sabato 8 giugno 2019

Metalitalia Festival 2019 ... i motivi per esserci andato...

METALITALIA FESTIVAL DAY 2
2 giugno 2019
Live Club (Trezzo sull'Adda – MI)



Il Day 2 del Festival vende l'anima all'Hard Rock.
Bene, perché il pubblico del Frontiers può rivedersi nello stesso posto di aprile senza troppi traumi da cambiamento, che l'età porta a essere abitudinari.
Il tocco di colore, come sempre, lo dà la ciurma di Rockerz tatuati e parruccati, con collane in stile Mr T.
Età media sempre gloriosamente over 35, tendente 45: patologie più frequenti la sciatica, la prostatite e il campo di distorsione della realtà.
I look svariano da jeans&maglietta (trasversale, qualunquista, rassicurante) ad avanzo di galera (RayBan, tatuaggi, fedina penale inzaccherata), da tigre della tangenziale (stivaloni, reti da pesca) ad aspiranti cloni di qualunque disperato che abbia fatto una foto promozionale a L.A. nell'86.
Curare il look per sembrare una Rockstar e produrre invece un clone di Vince Neil 2019 mi riuscirebbe anche bene, ma la concorrenza ormai è imbattibile.
Detto che la location è impeccabile e che il cibo vegano incuriosisce come uno show dei Watain al Firefest, partiamo con le band. Purtroppo si insiste a lasciare il Live Club a Trezzo sull'Adda, invece di spostarlo nella più conveniente Treviso, quindi perdo le prime band. Dicono siano stati bravi, di certo hanno dato tutto in pubbliche relazioni nel corso della giornata.

RAIN.
Ormai sono “quelli con le pole dancers”.
A me hanno sempre dato l'impressione di volersi accoppiare molto più spesso di quanto gli riesca. Almeno a giudicare dai testi degli ultimi album. Ci sta quindi la carta delle ballerine, che funzionano nel loro obiettivo: attirare l'attenzione sul palco.
Certo, poi non si può pretendere che lo spettatore medio si ricordi anche le canzoni.
Ma se panem et circensesdoveva essere, poteva andarci ben peggio. 

HELL IN THE CLUB.
Ho visto gli Elvenclub la prima volta nel parcheggio di un bowling, zona industriale di Motta di Livenza (TV). All'epoca suonavano anche alle feste di compleanno. Apprezzai, come apprezzo sempre le cose strane e fuori luogo (tipo un professore felice o un estintore vestito con un frac). Ma sono bravi anche in contesti come il Metalitalia. Voglio bene al batterista che si tira le bacchette in testa. E mi piace il chiodo del cantante, che potrebbe andare bene a mio figlio di 4 anni. Non li ho mai visti molesti nel backstage, il che può significare che sono persone educate oppure che io non sono mai stato in alcun backstage.

Riporto ragionamento di scalcinato utente del Festival. 
Le maglietti ufficiali costano tra 25-30 euro. 
Una birra costa 5 euro. 
5 birre e sei leader of the pack, parli 8 lingue, attacchi bottone con tutti, vivi l'illusione di essere bello e di piacere a chiunque, poi svieni. 
Altrimenti prendi la maglietta e la indossi nella vita di tutti i giorni per ottenere in cambio isolamento sociale e accuse di satanismo.
Meditate.

CRAZY LIXX.
5 album (di cui almeno 3½ bellissimi), talmente tanti pezzi belli che ne saltano sempre troppi nelle setilist. Sono talmente anni '80 che ormai fanno le grafiche delle maglie col Commodore 64. Hanno tutti i capelli.
Eppure devono avere gravissimi problemi personali con ogni singolo fonico in Italia, visto che le chitarre non si sentono e che, senza nemmeno le basi di tastiera, pare una serata in sala prove quando il chitarrista pacca all'ultimo ma hai già pagato il mese in anticipo.
Toccherà espatriare di nuovo per sentirli al pieno potenziale.
Spero che i loro finanziatori occulti (NWO? Soros? Illuminati? Rosacroce?) continuino a fargli incidere gli album incredibili, se gli tocca trovarsi un lavoro perdiamo moltissime magliette coi loghi ottantiani.

A ogni singolo concerto ho beccato i CL a spasso, molto disposti a chiacchierare coi fans (soprattutto con le fans, ma come fargliene una colpa?) a parte il cantante Danny Rexon. 
Che fine fa? 
Lo chiedo all'ursino batterista Joel, meraviglioso con ciabatte da campeggio e unghie nere che gli impediranno a vita i piaceri fugaci del sesso nel backstage. Joel ammette che il cantante scrive i pezzi, produce, fa promozione e social management, fa la spesa e pulisce casa, ma quando si è trattato di rispondere ha preferito deviare il discorso sugli incomprensibili dialetti dell'Andalusia.
Seriamente. 
Lo ha fatto. 
Quindi il mistero resta. Che fine fa Danny Rexon dopo ogni show? Gioca da solo a Cluedo? Scrive i prossimi 7 album? Guarda per la millesima volta Miami Vice per copiare i look clamorosi? Con opportuni finanziamenti, la risposta l'avrete al prossimo show.

PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS.
Mentre era nei Motorhead Campbell ha trovato il tempo di sfornare e allevare 3 figli, musicisti pure loro. Tenendo conto della durata dei tour con Lemmy, probabilmente hanno conosciuto il padre verso i vent'anni. Per recuperare, la famigliola ha messo su una band, ha ingaggiato un cantante e ha fatto uscire un album “sudatissimo e polveroso” (cit.), per poi partire in tour ovunque.
E basta...
Ero fuori in giardino.
Ho sentito “Born To Raise Hell” e sono corso dentro.
Poi sono uscito a sedermi.
Gli anni delle 12 ore in piedi in transenna sono iniziati e finiti nel 1997.
Ormai l'obiettivo è vivere per scrivere un'altra recensione.

HARDCORE SUPERSTAR.
A me stanno sulle balle perché non scrivono abbastanza canzoni che mi piacciano. Al massimo 3-4 per album, con tendenza al calo negli ultimi.
Però live sono tra i migliori al mondo.
E lo sanno anche loro. Per quello scrivono gli album nei ritagli di tempo durante i weekend di pesca al salmone.
Pare che la preoccupazione principale del pubblico fosse la presenza o assenza del baffo di Jocke Berg. Appena il cantante irrompe sul palco e tutti realizzano che il baffo non c'è, partono caroselli in stile vittoria ai mondiali '82.
Mi perdo a guardare il dinamico Vic Zino, uomo realizzato e sorridente: era nei Crazy Lixx, ma si vede che è felice dove sta, perché girano molte più donne e la sua chitarra sul palco si sente.
Nel dopo show saltano sempre fuori i nostalgici che rimpiangono l'ex chitarrista coi denti marci e i concerti del 2001 nei centri sociali. Suvvia, mancano anche a me, ma solo perché ero giovane, bellissimo e credevo nel suffragio universale.

