lunedì 28 febbraio 2011

Sabato qualunque


Risveglio in solitaria. La V è fuggita la sera prima per andare a fare la Rockstar a Los Anastasios (S. Anastasio, Cessalto – TV) con pernottamento in albergo 5 stelle a Chiarano, quindi ci si può alzare rumorosi come un ippopoamo. Colazione dei campioni e partenza verso il luogo di lavoro.

Scuola: non vedo elementi che passeranno alla storia, almeno nel senso universalmente riconosciuto del termine. Se invece si ritiene che “Jackass” possa fare la storia, ho candidati.

Pranzo regolare: no.

Palestra: Randy Couture Workout, sudorazione esagerata e bandana da biker tengono lontani gli utenti maschili e femminili. Necessario, se si vuole evitare la chiacchiera, rispettare i tempi di recupero e volare verso il pranzo.

Pranzo post-palestra: prima doccia, per evitare di attirare la disinfestazione. Poi 3 petti di pollo 3 conditi con nulla e verdura fresca condita con nulla. Chiusura gloriosa con qualche cracker integrale. Partenza immediata per la casa natia.

Casa del Sultano. Attrattive: macchina del caffè professionale + Sky (Torneo 6 Nazioni). Si assiste alla debacle di un'Italia volenterosa ma con un calciatore in giornata no e una crescente idiosincrasia nei confronti del placcaggio: anche il Galles placca poco, ma non sbaglia un calcio e nel gioco aperto fanno i fenomeni. Guardo anche il primo tempo di Inghilterra-Francia, promette bene perché chiunque perda io son contento, ma sono costretto a prendere l'aliante verso San Donà.

Ipercoop: appuntamento con la V nel tempio dello shopping proletario dei sandonatesi. Ogni slavo residente entro 20 km è presente. Fenomeno locale: russo con permanente, baffoni, bottiglia di birra, abiti Geox e tatuaggio da malavitoso sul dorso della mano: nel negozio di abbigliamento da lavato di birra almeno 300 euro di indumenti e poi è andato a spruzzare il resto nel negozio di animali. Acquisto qualche abito da cameriere risparmiato dalla birra, sconti abbondanti del commesso, riconoscente di poter parlare italiano.

Bar in centro: inaugurazione con spritz a prezzi da Dubai, ma uova sode in abbondanza a buffet. Problema “proteina serale” risolto brillantemente. Discussioni profonde con popstar, attori, giornalisti, modelle, scrittori. Cena “ulteriormente proteica” con rare e selezionate pietanze mediorientali: un kebab vicino alla stazione, schivando venditori di bamba e commercianti d'organi.

Statale 14. Ritrovo di ogni under 18 del sandonatese. Birra di qualità mediocre e cibo normale a costo da oreficeria. Piano superiore con discoteca e sala biliardi, bimbe minorenni in mutande e bimbi minorenni con ciuffo che impedisce la visione delle minorenni. La V deve incontrare un noto mafioso locale per oscuri traffici, ma il capocosca è di corsa e si scusa offrendo birra mediocre, che mediocre resta, ma almeno è gratis.

Revolver. Festival Metallaro di band della zona ma con un certo seguito. Mio pronostico smentito clamorosamente, locale quasi pieno: gli organizzatori con le lacrime agli occhi parlano di più di 500 biglietti venduti (a prezzi da supermercato polacco). Le dinamiche di spostamento del Metallaro cominciano a farsi sempre più casuali e imprevedibili, ma presenza femminile abbondante: forse questa è la causa principale della migrazione maschile. Manca la presenza del “pedofilo di San Donà”, personaggio improbabile della night life locale, ma probabilmente ha avuto il posto come Prezzemolo a Gardaland. Dissertazioni intriganti con coltivatori diretti, architetti, fresatori, lavapiatti, schiavi a cottimo, ruffiani e adescatori. Concerti seguiti dai divanetti extra-lusso, con la possibilità di fare “sì sì” con la testa verso le band ogni volta che mi accorgo che stanno suonando. Champagne e perizomi. Zam zam.

mercoledì 23 febbraio 2011

Recenz



La prima recensione di un CD che mi è piaciuto (escludiamo quelle nel blog e quelle fatte al bar... in effetti il meglio è sempre stato dato al bar). Ma ne parlo alla fine.

In precedenza ho sempre mentito, perché non me ne frega nulla di parlare male dei CD della povera gente, che si arrabatta per registrarli in cantina e poi li fa masterizzare in Finlandia per avere il sound vincente.
Tanto alla fine non serve a nulla.
I CD la gente se li scarica.
Meglio allora fare recensioni in stile "bravi/belli/puzzolenti...ricordano Qui/Quo/Qua...hanno molti/pochi capelli cotonati" e poi cacciare un MySpace, così la gente se li ascolta per 18 secondi e decide se vale la pena di scaricarsi il prodotto. Se poi il prodotto piace, può essere che qualcuno faccia il grande passo di ordinarselo (su Play.com si possono comprare i CD a pochi soldi, guarda te, al giorno d'oggi si cerca di vendere proprio di tutto).
Insomma, a qualcuno interessano veramente le recensioni? A me sì, ma a molti no: basta sapere che il nuovo di Tizio è figo e il nuovo di Caio è triste. Anzi, dire "triste" sarebbe un modo per attirare l'attenzione. Ho appena fatto un favore a Caio.
Siccome non so quanti possano essere interessati e comunque su FB la cosa gira abbastanza, ecco un misero link per la recensione di:

Fabri Kiareli’s F.E.A.S.T.Rise (Avenue of Allies, 2010)

Riassunto della recensione: bravo, suona quasi tutto lui... ha i capelli come Rocky e la faccia come Al Pacino... ha il batterista che vomita... suona come dovrebbero suonare i Whitesnake se non fossero defunti nel 1985... gli fa il culo a Don Dokken e a tutto il suo roster di parrucche... il caffè al Kiribiri di Piazza del Grano è spettacolare... l'etichetta tedesca Avenue of Allies pubblica solo capolavori italiani... la miglior prestazione di Mark Slaughter è su "All Systems Go" di Vinnie Vincent... Fabri ripete i ritornelli per 3 minuti alla fine di ogni canzone così il popolo bue li impara per sfinimento

giovedì 20 gennaio 2011

Orgoglio

Giampi, V e Furby festeggiano la nuova connessione

... perchè questo è il primo post della storia che viene pubblicato rubando spudoratamente la connessione a un generoso ancorché ignaro vicino di casa.
Eppure, se il diretto interessato sapesse a cosa è destinata la sua connessione (altresì utilizzata per onanismo furioso e poker online), sicuramente accetterebbe la situazione senza batter ciglio. Permettere al sottoscritto di aggiornare questo blog che pare il Deserto dei Tartari è un atto che non ha eguali.
Libiamo quindi dell'altrui involontaria generosità e aggiungiamo che...

