domenica 18 settembre 2011

Lavori in corso


A 10 giorni dal trasferimento nella vecchia-nuova casa:

22 quintali di scoasse, 5 viaggi in discarica, 5-6 punture quotidiane di pappataci, X?X confezioni di fiocchi di latte, un abominio di scarpe non mie da custodire in attesa di tempi migliori, un disastro di fumetti-spade-amplificatori-pupazzi nascosti negli armadi, 12 famiglie di scarafaggi e almeno il triplo di ragni... e altro ancora...
... siamo in alto mare, ma all'orizzonte di intravede la salvezza, anche se dovremo superare operai, imbianchini, elettricisti, esattori delle tasse, amministratori delegati e parroci.

Nel frattempo mi rendo conto che il Rugby sia una disciplina impareggiabile e che "The Dark Saga" degli Iced Earth resta un capolavoro.

Bye

mercoledì 17 agosto 2011

Qualche mia lettura, fatene ciò che volete


La priorità stabilita dalla mia coscienza era distruggere un libro. Mi sono reso conto che non è facile. Leggere occupa molto tempo e quindi resto lontano dai libri che mi danno la sensazione di provocare lebbra. Ne risulta che leggo libri gradevoli, almeno nel 90% dei casi (stando lontano da scrittori italiani stile “Premio Strega” e da classici che ho fortunatamente già letto o evitato accuratamente). Quindi le recensioni-stroncatura me le riservo per i CD, che tanto in 1 ora si capisce se hai a che fare con una cialtronata.


Ovviamente ho finito il romanzo di Eco e l'inchiesta sul black metal, più altra roba sparsa e senza un filo logico, ed ecco qualche impressione.


UMBERTO ECO, “Il cimitero di Praga”. Bello bello, da prendere senza indugio adesso che è in economica: in effetti me l'hanno regalato, per quello ho letto la versione da schei. Sarcasticamente anti-complottista, una versione politica del “Pendolo di Foucault” (che invece viaggia sul versante esoterico). In più ci sono le ricette regionali, i mazziniani, qualche seduta spiritica, i bombaroli e Napoleone III. Ambientato in un periodo storico che coincide col Risorgimento italiano, solo che le vicende si svolgono a Parigi e quindi nei nostri programmi scolastici semplicemente le ignoriamo (non che il Risorgimento italiano sia molto gettonato nei programmi scolastici esteri...). Resta l'impressione che Eco sia un bel furbastro nella scelta delle tematiche, ma la cosa non mi tocca per nulla: è bravo a scrivere, la trama è avvincente (se escludiamo la non-conclusione), mal che vada si può riciclare come ricettario.


Lords of Chaos” di Michael Moynihan e Didrik Soderlind. L'inchiesta definitiva sul black metal si presenta con stile giornalistico, ma, volendo spiegare il perché e il percome degli eventi, salta fuori una badilata di sociologia spicciola buona per i consigli di classe alle superiori. Per aumentare poi i kg del libro, eccovi qualche appendice casuale su nazismo, esoterismo, odinismo, trekking nel Telemark e reportage su una banda di piromani americani che non c'entrano nulla col black metal ma forse Satana c'entra. Certo, per chi non sa nulla sulle vicende di inizio anni '90 in Norvegia, questo è un avvincente compendio. Ci sono poi le interviste a molti esponenti della scena e la conclusione è che all'inizio erano tutti ragazzetti idioti alla ricerca di notorietà, poi alcuni si sono fatti furbi, altri l'hanno buttata sul ridere e altri ancora ci credono (questi denotano il QI più basso, spesso sono in stato confusionale e comunque è facile trovarli nelle patrie galere scandinave o nei centri di recupero). Comunque, la macchina del business si è presa il black metal, Satana vende più merchandising del papa e quindi la missione di indemoniare il mondo sembra che sia stata raggiunta. Ci hanno rimesso quelli col QI basso, ma che ci volete fare? Non vi hanno insegnato niente a catechismo sugli affari col Caprone?


IRVINE WELSH, “Il lercio”. È quello che ha scritto “Trainspotting”, da cui hanno tratto un film che ha reso grande Ewan McGregor e in egual misura ha infamato la Scozia e i suoi abitanti. Il presente romanzo mantiene la stessa ambientazione presentando un ufficiale di polizia scozzese che prende troppe bustarelle, beve troppa birra, mangia troppi panini col curry e la salsiccia e molesta ogni donna che gli passa vicino, usando stratagemmi di una genialità unica. Per sapere quali, compratevi il libro, che tanto lo vedo in sconto 25-50% da anni nelle librerie. La Scozia ancora una volta non ci fa una grande figura, ma chi se ne importa? Per una volta che l'Italia se la cava... leggere senza indugio, come tante altre cose scritte da Irvine: questo infame sa scrivere. Purtroppo le traduzioni sono quello che sono, ma capisco sia dura rendere lo slang di Glasgow (es., come si fa a tradurre in altre lingue il napoletano mantenendo le sfumature?). Molta birra, molto calcio (il rugby pare sia considerato uno sport da gay perché non ci si picchia sugli spalti), droga, cibi improbabili, sesso promiscuo di ogni genere, corruzione, scarsissima igiene. Go for it.

giovedì 28 luglio 2011

Bang Your Head 2011: seconda parte


SABATO 16 luglio


IVANHOE. Non li conoscevo e non faremo conoscenza in futuro. Anche loro però devono giustificare la loro presenza e quindi debbono presentare un disadattato nella band: vince a mani basse il chitarrista ritmico che si gasa da solo mentre il pubblico guarda unicamente il cantante. Nello stand delle colazioni servono frittate con bacon, senape dolce, birra e caffè americano.


METAL INQUISITOR. HM classico per una band esteticamente improponibile ma apparentemente apprezzata, tanto in Germania il 4/4 con riff quadrato assicura sempre un minimo di headbanging. Certo che i criteri estetici contano zero per i tedeschi, se il riff quadrato lo suonasse Zio Paperone sarebbero lo stesso sotto il palco a fare il pugno (uno solo, l'altra mano regge birra).


ASTRAL DOORS. Li ho persi a Wacken perché non li conoscevo e non li ho visti di spalla ai Blind Guardian perché trattavo con un bagarino, quindi stavolta nulla mi può fermare: carburo con gnocchetti svevi pieni di speck e formaggio e mi piazzo sotto il palco. Nils Patrik ha una voce da Dio, ma carisma zero spaccato: si mette anche a canticchiare le melodie degli assoli durante i pochi momenti di gloria del chitarrista. Esecuzione perfetta tecnicamente, spettacolo pochissimo: partirebbe il dilemma se a contare siano le canzoni o anche l'occhio vuole la sua parte, ma quando a dieci metri ti preparano il pollo al curry non puoi star là a razionalizzare.