Noto nelle dinamiche da area esterna che la tensione da riproduzone praticamente non esista. Non perché manchi il desiderio, ovviamente, visto che i Rockerz hanno la spiccata tendenza ad accoppiarsi tra simili.
E' che ormai tutti conoscono tutti e quello che poteva accadere è già accaduto da anni oppure non accadrà mai. 
Praticamente adesso ci sono le dinamiche da crociera dei pensionati.

GOTTHARD.
La band della giornata col repertorio migliore.
Pure le coriste che cantano davvero e non sono là solo a dimenarsi... grazie, non sono abituato, è roba da gente coi soldi...
Noto che si vede il batterista: di solito è invisibile perché alto come un puffo, infatti mi dicono che per questo tour sia sostituito dal drummer degli Helloween.
Leo Leoni è sempre uguale al mio elettrauto Toni con la parrucca.
Concedo 3 pezzi, perché devo puntare verso la terra della Punteggiatura a bestemmie (il Veneto).
I Gotthard sicuramente lo sanno e sanno anche che tirerò fuori la solita storia dell'elettrauto, quindi mi cacciano due pezzi recenti (con Maeder) che ovviamente non conosco perché … dai … veramente ascoltate i nuovi pezzi dei Gotthard???
La terza canzone è “Hush”, che sarà anche scalpitante e sculettina, ma è una cover anni '60 e solo il cappellino in testa mi blocca la caduta dei capelli.
Poi basta. Autogrill o morte.
Grandi Gotthard, avevate il piglio dei professionisti in mezzo ai disperati, ma i lettori di questo blog mai sapranno come state vivendo la vostra seconda vita.

Metalitalia, grazie.

lunedì 8 aprile 2019

Gite scolastiche: guida serissima per evitare processi penali



Forte di un record del 100% di studenti riconsegnati sani e salvi dopo i viaggi di istruzione, regalo una breve guida sulla gestione delle scimmiette in gita. Tuttavia spesso il peggio è stato sventato con "fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione" (cit.). Per dettagli, gradito bonifico.
Intanto, ecco le precauzioni basilari.

  • PIANIFICAZIONE E TEMPISTICHE. La pianificazione deve essere spietata, i tempi sfiancanti, gli spostamenti preferibilmente a piedi e le pause poche. Questo perché alla fine della giornata almeno il 50% degli studenti deve essere distrutto e desiderare di andare a letto. Il restante 50% ha spesso prodigiose capacità di recupero e/o incapacità di ascoltare il proprio corpo, quindi: cena esagerata seguita da devastanti discussioni serali coi prof su temi noiosissimi (il disagio giovanile, il bullismo, cittadinanza & costituzione, equazioni, ecc.).
  • VIAGGIO IN CORRIERA (solo per docenti di scuole povere). Ormai, per fortuna del prof accompagnatore, gli studenti si gestiscono tra smartphone, auricolari isolanti, Netflix, siti di scommesse e video di musica trap. Fortunatamente (per noi) chiusi in una bolla che li rende innocui. Un tempo, causa mancanza dei supporti di cui sopra, la noia rischiava di scatenare zuffe, miserevoli approcci per l'accoppiamento, tentativi di fumare o drogarsi, cori da stadio, vandalismo generico. Ringraziamo quindi il dilagante turboindividualismo, che ha generato masse di asociali passivi.
  • ALBERGO. Usanza frequente degli alberghi stranieri è chiedere la cauzione alle scolaresche italiane, per tenersela in caso di danni o schiamazzi. Spesso però tali hotel sono miserevoli catapecchie con porte che collassano e buchi nelle pareti, quindi è saggio fotografare i danni appena entrati ed esibire il tutto al personale dell'hotel. 
    Ovviamente i portieri di notte cercheranno in tutti i modi di dimostrare che gli studenti si accoltellano nottetempo oppure consumano alcol sui cornicioni o intonano cori ultrà nei corridoi. Il che implica telefonate notturne ai prof per segnalare i problemi. E non sanno che così scatenano una reazione perversa per cui i prof battaglieranno fino alla morte per farsi restituire la cauzione: è una questione di principio, il sonno è sacro (ma questo gli studenti lo sapranno solo se leggono questo blog).
  • COLAZIONE E CAZZIATONE. Anche se la colazione è inclusa, molti studenti non lo sfrutteranno, perché vanno a letto alle 5. Poi chiederanno di fare pausa-colazione durante le visite e l'atto del negargliela regala ai prof momenti di altissima soddisfazione.
    Prima di partire per le escursioni, giro per le camere a svegliare i nottambuli. Percuotere con violenza la porta fino alla comparsa dei disagiati, urlare vocali/consonanti a caso ma fare attenzione a inserire “Ritardo... Ti spacco... La tua famiglia... Il senso di responsabilità... Kierkegaard”: i termini non significano nulla, ma i loro cervelli in stand by devono percepire che sei incazzato e non devono peggiorare la situazione.
    È bene, prima di partire per le escursioni, radunare la truppa e fare un cazziatone generale per il comportamento della notte precedente. Anche se non è successo niente. In effetti, essendo adolescenti è quasi certo che qualcosa abbiano combinato, quindi la reprimenda è sempre un buon investimento.
    Minacce consigliate:
    1. “Ti segnalo alla scuola” (va bene se è uno con voti decenti)
    2. “Lo dico ai tuoi” (solitamente se ha voti bassi, ma famiglia presente)
    3. “Ti faccio sputtanare sui social con accuse false e video modificati” (in caso di famiglia assente)
  • ESCURSIONI. Durante le visite la risposta a ogni richiesta deve essere “No”. Se acconsenti, tutti vorranno fare quella cosa (che sia un selfie in un lager, andare in bagno, acquistare bustine per strada o entrare da Zara per comprarsi le mutande) e i tempi si dilateranno: nell'attesa dei fuggitivi, la grande massa sta ferma a riposo e il tuo obiettivo invece è stancarli come ciclistisullo Zugspitze.
  • RIENTRO IN ALBERGO. Una sola parola per gli studenti: “Doccia”. Adeguarsi o soccombere. In casi estremi, profetizzare un futuro di solitudine e rapporti sociali via chat con escort low cost.
  • CENA. La povertà diffusa nel mondo della scuola obbliga a stipulare convenzioni con locali che improvvisano cene per 30-40 studenti ogni mezz'ora. Si mangia stretti come sardine e la qualità del cibo è proporzionale alla media voti in Hegel. Ci sono studenti che mangiano anche i sassi (probabilmente per la fame chimica) e altri che non accettano nemmeno i Gambero Rosso (alle loro lamentele si risponde che la prossima volta, pagando 4mila euro in più, si potrà andare in gourmetteria). I locali tendono a cacciarti in breve per fare spazio ad altre classi, a cui vengono spacciati gli avanzi riscaldati di almeno due sere di scolaresche.
  • GIRO DOPO CENA. Anche se il povero prof vorrebbe andare a letto, a volte l'hotel è malauguratamente vicino al centro e portare fuori gli studenti diventa un'esigenza. Di fatto, scapperebbero lo stesso, quindi meglio averli sotto controllo e provare a stancarli ulteriormente. 
    Non si acconsenta alla discoteca: troppa confusione, non sono monitorabili, hanno resistenza infinita data dall'abitudine mentre noi docenti siamo vecchi e stanchi.
    Meglio tavolata in qualche locale, di modo da gestire l'assunzione di alcolici e blindare l'accesso alle droghe.
  • NOTTE IN ALBERGO. Prima di abbandonare la truppa, pagare sottobanco delatori pronti a spifferare i movimenti notturni. Sono informazioni preziose per anticipare le imprese più ardite, tipo credersi Spiderman e volare tra i cornicioni. 
    Concordare con gli elementi peggiori il permesso di riunirsi nella hall ed eventualmente in aree esterne per fumare, ma illustrare il livello di violenza che scateneranno le uscite di soppiatto.
    Eseguire almeno due raid notturni per intercettare i vili traditori che vorrebbero esprimere il loro disagio esistenziale urinando nei corridoi.
    Dormire con un occhio aperto, stile “Carso 1916”.