... nel 2011 la Hit Parade dei Disadattati ha già un capoclassifica dal pedigree invidiabile. Nella sua prima uscita pubblica (dopo anni in un istituto di igiene mentale) il personaggio ha compiuto le seguenti imprese:
1. Invadere il palco dei Mr No e prendere le botte da 3 componenti su 5;
2. Perdersi in un palco di 4x3 metri, impresa che richiede livello di stordimento da competizione;
3. Farsi buttare già dal palco da una giovane fanciulla dai tratti mascolini e dal perizoma in vista (applausi della platea per il perizoma);
4. Simulare le pose di Axl Rose a fine concerto, abbrancando il microfono incustodito e facendo incazzare il fonico tatuato;
5. Riprovare a fregare il microfono dopo essersi nascosto dietro una colonna: il fonico ringrazia e colpisce allo stomaco.

Anche se non lo rivedremo più, il ricordo resterà indelebile.

martedì 4 gennaio 2011

Esiste una ragione...



... per la quale il blog è aggiornato così sporadicamente?
No.
Ma per il quieto vivere me la invento.
Anzi, me ne invento TOT, scegliete quella che più vi aggrada.

Perché il blogger ha avviato una lucrosa carriera come scafista e non ha tempo, deve aiutare i migliori cervelli a fuggire dall'Italia in modo da rimanere l'ultimo cervello esistente qui e quindi fare battute argute che capisce solo lui.

Perché la V lo tiene chiuso in casa a badare al Furby.

Perché il blogger sta 8 ore al giorno in palestra e resta a casa solo per dormire e mangiare Fage.

Perché non esiste alcun blogger, si tratta di persone a caso che scrivono cose a caso, senza alcun rispetto per l'omogeneità del blog e per la lingua italiana.

Perché il blogger è troppo impegnato a leggere "Storia della Filosofia Indiana", che è complicatissimo e merita 6 giorni di meditazione per ogni riga letta.

Perché il blogger non riceve denaro per questo: essendo avido come Zio Paperone, spera che la gente prima o poi gli chieda di scrivere vaccate a pagamento.

Perché l'unico momento libero è prima di cena (ma la V vuole andare a bere in centro) o dopo cena (ma bisogna giocare a Risiko contro la V e il Furby).

A voi...

sabato 1 gennaio 2011

Semplicemente


Senza retorica, spero che nel 2011 ciascuno riceva ciò che merita. Il che presuppone una visione teleologica della realtà e alla presenza di entità ordinatrici (es., il Dio del Metallo oppure Offler).
Se invece preferite la ciclicità del tempo, fate un po' quello che vi pare, tanto sarete obbligati a rivivere tutto nuovamente... evitate magari di mandare in classifica i Subsonica, mi sono stancato di rivivere sempre l'esperienza di gente che mi spiega quanto fondamentali siano per la musica.

Detto questo, STAY METAL

sabato 20 novembre 2010

Down Memory Lane...


Forse in futuro qualcosa succederà, ma di certo in passato qualcosa è successo!


IL BLUE JEANS
Una storia di pressapochismo e deliri di onnipotenza

A Treviso aprono di solito due tipi di locali. Ci sono i posti molto alla moda, frequentati da gente alla moda, con abbronzature di moda (sempre che avere la pelle arancione sia di moda) e ascolti alla moda. Questi locali di solito hanno vita breve, ma riescono a fare soldi. Normalmente non fanno suonare dal vivo e quindi poco ci interessano. Poi ci sono i bar, che fanno meno soldi ma restano aperti a lungo, sempre che i gestori abbiano una gestione assennata. Anche questi fanno suonare poco dal vivo, perché non hanno gli spazi né i permessi.

Il Blue Jeans era un bar, ma faceva suonare dal vivo. Non aveva né gli spazi, né i permessi né una gestione assennata. Era una stanza a forma di L: un corridoio con il bancone a sinistra, qualche tavolino in fondo, arredamento spartano in stile “Vorrei ma non posso”, tavolini e spritz. Era situato in una zona tragica di Treviso, appena fuori dal centro, con poco parcheggio e con una clientela locale che lo ignorava. Un proprietario lucido l'avrebbe impostato in modo diverso, anzi, non l'avrebbe mai aperto. Ma il proprietario del locale non era molto lucido.

Si trattava di un iraniano dal passato sconosciuto. Dall'aspetto non avresti mai detto che era dall'Iran, sembrava un normale alcolizzato del NordEst. Quando parlava era spesso incomprensibile, ma forse la colpa era del cabernet. Non sappiamo se avesse già esperienza nella gestione di bar, visti i risultati comunque lo escluderei.

In ogni caso gli affari andavano male e quindi, quando un qualche disgraziato andò da lui a chiedergli di suonare, l'iraniano intravvide l'affare. Come lo intravvide lo sa solo lui.

La band di Treviso sono sempre alla ricerca di posti dove suonare, al punto che si accontentano di suonare gratis. Questo spinge i proprietari a ingaggiare chiunque gli prometta di portare gente e la ricompensa sono poche birra e zero euro. L'equazione “poche birre gratis/molte birre vendute” deve essere sembrata geniale all'iraniano, che si autoconvinse di avere un locale adatto alla musica live. Non era proprio così...

La band venivano fatte suonare in fondo al bar. Grazie alla forma a L, bastava che quelli in prima fila fosse alti più di 1,70 e il gruppo spariva. I suoni erano sempre più che scadenti, giacché non esisteva alcun impianto decente e l'acustica era un concetto oscuro. E questo fu il primo errore.

Il secondo errore era che ogni gruppo di zozzoni metal/rock di Treviso e dintorni volle una data al Blue Jeans e l'iraniano diceva di sì a tutti, tanto co 20 persone il locale era pieno. Ciò recava almeno due effetti collaterali:

  • la gente si portava da bere e non acquistava nel locale, quindi non si facevano affari;

  • essendo il bar minuscolo e le birre a pagamento, la maggior parte degli avventori stava fuori a chiacchierare e a bere le birre portate da casa.