TYGERS OF PAN TANG. A mani basse la band più “da calvi” del festival e infatti non sto neanche a descrivere la zozzeria umana che sbracciava nelle prime tre file: un tripudio di riporti, dentiere, magliette del Monsters of Rock 1982 (quello con Status Quo, Gillan solista, Uriah Heep e Hawkwind... mi sono cadute le unghie solo a digitare). Le donne, per quanto impresentabili, sono state confinate in fondo, ma forse si sono isolate da sole. Il cantante spacca le chiappette, ma è distante anni luce dalle singerz che piacciono a me.


D-A-D. Eccola la sorpresa (annunciata), uno show da strapparsi le mutande senza togliere le brache. Partono col botto, infilano detonazioni una dopo l'altra e chiudono con un tripudio degno di Scipione Africano. Troppo facile dire che la superstar è il bassista col suo basso in vetro a due corde (tra l'altro fisicaccio da paura, ma tanto non c'era niente di decente da rimorchiare), anche gli altri hanno fatto scatenare Balingen e mi hanno obbligato a rimandare il pasto di un paio d'ore: ne è valsa la pena, ovvio, perché di lì a poco mi sarei divorato...


HARDCORE SUPERSTAR. Durante l'intro la band salta fuori senza strumenti e comincia a gasare il pubblico dalla pedana centrale. Reazione isterica dei fans nelle prime file e vittoria a mani basse degli svedesi, che quando attaccano a suonare hanno già un parterre in piena esplosione. Le ragazze (sono arrivate anche quelle normali, non solo quelle XXL) si esaltano, i ragazzi si esaltano perché le ragazze si esaltano, la Germania intera si esalta perché birra ce n'è finché si vuole. Jocke è vestito come uno squatter e il bassista va licenziato per eccesso adiposo, ma quando attaccano “We Don't Celebrate Sundays” si capisce chi comanda. Vittoria totale.


PSYCHOTIC WALTZ. Non pervenuti, dormivo alla grande. Faccio comunque notare che, con sedili posteriori tirati già, finestrini abbassati, luce soffusa teutonica e portabagagli capiente, si è dormito un'ora come divinità e la ripartenza è stata prodigiosa (sponsorizzata da Rockstar Energy Drink, of course). Inteludio: panino con la bistecca, panino con wurstel e salsa al curry, spiedino gigante.


JEFF SCOTT SOTO. L'interesse principale era vedere se fosse ancora ciccione come l'abbiamo visto a marzo con la Trans Siberian Orchestra. Diciamo che ha avuto momenti migliori, ma è un tamarro e si veste alla grande, quindi sembra sempre in griglia. Sex symbol assoluto per il pubblico femminile, ma ci scommetterei che anche i maschi tedeschi, dopo le solite 16 birre, un bacetto glielo darebbero. Due cover di Axel Rudi Pell sono state sufficienti a elargirmi goduria abbondante, poi me ne sono andato per risparmiare le forze e spendere al Metalborse.


SONATA ARCTICA. Se guardiamo le vendite, la posizione nel bill è legittima. Se invece si giudica in base alla reazione del pubblico, è inspiegabile che i Sonata Arctica suonino così tardi: a parte le prime due file entusiaste, alla gente sembra non fregare nulla dei finlandesi, al punto che i chioschi delle birre sono affollati come non mai e ciò contribuisce a riempire il suolo di relitti umani. Uno in particolare l'ho trovato addormentato al mattino causa 3 birre post-risveglio, poi si è ripreso e ha barcollato in giro, poi sono arrivati i Sonata e ha ripreso a bere, collassando miserabilmente.


PRETTY MAIDS. Almeno una volta nella vita, bisogna vedere i PM. Perché hanno inciso “Jump the Gun” (e non hanno fatto neanche una canzone, bastardos), perché suonano “Rodeo”, perché dischi brutti non ne hanno mai pubblicati (e pubblicano dischi ogni cambio di stagione) e soprattutto perché non so quanto ancora il chitarrista Ken Hammer ce la farà a tirare avanti. Ken negli anni '80-'90 sembrava un Simon Le Bon dei poveri, adesso invece è un ciccione alcolizzato che suona divinamente e sembra felice di godersi la vita, ma suda come un maiale solo a salire due gradini e puzza come una distilleria. Ronnie Atkins è vecchio ma ganzissimo. Show da paura.


HELLOWEEN. Assisto a pochissime songs perché ci sono altre priorità, ma è chiaro che questi sono un'istituzione e non c'è tedesco che non conosca le loro hitz. È vero che fanno anche canzoni nuove, ma quelle le conosciamo grazie al download e quindi cori garantiti. Deris azzecca il concerto (non è scontato, ma migliora con gli anni), gli altri sono macchine da guerra e non sbagliano un colpo. Il solito problema è Weikath, che fa lo scazzato con un umorismo che capisce solo lui (fa finta di suonare, si addormenta sul palco, dice boiate al microfono con voce da topo) e colleziona l'ennesima figura barbina. Contento lui.


SLAYER. Non ho sentito nemmeno una nota.


LORDI. Seconda fila a 50 gradi e 100% d'umidità, circondato da tedeschi birrosi e quello a destra che emette flatulenze senza ritegno. Cosa non si fa per amore... Lordi ripaga con uno show clamoroso, pieno di colpi di scena e siparietti cheap-horror che comunque sono più fighi di quelli di Dario Argento. Il fanatismo regna sovrano, ogni tedesco ha il suo mostro preferito e i mostri ringraziano perdendo litri di bava e sudore. Lordi è frontman scafato anche se impedito non solo da un costume obeso, ma anche da una panza sempre più imponente. Speriamo solo che non cerchino anche delle grupies, non solo il BYH non ne offre, ma nemmeno loro senza costume avrebbero molto da offrire. Chiusura del festival da lusso sfrenato.


domenica 24 luglio 2011

BANG YOUR HEAD 2011


Venerdì 15 luglio

HUMAN ZOO. Sostituire i Crashdiet all'ultimo non è complicato, visto che gli svedesi sono dei tossici e i drogati sono inaffidabili. Infatti gli HZ ripagano con uno show vigoroso, hanno belle canzoni e il sax li distingue dalla massa. Melodie a profusione, i pochi presenti alle 10 del mattino se li gustano insieme alle prime birre.


PORTRAIT. Il cantante più scarso del festival, peggio dei cantanti death e di Tom Araya. Hanno anche il chitarrista più obeso del festival, che contiene il lardo con una cartucciera-panciera tra il desolante e l'ilare. I testi satanici li bollano come maledetti menagrami. State alla larga, vi si seccano i pomodori.


CRYSTAL VIPER. Se non avessero alla voce una ragazzetta caruccia come le commesse di Intimissimi, probabilmente non suonerebbero qui. Ma ci sono anche gruppi peggiori e con cantanti calvi, quindi accettiamo quello che viene. Tra l'altro la signorina suonerebbe anche la chitarra, ma in realtà fa qualche accordo e poi si lancia in un solo totalmente casuale: fosse il solito calvo, tireremmo le pietre, invece la attendiamo in Italia.


