domenica 18 settembre 2022

RECKLESS LOVE + SPEED STROKE - Recensione eticamente accettabile e non perseguibile penalmente.



16 settembre 2022

Revolver Club  - San Donà di Piave (VE)



SPEED STROKE

Premessa: mi sono piaciuti. Forti di raccomandazioni pesanti (in giro non ho sentito mai dire “Speed Stroke al gabbio”), convincono le tredici persone sotto il palco e si lasciano ascoltare dalle undici impegnate al bar.

Il batterista ha pestato anche le zanzare in transito, a fine show poi ha smontato la batteria in 38 secondi: non so che lavoro faccia, ma se avete bisogno di un roadie o di una disinfestazione d’emergenza, questo è il vostro uomo. 

Il cantante cerca per tutto il concerto di strangolarsi con il cavo del microfono, purtroppo dopo il concerto non ho gli chiesto il perché: ipotizzo quindi che cerchi soddisfazione sessuale tramite soffocamento. Non si perde una inquadratura dei fotografi, ergo questo è il vostro uomo se avete la sensazione di essere seguiti dai paparazzi: lo portate con voi, ogni volta che capta una macchina fotografica lui si mette in posa e la copertura del paparazzo è saltata.

Gli altri tre, quelli con gli strumenti a corde, hanno il fomento che ogni band dovrebbe possedere quando ha l’onore di suonare nella zona industriale di San Donà di Piave.

Conclusione: bravi, ho preso le magliette e mi hanno dato anche un cavatappi, così finalmente a casa mia si può stappare chinotto a manetta.


RECKLESS LOVE

Li avevo lasciati in un Revolver semivuoto anni fa, agghindati come i Veri Rocker che hanno visto le VHS di “Decline of the Western Civilization pt 2”. Fu un concerto con dei playback clamorosi. Quest’anno, dopo l’ultimo disco suonato col Commodore64, avrei scommesso in un tour col solo Olli Herman che cantasse il karaoke: risparmio ed ecosostenibilità, così come vogliono i tempi correnti. Ma invece di fare l’Alberto Camerini del 2022, Olli si presenta con tutta la band, che evidentemente ci teneva a farsi una vacanza (a parte il batterista, che ha lo scopo manifesto di accoppiarsi anche coi termosifoni).

Vestiti come Don Johnson che spaccia Rolex tarocchi in piazza a Jesolo nel 1985, esibiscono chitarrina innocua e la batteria con gli effetti di Arkanoid (quando becchi il superpotere e spari contro i mattoncini). Il chitarrista aggiunge al look le sneakers del Lidl.

Tra la lezione di aerobica di Olli (che anticipato troppo il passaggio dalla definizione alla massa) e sorrisoni Mediaset da parte della band, il concerto marcia come un orologio. Visto che con le basi da karaoke non è facile improvvisare, va bene anche questa precisione millimetrica, inframmezzata da arringhe di Olli in stile Manowar che allungano il concerto senza dover suonare pezzi in più. 

Va bene anche così, perdio! Era la quarta volta che spostavano la data e alla fine bisognava farla, anche a costo di suonare nella palestra del Circolo Anziani di Ponte Crepaldo.


BAGNO DEL REVOLVER

Quasi pulito, col tappetino per la doccia sempre là in un angolo e la porta senza serratura per invitare gli utenti a fare irruzione e spingere dentro la turca chiunque sia impegnato a fare i bisognini. Una certezza.


PER CONCLUDERE… 

  • Serata piacevole, ingentilita da un uragano che ha colpito il Veneto Orientale. 
  • Affluenza poco soddisfacente, ma signorine comunque felici perché alla fine Olli si è tolto la maglietta (record di resistenza, di solito ci metteva 2 canzoni e stasera ha atteso i bis), esibendo peraltro dei tatuaggi da carcerato che non mi ricordavo.
  • Entrambe le band disponibili a foto, autografi, manate sul sedere, che tanto ci si conosce tutti ed è come tirare il coppino a un cugino di secondo grado.
  • Alcuni hanno malignato che il giorno seguente avrei fatto compito a sorpresa nelle mie classi. A detta di alcuni ben informati, la previsione si è realizzata. Ma per averne la prova vi servono i testimoni e vi sfido a trovarli. 

giovedì 18 agosto 2022

ESAMI DI STATO pt. 4.2 - Grand Finale (sbilancio ulteriore)


C’è altro da dire sull’Esame? Qualcosa… 


RISULTATI. L’edizione 2022 degli Esami di Stato ripropone due prove scritte, utili per abbassare le valutazioni sennò salta fuori la solita sfilza di 100 che illudono di poter diventare cardiologi a colpi di rimozione progressiva degli esami. Pare che comunque siano arrivati lo stesso i voti massimi in svariate zone del Belpaese. Prepariamoci a un’Italia piena di cardiologi. Detto ciò, le prestazioni agli orali hanno risentito del riscaldamento globale, quindi…


RISCALDAMENTO GLOBALE. Problema planetario che si ripercuote localmente sulle facoltà intellettive della commissione e degli studenti. A titolo personale, il caldo soffocante e le zanzare mi succhiano almeno due titoli di studio e la patente del monopattino. Quindi, allorché sento lo studente farfugliare di pendolo tra noia e fulgore, la capacità reattiva è la stessa del riccio sbronzo che attraversa l’autostrada. Del resto, l’Università Invisibile di Ankh-Morpork ha da tempo dimostrato che i troll sono babbei a temperature alte, ma se obbligati a vivere in climi rigidi, essi si dimostrano arguti e fantasiosi (cit. Pratchett). Umilmente consiglio Esami di Stato in piscina: fresco, ventilato, palcoscenico adeguato per infradito à la page. Altrimenti rassegniamoci a un progressivo declino delle prestazioni intellettive.

A questo punto, solitamente, un collega spara la solita “E pensare che all’Istituto Douglas Quaid ci sono i climatizzatori in ogni aula!”, il che vale tanto quanto il cugino che una volta è morto.


PAUSA CAFFE’. La droga più utilizzata dall’essere umano non rende la vita del professore più semplice, giacché la dipendenza da caffeina il docente la sviluppa già all’atto di laurearsi. Pausa caffè serve quindi per reintegrare la dose e non andare in astinenza. Il rischio, ovviamente, è che una commissione in crisi di astinenza e flagellata dal riscaldamento globale cominci a sparare giudizi random o a usare “davvero” le griglie. 


FAME. E’ un problema mio, anni di precariato mi hanno rese familiari la fame e la povertà (non che la situazione sia migliorata con la paternità…), quindi a cadenze regolari il mio stomaco invia al cervello l’impulso della fame e dal cervello rimbalza verso le corde vocali. Dico “Fame!” e mi metto a mangiare quello che c’è. Tutto quello che c’è. Se non c’è niente, divento nervoso e boccio. Per evitare la sgradevole situazione, mi porto sempre cibo a sufficienza. Ma se c’è altro, mangio anche quello. Perché mio nonno mi ha insegnato che domani il cibo potrebbe non esserci più e giù adesso ci son problemi con l’olio di girasole. Generalmente mangio durante le esposizioni del PCTO (acronimo che sta per “Produrre Catalessi Tramite Obnubilamento”), perché se ho fame non riesco a raggiungere una dignitosa catalessi.