Il bar era situato in una zona residenziale e la presenza continua di punk e Metallari che bevevano birra allarmava gli indigeni del luogo, che spesso chiamavano le forze dell'ordine. Quando questi arrivavano, scoprivano che il locale non aveva permessi per la musica dal vivo, vendeva tramezzini velenosi, l'aperol era scaduto nel 2002, il bagno era intasato, gli avventori spesso erano favorevoli alla legalizzazione di sostanze particolari, la zona non era insonorizzata e tutto il circondario poteva godere della musica.

Tutto questo per dire che anche gli Outlaw Stars si lanciarono a caccia di date nel locale e le ottennero senza problemi. Giovane band in piena promozione, suonava ovunque senza avere alcuna pretesa, anche sotto i ponti e nei cantieri edili, rivendicando le proprie origini operaie. Poveri ma belli, affrontavano il Rock così, senza troppi problemi: alzare gli amplificatori a 11, indossare il boa piumato e via.

Nessuno ricorda gli show degli OS al Blue Jeans a parte i 5 in prima fila, gli altri hanno una vaga memoria di suoni impastati e strilli da neonato, che si concludevano con le sirene della polizia. Le serate al Blue Jeans non portarono alcun beneficio agli OS, né economico (non si guadagnava nulla) né in termini di prestigio: se avessero suonato in Piazza dei Signori chiedendo l'elemosina, avrebbero avuto più soldi e più pubblico. Semmai ci rimisero dal punto di vista sanitario, vista la qualità dei prodotti del bar.

Dopo una sfilza di inevitabili denunce di disturbo della quiete pubblica, il locale chiuse. Nessuno ne sentì la mancanza, né come bar né come concerti. Alla fine era come andare a trovare le band in sala prove e la birra te la potevi portare da casa.

sabato 6 novembre 2010

Nell'indifferenza generica...

W.A.S.P.

31 ottobre 2010

New Age (Roncade – TV)


Una recensione breve nel primo atto,

una coda di lamentele e recriminazioni nel secondo

(saltate la prima parte se volete solo le cose brutte).


PRIMO ATTO: lo show.

Prima di Lawless hanno suonato due band di supporto. I Rain non li ho visti, ma tanto sono sempre i soliti. Gli Shadowside sono brasiliani, hanno una donnina alla voce e suonano un incrocio tra Iron Maiden e power metal europeo. Non ero interessato a nessuno dei due, troppo concentrato nello scovare disperati & fenomeni da baraccone in un New Age gremito oltre ogni aspettativa.

Una band chiamata W.A.S.P., di fatto, nel 2010 non esiste e, forse, non è mai esistita neanche negli anni d'oro. I W.A.S.P. sono Blackie Lawless. Se Lui è in forma e ha voglia, la band è strepitosa; al contrario, nemmeno Gesù Bambino in persona potrebbe risollevare uno show dove latitasse l'ispirazione del leader. Stavolta, per fortuna, Blackie è stato all'altezza della sua fama. Concerto intenso, pochi fronzoli e prestazione ottima: anche troppo precisa, al punto che, oltre al consueto playback nei cori, si è avuta la sensazione che anche la voce di Blackie fosse “aiutata” nelle strofe. L'acustica sempre mediocre del New Age penalizza le chitarre, impastate e confuse nelle ritmiche (come da tradizione W.A.S.P., comunque), mentre il basso sono anni che non si sente. Batteria abbondantemente triggerata, ma battuta con foga da minatore e quindi sopra la media. Il solista Doug Blair si ritaglia una manciata di minuti da guitar hero con pose a effetto e atteggiamenti bulleschi, mentre Blackie suona qualche accordo qua e là, con poco impegno ma tanto tanto carisma.

Lato dolente è la scaletta, perché Mr Lawless ha passato i 50 da un po' e umanamente non ce la fa a suonare più di un'ora: meglio un'ora bene che due ore da cani, certo, ma lasciare fuori pezzi da 90 del repertorio (niente “Chainsaw Charlie”, roba da suicidio commerciale) e piazzare 3 pezzi dall'ultimo album non è proprio una genialata. È vero che i W.A.S.P. sono una delle poche band degli anni '80 che ha continuato a pubblicare CD, a volte belli e a volte meno, ma è anche chiaro che non li compra nessuno e ai concerti i fans vogliono solo i classici.

***

SECONDO ATTO: lamentele e recriminazioni.

La tanto pubblicizzata “Festa di Halloween” del New Age è stata un'atrocità. Perché chiamare ben 3 DJs dal Nobile Pedigree Metallaro, se poi li si obbliga a piazzare le solite “canzoni da New Age” a uso e consumo della solita clientela?

Dopo un inizio incoraggiante con qualche pezzo Hard&Heavy che fa ben presagire, ben presto si sprofonda nella solita monotonia che da anni rende il locale sempre uguale a se stesso, sabato sera dopo sabato sera. Un buon modo per tenersi buoni i soliti aficionados, un'occasione persa per far divertire tutti gli altri, che hanno deciso di passare la serata lì invece che altrove.

Poco male, sono anni che sto lontano dal New Age (esclusi sporadici concerti) e quando ci torno trovo conferme sul fatto che in giro c'è molto di meglio.

Resta da dire qualcosa sui disperati. Tralascio volontariamente tutti gli utenti classici del locale, che tanto saranno sempre lì anche tra vent'anni, e passo alle new entry.

Attirati dall'americanata di Halloween, in diversi hanno optato per look da streghe-vampiri-designers-zombie-drogati, il che è sempre un bel vedere.

Non scordiamo i cotonati del Glam, che hanno passato il pomeriggio a spruzzare lacca e che presto si sono trovati come pesci fuor d'acqua a ballare i Limp Bizkit.

Citazione particolare per un simpatico pirata con l'eye-liner e il capello da Luigi XIV: un mirabile incrocio tra Lady Oscar e i Running Wild, che in sostanza si è sprecato tanto solo per l'ora di show dei W.A.S.P., perché dopo l'orrida musica del locale lo ha confinato in un angolo.

Ed ecco a voi Il Giovane Nerd. Maglioncino rosso e occhiali da frustate con asciugamano bagnato: entra in pista spaurito su un pezzo dei Guns, poi si scatena sul “repertorio New Age” tramite mosse scoordinate ed entusiasmo motivato solo da un'infanzia di “World of Warcraft” e porno su internet. Inevitabilmente, fa il vuoto attorno a sé.