STORMWARRIOR. Rocciosi e indigesti come un'insalata di crauti. Ma suonano sempre, in tutti i festival. In Italia una situazione del genere si spiega con parentele o amicizie pesanti, in Germania sorge il sospetto che gli Stormwarrior piacciano davvero. Al basso hanno Yenz, che suona con qualunque band di Amburgo.


LEGION OF THE DAMNED. Uaaaaaaaaurgh sbraaaaagh blurrrrrrrrrgh. Poi hanno passato il resto del festival a bighellonare per rimediare autografi (zero, i tedeschi chiedono autografi solo durante i meet'n greet, sennò ti ignorano) e donne (non ho seguito le loro evoluzioni, ma se hanno rimorchiato prevedo per loro duri mesi di riabilitazione).


CRIMSON GLORY. Poterli vedere dal vivo è un privilegio, Todd LaTorre è un buon (e a volte ottimo) sostituto di Midnight. Questo è il meglio che si possa vedere col nome “Crimson Glory”. Drenning ha speso i guadagni dei primi due album in lifting e dentista, adesso sembra una professoressa acida delle superiori. Il bassista è Kiefer Sutherland. Effetto “Rockstar”: prima di “Queen of the Masquerade” uno del pubblico lancia un acuto scimmiesco in sfida al cantante, il quale si mette in posa e strilla “Stand Up and Shout” a pieni polmoni, pettinando tutto il Baden-Wuttenberg.


DEATH ANGEL. Thrash Metal On Dope per una band che suona ogni estate in Germania, al punto che ti viene il sospetto che questi filippini abbiano trovato lavoro laggiù. Faranno i tassisti, immagino. Tributo finale a R.J. con una convincente “Heaven and Hell” (chi se l'aspettava che Osegueda avesse doti vocali?).


QUIET RIOT. È una cover band di lusso, ma i lifting e una scelta di sartoria estremamente azzeccata permettono alla band di presentarsi in maniera decente sul palco. Mark Huff canta meglio di DuBrow e sentire “Metal Health” al Bang Your Head vale il prezzo del biglietto. Ruffianata centrale di Frankie Banali, che al microfono chiede un minuto di silenzio per Kevin DuBrow e Randy Rhoades: dopo dieci secondi gli organizzatori gli intimano di iniziare a suonare, perché siamo in Germania e queste italianate non funzionano.


CRIPPER. Sconosciuti con moretta tatuata alla voce che rutta come mio zio Mario. In Germania, pure loro hanno un pubblico e poi vengo a sapere che hanno fatto 4 album: adesso capisco perché i CD non li compra più nessuno.


ASPHYX. Old School Death Metal, mamma mia quanto mi sono piaciuti. Se fosse stata una gara di imitatori del latrato canino, il cantante avrebbe vinto a mani basse.


AMORPHIS. Grandi questi finnici malinconici, metallici ma non caciaroni, con le tastiere liquide che riportano alla mente deserti del Nevada e rockstar fatte di peyote che si credono lucertole. In Germania il cantante sembra essere una specie di sex symbol e lo intervistano chiedendogli quali tecniche usa per mantenere i suoi dreadlocks dopo più di 12 anni senza tagliarli.


OVERKILL. Blitz è l'Iggy Pop del Metal e questo basta per far sbavare le centinaia di tedesche sovrappeso. Detto questo, ero impegnato a procacciarmi uno spiedo di mezzo metro spennellato con salsa piccante: carne di pollo, ovviamente, ma tanto anche il pollo sa di maiale in terra teutonica.


IMMORTAL. La Gang dei Panda arriva truce e borchiatissima, partono 3 petardi da Sagra del Peperone e Abbath si mette nella posa del water. Lo schema viene ripetuto per poco più di un'ora, ma almeno posso riflettere sul fatto che questo black metal, almeno per i gruppi con un certo seguito, è diventata l'ennesima “Rock'n Roll Swindle”. La maggioranza del pubblico segue tranquilla con birra in mano, i più esaltati sono i minorenni ma scene desolanti non ce ne sono state. Peccato, un'ora buttata.


ACCEPT. Per la Germania è la band live TOTALE. Tutti i classici, perfetti come suono, una partecipazione del pubblico pari a un uragano. Hanno preso un cantante uguale a UDO ma che mangia meno e riesce a parlare in inglese visto che è yankee, per il resto delirio assoluto: bombe a mano, esplosioni, laser, paracadutisti, niente tette al vento (a parte quelle del chitarrista dei Portrait). Un fan molesto mi ha obbligato a fare con lui le mossette sincronizzate da teutonic metal per un quarto d'ora, dopo l'ho mandato a prendere le birre e sono scappato.

martedì 5 luglio 2011

The Convivenza Saga – Tales from Via Zermanese


Ora che i tempo di abbandonare questo appartamento e questo zoo si stanno avvicinando, spendo due parole in questioni irrilevanti.

Intanto, siamo stati bene. Dopo un paio di mesi di entusiasmo collettivo, da coppia moderna che si spartisce i lavori, il maschio ha tirato i remi in barca sostenendo che lui porta a casa i soldi e quindi è dispensato non solo dal lavare le mutande, ma anche dal gettarle nel cesto della biancheria. Ora, dopo diversi mesi di mutande incollate al soffitto, si pone il problema di ripulire il tutto.

Tramontata mestamente l'idea di acquistare uno schiavo (colpa di questo Stato Moderno figlio delle peggiori idee illuministe), si pensa di prendere uno stagista, che tanto non è diverso da uno schiavo e, anzi, non gli devi dare da mangiare. Purtroppo gli stagisti sono in grado solo di portare caffè e fare fotocopie, mansioni per le quali abbiamo già il Furby.

Insomma, pare chiaro che dovremo arrangiarci. Oppure potrei regalare voti a scuola in cambio di un libero contributo degli studenti per spalare la spazzatura e scrostare il water. Soluzione anticonformista, curriculare, formativa e con un tocco di ricattatorio che fa “Antico Regime” (o Prima Repubblica). O, meglio di tutto, incaricare un interior designer di giustificare il caos primordiale e la spazzatura come “scelta di vita al di fuori di schemi convenzionali, molto avanguardistica, un po' bauhaus un po' downtown-L.A. ma con chiare influenze mitteleuropee e citazioni dal neo-realismo di Ladri di Biciclette”.