domenica 2 dicembre 2018

LORDI + SILVER DUST + DNR: il ritorno del Festivalbar


LORDI + SILVER DUST + DNR
24 novembre 2018
Revolver Club (San Donà di Piave – VE)

Il concerto all'ultimo minuto è pratica che rifuggo, in quanto persona distante dall'italica improvvisazione e prossima alla maniacale pianificazione teutonica (quella che ha fatto perdere due guerre mondiali su due, peraltro). Tuttavia Lordi l'ho visto varie volte e so esattamente cosa aspettarmi: mi interesserebbero solo i costumi nuovi e sapere se davvero non suda là dentro. Poi mi libero da impegni con una piroetta degna del Peggior Genitore 2018 (titolo che conquisto in extremis per il terzo anno consecutivo, maggiori informazione dietro pagamento) e con la serenità interiore tipica dei traditori dei benefattori (per chiarimenti, ricercare “Divina Commedia – Inferno – Nono Cerchio – Giudecca”) giungo al Revolver.

Pubblico numeroso, femminile a tratti.
Sobrietà generale, almeno finché non si sparge la voce che la birra rossa pesta più della bionda e costa uguale. A tarda serata i cocktail scendono da 7 a 3 euro se ne ordini una decina.
Finisce male.
Malissimo.
Ma ormai sono impermeabile alle tentazioni del demone alcolico.
Io.
Altri no.

Ora parliamo di musica, che è quello per cui mi pagate.

DNR
Mi rammarico per non averli visti, tuttavia le dimensioni del batterista Delgado mi impediscono di parlarne male. Perché, come insegna Wittgenstein con un raffinato gioco linguistico, “Ai grossi in monofrequenza non devi rompere le palle”.
Gente piacevole, comunque, anche se è evidente che il quantitativo di proteine sia spartito tra i membri in modo poco equo.

SILVER DUST
La confusione regna nella sala prove degli svizzeri Silver Dust. Look horror-vittoriano, teatralità ingenua ma efficace e uno schermo che proietta immagini e cortometraggi sul concept della band (una storia horror con amici e parenti come attori).
Intrattengono, ma musicalmente sparano a caso come uno studente impreparato in una interrogazione su Hegel. Un pezzo gothic, una ballata, una randellata cubica in stile Rammstein, un vortice di schizofrenia alla System of a Down, assoli neoclassici, qualche figurante sul palco (probabilmente la fidanzata di qualcuno).
Il cantante accentra l'attenzione, fa pure sedere per terra una parte del pubblico (per poi far saltare, prodezza che ho evitato perché certe cose le lascio ai giovani) e spara assoli per far vedere che la band è solo lui.
Alla fine non ho capito se possano evitare un futuro nel telemarketing, al limite come animazione in qualche parco horror ci starebbero anche bene.

LORDI
Motivi per andare a vedere Lordi:
  1. Se il playback parte regolare, siamo già all'80% di precisione esecutiva. 
  2. I costumini sono sempre il massimo e ci si perde a guardarli, quindi non si nota che il bassista è in playback anche durante il suo assolo.
  3. Il chitarrista Amen ha le movenze e l'ignoranza di Keith Richards, oltre che lo stesso numero di rughe. Inoltre sono entrambi in decomposizione. Si sospetta che suoni davvero, perché con le basi avrebbe avuto almeno un sound decente.
  4. Lo show è spettacolare come assistere al Carnevale di Ceggia, però non ci sono i bambini, ma gli adulti sbronzi che saltano come bambini. In sostanza è la stessa cosa.
  5. Le canzoni sono solo ritornelli e sintetizzatori da Miami Vice, il che rende entusiasta il mio bimbo interiore che di solito soffre a spiegare la filosofia del linguaggio di cui non capisce nulla.
  6. I cori su disco sono talmente clamorosi che non ha senso farli cantare live dalla band, visto che farebbero schifo e quindi salviamo la baracca mettendo direttamente il CD. 
Lo spettacolo si chiude in trionfo e ci starebbe una foto coi mostri, ma te la fanno fare solo se hai il braccialetto VIP che sarà costato come una renna di Babbo Natale. In fondo anche Lordi deve sopravvivere, ma tra cachet, magliette vendute e selfie a pagamento ci dimostra che è ormai un vecchio mostro arrivato e desideroso solo di una dorata pensione tra saune e renne sotto sale.

La serata prosegue fuori dal locale, tuttavia ciò che accade nel parcheggio resta nel parcheggio. Come a Las Vegas, ma con i superalcolici croati.

martedì 25 settembre 2018

Metalitalia Festival 2018: oltre la calvizie incipiente


METALITALIA FESTIVAL 2018 - DAY 1
Live Club (Trezzo sull'Adda)
15 settembre 2018

Brutalmente, il mio unico motivo per presenziare al Metalitalia 2018 Day 1 è poter scrivere questo report pieno di verità instabili come il divenire di Eraclito. Le band, infatti, le ho già viste tutte in gioventù, quindi allorché le band avevano ancora un'età da pre-pensionamento. Però il festival è di qualità, il locale è uno dei migliori in Italia e quest'anno ci sono pure un sacco di spazi dove sedersi o sdraiarsi per poi alzarsi lenti lenti facendo “oplà”.

Mi dicono abbiano suonato anche Asgard e Rosae Crucis, ma per farmi arrivare presto gli organizzatori del Metalitalia dovrebbero:
  • spostare il Live Club di almeno 150 km verso est OPPURE...
  • organizzare direttamente il Festival in Prato della Fiera (TV) OPPURE...
  • mandarmi a prendere in elicottero.
Ma siccome per gli organizzatori conto come un Prof di Religione nei Consigli di Classe, continuerò a perdermi i primi gruppi.

WHITE SKULL.
Arrivo durante il ritornello di “Asgard” ripetuto seicento volte, poi presentazioni della band e addio alla prossima. Ma non serve esserci stati per sapere che i WS sono una band pronta a morire sul palco. Non hanno mollato mai, stanno simpatici a tutti e tra vent'anni io sarò qua a scrivere su di loro sempre le stesse cose.