ADEMPIMENTI FINALI. Ne parlo da anni, ma ogni volta resto ammaliato dal rituale dello spago, della ceralacca e del sigillo, che evidentemente richiama a qualche culto orfico. Nel senso che vedi la morte del buonsenso e poi, quando la racconti, nessuno ti crede. C’è in effetti anche il momento cyberpunk, quando il Presidente chiude definitivamente l’applicazione contenente i 34 verbali compilati in digitale: brividi che neanche il monologo di Roy Batty… poi ovviamente bisogna stampare tutto e infilare nel pacco di cartone, che siamo di nuovo nell’Abbazia di Jorge da Burgos.


Ma adesso basta. Anche quest’anno lancio di diplomi ai bisognosi e nessun ricorso, quindi tre mesi di ferie (t.r.e.m.e.s.i., sembra incredibile, ma è tutto vero, come il wrestling) fisse al Chiosco Saigon a scialare il lauto stipendio in chinotti caldi con la panna (cit.).


… forse prossimamente scrivo della vita nelle piscine private, vediamo che dice il mio avvocato

mercoledì 17 agosto 2022

ESAMI DI STATO pt. 4.1 - Grand Finale (sbilancio)


Adesso della Maturità tutti tacciono, perché si profila all’orizzonte una nuova tempesta chiama “docente esperto”. Nel caos della vita estiva trovo il tempo per tracciare un bilancio finale di questa esperienza, disordinato e alla rinfusa come la vita dell’italiano medio ad Agosto.

Premessa doverosa: c’è una discrepanza insuperabile tra ciò che l’Esame dovrebbe essere e ciò che l’Esame è. L’ideale e il reale (oltre al titolo di un manuale di filosofia che non piace a nessuno ma tutti usano) sono alla base della carriera di Platone come influencer di tiranni siracusani, eppure ancora oggi la gente s’incazza se le cose non sono esattamente identiche a quanto scritto nella brochure. Le brochure del Ministero sugli Esami sono generalmente di 30 pagine e, saggezza popolare insegna, più prometti e più è difficile essere all’altezza. Diciamo quindi che l’unica promessa che si può considerare rigorosamente mantenuta è che, alla fine dell’Esame, se sarai stato sufficientemente bravo, avrai un diploma.

Avendo avuto un attacco di grafomania, spezzo arbitrariamente il resoconto in due e iniziamo la parte più consistente e drammatica, il bilancio sulle tempistiche dell’orale.


TEMPISTICHE. Ogni Presidente si raccomanda di non impiegare più di 50 minuti per il colloquio + 10 minuti per decidere il voto. In tal modo si fanno 5 studenti in 5 ore e alle 13 ci si può accomodare in coda sulla Treviso-Mare. Invece… ecco un esempio di una mattinata standard, divisa in 5 colloqui.


1. Lo studente entra puntuale alle 8, si assegna la traccia e si comincia la discussione. Tutti ligi al dovere, ma qualcuno fa una domanda in più (segnarselo, lo scotto verrà pagato al punto 2). La discussione sul voto è rapida, siamo tutti freschi e ci sono solo 32 gradi fuori. Conclusione ore 9.10.


2. Alle 9.15 il secondo studente fa il suo ingresso. Durante la discussione qualche docente pensa di ridare la dignità alla sua materia approfondendo qualche passaggio (e scoprendo amareggiato che il trafiletto sulla barbabietola non  è stato studiato), poi a momenti ci si dimentica di chiedere Educazione Civica e si fa una domanda in extremis. Conclusione ore 10.20.


3. Il successivo viene introdotto alle 10.25 e, per snellire, gli si dice di fare in fretta. Conseguente crollo psicologico del candidato. Partono le domandine della commissione, che equivale a togliere il casco a uno che ha fatto un incidente in moto: lo studente reagisce ripetendo le stesse domande senza articolare alcuna risposta e il Presidente pensa di risolvere la questione con un “Chi ha vinto la seconda guerra mondiale?”. Dopo aver scoperto che ha vinto la Germania ai rigori, si giustizia la vittima con una domanda a vuoto sulla Costituzione. Litigio sul giudizio (“L’hai fatto sbagliare tu”, “M’indigno per l’assenza di preparazione”, “Bisogna capirlo, tu puzzi”, “Non sapeva la data della edizione cinese di Essere e Tempo!”, ecc.), negazione-rabbia-patteggiamento-depressione-accettazione. Sono le 11.45 ed è già tutto in vacca.

… PAUSA CAFFE’… Minuti patteggiati: 5; minuti impiegati: 25.


4. Alle 12.15, con solo un’ora di ritardo, entra il quarto candidato. La commissione, superata l’astinenza da caffeina, imposta tutto come una chiacchierata tra amici. Domandine inoffensive, qualcuno azzarda delle battute, il Presidente affabile chiede in Educazione Civica una riflessione sugli oranghi negli zoo e si fila lisci verso una valutazione non conflittuale. Conclusione ore 13.15


5. Alle 13.20, scosso da spasmi nervosi e con lo stomaco attorcigliato, entra l’ultimo studente. Un collega alla prima esperienza aveva prenotato un massaggio cinese alle 13.30 e vede svanire l’occasione di giocare al D’Annunzio di borgata. Nessuno vuole infierire e il colloquio prende quella piega salottiera in cui i contenuti passano in secondo piano rispetto alle opinioni personali. Che lo studente non abbia opinioni è secondario, alla fine ne viene fuori con qualche perla (“La guerra è brutta”, “Uguali nella diversità”, “La globalizzazione ci ha dato sushi e kebab”) e chiude con la sue esperienza lavorativa in nero al Chiosco Saigon a Jesolo. Verdetto finale su proposta del Presidente, nessuno ha la forza di contestare e si chiude la baracca alle 14.20.


A breve la chiusura del bilancio

sabato 9 luglio 2022

ESAMI DI STATO pt. 3 - Orali: tattica e strategia


Premessa doverosa: avrei sempre voluto seguire in tour qualche band Metal attraverso i continenti, documentando il delirio e le follie, il disagio e le aspettative (inevitabilmente deluse, perché chi suona Metal sa che la sofferenza non è un’eventualità). Invece sono qua a documentare delirio, follie, disagio e aspettative frustrate di intere generazioni di giovani impegnati all’esame di stato. Non è proprio la stessa cosa, ma il materiale abbonda. Meno sesso, droga e rockenroll, più War Poets e totalitarismi. A conti fatti si assiste comunque al vortice degli sbalzi umorali e a versioni locali di Jackass.

Detto ciò e tenuto conto che gli orali sono ormai conclusi, che resta di tutta questa epopea? 

Le varie strategie per fare male o meno male all’esame.

Quand’è che l’esame orale decolla verso crediti da jackpot al flipper e quando invece tutto collassa?

L’ho chiesto a Leroy Fitzgerald, che di maturità se ne intende perché l’ha già fatta due volte e quest’anno forse è il momento buono. Ho poi tradotto in italiano per venire incontro alle esigenze delle masse. Molto è andato perduto nella traduzione, ma finché non faccio abbastanza soldi per una serie TV vi dovete rassegnare a questa mediazione di bassa lega.


Premesso che non si deve mai escludere il fattore fortuna, per cui lo studente imbrocca un argomento che conosce, oppure va in berserk culturale e tira fuori collegamenti da standing ovation, andiamo invece sui fattori che lo studente può effettivamente controllare.


