mercoledì 18 ottobre 2006

ASTRALLY HAPPY

Siore e Siori, il sottoscritto insieme a una delle band che più stanno dando soddisfazione alle mie orecchie: ASTRAL DOORS...
io sono quello in forma

Se dopo tanti anni riesco ancora a fare il fan sfegatato che vuole foto e autografo dai suoi gruppi preferiti...

"As Long As I've Got Rock and Roll I'm Forever Young"

e ringrazio i Cinderella per averlo scritto...
ma soprattutto grazie a tutti coloro che lo mettono in pratica!

giovedì 12 ottobre 2006

MR TICKET, BRING ME A DREAM

10 ottobre 2006. Dopo sei ore di docenza consumo un frugale pasto e mi preparo a partire per Milano.
Suonano i Blind Guardian. L’ultimo album ci piace. Mancano dall’Italia da 4 anni. Ultimo avvistamento da parte mia: Germania, Blind Guardian Open Air 2003. E poi i Blind sono i Blind… ora e per sempre, nella mia Top 5 dei gruppi preferiti. “Lord of the Rings”! “And the Story Ends”! “Theatre of Pain”! Chi al mondo può vantarsi di aver scritto questi e altri capolavori?
Viaggio con fieri metallari del Paese delle Fiabe: l’Uomo Verde e Ganesh, Dio del Successo dalla lunga proboscide. Oltre alla mia gentile donzella e all’altrettanto gentile Signorina Verde (per osmosi…).
Tragitto onestamente metallaro, con lunga discussione su quale band non abbia MAI inciso una canzone bella. Per la cronaca, stravincono Linea 77, Deftones e Prozac +.
Milano è un disastro di traffico e l’Alcatraz riesce da anni a sottrarsi al mio radar. Mi perdo anche questa volta. Ma alla fine si arriva al concerto. E subito sorpresa col botto: SOLD OUT!
“In Italia il Metal fa tutto esaurito solo con Iron!”. “I Blind suonano di martedì sera!”. Queste alcune delle roboanti affermazioni con cui avevo spiegato il mio rifiuto di acquistare la prevendita. L’Uomo Verde ride, la sua consorte pure: hanno la prevendita. Mia morosa lancia sguardi indecifrabili. Il Dio Elefante mi guarda incerto, come se avesse capito qualcosa, ma ha solo fame (viaggia con 300 euro nel portafogli, che problemi volete che abbia!!!).
Ma l’Italia è il paese dove puoi ottenere tutto, basta pagare. E strani figuri uguali a Gollum si avvicinano sussurrando “Biglietti, biglietti: 50 euro!”. I deformi bagarini ricattano i Metallari ignavi giunti privi di ticket, fiduciosi nel fatto che l’Alcatraz non aveva annunciato il sold out (infatti hanno esposto i cartelli alle 18, ‘sti bastardi). Alla fine i criminali si sono pagati la vacanza a Formentera coi soldi dei poveri Blind Fans.
Ne trovo uno privo di deformità evidenti: parla un buon italiano e si veste come un impiegato del catasto. Si presenta come MR TICKET e mi allunga 3 biglietti per un totale di 150 euros. Poi mi consegna anche il biglietto da visita! Questo fa il bagarino di professione! Solo in Italia…
Mi perdo gli ASTRAL DOORS. Maledizione! Hanno suonato solo mezz’ora, proprio mentre trattavo con Mr Ticket. La gente che li ha visti è sembrata soddisfatta. A parte un ragazzino che li insultava… un ragazzino, appunto.
Tocca ai Bardi. Scenografia spartana con proiezione di immagini sullo sfondo (a volte belle, a volte pessime). Suoni ridicoli per un locale del genere, anche se migliorano durante lo show. La set list non si discute, solo capolavori ( “Imaginations” e “Nightfall” saccheggiati), con la sorpresa di “And Then There Was Silence”, eseguita per intero. Hansi come al solito finisce la voce dopo un paio di minuti e abbassa le tonalità in ogni pezzo: lo sapevamo e non ci crea alcun problema. Gli altri suonano benissimo, compreso il nuovo batterista che però non è pacioccone come Tomen. Olbrich fa tutti gli assoli lui e Siepen non deve osare intromettersi. Il bassista e il tastierista non esistono e nessuno li guarda.
Il pubblico è in estasi, anche se le canzoni del nuovo album (“Fly” e “Another Stranger Me”, ci piacciono) sembrano sconosciute ai più. Ma basta “Bard’s Song” a far scendere le lacrime.
Finisce tutto troppo presto.
Ma il Metal ha vinto un’altra volta.
E anche Mr Ticket ha vinto un’altra volta.
Spero almeno che ai concerti di Vasco faccia prezzi a tre zeri…

giovedì 5 ottobre 2006

FREE YOUR MIND


Altra mia grande passione è il wrestling. Vabbè, è finto, ma questo lo sanno tutti a parte i bimbi di 8 anni e qualche membro dei Welkin.
Sta di fatto che da qualche tempo, nel mondo del wrestling, è apparso un nuovo personaggio di cui si parla molto.
Il suo nome è CM PUNK (vedi foto).
È noto da anni ai fans, ma i profani hanno cominciato a conoscerlo da quando si esibisce negli incontri della ECW (Extreme Championship Wrestling), un brand della celebre WWE (quella dove combattevano Hulk Hogan e Macho Man, tanto per capirsi).
Un fenomeno. Abile sul ring, carismatico, coinvolgente quando parla al microfono (dote fondamentale per il wrestler del nuovo millennio).
Ma io lo cito per un altro motivo: la sua filosofia STRAIGHT EDGE.
A quanto ne so, è l’unico lottatore della WWE-ECW che segue questo stile di vita. E la scelta lo caratterizza al punto che ha il corpo ricoperto di tatuaggi che sono anche simboli del suo messaggio.
Straight Edge vuol dire non fare uso di droghe, alcol, fumo e non praticare sesso promiscuo.
CM Punk non solo interpreta il personaggio straight edge, ma lo è anche nella vita di tutti i giorni. Ricordo che non usare droghe significa anche evitare gli steroidi, cosa che nel mondo del wrestling moderno è sempre più rara.
Poco altro da aggiungere, se non che finalmente una azienda controversa come la WWE (che farebbe di tutto per vendere) promuove un personaggio che si fa portavoce di valori positivi. Al di là di facile buonismo o di ragioni di opportunità. Infatti CM Punk, sul ring e fuori, è considerato un duro, non certo un figlio dei fiori o un girotondino. Insomma, una persona seria e quadrata.
Posso non approvare la filosofia straight edge (o anche sì), ma non posso che fare un plauso a CM Punk per la sua scelta. L’esempio di un wrestler di tale caratura non può che fare del bene al movimento.

mercoledì 27 settembre 2006

METAL CRUSADE pt. 10... stavolta ho finito davvero


L’ho tirata lunga. Perché sono fatto così. E perché non mi va l’idea di staccarmi da questo viaggio. Quindi, se andassi avanti a scriverne, è come se non potesse finire.
Ma è giusto concludere. Dopo 10 puntate, anche i più eroici lettori potrebbero avere dei cedimenti.

Coma mattutino. Una macchina carica di nostri compagni abbandona l’ostello intorno a mezzodì per raggiungere l’Italia. Li saluto cordialmente, ma forse mi rivolgo a un’auto di francesi appena arrivati. La coscienza deve ancora arrivare…
Restiamo in 4. Partiremo verso sera. Le condizioni fisiche sono da ospizio, e la Germania ci ha dato molto: non è il caso di affliggerla con danni lungo le strade… hanno appena perso un Mondiale.
Deciso di dormire fino al recupero delle forze. Ma dall’ostello ci hanno cacciati. Arriviamo in qualche maniera a Potsdamer Platz, dove c’è una specie di collina erbosa. Ci gettiamo lì e dormiamo come dei punk berlinesi (solo lavati e vestiti meglio).
La ragione si fa strada e percepisco di essere Me Stesso Medesimo intorno alle 15. Alle 15.15 capisco di essere a Berlino. Alle 15.17 realizzo che sta piovendo. Ci rintaniamo in un centro commerciale dove divoriamo panini al pesce. L’ideale per riprendersi da una gloriosa serata? No. Soprattutto se ci si mangia sopra anche una specie di frittura unta come i capelli di un guappo siciliano.
Serve riposo ulteriore, decidiamo di provare l’esperienza Starbuck’s. Invasione del locale, acquisto di ridicola imitazione di bevanda al caffè, occupazione arrogante di 4 poltrone, nuovo addormentamento. Grazie Signor Starbuck, ci ha salvato la vita. In cambio mi sono bevuto il suo “Cappuccino Short” da mezzo litro al sapore di BigMac. Siamo pari. Anzi, mi sa che avanzo ancora qualcosa. Quando torno a Berlino mi rubo una poltrona.
Sono circa le 18 quando abbandoniamo la capitale. Mentre usciamo dalla città, vediamo che più ci si allontana e meno costano i kebab: a 10 km dal centro forse te li tirano sul parabrezza.
Il viaggio notturno attraverso Germania, Austria, Trentino e Veneto meriterebbe storia a parte, ma ve la risparmio. Però abbiamo ascoltato il primo CD dei Fair Warning, che non sarà Metal ma è Hard Rock e soprattutto è un Capolavoro (lo hanno ristampato, buy or die!). Ok, in 12 ore di viaggio abbiamo anche sentito altra roba… e alla fine siamo giunti a destinazione.
(Qui avevo scritto 3 righe di insulti all’Italia. Cancellato tutto. Mi piace questo Paese di Cialtroni e Venditori di Fumo. Non c’entro niente ma mi adeguo. La foto in alto mostra un barcone del Parco del Sile: forse neanche questa c’entra niente, quindi ci sta bene)

Grazie a chi ha partecipato all’impresa.
Grazie a chi voleva esserci ma non ha potuto.
Grazie a chi ha letto queste 10 puntate.
E spero di non aver annoiato nessuno.
Anche perché adesso devo scrivere 20 puntate sulla mia recente influenza.
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHH

lunedì 25 settembre 2006

SPONSOR UFFICIALE DELLE CROCIATE

Chiedo scusa se gli aggiornamenti scarseggiano. Sono stato colpito da pernicioso virus influenzale. Spero finisca presto, così potrò continuare a molestare tutti voi.

Nel frattempo, vi presento l'Energy Drink che sponsorizza tutte le mie trasferte in giro per il Mondo Conosciuto.
Cheerz!

lunedì 18 settembre 2006

INFORMAZIONE?


Qualcosa è cambiato per sempre.
Quando? Oggi, 18 settembre 2006. Dove? Nel mondo dell’informazione.
Antenna 3 Nord Est. Telegiornale delle 12.30 (o 12.45, mah?!?). Un servizio sul maltempo.
La voce.
È la mia.
E anche le parole.
Peccato che non avessi capito una mazza dell’ora in cui andava in onda. Risultato: non l’ho segnalato a nessuno. E nemmeno io l’ho visto.
Vado sulla fiducia (in me, ovvio) e affermo che è stato un pezzo di alto giornalismo ;). Qualcosa sui danni che i nubifragi hanno provocato tra le province di Padova-Treviso-Venezia.
Sorpresa! È durato nemmeno un minuto. Chissà come avrò fatto a contenere la mia eloquenza in tempi così ristretti.
Restate sintonizzati, forse in futuro si riderà forte…
MORE METAL ON TV!!!!!!!!!!!!

