venerdì 18 agosto 2006

IL PROTETTORE DEGLI ITALIANI A WACKEN



Il Santo Birraiolo di Petralcina ha protetto i nostri intestini per tutta la durata del Festival. Mille grazie a lui e ai suoi amici Odino e Satana.

giovedì 17 agosto 2006

METAL CRUSADE pt.1



Perché Wacken? Perché lì si avverano i desideri del Metallaro. Birra a fiumi, grigliate sfrigolanti, esseri (umani?) discinti e in preda all’ubriachezza, stand che vendono le cose più assurde e metallare. E, soprattutto, c’è il METAL.
Martedì 1 agosto, ore 22. La Brigata Metallara di Treviso (con intrusioni da parte di ausiliari “stranieri”) parte per la MISSIONE. 1317 km a nord. Tutta la Germania da attraversare. Lucidiamo i cavatappi e siamo pronti al viaggio.
Un orrorifico kebab della Bianca™ mi concede il privilegio di usufruire di numerosi WC tedeschi nel corso del viaggio. Per il resto, tutto molto professionale, con consumi di birra ridotti al minimo (meglio evitare di trascorrere le ferie nelle galere teutoniche).
Alfine si giunge a Wacken, ridente villaggio di pecore a circa 80 km da Amburgo. Vantaggio: ha abbastanza campi da contenere un campeggio di 50mila Metallari. Svantaggio: attira tutte le piogge del Nord Europa. Così veniamo accolti da un infame acquazzone che rimanda le nostre menti all’edizione 2005, meglio nota come l’Odissea nel Lago di Fango.
Tappa al Supermarket di Wacken, assediato da Metallari che cercano di accaparrarsi birra e carne per grigliata. Non siamo da meno. Grandi acquisti a prezzi modesti. In Germania mangiare e bere costa in media la metà che in Italia, il che spiega anche le vergognose panze di cui sono dotati molti Tedeschi. Una cosa è certa: il Supermarket di Wacken lavora per 5 giorni all’anno, poi vanno in ferie per 9 mesi.
Siamo una ventina di fieri guerrieri, ma in 9 non abbiamo acquistato il biglietto, sperando nel bagarinaggio (i soliti Italiani). Solo 2 di noi riescono a prendere un biglietto a un prezzo ragionevole, gli altri devono pagare 100 euro. Ma per godere dell’atmosfera del Wacken si spende senza problemi.
Avvicinamento all’ingresso, carichi di birra e salsicce come Bud & Terence in “Altrimenti ci Arrabbiamo”. Il paesino è già invaso da Metallari di ogni genere e provenienza. Energumeni panciuti che trascinano casse di birra, darkettoni dai capelli corvini con ricrescita bionda, leggiadre donzelle di 80 kg strizzate in corpetti gotici, vecchi rockers che sfoggiano orgogliosi mullet da denuncia penale. Da scriverci un manuale di sociologia…
La nostra carovana irrompe prepotente nell’area campeggio e con estrema cafonaggine occupa un’area spropositata, che serve a contenere: automobili strapiene di cose inutili, numero non quantificato di tende, gazebo per proteggere la birra e noi stessi da sole o pioggia, griglia, superficie libera per collassare sotto il sole, spazio per le abluzioni (poche e generalmente eseguite con il favore delle tenebre, per non essere presi per il culo). In seguito si raccatta un giovane nomade da Treviso che è giunto a Wacken con mezzi di fortuna dopo 3 giorni di dissolutezza in terra teutonica. E poi ci si avvia sbraitanti verso l’area concerti.
I gruppi cominciano a suonare il giorno seguente, giovedì 3 agosto, ma l’area concerti è già affollata da ubriachi. L’atmosfera è da festa della birra, solo che al posto dei gruppi di liscio ci sono i Cannibal Corpse in sottofondo (!).
Ci distinguiamo, noi Brigata Metallara di Treviso. Intanto siamo vestiti meglio! Poi intoniamo cori a profusione, millantando la vittoria di un certo campionato mondiale. Addestrati al New Life, possiamo ingerire litri della leggera birra teutonica senza accusare minimamente perdite di equilibrio. Poi, sbruffoni, ci lanciamo all’assalto dello stand del pesce e ci riempiamo di panini con l’aringa. In un vorticoso turbine di Metallosità, entriamo nel Metal Market e seminiamo il caos tra le bancarelle.
Alcuni vorrebbero già darsi alle molestie delle fanciulle, ma siccome nessuna di esse sembra riuscire a stare sotto gli 80 kg si opta per un ritorno al campo base, per dare il via alla grigliata.
Il racconto della grigliata e della notte seguente sarà online a breve…

domenica 13 agosto 2006

WACKEN 2006



A breve...

Resoconto sul viaggio
Recensione delle bands
Storia di una Metal Crociata attraverso la Germania
Botte e Minchia per tutti

Stay Tuned!!!

lunedì 31 luglio 2006

Addio alla Leggenda

In memoria di David Gemmell (1948-2006)

... E sulle sue mura si erge un guerriero che non ha mai perso una battaglia, un uomo che non ha mai tradito i propri principi: Druss, la Leggenda.

Un giorno, forse, scriverò qualche recensione degli splendidi romanzi di David Gemmell.
Ma ora è tempo di elevare un commosso addio ad uno dei più grandi scrittori moderni.

mercoledì 26 luglio 2006

SUNSET BOULEVARD


Sentite questa!
Metal Sludge (il miglior sito al mondo per la musica anni ’80, http://www.metalsludge.tv/home/, andate e innamoratevi) ha recentemente intervistato Marq Torien, cantante dei BulletBoys.
Il suo gruppo era uno dei 6 milioni di gruppi hard rock-glam che, usciti a fine anni ’80, hanno venduto alla grande il primo e il secondo album (all’epoca vendevano davvero tutti!) e poi si sono messi a fare grunge e sono stati giustamente dimenticati.
Marq porta ancora avanti il progetto, tra il disinteresse generale. Tanto per capirci, l’intervista l’ha fatta dopo un concerto davanti a 12 persone!
Nel 2003 ha fatto uscire un nuovo album dei BulletBoys, acquistabile solo tramite il sito ufficiale (che non aggiorna da 3 anni!) oppure ai concerti.

METAL SLUDGE: Quante copie ha venduto il nuovo album fin’ora?
MARQ: Non so di preciso, ma di sicuro tra le 20.000 e le 40.000 copie!

BOOM!