Strategie di aumento del bonus (con titoli del sottoscritto, non si pensi che Leroy arrivi a tale efficienza neuronale):

  • Captatio benevolentiae: richiede un attento lavoro di raccolta informazioni sui docenti della commissione (qual è l’argomento preferito, se hanno fatto progetti a cui tengono parecchio, …) per poi sfruttarne l’umana vanità. Non c’è nulla di più gratificante che sentire uno studente descrivere il romanzo che gli hai consigliato (usando le stesse parole di Wikipedia, ma chi mai controllerà?). Operazione non  semplice, dice Leroy: richiede tempo e impegno, ma sempre meglio che studiarsi i programmi.
  • Per fas et nefas: ogni mezzo necessario, dal copiare spudoratamente al portarsi bigliettini per l’orale (è successo davvero), dal ricattare docenti sprovveduti che dicono troppo di sé sui social fino a mentire su disagi personali e malattie in famiglia, anche se per gestire un simile castello di frottole servono competenze che non puoi improvvisare all’esame. Secondo Leroy tali competenze vanno affinate durante tutte le superiori, cercando anche il consiglio di classe adatto a farsi raggirare, il che implica si debba accettare di essere bocciati più volte, finché non gira bene.
  • Vendere il Folletto: per come sono strutturati gli orali, privilegiato è lo studente che riesce a vendere il prodotto a prescidere dalla sua qualità, insomma, si premia chi sta tra Wanna Marchi e Gorgia. Quindi Leroy suggerisce di aprire un canale social su cui caricare video delle proprie argomentazioni su questione di carattere fondamentale (sushi, calzature, trap, calcio, legalize, ecc.) per mettere alla prova le proprie capacità di menare il can per l’aia. Ovviamente è necessario essere convintissimi di ciò che si dice, senza alcuno scrupolo, senza paura di collocare “Ulisse” di Joyce a Berlino.


Strategie di diminuzione del bonus (quindi da evitare, a meno che non si abbia una tendenza al masochismo).

  • Piangere: secondo Leroy nessuno darebbe crediti bonus a un piagnone, che anzi rallenta lo svolgimento dell’esame e la commissione deve invece chiudere in fretta per andare a pilates. Personalmente darei ragione a Leroy, sostituendo pilates con caccia di frodo. 
  • Studiare troppo: premesso che per Leroy “studiare troppo” è tutto ciò che superi l’apertura del manuale, in effetti lo studente troppo preparato vuole dire tutto, partendo da premesse tipo Genesi 1,1 e generando nella commissione le stesse reazioni del piagnone. Può anche esserci un gruppo di docenti che sta zitto per valorizzare lo studio del candidato, ma è caso raro e si farebbe troppo affidamento sulla fortuna, che per Leroy deve essere limitata in quanto padrona solo del 50% delle vicende umane (cit.).
  • Contra bonos mores: esiste un codice di abbigliamento suggerito per l’esame, a Leroy ciò non piace, ma, visto che c’è e può influenzare il voto, ci si adegui. Se per caso il candidato desiderasse ridurre i suoi crediti, Leroy suggerisce di calzare le intramontabili Crocs. Disprezzabili anche i bermuda. Canottiere sempre in fondo alla classifica, di poco precedute da camicie coi draghi. Il costume da bagno non è mai stato osato, che si sappia, ma la progressiva riduzione della stoffa nei top nelle signorine potrebbe portare a una situazione almeno paragonabile. C’è stato anche un tempo in cui la vita dei pantaloni arrivava sotto l’elastico della mutande firmate: furono anni difficili, li superammo a colpi di crediti bassi, fummo commissioni illuminate.


Stay tuned for the Grand Finale!

domenica 3 luglio 2022

ESAMI DI STATO pt. 2 - Non le griglie che pensate voi..




Smorzatosi l’eco del panico degli scritti, ci avviciniamo alle mattinate di orali e collegamenti tra la Resistenza italiana e le resistenze in Fisica. 

Le correzioni delle prove scritte sono filate senza intoppi, tra accumulo di verbali da firmare che passano di mano in mano per essere firmati e accumulati all’interno di un faldone che viene ulteriormente firmato e infine sigillato con un’altra serie di firme perché “meglio una firma in più, sennò poi c’è il ricorso e figurati se non vedono che hai firmato 12 volte invece che 13”. “Chi sono questi che vedono?”. “Loro”.

Loro. Maledetti loro…

Corrette le prove, si assegnano i voti sulla base delle griglie di valutazione.

Ed ecco quindi il nostro match:

  • all’angolo blu, Griglie di Valutazione. Strumento essenziale per valutare, non tanto perché servano, quanto perché definiscono il concetto di “trasparenza” (in sostanza, se tu studente leggi la griglia, sai cosa devi fare per prendere il massimo… va da sé che gli unici che ho visto leggere accuratamente delle griglie sono stati i colleghi che volevano fare ricorsi ai concorsi, il che potrebbe dire anche qualcosa sulla autoreferenzialità del tutto). Più la griglia è dettagliata e più, secondo la vulgata, è trasparente. Talmente trasparente che ci si può incanutire ben prima che la Commissione riesca a leggerla tutta. Quest’anno, in più, c’è l’aspetto da “Settimana Enigmistica” per cui il voto della  prima prova deve essere assegnato in ventesimi e poi essere convertito in quindicesimi, mentre per la seconda prova va valutata in ventesimi e poi convertita in decimali (Adesso rileggi lentamente per 3 volte e segui il Bianconiglio attraverso lo specchio per il lasciapassare A38);
  • all’angolo rosso, la Commissione. Cooptato e spedito in trincea, questo manipoli di eroi deve affrontare canicola, zanzare, spleen e incognita della connessione col compito di decifrare le griglie del Ministero per una valutazione coerente, ma soprattutto per impedire che si verifichi una condizione di stallo. La “Condizione di stallo”(™) è l’orrore, perché rallenta tutte le operazioni della Commissione e quindi rallenta anche le attività delle altre Commissioni (giacché molti docenti sono presenti in due Commissioni, pur non contemporaneamente, perché l’ubiquità è una competenza che sarà obbligatoria solo dai prossimi concorsi). Per questo la necessità di decifrazione assume un’importanza pari quella che ebbe Alan Turing nel ’43.

La sfida è avvincente, la tensione palpabile, le condizioni di agonia ed estasi si avvicendano a ondate, alla fine la Commissione ha la meglio perché “Qui si fa la Maturità o si muore” e le griglie vengono decrittate e messe a disposizione di una valutazione onesta, trasparente, aritmeticamente impeccabile e di una eticità iperuranica.

Superare questo scoglio fa squadra, tra i membri della Commissione resta il legame dei sopravvissuti, che in pubblico si capiscono al volo e, quando qualcuno lamenta le difficoltà di ottenere l’edificabilità di un terreno in un parco naturale, lo guardano con condiscendenza.