venerdì 15 settembre 2006

METAL CRUSADE pt. 9: Kebab in Berlin


Berlino ci accoglie con un traffico da Tangenziale di Mestre. Così possiamo ammirare la città e realizzare che il kebab costa sui 2 euro. L’inizio della fine…
Non amo le città moderne. Mi piace la polvere dei secoli. Eppure, Berlino è un luogo da amare. Sarà che in Germania mi sento a casa. Visitate la capitale, non vi deluderà e di sicuro tornerete con qualcosa da raccontare.
Sistemazione in un paio di camerate già occupate da sciami di zanzare berlinesi (molto radical chic), poi ci lanciamo in centro. In Alexander Platz scoviamo una bettola gestita da Turchi che parlano a malapena il tedesco… per nostra fortuna capiscono “kebab” e “bier”, tutto quello che serve. E se uno è vegetariano o astemio, at home! Si fa festa, poi si va a dormire ma le difficoltà respiratorie dei miei colleghi rendono la nottata una visita allo zoo: il ruggito del leone e della tigre, il barrito dell’elefante, l’elegante gorgheggiare del tucano…
Giusto per non fare la figura dei Metallari da birra e bistecca, il giorno seguente andiamo a vedere il Pergamun Museum. Per il sottoscritto è l’apoteosi e vi dedicherò un post più avanti. Inoltre il museo è pieno di reduci dal Wacken. Ragazzi, sono orgoglioso di voi. Poi tocca ancora al kebab: Allah Akbar!
Vaghiamo come una banda di zingari e, ammutolito dalle meraviglie che mi circondano, dimentico di indossare il maglioncino. Del resto, se non c’è la mamma a ricordarmelo… risultato negativo a livello intestinale, evento raro per il sottoscritto (quando invece personaggi della provincia di Venezia hanno costruito una carriera su tale patologia).
Occupiamo parte della serata a scovare un locale in stile Transilvania e quando ci arriviamo la prima cosa che ammiro è un accogliente water, meta di frequenti pellegrinaggi nel corso della notte.
Il locale è un corridoio con arredamento molto gothic. Semivuoto, visto che noi Italiani non sappiamo adattarci agli orari tedeschi e ci entriamo a mezzanotte passata. Ma i miei colleghi convincono i gestori a tenere aperto fino alle 4 (di solito chiudono alle 2): a forza di portare al nostro tavolo birre e assenzio, si sono pagati le ferie. La DJ, una quarantenne che solo massicce dosi di assenzio potevano rendere appetibile, ci ha regalato una serie di Metal Hits a richiesta che impedivano di uscire dal circolo vizioso di gran canzone – coro – brindisi.
Ce ne andiamo stanchi ma amati. È un po’ come uscire dal New Life, ma con i Manowar in sottofondo!
The day after: Museo Ebraico (un capolavoro di architettura e design), pranzo al ristorante tailandese (dove non ho capito cosa ho mangiato ma sono ancora vivo e va bene così), giri a vuoto e vita da turisti. Andate a Berlino, punto!
La sera tutti al K17, una discoteca Metal a 3 piani (ogni piano uno stile diverso). Un condominio occupato, dove da 3 appartamenti hanno ricavato tre ambienti pieni di Metallari. Sembra una festa di tredicenni: maschi da una parte a bere, femmine dall’altra a fissare nel vuoto. E alcolici a prezzi da supermercato rumeno. Molto è avvenuto in questa serata. Ma forse io non c’ero. La memoria mi fa difetto.
Mi sveglio la mattina dopo, ma la coscienza arriva nel pomeriggio. E questa è un’altra storia…

martedì 12 settembre 2006

IMPEROBIZANTINO.IT


Oltre a essere Viandante, Giullare di Corte, Uomo di Scarsa Tenuta Birrosa, Grande Verbalizzatore, Metallaro, Biker e Domatore di Lemming, millanto di essere anche uno Storico.

Ho quindi inserito nel blog (colonna a destra) il link al sito con cui collaboro, ImperoBizantino (http://www.imperobizantino.it/). IL PORTALE della Bizantinistica in Italia… gestito con Passione e Professionalità, si merita una visita. Dite che vi mando io.

Viene pubblicata una rivista on-line, Porphyra, che contiene articoli e saggi di grande interesse storiografico. A questo link potete scaricare il numero contenente un mio articolo (un adattamento di un capitolo del mio libro, restate sintonizzati per novità imminenti!).

Qui invece potete scaricare un secondo articolo, meno tecnico e dal taglio più divulgativo. In giro è piaciuto, fatemi sapere cosa ne pensate.

A chi si domanda dove trovo il tempo per fare tutto ciò, rispondo che da ormai qualche tempo ho abolito il sonno.Per dirla alla Bon Jovi, “I’ll Sleep When I’m Dead”.

venerdì 8 settembre 2006

METAL CRUSADE pt. 8


Amburgo è Heavy Metal.
Ci sono gli Helloween (anche se adesso Deris vive in Spagna e Weikath fa lo squatter a casa sua), i Gamma Ray, gli Iron Savior, i Metalium e i MasterPlan (Grapow è uno dei proprietari dell’Headbanger’s Ballroom). E anche quella tribù di panda degli Endstille. Quindi la possibilità di incontrare Metal Celebrità è alta.
Noi ci becchiamo i Paragon…
Non che sia un male, via, ma con tutta l’offerta di Mostri del Metal Amburghese, proprio i Paragon? Magari tra 10 anni qualcuno scriverà che sono un gruppo fondamentale di fine anni ’90-inizio 2000, ma ci crederemo solo se saremo distrutti di allucinogeni. Sta di fatto che hanno appena finito di suonare all’Headbanger’s Ballroom e si stanno bevendo la birretta. Chiaramente nessuno di noi li riconosce a parte il sottoscritto, ma pare che siano abituati ad essere ignorati…
Headbanger’s Ballroom. Una delle mete dei Metal Pellegrinaggi in Europa. Certo, alla fine della festa si tratta di una birreria grande meno del New Life (ma con la birra che non provoca intasamenti del water). I più esigenti di solito si lamentano. C’è anche un palco per concerti, grande come quello di una qualunque sala prove della Pianura Padana. La pista è un corridoio con una colonna in mezzo. Però è pieno di Metallari da tutto il mondo: Europa, Nord e Sud America, Asia, perfino degli Australiani… mancavano gli Asiatici, ma magari stavano a lavorare in cucina.
E poi basta la Musica per sentirsi a casa. Metal! Metal! Metal! E il locale diventa grande come la spianata di Dorostolon (dove i Bizantini sconfissero l’armata dei Rus’ di Svjatoslav, ma questa è un’altra storia e potrete leggerla nel mio libro)! Magia della nostra Musica (e un po’ anche della birra)… è bello ritrovarsi con gente da tutto il mondo, non capirsi per nulla eppure in fondo capirsi lo stesso.
Tra i molti, il mio pensiero va a Pedro da Malaga. Una stretta somiglianza con Lordi, il nostro amico ispanico si è fatto ripetutamente gabbare dalle bariste: chiedeva vodka, gli servivano succo di frutta ghiacciato e lui se lo beveva felice. Grazie Pedro!
La serata prosegue fino a quando ci cacciano. Defluiamo nel quartiere a luci rosse. St. Pauli sembra Las Vegas coi crauti. Luci al neon, kebab, strass, kebab, negozi sporcaccioni, ancora kebab. Alla fine ce lo dobbiamo mangiare, questo kebab. Urlerà vendetta nello stomaco fino al dì seguente. Vediamo una marea di posti, ma in cima alla lista metto uno strip bar dove mettevano Metal! Lap Dance coi Pantera…
L’alba sancisce il ritorno. Rotoliamo in stanza e poi a letto. Vortice di luci. Buio.
Qualcuno ha detto che dobbiamo lasciare le stanze per le 10. Alle 10.15 comincia il primo dei vari tentativi di intrusione delle donne delle pulizie. Vengono respinte per un paio d’ore, finchè una imperiosa telefonata teutonica ci avverte che dobbiamo tassativamente lasciare la stanza entro le 12.30.
Fuga all’esterno modello rapina al Casinò, ci gettiamo in auto e partiamo verso Berlino.
Abbiate pazienza, alla prossima!

mercoledì 6 settembre 2006

Attività collaterali

L'immagine qui sopra è uno stratagemma per farvi leggere quello che segue. Ormai le provo tutte...

Da qualche tempo scrivo per la webzine NoRespect. Saltuariamente. E sono anche conciso quando scrivo. Quasi non sembro io…

Al seguente link trovate la recensione dei Dirt Show, una nuova band composta da alcolizzati. Ci faranno divertire. E spero che ci facciano anche bere gratis.
http://nuke.norespect.it/Recensioni/DemoSelf/tabid/69/Default.aspx
(Andatevi a sentire i pezzi su www.myspace.com/justadirtshow)

Invece a questo link potrete godere di una breve e tagliente intervista del prode Walter a Pino Scotto (Vanadium, Firetrails). Walter è quello che conosce la carriera di Pino meglio di Pino stesso, mentre Pino è quello che conosce la bottiglia meglio della sua carriera…
http://nuke.norespect.it/7QUESTIONSAWEEK/tabid/73/Default.aspx

martedì 5 settembre 2006

METAL CRUSADE pt. 7


Quando gli organizzatori del Festival ti cacciano coi forconi dall’area campeggio perché le pecore di Wacken vogliono tornare a scagazzare nei loro prati invece che continuare a farlo nei salotti del villaggio, dove andrai?
Andrai al BURGER KING di Itzehoe!
Itzehoe non è una malattia venerea, bensì una ridente cittadina tra Wacken e Amburgo. Famosa per nulla, a parte forse qualche incrocio azzardato tra pecora e Metallaro. Ma c’è un BURGER KING dove il Metallaro, soddisfatte le sue esigenze con le pecore, può spendere i buoni pasto promozionali che quest’anno si trovavano nelle Metal Bags acquistate al Festival.
E a quel paese anche “Super Size Me”!
La solita orda di Metallari sporcaccioni e puzzolenti assedia quindi i banconi del BK, seminando panico e odori pestilenziali che si mischiano con gli olezzi della cucina da fast food. Sulle pareti campeggiano le foto dei vandali che l’anno prima avevano crepato i water con la potenza dei loro peti… sembravano volti noti, ma l’omertà italica e l’assenza di una ricompensa ci tappano la bocca.
Ancora rintronati dai decibel, i Metallari non realizzano che il resto del mondo non ascolta Metal e che dietro al bancone non ci sono i Deicide. Partono così cori gutturali da sagra paesana, body surfing dissennati, ubriachezza molesta, battutacce in dialetto e tutto il repertorio del vero Disadattato Sociale. Inutile dire che i Trevisani (e annessi) non sono secondi a nessuno.
Conclusa la mangiata (che era assolutamente inutile ai fini dello sfamarsi, giacchè le grigliate dei giorni prima ci avrebbero saziati per i mesi a venire), gara Italia-Germania di corsa su carrelli della spesa. Vinta anche quella. NOI VINCIAMO SEMPRE!
Il gruppo si divide. Alcuni figli del Glorioso e Produttivo Nordest marciano verso casa, chini sul fatturato. Altri si dirigono verso Amburgo… verso l’Headbanger’s Ballroom!
Vaghiamo in giro per Amburgo alla ricerca di un posto letto. La città è piena. Di cosa, non si sa. Forse di profughi. Forse di depravati che vogliono farsi un giro a St. Pauli, il più vecchio quartiere a luci rosse d’Europa. Insomma, di Metallari. Finiamo in un albergo a qualche km dal centro, ma il Metal non si ferma mai…
Cena a base di birra (ed esseri fritti per gli stomaci più ardimentosi), repentina partenza in auto verso il quartiere del porto. Sognando il kebab.
E poi… e poi…
La prossima puntata per la Notte Amburghese!

lunedì 4 settembre 2006

PESI E MISURE

"A 125,000-word manuscript"...
Un manoscritto da 125mila parole: così viene pubblicizzata l’ennesima biografia sui Kiss, scritta dalla ex-moglie di Peter Criss.
Ora, al di là del valore dell’opera (tanto tra poco anche il bidello della scuola di Gene Simmons scriverà una bio sui Kiss), è interessante che questi Americani pubblicizzano i libri puntando sul numero di parole.
Come dire, una bistecca da 1 kg. Quello che conta è il peso. Il volume. Lo spazio occupato nella libreria. E tu, caro cliente, non butterai via i tuoi soldi: perché per leggere 125mila parola ci vuole un bel po’ di tempo!
Ultimamente puntare sul “peso” dei libri è diventata una strategia di marketing. Più grossi sono e più le gente è invogliata a spendere, perché il rapporto spesa-dimensioni del volume deve essere il più possibile sbilanciato verso il secondo.
Problema collaterale: il 99% delle ponderose opere in libreria esauriscono il loro valore (se ne hanno) entro le prime 100-200 pagine. Il resto è brodo allungato.
Ma a quanto pare la valutazione la fanno in pochi. E gli esperti di marketing hanno capito che “le dimensioni contano”, anche in letteratura.

venerdì 1 settembre 2006

CLONAZIONE, a dir poco...