20-40mila copie? Con un sito che riporta news di 3 anni fa? Con concerti davanti a 12 persone?
Marq, poveretto, è solo uno di quelle centinaia di musicisti degli anni ’80 che hanno avuto i loro 10 secondi di fama, i loro 5 grammi di coca, le loro 3 grupies da sollazzare… e che vent’anni dopo non riescono a capacitarsi di come possa essere tutto finito!
Ce ne sono parecchi in giro. Vivacchiano suonando i loro vecchi successi davanti a platee di quarantenni nostalgici, ubriacandosi di rum da discount e di ricordi lontani, sfasciando camere di motel perché credono di essere all’Hilton (ma il giorno dopo devono svuotare il conto in banca per pagare i danni!).
Estrema sindrome di Peter Pan.
Per ridere e per piangere… http://www.metalsludge.tv/home/

venerdì 21 luglio 2006

REVIVAL PAGANO


Gli Amon Amarth sono un gruppo che ha sfruttato al meglio gli stereotipi del Metal. Musica è cupa e marziale, ma con una valida tensione epica, cantante che grugnisce inni a Odino e accuse al Cristianesimo, l’immagine all black dressed e una infarinatura di conoscenze storiche e superstizioni.
Vogliamo bene ai gruppi così. Una volta erano i Manowar a scrivere “Gates of Valalla” (con molta più classe, ovviamente) e adesso abbiamo questi Svedesi dalle folte chiome e dalle generose panze gonfie di birra e polpette.
Quello che stona in tutto ciò è il modo in cui viene percepito il gruppo. Alfieri del paganesimo… preservatori delle tradizioni nordiche…
Senza nulla togliere al presunto orgoglio nazional-pagano di questi cinque soggetti, mi pare che sarebbe meglio se li considerassimo per quello che sono: gente che parla in maniera superficiale di questioni che richiedono ben altro spessore.
I testi degli Amon Amarth viaggiano a cavallo tra la scopiazzatura di leggende dell’Edda e scenette da Conan il Barbaro. Chiariamoci: i Vichinghi non hanno mai assalito i Crisitiani in nome di Odino, semmai lo hanno fatto in nome di Bottino!
E poi, è mai possibile ridurre a mero ammazzacristiani una figura come il Dio Monocolo? Dio della guerra e dei misteri delle Rune, adorato da guerrieri, da politici e incantatori, ma anche da poeti… cedette un suo occhio un cambio della Conoscenza e per nove giorni e nove notti pendette da Yggdrasil ottenendo i segreti della Magia e delle Rune.
Odino è una delle figure più complesse e affascinanti di tutta la mitologia umana. Il suo essere volubile e a cavallo tra due mondi, l’abisso delle conoscenze misteriche che sottendono alla sua venerazione. Che ha a che fare con il vecchio barbuto, ubriacone e guerrafondaio che ci spacciano gli Amon Amarth e gli altri cialtroni scandinavi?
Prendiamo tutto questo revival paganeggiante per quello che è: spettacolo folkloristico tipo Lord of The Rings (il film, ovvio).
Anche per definirsi pagani, amici miei, bisogna studiare un po’…

mercoledì 19 luglio 2006

LA DOLCE VITA

Marchetta per un orgoglioso fumettista e Metallaro (prima fumettista o prima Metallaro?)…

http://www.andrealonghi.it

Si tratta il celebre Andrea Longhi, universalmente noto per atti osceni in luogo pubblico che lui non ricorda di aver compiuto.
Vai tranquillo, Andrea. Anche se non esistono prove video o foto delle tue imprese, la MEMORIA COLLETTIVA e le CICATRICI bastano e avanzano.
Io di fumetti non me ne intendo (leggevo solo quelli di Conan) ma dicono che il buon Longhi se la cavi bene…
E poi è Metallaro…
Massimo supporto. Se avete qualche libro per l’infanzia da colorare, sapete a chi rivolgervi ;)
Andate a leggervi il suo Blog all’interno del sito (si ride, si piange, si beve) e lasciategli qualche commento. Anche perché pare che i commenti siano tutti di appartenenti alla Setta Massonica dei Fumettisti.
Una domanda. Ma quanti fumettisti ci sono in Italia? E quanta gente invece legge i fumetti? Non vorrei che fosse una scena come quella della NordEst Rock’n’Roll Family (composta solo da musicisti che vanno a vedere i concerti degli altri musicisti e via così, sempre gli stessi).
Stay Cartoonist!

martedì 11 luglio 2006

BADIA ROCKS


Sabato 8 luglio. Mentre tutti i Rockers del NordEst se la fanno sotto per paura della pioggia, un gruppo di 4 noti facinorosi decide di mettersi in strada per godersi la prima (e probabilmente unica) esibizione in suolo italico dei BONFIRE.
Destinazione Val Badia, per la nuova edizione del BADIA ROCKS FESTIVAL. Un viaggio estenuante tra tornanti di montagna, boschi, deliri sui gruppi più sconosciuti (e quindi fondamentali) che abbiano mai registrato qualcosa (anche un demo del 1982 in presa diretta va benissimo). Il prodigo Walter sbaraglia la concorrenza con un monologo di almeno 12 ore… Santo Subito!
Breve tappa a Brunico per salutare un BrunoRock felice come un pinguino in Congo. Doveva suonare al festival ma, causa infortunio del bassista, ha dovuto rinunciare. Birretta e panino gommoso in compagnia, poi di nuovo a scalare montagne come una tappa del Giro d’Italia. Posti suggestivi, certo, ma una tempesta di pioggia e vento a luglio scaglia la temperatura al di sotto della decenza. Vivere in un posto del genere? 9 mesi di neve e 3 di acqua? Lascio volentieri l’esperienza di cacciatore di orsi a qualcuno di più malato di me.
Arrivo nell’inclinato villaggio di Pedraces, dove tra una seggiovia e un costone roccioso è stata ricavata l’area concerti: un parcheggio asfaltato (che ci risparmia il fiume di melma) con palco dignitosissimo, stand di birra, rivenditori di CD (a pochi euros) e di magliette (a prezzi esorbitanti). È pieno di gente della zona, che parla un fluente tedesco e un italiano da Sturmtruppen: dall’accoglienza tutto sommato cordiale capiamo che sono tutti già ubriachi alle sei del pomeriggio.
Breve recensione dei gruppi:
RAIN. Precisi, puntuali e irrilevanti come al solito. Persone sotto il palco: 4.
SCONOSCIUTO GRUPPO FRANCESE. Chiamati a sostituire BrunoRock, ci deliziano con un punk’n’roll monotono e senza mordente. Persone sotto il palco: 6. Durante la cover dei Ramones: 12 (tutti punk che finita la canzone sono tornati a elemosinare birra).
HOLY MOSES. Gruppo storico del thrash tedesco, che però suona death (!). Fanno un casino infernale, Sabina (la cantante) rutta come un camionista e gli altri dimostrano perizia tecnica e abilità nel comporre songs tutte uguali. Persone sotto il palco: almeno un centinaio. Si comincia a temere che con i Bonfire ci ritroveremo in 4…
BONFIRE. Gran bel concerto, anche con un cantante un po’ a corto di voce (“Ready 4 Reaction” abbassata di tonalità e quasi irriconoscibile) e vestito come un metallaro di 15 anni. Suonano un centinaio di date all’anno da 20 anni e si vede. Qualche problema tecnico non compromette una buona prestazione. Suonati quasi tutti i pezzi più celebri (ma non “Know Right Now”, assassini!!!) anche se quelli da “Fireworks” e “Point Blank” restano i veri classici. Ne è valsa la pena. E la gente sotto il palco era parecchia, per fortuna!
Qualche premio:
IL PIU’ PACCHIANO. Un rasta con poncho peruviano, ovviamente etilizzato, che cantava (!) con espressione feroce le canzoni degli Holy Moses.
IL PIU’ EROICO. Il cantante dei SAVERS e la sua donna, venuti su da Roma in treno e bus (!). Rock Spirit!
IL PIU’ UBRIACO. Quasi tutti gli autoctoni erano distrutti, ma un paio di ragazze (forse sorelle, di sicuro minorenni) dopo mezz’ora erano finite, si sono rotolate per terra nella cacca, hanno fatto headbanging per tre ore, poi hanno vomitato e hanno ripreso a bere e a rotolare.
IL PIU’ LOQUACE. Un folkloristico personaggio da Vigonovo.
Ringrazio Michele, Alex Masi (versione friulana) e Walter per la giornata, i Bonfire per un gran concerto, la gente della Val Badia per avermi fatto capire che l’unico rimedio per il maltempo è l’alcol, BrunoRock per la birra e il panino gommoso, più tutti i nemici della sobrietà che ho avuto la ventura di incontrare.