Chi mi mancherà del vicinato? Nel palazzo dove abito c'è brava gente, alla fine, e devo dire che hanno accettato quasi tutte le nostre peculiarità: dai burnout in moto al paganesimo, dalla cucina piromane fino alle esibizioni canore sotto la doccia. Hanno perdonato anche chiunque abbia causato un blackout in tutto il quartiere perché, oltre a far viaggiare lavatrice e lavastoviglie e microonde ha voluto anche alzare lo stereo dove osano le aquile (ma quando ascolti “The Secret of Steel” non esiste un volume a meno di 10). Non posso dire che ci mancherete, perché là dove vado posso ascoltare HM anche alle 3 di notte, mentre qui nel condominio avete strane regole che me lo impediscono, tuttavia nessuno ci ha mai denunciati in più di un anno e il prete locale non è mai riuscito a entrare in casa, quindi grazie mille a tutti.

Un grazie a tutti coloro che, impietositi dalla quantità di fiocchi di latte che portavo a casa dal supermercato, hanno pensato che la morosa non volesse cucinare e mi hanno donato lasagne, arrosti, torte assortite, bottiglie di grappa fatta in casa e insaccati in scadenza: le cose decenti le abbiamo mangiate, le altre le abbiamo donate ai gatti del quartiere.

Un abbraccio al vecchio che porta a spasso il chihuahua lungo la strada davanti casa ad ogni ora del giorno: in 2 km di strada il cane fa mediamente 30 litri di pipì, così segui la striscia e sai che trovi prima o poi anche il vecchio.

In bocca al lupo a chi entrerà in questo appartamento dopo di me, se riuscirai a staccare i calzettoni di rugby dal lampadario sai dove restituirli.

Un'ultima cosa, rivolta a tutti i vicini: andare in moto NON è il mio lavoro, descrivere la coppia come “il motociclista e la cantante” è ganzo e non l'ho mai voluto correggere, ma in effetti io faccio il domatore di scimmie.

mercoledì 25 maggio 2011

Se un pomeriggio di primavera un motociclista...

... lasciamo perdere...


Avevo deciso di leggere Sartre, “La nausea”. Scelta controcorrente, i francesi non mi piacciono, se escludiamo Asterix che comunque è un gallo e quindi si salva. Inoltre Sartre soffre, patisce e si duole, troppo distante da me e dal mio mondo.

Onestamente, con questo sole e con questo caldo umidiccio da palude forse sarebbe stato meglio leggere altro, ma sui libri (come sui dischi) seguo l'impulso. Acquisto, accumulo, smaltisco in tempi lunghissimi durate i quali continuo l'acquisto e l'accumulo.

Insomma, Sartre. Che forse porta anche sfiga, visto che proprio lunedì è arrivata la mia dose di disappunto... per fortuna non si tratta di niente di niente di niente di niente confronto ai Grandi Addolorati della Storia, ma devo pur darmi un minimo d'importanza. Dopo cotali esperienze, leggere Sartre potrebbe essere stato essere deleterio, ma è una cosa che nella vita andrebbe fatta.

Cerco “La nausea” in libreria... c'è, l'hanno anche messo in basso così è più doloroso accaparrarselo (se hai 80 anni e problemi alle articolazioni). Tra l'altro i negozi di libri, ad ogni ora, sono pieni di una curiosa ma affollata categoria di persone, quelle che si soffermano sui libri impegnati sperando che gli altri clienti li notino e si creino una buona opinione. Il perché non mi sfugge, ma non posso soffermarmi perché devo dire di Sartre.

Anzi, la storia su Sartre finisce qui. Infatti il libro non lo compro. Volevo prenderlo, però l'istinto (di autoconservazione?) mi ha spinto verso i libri musicali, giusto per vedere se qualche altro irrilevante della scena musicale ha scritto qualcosa di autobiografico e fantasioso. Anche troppi, a dirla tutta. Ma c'è anche il prodotto da acquisto immediato.

Pensare che Lester Bangs, sopraffino critico rock, l'ho conosciuto non attraverso i suoi scritti, ma tramite l'interpretazione che ne fa Philip Seymour Hoffman in quel sogno cinematografico che è “Almost Famous”. Quindi mi sono invaghito in primo luogo del personaggio e solo dopo di ciò che scriveva. E “personaggio” è il termine corretto, lui quello che scrivevo lo viveva. Anche troppo, a giudicare dalla sintassi incredibilmente contorta eppure comprensibile.

Verbi al passato? Beh, Lester è morto nell'82, strafatto di qualche sostanza e con problemi di alcolismo e dipendenza. Non un modello di vita, ma certo un modello di scrittura. Nemmeno un modello di gusti musicali, visto che scriveva tra i '60 e i '70 e gli piacevano band che io non ascolterei nemmeno sotto tortura. Ecco quindi il grande difetto di Lester, probabilmente se avesse assistito alla grande epopea dell'Hard Rock e Heavy Metal anni '80 avrebbe massacrato centinaia di band e mi sarei incazzato a leggerlo, invece percepire la sua esaltazione per Iggy Pop mi tocca relativamente.

Però che bene che scriveva... recensioni di dischi di 3 cartelle (oggi ti fanno fare 10 righe) dove il suo sproloquio divagava ovunque eppure sembrava tutto assolutamente serio, stringente e necessario.

Morto giovane, ha creato una leggenda ancora più grande di quella che era in vita. Peccato per tutta quella passione per jazz, garage, proto-punk e zozzerie varie, ma a uno così si perdona tutto.

Consiglio: buy or die.

Cosa c'entra la citazione di Calvino all'inizio? Nulla, tributo a Lester che avrebbe scritto un paio di cartelle e vi avrebbe convinto della sua pertinenza.

lunedì 16 maggio 2011

Anche lo show di Rita Pavone...

MICHAEL MONROE

New Age (TV), 13 maggio 2011

VERSIONE 1.1 senza errori di ortografia

Una volta tanto il pubblico raggiunge la sufficienza estetica: per citare un noto voyeur di Sinistra Piave, “Percentuale di calvi rilevata: 0%”. La cosa è inversamente proporzionale alla presenza di donne, e questa legge antropologica sembra non conoscere alcun tipo di smentita (per dirla alla Popper, in quanto potenzialmente “falsificabile” è scientifica e in quanto mai falsificata da ipotesi diviene legge). Inviterei a riflettere su questo punto. La minigonna è un deterrente per i calvi, così come i calvi sono spaventapassere per definizione.

Tutto questo preambolo per dire che il pubblico (numeri modesti, forse 150 regolari e la solita corte dei miracoli di non paganti) è composto in larga parte da signorine in abiti succinti e i disperati abituali sono ridotti all'osso e confinati nelle retrovie a progettare post-serata onanistico. Diabolico in questo senso l'espediente del New Age, che piazza al banco del merchandising una velina abbronzata con qualche centimetro di abito e stivali d'ordinanza: ingorgo immediato nei pressi, mani sudate e tentativi d'approccio infantili impediscono alla maggior parte dei maschietti di entrare nella sala principale e assistere allo show dei Big Guns.