Qualche giorno fa, durante un concerto dei POISON ad Atlanta, il bassista BOBBY DALL tira il suo strumento in testa al cantante BRET MICHAELS. Bret, constatato con sollievo che il suo cappello non era volato via (rischio di esibire la pelata incipiente davanti ai fans), risponde scagliando l’asta del microfono contro il suo compagno. Poi dichiara sul palco che quello probabilmente è “l’ultimo concerto dei Poison”!
I 3 componenti della band (CC DeVille alla scarsa chitarra, Rikki Rockett alla ridicola batteria e Bobby Dall all’inutile basso… ma li apprezzo lo stesso!) decidono di contattare dei rimpiazzi. Urgentemente. Perché c’è un tour da terminare. E i Poison riescono ancora ad attirare gente.
E chi chiamano, tra i tanti?
Sopra vedete la foto del cantante di un gruppo tributo dei Poison. Si chiama JETT MICHAELS. L'altro è quello smargiasso di Bret.
Vi sfido a riconoscere quale dei due è l’originale e quale la copia…

martedì 29 agosto 2006

METAL CRUSADE pt. 6 - The Night Before, The Morning After


Perché rassegnarsi alla fine del Wacken se possiamo farlo durare in eterno? È un pensiero molto logico dopo 5 litri di birra, svariati superalcolici e una grigliata…
E quindi non ci rassegniamo. Fuga all’accampamento, ingestione di birra-grappa-benzina-insetticida-idromele-bistecche, attraversamento furibondo dell’area campeggio e ingresso trionfale nell’area del Metal Karaoke.
Il DJ crede di essere a Jesolo e mette su canzoni al cui confronto “Sweet Home Alabama” sembra grind. Mai domi, ci lanciamo nella Danza delle Scuse, il cui creatore è sotto il titolo. I Metallari presenti sembrano non capire, poi pensano che sia qualche danza popolare finlandese e, siccome i Korpiklaani sono di gran moda, si uniscono a noi. Una parata di macachi ubriachi.
Ad un certo punto la musica finisce. Sono le 5. Ci incazziamo. Siamo Italiani, noi! In Italia alle 5 mangiamo la pasta con le sarde e poi siamo pronti per spaccare di nuovo.
Restiamo nell’area insieme a qualche altro frustrato. Un punkabbestia di Bergamo cerca di intrattenere conversazione con noi, ma la vergogna è troppa per poterlo sopportare e viene giustiziato nei vespasiani.
Alcuni nostalgici inscenano una protesta vibrante incatenandosi alle transenne del WET Stage. Poi capiamo che sono stati 3 teppisti italiani a legarli con l’inganno. Pazienza, resteranno lì fino al 2007, ad imperituro monito per tutti coloro che si fidano di noi Italiani! Pizza Mafia Rulez!
Un’alba grigia scaccia le tenebre. Il rientro verso le tende è lento e greve come la scalata di Gesù al Golgota. Alcuni valorosi stanno già caricando auto, pulmini, carrozze, slitte, per evitare la coda del mattino. Altri valorosi dormono ai bordi del sentiero, immersi nelle pozze di piscio altrui: gente tosta, sono 4 giorni che li vediamo dormire lì e non hanno nemmeno cambiato posizione.
C’è tempo per qualche altro alcolico, giusto per svenire. Tra un po’ sorgerà il sole e tramuterà le tende in camere a gas: meglio essere privi di sensi. Al risveglio peso 35 kg e sono alto meno di un metro. Qualcosa si è aspirato tutta l’acqua del mio corpo. Forse quella testa enorme che occupa quasi tutta la tenda?
Esco. I compagni di viaggio stanno già caricando le auto. Ma sappiamo che è troppo presto per partire. Meglio mangiare tutti gli avanzi dei 5 giorni.
Nel frattempo… Vandalismo! I Tedeschi al Wacken si portano dietro una quantità di cose che poi abbandonano lì (gazebo, tende, castelli di carta, tavoli, divani, frigoriferi, bambole gonfiabili). È usanza, per quelli che si trattengono un po’ più a lungo, fare a pezzi ciò che resta nel campeggio. Vista la superiore capacità devastatrice di 3 animali che ci siamo portati su da Treviso, una giovane fanciulla si avvicina e chiede: “Volete distruggere dei fusti di birra?”. I fusti durano pochi secondi. Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!
E infine si parte! Tappa al Supermarket per lasciare i vuoti (visto che ti restituiscono dei soldi) e fare il pieno di schifezze per il viaggio (patatine al sapore di arachidi… donano subito 3 kg in più!). Poi via verso il Burger King di Itzehoe.
Ma questa è un’altra storia e bisognerà raccontarla un’altra volta…

lunedì 28 agosto 2006

METAL CRUSADE pt. 5


Sabato 5 agosto.
METAL CHURCH. Costretti a esibirsi a mezzogiorno sul Party Stage (mentre sul Black Stage gli Aborted ci fanno vergognare di essere Metallari), gli eroi di Seattle rispondono da loro pari. Canzoni che ancora oggi non hanno perso un’oncia del loro valore, compattezza e potenza a profusione. Il nuovo cantante squarcia i timpani. “Watch the Children Pray” e “Metal Church”… bastano come biglietto da visita?
Le band seguenti le ho trascurate per disinteresse (Caliban, Fear Factory) o perchè le avevo già viste (Arch Enemy… e i fans che sbavano per quel trans di Angela). Metal Market (conquisto la discografia di Lizzy Borden!) e Chili con Carne! E sono di nuovo pronto per il Metal!!!
MORBID ANGEL. Li avevo abbandonati all’epoca della fuga di Vincent, me li trovo adesso che il figliol prodigo è tornato all’ovile. Grandi come sempre, molto meno dozzinali di quello che si può pensare. Trey resta un maestro nell’evocare i Grandi Antichi con i suoi solos (davvero sembrano le melodie dei flautisti ciechi che circondano il demone sultano Azatoth!). Ma quanto è invecchiato Dave Vincent…
THE DOGMA. Italiani da supportare. Power prog, tra Labyrinth e Symphony X… Italian Metal, nel bene e nel male. Ma sono preparati e coinvolgenti. Un po’ di esperienza in più e potrebbero riservare delle sorprese. Paiono piacere alle ragazze, peccato che al Wacken le donne fai prima a saltarle che a girarci intorno!
GAMMA RAY. Kai (calvizie incipiente camuffata sotto coppoletta di lana) e soci fanno il solito concerto dei GR. Le canzoni ci sono, la voce stavolta tiene, il pubblico partecipa. 20 anni sui palchi servono eccome! Il periodo di “Land of the Free” non tornerà più, ma le canzoni ce le gustiamo lo stesso. Immarcescibili.
SOULFLY. Devo sorbirmeli per mantenere la prima fila (Whitesnake in arrivo!). Mi hanno sempre fatto ridere, col loro voler essere a metà strada tra “Roots” (Sepultura) e il flirtare col nu metal. Non cambio idea dopo questo show. Un gruppo inutile, che si scioglierà quando si riformeranno i Sepu e di cui nessuno si ricorderà.
WHITESNAKE. Mr Coverdale arriva sul palco con camicia aperta, il petto esposto all’adorazione delle donne. Donne? Sissignori: donne! Mai prima d’ora mi era capitato. Signorine di ogni età (compresa un’armata di tardone sui 50) che urlano isteriche mentre l’arzillo sessantenne rotea l’asta del microfono e si lustra il popparuolo con fare lascivo. Lo sguardo che feconda? Sissignori, lo sguardo che feconda. E fortunati noi in prima fila che siamo stati letteralmente molestati da ragazze in calore. Irripetibile. Il concerto? Coverdale ci mette un paio di pezzi a carburare, poi spacca il mondo. La band trasuda talento a ogni nota e non sbaglia un colpo. Doug Aldritch (che non vede l’ora di sfoggiare gli addominali) e Reb Beach sono perfetti, il batterista (uguale alla Befana!) spara un assolo a mani nude. Inutile elencare la scaletta. Troppo poco 1 ora abbondante per rendere giustizia alla storia della band. Ma quello che abbiamo avuto, signori, ce lo siamo goduto!
EMPEROR. Suonare dopo i Whitesnake... Gli Emperor sono esattamente come su disco. Nel bene e nel male. Per quanto mi riguarda, encefalogramma piatto. Ma forse è perché non digerisco più tutta l’ideologia che sta attorno al black metal. E forse non la digeriscono nemmeno gli Emperor…
ROSE TATTOO. Rock’n’Roll! Non ho mai sentito una canzone dei RT, non me ne ricorderò nemmeno una dopo questo show. Però mi sono divertito. Concerto a tratti commovente, un po’ per la partecipazione di band e pubblico, un po’ perché il Festival sta finendo. Altra band scandalosamente relegata nel Party Stage… Meditate, organizzatori, meditate quando farete la scaletta per la prossima edizione.
FINNTROLL. È la terza volta che li vedo e non hanno mai avuto suoni decenti. Sono sfigati o non sanno suonare? Il dubbio è lecito!
FOREVER SLAVE. Siamo molesti. Del gruppo spagnolo (Nightwish dei poveri, nulla di più) non ce ne frega niente, anche se hanno una cantante che si fa notare (non certo per la voce). Balliamo al ritmo della Danza delle Scuse. I Tedeschi non capiscono ma sono in fase scimpanzé e gradiscono. Conosciamo un gruppo di Spagnoli che tifano contro i Forever Slave perché sono il loro gruppo concorrente: diamo corda per ottenere birra, ma sono dei pidocchiosi.

A breve, la conclusione della serata e the morning after…

giovedì 24 agosto 2006

METAL CRUSADE pt. 4


Venerdì 4 agosto.
“My Ass is Virgin”. Questo recava scritto un cartello ostentato da una soave fanciulla avvolta in una bandiera della Finlandia. Solo a Wacken! Se fa una cosa del genere in Italia, in 3 minuti le sverginano anche le orecchie…
Altre brevi recensioni delle band che mi hanno intrattenuto.
WINTERSUN. Tra Children of Bodom (anche per la voce) e power nordico, si confermano gruppo inutile e colonna sonora per la visita al Metal Market.
LEGION OF THE DAMNED. Death-black ignorante suonato da zappatori. Musica per bambini satanisti, grazie a gente così il Metal sarà sempre preso per il culo.
DANKO JONES. Una gradevole sorpresa. Rock’n’roll minimale ma carico di groove e di energia animalesca. Danko è un istrione, la gente apprezza anche se di canzoni veramente buone ne ha scritte 5-6. Da vedere live.
NEVERMORE. Di sicuro il gruppo più “pesante” del Festival, con buona pace degli appassionati dei generi più estremi. Nessuno è riuscito a tirare mazzate sui denti così dolorose. “Pesanti” nel bene e nel male: o li si ama, o li si odia. Io mi godo i pezzi che conosco, poi passo oltre.
SOILWORK. Confinati nel Party Stage e ci stanno stretti. Mentre gli Opeth fanno addormentare la gente fino in Danimarca, i Soilwork spaccano. Grandi suoni, melodie interessanti, coinvolgenti sul palco. Avessero inciso un paio di dischi in meno, non avrebbero disperso così tanto il loro talento. Promossi.
KORPIKLAANI. Amati da tutti gli ubriaconi, sono sacrificati sul Party Stage. Resisto per 2 pezzi, poi i suoni impastati e la calca disumana mi spingono alla fuga. Bella impressione, ma tutto il folk metal finnico mi sembra una gran pacchianata e non riesco a trovare gruppi che valga la pena di ascoltare.
CARNIVORE. Peter Steele unico membro originario. Il gruppo ha sempre fatto cagare, ma lo sapevano anche loro. Suonano da cani, Peter esegue più sorsate di vino che note col basso. La gente apprezza le prima canzoni, poi si disinteressa. Le battute di Mr Steele sono sempre argute e acidissime, potrebbe dedicarsi solo a quelle...
CHILDREN OF BODOM. Ero a mangiare, ma pare che abbiano fatto un concerto normale, benedetto da uno straordinario afflusso di gente. I medici hanno avuto il loro bel daffare. Molte donzelle tra le prime file, per accaparrarsi le occhiate malvagie di Lahio. Ma solo un cantante al mondo può “ingravidare con lo sguardo”!
CELTIC FROST. La Storia del Metal Estremo. Suoni pessimi ma carisma da vendere. Non me ne è mai fregato nulla dei CF (a parte l’album glam “Cold Lake”), ma sono stati impeccabili e hanno riscosso il meritato tributo. Tom Warrior, volto gonfio come un pallone, non ha più capelli e indossa un berretto uguale a quello di Kai Hansen (un altro la cui stempiatura corre inesorabile verso la nuca).
DESPAIRS RAY. Abbandono i CF per scoprire questo splendido gruppo giapponese. Modernissimi (tra Nine Inch Nails e Rammstein) ma con riff cromati anni ’80 e compressi come esige il nuovo millennio. Si dimenano come ossessi, hanno un frontman che sputa sangue e un tiro micidiale. Peccato che gli album siano introvabili. Dal vivo mi hanno impressionato, sarebbe giusto verificare la resa su CD.
MINISTRY. Casino allo stato puro, cacofonie insopportabili per un gruppo che non aveva alcuna ragione di esibirsi a Wacken. E i comizi politici andate a farli davanti alla Casa Bianca, pagliacci!
METAL INQUISITOR. Più classici di così! Clonano riff di Iron, Judas, Accept, Saxon. Il cantante ha più voce che capelli e l’abbigliamento in spandex e giubbotti con toppe anni ’80 li ghettizza tra i nostalgici. In Germania avranno anche il loro seguito, ma in Italia abbiamo gruppi dello stesso genere che spaccano il doppio e copiano la metà. Divertenti, suvvia!
BATTLELORE. Gruppo che scrive concept sul Signore degli Anelli. Power metal con doppia voce (femminile pulita e maschile gutturale). Indigesti come un kebab con peperoni e banane.
PRIMAL FEAR. Bravi bravi bravi. Copiano, ma con classe e rispetto. Scheepers è una macchina da acuti e la sua definizione muscolare ha raggiunto l’ideale compromesso tra massa grassa e fibra resistente.
AMON AMARTH. Joan Hegg irrompe sul palco a petto nudo e Wacken lo ama: panza da birra degna dell’80% dei Tedeschi del Festival. Uno di noi (anzi, di loro)! I fonici pensano sia una grande idea eliminare le chitarre, in modo da farci godere l’esibizione del batterista più statico e monotono del Festival. A metà concerto sale sul palco una compagnia di rievocazione storica che inscena uno scontro tra Vichinghi e qualcos’altro. Divertente e interessante. Peccato che poi torni a suonare il gruppo. “Once Sent from the Golden Halls” resta il picco compositivo, il successo successivo è slegato dalla qualità musicale.
Ma noi stiamo già strisciando verso l’accampamento…