Darwin Award” al siciliano che mi ha domandato se gli vendevo “uno spinello” (ha detto proprio così) e poi si è anche offeso perché l'ho mandato a cagare. Il personaggio in questione poi è andato a esigerlo dal DJ che stava mettendo i dischi. Probabile che l'abbia chiesto anche alla pattuglia parcheggiata fuori dal locale.

mercoledì 13 ottobre 2010

The Convivenza Saga pt. X --> The Block.

La scelta del luogo dove vivere è stata influenzata da parametri imprescindibili.

  • Luce e acqua corrente, perché son nato nella bambagia e ho il vezzo di lavarmi i denti due/tre volte al giorno.

  • Parcheggio coperto per la moto. Da quando ho bucato la ruota della bici nel 2007 mi ritrovo un unico mezzo di locomozione: la moto. Chiaro che la suddetta non può venire trattata male come un'automobile, che si prende pioggia/sole/grandine/neve e popò di piccione 24/7.

  • Vicinanza di un rivenditore di kebab. Qui la cosa è andata di lusso, visto l'elevata densità di nord-africani che popolano il quartiere. A dirla tutta, ci sono pure parecchi nigeriani/senegalesi, i quali col kebab c'entrano nulla, ma ho voluto citarli lo stesso anche se privi di qualunque specialità culinaria degna di nota. Un po' mi ci sono anche affezionato, perché tendono a discutere urlando in mezzo alla strada e quindi ormai di loro so quasi tutto. Un appello alla signora Ezeokaka: riprenda a casa suo marito Isaiah, sono sicuro che ha una valida spiegazione per essersi fatto scoprire a brache calate in compagnia dell'estetista.

  • Vicinanza al discount In's: fiocchi di latte PROTEINE 13/GRASSI 0,4 (no bagigi) + petto di pollo PROTEINE INAUDITE + polpettoni danesi di carne macinata PROTEINE NON DI QUESTA GALASSIA.

  • Non richiesto, c'è anche il negozio di fumetti, che non mi serve per ciò che vende (ho letto fumetti per 15 minuti a fine anni '90 e ci ho speso centinaia di euro che non avevo) ma per la gente che ci va. Essendo uno dei principali ritrovi per disadattati (insieme ai concerti), posso soddisfare la mia passione per l'antropologia osservando usi & costumi di quella strana razza chiamata “lettore di fumetti”. A distanza, però: forfora e alitosi sono sempre in agguato. Meritano un post dedicato, quindi per ora taglio.

  • Palestra e campo da rugby sono a distanze ragionevoli. Più la prima del secondo. Dopo la prima si torna a casa subito, dopo il secondo si cerca di scansare le birre e fare la tangenziale in condizioni decenti.

  • Il centro di Treviso è raggiungibile comodamente a piedi o scomodamente in auto. Fondamentale quando si decide di fare il borghesissimo e di andare a fare aperitivo: anzi, a guardare la V che prende gli aperitivi. Ne approfitto per ribadire la superiorità del prosecco rispetto allo spritz. Inoltre con il prosecco non ti danno le patatine, così l'addominale può restare cromato come un riff di “Under Lock And Key”.

  • Cassonetti della spazzatura a portata di mano. Qualcuno quindi dovrebbe spiegarmi perché qualche vicino preferisce lasciar frollare l'umido in terrazzo per qualche settimana. A meno che la vecchia in questione non sia defunta, il che in effetti spiegherebbe l'odore.

  • Finestre dello studio posizionate in modo che “Eternal Prisoner” di Axel Rudi Pell possa risuonare in tutto il giardino, scrostando la ruggine dalla grondaia ed educando il vicinato alla monolitica ed ispirata ripetitività dell'axeman teutonico.


A latere, mi sto ascoltando il solista di Terry Brock, “Diamond Blue”. Uno dei miei AOR singer preferiti di sempre. Please, su Youtube si può ascoltare senza problemi l'hit-single “Jesse's Gone”. Da paura. Silenzio. Abbassare gli occhi. Genuflessione. E adesso che siete delle persone migliori, andate in pace.

domenica 10 ottobre 2010

The Dirty Penny File ( + Slovenian HR & Paduan PopPunk)

Quale dei quattro ha appena scoreggiato?

La band è bovara. Da Santa Cruz, California, un quartetto da tour nei bar locali, se non fosse che il Re della Melodia Johnny Lima ha deciso di produrre (male) i due album e di scrivere (bene) parte dei ritornelli. Impatto e melodie funzionano a corrente alternata, ma sul palco ci sanno fare (a Rocklahoma quest'anno hanno suonato 5 show in 3 giorni, e c'erano altre 50 bands... magari raccomandati, ma non certo incapaci): chitarrista ispanico tutto riff e pose plastiche, bassista L.A. Guns con basso vintage e tatuaggi alla rinfusa, batterista-wrestler lungocrinito che potrebbe anche farsene qualcuna.

Il cantante ha dimostrato molte cose. Ha dimostrato che sa giocare a calcio, che ha un tatuaggio da carcerato, che ha i capelli e anche il bandana e anche il cappellino da camionista. Non ha dimostrato però di saper cantare. Siccome non mi accontento e i ritornelli scritti da Johnny Lima li vogliono resi perfetti e intonati, delle due l'una: o impara a cantare o passa il testimone ad altri e si accontenta di stare allo stand del merchandising.

Inizio del concerto assurdo, con il batterista che perde subito una bacchetta a forza di battere, cori scombinati, chitarra che parte con assolo nonsense e, come l'aspartame sul baccalà, una voce degna di Donald Duck incazzato (o di Udo rilassato). Con il secondo pezzo la band recupera il senno e non si ferma più fino alla fine. Il cantante invece prosegue con l'imitazione del papero.


I Toxic Heart dalla Slovenia potrebbero essere i Bon Jovi slavi: ottima perizia strumentale, abbigliamento da dimenticare, qualche ritornello memorabile e la sensazione che servirebbe una rettoscopia per rimuovere le scope dal culo. In effetti l'atteggiamento da “band di paese alla sagra” non serve a nessuno e l'Hard Rock vuole gente arrogante e sborona, no boy-scout.

