E infatti posso assistere all’unico show italiano dei Bonfire. Hard Rockers teutonici, primo album nel 1986, quindi nel Decennio Giusto. Almeno due opere che vale la pena di possedere (“Fireworks” del 1987 e “Point Blank” del 1989, preferisco il secondo causa presenza di più ritornelli ruffiani) e il desiderio di vedere se sarebbero riusciti a migliorare rispetto all’unico concerto a cui ho assistivo, l’altalenante esibizione al Badia Rock 2006.
Mi sorprende quando trovo molta più gente del previsto. I Bonfire mi piacciono parecchio, ma so che per loro i tempi di gloria sono finiti nel 1989 e che in Italia non hanno mai avuto un seguito consistente; ma il fatto che sia l’unica data ha mobilitato molti dinosauri del Nord-Est Rockettaro. Volti noti, molte stempiature (per non parlare di vere e proprie pelate), giacche jeans con le toppe, stivali a punta, qualche ruga, insomma tutto il campionario del Rocker anni ’80. Ci sono anche le nuove leve, in parte perché aprono lo show i Burning Black da Roncade e in tanti sono venuti a supportare i compagni dell’oratorio. Quindi l’affluenza non è il disastro che mi aspettavo, anche se voci dal backstage mi riferiscono che i Bonfire sono un po’ delusi. Se fosse vero (ma ho i miei dubbi), ho un messaggio: “Realtà chiama Bonfire! La festa è finita da un pezzo. Non aspettatevi niente in termini di pubblico dall’Italia e tantomeno dal New Age. Anzi, siate contenti che ci siano state quelle 150 anime, è un successone. Il vostro pubblico italiano ha mediamente 35-40 anni, il che vuole dire famiglia e lavoro, non Rock’n’Roll All Nite!”. Che poi io ritenga che i Bonfire siano meglio di quasi tutto ciò che si ascolta adesso, questo conta poco.
BURNING BLACK. Heavy Metal tra Judas Priest e Accept, sono reduci da un paio di show di spalla a UDO e Primal Fear. Buona presenza on stage, borchiati come da contratto, cantante adeguato al genere (screams, pose da Metal God, cuoio, ecc.). Giocano in casa e il pubblico partecipa. Per me i Primal Fear sono il meglio in quanto a clonazione dei Judas Priest e i Burning Black non ci si avvicinano, ma sono convinti e qualche riff sfascia-cervicali lo snocciolano. Li preferisco di gran lunga quando si lanciano sul Class Metal, tra Dokken e Accept. Lì riescono a piazzare un paio di songs di qualità. Restiamo in attesa del full-lenght.
BONFIRE. Quando parlerò di umità e dedizione, mi verrà in mente Claus Lessmann (cantante dei Bonfire) che ferma una canzone per applaudire il pubblico che canta a memoria. O che scende dal palco e canta in mezzo al pubblico, stringendo la mano a tutti visibilmente emozionato. Grandi Bonfire, questo io mi aspetto da un gruppo di pedigree! Le canzoni da 18 carati le fanno quasi tutte: “Sword & Stone” (testo macho-pacchiano, non per nulla c’è lo zampino di Paul Stanley), “Tony’s Roulette”, “Bang Down the Door”, “American Nights” (scritta quando si sperava di fare il botto oltre Oceano), “Ready 4 Reaction” (Claus non ce la fa, ma immola la gola con commovente dedizione). Manca “Know Right Now” e non potrò mai perdonarli per questo. Ottima prestazione della band, anche se Claus non ce la fa dopo 5-6 pezzi. Ma non me ne frega niente. Grandi Bonfire! E poi i cori li fanno da Dio!
Qualche nota:
1. Da bravi tedeschi, i Bonfire si distinguono per l’abbigliamento disgustoso. Claus alterna la tenuta da Metallaro 15enne a una camicia da cantante country. Hans Ziller (chitarra, l’altro leader della band) ha i pantaloni in pelle e le scarpe inglesi basse, in più la faccia ha la circonferenza di un pallone di Germania 2006! Il bassista è uguale a John Belushi, il chitarrista ritmico ha le movenze da glammer ma non l’aspetto, il batterista si danna l’anima e ci sta simpatico.
2. Pubblico tendenzialmente stempiato, con qualche eccezione. Presenti anche eroi da Milano, Modena, Bologna ecc., e a loro va un applauso.
3. Finito il concerto, qualcuno del giro dei Bonfire si appropria della console e mette su una serie di Canzoni Giuste. Improvvisamente il New Age sembra un Rock Club, ma in breve si assiste al passaggio Iron Maiden-Metallica-Lacuna Coil-Depeche Mode e da lì giù nell’abisso più oscuro del rock modernista (per certa gente, anche ska-reggae-punk-ecc. fanno parte del Rock… viviamo in tempi neri come la pece). Cambia il pubblico: gli Eletti non possono mischiarsi con la plebaglia e con gli ignavi. Il locale torna a riempirsi della solita fauna e noi siamo felici di potercene andare.
4. Finalmente Claus Lessmann è riuscito a fare una foto con me. Bravo, vedi che con la perseveranza si ottiene ciò che si vuole.Un altro mattone per la Cattedrale del Rock. Tra novembre e dicembre dovremmo riuscire a tirare su almeno mezzo campanile.