Quest’anno è andata, ma non contate troppo sulle vostre capacità, Commissari. Avete solo sbloccato il boss finale, la Griglia di Valutazione dell’Orale: 5 indicatori, 25 descrittori, punteggi variabili da 0.50 a 1 fino al totale massimo di 25 punti. E’ la sfida finale contro il Baron Von Blubba…  

Stay tuned!


mercoledì 22 giugno 2022

ESAMI DI STATO 2022 pt. 1 - Preludio Plenario (mood attendista)


Riunione Plenaria: nome enfatico e svolgimento elefantiaco, spesso per l’inesorabile impallarsi della piattaforma digitale del Ministero in cui compilare le decine di verbali (compili online, poi stampi 3.8 kg di documenti). La piattaforma dell’Agenzia delle Entrate a confronto è Skynet: ciascuno tragga le sue conclusioni.
Il Presidente poi detta il ritmo, quindi è un terno al lotto: se ama gli Slayer, si finiscono le operazioni in tempo per andare tutti a bere l’aperitivo e la commissione viene arrestata per ubriachezza molesta, ma potrebbe invece amare “La Domenica andando alla messa” di Gigliola Cinquetti e là c’è il sequestro di persona. Vincent, Presidente fan hardcore della Cinquetti, riuscì perfino a fissare una Plenaria supplementare perché era lento e distratto dalle caviglie delle colleghe.
Un peso l’ha certo la commissione. Caso migliore è dato da gente che vuole lavorare bene e velocemente. Dovendo scegliere, meglio bene e lentamente, visto che il contrario porta tutti in galera. Poi ci sono sempre i matti, come ovunque nel mondo e la scuola è nel mondo (anche se fa finta di no): se un matto riesce, infiltrandosi tra le maglie del sistema, ad arrivare fino alla commissione d’esame, può essere arginato solo da un eroico Presidente pronto a immolarsi per la causa. Pietruccio, per esempio, voleva a tutti i costi che venisse riscritta una pagina del verbale a causa di un marginale problema di interpretazione: potenzialmente si allungava di 90 minuti la procedura e quindi il Presidente riuscì, con inquietanti ma efficaci tecniche da Commerciale Mediolanum, a farlo desistere e orientarlo verso scandali non verbalizzabili (nella fattispecie, i prodotti erogati dalla macchinette automatiche nei corridoi scolastici).
Ammesso e non concesso che le cose vadano normalmente, resta la questione della noia. Il regolamento vuole che si sia tutti presenti, ma a essere operativi sono prevalentemente il Presidente e il Segretario (ruolo che può essere infame come pelare i cactus, se trovi il Presidente sbagliato), gli altri hanno solo il compito di esserci (non nel senso heideggeriano di Dasein, giacché esso prevede un coinvolgimento nel mondo che esclude in senso assoluto la passività del membro della commissione, simile piuttosto a carta da parati o bidone giallo della carta) - questa la metto solo per chiarire che la filosofia, con un po’ di fantasia, va dappertutto, come il cetriolo nella cucina teutonica - 
E quindi c’è chi legge, chi chiacchiera, chi prende caffè (metafora massima dell’Attesa), chi progetta le vacanze e chi strangola le zanzare. In effetti raramente accade qualcosa di rilevante: Adele si addormentò (era l’ultimo incarico prima della pensione, faceva caldo, aveva mangiato pesante…), Evaristo chiese e non ottenne di andare a fare la spesa, Ciccio e Ciccia litigarono per futili motivi e tutti ebbero l’impressione che fossero amanti e questa diceria li perseguitò per anni (ma i matrimoni ressero), Geralda studiò per diventare preside e lo divenne anni dopo e forse fece anche i soldi ma smise di dormire la notte, Evita rimase incinta…
Poi, dopo ore, tutto sembra finito, ma nessuno ha il coraggio di chiedere di andarsene. Il timore di fare la figura dei fannulloni, la poca consapevolezza di cosa stia realmente accadendo, i silenzi prolungati di un Presidente che soffre sui verbali perché là si giocano i ricorsi e quindi anche le virgole contano… Si resta là, a guardarsi, mentre la vita scorre e le preziose ore dei “tre mesi di vacanza” si riducono e si dissolvono. Finchè qualcuno dice “Io andrei…”, il Presidente solleva lo sguardo e biascica “Ma siete ancora qua?!?” e mentre l’ultima sillaba si smorza, davanti a lui c’è il deserto e, in lontananza, ruote che sgommano.

sabato 18 giugno 2022

Fenomenologia dello studente dormiente



(Scritto difficile perché ogni tanto il livello va alzato)


Lo studente che dorme: una costante nei miei anni della gavetta, nelle scuole di frontiera, la fortezza Bastiani dell’insegnamento. 

(Giudizio squisitamente personale, chi ha cominciato e proseguito la propria carriera schivando la fortezza Bastiani ha perso molto in termini di storie da raccontare per intrattenere al bar).

Ora il caso è sempre più raro, privilegio di insegnare in Licei cittadini che formano ragazzi responsabili, affidabili soldatini in grado di dormire con gli occhi aperti e quindi di non rientrare nelle categorie che ci apprestiamo a elencare.


Lo studente dormiente é tale per motivi diversi, quindi non esiste in senso astratto, ma si dà nel mondo in molti modi (cit. Aristotele o qualche altro filosofo a casaccio). Saggio quindi, prima di definire tutti gli studenti dormienti come una categoria di “brutte persone”, indagare perlomeno le cause del loro sonno persistente. Ciò ci conduce a una serie di categorie: assolutamente arbitrarie e legate alle mia esperienza personale, non esauriscono le infinite possibilità, ma rappresentano una proposta di lavoro iniziale, che potrà essere integrato e completato da altri indagatori delle miserie e delle glorie dell’umanità (un po’ come Cartesio, che non produce una morale razionale perché impegnato a produrre figli illegittimi e lascia il compito ad altri).

Posto quindi che lo studente sia assopito durante le lezioni, ecco le plausibili cause, che spesso coesistono, ma che scindiamo a scopo informativo.