Le molte donne presenti, invece, puntano dirette verso il palco, scocciate perché la mercificazione del corpo femminile ha come protagonista un'altra ragazza e non loro. Si rifanno in pochi secondi, tirando su le minigonne e strizzando i push-up (segnalati casi di soffocamento).

Le prime tre file risultano così popolate: le donnine di cui sopra, i die-hard-fanatix di Michael Monroe (quelli che “I suoi solisti sono anche meglio degli Hanoi Rocks”), quelli che al New Age ci vanno a prescindere perché il mondo esterno è brutto e cattivo, i soliti imbucati. La tappezzeria sul fondo è composta dai disperati (non calvi, sia chiaro). In mezzo, deserto.

Il fanatismo, nell'epoca dello scaricamento selvaggio di mp3, porta l'italiano (tradizionalmente incapace di imparare le lingue) a conoscere le melodie delle canzoni e non i testi, quindi le band possono suonare i pezzi nuovi senza timore, tanto la gente li conosce, ma quando il pubblico canta si sentono solo sequenze di vocali vagamente intonate. Fortunato quindi Monroe, che può suonare quasi tutto il nuovo album e le canzoni sono accolte come se promuovesse “Oriental Beat”.

Ma perché parlare di musica, quanto possiamo concentrarci su questioni ben più rilevanti? Di musica si parla troppo, ce n'è troppa da ascoltare e poco tempo per interiorizzarla, band che su disco spaccano dal vivo falliscono miseramente oppure il contrario, e poi il New Age non produce suoni decenti dall'anno della sua apertura.

I miei informatori parlano di un Monroe scazzato per la scarsa affluenza e per la poca partecipazione del pubblico. Che ti devo dire... la prossima volta fai solo una data in Italia, non farla al New Age che tanto la gente ci viene solo se non paga. E già che ci sei, riforma gli Hanoi Rocks. Oppure muori per 30 secondi e poi scrivi una biografia. Insomma, i modi per portare la gente agli show ci sono. Una volta avrei detto anche “Pubblica un bell'album prodotto alla grande e con canzoni da urlo”, ma oggi servirebbe a fare contento solo il proprietario dello studio di registrazione.

venerdì 8 aprile 2011

GLAM FEST 2011: i casi umani


Una volta erano i concerti degli Uriah Heep e dei residuati dei Rainbow a catalizzare i peggiori: i più vecchi, i peggio vestiti, gli storpi, quelli con i Ray-Ban da vista (l'occhiale del pedofilo). Oggi, grazie al piccolo e transitorio momento di notorietà del glam (o come diavolo si possa definire), alcune ragazze hanno riscoperto il piacere di molestare i Rockerz e quindi i maschietti vanno al concerto sperando di venire scambiati per dei Rockerz e rimediare un po' di amore.

Le parole che seguono non siano da prendere con animosità, io ho solo osservato e riportato. Come sempre, se vi riconoscete nelle descrizioni gioite e pagatemi qualche birra: vi ho resi delle star!


Ufo. La partenza dal piazzale dell'Emisfero a Silea (casa dello yogurt greco Fage, 9g di proteine e zero grassi) porta con sé eventi mirabili. Siamo sorvolati da un Ufo, incidentalmente lo stesso che sta trasportando Robbie Valentine verso Bologna. Robbie, che ormai è identico a Capitan Harlock, ci saluto dall'oblò tutto fiero di essere stato chiamato finalmente a suonare in Italia: del resto, il solito tour delle balere olandesi lo avevano stancato.


La sognatrice. All'arrivo la priorità è scovare il posto per mangiare, ma notiamo che già è arrivata altra gente, soprattutto ragazzini che si stanno facendo cotonare la chioma dalla morose. Immagino che, a un certo punto di una insensata adolescenza, siano cose che vadano fatte. Mentre una ragazzetta è impegnata a pettinare l'amato in stile Lassie, si lascia sfuggire un commento pieno di speranza e lucidità mentale: “Salto sul palco e violento Tommy Lee”. Ecco l'autismo. Autoconvincersi delle cose. Dirle e ripeterle finché non diventano realtà. E infatti Tommy Lee si è materializzato sul palco per farsi violentare da lei. Almeno, spero che le sue allucinazioni siano arrivate a tanto.


Gli acrobati sloveni. A seconda delle fonti, secondo altri si trattava di altoatesini. Sta di fatto che il comportamento irrazionale di questi soggetti li ha resi per un quarto d'ora i dominatori della scena. Totalmente privi di interesse per le band e per il senso dell'eleganza, con le magliette tarocche made in Indonesia, questi 4 boscaioli si sono manifestati spargendo birra in mezzo al pubblico e ballando come macachi. La seconda si può sopportare, del resto non è che io mi muova molto meglio. La prima invece grida vendetta, in primo luogo perché la birra costava 5 euros e nel tragitto dal bancone al palco questi avevano già vuotato tutto per terra, ma anche perché il rischio che la birra investisse il sottoscritto è stato più che vicino: non che mi lamenti della birra, è che di solito preferisco berla. Il vertice della prestazione è stata la “Piramide Umana Più Bassa della Storia”: in tre per sorreggere un disadattato sulle spalle di un altro. Sicuri e affidabili come un cambiavalute polacco (o come i Bulgari di Aldo/Giovanni/Giacomo), resistono per qualche secondo in modo da farsi notare da Robbie Valentine (che si sarà preso uno spavento da panico, quel cagasotto) e poi precipitano nel vuoto. Anestetizzati dalla birra, ci riprovano poco dopo, ma l'esperimento fallisce perché nessuno ha le capacità motorie per stare disteso, figurarsi in piedi sulle spalle di un altro ubriaco. Avevano anche due donne che volevano bene a tutti e ogni tanto si gettavano sul pavimento a fare stile libero su mezzo centimetro di birra.


L'uomo dai calzini bianchi. Se mai leggerai queste righe e capirai che sto parlando di te, sappi che te la sei cercata. Hai i capelli di Abatantuono in “Viulentemente via”, la faccia da appuntato dei carabinieri, il fisico di Solange e, soprattutto, tu hai i pantacollant zebrati col calzino di spugna a metà coscia, sopra il pantacollant. Tu non hai speranze di cavartela, nemmeno i Cacumen osavano aberrazioni simili. Non riuscirei nemmeno a pensarmela, una cosa del genere. Quindi ok, ce l'hai fatta, ecco il tuo quarto di minuto di celebrità. Se ti è piaciuto, insisti; sennò consulta sul blog i concerti dove vado ed evitami.