mercoledì 23 agosto 2006

Prossimamente... abbiate fiducia

METAL FAMILY

Che bello incontrare a Wacken mia zia Peppina. Suona la chitarra nei Destruction e si dimentica sempre di depilarsi i baffetti. Vai zia, sei l’orgoglio di tutta la famiglia! La zia è quella a sinistra, pagliacci!

lunedì 21 agosto 2006

METAL CRUSADE pt 3

Gli Scorpions salutano i lettori di questo Blog e incornano Padre Pio

Giovedì 3 agosto.
Dopo aver ceduto all’esuberanza verbale nei primi 2 post, mi rimprovero da solo: sarò più conciso. Passo quindi a una breve recensione dei gruppi che hanno suonato il primo giorno.
FASTER INFERNO: stavo digerendo, quindi non ho prestato attenzione. La professionalità si spreca… però come chitarrista c’è il figlio di Michael Schenker, che in tarda serata si esibirà anche con gli Scorpions senza suscitare entusiasmi.
VICTORY: saranno anche banali, ma al sottoscritto piacciono. Hard Rock con gli attributi, ottima presenza scenica, un cantante che dà l’anima e i polmoni. Un po’ di riff per fare headbanging, qualche ritornello ruffiano ma virile da cantare a squarciagola. Che volete di più? E poi “On the Loose” e “Standig Like a Rock” restano grandissimi pezzi!
MICHAEL SCHENKER GROUP: ennesima reincarnazione del MSG. Non li ho badati troppo perché dovevo soddisfare la mia dipendenza da pasta e aringa affumicata. Mi ha impressionato il cantante, per quello ho sentito. Il rissoso Schenker non sembra più Obelix con la chitarra, quindi forse beve e si droga un po’ meno. I Tedeschi lo amano e non fanno mancare il dovuto supporto
(Quando un Tedesco supporta un gruppo, fa su e giù con la testa e beve birra. Quando non lo supporta, resta immobile a guardare e beve birra).
SCORPIONS: veri eroi in Germania, si presentano con un set lunghissimo che ripercorre tutta la loro discografia. Soprattutto i primi album, così riescono a far suonare qualche pezzo anche a Uli Jon Roth (il fratello di Zeno!!! Chi ha orecchie per intendere…) e a Michael Schenker. Klaus, il cantante, non perde una nota e fa una gran figura, ma il trionfatore è Rudolf Schenker, che essendo molto più scarso degli altri chitarristi decide di attirare l’attenzione con copricapi da Carnevale di Rio e passando tutta una canzone a testa in giù (senza suonare, e i maligni a dire che non si è sentita la differenza). Le canzoni famose ci sono tutte, manca “Wind of Change” e forse è un peccato, ma è sempre meglio una ballad in meno e una canzone rock in più. Il batterista si ridicolizza col peggiore drum solo del Festival. Impagabile Michael Schenker che non suona la ritmica quando sono gli altri chitarristi a fare gli assoli. Uli Jon Roth crede di essere Hendrix e chi siamo noi per smentirlo?
Gran concerto, grande partecipazione del pubblico, enorme produzione sul palco. Molti abbandonano Wacken dopo l’esibizione degli Scorpions, il che la dice lunga sull’affetto che il gruppo suscita in Germania.

Il resto della giornata era stato occupato assaggiando le mille prelibatezze alimentari che offre il Festival. Quest’oggi: panino con aringa, panino con gamberetti, chili con carne! E ancora, durante l’MSG, pastasciutta al curry incendiario gentilmente offerta dallo chef dell’Accampamento Trevisano. Poi, in giro per il Metal Market, la Festa della Birra, Metal Karaoke, cessi a pagamento…
Stay Metal fino a domani!

venerdì 18 agosto 2006

METAL CRUSADE pt. 2 - Grill Odyssey


Wacken by night: non si dorme. Tra generatori che stantuffano, stereo che eruttano tutto lo scibile in campo metallaro, cori bavaresi, rutti e peti, è impossibile concedersi al sonno.
Se non puoi batterli, unisciti a loro. E quindi, grande grigliata al campo della Brigata Metallara. Annaffiata da ettolitri di birra, ovvio. E dopo l’esagerazione alimentare, via all’esagerazione alcolica: grappa, vodka, Jack, sakè (Only for the Brave). La resistenza degli intestini è messa a dura prova. Ma perché dobbiamo essere solo noi a godere di tanto ben di Odino? Condividiamo dunque coi nostri vicini di accampamento, Tedeschi panzoni dediti al culto della birra e di Satana. Solitamente timidissimi, gli abitanti di Germania si sciolgono nell’ebbrezza e diventano socievoli come scimpanzé, anche se finiscono per molestare solo i maschi. Evidentemente il Metallaro nordico vede le donne con timore e preoccupazione. In soccorso delle donzelle devono intervenire gli Italiani!
La notte avanza, i contorni si fanno confusi, la musica rimbomba nelle orecchie mentre il nettare degli dei viene avidamente ingurgitato dai voraci Metallari di Treviso. Chi si ricorda che è successo? Strani fenomeni da baraccone invadono il nostro campo… un gay ubriaco cerca di ingropparsi qualcuno di noi, un pelato satanista chiede delle salsicce da sacrificare a Satana… personaggi dalle passate edizioni del Festival vengono a ripetizione di degustazione di alcolici (i Tedeschi trangugiano senza ritegno, desiderosi di ubriacarsi per scendere i gradini dell’evoluzione umana nel minor tempo possibile).
Un enorme samurai di 2 metri dalla testa sproporzionata irrompe biascicando in veneto-giapponese. Pare abbia perso dei preziosi animali da compagnia. Butto giù altro sakè e lo seguo al Metal Karaoke, dove vago sperduto in mezzo a capelloni barbuti. La Provvidenza mi riconduce al campo, dove si continua a inserire alcol nello stomaco. Vedo più gente a 4 zampe che a 2…
Ma perché facciamo ciò?
Signori, tira una brocca spaventosa di notte a Wacken! La temperatura precipita verso la solidificazione dell’acqua, la nebbia invade il campeggio e lo trasforma nel cimitero di Dracula. O si accende un falò, col rischio di dare alle fiamme gli antri dei nostri vicini satanisti, oppure si dà fondo alle bottiglie di alcol e ci si getta a dormire a caso su qualche superficie morbida.
La tenda che ha l’onore di ospitarmi è condivisa con altri 3 uomini dall’odore molto penetrante. Mentre dormono, hanno anche la cortesia di imitare gli animali della savana. Una testa grande come uno Zeppelin minaccia di schiacciarci. In più, appena spunta il sole la tenda si trasforma in camera a gas con temperature sahariane. L’istinto di sopravvivenza mi impone si strisciare fuori. Sono circondato da migliaia di Metallari, eppure sono solo a contemplare i resti della grigliata ricoperti di rugiada (poesia, poesia).
Intanto, in sottofondo, i Cannibal Corpse mi augurano il buongiorno…

IL PROTETTORE DEGLI ITALIANI A WACKEN



Il Santo Birraiolo di Petralcina ha protetto i nostri intestini per tutta la durata del Festival. Mille grazie a lui e ai suoi amici Odino e Satana.

giovedì 17 agosto 2006

METAL CRUSADE pt.1



Perché Wacken? Perché lì si avverano i desideri del Metallaro. Birra a fiumi, grigliate sfrigolanti, esseri (umani?) discinti e in preda all’ubriachezza, stand che vendono le cose più assurde e metallare. E, soprattutto, c’è il METAL.
Martedì 1 agosto, ore 22. La Brigata Metallara di Treviso (con intrusioni da parte di ausiliari “stranieri”) parte per la MISSIONE. 1317 km a nord. Tutta la Germania da attraversare. Lucidiamo i cavatappi e siamo pronti al viaggio.
Un orrorifico kebab della Bianca™ mi concede il privilegio di usufruire di numerosi WC tedeschi nel corso del viaggio. Per il resto, tutto molto professionale, con consumi di birra ridotti al minimo (meglio evitare di trascorrere le ferie nelle galere teutoniche).
Alfine si giunge a Wacken, ridente villaggio di pecore a circa 80 km da Amburgo. Vantaggio: ha abbastanza campi da contenere un campeggio di 50mila Metallari. Svantaggio: attira tutte le piogge del Nord Europa. Così veniamo accolti da un infame acquazzone che rimanda le nostre menti all’edizione 2005, meglio nota come l’Odissea nel Lago di Fango.
Tappa al Supermarket di Wacken, assediato da Metallari che cercano di accaparrarsi birra e carne per grigliata. Non siamo da meno. Grandi acquisti a prezzi modesti. In Germania mangiare e bere costa in media la metà che in Italia, il che spiega anche le vergognose panze di cui sono dotati molti Tedeschi. Una cosa è certa: il Supermarket di Wacken lavora per 5 giorni all’anno, poi vanno in ferie per 9 mesi.
Siamo una ventina di fieri guerrieri, ma in 9 non abbiamo acquistato il biglietto, sperando nel bagarinaggio (i soliti Italiani). Solo 2 di noi riescono a prendere un biglietto a un prezzo ragionevole, gli altri devono pagare 100 euro. Ma per godere dell’atmosfera del Wacken si spende senza problemi.
Avvicinamento all’ingresso, carichi di birra e salsicce come Bud & Terence in “Altrimenti ci Arrabbiamo”. Il paesino è già invaso da Metallari di ogni genere e provenienza. Energumeni panciuti che trascinano casse di birra, darkettoni dai capelli corvini con ricrescita bionda, leggiadre donzelle di 80 kg strizzate in corpetti gotici, vecchi rockers che sfoggiano orgogliosi mullet da denuncia penale. Da scriverci un manuale di sociologia…
La nostra carovana irrompe prepotente nell’area campeggio e con estrema cafonaggine occupa un’area spropositata, che serve a contenere: automobili strapiene di cose inutili, numero non quantificato di tende, gazebo per proteggere la birra e noi stessi da sole o pioggia, griglia, superficie libera per collassare sotto il sole, spazio per le abluzioni (poche e generalmente eseguite con il favore delle tenebre, per non essere presi per il culo). In seguito si raccatta un giovane nomade da Treviso che è giunto a Wacken con mezzi di fortuna dopo 3 giorni di dissolutezza in terra teutonica. E poi ci si avvia sbraitanti verso l’area concerti.
I gruppi cominciano a suonare il giorno seguente, giovedì 3 agosto, ma l’area concerti è già affollata da ubriachi. L’atmosfera è da festa della birra, solo che al posto dei gruppi di liscio ci sono i Cannibal Corpse in sottofondo (!).
Ci distinguiamo, noi Brigata Metallara di Treviso. Intanto siamo vestiti meglio! Poi intoniamo cori a profusione, millantando la vittoria di un certo campionato mondiale. Addestrati al New Life, possiamo ingerire litri della leggera birra teutonica senza accusare minimamente perdite di equilibrio. Poi, sbruffoni, ci lanciamo all’assalto dello stand del pesce e ci riempiamo di panini con l’aringa. In un vorticoso turbine di Metallosità, entriamo nel Metal Market e seminiamo il caos tra le bancarelle.
Alcuni vorrebbero già darsi alle molestie delle fanciulle, ma siccome nessuna di esse sembra riuscire a stare sotto gli 80 kg si opta per un ritorno al campo base, per dare il via alla grigliata.
Il racconto della grigliata e della notte seguente sarà online a breve…

domenica 13 agosto 2006

WACKEN 2006



A breve...