  1. SONNO. Banalmente, dorme perché ha sonno. Ha sonno perché non ha dormito. Non ha dormito perché ha fatto altro (generalmente guardato serie tv, giocato online, ballato in locali dove il cocktail costa 18 euro, minato criptovalute, abusato dello smartphone, praticato educazione sessuale fai da te in solitaria o in compagnia, ecc.) oppure ha cercato di mettersi a letto, ma non è riuscito a dormire (ansia, voli pindarici, vortici inarrestabili di pensieri, presenza di un demone che striscia furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti parla dell’eterno ritorno dell’uguale, ecc.). Soluzione in classe: secchio di acqua gelata.
  2. DISINTERESSE. La disciplina non rientra fra i suoi interessi. Se la situazione è comune a più discipline, allora l’indirizzo di studi non rientra fra i suoi interessi. Se prescinde dall’indirizzo, allora la scuola non rientra fra i suoi interessi. Qualora il sonno persistesse anche in ambito extra scolastico, consultare il punto 5. Soluzione: rendere più interessanti le lezioni usando petardi e sirene antiaeree, dire la parola “cacca” che inevitabilmente fa ridere ogni essere umano dotato di un’anima, raccontare aneddoti da vittoria facile come la Potsdamer Riesengarde (usa i motori di ricerca, lettore!).
  3. POSA. Lo studente vuole fare il fenomeno, attirando l’attenzione dei compagni (“Oh mio Dio che ribelle! Metti su famiglia con me!”, urla la classe a prescindere dall’orientamento sessuale) o del docente. Nel secondo caso, può essere una sfida al potere (“Genitori cattivi - adulti cattivi - tu prof adulto - tu prof cattivo”, oppure “Non ti temo e ti sfido perché devo fare l’Edipo, sennò faccio l’Edipo allo stadio o alla manifestazione studentesca, a casa no perché prendo le botte”) o il desiderio di attenzione (“Guardami come sono diverso dalla massa, dammi un'identità perché, come dice Galimberti di cui ho visto tutti gli spezzoni di video, essa è un costrutto sociale e se me l'affibbiano questi compagni qua sono finito!”). Soluzione: casistica troppo complessa, procedere per tentativi ed errori finché lo studente cessa l’atteggiamento o perde l’anno.
  4. HEGEL. Stai spiegando Hegel. Soluzione: finisci in fretta Hegel. Se il sonno persiste, passa al punto 2. Opzione collaterale: lo studente, prima di iniziare la lezione, ha inavvertitamente fatto cadere lo sguardo sul passo «Die Phänomenologie des Geistes ist die romantisierte Geschichte des Bewußtseins, das sich mit der Zeit als Geist erkennt» e il sonno che lo ha colto non è risolvibile per almeno 60 minuti. 
  5. MORTE. Caso raro, ma non impossibile, a giudicare dai passatempi di alcuni alunni. Sicuramente nel registro elettronico è presente una circolare del dirigente scolastico che affronta la questione in oggetto, fermo restando il principio dell’autonomia scolastica, che non deve imporre procedure standardizzate in barba al contesto socio-culturale e alla sensibilità dei vari attori in questione. Soluzione: spingere il corpo con un rametto, costatare il decesso con l’ausilio del personale ATA preposto allo scopo (previo corso di formazione “Riconoscere un cadavere e spostarlo nella cella frigorifera dell’istituto”, 8 ore online + certificato di idoneità), vigilare mentre il corpo viene rimosso (per evitare che i compagni si approprino dei beni del deceduto), proseguire col programma che il tempo passa e siamo indietro.

martedì 7 settembre 2021

Bestiario Dipartimentale in Sei Archetipi Disfunzionali


Cos’è il Dipartimento? Riunione di tutti i docenti della stessa disciplina all’interno di un istituto. Tutti quelli che insegnano Matematica, Taccheggio, Powerlifting, eccetera. 

Di cosa si discute? Dei programmi, dei progetti, di come valutare in maniera coerente.

Tra tutte le riunioni che la scuola offre, il Dipartimento è quella dove si ricontrae la maggior carica emotiva, perché sei in mezzo a gente che insegna le tue materie e quindi li ami, ma spesso sono meglio di te e quindi invidia, oppure sono peggio di te e quindi disprezzo.


Come ogni consesso umano, all’interno ci si trova di tutto. Ma all’interno del tutto, c’è chi val la pena menzionare e chi no.

Questi meritano.

  • Paddington vuole andare a casa prima ancora di iniziare, ma, in questi tempi di riunioni a distanza, visto che a casa c’è già, vuole uscire al più presto. 
  • Vladimira vuole essere Coordinatrice di Dipartimento, ma è una maniaca del controllo: o fa tutto lei o delega tutti agli altri per poterli controllare. Non avendo ottenuto la carica, dedica l’anno scolastico a scassare le palle su questioni marginali spacciate per fondamentali, impedendo a tutti di andare a casa o uscire di casa.
  • Abelardo ha fatto il Dottorato, poi le porte dell’Università sono state chiuse e lui riversa le sue frustrazioni in classe, impostando lezioni di livello altissimo per poi darsi le pacche sulle spalle da solo. Gli studenti lo stimano per lo spessore culturale e provano repulsione per le sue discipline (il che, machiavellicamente parlando, è un ottimo modo per sfoltire la concorrenza nel caso, in futuro, si riaprissero le porte dell’Università).
  • Carletta non interviene, non propone, si eclissa, accetta tutto e il suo contrario. Neo-immessa in ruolo o supplente, ma può anche essere una docente che non ha più voglia di lottare perché aveva ragione Tomasi di Lampedusa. Spesso si fonde con Paddington.
  • Margutte propone costantemente innovazioni, progetti, sistemi alternativi, mondi migliori. Raramente poi attua, preferendo lasciare l’incombenza a colleghi più pratici e preferendo continuare a meditare sopra una colonna, elaborando nuove proposte sempre più slegate dalla didattica e vicine alla stand-up comedy.
  • Ted fa battute, scherza in continuazione, spettegola su colleghi e studenti, rivela informazioni riservate ma clamorosamente false, il tutto senza rendersi conto di allungare infinitamente le tempistiche. Se però c’è da organizzare una festa o una cena, è l’archetipo giusto. Fa spogliatoio.


Questi archetipi poi si fondono, si sdoppiano, si moltiplicano, si amano e si odiano, ma tutti lavorano indefessamente con un unico scopo: realizzare la propria natura. E niente, dico niente, nemmeno il raggiungimento della sesta ora di riunione o il Progetto Facilissimo Molto Retribuito Economicamente e Socialmente può spingerli ad andare contro natura.

Esistono anche archetipi funzionali, che salvano la vita a tanti colleghi, ma hanno il difetto di essere troppo normali per finire in questo Bestiario.


Segretamente, ogni Dipartimento compete nella contesa che da millenni oppone gli esseri umani: “Chi è il meglio?”. Sin da quando siamo bambini, costantemente ci sfidiamo a “chi è il meglio” e perdere, a 2 o a 44 anni, fa schifo. Quindi la contesa evolve in una lotta senza quartiere fatta di affermazioni roboanti, bisticci, pugnalate alle spalle, sfoggio di dati casuali che dovrebbero dimostrare superiorità di chissà chi in chissà cosa (ma alla fine nessuno li capisce), tifo da stadio, alleanze estemporanee e tradimenti feroci. E’ là tra la Notte di San Bartolomeo e Omaha Beach.

La contesa finale, la Austerlitz dei Dipartimenti, è il Collegio Docenti, dove si snudano le zane e homo homini lupus.

Alla fine non è che si capisca mai chi sia il meglio, visto che tutti tendono a dire di esserlo. E finisce così, tra quelli che annunciano il trionfo, quelli che declamano la vittoria e chi abbozza con “abbiamo non perso”.

Ma poi ricomincia tutto.

Sempre.

Come un serpente che si morde la coda.

martedì 24 agosto 2021

Lucertolo in the Sky with Diamonds


Che vantaggio può avere un 19enne ad assomigliare a Bruce Campbell? Dopo il 1994, ahimè, nessuno. 

Infatti Lucertolo, vero clone di Bruce, neanche sapeva chi fosse e come modello di vita aveva scelto Jim Morrison. Ovviamente con tutto il corredo di allucinogeni, collanine etniche, alcol del discount, bancali di droghe leggere e poesie che parevano geniali solo se strafatti.

Era appassionato di letterature, incapace di contare fino a 10, convinto che in Filosofia bastasse porre domande esistenziali al docente per cavarsela, immolava lo studio in nome del risparmio energetico e tentava inutilmente di diventare un piccolo coltivatore di piantine illegali (afflitto da scazzo permanente, non andava mai oltre l’idea di coltivare).

Per i suoi docenti, tuttavia, Lucertolo non era il “solito drogato inaffidabile”: non che fosse il caso di metterlo a guidare una corriera, ma qualche argomento ce l’aveva e in aula non sbroccava mai. Inoltre, essendo uguale a Bruce Campbell, piaceva a quei 2-3 prof nerd, che gli chiedevano di ripetere le battute più clamorose di “Evil Dead”.