ELVENKING.
Tra le tante band italiane che ho seguito nei secoli, sono tra i pochi che non ho mai perso di vista. Sarà la vicinanza geografica, sarà che li ho scoperti quando suonavano nei parchi cittadini, ma anche perché sono sempre stati validi live e altrettanto su disco, insomma, mi ricordano i vent'anni da universitario senza preoccupazioni per il futuro (perché ho studiato Storia e un futuro non l'ho mai preso in considerazione). E loro ricambiano con dei sentiti ciao ciao quando li trovo in giro. Il che basta e avanza a entrambi i soggetti. Ancora una volta sono belli carichi, precisione chirurgica e costumini da “Sons of Anarchy - Bosco Atro Chapter”. Il cantante Damna ha lo stesso make-up degli Hell in the Club, ma colato. Hanno pure i capelli, che non è scontato dopo un tot di anni. Ovviamente prestazione maiuscola.

DOMINE.
Una tempesta di sfiga si abbatte sulla band silenziando a intermittenza la chitarra di Enrico Paoli, il che fa incazzare più i musicisti che il pubblico. Peccato, perché i Domine hanno in repertorio pezzi meravigliosi e non poterli sentire tutti ti intristisce e ti spinge a scegliere l'alcolismo (per fortuna il bar del Live spaccia come birra una bevanda color pipì col grado alcolico di una Ferrarelle, quindi it's a long way to the top if you want sbronza colossale). Però sono la band che mi ha dato più brividi ed è ciò che voglio dal Metal, a un'età in cui altrimenti mi emoziono solo se imbrocco la fila più veloce alla cassa del supermercato. “Aquilonia Suite” è una canzone che resterà nella (mia) storia e mi riconcilia con l'umanità (dopo che ogni giorno per lavoro ho a che fare con un'umanità che ascolta musica innominabile).
Catartici come l'esperienza della tragedia greca, i Domine mi predispongono ad affrontare serenamente la caducità delle umane cose, rappresentata dai Grave Digger.

GRAVE DIGGER.
Qualche anno fa, durante i dischi medievali e le gonne a quadri, i GD hanno goduto di buona fama e facevano anche 4-5 date in Italia davanti a pubblico consistente. Poi hanno fatto dischi tra il trascurabile e il pessimo, al punto che adesso suonano una data ogni tour, davanti a qualche fan irriducibile che però vuole le canzoni dell'epoca medievale. Dal vivo non è difficile per loro fare prestazione, vista la leggendaria linearità delle composizioni, e non è neanche necessario passare troppo tempo a truccarsi, perché fisicamente erano impresentabili già nel 1997 e figurarsi adesso. La carta del tour celebrativo se la sono giocata un po' tutti, ma è ormai un atto dovuto per sperare di suonare davanti a qualcuno e non solo per le guardarobiere, i baristi e i fonici. Poi i pezzi della trilogia medievale funzionano ancora benissimo, “Rebellion” l'aspettano tutti a ogni show e quindi bene così. Resta il dubbio, vista la prestazione di Chris Boltendahl, che chiunque possa cantare nei Grave Digger, ma alla fine la band è sua e non credo cederebbe il microfono al sottoscritto.

RAGE/REFUGE.
Peavy ha cambiato l'ennesima lineup dei Rage, ma, avendo ormai inciso 56 album, non trova più spazio nelle setlist per i pezzi vecchi, allora richiama un paio di membri storici come Manni Schimdt (chitarra fulminante ed espressione sempre desolata) e Chris Efthimiadis (batteria fracassona e occhiali da impiegato), chiama la nuova band Refuge, ma suona roba vecchia dei Rage, però fa anche un nuovo album a nome Refuge dove suona come i vecchi Rage e va in tour insieme alla nuova lineup dei Rage, che si chiama Rage e suona il repertorio nuovo, non quello vecchio dei Rage, perché quello lo suona coi Refuge, che sono sempre nello stesso tour.
Peavy ha le idee chiare su alcune cose, come per esempio “non perdere peso”, “non tagliarsi la barba”, “usare sempre la stessa camicia aperta”, mentre su altre pare confuso.
Eppure la cosa funziona: lui a cantare e suonare è sempre ok, i Refuge sono dritti thrash anni '80 e battono che è un piacere, i Rage odierni sono più vari ma sempre heavy e il nuovo chitarrista è un virtuoso meno sbruffone di Smolsky, ma con una mega-voce che sfoggia alla grande durante le cover di tributo a RJ Dio. Ho fatto più fatica a scrivere queste righe che ad abbracciare il gigantesco Peavy dopo lo show. Odorava di grasso saturo e benessere.

HAMMERFALL.
Dopo qualche secolo, rivedo gli Hammerfall live. Sono sempre uguali, è Heavy Metal e a me piace l'Heavy Metal.
Hanno le mosse coordinate migliori di tutto il Metalitalia (ci scommetto, anche meglio del Day 2, che tanto è giornata doom e le band doom coordinano solo i vestiti in nero), in particolare:
  • l'headbanging che li fa sembrare un gruppo di volpini che sculettano;
  • andar su e giù per le piattaforme a rompere le balle al batterista;
  • fare le corna tutti insieme.
Essendo uno show da greatest hits, gli Hammerfall possono dimostrare che una quindicina di pezzi validi li hanno anche scritti, sempre che da loro non si pretenda di innovare il mondo del Metal (cosa che sono ben lungi da voler fare, Cans diceva di aver scoperto Metal nel 1981 e credo che da lì non si sia più mosso granché). Per fortuna ci risparmiamo le ballad, perché anche a voler escludere la title track del primo album, tutte le altre ballad della band sono una vera e propria pestilenza e che insistano a inciderne prova che soffrano tutti di un grave campo di distorsione della realtà.
Oggi si presentano con la seguente formazione:
  1. batterista nuovo con la cresta e la prestazione da drum machine;
  2. bassista con baffo in stile “vergognosa band metallara anni Ottanta della Bassa Sassonia”;
  3. chitarrista anziano Pontus Norgren con pedigree meravigliosamente Hard Rock e l'espressione rassegnata di chi lo fa per pagare il mutuo;
  4. leader chitarrista Oscar Dronjak, che cambia più outfit di Lady Gaga e chiude a petto nudo con le catene d'oro di Mr T, ma ha il fisico di chi mangia solo pane integrale, cetrioli e aringhe;
  5. cantante nonché leader numero 2, Joacim Cans, con sua classica voce settata su tonalità alte e periodica espressione a bocca aperta per far sfiatare tutto l'elio che si è respirato prima di salire sul palco.
Prima che girino voci false e tendenziose... io ho visto parecchi esaltati, molta gente soddisfatta e ben pochi che vomitavano in giardino a causa degli Hammerfall (al limite lo facevano a causa di una opinabile gestione dell'alcol e degli anni che passano). Quindi assegno alla abnd un paio di altissime corna del Metal in segno di approvazione (sperando che le loro mogli non concordino).