I cinque fans sloveni dei Toxic Heart escono prepotentemente dal Moskow Peace Festival del 1986. Capelli cotonati sfibratissimi e bicolorati artigianalmente, jeans a vita alta da paninari, chiodi XL (come quelli che si trovavano di contrabbando nell'URSS di Kruschev) o giacche jeans dell'Oviesse Slovena. Un paio tentano goffi approcci verso qualche donna italica, ma non parlano inglese e comunque l'aspetto li squalifica a vita: inevitabile il ripiego sull'alcol. Consumo alcolico sopra la media, tasso di svenimento tutto sommato modesto.


C'è stato anche un valido gruppo pop-punk da Padova. Pose rock e boiate a profusione, ma il genere non si può sentire. Il Bonny si entusiasma, compra copie del loro singolo e poi cerca di regalarle in giro credendo di fare gradito omaggio: ne avesse trovato uno che ha accettato il dono. E questo dice molto di più di qualunque altro giudizio personale.


Il fenomeno della serata: quarantenne con scarpette inglesi, pantalone di fustagno, giacca in pelle extralarge made in Taiwan, maglietta inquadrabile nella categoria Disperazione & Affini, berrettino da baseball e guanti in pelle. Ovviamente calvo. Sguardo da morto di figa, ma di quelli pericolosi, che nei momenti di sconforto potrebbero arrivare a molestare anche le pecore. Vive con la mamma (o meglio ancora, col cadavere della mamma in frigorifero). Si chiude nella sua stanza per mimare gli assoli di Tipton/Downing e per ammazzarsi con YouPorn. Presenza costante nei negozi di fumetti, preferenze per roba giapponese con storie incestuose e robot giganti.

Mosse preferite della serata: 1. mimare assoli seduto su due sgabelli contemporaneamente; 2. avanzare fin sotto il palco e poi dare le spalle alla band per gettare intorno sguardi pericolosi; 3. nascondersi dietro una colonna e lanciare sguardi pericolosi; 4. guardarsi con soddisfazione il guanto in pelle, indossato all'insaputa della mamma; 5. andare fuori di testa su “Rock You Like a Hurricane”, con combo di assolo + piroetta + sguardo pericoloso; fissare le donne come un tossico davanti a una dose.

mercoledì 6 ottobre 2010

Aggiornamento Dirty Penny


Qualcosa è successo...

i Bon Jovi sloveni e i loro fans;
i BlinkPlacebo padovani senza fans;
i Dirty Penny travestiti da Avenged Sevenfold e in piena di crisi di identità, ma senza alcun patema perché alla fine sono quattro disperati americani che suonano perché non sanno fare altro (a parte il cantante, che sa solo giocare a calcio ma il Legnano non lo ha voluto e allora si è riciclato imitatore di Paperoga).


A presto per sapere tutto

mercoledì 29 settembre 2010

Dirty Penny


Sabato 2 ottobre 2010

Rock Club, Ronchi dei Legionari


Il primo album è suonato da cani, ma i ritornelli di metà delle canzoni sono scritti da Sua Maestà il Visir della Melodia JOHNNY LIMA. Anche se suonassero grindcore, con i ritornelli di Lima verrebbero accolti in Paradiso.


Il secondo album mi manca, ma delle due, l'una:

1. i ritornelli li ha scritti LIMA e quindi è un capolavoro

2. i ritornelli se li sono fatti da soli e quindi fa cacar


In ogni caso, questo oscillare tra il Paradiso e la Fogna è ciò che noi vogliamo. Quattro ignoranti zappatori e dei refrain da Autostrada Con Le Palme. Come dire Eros e Thanatos, ma col ketchup e le parrucche.

Faranno schifo. Io ci sarò. Noi vinceremo.


ATTENZIONE: si prevede una macchinata shock da arresto immediato da parte della Buoncostume. Oppure incarcerazione per eccesso di muscoli trasportati by night.

Saprete tutto a tempo debito.

martedì 14 settembre 2010

"The Convivenza Saga: aggiornamenti non necessari"


Il Petto di Pollo. Risorsa primaria di ogni sana alimentazione onnivora, costa poco e si cucina in pochi minuti. Esauriti gli aspetti positivi. Ostacolo principale: se cucinato a-la “dog's penis”, mantiene il suo sapore da cadavere. So che esistono dei trucchi da casalinga per evitare l'inconveniente, ma io non sono una casalinga, la V certo non si riconosce nella categoria e la Mamma Mia, oltre a essere vegetariana, credo sia la persona più distante in assoluto dal concetto di “casalinga”.

Risultato: sostanzialmente puoi cucinare il Petto di Pollo male ma coperto di spezie (curry o paprika, che tanto non compromettono l'addominale) o di salse (senape, che tra le salse è la meno devastante, a meno che non sia una di quelle senapi donatemi dal Papà Mio con l'unico scopo di farmi ingrassare per potermelo poi far notare). Oppure puoi cucinarlo bene, dedicandoci tempo e cura, fino a perderci mezza mattinata o mezza serata: ma così si elimina uno dei suoi 3 aspetti positivi, quindi adios.

Altro problema del Petto di Pollo: se non sei sicuro di mangiarlo a breve, lo devi congelare. Poi regolarmente ti dimentichi di averlo congelato e ne compri altro, finché il congelatore è pieno. Allora, finalmente, ti rendi conto che al mattino, prima di andare a lavorare, devi scongelarlo e poi mangiarlo quando capita: chi ha voglia di cucinarlo con cura dopo la giornata lavorativa? Non io. Spezie e via.


Le superfici piane. Mi riferisco a tutte le superfici piane escluso il pavimento. Dopo aver fatto ordine generale, suddette superfici tendono a riempirsi in tempo zero: generalmente abiti, tazze & tazzine, sacchetti pieni e vuoti (la V è ancora in modalità “emigrante con valigia di cartone”), libri acquistati in un impeto di frustrazione, CD capolavori che poi cerco disperatamente ovunque, appunti di mille materie (dannata sia il mio essere così poliedrico), amuleti contro la peste, varie ed eventuali.

Il pavimento del soggiorno e dello studio, poveretto, si deve accontentare di scarpe. Certo, essendo una coppia ganza, noi si riempie lo spazio con stivali, anfibi, doposci di pelo e ciabatte dei Kiss, mica robetta da medio-borghesi. Quella la tengo in cucina.