lunedì 19 giugno 2006


Rugby World Cup. 30 ottobre 1991. Cardiff. Galles.
Si gioca la finale per 3°-4° posto tra Scozia e Nuova Zelanda. Le grandi deluse. Ma è soprattutto il cuore scozzese a sanguinare. I sogni di gloria si sono infranti su un calcio sbagliato proprio dal prediletto figlio delle Highlands, il capitano Hastings. Inghilterra in finale, lutto nazionale in Scozia.
Inni nazionali. Quello della Nuova Zelanda è una simpatica arietta innocua. Gli Scozzesi invece hanno l’immortale “Flowers of Scotland”, canto tragico di una popolo indomabile.
Ma la Nuova Zelanda ha l’arma per contrastare l’orgoglio di Scozia. La Haka, la danza di guerra maori che viene eseguita prima delle partite. Il vero inno degli All Blacks. Il modo in cui vincono gli scontri prima ancora del calcio d’inizio.
I Neozelandesi si dispongono a semicerchio, il maori che conduce la Haka al centro, e fronteggiano gli avversari.
John Jeffrey. Terza linea scozzese, predatore implacabile. Lo chiamano lo “Squalo Bianco”, per il suo stile di gioco e per la pelle e i capelli bianchi come la neve. Un eroe in Scozia, alla sua ultima partita in Nazionale. Jeffrey abbandona lo schieramento con cui i suoi affrontano la Haka. Avanza silenzioso verso i Neozelandesi, solo. Si ferma davanti a Va’aiga Tuigamala, il «Camion Nero», devastante trequarti ala di origine tongana. Lo «Squalo Bianco» si piazza a due centimetri dal volto dell’All Black. I Neozelandesi non credono ai loro occhi… nessuno ha mai sfidato in quella maniera la loro danza di guerra.
I giocatori della Scozia rompono lo schieramento e si posizionano ciascuno davanti al proprio avversario diretto. Affrontano la Haka così, faccia a faccia con il nemico.
Io ho assistito quella partita. Ma non vi dirò chi ha vinto. Andatevi a consultare qualche statistica per saperlo.
Con quel gesto di John Jeffrey, ai miei occhi la Scozia aveva già trionfato.

domenica 18 giugno 2006

Fine Mese


Non perché i nostri “eroi” hanno strappato un valoroso pareggio alla corazzata statunitense, di quello c’è da andare orgogliosi. Eppure… l'italiano che arriva a stento alla fine del mese deve fare molti sforzi per tifare per undici ragazzotti viziati e miliardari solo per merito pedatorio, ma quando tutto questo gli si getta in faccia…

Più grigliate e meno pallone, questa estate!

mercoledì 7 giugno 2006

Sempre per il Rock

Sabato. Dopo mattinata e pomeriggio passati ad un matrimonio (ma non erano fuori moda?), il corpo esige un collasso su una qualunque superficie piana. Il Rock esige invece trasferta al Motoraduno del Club Born To Be Wild. E tra corpo e Rock chi vince? Vince il Rock, vince il rock… anche perché è aiutato dall’esibizione dei Mr Pig al Motoraduno (miglior cover band italiana, miglior cantante italiano, migliori strumentisti, migliori allevatori di capelli, migliori divoratori di piadine, ecc.).
Si parte fieri e potenti, cercando di rimandare a tempi migliori la digestione della Torta Nuziale a 5 Piani Distruttrice di Una Stagione in Palestra. Le indicazioni per arrivare sono precise, la compagnia è quella giusta: molti musicisti, alcuni psicologi, alcune infermiere, un noto facinoroso della curva addobbato come Sebastian Bach nel 1990, un CD dei Kiss per calarsi nella parte e via in autostrada.
Beccata l’uscita giusta, si cominciano a seguire le indicazioni, che spariscono magicamente mentre ci apprestiamo a scalare una montagna (!). Chi sapeva che il raduno era in una valle nascosta tra i colli del Vicentino, facile da trovare quanto una donna all’Odissea il sabato sera? Decido che la cosa migliore è procedere a caso e mai ammettere di aver sbagliato strada, a costo di proseguire dritti fino al Gods of Metal a Milano. Il Dio del Rock mi dà ragione e mi risparmia di ammirare il parrucchino di Coverdale (ma lo becco al Wacken). Arrivati…
Suggestivo oltre ogni aspettativa. Motoraduno in un castello, con stands e parcheggi e campeggio sulla spianata e zona concerti all’interno del maniero. Il tutto incorniciato dai colli. Nel cuore della notte, sembrava di essere a Minas Tirith. Eccezionale!
Organizzazione perfetta, arriviamo giusto in tempo per ammirare i Mr Pig, guidati dal vorace (di applausi e di grassi saturi) Michele Luppi (o Michael Wolves, come si fa chiamare per non essere riconosciuto). Il tempo di salutare i soliti noti rockers (incluso il presenzialista Uomo di Vigonovo, che deve aver barattato la sua abitazione con un camper… è ovunque!) e si parte. Sui Mr Pig non scrivo niente, chi li conosce sa come sono e chi non li conosce farebbe meglio a muovere le chiappe per vederli! Solo una chiosa: suono devastante, probabilmente il migliore che abbia sentito in Italia… e me lo becco a un Motoraduno tra le montagne!!!
Concluso il concerto di Luppi & Co., sul palco salgono i “vecchi” della Born To Be Wild. C’è da tributare omaggio al fondatore del club, Charlie, mancato poco tempo fa. Momento solenne, anche commovente se vogliamo. Ma lo speaker intavola un discorso a metà strada tra “Rocky dopo aver battuto Apollo Creed” e “Braveheart”, ingentilito da soave cadenza vicentina modello fabbrica-bar-puttanaio. Gente più influenzabile del sottoscritto manifesta desiderio di cedere all’ilarità, ma essendo circondati da decine di biker con gli occhi umidi e la (ennesima) birra da litro in mano, il risultato poteva essere solo una serie di sprangate-coltellate-calci sulle balle. Meglio evitare e trascinare la gente fuori dall’area concerti.
Qualche giro, una frugale cena a base di salsiccia-patatine-panino di 3 giorni-birra (giusto per buttare giù la Torta che reclamava di uscire dallo stomaco per visitare il castello), una resistenza stoica alla temperatura finlandese che si era abbattuta sulla valle. Poi decidiamo che il Rock ha vinto, la Birra ha vinto, i Mr Pig hanno vinto, la Torta vince sempre, noi abbiamo vinto perché siamo Rock, la salsiccia avrebbe vinto la mattina dopo, l’Italia ai Mondiali forse vince se passa il turno e trova Togo, Trinidad, Angola e sfolgorante finale con l’Australia, qualcuno andrà all’Inferno per aver riso di Charlie e tutti siamo fisicamente provati.
Rapido rientro, baci e abbracci. Un’altra trasferta per supportare il Rock, un’altra tacca sulla lama della spada, un altro modo per sentirsi eroi.
Buonanotte.