Lo stile Jim Morrison piaceva innegabilmente ad alcune ragazze, affascinate dal  fatto che consumasse droga per aprire le porte della percezione e non per farsi venire l’epilessia davanti a un sub-woofer. Trovarlo ogni tanto sfasciato di Finkbrau sotto i portici del centro di Treviso non faceva altro che alimentare la sua aura di bello e dannato. Leggenda vuole che vivesse da solo in un attico in centro, ma lasciamo questi chiacchiericci ai maldicenti e concentriamoci invece sul suo scarso feeling con il sapone: pare che due volte a settimana provvedesse la mamma a buttarlo dentro una doccia (la vasca da bagno, visti i trascorsi di Jim Morrison, era stata rimossa dal bagno), garantendogli un minimo di occasioni sociali.

Fece gli esami di stato da privatista. Si presentò in condizioni accettabili agli esami preliminari e, a parte qualche delirio in matematica e delle considerazioni filosofiche di Ram Dass spacciate per proprie, riuscì ad accedere agli esami veri e propri. Per dovere di cronaca, segnaliamo anche che gli altri candidati avevano in livello così basso che Lucertolo pareva un premio Nobel. 

Alla Maturità gli scritti furono superati in agilità e solo i più maligni osservatori avrebbero notato i medesimi vestiti nel corso dei tre giorni e un progressivo peggioramento della condizioni igieniche. Si seppe dopo che gli aveva preso bene un certo tipo di sostanza illegale che lo spingeva a studiare a manetta tutto il giorno, impedendogli però di nutrirsi e lavarsi. 

All’orale si giocò tutte le sue carte: 

  1. Pubblico di amici che, tra medaglioni, camice aperte e basette, sembravano i Cugini di Campagna (con buona pace di Lucertolo, che voleva dare l’impressione di una comune hippie).
  2. Al posto della tesina esibì un cartellone psichedelico con porte fluorescenti e citazione di Huxley, punto di partenza per un brillante sproloquio che mescolava filosofia orientale e castroni storici insieme a una pertinenza accettabile nelle lingue straniere e contenuti opinabili di cui nessuno ricorda alcunché.
  3. Lunghi silenzi ispirati nelle materie scientifiche, con lo sguardo all’orizzonte di chi ha visto chissà cosa, ma di certo non crede nelle leggi della fisica.
  4. Zaino rovesciato inavvertitamente davanti alla commissione e contenente: telo da mare sporco raffigurante Buddha su un fiore di loto, n. 2 lattine di birra Finkbrau, quaderno delle poesie a uso rimorchio, carta d’identità in tre segmenti rimescolabili a piacere e n.1 mocassino sfondato.


E diploma fu.


Cosafaraidopo? Pippone infinito da cui si intuì “Nepal”.

Mai più rivisto.

venerdì 9 luglio 2021

Leroy Fitzgerald IV - La Saga completa


Leroy Fitzgerald IV 

Una tragicommedia in 3 parti.


Atto Primo.


A detta dei genitori, Leroy sin da piccolo era brillante e dinamico, praticamente un fenomeno. Si sentirono in dovere di dirglielo anche quando riusciva a centrare il water con la pipì, creando un’autostima traboccante di inconsapevolezza dei propri limiti.

Venne valorizzato in una scuola strabiliante dove imparò a coltivare salvia, scalare pareti verticali e costruire casette per pipistrelli. A parte un paio di infortuni legati a un abuso del martello, furono anni formativi.

Nel frattempo era diventato anche bellino, tipo surfista, molto apprezzato dalle ragazzine. Quel tipo di bellezza che spesso faceva passare in secondo piano il suo essere babbeo. Leroy era infatti prodigioso nel non riuscire mai a calcolare le conseguenze delle sue azioni. Uno di quelli che regolarmente si fa venire il mal di testa perché mangia il gelato troppo velocemente e non impara mai.

Era anche convinto di essere divertentissimo, perché i genitori ridevano sempre delle sue battute e le ragazzine altrettanto. Forse, con la maturità, avrebbe capito che essi ridevano per altri motivi, ma la maturità a oggi non è ancora pervenuta.

Alle superiori non fu capito, dissero i genitori: non riusciva a stare seduto, faceva battute in continuazione senza grande riscontro tra i professori, preferiva costruire castelli con le gomme e correre dietro alle ragazzine (che perlopiù gradivano).

Portò all’estremo la tecnica dello studio all’ultimo minuto, arrivando sistematicamente impreparato. Ma, onesto, in classe ci andava sereno a prendersi le sue insufficienze, perché fiducioso di poter recuperare con un paio d’ore di studio che non arrivavano mai.

Era l’idolo delle feste studentesche e delle assemblee grazie alla passione per il ballo, ma tale competenza non venne minimamente valutata quando si presentò agli scrutini con tre materie col 10 e il resto col 4. 

Bocciato, passò l’estate coi genitori in qualche malga a pascolare capre, per poi ritornare ancor più bello e ancor meno operativo a ripetere il primo anno, che si concluse sempre col rapporto 3 materie col 10 - il resto 4.


Atto Secondo.


Esperienza pluriennale al biennio e acrobatico cambio di indirizzo: Leroy giunse in terza senza problemi e con l’acquisita consapevolezza che studiando una volta a settimana si può fare strada, soprattutto se hai ripetuto la prima due volte e il corpo docenti ha pietà di te.

Questa consapevolezza non lo abbandonò nemmeno quando, circa a metà della terza, gli venne spiegato che le insufficienze rimediate non sarebbero state sanabili. La famiglia non colse il messaggio in codice e Leroy venne bocciato. 

E quando ti sei sporcato il sedere in modo quasi irrimediabile, chi chiamerai per un gigantesco foglio di carta igienica? Il Recupero Anni Scolastici.

Anno irripetibile, fatto di assenze a manetta, studio non pervenuto, grandi storie d’amore dalla durata raramente rilevante (Spighetta durò, pare, due settimane) e una chioma ingestibile che non veniva tagliata perché giovava all’immagine ma obbligava Leroy a soffiare via il ciuffo dagli occhi ogni due minuti. Grande anno, grandi risultati, grande promozione conseguita presso l’Istituto Superiore Magistrale di Perfezionamento “Gustav Thoeni” di Otranto. 

Il filo conduttore di Leroy in questa fase fu la scoperta del sesso. Fino ad allora riteneva le ragazze essenzialmente distributori di complimenti, risatine e compiti svolti. Si trovò però ad essere un giovane quasi maggiorenne, di bell’aspetto, in una classe di teppisti (e teppiste) più giovani di lui, alcuni con esperienze sessuali piuttosto complete e la fedina penale non immacolata.

Leroy capì con entusiasmo che la disponibilità era notevole e che non doveva fare chissà che sforzi per ottenere soddisfazioni. Grazie al carico ormonale dovuto all’età si tolse parecchie soddisfazioni sia a scuola sia ai giardinetti, dove la classe si spostava in massa nei giorni delle verifiche, in modo da consumare serenamente alcolici di qualità opinabile e oppiacei misti a corteccia di platano.