martedì 28 agosto 2018

Esami di Stato pt 4: la circolarità della baggianata



Gli orali: introduzione.
Gli orali sono preceduti dal tabellone con i voti degli scritti. Lo studente italiano, notoriamente penoso in matematica, si porta la calcolatrice e fa la somma dei punteggi per vedere a che voto può ambire: il minimo è il vergognoso 60 da calcio nel sedere e raccolta olive in Marocco, il massimo è il 100 che è come il noumeno di Kant (esiste, ma è irraggiungibile, nel senso che io non l'ho mai visto).
Se fa bene i conti, lo studente saprà a che livello dovrebbe tarare la sua preparazione per ottenere il risultato sperato (il punteggio massimo per l'orale è 30, voto che si dà a fenomeni o aberrazioni, a seconda dei punti di vista). Ma, ancora una volta, di quelli bravi non ha senso parlare.
Un argomento adatto a questo blog è lo studente che deve prendere dai 15 ai 20 punti per arrivare a 60. I tre anni scolastici sono andati così così, altrettanto per le tre prove scritte e quindi il pargolo deve dimostrare di essere abbastanza scolarizzato per poter accedere a una catena di montaggio, a un parcheggio universitario pluriennale con Erasmus integrato o a una carriera nel multilevel marketing.
Ecco cosa passa per la testa dei membri della commissione.
  • COMMISSARI INTERNI. L'orale è il coronamento di un anno di preparazione, della quale non tutti gli studenti hanno usufruito. Significa che difficilmente gli sciagurati diventano virtuosi in occasione della prova finale. Magari sono anche sciagurati simpatici, giurano di andare a coltivare barbabietole post-diploma o di scappare a delinquere in un altro paese. Basandosi su queste promesse, i commissari interni provano ad assumere l'atteggiamento dell'imperturbabile asceta, che si lascia scivolare addosso le brutture del mondo in vista di un fine più alto.
  • COMMISSARI ESTERNI. Stremati da una decina di giorni di burocrazia indegna e correzioni paranormali, essi vorrebbero solo andare a casa. Ma devono sottoporsi a quest'ultima impresa. E devono cercare di stare sulla sottile linea tra dignità, imparzialità e comprensione delle umane sofferenze (degli studenti e dei commissari interni). 
    Roba da persone equilibrate.
    E non è detto che lo siano.
    Anche se, per fortuna, spesso lo sono.
    Ma a volte no.
  • PRESIDENTE. Ricorsi. Tribunali. Manette.

Gli orali: svolgimento.
La prova si articola in tre passaggi: esposizione della tesina, domande per verificare la preparazione, domandone finale sul futuro.
  1. Tesina. I commissari interni hanno già visionato le tesine, a volte le hanno corrette, altre volte cestinate, a volte scritte loro (momento più basso della carriera di un professore), altre volte ancora accolte con gioia e soddisfazione (mi dicono accada...). 
    Nei dieci minuti iniziali lo studente deve esporre il suo prodotto delle sue fatiche, sperando sempre che non l'abbia scaricato dal web o dagli studenti degli anni precedenti o che non l'abbia fatta preparare da qualche cugino universitario. 
    La rappresentazione teatrale si svolge così: commissari interni devono mettere i ragazzi a loro agio e sorridere; gli esterni devono fingere interesse perché è poco professionale scaccolarsi e giocare poker a durante l'esposizione; il presidente non ha alcun obbligo e quindi dipende dal carattere (c'è chi ascolta, chi sbadiglia, chi chiede di finire dopo 3 minuti... vasta e varia è l'umanità).
    Sugli argomenti non si può pretendere troppo: va benissimo se vuoi parlarmi delle nuove droghe che hai provato durante l'anno scolastico, però fammi una bella presentazione in Prezi che così le competenze digitali sono al top.
  2. Domandine. Le domande dovrebbero partire dalla tesina e di solito mi va di lusso, perché elementi casuali di Storia e Filosofia gli studenti li infilano sempre. Peggio va alle materie escluse dalle tesine, ma almeno si mette alla prova l'abilità del commissario di inventarsi collegamenti inesistenti o l'umorismo nel chiedere cose che non c'entrano niente pescando a caso nel programma. 
    Sulle risposte che molti studenti danno agli orali è fiorita una copiosa letteratura umoristica. Posso testimoniare che è vero: pare che la Germania abbia vinto due guerre mondiali, che Schopenhauer abbia causato il suicidio di Leopardi, che 2+2=22 e così via... si perde la capacità di stupirsi. L'unica è fare la faccia ieratica, non dire né sì né no e confidare nell'incomprensibilità della Filosofia e nella soggettività della Storia. Sia chiaro, nemmeno il più prestigiatore dei docenti può far passare per buona l'idea che le bombe atomiche siano esplose in Inghilterra, ma alla fine lo studente autore di una risposta del genere è già proiettato verso la totale irrilevanza esistenziale e tanto basta.
  3. Domandone sul futuro. Chissà perché, che l'esame sia andato bene o meno, quasi tutti i Presidenti si sentono in dovere di chiedere agli studenti cosa faranno in futuro. 
    Non è una cosa buttata là, aiuta anche a capire se il soggetto in questione ha una minima percezione di cosa vale e cosa può fare. Se uno ha collezionato figure barbine durante tutto l'esame e poi dichiara di voler studiare per diventare CEO di Apple, la commissione potrà indirizzarlo con leggerezza presso la più lontana catena di montaggio della ditta americana. 
    Ogni tanto c'è qualcuno che dice di volersi prendere un anno per decidere con calma: io questi li amo, soprattutto se dicono la verità, ma ci sono anche quelli che, dopo 4 bocciature e un patrimonio dilapidato ai videopoker, vogliono prendersi un anno di ferie in qualche fumeria d'oppio.
    Poi c'è sempre quello che non capisce la domanda.

Gli orali: conclusione.
Dopo la prova, si decide subito il voto. 
Suggerimento per i futuri maturandi: più la discussione è lunga, più ci sono problemi. 
Il voto è collegiale, quindi lo decide tutta la commissione insieme: questo non significa però che siano tutti d'accordo. 
Il caso estremo si verifica quando lo studente è stato scandaloso in alcune materie ma non in tutte, inoltre ha scritti insufficienti ma non troppo e al domandone finale ha fatto intendere che desidera inserirsi nel mondo del lavoro con qualunque mansione (l'importante è non essere più obbligato a studiare Hegel e Heidegger). In tal caso si va a maggioranza e la decisione è influenzata da elementi come il caldo, l'umidità, l'appartamento prenotato al mare, il gas lasciato acceso a casa. A volte, nonostante tutto ciò, permane una situazione di stallo. Allora la fame è il fattore che spinge verso una soluzione conciliante, accompagnata dalla massima di un Presidente lungimirante di qualche anno fa: “Sarà la Vita a bocciarlo”.