Resoconto sul viaggio
Recensione delle bands
Storia di una Metal Crociata attraverso la Germania
Botte e Minchia per tutti

Stay Tuned!!!

lunedì 31 luglio 2006

Addio alla Leggenda

In memoria di David Gemmell (1948-2006)

... E sulle sue mura si erge un guerriero che non ha mai perso una battaglia, un uomo che non ha mai tradito i propri principi: Druss, la Leggenda.

Un giorno, forse, scriverò qualche recensione degli splendidi romanzi di David Gemmell.
Ma ora è tempo di elevare un commosso addio ad uno dei più grandi scrittori moderni.

mercoledì 26 luglio 2006

SUNSET BOULEVARD


Sentite questa!
Metal Sludge (il miglior sito al mondo per la musica anni ’80, http://www.metalsludge.tv/home/, andate e innamoratevi) ha recentemente intervistato Marq Torien, cantante dei BulletBoys.
Il suo gruppo era uno dei 6 milioni di gruppi hard rock-glam che, usciti a fine anni ’80, hanno venduto alla grande il primo e il secondo album (all’epoca vendevano davvero tutti!) e poi si sono messi a fare grunge e sono stati giustamente dimenticati.
Marq porta ancora avanti il progetto, tra il disinteresse generale. Tanto per capirci, l’intervista l’ha fatta dopo un concerto davanti a 12 persone!
Nel 2003 ha fatto uscire un nuovo album dei BulletBoys, acquistabile solo tramite il sito ufficiale (che non aggiorna da 3 anni!) oppure ai concerti.

METAL SLUDGE: Quante copie ha venduto il nuovo album fin’ora?
MARQ: Non so di preciso, ma di sicuro tra le 20.000 e le 40.000 copie!

BOOM!

20-40mila copie? Con un sito che riporta news di 3 anni fa? Con concerti davanti a 12 persone?
Marq, poveretto, è solo uno di quelle centinaia di musicisti degli anni ’80 che hanno avuto i loro 10 secondi di fama, i loro 5 grammi di coca, le loro 3 grupies da sollazzare… e che vent’anni dopo non riescono a capacitarsi di come possa essere tutto finito!
Ce ne sono parecchi in giro. Vivacchiano suonando i loro vecchi successi davanti a platee di quarantenni nostalgici, ubriacandosi di rum da discount e di ricordi lontani, sfasciando camere di motel perché credono di essere all’Hilton (ma il giorno dopo devono svuotare il conto in banca per pagare i danni!).
Estrema sindrome di Peter Pan.
Per ridere e per piangere… http://www.metalsludge.tv/home/

venerdì 21 luglio 2006

REVIVAL PAGANO


Gli Amon Amarth sono un gruppo che ha sfruttato al meglio gli stereotipi del Metal. Musica è cupa e marziale, ma con una valida tensione epica, cantante che grugnisce inni a Odino e accuse al Cristianesimo, l’immagine all black dressed e una infarinatura di conoscenze storiche e superstizioni.
Vogliamo bene ai gruppi così. Una volta erano i Manowar a scrivere “Gates of Valalla” (con molta più classe, ovviamente) e adesso abbiamo questi Svedesi dalle folte chiome e dalle generose panze gonfie di birra e polpette.
Quello che stona in tutto ciò è il modo in cui viene percepito il gruppo. Alfieri del paganesimo… preservatori delle tradizioni nordiche…
Senza nulla togliere al presunto orgoglio nazional-pagano di questi cinque soggetti, mi pare che sarebbe meglio se li considerassimo per quello che sono: gente che parla in maniera superficiale di questioni che richiedono ben altro spessore.
I testi degli Amon Amarth viaggiano a cavallo tra la scopiazzatura di leggende dell’Edda e scenette da Conan il Barbaro. Chiariamoci: i Vichinghi non hanno mai assalito i Crisitiani in nome di Odino, semmai lo hanno fatto in nome di Bottino!
E poi, è mai possibile ridurre a mero ammazzacristiani una figura come il Dio Monocolo? Dio della guerra e dei misteri delle Rune, adorato da guerrieri, da politici e incantatori, ma anche da poeti… cedette un suo occhio un cambio della Conoscenza e per nove giorni e nove notti pendette da Yggdrasil ottenendo i segreti della Magia e delle Rune.
Odino è una delle figure più complesse e affascinanti di tutta la mitologia umana. Il suo essere volubile e a cavallo tra due mondi, l’abisso delle conoscenze misteriche che sottendono alla sua venerazione. Che ha a che fare con il vecchio barbuto, ubriacone e guerrafondaio che ci spacciano gli Amon Amarth e gli altri cialtroni scandinavi?
Prendiamo tutto questo revival paganeggiante per quello che è: spettacolo folkloristico tipo Lord of The Rings (il film, ovvio).
Anche per definirsi pagani, amici miei, bisogna studiare un po’…

mercoledì 19 luglio 2006

LA DOLCE VITA

Marchetta per un orgoglioso fumettista e Metallaro (prima fumettista o prima Metallaro?)…

http://www.andrealonghi.it

Si tratta il celebre Andrea Longhi, universalmente noto per atti osceni in luogo pubblico che lui non ricorda di aver compiuto.
Vai tranquillo, Andrea. Anche se non esistono prove video o foto delle tue imprese, la MEMORIA COLLETTIVA e le CICATRICI bastano e avanzano.
Io di fumetti non me ne intendo (leggevo solo quelli di Conan) ma dicono che il buon Longhi se la cavi bene…
E poi è Metallaro…
Massimo supporto. Se avete qualche libro per l’infanzia da colorare, sapete a chi rivolgervi ;)
Andate a leggervi il suo Blog all’interno del sito (si ride, si piange, si beve) e lasciategli qualche commento. Anche perché pare che i commenti siano tutti di appartenenti alla Setta Massonica dei Fumettisti.
Una domanda. Ma quanti fumettisti ci sono in Italia? E quanta gente invece legge i fumetti? Non vorrei che fosse una scena come quella della NordEst Rock’n’Roll Family (composta solo da musicisti che vanno a vedere i concerti degli altri musicisti e via così, sempre gli stessi).
Stay Cartoonist!

martedì 11 luglio 2006

BADIA ROCKS


Sabato 8 luglio. Mentre tutti i Rockers del NordEst se la fanno sotto per paura della pioggia, un gruppo di 4 noti facinorosi decide di mettersi in strada per godersi la prima (e probabilmente unica) esibizione in suolo italico dei BONFIRE.
Destinazione Val Badia, per la nuova edizione del BADIA ROCKS FESTIVAL. Un viaggio estenuante tra tornanti di montagna, boschi, deliri sui gruppi più sconosciuti (e quindi fondamentali) che abbiano mai registrato qualcosa (anche un demo del 1982 in presa diretta va benissimo). Il prodigo Walter sbaraglia la concorrenza con un monologo di almeno 12 ore… Santo Subito!
Breve tappa a Brunico per salutare un BrunoRock felice come un pinguino in Congo. Doveva suonare al festival ma, causa infortunio del bassista, ha dovuto rinunciare. Birretta e panino gommoso in compagnia, poi di nuovo a scalare montagne come una tappa del Giro d’Italia. Posti suggestivi, certo, ma una tempesta di pioggia e vento a luglio scaglia la temperatura al di sotto della decenza. Vivere in un posto del genere? 9 mesi di neve e 3 di acqua? Lascio volentieri l’esperienza di cacciatore di orsi a qualcuno di più malato di me.
Arrivo nell’inclinato villaggio di Pedraces, dove tra una seggiovia e un costone roccioso è stata ricavata l’area concerti: un parcheggio asfaltato (che ci risparmia il fiume di melma) con palco dignitosissimo, stand di birra, rivenditori di CD (a pochi euros) e di magliette (a prezzi esorbitanti). È pieno di gente della zona, che parla un fluente tedesco e un italiano da Sturmtruppen: dall’accoglienza tutto sommato cordiale capiamo che sono tutti già ubriachi alle sei del pomeriggio.
Breve recensione dei gruppi:
RAIN. Precisi, puntuali e irrilevanti come al solito. Persone sotto il palco: 4.
SCONOSCIUTO GRUPPO FRANCESE. Chiamati a sostituire BrunoRock, ci deliziano con un punk’n’roll monotono e senza mordente. Persone sotto il palco: 6. Durante la cover dei Ramones: 12 (tutti punk che finita la canzone sono tornati a elemosinare birra).
HOLY MOSES. Gruppo storico del thrash tedesco, che però suona death (!). Fanno un casino infernale, Sabina (la cantante) rutta come un camionista e gli altri dimostrano perizia tecnica e abilità nel comporre songs tutte uguali. Persone sotto il palco: almeno un centinaio. Si comincia a temere che con i Bonfire ci ritroveremo in 4…
BONFIRE. Gran bel concerto, anche con un cantante un po’ a corto di voce (“Ready 4 Reaction” abbassata di tonalità e quasi irriconoscibile) e vestito come un metallaro di 15 anni. Suonano un centinaio di date all’anno da 20 anni e si vede. Qualche problema tecnico non compromette una buona prestazione. Suonati quasi tutti i pezzi più celebri (ma non “Know Right Now”, assassini!!!) anche se quelli da “Fireworks” e “Point Blank” restano i veri classici. Ne è valsa la pena. E la gente sotto il palco era parecchia, per fortuna!
Qualche premio:
IL PIU’ PACCHIANO. Un rasta con poncho peruviano, ovviamente etilizzato, che cantava (!) con espressione feroce le canzoni degli Holy Moses.
IL PIU’ EROICO. Il cantante dei SAVERS e la sua donna, venuti su da Roma in treno e bus (!). Rock Spirit!
IL PIU’ UBRIACO. Quasi tutti gli autoctoni erano distrutti, ma un paio di ragazze (forse sorelle, di sicuro minorenni) dopo mezz’ora erano finite, si sono rotolate per terra nella cacca, hanno fatto headbanging per tre ore, poi hanno vomitato e hanno ripreso a bere e a rotolare.
IL PIU’ LOQUACE. Un folkloristico personaggio da Vigonovo.
Ringrazio Michele, Alex Masi (versione friulana) e Walter per la giornata, i Bonfire per un gran concerto, la gente della Val Badia per avermi fatto capire che l’unico rimedio per il maltempo è l’alcol, BrunoRock per la birra e il panino gommoso, più tutti i nemici della sobrietà che ho avuto la ventura di incontrare.