giovedì 1 giugno 2006

Riunioni

Oggi la svacco, sia chiaro!
E via che arriva l’estate. Tutti ai festival! Considerazione: si spende meno al Wacken “80 gruppi e 1300 km da fare” che al Gods “30 gruppi e 300 km e shows in un allevamento di zanzare”!!!
Però ci sono le tanto acclamate reunion. Vediamo un po’ che prelibatezze ci offre il Gods of Usura.
VENOM: 3 incapaci del Metal che per anni hanno preso per il culo tutti con canzoni (!) su Satana. Poi si sono presi troppo sul serio, hanno provato a fare dischi decenti e hanno fatto schifo. Adesso ritorna in pista Cronos, uno che sul palco emette più rutti che note, con altri 2 cialtroni da pub. I Venom non hanno mai suonato nulla di rilevante, comunque se volete vedere un gruppo tecnicamente incapace e privo di canzoni, tutti al Gods!
TESTAMENT: da metà anni ’90 erano la Compagnia Mercenaria del Metal (DiGiorgio, Steve Smyth, Metal Mike, Lombardo…) e tutti a vederli dal vivo. Poi reunion con formazione originale: Clemente che suona la batteria come Peter Criss, Skolnick travestito da bibliotecario (e credi davvero che me la bevo che sei un pezzo grosso del jazz? Diciamo piuttosto che hai finito i soldi), Greg Christian che non sa quale santo ringraziare per la possibilità di smettere di lavorare in lavanderia. E via concerti a palla. Che manca? Forse un disco nuovo da quasi dieci anni? Ma chi glielo fa fare?!?
DEF LEPPARD: mai sciolti, ma non venivano dalle nostre parti da anni. Lo sapete che portano sfiga? Preparate i gommoni per l’alluvione. Pare che le nuove liposuzioni dei componenti abbiano fatto miracoli, comunque.
WHITESNAKE: gran rispetto, perché alla fine sono sempre stati un progetto solista di Coverdale. Ma David, tra lifting e parrucca sembri più una mamma rappresentate di classe che l’uomo “che feconda con lo sguardo”. E la voce c’è o non c’è? Dobbiamo andare a controllare nel backstage se qualcuno ti canta le note alte? Il solito Oni Logan?
GUNS: se ne sono dette di tutti i colori. Io dico solo: un ciccione rasta stona sul palco canzoni da cantare con la sinusite, accompagnato da musicanti punk-nu metal. La reunion dei Blink 182 tra 20 anni? No, Guns 2006. Evvai!!!
ALICE IN CHAINS: a qualcuno interessa davvero vedere un gruppo sparito da anni con un emerito sconosciuto alla voce, per suonare ESCLUSIVAMENTE per soldi?
STRANA OFFICINA: e ci giochiamo anche la dignità di uno dei gruppi più amati in Italia…
FIRE TRAILS: Pino, sei un grande per non aver mai mollato, ma se adesso hai un minimo (proprio minimo) di notorietà è perchè dici stronzate in TV, non per la tua musica. Riflettici, se hai un momento libero tra una sniffata e una bevuta!
MOTORHEAD: ok, non si sono mai sciolti… comunque se ve li perdete al Gods potete venire a vederli alla mia festa di compleanno, suonano in giardino.


E maledetti siano sempre i Greci che rischiano di far saltare la reunion dei Crimson Glory. Maledetti da Zeus e da Ade!!!

mercoledì 24 maggio 2006

Il Sogno

Nell’antichità il sogno riconduceva al Divino. I simboli trasmessi dai sogni indicavano la via verso il “Vero Sé”. Elevazione.
Oggi, gli stessi simboli vengono interpretati alla luce delle pulsioni sessuali più sordide e volgari. Affossamento.
Siamo migliori, adesso? Adesso che abbiamo sostituito l’aspirazione al Divino con l’ossessione delle pulsioni sessuali?
Siamo migliori oggi, quando tutti coloro che non sono schiavi delle proprie pulsioni sono additati come “repressi”?
Viviamo meglio, adesso?