ADEMPIMENTI FINALI.
Un manipoli di eroi, provati come e più dei mercenari della “Anabasi” di Senofonte. Ecco cos'è la commissione alla fine degli Esami di Stato. 
Magri ed emaciati, senza più vestiti puliti causa sudorazione inarrestabile, con la mente piena di dubbi perché a forza di sentir profferire boiate ti viene il sospetto di averle insegnate te, quelle boiate...
Ma manca ancora un elemento, il più importate per la Gioiosa Macchina Burocratica del Ministero. I verbali.
Non ne ho parlato molto, ma il commissario interno che s'è assunto l'onere di fare da segretario ha dovuto produrre decine di verbali per ogni singola operazione della commissione. Praticamente ha vissuto la vita di Belluca prima di sentire il fischio del treno. Alla fine il segretario è in condizioni pietose, sembra un internato in un campo di prigionia vietnamita e ci guarda come se fossimo una squadra di Rambo venuti a salvarlo. 
Il Presidente verifica e verifica, ma ancora non firma: se c'è un vizio di forma, è ricorso e galera. Il segretario deve riverificare, ma ancora il Presidente non firma. Tutta la commissione si spartisce il compito di revisionare i verbali. Cala la notte. Alla fine il Presidente firma.
È finita? 
No.
Bisogna sigillare il pacco con tutte le prove, i verbali e qualunque incartamente prodotto, compresi i fazzoletti da naso usati. Si sigilla con la ceralacca. Come nel 1212. Siamo nell'epoca della totale digitalizzazione, ma sigilliamo con la ceralacca. E poi fai i corsi di formazione sulla Scuola 2.0, sulle competenze digitali, sulle lezioni interattive... e usi la ceralacca.
Ma tanto è finita.
Per quest'anno.

giovedì 16 agosto 2018

Esami di Stato pt 3: l'attesa è orizzonte ultimo e senso dell'esistenza?



Le prove scritte.

PRIMA PROVA – IL TEMA DI ITALIANO.
Checché ne dica il Ministero delle Competenze, ho sempre sostenuto che la vera prova di maturità stia nel tema.
Insomma, se all'orale lo studente imbelle profferisce una boiata, si può far finta di niente, oppure girare il discorso o convincerlo a rivedere le sue posizioni. Ma non si torna indietro da ciò che è scritto nella prima prova.
Eseguito al meglio, il tema risolve l'esame: una prova valida dimostra alfabetizzazione, capacità di citare ciò che si conosce in modo pertinente, proprietà di ragionamento e quindi testa pensante (il massimo, cioè dimostrazione di originalità e spessore, non l'ho mai visto, ma, come per lo Yeti, non escludo che possa esistere).
Se però il tema fa pena, neanche il più ignavo e scalzacani dei docenti di italiano potrà mai prendere per buone alcune bestialità che gli studenti si sono sentiti in dovere di scrivere nero su bianco in un documento ufficiale.
Copiare è inutile, va da sé, a meno che non ci sia qualche spregiudicato che riesce a passare la prova a un complice che gli svolga la prova e gliela ripassi. Sforzo esagerato e rischio eccessivo, ma le menti non pensanti arrivano anche a non calcolare tutto ciò. Comunque, non mi è mai capitato di assistere a brogli durante la prima prova e quindi l'agonia di 6 ore di sorveglianza non ha alcun diversivo (se escludiamo il collega esterno che durante le sorveglianze si spaccava mediocri birre in lattina da 33cl).
Fosse per me, l'Esame di Stato dovrebbe comprendere solo il tema.
Se va bene, diploma.
Se va male, decapitazione.

SECONDA PROVA – MATERIA DI INDIRIZZO.
Essendo le possibilità di copiare più alte rispetto al tema, i commissari esterni si presentano in alta uniforme della Stasi (vai su Google, è roba clamorosa... poi guarda anche “Le vite degli altri”). Sempre che appartengano alla tipologia Angelo Vendicatore (vedi post precedenti).
In caso contrario, la seconda prova passa liscia come l'olio.
In effetti le 6 ore a disposizione di solito sono abbastanza per fare un lavoro fatto bene, ma capita che “studente” e “lavoro fatto bene” non siano proprio sinonimi. E allora abbiamo quelli che consegnano dopo il tempo minimo (3 ore) ostentando sicurezza e ricevendo anche il bacio accademico da parte dei commissari speranzosi di andare a casa presto: sono quelli che di solito prendono 4-6-8 quindicesimi (sempre pari, ma mai sufficienti). Ma ci sono anche gli altri, che consegnano dopo 6 ore giuste giuste, beccandosi almeno un'ora di maledizioni a denti stretti da parte della commissione: questi, grazie al “bonus odio” durante le correzioni fatte da commissioni disfunzionali (mica tutte, eh...), mai arrivano al massimo.

TERZA PROVA (R.I.P.).
Dall'anno prossimo non esisterà più ed è un bene. Per le seguenti ragioni:
  1. era il festival dei peggiori tentativi di copiare, roba da Darwin Award... se fosse permesso tagliare un dito per ogni tentativo scoperto, avremmo orde di mutilati a carico dello Stato;
  2. per evitare le copiature, i commissari interni cercavano di mettere domande accessibili, rendendosi tragicamente conto che alcuni studenti sono in difficoltà anche l'accoppiata nome/cognome... e comunque cercavano di copiare lo stesso;
  3. i commissari esterni o facevano come gli interni (con gli stessi risultati) oppure mettevano domande canaglia per distribuire giustizia divina come la Falce di Azrael: in ambo i casi il naufragio era più che un'opzione;
  4. gli studenti che non avevano studiato ma non volevano/riuscivano a copiare facevano gli occhioni tristi ai commissari... gli occhioni tristi, fossero stati valutabili, avrebbero proiettato verso il diploma fior fior di sfaccendati.
La sorveglianza era schizofrenica, dai divieti di parlare fino al respirare a comando, unite a generose aperture con battute sconce da caserma (se il Presidente apparteneva a una certa sottocategoria) oppure con indicazioni da parte degli interni condite da insulti perché gli studenti chiedevano cose ripassate due settimane prima.
Ribadisco, ci sono anche gli studenti bravi. Ma di quelli si parla altrove, qui solo disagio.
Buttiamola nella latrina, questa terza prova. E sostituiamola con niente, per favore. Così gli esami finiscono prima.

INTERMEZZO 1.
Nelle prove scritte gli studenti con certificazioni particolari (Disturbi Specifici dell'Apprendimento o DSA, es. dislessia) hanno il 30% del tempo in più per completare la prova. Ciò li rende soggetti temutissimi dalla commissioni, perché possono inchiodare i docenti ben oltre le 6 ore previste (per le prime due prove).
Ancora oggi è celeberrimo l'urlo di uno stimato docente di mezz'età allo scadere della sesta ora: “Consegnate, tempo scadut... Dannazione (in realtà disse ben di peggio)! C'è il DSA!!!”.

INTERMEZZO 2.
Prove suppletive... quando uno studente per malattia perde una prova, si deve organizzare il recupero. Stesse modalità delle prove ufficiali, ma con quesiti differenti.
Chiaro che l'assenza deve essere motivata e storie del tipo “ho perso l'autobus”, “mi sono dimenticato” o “pensavo di essere ancora in quarta” non danno grandi diritti. Ma la malattia deve essere roba seria, perché le commissioni costrette alle suppletive sono come i carcerati a cui viene ritardato il giorno di uscita dal carcere.
Leggendario fu il Presidente che, alla notizia di uno studente assente per malattia e calcolato che la suppletiva gli impallava la programmazione per andare a pescare, esclamò: “Subito inviare ufficiale giudiziario, visita medica a domicilio e un team di esperti”, e qui si fermò, ma sperava anche di spedire un plotone di esecuzione per giustiziare il malato.