lunedì 19 giugno 2006


Rugby World Cup. 30 ottobre 1991. Cardiff. Galles.
Si gioca la finale per 3°-4° posto tra Scozia e Nuova Zelanda. Le grandi deluse. Ma è soprattutto il cuore scozzese a sanguinare. I sogni di gloria si sono infranti su un calcio sbagliato proprio dal prediletto figlio delle Highlands, il capitano Hastings. Inghilterra in finale, lutto nazionale in Scozia.
Inni nazionali. Quello della Nuova Zelanda è una simpatica arietta innocua. Gli Scozzesi invece hanno l’immortale “Flowers of Scotland”, canto tragico di una popolo indomabile.
Ma la Nuova Zelanda ha l’arma per contrastare l’orgoglio di Scozia. La Haka, la danza di guerra maori che viene eseguita prima delle partite. Il vero inno degli All Blacks. Il modo in cui vincono gli scontri prima ancora del calcio d’inizio.
I Neozelandesi si dispongono a semicerchio, il maori che conduce la Haka al centro, e fronteggiano gli avversari.
John Jeffrey. Terza linea scozzese, predatore implacabile. Lo chiamano lo “Squalo Bianco”, per il suo stile di gioco e per la pelle e i capelli bianchi come la neve. Un eroe in Scozia, alla sua ultima partita in Nazionale. Jeffrey abbandona lo schieramento con cui i suoi affrontano la Haka. Avanza silenzioso verso i Neozelandesi, solo. Si ferma davanti a Va’aiga Tuigamala, il «Camion Nero», devastante trequarti ala di origine tongana. Lo «Squalo Bianco» si piazza a due centimetri dal volto dell’All Black. I Neozelandesi non credono ai loro occhi… nessuno ha mai sfidato in quella maniera la loro danza di guerra.
I giocatori della Scozia rompono lo schieramento e si posizionano ciascuno davanti al proprio avversario diretto. Affrontano la Haka così, faccia a faccia con il nemico.
Io ho assistito quella partita. Ma non vi dirò chi ha vinto. Andatevi a consultare qualche statistica per saperlo.
Con quel gesto di John Jeffrey, ai miei occhi la Scozia aveva già trionfato.

domenica 18 giugno 2006

Fine Mese


Non perché i nostri “eroi” hanno strappato un valoroso pareggio alla corazzata statunitense, di quello c’è da andare orgogliosi. Eppure… l'italiano che arriva a stento alla fine del mese deve fare molti sforzi per tifare per undici ragazzotti viziati e miliardari solo per merito pedatorio, ma quando tutto questo gli si getta in faccia…

Più grigliate e meno pallone, questa estate!

mercoledì 7 giugno 2006

Sempre per il Rock

Sabato. Dopo mattinata e pomeriggio passati ad un matrimonio (ma non erano fuori moda?), il corpo esige un collasso su una qualunque superficie piana. Il Rock esige invece trasferta al Motoraduno del Club Born To Be Wild. E tra corpo e Rock chi vince? Vince il Rock, vince il rock… anche perché è aiutato dall’esibizione dei Mr Pig al Motoraduno (miglior cover band italiana, miglior cantante italiano, migliori strumentisti, migliori allevatori di capelli, migliori divoratori di piadine, ecc.).
Si parte fieri e potenti, cercando di rimandare a tempi migliori la digestione della Torta Nuziale a 5 Piani Distruttrice di Una Stagione in Palestra. Le indicazioni per arrivare sono precise, la compagnia è quella giusta: molti musicisti, alcuni psicologi, alcune infermiere, un noto facinoroso della curva addobbato come Sebastian Bach nel 1990, un CD dei Kiss per calarsi nella parte e via in autostrada.
Beccata l’uscita giusta, si cominciano a seguire le indicazioni, che spariscono magicamente mentre ci apprestiamo a scalare una montagna (!). Chi sapeva che il raduno era in una valle nascosta tra i colli del Vicentino, facile da trovare quanto una donna all’Odissea il sabato sera? Decido che la cosa migliore è procedere a caso e mai ammettere di aver sbagliato strada, a costo di proseguire dritti fino al Gods of Metal a Milano. Il Dio del Rock mi dà ragione e mi risparmia di ammirare il parrucchino di Coverdale (ma lo becco al Wacken). Arrivati…
Suggestivo oltre ogni aspettativa. Motoraduno in un castello, con stands e parcheggi e campeggio sulla spianata e zona concerti all’interno del maniero. Il tutto incorniciato dai colli. Nel cuore della notte, sembrava di essere a Minas Tirith. Eccezionale!
Organizzazione perfetta, arriviamo giusto in tempo per ammirare i Mr Pig, guidati dal vorace (di applausi e di grassi saturi) Michele Luppi (o Michael Wolves, come si fa chiamare per non essere riconosciuto). Il tempo di salutare i soliti noti rockers (incluso il presenzialista Uomo di Vigonovo, che deve aver barattato la sua abitazione con un camper… è ovunque!) e si parte. Sui Mr Pig non scrivo niente, chi li conosce sa come sono e chi non li conosce farebbe meglio a muovere le chiappe per vederli! Solo una chiosa: suono devastante, probabilmente il migliore che abbia sentito in Italia… e me lo becco a un Motoraduno tra le montagne!!!
Concluso il concerto di Luppi & Co., sul palco salgono i “vecchi” della Born To Be Wild. C’è da tributare omaggio al fondatore del club, Charlie, mancato poco tempo fa. Momento solenne, anche commovente se vogliamo. Ma lo speaker intavola un discorso a metà strada tra “Rocky dopo aver battuto Apollo Creed” e “Braveheart”, ingentilito da soave cadenza vicentina modello fabbrica-bar-puttanaio. Gente più influenzabile del sottoscritto manifesta desiderio di cedere all’ilarità, ma essendo circondati da decine di biker con gli occhi umidi e la (ennesima) birra da litro in mano, il risultato poteva essere solo una serie di sprangate-coltellate-calci sulle balle. Meglio evitare e trascinare la gente fuori dall’area concerti.
Qualche giro, una frugale cena a base di salsiccia-patatine-panino di 3 giorni-birra (giusto per buttare giù la Torta che reclamava di uscire dallo stomaco per visitare il castello), una resistenza stoica alla temperatura finlandese che si era abbattuta sulla valle. Poi decidiamo che il Rock ha vinto, la Birra ha vinto, i Mr Pig hanno vinto, la Torta vince sempre, noi abbiamo vinto perché siamo Rock, la salsiccia avrebbe vinto la mattina dopo, l’Italia ai Mondiali forse vince se passa il turno e trova Togo, Trinidad, Angola e sfolgorante finale con l’Australia, qualcuno andrà all’Inferno per aver riso di Charlie e tutti siamo fisicamente provati.
Rapido rientro, baci e abbracci. Un’altra trasferta per supportare il Rock, un’altra tacca sulla lama della spada, un altro modo per sentirsi eroi.
Buonanotte.

giovedì 1 giugno 2006

Riunioni

Oggi la svacco, sia chiaro!
E via che arriva l’estate. Tutti ai festival! Considerazione: si spende meno al Wacken “80 gruppi e 1300 km da fare” che al Gods “30 gruppi e 300 km e shows in un allevamento di zanzare”!!!
Però ci sono le tanto acclamate reunion. Vediamo un po’ che prelibatezze ci offre il Gods of Usura.
VENOM: 3 incapaci del Metal che per anni hanno preso per il culo tutti con canzoni (!) su Satana. Poi si sono presi troppo sul serio, hanno provato a fare dischi decenti e hanno fatto schifo. Adesso ritorna in pista Cronos, uno che sul palco emette più rutti che note, con altri 2 cialtroni da pub. I Venom non hanno mai suonato nulla di rilevante, comunque se volete vedere un gruppo tecnicamente incapace e privo di canzoni, tutti al Gods!
TESTAMENT: da metà anni ’90 erano la Compagnia Mercenaria del Metal (DiGiorgio, Steve Smyth, Metal Mike, Lombardo…) e tutti a vederli dal vivo. Poi reunion con formazione originale: Clemente che suona la batteria come Peter Criss, Skolnick travestito da bibliotecario (e credi davvero che me la bevo che sei un pezzo grosso del jazz? Diciamo piuttosto che hai finito i soldi), Greg Christian che non sa quale santo ringraziare per la possibilità di smettere di lavorare in lavanderia. E via concerti a palla. Che manca? Forse un disco nuovo da quasi dieci anni? Ma chi glielo fa fare?!?
DEF LEPPARD: mai sciolti, ma non venivano dalle nostre parti da anni. Lo sapete che portano sfiga? Preparate i gommoni per l’alluvione. Pare che le nuove liposuzioni dei componenti abbiano fatto miracoli, comunque.
WHITESNAKE: gran rispetto, perché alla fine sono sempre stati un progetto solista di Coverdale. Ma David, tra lifting e parrucca sembri più una mamma rappresentate di classe che l’uomo “che feconda con lo sguardo”. E la voce c’è o non c’è? Dobbiamo andare a controllare nel backstage se qualcuno ti canta le note alte? Il solito Oni Logan?
GUNS: se ne sono dette di tutti i colori. Io dico solo: un ciccione rasta stona sul palco canzoni da cantare con la sinusite, accompagnato da musicanti punk-nu metal. La reunion dei Blink 182 tra 20 anni? No, Guns 2006. Evvai!!!
ALICE IN CHAINS: a qualcuno interessa davvero vedere un gruppo sparito da anni con un emerito sconosciuto alla voce, per suonare ESCLUSIVAMENTE per soldi?
STRANA OFFICINA: e ci giochiamo anche la dignità di uno dei gruppi più amati in Italia…
FIRE TRAILS: Pino, sei un grande per non aver mai mollato, ma se adesso hai un minimo (proprio minimo) di notorietà è perchè dici stronzate in TV, non per la tua musica. Riflettici, se hai un momento libero tra una sniffata e una bevuta!
MOTORHEAD: ok, non si sono mai sciolti… comunque se ve li perdete al Gods potete venire a vederli alla mia festa di compleanno, suonano in giardino.


E maledetti siano sempre i Greci che rischiano di far saltare la reunion dei Crimson Glory. Maledetti da Zeus e da Ade!!!

mercoledì 24 maggio 2006

Il Sogno

Nell’antichità il sogno riconduceva al Divino. I simboli trasmessi dai sogni indicavano la via verso il “Vero Sé”. Elevazione.
Oggi, gli stessi simboli vengono interpretati alla luce delle pulsioni sessuali più sordide e volgari. Affossamento.
Siamo migliori, adesso? Adesso che abbiamo sostituito l’aspirazione al Divino con l’ossessione delle pulsioni sessuali?
Siamo migliori oggi, quando tutti coloro che non sono schiavi delle proprie pulsioni sono additati come “repressi”?
Viviamo meglio, adesso?

giovedì 18 maggio 2006

Le vendette di un Vicario di Cristo

E se sul trono sedesse un folle omicida? Oggi si parla dell’Imperatore bizantino Giustiniano II (685-695 e 705-711). Notate l’intervallo tra le date? In effetti dopo 10 anni di regno venne deposto. E a buona ragione. Era un disgraziato dotato di pessimo carattere e inesauribile sete di vendetta. Ma i Bizantini non lo eliminarono quando ne ebbero l’opportunità. E furono di nuovo guai...
Non era partito male, il nostro Giustiniano. Aveva lo stesso nome del grande Imperatore del VI secolo e come tale si comportava. Del resto, cosa fareste voi se a 16 anni vi acclamassero Imperatore e Vicario di Cristo in terra?
Dopo aver mazzolato gli Slavi dei Balcani e averne deportati 30mila in Asia Minore (le deportazioni erano il suo marchio di fabbrica…) si mise in testa di far arrestare il Papa di Roma, ma le truppe bizantine di Ravenna si opposero ai suoi ordini. Non aveva ancora finito di pulirsi la bava irosa dalla bocca che la popolazione dell’Impero, oppressa dalle pesantissime tasse imposte dai suoi funzionari, si rivoltò contro il governo. Giustiniano venne deposto e gli tagliarono il naso: secondo la tradizione un uomo “incompleto” non poteva essere Imperatore e quindi Giustiniano sembrava fuori gioco. Poi lo spedirono in esilio a Cherson in Crimea, un luogo talmente tetro e desolato che al solo nominarlo i Bizantini si raccomandavano a qualche Santo.
Sin da subito Giustiniano si diede a progettare il proprio ritorno, al punto che le autorità di Cherson decisero di punirlo. Ma l’ex Imperatore, che era intrattabile ma anche scaltro, fuggì nelle steppe e raggiunse il Khan dei Cazari, un popolo di origine turca. Al Khan stava simpatico quel giovane senza naso, o forse era dotato di grande lungimiranza: fatto sta che gli diede in sposa la sorella. Il governo di Bisanzio ingiunse al Khan di consegnare Giustiniano, che fuggì di nuovo presso il sovrano di Bulgaria, Tervel, di cui si guadagnò l’appoggio. Quanto meno, era ottimo nelle pubbliche relazioni coi “barbari”.
Nel 705 si presentò a Costantinopoli con un esercito bulgaro e riconquistò il trono. Per dieci anni aveva maledetto i suoi nemici e ora avrebbe avuto la sua vendetta. Assiso sul trono imperiale, sfoggiando un finto naso d’oro (!), concesse a Tervel un titolo nobiliare talmente elevato che fece inorridire i cortigiani greci. Poi si dedicò ai suoi oppositori. Decapitazioni, occhi strappati con ferri roventi, sgozzamenti, amputazioni (tra cui la sempre gradita evirazione, che creava nuovi eunuchi da utilizzare a corte). Gli Arabi facevano il bello e il cattivo tempo in Asia Minore, ma Giustiniano era impegnato a far arrostire vivi i suoi nemici interni. Niente pietà nemmeno per donne e bambini.
Memore dell’insubordinazione della città di Ravenna, la fece devastare nel 709. I maggiorenti della città vennero deportati a Costantinopoli, torturati e uccisi. Il vescovo di Ravenna fu accecato (ma almeno sopravvisse, poveraccio).
Nel 711 volle fare lo stesso con la città di Cherson, ma scoppiò una rivolta che si diffuse in tutto l’Impero. L’armata guidata dall’usurpatore Filippico entrò in Costantinopoli senza opposizione. Il sovrano aveva tirato troppo la corda.
Giustiniano II venne ucciso e decapitato. La testa fu inviata a Roma e a Ravenna per poter essere presa a sputi un po’ da tutti. Giustiniano II aveva un figlio, Tiberio, un bimbo di sei anni: fecero fuori anche lui, sospettando che dal padre potesse aver ereditato il carattere…
NON SEMPRE I VICARI DI CRISTO IN TERRA SONO AGNELLINI.