La trasferta della classe a Otranto per gli esami di idoneità pare sia stato un vero e proprio campo di battaglia, in cui Leroy si è distinto per tenacia e coraggio. Le leggende parlano di acrobatici passaggi da un terrazzo all’altro, appuntamenti in ascensore con scotch sul pulsate di blocco, flebo di energy drink, il record per il corteggiamento più breve della storia prima di arrivare a una richiesta di matrimonio e successiva fuga nella notte dopo aver ottenuto ciò che desiderava, tafferugli coi giostrai locali per una questione di donne. (Le mie fonti su tali episodi risultano del tutto inaffidabili).

Insomma, diede tutto e pose le basi per un anno in Quinta che degenerò quasi subito… 


Atto Terzo.


La famiglia Fitzgerald decise di iscrivere Leory a una scuola paritaria, per evitare che andasse a procacciarsi un diploma riconosciuto solo alle Isole Cayman.

Sconosciuta è la griglia di valutazione usata per scegliere l’istituto, tutti però concordano che quell’anno Leroy meritava il riformatorio e non una classe.

Arrivato all’età in cui alcuni già fanno figli e firmano contratti capestro, il ragazzo decise di sperimentare la ribellione adolescenziale che gli era mancata negli anni prima.

Siccome il non-studio non era una ribellione ma un atto dovuto, il nostro eroe decise per un’escalation che si consumò con le seguenti tappe…

Settembre: stringe amicizia coi peggiori utenti dell’istituto, gente che di lì a poco sarebbe finita a deporre l’uno contro l’altro dopo una retata in sala giochi.

Ottobre: bullismo light (solo coppini e qualche merendina requisita) e qualche cliché tipo fumo in bagno; sbadigli a bocca aperta di fronte a lezioni noiose (a detta sua, tutte).

Novembre: in coincidenza con la prime insufficienze, accuse ai docenti di essere prevenuti e, nel caso delle professoresse, inviti a praticare attività poco dignitose lungo le grandi arterie stradali.

Dicembre: calo sensibile del rendimento, vittimismo accentuato, aggressività in aumento, tentativi di non consegnare un compito in bianco adducendo teorie complottiste. Rissa prenatalizia con un compagno, irritato dopo che Leroy aveva collocato le sorelle del suddetto lungo le arterie stradali.

Gennaio: approfittando delle ferie lunghissime che la famiglia Fitzgerald si concedeva, il consiglio di classe deliberò una combo di “lettera di segnalazione per insufficienze + voto in condotta basso + avviso paternalistico a fare il bravo”. Al ritorno, Leroy non consegnò i compiti delle vacanze e rifilò un coppino al compagno che rideva. Prima sospensione, un paio di giorni a pulire la biblioteca: Leroy non si presentò.

Marzo: pare che dalla famigli arrivasse un ultimatum e Leroy cercò di recuperare manipolando le ragazze della classe, ma dopo averle prese per i fondelli per mesi nei suoi profili social non ottenne soddisfazione. Frustrato, all-in sul vittimismo e la cattiveria del corpo docente. 

Aprile: falliti i compiti di recupero, Leroy decise di non accettare passivamente i torti subiti e, una mattina, ricoprì di insulti i docenti, finì due volte in presidenza ed venne infine scortato a casa dai genitori entro la fine della terza ora. Seconda sospensione, stavolta ai domiciliari, dove si diede a fotografare tazze di caffè e postare sui social citazioni di Morgan Freeman presidente del Sudafrica. 

Maggio: tentando il recupero, venne beccato a copiare un compito,  inoltre tenne il profilo basso, ma continuò la campagna diffamatoria sui social, cinicamente riportata dai compagni alla presidenza. 

Scrutini finali: materie a rotoli e due sospensioni, “ritenti e sarà più fortunato”. A stappare le bottiglie sono altri compagni con materie a rotoli, ma zero sospensioni. Uno citò Hobbes mentre legge il tabellone degli ammessi: apprezzabile, qualcosa resta…

Leroy partì per una qualche isola atlantica a rigenerarsi e trovare le motivazioni per una Quinta da fuochi d’artificio.

Non le ha trovate.

martedì 13 ottobre 2020

Realizzazione personale, energy drink e occhi acquosi


Camminava lentissimo, passi giganti come l’uomo sulla luna. Si fermò in mezzo al cortile, mentre gli sciamavano attorno i peggiori teppisti della provincia. Fu la fortuna a non farlo travolgere da biciclette e motorini, anche se qualche tempo dopo mi confessò di essere in grado di diventare immateriale. 

Quel giorno si sedette composto, col cappotto ben abbottonato nonostante fosse inizio settembre. Posò gli occhi acquosi sulla cartina dell’Europa 1977 e non li staccò per tutta la giornata. Fece così ogni ora di ogni giorno. Se interpellato, rispondeva la prima cosa che gli venisse in mente (“Salame!”, “Far di conto!”, “Figura angelicata della donna!”, “Come 20 euro!?”).

Collocato inizialmente nella categoria “strafatti di colla”, in realtà non aveva con essi alcun argomento in comune. Nulla sapeva di misture, pandori col tonno, serate paralizzati a letto ad ascoltare musica elettronica, ma, se interpellato, rispondeva con termini giapponesi. 

La mamma venne a colloquio sotto sollecito, ma solo mesi dopo. Disse che il pargolo passava le notti sveglio al computer a guadare anime giapponesi per ore, senza mai dormire e trangugiando litri di bevande energetiche. La signora non si era mai presentata a scuola perché il giovane le diceva che andava tutto bene e che stava imparando cose nuove (“Mondo teleologicamente orientato!”, “Numeri irrazionali!”, “I fazzoletti nell’umido!”) e in cambio chiedeva solo di essere lasciato in pace di notte.

Impreparato in tutte le materie, venne preso sotto l’ala protettrice della prof di Arte, che lo fece iscrivere a un corso per disegnare manga. Lui ci si gettò anima e corpo, dopo ovviamente aver provveduto a farsi bocciare non presentandosi agli esami. Fu il migliore del corso, ne seguì altri e trovò finalmente un senso alla sua esistenza. 


Oggi vive ancora con la mamma, invece di guardare anime disegna manga senza guadagnare niente, beve ettolitri di energy drink e continua a rispondere a caso. Fa lavoretti manuali saltuari per avere qualche soldo in tasca, ma almeno ha schivato il multilevel marketing. 

Un giorno metterà le spoglie della mamma in un frigorifero e andrà avanti a riscuoterne la pensione.

lunedì 31 agosto 2020

Imprenditoria del sesso, media e soldi soldi soldi



VERSIONE TELEGRAFICA.

Risy e Bisy, drogandosi prima, si spacciano poi per gigolò. Gli crede solo un giornalista preso peggio di loro. Scoppia un caso mediatico. Ma i due  gestiscono la cosa da drogati e finiscono per tornare a dormire su un materasso per terra.



VERSIONE SCENEGGIATA.

PRIMO TEMPO.

    Risy e Bisy in una scuola normale avrebbero ripetuto il biennio all’infinito, per quello finirono nel mio istituto. Condividevano la passione per le droghe leggere, spesso da consumare nel tragitto casa-scuola. Avrebbero anche gradito delle donne, ma invano: Risy piccoletto, panciuto e coi capelli afro, Bisy invece segaligno e spigoloso. Avevano poche carte da giocare: livello culturale bassissimo, buona preparazione su calcio e musica hiphop, bevitori casuali come solo dei 18enni possono essere, passione per i locali ma mancanza cronica di entrate.