I rapporti col vicinato. Si evolvono, nel senso che qualcuno dei vecchi decrepiti ha percepito finalmente la mia presenza e ha verificato che non fossi uno squatter. Che poi, questi vecchi dovrebbero solo essere contenti di vivere vicino a me, così si possono ascoltare capolavori a profusione. Per ora li sto educando con l'Hard Rock Cristiano: avendo visto che Gesù va per la maggiore quaggiù, ho pensato a questa mossa ruffiana che dovrebbe sancire la non belligeranza. Stryper e Shout a palla: vecchi contenti e io in odore di santità.

Comunque, alla fine la convivenza coi vecchi è facile. Basta salutarli e, all'occorrenza, passare qualche minuto ad ascoltare l'elenco delle loro malattie. Alternare faccia sorridente a faccia preoccupata per 3-4 minuti, poi fuggire con una scusa banale ma con sorriso comprensivo. Attenzione a non andare oltre a queste cortesie, si rischia di venire nominati “badanti ufficiali” e ricevere continue richieste di fare la spesa, imbiancare le pareti o guardare insieme “Sentieri” (il tutto senza la paga di badante, beninteso).


Decorazione d'interni. È una rogna essere in affitto, perché le decorazioni che inserisci devono essere facilmente rimovibili una volta che decidi di fuggire perché non hai i soldi per il prossimo mese (tra parentesi, gente più miserevole pare non si faccia problemi a evitare di pagare, ma io sono stato educato da dei calvinisti). Questo mi impedisce di dipingere martelli di Thor sulle pareti o di incidere rune protettive (anti-cimici) sulle porte. E sì che la V ha anche fatto il Liceo Artistico... quante potenzialità sprecate...


Il tavolo nuovo. L'ho rubato a mio fratello, che l'aveva lasciato in custodia a Papà Mio. Il quale si era convinto di averlo comprato lui e ha cercato di tenerselo dicendomi: “E io dove appoggio i miei libri?”. Siccome un tavolino da studio mi sembrava sprecato come poggia-libri, l'ho sottratto nottetempo e il furto non è stato ancora notato. Si prega di limitare le delazioni. Comunque sia, tavolo perfetto per lavorare col computer e come piattaforma per lanciare le note dei capolavori in tutto il condominio --> attualmente in heavy rotation (come pausa dall'HR Cristiano) è “Perfect Timing”, McAuley Schenker Group, copertina da lacrime coi due eroi McAuley e Schenker in crisi d'identità con le extension blu elettrico e le pose da “me le faccio tutte io, tu guarda e impara”.


PS: ho letto “Cavie” e “Survivor” di Chuck Palahniuk --> così così, è troppo caricaturale per i miei gusti e a volte descrive scene che fanno proprio vomitare. “Survivor” utile perché ho imparato a togliere le macchie di sangue dalle magliette. Magari mi mancano i riferimenti culturali per apprezzarlo, questo Chuck: anzi, diciamo la verità, è a Chuck che mancano i riferimenti culturali per farsi apprezzare da me.

Molto meglio Irvine Welsh, “Il lercio” è una figata, se non fosse per la conclusione che è nera come la pece ma quasi c'era una redenzione e invece io volevo il protagonista lercissimo fino alla fine. Comunque mi ha confermato che nei paesi britannici si mangia da schifo e non c'è speranza che riescano a migliorare perché a loro quella robaccia piace davvero. Per fortuna che non sono più un impero coloniale.

giovedì 26 agosto 2010

LIZZY BORDEN


Rock Planet – Cervia

20 agosto 2010


Solo l'Essenziale


Ritrovo ora spritz al parcheggio del centro commerciale. Mentre la famiglia media italiota disperde i soldi del mutuo in merendine e federe per cuscini, la cricca si raduna per l'evento shock di questa estate: trasferta in Italia, a Cervia, per vedere Lizzy Borden (prima data nella Penisola) sfidando il weekend agostano. Partiamo in mezzo all'indifferenza generale, come è giusto che sia, perché se la gente si rendesse conto del peso determinante di queste gesta, le medesime perderebbero il loro appeal.

Ecco i cavalieri che fecero l'impresa:

  • Sir Bonny, grosso grosso in modo assurdo: il miglior deterrente per ogni pogo sotto il palco, riserva illimitata di consigli su Apple e proteine, fine conoscitore del Metal (esclusivamente Anno 1991) e, a tempo perso, controfigura di Ganesh il Dio Elefante.

  • Sir Walter NoRespect Bastiansson Webzine da Forcate With Balls On Fire: attenzione, egli potrebbe negare di essere mai stato presente nonostante le numerose prove fotografiche, ma la cosa non stupirebbe e, anzi, una sua negazione corrisponde all'affermazione assoluta della verità di quanto negato in precedenza, almeno fino a prova contraria o in caso di cambio di governo.

  • Sir AlexMasi, che oramai ha stracciato il suo omonimo in quanto a presenzialismo nei concerti che contano e rappresenta per tutti il giudizio inappellabile per la prestazione dei chitarristi: un suo “Questo apre il culo!” significa promozione a pieni voti, tutte le altre affermazioni equivalgono a un “Le faremo sapere”.


  • Sir MarchettoDonè, disposto a farsi il viaggio anche da solo, dimostra totale disinteresse per sciocchezze come il sonno o il costo delle autostrade italiane: esibisce la chioma più lunga della carovana e non ha avuto paura di ammettere la sua presenza al concerto degli Uriah Heep, pur cosciente che l'epiteto di “calvo” era in agguato.

  • Il vostro (assolutamente non) umile cronista, di cui non c'è bisogno di sapere ciò che già si sa.

Viaggio in autostrada ricco di discussioni sconclusionate su argomenti di interesse variabile a seconda del livello di demenza. Necessaria pausa in Autogrill per superare lo shock di aver attraversato fin troppi confini naturali (Piave, Adige, Po) e inevitabile foto U.S. Metal di gruppo con esibizione dei vinili di Lizzy Borden: risultato --> clamore strepitoso, vergogna inesistente e futura denuncia da parte del Signor Autogrill per aver fatto comparire il suo marchio in foto così clamorose.

Arrivo a Pinarella di Cervia senza incontrare intoppi di traffico, evidentemente Dio delle Trasferte Shock ha deciso di graziarci e il Dio dell'U.S. Metal ha aggiunto la sua benedizione mantenendo Lizzy Borden vivo fino ad oggi per suonare al Rock Planet.