venerdì 12 maggio 2006

KRUM, iracondo Khan dei Bulgari

Nell’anno 965 il collerico Imperatore di Bisanzio Niceforo II Foca insultò gli ambasciatori bulgari in visita chiamandoli “barbari ricoperti di pellicce puzzolenti”. Nella mente di Niceforo, quella era l’immagine del terribile Krum.
Khan dei Bulgari (803-814), fu nemico per l’Impero bizantino. Uno di quegli avversari che ti sogni di notte…
Appena salito al trono, Krum, guerriero pagano di inaudita violenza, passò qualche anno a consolidare il suo potere. Mozzando teste a destra e a manca, eliminò qualunque opposizione.
Raggiunta la stabilità interna con simili raffinate tecniche, rivolse lo sguardo verso sud, ove sorgeva l’Impero bizantino. Assetato in egual misura di guerre e ricchezze, nell’809 si lanciò contro le fortezze imperiali lungo i confini e le devastò. Non trascurò ovviamente di assaltare e saccheggiare Serdica, uno dei principali centri della zona. La guarnigione venne passata a fil di lama e pare che anche la popolazione della città dovette subire le moleste attenzioni del sovrano.
L’Imperatore dell’epoca, Niceforo I (802-811), sapeva che se avesse lasciato via libera a Krum, presto se lo sarebbe trovato alle porte della capitale. Partì dunque con un esercito e penetrò in profondità nel territorio bulgaro, quasi senza incontrare resistenza: Krum se l’era data a gambe… era un barbaro, non uno sprovveduto! Niceforo devastò la capitale bulgara, poi tornò a Costantinopoli gonfiando il petto per quella prova di forza (bella fatica, aveva incontrato praticamente solo pecore!!!).
Appena l’ultimo soldato imperiale ebbe varcato il confine per tornare a casa, Krum ritornò nelle sue terre scagliando insulti verso i Bizantini e minacciando terribili rappresagli. Per tenersi in allenamento, continuò a decapitare senza distinguere tra oppositori e gente che passava di lì per caso.
Per due anni Niceforo I preparò la spedizione verso la Bulgaria. Voleva liberarsi di Krum e delle sue scorrerie una volta per tutte, quindi mise in campo un imponente esercito. Nel maggio dell’811 l’esercito imperiale varcò i confini e assaltò Pliska. Guarnigione e popolazione vennero massacrate, comprese le donne e i bambini. Povera gente… già Krum non aveva problemi a spargere il sangue della sua gente, ma se ci si metteva anche il “magnanimo” Imperatore cristiano…
Il khan se ne stava tra le montagne ad assistere alla carneficina. L’ira lo sconvolgeva e dalle vette scagliava insulti contro i Bizantini. Ma di nascosto inviava profferte di pace, che Niceforo si permetteva di rispedire al mittente.
L’Imperatore decise anzi di farla finita e condusse il suo esercito tra le montagne per farla finita con Krum. Ma cadde in una trappola. Venne bloccato con tutte le sue truppe all’interno di una gola. I Bulgari attaccarono con armi da lancio, provocarono frane, poi si scagliarono alla carica già dai fianchi della montagna sui Greci in fuga. Fu un massacro e una vittoria esaltante per Krum.
Nicerofo venne gravemente ferito. I Bulgari lo catturarono e lo portarono a Krum. Questi lo torturò, lo decapitò™ e lo impalò davanti alla sua tenda. Poi fece scarnificare il cranio, lo fece rivestire d’argento ed ebbe la cortesia di utilizzarlo come boccale preferito.

BARBARICO

lunedì 8 maggio 2006

Masters of Fun

Dedicato a tutti i Dungeon Master, Narratori, Arbitri di Giochi di Ruolo. Brava gente. Pensate, passano il loro tempo libero a inventare storie per far divertire gli altri (i giocatori)…
Brava gente, insomma. Ma devono anche essere “professionali”. Di esperienza nel campo ne ho tanta (se sono bravo… lo dovete chiedere ai giocatori), e quindi posso permettermi di tirare fuori qualche dritta.

  1. Lascia perdere le manie di protagonismo. I protagonisti sono i giocatori. Non tu. Nessuno si diverte a farsi ammazzare da mostri insormontabili, oppure a sorbirsi mezzora di descrizione di un vaso. Consiglio sempre di porsi questa domanda: se agisco così, lo faccio per far divertire di più i giocatori o per soddisfare il mio ego?
  2. Mi piacciono le storie articolate. Ma amo anche che siano i giocatori a forgiarle. Non voglio che abbiano la sensazione che ogni cosa che fanno sia inutile per indirizzare gli eventi. Io voglio che pensino che se decidono di andare a destra invece che a sinistra, allora la storia cambi completamente. Non è facile. Bisognerebbe prevedere ogni loro mossa. C’è chi è bravo a farlo, soprattutto se ha giocatori prevedibili. Io preferisco fare in altra maniera… Mi immagino la storia, in tutto e per tutto, e ne traccio uno svolgimento: penso a come andrebbe la vicenda se non ci fossero i giocatori. Poi immagino a grandi linee quale possa essere il loro impatto sulla storia, ma senza prendere decisioni irreversibili. E adatto la storia strada facendo. Massima adattabilità, massima dedizione al divertimento. Se vedo che non sono coinvolti, cambio tutto, anche in corsa… il fine è il divertimento del giocatore.
  3. Un giocatore maturo apprezza molto di più una bella storia rispetto a 5 ore di combattimenti e spartizione del ricco tesoro. Le legnate ci vogliono, perché spezzano il ritmo. I tesori rappresentano la gratificazione materiale. Ma non pensare di rendere bella una giocata solo consegnando ai giocatori armi e denaro e oggetti magici a profusione. A meno che non abbiano 14 anni…
  4. Se hai il blocco creativo, nessuno ti impedisce di prendere spunto da libri, film, storie altrui. Alla fine, l’obiettivo è divertirsi e non c’è un concorso che premia l’originalità. Però ricordati di integrare bene la storia nella tua campagna. Se copi la storia di Braveheart ma la inserisci in una campagna per la liberazione di un antico e fiero regno dall’invasore, la soddisfazione del giocatore sarà totale. Ma che copiare non diventi un’abitudine.
  5. Cerca di conoscere i giocatori. Sono loro che determinano il tuo valore. Se vedi che preferiscono vicende complesse e piene di sottotrame, fagliele giocare. Se amano comportarsi da mercenari, mandali in terre in guerra e fagli guadagnare onore e denaro sul campo di battaglia. Se amano le storie d’amore, hai il dovere di fargliele vivere. A te magari piace da morire condurre avventure nello spazio, ma se i giocatori bramano di andare ad ammazzar draghi non puoi negarglielo. Sono loro che decidono, non tu. Se decidi tu, loro se ne vanno. Perché non si divertono.
  6. È un lavoro da altruisti. Però, signori… che gratificazioni!!!

mercoledì 3 maggio 2006

Porte Astrali

Ogni tanto mi capita di dover parlare di un album. Non è normale, sia chiaro. Di solito, le gente mi chiede consigli su che album acquistare (o meglio, scaricare… inutile farsi illusioni) e sono sempre ben felice di farlo. Ma non mi prendo la briga di consigliare album di recente uscita. Un po’ perché non ne acquisto molti, preferendo andare alla ricerca di roba di catalogo (più economica e di maggiore qualità), e un po’ perché in effetti non ci sono band recenti che mi fanno davvero smuovere il culo.
Ebbene, eccone una.
Signore e signori… Astral Doors! È recentemente uscito il loro terzo album, Astralism. Da avere.
Già col debutto, Of the Son and the Father, mi avevano fatto ottima impressione (peccato per la scandalosa copertina dell’edizione europea, una schifezza che vi esorto a cercare su internet per chiedersi cosa avessero mangiato i discografici che la hanno scelta).
Il secondo, Evil is Forever, fu un fulmine a ciel sereno. Enorme passo in avanti, sia come composizioni sia come suoni. Una rivelazione e un album che ascolto ancora adesso.
E incomincia il timore che abbiano già dato tutto.
Il singolo Raiders of the Ark doveva servire a placare l’attesa per il terzo album, ma era talmente bello che faceva solo salire la bile per dover attendere ancora. Eppure si trattava di una specie di raccolta di B-sides, con la sola title-track ad anticipazione della nuova opera.
Astralism lo sono andato a comprare in negozio. Sì, quei posti dove vendono i CD originali. Era un pezzo che non compravo un CD in negozio, di solito uso i mailorder dove ancora si riesce a spendere una cifra attorno ai 15 euro. Per gli Astral Doors no. Euro 19. Grazie e arrivederci. E chi se ne frega. Una tantum…
Ne è valsa la pena. Potrei sfoderare una sequela di aggettivi uno più ridondante dell’altro, eppure non sarei soddisfatto comunque. L’unica cosa che posso suggerire è: abbiàtelo!
So che quasi tutti coloro che conosco si lanceranno allo scaricamento selvaggio dell’album. A parecchi piacerà, perché il gruppo vale davvero. Un appello: se davvero vi piace, compratelo originale.
Gli Astral Doors sono stati accusati di copiare R.J. Dio e i gruppi in cui ha militato (Rainbow, Black Sabbath). Errore da dilettanti. Vero che la voce (eccezionale) del cantante va molto vicino a quella di R.J. Dio e anche le canzoni fanno tesoro della lezione dei Blackmoore e Iommi più ispirati. Ma questi non sono imitatori, hanno la fatidica marcia in più. Sono potenti, melodici, trascinanti. Chiedo scusa, mi sono partiti degli aggettivi…
Riflessione. I Rainbow sono dispersi da più di dieci anni, e da più di venti non suonano così epici e travolgenti. R.J. Dio vivacchia coi vecchi hits e ogni tanto produce album senza infamia e senza lode, che vengono regolarmente dimenticati. I Black Sabbath sono defunti anche loro da un decennio, e ogni tanto recuperano Ozzy per qualche patetico ritorno live, ovviamente evitando come la peste le canzoni dal 1978 in poi. Ecco gli Astral Doors, con un sound legato a quello dei suddetti, ma anche fresco e con contributi originali. Gente, da buttarsi a pesce. Non cambiano la vita, ma la rendono molto più soddisfacente!
Nel 2004 ero al Wacken Open Air (il maggior Festival Metal in Europa, per chi non è dell’ambiente) e, non conoscendoli, ho snobbato la loro esibizione. Ho avuto poi diversi mesi per divorarmi le parti intime per la rabbia. A ottobre tornano, di spalla ai Blind Guardian. Si prospetta una serata in prima fila. Sto già affilando le lame.