giovedì 18 maggio 2006

Le vendette di un Vicario di Cristo

E se sul trono sedesse un folle omicida? Oggi si parla dell’Imperatore bizantino Giustiniano II (685-695 e 705-711). Notate l’intervallo tra le date? In effetti dopo 10 anni di regno venne deposto. E a buona ragione. Era un disgraziato dotato di pessimo carattere e inesauribile sete di vendetta. Ma i Bizantini non lo eliminarono quando ne ebbero l’opportunità. E furono di nuovo guai...
Non era partito male, il nostro Giustiniano. Aveva lo stesso nome del grande Imperatore del VI secolo e come tale si comportava. Del resto, cosa fareste voi se a 16 anni vi acclamassero Imperatore e Vicario di Cristo in terra?
Dopo aver mazzolato gli Slavi dei Balcani e averne deportati 30mila in Asia Minore (le deportazioni erano il suo marchio di fabbrica…) si mise in testa di far arrestare il Papa di Roma, ma le truppe bizantine di Ravenna si opposero ai suoi ordini. Non aveva ancora finito di pulirsi la bava irosa dalla bocca che la popolazione dell’Impero, oppressa dalle pesantissime tasse imposte dai suoi funzionari, si rivoltò contro il governo. Giustiniano venne deposto e gli tagliarono il naso: secondo la tradizione un uomo “incompleto” non poteva essere Imperatore e quindi Giustiniano sembrava fuori gioco. Poi lo spedirono in esilio a Cherson in Crimea, un luogo talmente tetro e desolato che al solo nominarlo i Bizantini si raccomandavano a qualche Santo.
Sin da subito Giustiniano si diede a progettare il proprio ritorno, al punto che le autorità di Cherson decisero di punirlo. Ma l’ex Imperatore, che era intrattabile ma anche scaltro, fuggì nelle steppe e raggiunse il Khan dei Cazari, un popolo di origine turca. Al Khan stava simpatico quel giovane senza naso, o forse era dotato di grande lungimiranza: fatto sta che gli diede in sposa la sorella. Il governo di Bisanzio ingiunse al Khan di consegnare Giustiniano, che fuggì di nuovo presso il sovrano di Bulgaria, Tervel, di cui si guadagnò l’appoggio. Quanto meno, era ottimo nelle pubbliche relazioni coi “barbari”.
Nel 705 si presentò a Costantinopoli con un esercito bulgaro e riconquistò il trono. Per dieci anni aveva maledetto i suoi nemici e ora avrebbe avuto la sua vendetta. Assiso sul trono imperiale, sfoggiando un finto naso d’oro (!), concesse a Tervel un titolo nobiliare talmente elevato che fece inorridire i cortigiani greci. Poi si dedicò ai suoi oppositori. Decapitazioni, occhi strappati con ferri roventi, sgozzamenti, amputazioni (tra cui la sempre gradita evirazione, che creava nuovi eunuchi da utilizzare a corte). Gli Arabi facevano il bello e il cattivo tempo in Asia Minore, ma Giustiniano era impegnato a far arrostire vivi i suoi nemici interni. Niente pietà nemmeno per donne e bambini.
Memore dell’insubordinazione della città di Ravenna, la fece devastare nel 709. I maggiorenti della città vennero deportati a Costantinopoli, torturati e uccisi. Il vescovo di Ravenna fu accecato (ma almeno sopravvisse, poveraccio).
Nel 711 volle fare lo stesso con la città di Cherson, ma scoppiò una rivolta che si diffuse in tutto l’Impero. L’armata guidata dall’usurpatore Filippico entrò in Costantinopoli senza opposizione. Il sovrano aveva tirato troppo la corda.
Giustiniano II venne ucciso e decapitato. La testa fu inviata a Roma e a Ravenna per poter essere presa a sputi un po’ da tutti. Giustiniano II aveva un figlio, Tiberio, un bimbo di sei anni: fecero fuori anche lui, sospettando che dal padre potesse aver ereditato il carattere…
NON SEMPRE I VICARI DI CRISTO IN TERRA SONO AGNELLINI.

venerdì 12 maggio 2006

KRUM, iracondo Khan dei Bulgari

Nell’anno 965 il collerico Imperatore di Bisanzio Niceforo II Foca insultò gli ambasciatori bulgari in visita chiamandoli “barbari ricoperti di pellicce puzzolenti”. Nella mente di Niceforo, quella era l’immagine del terribile Krum.
Khan dei Bulgari (803-814), fu nemico per l’Impero bizantino. Uno di quegli avversari che ti sogni di notte…
Appena salito al trono, Krum, guerriero pagano di inaudita violenza, passò qualche anno a consolidare il suo potere. Mozzando teste a destra e a manca, eliminò qualunque opposizione.
Raggiunta la stabilità interna con simili raffinate tecniche, rivolse lo sguardo verso sud, ove sorgeva l’Impero bizantino. Assetato in egual misura di guerre e ricchezze, nell’809 si lanciò contro le fortezze imperiali lungo i confini e le devastò. Non trascurò ovviamente di assaltare e saccheggiare Serdica, uno dei principali centri della zona. La guarnigione venne passata a fil di lama e pare che anche la popolazione della città dovette subire le moleste attenzioni del sovrano.
L’Imperatore dell’epoca, Niceforo I (802-811), sapeva che se avesse lasciato via libera a Krum, presto se lo sarebbe trovato alle porte della capitale. Partì dunque con un esercito e penetrò in profondità nel territorio bulgaro, quasi senza incontrare resistenza: Krum se l’era data a gambe… era un barbaro, non uno sprovveduto! Niceforo devastò la capitale bulgara, poi tornò a Costantinopoli gonfiando il petto per quella prova di forza (bella fatica, aveva incontrato praticamente solo pecore!!!).
Appena l’ultimo soldato imperiale ebbe varcato il confine per tornare a casa, Krum ritornò nelle sue terre scagliando insulti verso i Bizantini e minacciando terribili rappresagli. Per tenersi in allenamento, continuò a decapitare senza distinguere tra oppositori e gente che passava di lì per caso.
Per due anni Niceforo I preparò la spedizione verso la Bulgaria. Voleva liberarsi di Krum e delle sue scorrerie una volta per tutte, quindi mise in campo un imponente esercito. Nel maggio dell’811 l’esercito imperiale varcò i confini e assaltò Pliska. Guarnigione e popolazione vennero massacrate, comprese le donne e i bambini. Povera gente… già Krum non aveva problemi a spargere il sangue della sua gente, ma se ci si metteva anche il “magnanimo” Imperatore cristiano…
Il khan se ne stava tra le montagne ad assistere alla carneficina. L’ira lo sconvolgeva e dalle vette scagliava insulti contro i Bizantini. Ma di nascosto inviava profferte di pace, che Niceforo si permetteva di rispedire al mittente.
L’Imperatore decise anzi di farla finita e condusse il suo esercito tra le montagne per farla finita con Krum. Ma cadde in una trappola. Venne bloccato con tutte le sue truppe all’interno di una gola. I Bulgari attaccarono con armi da lancio, provocarono frane, poi si scagliarono alla carica già dai fianchi della montagna sui Greci in fuga. Fu un massacro e una vittoria esaltante per Krum.
Nicerofo venne gravemente ferito. I Bulgari lo catturarono e lo portarono a Krum. Questi lo torturò, lo decapitò™ e lo impalò davanti alla sua tenda. Poi fece scarnificare il cranio, lo fece rivestire d’argento ed ebbe la cortesia di utilizzarlo come boccale preferito.