Il fan n.1. Ogni band ha il suo superfan che, solo soletto, sta in prima fila a cantare le canzoni. Al GlamFest invece il superfan era uno solo, ma gli piacevano tutte le band, quindi si è fatto 7 ore di prima fila a cantare ogni pezzo proposto, dimostrando lodevole memoria, notevole resistenza e disdicevole sudorazione. Il fenomeno tra l'altro adeguava l'esaltazione alle rispettive band, quindi sguaiato e ignorante con gli Italiani, lacrimoso con Valentine, truce e muscoloso coi Little Caesar, giocondo coi Tigertailz e bovaro con Stephen Pearcy. Schizofrenia portami via.


Mr Mott The Hoople. Pensavi di fregarmi e spacciarti per glam, con la coda di cavallo fluente. Ma sopra sei calvo come una palla di biliardo e solo un genio dell'architettura sarebbe riuscito a ricoprire tutto con un riporto. Evidentemente qualche tuo parente lavora con Renzo Piano. Bravo, se io fossi stato ubriaco e distante qualche km non avrei notato nulla. Però ero là a un metro e avevo bevuto il caffellatte. Sei un fan dei Mott The Hoople, ti gasi con l'Hard Rock anni '70 e sbavi ogni volta che senti un accordo blues, ti inzaccheri le mutande quando Coverdale fa “mmmmh” e ti viene l'orticaria se una donna sopra i 50 è presente ai concerti. Beccato. Ovvio che ti sei esaltato solo per i Little Caesar, il chitarrista ritmico avevano la piazza uguale alla tua.


to be continued?

martedì 5 aprile 2011

Ancora cotonati?!

3 aprile 2011

Bologna (Estragon)


Leggendo qua e là nella Rete noto che c'è una esagerazione di pareri discordanti su questo festival. Troppa gente ha perso tempo ad ammirare se stessa invece di guardare/ascoltare cosa succedeva sul palco, ed ecco fiorire una messe di valutazioni sbilenche, giudizi causali, errori di valutazione, attentati al principio di non contraddizione.

Per fare chiarezza su cosa è successo (e cosa NON è successo), ecco in breve il resoconto del festival. Come sempre, non si parla di musica.


POLLUTION. La band gioca in casa, ma probabilmente i migliori amici hanno compito in classe domani e quindi il pubblico sparuto assiste a braccia conserte. Una esibizione vigorosa non cancella il sospetto che ai ragazzi manchino i ritornelli. Cantante con la panza e il look PapaRoach (pre-clonazione dei Crue) che si danna l'anima a sbraitare, ma forse era meglio prepararsi per l'interrogazione di Inglese.


DEADLY TIDE. La disperazione ha scelto i suoi alfieri: Deadly Tide da Livorno (Granducato di Toscana). Immagine incredibile per casualità degli accostamenti, nemmeno i gruppi glam della Serbia riescono a scendere così in basso. Detto che la musica piace anche, viene presentata con un livello di disadattamento tale che i ragazzi meritano approvazione totale. Fossero belli, sarebbero gli Steel Panther italiani, invece sono i Deadly Tide.


HELL IN THE CLUB. Nella tragicomica scena Rock'n Roll italiana gli HITC hanno un merito: si parla di loro. Se ne parla perché hanno la barba e l'eye-liner (vergogna), oppure perché uno di loro ha gli occhiali, o ancora perché il batterista sembra uno dei Sepultura più che un glamster dal cuore d'oro e l'ormone garrulo. Però se ne parla. Il loro CD d'esordio è carino e ben fatto, dal vivo fanno il loro sporco lavoro, il cantante potrebbe mangiare di più, ma alla fine portano a casa la pagnotta. E' che i calibri pesanti arrivano dopo...


CRAZY LIXX. Allora, questi qua hanno fatto due album DA PAURA e hanno almeno 12 pezzi da Greatest Hits. Di tutta la scena scandinava, sono i migliori, non c'è storia e buonanotte al secchio. Tuttavia esigo che si pieghino al nuovo che avanza e la piantino di voler fare i cori da soli: servono le basi campionate, così la band si concentra a fare le pose da sesso e magari si rimedia qualche minorenne. Il super-eroe resta il bassista, l'anello mancante, la chimera di tutti gli antropologi. E noi l'avevano a portata di mano.


VALENTINE. 25 anni di carriera e quel timidone di Robbie Valentine si caga sotto davanti pubblico italiano. Suvvia, Robbie, non deluderai nessuno: ti conoscono in 10 e per quei dieci sei una divinità da adorare senza discussioni. Clonazione del cantante dei Tokyo Hotel (o viceversa), Robbie ci mette un po' a ingranare, ma la bassista attira l'attenzione e gli dà tempo per scaldarsi. I pezzi sono impeccabili, la produzione recente viene snobbata dai fans più calvi, ma Robbie si difende bene e dimostra un buon gusto e una preparazione musicale che tutti gli altri musicisti della giornata si scordano. E poi è talmente buono che fa cantare la morosetta su qualche pezzo. Che vuoi di più da uno che avrà suonato 6 volte dal vivo fuori dall'Olanda?


LITTLE CAESAR. Tirati di peso fuori da qualche biker bar in Downtown LA e sbattuti sul palco di un festival glam quando loro di glam non avevano nulla nemmeno quando i capelli ancora tenevano, i cinque mostrano gli anni senza alcun problema e, suonando semplice e diretto, spaccano tutto. Ora, mai nella mia vita capiterà che torno a casa e metto su un CD dei Little Caesar, però se suoneranno ancora in giro li vedrò volentieri. Rock fatto di sudore, cattiveria e sputazzi. Hanno fatto gioire i cotonati più borderline e quella decina di calvi che ancora girano per i concerti.


TIGERTAILZ. Che cosa hanno mangiato a pranzo i gallesi? Messicano o vietnamita, a giudicare dal pepe al culo che hanno. Energia a profusione, caciaroni nel modo giusto, look orribile come da programma perché tanto sono dei minatori e se ne fregano. La nuova bassista non serve a nulla se non a mostrare le bocce, i due cinquantenni verrebbero incarcerati per bruttezza in qualunque Stato (eccetto il Regno Unito), il batterista è lo “show stealer”, incluso un drum-solo di 48 secondi da tramandare ai posteri. Bravi a riprodurre i cori clamorosi che li hanno sempre contraddistinti, a suonare non sono capaci (a parte il drummer, che è una foca equilibrista) ma tanto la musica contava marginalmente.


STEPHEN PEARCY. Dorme placido a bordo piscina nel motel dove soggiorna da quando si è sniffato tutti i soldi fatti coi Ratt. Il manager chiama: “Show in Italia, non coi Ratt perché quei pidocchi bolognesi non riescono a pagare il cachet. Vai come solista, assoldi tre disperati con problemi di mutuo (come te) e suoni un'oretta. Magari vai anche a vedere il Colosseo e Venezia, che tanto l'Italia è piccola e devono essere attaccati a Bologna”. Stephen si trascina all'aeroporto, si stordisce con qualche bicchiere, si sveglia un quarto d'ora prima del concerto, fa conoscenza con la band e via sul palco. Un pezzo degli Arcade, moltissimi dei Ratt, una cover, più che cantare il nostro abbronzatissimi yankee parla (accento da portuale, non si capiva niente, S biascicata da Vicodin). Qualche sbruffonata, un'oretta di passeggiata sul palco, una bottiglia di Sangiovese, volo di ritorno e “Welcome back to LA”.

domenica 27 marzo 2011

"Ok, adesso dormo".