Le correzioni.
Il Ministero obbliga i commissari a essere tutti presenti durante le correzioni.
Tutti.
Anche quelli che non hanno nulla da correggere.
“Aspettando Godot”, “Il processo”, il concetto di alienazione in Marx... fate un po' voi.
Accade che ci siano docenti veloci come saette, correttori sotto anfetamfine che finiscono il lavoro in tempi da record olimpico. Ma ci sono anche strazianti plantigradi in letargo, lenti come una lezione su Wittgenstein tenuta dal sottoscritto (io però in mezzo mormoro anche parolacce). I primi sono santi e vanno tutelati. I secondi sono spesso oggetto di ricatti e minacce, ma se la lentezza è anche di comprendonio, non c'è pugnale che tenga: il nostro destino è il sequestro di persona per tutti a oltranza.
Poi fa caldo.
Poi si litiga sul fare pausa o andare avanti senza soluzione di continuità, sperando di finire prima delle tenebre.
Poi salta fuori quello che aveva un impegno inderogabile e cerca di scappare.
Poi c'è la fase delle contrattazioni sui voti in stile Büyük Çarşı (vai di Google!). 
Alla fine si pubblicano i voti, si va a casa togliendo il saluto a qualcuno e si attendono gli orali.

E in attesa degli orali, fai il ripasso:



lunedì 6 agosto 2018

Esami di Stato pt. 2: spionaggio, imboscate e cappuccini


LA RIUNIONE PLENARIA.
Riunione che serve ai commissari per conoscersi, per verificare come sia il Presidente e per pianificare il calendario delle operazioni.
Sulla carta.
In realtà ecco cosa succede.
  • COMMISSARI INTERNI. Studio attento del Presidente, che in un mondo utopico coniugherebbe l'efficienza aziendalista di team leader con l'umanità di un saggio filosofo (ovvero, è bravo a fare i calendari e promuove tutti).. in un mondo utopico, appunto. Altrettanto accurata l'analisi nei confronti dei commissari esterni, giacché li si spera comprensivi con i poveri studenti analfabeti: in sostanza, dovrebbero promuovere tutti senza fare i protagonisti dell'esame (perché il ruolo di protagonisti è ambito dai commissari interni).
    Cosa aiuta nel valutare i colleghi e Presidente durante la riunione plenaria? Parametri inoppugnabili come l'odore corporeo, le scarpe indossate, la disponibilità a ridere alle battute vergognose che qualche interno mette in campo per stemperare la tensione, il “sentito dire” che arriva dagli studenti (generalmente sono rocamboleschi voli pindarici attorno ai sempreverdi temi di sesso e droga). Insomma, conta la prima impressione.
    I commissari interni di solito sono persone con normali processi metali, perché il Consiglio di Classe non è talmente idiota da inserire squilibrati... tenendo conto che tra gli esterni possono annidarsi casi mostruosi.
  • COMMISSARI ESTERNI. Tendono a incarnare due estremi: Angelo Vendicatore della Cultura, pronto a spazzare via le tenebre dell'ignoranza, oppure Benevolo Genitore Surrogato, che a colpi di domande da Settimana Enigmistica (prima pagina) e risposte che si dà da solo, conduce tutti i pargoli a votazioni scintillanti. Nel primo caso gli studenti sono spacciati, a meno che non intervenga il Presidente per placare gli animi (gli studenti se la caverebbero anche studiando, ma non vorrei ragionare troppo per assurdo). Nel secondo caso, se i commissari sono tutti così si può già dare anche agli studenti una laurea 110 e lode, altrimenti comincia il valzer di scontri e ripicche tra commissari (“Sei troppo buono”, “Sei troppo cattivo”, “Ti puzza l'alito”, “---inserire insulto generico alla madre---”...).
    Se sono persone normali, ci si ragiona e si procede tranquilli verso un Esame nella norma. Altrimenti, solo un Presidente illuminato può salvare la situazione. 
  • PRESIDENTE. Egli sa che i ricorsi avvengono in caso di bocciatura e che si giocano tutti sui vizi di forma, quindi i verbali della commissione devono essere impeccabili. Ragion per cui molti Presidenti se li fanno da soli, e il segretario deve solo rivederli e controfirmarli.
    Ma l'Umanità è vasta e varia, quindi ci sono anche Presidenti che vogliono solo andare in ferie, che dormono in piedi, che molestano femmine e maschi, che obbligano il segretario a produrre centinaia verbali che poi vengono costantemente cancellati e riscritti, che non sanno organizzare nemmeno la spesa settimanale e figurarsi una serie di impegni istituzionali, ecc. 
    Se si presenta la peggiore ipotesi, è l'Abisso. Sei commissari sequestrati dal Ministero e obbligati a lavorare in piena estate, coordinati dal Presidente peggio della nazionale zairese ai mondiali '74. Solo anni di abitudine alle difficoltà, a fare di ragion virtù, ad accettare la follia e abbracciare il nonsenso (insomma, la quotidianità per un docente italiano) può permettere di uscirne vivi.

Alla Plenaria si deve prendere anche una decisione drammatica: i turni di sorveglianza durante le tre prove scritte. Nella migliore delle ipotesi si fanno turni equi. Ma tale ipotesi si presenta raramente. C'è il commissario che abita in mezzo a un lago (tutto vero), quello che di mattina deve badare alle capre, quello che si sveglia alle 4 e quindi vuole il primo turno ma alle 11 deve assolutamente andare a dormire, quello che farebbe tutti i turni ma ha problemi di trasporto perché gli hanno ritirato la patente (è sempre tutto vero), quello che soffre il caldo o il freddo, quello che ha fissato degli impegni inderogabili proprio in quelle ore perché non si ricordava di essere stato nominato commissario(continua a essere una storia vera).
Alla fine, per fame o per sonno, qualcuno cede e il calendario esce. Gli esterni vorrebbero sempre uno dei loro presente, giacché ci si immagina un team di commissari interni spregiudicati e corrotti (in stile polizia messicana) che vivono per favorire oltre ogni limite l'esame dei loro studenti. Cosa che potrebbe anche verificarsi ogni tanto, ma vediamo l'impostazione mentale del commissario interno:
  1. se lo studente è bravo, non ha bisogno di aiuti;
  2. se è medio, non ha bisogno di aiuti;
  3. se è sufficiente, anche senza aiuti un diploma se lo porta a casa; 
  4. se è scarso, abbiamo alcune opzioni:
  • è scarso per vari problemi certificati (dislessia, iperattività, ecc.): esistono nelle misure previste dalla legge e ce la fa senza aiuti;
  • è scarso perché non capisce nulla e non ci si capacita di come sia arrivato in quinta: anche con aiuti non ce la farà, quindi inutile farlo;
  • è scarso perché “ha le capacità ma non si applica”: me lo sono dovuto sopportare per anni, magari con i genitori che minacciano perché il piccolo genio non è valorizzato, e ti pare che vado anche ad aiutarlo?