Per gioco, noia o idiozia, i due affissero in giro per la città annunci con cui si proponevano come gigolò per signore. Non misero i loro nomi, ma i numeri di telefono sì e in pochi giorni furono gli zimbelli di tutta la scuola. 

Un giornalista, in un momento in cui in zona la cosa più interessante era un’epidemia di cimurro, vide l’annuncio e scrisse un articolo. La storia non c’era, ma con un po’ di fantasia venne fuori lo stesso. Divenne virale a livello nazionale e mezza Penisola credette che nel Veneto orientale ci fossero due fenomeni del sesso a pagamento e un’orda di signore assatanate pronte a spendere i soldi della pensione in evoluzioni da materasso.

A scuola vennero presi per i fondelli anche da gente che normalmente passava la ricreazione con la testa nel water, ma Risy e Bisy, abbondantemente storditi dagli oppiacei mattutini, non colsero i motteggi, anche perché probabilmente si erano dimenticati di averli prodotti, quegli annunci.

Eppure a livello nazionale la storia della provincia a luci rosse è un classico, quindi un grosso periodico organizzò un’intervista in piazza coi due gigolò (il loro numero di telefono ormai l’avevano anche in Egitto). L’intervista fu affidata a una giovane scrittrice di romanzi erotici, nella speranza di solleticare le fantasie di un pubblico sempre disposto a spiare dal buco della serratura. Ovviamente i due raccontarono una serie di balle pietose, millantando un giro d’affari da oligarchi russi e capacità amatorie impareggiabili. Ma “i drogati sono inaffidabili” (cit.) e tra contraddizioni e sparate, oltre al fatto di essere due poveracci, l’intervistatrice e la redazione  furono obbligati a un’operazione di rimaneggiamento che trasformò Caporetto in Vittorio Veneto. La mossa vincente, alla fine, fu garantire l’anonimato a Risy e Bisy, perché vedendoli nessuno avrebbe mai creduto alla storia del sesso a pagamento.

Agli esami di fine anno i due vennero giustiziati da commissioni che non  gli perdonarono i vuoti di memoria su tabelline e alfabeto, quindi Bisy venne immediatamente spedito a lavorare in qualche fabbrica di famiglia in Europa orientale.


SECONDO TEMPO.

Risy era seduto nel suo salotto a guardare le ciliegie sul soffitto, quando ricevette la telefonata di una famosa trasmissione televisiva. Non pensò che fosse uno scherzo, del resto era fatto come un caco, ma gli andò bene (altre volte aveva comprato a caso prodotti dimagranti e promozioni telefoniche, perdendo soldi senza capire come). Gli proposero di seguirlo con una troupe durante una serata da gigolò e probabilmente garantirono un compenso. Risy, povero in canna e con la prospettiva di passare l’estate sul divano, accettò. Resosi conto che Bisy era sparito da un mese, chiese al suo spacciatore di accompagnarlo in veste di sostituto e, non avendo idea di cosa fosse una “serata da gigolò”, diedero appuntamento alla troupe a Jesolo.

Non deve stupire la scelta idiota di cercare donne disposte a pagare per fare sesso a Jesolo a luglio, laddove una donna troverebbe 600 uomini per metro quadro disposti a farlo gratis. I due, che non avevano interrotto il consumo di droghe leggere da diversi giorni, erano chiaramente convinti che fosse un’ottima idea. 

Il servizio fu, a modo suo, un capolavoro. Le tecniche di rimorchio dei due non avrebbero funzionato neanche se le ragazze fossero state in coma, quindi in fase di montaggio forgiarono una narrazione incredibile dove Risy & Friend vennero tagliati in quasi ogni frangente, mentre si facevano vedere ragazze discinte, giostre, piste ciclabili e fanfare dei bersaglieri. 

Poi la nazione si dimenticò di Risy e Bisy, che magari avrebbero anche potuto guadagnare qualcosa sfruttando le ospitate nei media, ma non erano in grado di fare neanche le parole crociate per bambini. Di certo non ricevettero alcuna chiamata da donne disponibili, visto che in città la storia era nota in tutti i bar e circoli anziani. 

Sparirono dai radar e chissà che perle avrebbero potuto donarci negli anni. Ma già questa storia è leggenda.

martedì 25 agosto 2020

La parabola di Epulone (con lieto fine e like a manetta)



Epulone non capì di avere i genitori ricchi fino ai 14-15 anni. Quindi alle medie si impegnò, perché credeva di dover un giorno lavorare. E andò abbastanza bene, venne bocciato solo una volta e uscì con una sufficienza vincolata alla promessa di intraprendere la carriera agricola.

Il ragazzo sarebbe anche andato a raccogliere pomodori, ma i genitori desideravano un diploma e lo spedirono alle superiori. Si rese conto, di colpo, che nessun compagno di classe aveva i cappotti da 700 euro e saltava la scuola a gennaio per andare con i suoi a fare “le settimane bianche” (4, due dalla nonna in Svizzera e due nella più borghese Cortina). Non essendo un babbeo, capì che non solo non avrebbe avuto problemi a trovare impiego nella ditta di famiglia, ma che probabilmente non avrebbe neanche dovuto lavorare: bastava stare lontani da pericoli come droghe e gioco d’azzardo e la rendita sarebbe stata garantita. 

Il suo impegno si azzerò.

Dopo aver battuto il record comunale di bocciature in prima, arrivò per pietà in seconda. Ogni anno alla famiglia  prometteva un maggiore impegno e i genitori, fiduciosi nella voglia di riscatto del figlio, lo lasciavano autogestirsi liberamente gli impegni scolastici. Da settembre a maggio Epulone eccelleva in Playstation e giri in motorino, oltre che serate nei locali top della Marca, grazie a una poderosa carta di credito passatagli sottobanco dalla nonna elvetica. Dovette sacrificare le quattro settimane bianche, ridotte tragicamente a due (una in Svizzera e una a Cortina), come prova del suo impegno. 

Arrivato ventenne in seconda, capì che era il caso di dare una svolta alla sua vita e chiese ai genitori di sottrarlo alla cattiveria della scuola pubblica. Venne mandato a recuperare la seconda, terza quarta in un anno in un Centro Studi. Divenne il preferito dei professori perché educatissimo, totalmente astemio, contrario alle droghe e brillante ballerino. Visti i buoni risultati conseguiti nei mesi da settembre a dicembre, ottenne il ripristino delle quattro settimane bianche: quando tornò regalò al preside una foto di Jerry Calà con dedica al capo docenti.

Doveva svolgere gli esami d’accesso alla classe quinta presso un curioso istituto paritario intitolato a Giorgio Chinaglia. Purtroppo Epulone non si presentò, perché aveva trovato lavoro come ballerino in una discoteca di Formentera dal mese di maggio e faceva brutto venire via a metà giugno per fare esami. 

Spiegata a situazione ai genitori e alla nonna, ottenne la loro comprensione e si fermò laggiù. Mamma e papà convennero fosse più conveniente iscriverlo a un istituto privato dell’isola, con orario flessibile che gli permettesse di ridurre lo stress, il grande nemico che aveva compromesso la sua carriera scolastica italiana. 

Oggi tiene corsi di Zumba sui principali social media.