BARBARICO

lunedì 8 maggio 2006

Masters of Fun

Dedicato a tutti i Dungeon Master, Narratori, Arbitri di Giochi di Ruolo. Brava gente. Pensate, passano il loro tempo libero a inventare storie per far divertire gli altri (i giocatori)…
Brava gente, insomma. Ma devono anche essere “professionali”. Di esperienza nel campo ne ho tanta (se sono bravo… lo dovete chiedere ai giocatori), e quindi posso permettermi di tirare fuori qualche dritta.

  1. Lascia perdere le manie di protagonismo. I protagonisti sono i giocatori. Non tu. Nessuno si diverte a farsi ammazzare da mostri insormontabili, oppure a sorbirsi mezzora di descrizione di un vaso. Consiglio sempre di porsi questa domanda: se agisco così, lo faccio per far divertire di più i giocatori o per soddisfare il mio ego?
  2. Mi piacciono le storie articolate. Ma amo anche che siano i giocatori a forgiarle. Non voglio che abbiano la sensazione che ogni cosa che fanno sia inutile per indirizzare gli eventi. Io voglio che pensino che se decidono di andare a destra invece che a sinistra, allora la storia cambi completamente. Non è facile. Bisognerebbe prevedere ogni loro mossa. C’è chi è bravo a farlo, soprattutto se ha giocatori prevedibili. Io preferisco fare in altra maniera… Mi immagino la storia, in tutto e per tutto, e ne traccio uno svolgimento: penso a come andrebbe la vicenda se non ci fossero i giocatori. Poi immagino a grandi linee quale possa essere il loro impatto sulla storia, ma senza prendere decisioni irreversibili. E adatto la storia strada facendo. Massima adattabilità, massima dedizione al divertimento. Se vedo che non sono coinvolti, cambio tutto, anche in corsa… il fine è il divertimento del giocatore.
  3. Un giocatore maturo apprezza molto di più una bella storia rispetto a 5 ore di combattimenti e spartizione del ricco tesoro. Le legnate ci vogliono, perché spezzano il ritmo. I tesori rappresentano la gratificazione materiale. Ma non pensare di rendere bella una giocata solo consegnando ai giocatori armi e denaro e oggetti magici a profusione. A meno che non abbiano 14 anni…
  4. Se hai il blocco creativo, nessuno ti impedisce di prendere spunto da libri, film, storie altrui. Alla fine, l’obiettivo è divertirsi e non c’è un concorso che premia l’originalità. Però ricordati di integrare bene la storia nella tua campagna. Se copi la storia di Braveheart ma la inserisci in una campagna per la liberazione di un antico e fiero regno dall’invasore, la soddisfazione del giocatore sarà totale. Ma che copiare non diventi un’abitudine.
  5. Cerca di conoscere i giocatori. Sono loro che determinano il tuo valore. Se vedi che preferiscono vicende complesse e piene di sottotrame, fagliele giocare. Se amano comportarsi da mercenari, mandali in terre in guerra e fagli guadagnare onore e denaro sul campo di battaglia. Se amano le storie d’amore, hai il dovere di fargliele vivere. A te magari piace da morire condurre avventure nello spazio, ma se i giocatori bramano di andare ad ammazzar draghi non puoi negarglielo. Sono loro che decidono, non tu. Se decidi tu, loro se ne vanno. Perché non si divertono.
  6. È un lavoro da altruisti. Però, signori… che gratificazioni!!!

mercoledì 3 maggio 2006

Porte Astrali

Ogni tanto mi capita di dover parlare di un album. Non è normale, sia chiaro. Di solito, le gente mi chiede consigli su che album acquistare (o meglio, scaricare… inutile farsi illusioni) e sono sempre ben felice di farlo. Ma non mi prendo la briga di consigliare album di recente uscita. Un po’ perché non ne acquisto molti, preferendo andare alla ricerca di roba di catalogo (più economica e di maggiore qualità), e un po’ perché in effetti non ci sono band recenti che mi fanno davvero smuovere il culo.
Ebbene, eccone una.
Signore e signori… Astral Doors! È recentemente uscito il loro terzo album, Astralism. Da avere.
Già col debutto, Of the Son and the Father, mi avevano fatto ottima impressione (peccato per la scandalosa copertina dell’edizione europea, una schifezza che vi esorto a cercare su internet per chiedersi cosa avessero mangiato i discografici che la hanno scelta).
Il secondo, Evil is Forever, fu un fulmine a ciel sereno. Enorme passo in avanti, sia come composizioni sia come suoni. Una rivelazione e un album che ascolto ancora adesso.
E incomincia il timore che abbiano già dato tutto.
Il singolo Raiders of the Ark doveva servire a placare l’attesa per il terzo album, ma era talmente bello che faceva solo salire la bile per dover attendere ancora. Eppure si trattava di una specie di raccolta di B-sides, con la sola title-track ad anticipazione della nuova opera.
Astralism lo sono andato a comprare in negozio. Sì, quei posti dove vendono i CD originali. Era un pezzo che non compravo un CD in negozio, di solito uso i mailorder dove ancora si riesce a spendere una cifra attorno ai 15 euro. Per gli Astral Doors no. Euro 19. Grazie e arrivederci. E chi se ne frega. Una tantum…
Ne è valsa la pena. Potrei sfoderare una sequela di aggettivi uno più ridondante dell’altro, eppure non sarei soddisfatto comunque. L’unica cosa che posso suggerire è: abbiàtelo!
So che quasi tutti coloro che conosco si lanceranno allo scaricamento selvaggio dell’album. A parecchi piacerà, perché il gruppo vale davvero. Un appello: se davvero vi piace, compratelo originale.
Gli Astral Doors sono stati accusati di copiare R.J. Dio e i gruppi in cui ha militato (Rainbow, Black Sabbath). Errore da dilettanti. Vero che la voce (eccezionale) del cantante va molto vicino a quella di R.J. Dio e anche le canzoni fanno tesoro della lezione dei Blackmoore e Iommi più ispirati. Ma questi non sono imitatori, hanno la fatidica marcia in più. Sono potenti, melodici, trascinanti. Chiedo scusa, mi sono partiti degli aggettivi…
Riflessione. I Rainbow sono dispersi da più di dieci anni, e da più di venti non suonano così epici e travolgenti. R.J. Dio vivacchia coi vecchi hits e ogni tanto produce album senza infamia e senza lode, che vengono regolarmente dimenticati. I Black Sabbath sono defunti anche loro da un decennio, e ogni tanto recuperano Ozzy per qualche patetico ritorno live, ovviamente evitando come la peste le canzoni dal 1978 in poi. Ecco gli Astral Doors, con un sound legato a quello dei suddetti, ma anche fresco e con contributi originali. Gente, da buttarsi a pesce. Non cambiano la vita, ma la rendono molto più soddisfacente!
Nel 2004 ero al Wacken Open Air (il maggior Festival Metal in Europa, per chi non è dell’ambiente) e, non conoscendoli, ho snobbato la loro esibizione. Ho avuto poi diversi mesi per divorarmi le parti intime per la rabbia. A ottobre tornano, di spalla ai Blind Guardian. Si prospetta una serata in prima fila. Sto già affilando le lame.