Forti di queste convinzioni antitetiche, i due team di commissari si preparano ad affrontare le tre prove scritte. Che, dal punto di vista dei docenti, sono l'equivalente di ciò che accade ne “Il deserto dei Tartari”: lettura che consiglio senza indugio, mentre attendete il prossimo post sulle prove scritte.

PS. Capita che la scuola ospite preveda di offrire cibarie e bevande (caffé e cornetto, al massimo) alla commissione. Non spesso e comunque più nelle private che nelle pubbliche. Ragion per cui potrebbe sembrare corruzione. Tuttavia, se un commissario si fa comprare in cambio di qualche brioche, evidentemente costui passa il tempo libero a chiedere l'elemosina in stazione.
Il pericolo più grande, in questi casi, è la gola. Alcuni commissari sembrano a digiuno dagli anni '90 e quando arriva il momento spazzolano tutto quello che c'è, come se fossero stati allevati in qualche orfanotrofio. A volte si portano anche a casa gli avanzi, come si fa nei matrimoni che piacciono a me, con la differenza che in una commissione di 7 persone gli “avanzi” sono un nome elegante per definire i furti. 
Magari nella Prima Repubblica ti rimborsavano anche l'acquisto delle Galatine... ma ormai l'abbondanza è finita e le commissioni si presentano con i Tupperware pieni di insalata di riso.

venerdì 20 luglio 2018

Esami di Stato pt. 1: preludio all'abuso o "della schiavitù moderna".

ESAMI DI STATO pt. 1


Un potpourri di esperienze in anni e anni di meriggiare pallido e assorto, mentre tutti sono in vacanza e io assisto al declino della civiltà occidentale.

PROEMIO
Ho vissuto anche Esami di Stato gestiti in maniera professionale, con colleghi impeccabili sotto ogni punto di vista, con studenti brillanti dal futuro assicurato in qualche rapace multinazionale.
Ma chi avrebbe voglia di leggere ciò?
Magari ve ne parlo dietro pagamento.
Nel frattempo, ecco uno sguardo nell'Abisso.

Interludio.
Il commissario esterno, quasi in pensione, ma inchiodato alla cattedra dalla riforma Fornero per anni e anni, mi fissa negli occhi e mormora: “Voglio morire. Odio l'esame di stato. Odio la scuola italiana e gli italiani. Lasciatemi solo”. E io, che il dolore lo rispetto e non voglio morti sulla coscienza, lo lascio solo. Coerente con ciò, nel corso dell'esame il collega ha più volte ribadito il suo affetto per Thanatos (e per le specialità greche del Lidl).
A quanto ne so, è ancora vivo.
E in cattedra.

… ma partiamo dall'inizio...
E per questioni generazionali, assumo solo il punto di vista dei docenti. Quello degli studenti è già abbastanza evidente guardando i loro profili social.
In un mondo ideale la preparazione per l'Esame di Stato inizia in Terza superiore e in certi istituti spietati come Tana delle Tigri è effettivamente così. Nel mondo reale, invece, il panico si scatena in Quinta. Raramente a settembre, più spesso verso gennaio, quando escono le materie esterne.
Allora il docente la cui materia è esterna esibisce immediatamente le seguenti patologie: panico, gli studenti non hanno mai studiato la disciplina, “L'avevo detto che bisognava bocciarne almeno 36!”, il programma risulterà esiguo come la discografia degli Aviator (ma senza la stessa qualità), “Io certe figure non le faccio!” e via di isteria.
Gli altri docenti cominciano invece ad accampare scuse per non fare i commissari interni. Perché?
  • Pochi soldi, talmente pochi che ci puoi fare al massimo una grigliata seria con gente motivata ma astemia.
  • Sequestro di persona per circa 3 settimane, mentre il mondo reale si sollazza tra allarme canicola, bombe d'acqua e soggiorni al centro commerciale.
  • Sfiancante attività di lobbying per tutelare gli studenti: se son bravi devono prendere voti alti, se son scarsi devono uscire col diploma, se sono medi si tira una moneta per decidere il voto.

Superata la fase del rifiuto, il docente arriva all'accettazione del suo compito ingrato e il consiglio di classe decreta le materie interne. Prerequisito fondamentale è che la disciplina sia incomprensibile ai commissari esterni, in modo che gli studenti possano infilare asinate senza essere ripresi in continuazione. Inevitabilmente, la materia in questione risulta essere Filosofia e il titolare ovviamente il sottoscritto.
L'obiezione che io insegni anche Storia e che le asinate in Storia paiano evidenti pure a un adulto di cultura media (non è che un docente di Fisica possa ignorare chi abbia vinto le guerre mondiali, come invece è capitato a qualche mio studente) non ha mai goduto di alcun credito all'interno dei consigli di classe. Del resto alcuni colleghi, appena sentono “Materia interna Filosofia/Storia”, si tuffano sotto il banco per prenotare le ferie con lo smartphone. 
Nominati anche gli altri due commissari interni, sventurati tanto quanto me e anche di più, visto che almeno io me la metto via che mi tocca ogni anno, arriva il momento di assumere per il corpo docenti le seguenti disposizioni d'animo.
  • TITOLARE DI MATERIA INTERNA. Si dibatte tra due dilemmi: concludere il programma con calma e restare sul semplice (risultati semi-garantiti, ma poca gloria personale) o imbarcarsi in ardite integrazioni su argomenti che interessano giusto 2-3 persone al mondo (grande soddisfazione personale, ma studenti che blaterano a caso concetti e formule).
  • TITOLARE DI MATERIA NON PRESENTE ALL'ESAME. “Mare o montagna?”.

E quindi tutto dritto fino a primavera inoltrata, quando ogni bravo docenteripete il mantra “Siamo indietro col programma – Mi mancano voti”. Il che è spesso vero, soprattutto quando nelle Quinte albergano maggiorenni con il potere di firmarsi le giustificazioni e quindi di diventare imprendibili come Lupin. Alla fine si riesce sempre a catturarli per cacciare qualche voto, comprensibilmente vicino al 3 o 4, col risultato che poi gli infingardi pretendono di recuperare fuori orario nell'ultimo giorno di scuola. Perché nella prima settimana di giugno le giornate scolastiche durano 18 ore.

Altro evento fondamentale di fine maggio: il MIUR pubblica i nominativi dei commissari esterni e del presidente.
Gli studenti si scatenando in opere di intelligence per carpire tutte le informazioni possibili sui commissari, anche se di solito arrivano input del genere:
  • “E' buono/cattivo”
  • “E' stato visto acquistare droga nel parcheggio dell'Iperlando”
  • “Domanda sempre ... (inserire argomento casuale che mai e poi mai il commissario chiederà all'esame)”.
Per i docenti è molto più importante capire chi sia il presidente di commissione. Per un motivo banale. Se è persona assennata, si lavora il giusto e si finisce presto. Altrimenti è l'Abisso.
E qualche volta Abisso fu...

Presto o tardi, la seconda parte...