Avendo un patrimonio genetico che mi obbliga a svegliarmi alle 8 del mattino anche nel mio giorno libero (1 ora di sonno in più del solito), non arriverò a 90 anni. Quindi vale la pena darsi da fare e compiere il maggior numero di vaccate possibili finché le ginocchia tengono. GC alla mia età era già morto e risorto, io non ho garanzie estreme per la seconda fase (a meno che non intervenga una raccomandazione da parte del Sultano) e quindi devo rimediare con molte esperienze risibili. Per esempio...


Venerdì. Scuola al mattino, ma questo non stupisce più nessuno a parte me stesso. Pomeriggio con correzione compiti di inaudita & intollerabile cafoneria. Passaggio in palestra per questioni etiche. 50 km in moto verso San Stino di Livenza (VE, zone paludose, nebbia, bruscandoli e disagio sociale). Musical “Sacro & Profano”, perché canta la V e io servo in due ruoli: Gesù (pare essersi manifestata recentemente una lieve somiglianza tra i due, sarà che abbiamo in Padre in comune) e bassa manovalanza (compito complesso: A. spingere la moto in mezzo al palco; B. togliere la moto dal palco). Rientro con 50 km di moto alle ore 1,30 di notte: nel parcheggio dell'Ipercoop vedo dischi volanti, a San Donà evito un SUV che vuole farmi la pelle perché sono targato sbagliato, le pattuglie della Treviso Mare sono troppo occupate a giocare a calcio con le lattine, Treviso dorme e si crogiola nella sua beata ignavia.


Sabato. Scuola al mattino, perché sono avido come Cuordipietra Famedoro. Pausa pranzo di 18 secondi netti e fuga precipitosa a Oderzo dove la squadra si gioca l'imbattibilità nel campionato: imbattibilità mantenuta, primo posto nel girone, Campioni del NordEst. Birra (x3), panino con salsiccia e cipolla, panino con pancetta e cipolla, grappa dell'ignoranza, torta. Rientro in campo base: cena con pasta & fasioi, 118 secondi di riposo. Accensione moto e partenza verso “festa di laurea di Manu”, che dopo 36 anni di permanenza a Filosofia viene cacciato dalla facoltà con una laurea e la possibilità di proseguire la carriera nel campo della produzione di birra. Per la festa possono parlare i consumi: 100 litri di birra, un migliaio di panini con la porchetta, tramezzini vari (durati 11 minuti scarsi), dolci rumeni, qualche bibita analcolica per ridere. Rientro ore ignote. Avvistati licantropi e scimmie bonobo.


Domenica. Risveglio ore incomprensibili, colazione random e correzione dei temi per scovare il nuovo Dante Alighieri. Viaggio periglioso verso la casa materna per farsi prendere per il culo dalla genitrice che venerdì mi ha visto vestito da Gesù. Per strada incontriamo gli alpini che bloccano le strade per la Maratona di Treviso: la V manifesta il desiderio di fermarsi a far festa con gli alpini e debbo stigmatizzare il suo scarso senso della famiglia. Pranzo valido e scherni in abbondanza. Trasferimento nella futura dimora per decidere quali mura abbattere in modo da avere la porcilaia in salotto. Desiderio di dormire per 26 ore, che viene abbandonato con la proposta di recarsi alla Sagra del Colesterolo a Quinto di Treviso: band blues col debito in inglese, la Proloco più disorganizzata del NordEst, molta gioventù balcanica, crostini padani e vigili urbani in stato di ebbrezza. Rientro a ore vaghe, tanto ormai c'è il sole fino a mezzanotte e tra due giorni si va in giro in costume da bagno.

giovedì 10 marzo 2011

In lettura, ora, senza pudore, quando capita...


... dopo i fasti de "Storia della Filosofia Indiana", che mi ha portato ad apprezzare oltre ogni modo il pollo tandoori, ecco le nuove prodezze altrui che leggo per poter criticare a ragion veduta.


Lette circa 200 pagine, scritto benissimo (sennò che razza di semiologo sarebbe Eco?!), ci sono i complotti massonico-giudaici che non esistono ma te li fanno passare per veri anche se il protagonista ammette che se li inventa. Ci sono una valanga di ricette regionali italiane da far tremare i tessuti adiposi. C'è Garibaldi che conquista il Regno delle Due Sicilie (furbastro di un Eco, proprio nel 2011...) e la popolazione lo accoglie al grido di "Francia o Spagna, basta che se magna". Appena concludo tiro le somme. Per ora lo consiglio ai complottisti e ai sostenitori dello slow food.


Black Metal, sangue finto, Satana e Odino, negozi fumosi, croci rovesciate, sacrifici umani, nazionalsocialismo da birreria, chiese in fiamme, chiome improbabili, efferati omicidi, demo con errori di ortografia, face-painting, alcolismo, nani assassini. Un film di Dario Argento? per carità. Gran libro, però. Mi riporta ai primi anni '90, quando i satanassi norvegesi registravano CD in mezzo alle foreste con microfoni della Bontempi, poi dedicavano l'opera a qualche demone col nome da detersivo e il CD vendeva a pacchi. Letto qualcosa, molto lo sapevo già, ma è scritto in modo intrigante e molto agile. A breve per le cose più esilaranti, mentre quelle serie le troverete stigmatizzate da qualche altro disperato.

lunedì 28 febbraio 2011

Sabato qualunque


Risveglio in solitaria. La V è fuggita la sera prima per andare a fare la Rockstar a Los Anastasios (S. Anastasio, Cessalto – TV) con pernottamento in albergo 5 stelle a Chiarano, quindi ci si può alzare rumorosi come un ippopoamo. Colazione dei campioni e partenza verso il luogo di lavoro.

Scuola: non vedo elementi che passeranno alla storia, almeno nel senso universalmente riconosciuto del termine. Se invece si ritiene che “Jackass” possa fare la storia, ho candidati.

Pranzo regolare: no.

Palestra: Randy Couture Workout, sudorazione esagerata e bandana da biker tengono lontani gli utenti maschili e femminili. Necessario, se si vuole evitare la chiacchiera, rispettare i tempi di recupero e volare verso il pranzo.

Pranzo post-palestra: prima doccia, per evitare di attirare la disinfestazione. Poi 3 petti di pollo 3 conditi con nulla e verdura fresca condita con nulla. Chiusura gloriosa con qualche cracker integrale. Partenza immediata per la casa natia.