mercoledì 26 aprile 2006

Codice a Barre

Pare che il film “Il Codice Da Vinci” abbia la strada spianata verso il successo. Ottimo cast (per un blockbuster, sia chiaro), un regista che ha dimostrato da tempo di sapersi scegliere progetti che portano gloria e denaro. Un battage pubblicitario di assoluto livello. Anzi, la casa produttrice ha investito pesantemente sulla promozione del film, ma allo stesso tempo centellinato informazioni, immagini, indiscrezioni (anche i meeting con i giornalisti sono stati all’impronta della massima discrezionalità, con minacce di ritorsioni nei confronti di coloro che avrebbero passato informazioni riservate), il che lascia intravedere una pianificazione ben più scaltra di quello che può sembrare di primo acchito. Perché è fin troppo facile pensare all’equazione film che tratta di un mistero = promozione incentrata sul mistero. Insomma, non è solo investimento per tenere nascosto ciò che solitamente invece viene pubblicizzato, una sorta di banale rovesciamento della usuale logica promozionale. C’è dell’altro.
Il film, per quello che mi riguarda, sarà brutto. E questo penso lo sappiano anche coloro che lo hanno prodotto. Una campagna del genere serve solo a gettare fumo negli occhi della gente, un po’ come a suo tempo ha fatto il libro “Il Codice Da Vinci”. Insomma, si sposta l’attenzione su altro, così non si parla della qualità del film. Ma alla fine qualcuno dovrà pur vederelo…
Non sarà un bel film perché è tratto da un libro che puntava l’accento su aspetti non replicabili sullo schermo. Il romanzo (non storico, please, ma di questo si è parlato anche troppo) non ruotava attorno alla storia, peraltro affascinante se intesa come prodotto di fantasia, quanto piuttosto su uno stile di scrittura eccellente, facilmente fruibile, molto ben ritmato e in grado di spingere il lettore a proseguire nella lettura. Prova ne è il fatto che il 90% di coloro che lo hanno letto lo ha concluso in pochi giorni, e non stiamo parlando solo di gente che di tempo a disposizione ne ha da vendere. Io, personalmente, ci ho messo 2 giorni (ma ho letto 8 ore al giorno, ero in ferie!). E questo nonostante una storia che è sì avvincente, ma che si arena ben presto se affrontata da un lettore appena più smaliziato della media, e magari con qualche infarinatura di materie classiche.
(In realtà, se l’autore non avesse deciso di annunciare al mondo intero che i contenuti alla base del libro erano reali e storicamente provati, il caso non sarebbe scoppiato. Avremmo avuto un buon libro, un esempio di “narrazione fast-food” da leggere e dimenticare. Invece, con le abili mosse di un ufficio marketing molto scaltro e lungimirante, si è creato il caso di un libro che avrebbe fatto delle rivelazioni tali da cambiare il corso della storia. Certo, uno che ha studiato capisce che di storico lì c’è poco, e in ogni caso l’autore tratta di temi su cui sono state sprecate intere foreste di carta. Ma il lettore occasionale ha la sensazione di essere messo al corrente di un segreto inconfessabile che attraversa la storia umana per arrivare fino ai giorni nostri. Certo, l’ufficio marketing ha puntato sulla inevitabile superficialità del lettore occasionale, quello che dopo aver letto il libro blatera al pub sulla questione del “femminino sacro”…)
Il libro prometteva delle rivelazioni sensazionali, condite da uno stile avvincente e da una storia che passava inevitabilmente in secondo piano (e che presenta “buchi” notevoli). Al film resta una rivelazione che ormai tutti conoscono e una storia piena di “buchi”. Ci sono le premesse per un bel film? Al massimo, ci troveremo una copia dei “Predatori dell’Arca Perduta”, ma senza i nazisti e il cappello di Indiana Jones… per quanto mi riguarda, passerò.
Pronostico: sbanca la prima settimana, poi appena di sparge la voce non ci va più nessuno.
E ora, attendo la smentita.

