anche un paio di album divertenti, estremamente manieristici e privi di pretese, molto viscerali e con una produzione scintillante. Non si cambia la Storia del Rock, si va di mestiere e ci si lancia on the road per dimostrare a tutti come si sta sul palco.

A differenza di tanti altri spettatori, io di miracoli durante lo show dei TDD non ne ho visti. Strumentisti navigati, presenza scenica stellare e per nulla costruita, divertimento sul palco e quindi anche sotto
...ma...
niente miracoli. Non m'impressionavano su disco, non mi hanno folgorato dal vivo: setlist da Rock Juke Box, con pezzi loro e qualche cover francamente inutile (“Helter Skelter” va bene solo se la suonano i Beatles, quindi non andrebbe mai eseguita), qualche tecnicismo per accontentare i 10mila chitarristi/batteristi presenti tra il pubblico.
Corabi ingrana solo da metà show e che se la cava con l'esperienza, Mendoza l'avrò visto suonare 5-6 volte e sembra sempre intento a eseguire lo stesso pezzo... Aldritch gira sbottonato fino all'ombelico anche quando va a far la spesa e ha la chioma uguale alla buonanima di Farrah Fawcett, poi suona da Dio e dimostra sempre 35 anni. Uno così o lo ammiri o lo sfregi con una bottiglia rotta.
Questione invece che mi sta a cuore: quando suona Brian Tichy, gli altri strumentisti dovrebbero spostarsi a lato del palco e lasciare che il fenomeno fenomeneggi. Interessa zero che Aldrich abbia suonato con i Whitesnake (gli ultimi, quelli con Coverdale che imita la gazza ladra in calore), che Marco Mendoza abbia uno stuolo di groupies over 50 nel trevigiano, che Lowy sia miliardario e che Corabi abbia cantato con i Crue nel disco che all'epoca non piaceva a nessuno e adesso piace a tutti... Se suona Brian Tichy, questi qua devono mettersi in un angolo e stare buoni. Peccato che non lo facciano, maledette rockstars.

IL PUBBLICO.
Due categorie: i Rockers in “denim & leather” e i Senatori (cit. Walter Bastianel).
Rockers: sono venuti per i TDD, soprattutto perché Corabi era coi Motley Crue. Birre nel bagagliaio dell'auto, capelli da barboncini o bandana per coprire la stempia, magliette Poison/MotleyCrue standard, 10 euro contati nel portafogli da investire nella pregiatissima Beck's alla spina del New Age (gradazione alcolica 2°, grazie ad abbondante annacquata). Con le donne ci provano, ma solo da sbronzi e quindi con zero possibilità di successo. Grande partecipazione sotto il palco: pugni alzati (a volte sbagliano e alzano la mano che regge la birra, inondando il circondario), headbanging e accenni di pogo (solo per i rockers di estrazione metallara), movimenti pelvici (solo per quelli di estrazione glam), abbracci affettuosi tipici dell'ubriacone felice.
Senatori: sono qui per i The Answer, ma anche perché Doug Aldritch ha registrato con gli House of Lords e suonato con RJ Dio, mentre Mendoza ha nel curriculum Thin Lizzy e Ted Nugent. Mezza età, contratto a tempo indeterminato o partita IVA, abbondanti esenzioni fiscali (legali o meno), cappotto e sciarpa, capelli corti e zero alcol. Cash a sufficienza per prendersi il vinile e il CD, ma solo se poi la band caccia l'autografo. Foto coi musicisti no, che alla fine sono brutta gente e in ufficio non la prenderebbero bene. Tutti posizionati indietro, zona rialzata vicino al mixer: zero sudore, massima tranquillità, suoni discreti e possibilità di commentare a voce alta. La classe dirigente nella sua serata di trasgressione.


Grazie al New Age per l'ospitalità e l'accredito, si gode sempre a far finta di contare qualcosa. Comunque altri retroscena perversi nelle prossime puntate di Notturno Metal.
E qui sotto un mito, una leggenda senza tempo che posa insieme al cantante dei The Answer (prego notare le dimensioni della faccia)