mercoledì 26 aprile 2006

Codice a Barre

Pare che il film “Il Codice Da Vinci” abbia la strada spianata verso il successo. Ottimo cast (per un blockbuster, sia chiaro), un regista che ha dimostrato da tempo di sapersi scegliere progetti che portano gloria e denaro. Un battage pubblicitario di assoluto livello. Anzi, la casa produttrice ha investito pesantemente sulla promozione del film, ma allo stesso tempo centellinato informazioni, immagini, indiscrezioni (anche i meeting con i giornalisti sono stati all’impronta della massima discrezionalità, con minacce di ritorsioni nei confronti di coloro che avrebbero passato informazioni riservate), il che lascia intravedere una pianificazione ben più scaltra di quello che può sembrare di primo acchito. Perché è fin troppo facile pensare all’equazione film che tratta di un mistero = promozione incentrata sul mistero. Insomma, non è solo investimento per tenere nascosto ciò che solitamente invece viene pubblicizzato, una sorta di banale rovesciamento della usuale logica promozionale. C’è dell’altro.
Il film, per quello che mi riguarda, sarà brutto. E questo penso lo sappiano anche coloro che lo hanno prodotto. Una campagna del genere serve solo a gettare fumo negli occhi della gente, un po’ come a suo tempo ha fatto il libro “Il Codice Da Vinci”. Insomma, si sposta l’attenzione su altro, così non si parla della qualità del film. Ma alla fine qualcuno dovrà pur vederelo…
Non sarà un bel film perché è tratto da un libro che puntava l’accento su aspetti non replicabili sullo schermo. Il romanzo (non storico, please, ma di questo si è parlato anche troppo) non ruotava attorno alla storia, peraltro affascinante se intesa come prodotto di fantasia, quanto piuttosto su uno stile di scrittura eccellente, facilmente fruibile, molto ben ritmato e in grado di spingere il lettore a proseguire nella lettura. Prova ne è il fatto che il 90% di coloro che lo hanno letto lo ha concluso in pochi giorni, e non stiamo parlando solo di gente che di tempo a disposizione ne ha da vendere. Io, personalmente, ci ho messo 2 giorni (ma ho letto 8 ore al giorno, ero in ferie!). E questo nonostante una storia che è sì avvincente, ma che si arena ben presto se affrontata da un lettore appena più smaliziato della media, e magari con qualche infarinatura di materie classiche.
(In realtà, se l’autore non avesse deciso di annunciare al mondo intero che i contenuti alla base del libro erano reali e storicamente provati, il caso non sarebbe scoppiato. Avremmo avuto un buon libro, un esempio di “narrazione fast-food” da leggere e dimenticare. Invece, con le abili mosse di un ufficio marketing molto scaltro e lungimirante, si è creato il caso di un libro che avrebbe fatto delle rivelazioni tali da cambiare il corso della storia. Certo, uno che ha studiato capisce che di storico lì c’è poco, e in ogni caso l’autore tratta di temi su cui sono state sprecate intere foreste di carta. Ma il lettore occasionale ha la sensazione di essere messo al corrente di un segreto inconfessabile che attraversa la storia umana per arrivare fino ai giorni nostri. Certo, l’ufficio marketing ha puntato sulla inevitabile superficialità del lettore occasionale, quello che dopo aver letto il libro blatera al pub sulla questione del “femminino sacro”…)
Il libro prometteva delle rivelazioni sensazionali, condite da uno stile avvincente e da una storia che passava inevitabilmente in secondo piano (e che presenta “buchi” notevoli). Al film resta una rivelazione che ormai tutti conoscono e una storia piena di “buchi”. Ci sono le premesse per un bel film? Al massimo, ci troveremo una copia dei “Predatori dell’Arca Perduta”, ma senza i nazisti e il cappello di Indiana Jones… per quanto mi riguarda, passerò.
Pronostico: sbanca la prima settimana, poi appena di sparge la voce non ci va più nessuno.
E ora, attendo la smentita.

giovedì 20 aprile 2006

la primavera del nostro scontento

È primavera, il sole splende, gli alberi sono in fiore, i Poison debuttano al n° 17 di Billboard con la loro ennesima raccolta, si stanno facendo progetti per i festival europei (perché quelli italiani a noi duri e puri ci fanno una pippa ;)
Quale delle cose sopra elencate sembra stonare?
Che i Poison siano ancora in giro dopo 20 anni, direbbero appunto i duri e puri. Ma la cosa deve far riflettere. Anche un gruppo sfacciatamente mainstream come i Poison, che sembrava a suo tempo costruito dalle case discografiche per far girare la testa alle ragazzine, resiste alla prova del tempo. È vero, il loro talento si è esaurito da anni, e l’unico tentativo di dare una rinfrescata al loro sound è stato col trascurabile “Native Tongue” (1993). Poi si sono dedicati a quello che sanno fare meglio: tour.
E questo ci porta alla nostra considerazione.
Quanti gruppi che adesso vanno per la maggior potranno essere ancora in giro tra 20 anni, proponendo i loro spettacoli e attirando un decente numero di persone? Non sto parlando di fare dischi belli e creativi, tutti sanno che il talento compositivo del 90% dei gruppi si esaurisce in 3, massimo 4 album (ma più spesso in 1 o 2). Sto parlando di mantenere il proprio successo, uno zoccolo duro di fans, lo spirito per muovere il culo dal divano e andarsene in giro a suonare la propria musica… perché alla fine questo è lo spirito del Rock! La Musica viene prima di tutto, c’era prima di MTV e c’è ancora adesso che MTV manda solo video di rasta e di energumeni ricoperti di catenazze d’oro.
Però i Poison sono yankees e fanno tour di successo solo nel loro paese. Gli USA sono diversi dalla nostra Italia. E infatti che succede in Italia? Nel 2000 l’album “Son of Thunder” dei Labyrinth debuttò al numero 22 o 23 delle classifiche nazionali (più per il traino dell’album precedente che per il suo valore intrinseco, ok, ma la sostanza non cambia). Venne fatto figurare come 27° nella classifica, per non essere costretti ad invitare un gruppo metal a trasmissioni come Top of the Pops, dove vengono fatti esibire i primi 25 in classifica. Che ci dice questo? Che il Metal è un genere di nicchia, ma che quando esce per un attimo dalla buco dove è stato infilato, c’è sempre qualcuna che pensa di spingercelo di nuovo.
Ma cosa volete che gliene freghi al metallaro italiano di tutto ciò? Lui gli album non li compra, se li scarica. Ascolta 10-20 album nuovi alla settimana, poi si lava la coscienza dicendo che se gli piacciono se li comprerà, ma intanto continua a intasarsi l’hard disk. Poi dice che, per es., i Children of Bodom sono il suo gruppo preferito e che ha tutti gli album, ma non sa nominarti il titolo di una canzone che sia una, al massimo ti dice “La prima, la terza, l’ultima”. Figuriamoci i testi.
Abbiamo fregato quei bastardi dell’industria musicale, evviva! Quei vampiri che ci succhiano 18-20 euro per un album nuovo! Glielo abbiamo messo nel sedere e adesso loro non sanno cosa fare!
Grazie di niente, invece! Ecco cosa fanno: alzano ancora i prezzi dei CD, non investono più sulla crescita dei gruppi, ma preferiscono mettere sotto contratto decine di band senza esperienza, sperando che qualcuno faccia il botto. Niente botto? Calcio in culo e sotto il prossimo!
La band guadagna solo dai tour che fa, ma chi ti fa suonare in giro se il tuo album se lo sono comprati in 600? Nessuno… E cosa vuoi che gliene freghi ai gestori dei locali se su Internet il tuo album è 34° nelle classifiche di scaricamento di qualche P2P? chi ci guadagna? Chi ti dice che il fiero metallaro che si è scaricato l’album verrà al tuo concerto? Non verrà.
Era meglio nascere qualche anno prima e fare un album nel 1988. Anche se non vendeva niente, potevi sempre andare a lavorare in fabbrica e poi riformarti nel 2003, pubblicare un live, fare qualche concerto in giro per mostrare a tutti che i capelli se ne sono andati ma lo spirito non muore mai. Poi un nuovo album, ma non gliene frega niente a nessuno, perché eri scarso nel 1988 e non sei certo migliorato in 15 anni di fabbrica.
Vabbè, è stato bello… l’Italia non è gli USA, si stava meglio quando si stava peggio, una rondine non fa primavera, i Poison vanno in tour coi Cinderella e riempiono le arene, i Dhamm si riformano e suonano alla Sagra del Peperone.
Per fortuna c’è una luce alla fine del tunnel. Qualcuno il culo ancora se lo fa per il Rock…
Il noto sociologo Ivan Z. mi ha inviato un curioso link che secondo lui avrebbe meritato la mia attenzione,
e in generale l'attenzione di tutti coloro che sono convinti di vivere in un posto normale, circondati da persone normali
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/04_Aprile/18/babol.shtml

Da leggere dopo l'articolo
il blog me lo sono letto, con un interesse che potrei definire socio-antropologico (o coprofagico, visto il contenuto dello stesso)
e mai, dico mai, avrei pensato che potessero esistere esseri dotati di simili processi intellettivi

ma soprattutto, inquietante rendersi conto che tra le nostre amicizie sicuramente annoveriamo gente di tal risma... ovvio, non ci si esce, nè li si chiama nel cuore della notte per una birretta, nè si desidera andare con loro in ferie nell'esclusiva Ibiza... ma riflettiamo... gente che ragiona così ce ne è in giro, solo che vedere simile assurdità scritte su uno schermo di PC invece che profferite alle 20.19 in piazza in mano uno spritz congelato (4 euro, ma al locale dove va la Bella Gente) e la panza piena di tramezzini putrescenti del buffet, è tutta un'altra cosa... ti fa rendere conto che, mentre ci spacchiamo dal ridere a vedere gli escrementi che la ditta Costanzo e suo marito ci spacciano in TV, c'è gente che veramente aspira nella sua vita ad andare a Uomini&Donne

e queste 4 sgallettate sono convinte di vivere in Sex and The City. Il che potrebbe anche essere divertente, se nn fosse che, dopo un pò, capisci che sono veramente convinte di stare a New York...
Certo, solo che quando tu, donna alla moda e indipendente figlia del Nord Est ma anche un pò della East Coast, dal tuo paesello di provincia (Ponte Crepaldo, visto che va di moda) prendi l'auto per andare nel locale trendy, dopo una restauro estetico di 4 ore che ti fa sembrare un trans, e arrivi al locale e vedi che è pieno zeppo di Bella Gente, e poco importa se i Bella Gente Boys parlano come degli agricoltori, perchè di agricoltori ce ne sono parecchi visto che siamo in Veneto e avranno anche fatto figli, ma il figlio lo mandano alla scuola privata e a Londra a imparare l'inglese e quello torna che ha imparato il dialetto e si fa le canne... dicevo, DONNA, arrivi con le tue amiche in auto ripetendoti come un mantra "Sono con le mie amiche e mi diverto un casino e domani me lo scrivo sul blog", vedi la gente che ti circonda, decidi che il locale è cool abbastanza ma devi bere 12 superalcolici e 33 birre (e affanculo la linea, che tanto con le tue amiche ti diverti!) perchè i lumaconi che ti circondano offrono e non sia mai che tu rifiuti qualcosa di offerto (anche un clistere, signorina?), e poi ridi rumorosamente perchè così tutti capiscono che ti stai divertendo e fumi perchè fa sexy (o tossicomane), e poi balli sul tavolo, e tormenti il cellulare, e fai il trenino, e il gioco della bottiglia, e tutto quello che una persona fa quando non sa che fare...
... sorpresa... la serata è finita... albeggia, le tue amiche sono distrutte dall'alcol e dalle pastiglie che danno felicità e ti tocca guidare fino a casa, dove passerai una domenica collassata sul divano senza ricordare che cosa è successo, ma per fortuna c'è Buona Domenica con gli archetipi da imitare...
... ma non è Sex and the City e non è New York, è una domenica a Ponte Crepaldo! Perchè la Bella Gente Maschile di New York dopo una serata come quella ti avrebbe portata a casa in porsche (belle le favole, e crederci a 30 anni poi...), mentre la Bella Gente Maschile del Nord Est, se non è riuscita a ottenere quello che voleva da te che eri troppo stordita per capirlo (e lo eri anche prima dei 53 gin lemon, diciamo che lo sei da sempre), se ne va... se ne va a trans

Vabbè, ora ho chiuso e me ne vado a lavorare, che devo guadagnare 1000 euro per la nuova maglia a righe di D&G, perchè se non ho la maglia a righe non potrò mai essere avvicinato da una di queste 4 e quindi togliermi la soddisfazione di percuoterla col vomere

Tutto il resto è noia

O FORSE CI HANNO PRESO PER IL CULO, è TUTTA UNA BALLA, SI SONO INVENTATI TUTTO, GENTE COSI' NON ESISTE...MAGARI...TROPPO BELLO