giovedì 20 aprile 2006

la primavera del nostro scontento

È primavera, il sole splende, gli alberi sono in fiore, i Poison debuttano al n° 17 di Billboard con la loro ennesima raccolta, si stanno facendo progetti per i festival europei (perché quelli italiani a noi duri e puri ci fanno una pippa ;)
Quale delle cose sopra elencate sembra stonare?
Che i Poison siano ancora in giro dopo 20 anni, direbbero appunto i duri e puri. Ma la cosa deve far riflettere. Anche un gruppo sfacciatamente mainstream come i Poison, che sembrava a suo tempo costruito dalle case discografiche per far girare la testa alle ragazzine, resiste alla prova del tempo. È vero, il loro talento si è esaurito da anni, e l’unico tentativo di dare una rinfrescata al loro sound è stato col trascurabile “Native Tongue” (1993). Poi si sono dedicati a quello che sanno fare meglio: tour.
E questo ci porta alla nostra considerazione.
Quanti gruppi che adesso vanno per la maggior potranno essere ancora in giro tra 20 anni, proponendo i loro spettacoli e attirando un decente numero di persone? Non sto parlando di fare dischi belli e creativi, tutti sanno che il talento compositivo del 90% dei gruppi si esaurisce in 3, massimo 4 album (ma più spesso in 1 o 2). Sto parlando di mantenere il proprio successo, uno zoccolo duro di fans, lo spirito per muovere il culo dal divano e andarsene in giro a suonare la propria musica… perché alla fine questo è lo spirito del Rock! La Musica viene prima di tutto, c’era prima di MTV e c’è ancora adesso che MTV manda solo video di rasta e di energumeni ricoperti di catenazze d’oro.
Però i Poison sono yankees e fanno tour di successo solo nel loro paese. Gli USA sono diversi dalla nostra Italia. E infatti che succede in Italia? Nel 2000 l’album “Son of Thunder” dei Labyrinth debuttò al numero 22 o 23 delle classifiche nazionali (più per il traino dell’album precedente che per il suo valore intrinseco, ok, ma la sostanza non cambia). Venne fatto figurare come 27° nella classifica, per non essere costretti ad invitare un gruppo metal a trasmissioni come Top of the Pops, dove vengono fatti esibire i primi 25 in classifica. Che ci dice questo? Che il Metal è un genere di nicchia, ma che quando esce per un attimo dalla buco dove è stato infilato, c’è sempre qualcuna che pensa di spingercelo di nuovo.
Ma cosa volete che gliene freghi al metallaro italiano di tutto ciò? Lui gli album non li compra, se li scarica. Ascolta 10-20 album nuovi alla settimana, poi si lava la coscienza dicendo che se gli piacciono se li comprerà, ma intanto continua a intasarsi l’hard disk. Poi dice che, per es., i Children of Bodom sono il suo gruppo preferito e che ha tutti gli album, ma non sa nominarti il titolo di una canzone che sia una, al massimo ti dice “La prima, la terza, l’ultima”. Figuriamoci i testi.
Abbiamo fregato quei bastardi dell’industria musicale, evviva! Quei vampiri che ci succhiano 18-20 euro per un album nuovo! Glielo abbiamo messo nel sedere e adesso loro non sanno cosa fare!
Grazie di niente, invece! Ecco cosa fanno: alzano ancora i prezzi dei CD, non investono più sulla crescita dei gruppi, ma preferiscono mettere sotto contratto decine di band senza esperienza, sperando che qualcuno faccia il botto. Niente botto? Calcio in culo e sotto il prossimo!
La band guadagna solo dai tour che fa, ma chi ti fa suonare in giro se il tuo album se lo sono comprati in 600? Nessuno… E cosa vuoi che gliene freghi ai gestori dei locali se su Internet il tuo album è 34° nelle classifiche di scaricamento di qualche P2P? chi ci guadagna? Chi ti dice che il fiero metallaro che si è scaricato l’album verrà al tuo concerto? Non verrà.
Era meglio nascere qualche anno prima e fare un album nel 1988. Anche se non vendeva niente, potevi sempre andare a lavorare in fabbrica e poi riformarti nel 2003, pubblicare un live, fare qualche concerto in giro per mostrare a tutti che i capelli se ne sono andati ma lo spirito non muore mai. Poi un nuovo album, ma non gliene frega niente a nessuno, perché eri scarso nel 1988 e non sei certo migliorato in 15 anni di fabbrica.
Vabbè, è stato bello… l’Italia non è gli USA, si stava meglio quando si stava peggio, una rondine non fa primavera, i Poison vanno in tour coi Cinderella e riempiono le arene, i Dhamm si riformano e suonano alla Sagra del Peperone.
Per fortuna c’è una luce alla fine del tunnel. Qualcuno il culo ancora se lo fa per il Rock…
Il noto sociologo Ivan Z. mi ha inviato un curioso link che secondo lui avrebbe meritato la mia attenzione,
e in generale l'attenzione di tutti coloro che sono convinti di vivere in un posto normale, circondati da persone normali
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/04_Aprile/18/babol.shtml

Da leggere dopo l'articolo
il blog me lo sono letto, con un interesse che potrei definire socio-antropologico (o coprofagico, visto il contenuto dello stesso)
e mai, dico mai, avrei pensato che potessero esistere esseri dotati di simili processi intellettivi

ma soprattutto, inquietante rendersi conto che tra le nostre amicizie sicuramente annoveriamo gente di tal risma... ovvio, non ci si esce, nè li si chiama nel cuore della notte per una birretta, nè si desidera andare con loro in ferie nell'esclusiva Ibiza... ma riflettiamo... gente che ragiona così ce ne è in giro, solo che vedere simile assurdità scritte su uno schermo di PC invece che profferite alle 20.19 in piazza in mano uno spritz congelato (4 euro, ma al locale dove va la Bella Gente) e la panza piena di tramezzini putrescenti del buffet, è tutta un'altra cosa... ti fa rendere conto che, mentre ci spacchiamo dal ridere a vedere gli escrementi che la ditta Costanzo e suo marito ci spacciano in TV, c'è gente che veramente aspira nella sua vita ad andare a Uomini&Donne

e queste 4 sgallettate sono convinte di vivere in Sex and The City. Il che potrebbe anche essere divertente, se nn fosse che, dopo un pò, capisci che sono veramente convinte di stare a New York...
Certo, solo che quando tu, donna alla moda e indipendente figlia del Nord Est ma anche un pò della East Coast, dal tuo paesello di provincia (Ponte Crepaldo, visto che va di moda) prendi l'auto per andare nel locale trendy, dopo una restauro estetico di 4 ore che ti fa sembrare un trans, e arrivi al locale e vedi che è pieno zeppo di Bella Gente, e poco importa se i Bella Gente Boys parlano come degli agricoltori, perchè di agricoltori ce ne sono parecchi visto che siamo in Veneto e avranno anche fatto figli, ma il figlio lo mandano alla scuola privata e a Londra a imparare l'inglese e quello torna che ha imparato il dialetto e si fa le canne... dicevo, DONNA, arrivi con le tue amiche in auto ripetendoti come un mantra "Sono con le mie amiche e mi diverto un casino e domani me lo scrivo sul blog", vedi la gente che ti circonda, decidi che il locale è cool abbastanza ma devi bere 12 superalcolici e 33 birre (e affanculo la linea, che tanto con le tue amiche ti diverti!) perchè i lumaconi che ti circondano offrono e non sia mai che tu rifiuti qualcosa di offerto (anche un clistere, signorina?), e poi ridi rumorosamente perchè così tutti capiscono che ti stai divertendo e fumi perchè fa sexy (o tossicomane), e poi balli sul tavolo, e tormenti il cellulare, e fai il trenino, e il gioco della bottiglia, e tutto quello che una persona fa quando non sa che fare...
... sorpresa... la serata è finita... albeggia, le tue amiche sono distrutte dall'alcol e dalle pastiglie che danno felicità e ti tocca guidare fino a casa, dove passerai una domenica collassata sul divano senza ricordare che cosa è successo, ma per fortuna c'è Buona Domenica con gli archetipi da imitare...
... ma non è Sex and the City e non è New York, è una domenica a Ponte Crepaldo! Perchè la Bella Gente Maschile di New York dopo una serata come quella ti avrebbe portata a casa in porsche (belle le favole, e crederci a 30 anni poi...), mentre la Bella Gente Maschile del Nord Est, se non è riuscita a ottenere quello che voleva da te che eri troppo stordita per capirlo (e lo eri anche prima dei 53 gin lemon, diciamo che lo sei da sempre), se ne va... se ne va a trans

Vabbè, ora ho chiuso e me ne vado a lavorare, che devo guadagnare 1000 euro per la nuova maglia a righe di D&G, perchè se non ho la maglia a righe non potrò mai essere avvicinato da una di queste 4 e quindi togliermi la soddisfazione di percuoterla col vomere

Tutto il resto è noia

O FORSE CI HANNO PRESO PER IL CULO, è TUTTA UNA BALLA, SI SONO INVENTATI TUTTO, GENTE COSI' NON ESISTE...MAGARI...TROPPO BELLO