Incontro con altri prodi cavalieri senza macchia (sulle magliette) e cena pre-torneo, giusto per provvedere alle macchie. La pizzeria sembra una bocciofila, la pizza è senza infamia e la birra trascurabile, mentre l'ignobile piadina scatena le ire del Bonny, che minaccia di gonfiare i bicipiti occupando così altre tre tavolate. Viene ridotto a più miti consigli dall'arrivo di tutta la band di Lizzy Borden in tenuta da spiaggia. La band viene ignorata bellamente dall'80% dei prodi, più concentrati ad osservare la spogliarellista che si esibisce live con Lizzy: dal momento che non accenna a spogliarsi in pizzeria, la suddetta viene relegata in un angolino della mente e sostituita con discorsi sull'essenzialità delle parrucche nell'odierno mondo del Metal.

Nemmeno il tempo di digerire e l'evento assume una piega del tutto inaspettata quando Sir Walter decide di inchiodare l'organizzatore della serata in una discussione serrata, conclusa la quale il colorito del valoroso friulano assomiglia a quello di un sudario: dopo aver avanzato la richiesta di tornare a casa e aver incassato un elegante rifiuto, l'eroico Walter vaga per il locale con sguardo perso e dispensando preveggenze, vaticini, calcoli strutturali e roboanti smargiassate a tutti i presenti. Cosa si saranno detti i due fenomeni? Questo e molto altro prossimamente fra questi post.

La digressione-Vogue.

Ed ecco cosa i nostri eroi hanno scelto di indossare in occasione dell'evento US Metal dell'anno.

  • Bonny: anfibi con calzino bianco di spugna 100% Max Cavalera 1991, braghe corte color sabbia con decorazione rappresentante una carpa in agonia, cintura Black Label Society (dettaglio provocatorio per scandalizzare gli US Maniax) canottiera nera XXL inevitabilmente aderente, camicia a maniche corte stile impiegato del Banco di Musile, braccialetti di ferraglia varia giusto per far capire chi è il Metallaro, polsino Hardcore Superstar fuori contesto.

  • AlexMasi: sneakers borghesi da spritz in piazza a Sacile, jeans scuri qualunquisti, maglietta originale Alice Cooper ancora intrisa del sudore del concerto precedente (non a caso, Alice Cooper).

  • MarchettoDoné: sneakers borghesi da prosecco in piazza a Portogruaro, jeans chiari leggermente bracaloni e sicuramente graditi a Krusty il Clown, cintura borchiata impeccabile uguale alla mia, T-shirt senza maniche all-black che evita l'umiliazione delle macchie da sudore, polsini neri di spugna n.1 per la canicola romagnola.

  • Walter: scarpa nera bassa socialmente accettabile in ogni Catasto del Nord-Est, pantalone bianco stile Billionare con cintura di cuoio bovino texano (dettaglio US Metal), maglietta dei Devil Doll per ribadire la sua fama di decontestualizzato cronico, orologio dei Ringo Boys (secondo dettaglio US Metal), braccialetti di caucciù e metallo che urlano “Ribelle ma affidabile!”

  • Io: tedesco in vacanza.


Lo show: ----- bravi, state a casa, che tanto c'è sempre qualcuno che scrive i report ----


Lizzy Borden chiude in anticipo per lasciare spazio alla programmazione del locale, che prevede:

  • sala esterna con roba africana, chiaramente gradita agli ambulanti che si riposano dopo giornata lavorativa;

  • sala interna n.1, musica disco mainstream, nido di minorenni disposte a tutto per avere il cellulare nuovo;

  • sala interna n.2, musica da rave battutissima, la gente balla stando ferma perché tanto non riuscirebbe ad andare a tempo: popolazione della sala equamente spartita tra tedeschi (che da sempre amano queste cacofonie) e punkabbestia con piercing in suppurazione;

  • gabinetto affollato da giovani che entrano per fare i bisognini ed escono col raffreddore (tiravano tutti su col naso...);

  • vari bar assortiti che vendono bevande a prezzi da Dubai-periferia.

L'integrazione, anche volendola, è impossibile.


La band riemerge trionfante dal backstage (uno sgabuzzino con foglio di carta recante scritto “Backstage”) per firmare autografi, fare foto e tutte quelle amenità che fanno credere a noi di essere dei privilegiati e a loro di essere delle Rockstar. Tali momenti servono principalmente a sfoderare discografie complete e impressionare gli astanti col demo raro, l'edizione coreana, la first press, il bootleg ufficiale e tutto ciò che crea su e-bay movimenti di denaro pari al PIL del Ciad. Inutile divagare, i trionfatori sono ancora una volta del NordEst: Walter ha tutto Lizzy Borden in vinile (incluso il primo mini, dettaglio sfoderato solo all'ultimo come si addice al vero istrione da Fiera del Disco), Bonny si compra la pelle del rullante a cui l'obeso del merchandising aggiunge in omaggio una birra del discount (la bevo io prima che Bonny la usi per corrompere le minorenni).

Momenti voyeuristici di solito non ce ne sono, ma in tale occasione è presente anche la cheerleader, che monopolizza l'attenzione e si fa foto provocanti con chiunque, donando a molti qualche notte di soddisfazione solitaria. Il NordEst si distingue per l'ennesima volta quando qualcuno, facendosi la foto con la donzella, esclama al fotografo: “Mi raccomando, prendi bene la mia maglietta!”. Priorità.

I chitarristi di Lizzy si lanciano al rimorchio selvaggio, visto che le minorenni presenti non sembrano farsi alcun problema a infilarsi nel backstage. Certo, anche le grupies al concerto di Lizzy Borden nel 2010... questo probabilmente le groupies non le vedeva nemmeno nel 1985, e adesso ce le ha pure lui... vantaggi della globalizzazione.

Il bassista è un incapace, al punto che la cheerleader ha pietà di lui e va a rimorchiare una bimba anche per lui. Scena da Silicon Valley, meglio che l'orda di guardoni non abbia visto.


Il rientro.

Obiettivo: rientrare al più presto nelle nostre regioni. Ci si ferma solo una volta arrivati in provincia di Rovigo. Parcheggio dell'autogrill in preda allo scompiglio quando si decide di indossare tutti la maglietta di Lizzy (uguale per tutti, neanche le Giovani Marmotte...) e di fare la foto di gruppo per i posteri. I sagaci molestatori del gruppo individuano una macchina di tre ragazze a cui chiedere uno scatto shock (solo i non molestatori si accorgono che ci sono anche due ragazzi, la cui esistenza però non viene percepita dai voyeurs). Una si presta ben volentieri, ma scende in fondo alla classifica quando afferma: “Ma chè, sete 'annati ar Concerto Metallaro?”. L'altra si difende meglio perché tace e soprattutto ci fa una foto con la sua macchinetta, portando con sé per sempre un ricordo di un clamore tale che è meglio non se ne renda conto: ovviamente quella foto inedita diventa da adesso una priorità assoluta per i collezionisti di baggianate, proprio grazie alla sua irrintracciabilità, all'angolazione sbagliata e all'inconsapevolezza dell'autrice.


E adesso basta! Alla prossima.


mercoledì 25 agosto 2010

Attesa smodata...



... per il report dello show di Lizzy Borden a Cervia. Pazientare, che altro si può fare?
Altrimenti vi becchereste qualcosa del genere "Lizzy ha spaccato anche se ha abbassato di tonalità le canzoni, i chitarristi sono bravi e molestatori, il bassista ha percosso più il petto che le corde, il batterista ha venduto la pelle del rullante a Bonny per pagare la cheerleader (la quale ha scatenato il voyeurismo più sfrenato)".

Contenti?

Io no.

Attendere... per sapere ciò vale veramente la pena di sapere.

mercoledì 18 agosto 2010

La trasferta definitiva

Artista degli anni '80 che è meglio adesso che allora (come canzoni, sulla voce non mi pronuncio ma probabilissimo la debacle di Coverdaliana memoria).

Vado... so che sarà una follia causa traffico da RiminiRimini, ma la sfida non permette di tirarsi indietro. Non succederà mai più che Lizzy Borden si faccia vedere in Italia: anche se lo farà, è QUESTO lo show dove bisogna essere presenti.
Tra qualche anno si farà selezione: chi era a vedere Lizzy nell'estate del 2010 conterà qualcosa, gli altri avranno anni per inventarsi qualche scusa.


domenica 8 agosto 2010

Gastronomia Teutonica


La Padella del Cacciatore. Difficile credere che il cacciatore, dopo una giornata di duro lavoro, a casa trovi questo delizioso piattino cucinato dalla moglie. Se così fosse, la signora dovrebbe avere in odio il lavoro del marito. Comunque sia, in una padella di metallo stile Ikea ma più zozza sono adagiati in ordine sparso: due polpettoni di porcello con formaggio ed erbette, una braciola di cinghiale, mezzo metro di pancetta fritta, una parte anatomica suina non identificata e comunque ricoperta di salsa sconosciuta, finferli in crema di finferli, marmellata di ciliegie. Di gran lunga la cosa più gustosa assaggiata in questa spedizione.

Livello di sozzura: medio, più che altro per colpa della padella.

Livello di gioia intestinale: elevatissimo, ma attenzione, provoca la paralisi per qualche ora.


Il dolce di Belzebù (porzione per 1). La nomea satanica non è per il dolce in sé, quanto per il fatto che lo dovresti assumere dopo il pasto (suino) e che la porzione è “per 1” solo se quell'1 è di stirpe germanica. N.3 frittelle di mele spappolate e fritte, con pallone (da basket) di gelato alla vaniglia, un grumo di panna montata 90% grasso saturo, colata di salsa di frutti di bosco e pioggia di zucchero a velo che ricopre anche la cameriera che te lo serve. Inutile dire che questo dolcetto, preso dopo un pasto normale, causa quegli stessi incubi che hanno portato alla nascita di diverse religioni messianiche.

Livello di sozzura: medio-alto, lo zucchero a velo è estremamente invasivo.

Livello di gioia intestinale: alto, ma solo per amanti die-hard dei dolci post-stinco.


Il panino di Nordsee. La miglior catena di fast-food ittico al mondo ha sempre il suo asso nella manica, il panino con salmone-insalata-uova-salsa. Se non fosse per la salsa di dubbia provenienza e per la presenza dell'aberrante carboidrato chiamato “pane”, costituirebbe una dignitosa fornitura di proteine. Ma è anche vero che in terra teutonica non esiste un cibo che possa essere mangiato da solo, loro li accompagnano sempre con arditi accostamenti da denuncia penale, quindi la salsa in sé è un buon compromesso per tutti i ganzi dall'addominale scintillante.

Livello di sozzura: basso, la salsa è gestibile e sembra quasi un cibo sano.

Livello di gioia intestinale: dipende... se sei un fanatico delle proteine, lo ameresti anche se avesse il sapore del fiele, mentre l'assaggiatore occasionale lo può considerare un raffinato appetizer in attesa del piatto forte.


Krapfen. A fare i dolci, i tedeschi non hanno rivali. E sono anche commestibili per gli stranieri, a patto però di limitarne la quantità. Prendiamo un krapfen standard: sfera di pasta al burro con cuore di marmellata bollente e rivestito con zucchero a velo compatto come malta. Uno è gestibile, due è da austriaco, tre è da tetesko, quattro è da bavarese: non ho notizie di gente che sia arrivata a cinque, almeno, non gente a piede libero.

Livello di sozzura: se hai la bocca come Steven Tyler, livello medio, altrimenti è obbligatorio il bavaglino

Livello di gioia intestinale: elevatissimo anche per i non fanatici del dolce, probabilmente i tedeschi ci aggiungono qualche sostanza psicotropa.


Noodles svevi. Oltre al maiale, cosa offre la cucina di Germania? La patata. Generalmente in Baviera ti becchi l'insalata di patate oppure delle sfere gommose di patate macinate, ma la cucina sveva ha la variante shock: minuscoli gnocchetti di patata, con speck e poltiglia giallastra per legare tutto. Sono un accompagnamento per il maiale e il vero intenditore ha il dovere di cospargerli generosamente con la brodaglia in cui le fette di maiale sono immerse. Attenzione, impossibile ordinare solo “un piatto di gnocchetti”: si provoca nei tedeschi la stessa reazione che loro provocano a noi quando ordinano “pizza e cappuccino”, ma (al contrario di noi proprio) si rifiutano di portarteli. Pare che ci sia l'obbligo morale di accompagnarli con carne di porcello.

Livello di sozzura: alto a causa del litro di brodaglia con cui vanno annaffiati.

Livello di gioia intestinale: medio, ma rappresentano un buon compattatore dello stomaco in attesa dell'ingestione dei 3-4 litri standard di birra (standard per un turista, sia chiaro)