Casa del Sultano. Attrattive: macchina del caffè professionale + Sky (Torneo 6 Nazioni). Si assiste alla debacle di un'Italia volenterosa ma con un calciatore in giornata no e una crescente idiosincrasia nei confronti del placcaggio: anche il Galles placca poco, ma non sbaglia un calcio e nel gioco aperto fanno i fenomeni. Guardo anche il primo tempo di Inghilterra-Francia, promette bene perché chiunque perda io son contento, ma sono costretto a prendere l'aliante verso San Donà.

Ipercoop: appuntamento con la V nel tempio dello shopping proletario dei sandonatesi. Ogni slavo residente entro 20 km è presente. Fenomeno locale: russo con permanente, baffoni, bottiglia di birra, abiti Geox e tatuaggio da malavitoso sul dorso della mano: nel negozio di abbigliamento da lavato di birra almeno 300 euro di indumenti e poi è andato a spruzzare il resto nel negozio di animali. Acquisto qualche abito da cameriere risparmiato dalla birra, sconti abbondanti del commesso, riconoscente di poter parlare italiano.

Bar in centro: inaugurazione con spritz a prezzi da Dubai, ma uova sode in abbondanza a buffet. Problema “proteina serale” risolto brillantemente. Discussioni profonde con popstar, attori, giornalisti, modelle, scrittori. Cena “ulteriormente proteica” con rare e selezionate pietanze mediorientali: un kebab vicino alla stazione, schivando venditori di bamba e commercianti d'organi.

Statale 14. Ritrovo di ogni under 18 del sandonatese. Birra di qualità mediocre e cibo normale a costo da oreficeria. Piano superiore con discoteca e sala biliardi, bimbe minorenni in mutande e bimbi minorenni con ciuffo che impedisce la visione delle minorenni. La V deve incontrare un noto mafioso locale per oscuri traffici, ma il capocosca è di corsa e si scusa offrendo birra mediocre, che mediocre resta, ma almeno è gratis.

Revolver. Festival Metallaro di band della zona ma con un certo seguito. Mio pronostico smentito clamorosamente, locale quasi pieno: gli organizzatori con le lacrime agli occhi parlano di più di 500 biglietti venduti (a prezzi da supermercato polacco). Le dinamiche di spostamento del Metallaro cominciano a farsi sempre più casuali e imprevedibili, ma presenza femminile abbondante: forse questa è la causa principale della migrazione maschile. Manca la presenza del “pedofilo di San Donà”, personaggio improbabile della night life locale, ma probabilmente ha avuto il posto come Prezzemolo a Gardaland. Dissertazioni intriganti con coltivatori diretti, architetti, fresatori, lavapiatti, schiavi a cottimo, ruffiani e adescatori. Concerti seguiti dai divanetti extra-lusso, con la possibilità di fare “sì sì” con la testa verso le band ogni volta che mi accorgo che stanno suonando. Champagne e perizomi. Zam zam.

mercoledì 23 febbraio 2011

Recenz



La prima recensione di un CD che mi è piaciuto (escludiamo quelle nel blog e quelle fatte al bar... in effetti il meglio è sempre stato dato al bar). Ma ne parlo alla fine.

In precedenza ho sempre mentito, perché non me ne frega nulla di parlare male dei CD della povera gente, che si arrabatta per registrarli in cantina e poi li fa masterizzare in Finlandia per avere il sound vincente.
Tanto alla fine non serve a nulla.
I CD la gente se li scarica.
Meglio allora fare recensioni in stile "bravi/belli/puzzolenti...ricordano Qui/Quo/Qua...hanno molti/pochi capelli cotonati" e poi cacciare un MySpace, così la gente se li ascolta per 18 secondi e decide se vale la pena di scaricarsi il prodotto. Se poi il prodotto piace, può essere che qualcuno faccia il grande passo di ordinarselo (su Play.com si possono comprare i CD a pochi soldi, guarda te, al giorno d'oggi si cerca di vendere proprio di tutto).
Insomma, a qualcuno interessano veramente le recensioni? A me sì, ma a molti no: basta sapere che il nuovo di Tizio è figo e il nuovo di Caio è triste. Anzi, dire "triste" sarebbe un modo per attirare l'attenzione. Ho appena fatto un favore a Caio.
Siccome non so quanti possano essere interessati e comunque su FB la cosa gira abbastanza, ecco un misero link per la recensione di:

Fabri Kiareli’s F.E.A.S.T.Rise (Avenue of Allies, 2010)

Riassunto della recensione: bravo, suona quasi tutto lui... ha i capelli come Rocky e la faccia come Al Pacino... ha il batterista che vomita... suona come dovrebbero suonare i Whitesnake se non fossero defunti nel 1985... gli fa il culo a Don Dokken e a tutto il suo roster di parrucche... il caffè al Kiribiri di Piazza del Grano è spettacolare... l'etichetta tedesca Avenue of Allies pubblica solo capolavori italiani... la miglior prestazione di Mark Slaughter è su "All Systems Go" di Vinnie Vincent... Fabri ripete i ritornelli per 3 minuti alla fine di ogni canzone così il popolo bue li impara per sfinimento

giovedì 20 gennaio 2011

Orgoglio

Giampi, V e Furby festeggiano la nuova connessione

... perchè questo è il primo post della storia che viene pubblicato rubando spudoratamente la connessione a un generoso ancorché ignaro vicino di casa.
Eppure, se il diretto interessato sapesse a cosa è destinata la sua connessione (altresì utilizzata per onanismo furioso e poker online), sicuramente accetterebbe la situazione senza batter ciglio. Permettere al sottoscritto di aggiornare questo blog che pare il Deserto dei Tartari è un atto che non ha eguali.
Libiamo quindi dell'altrui involontaria generosità e aggiungiamo che...

... nel 2011 la Hit Parade dei Disadattati ha già un capoclassifica dal pedigree invidiabile. Nella sua prima uscita pubblica (dopo anni in un istituto di igiene mentale) il personaggio ha compiuto le seguenti imprese:
1. Invadere il palco dei Mr No e prendere le botte da 3 componenti su 5;
2. Perdersi in un palco di 4x3 metri, impresa che richiede livello di stordimento da competizione;
3. Farsi buttare già dal palco da una giovane fanciulla dai tratti mascolini e dal perizoma in vista (applausi della platea per il perizoma);
4. Simulare le pose di Axl Rose a fine concerto, abbrancando il microfono incustodito e facendo incazzare il fonico tatuato;
5. Riprovare a fregare il microfono dopo essersi nascosto dietro una colonna: il fonico ringrazia e colpisce allo stomaco.

Anche se non lo rivedremo più, il ricordo resterà indelebile.

martedì 4 gennaio 2011

Esiste una ragione...



... per la quale il blog è aggiornato così sporadicamente?
No.
Ma per il quieto vivere me la invento.
Anzi, me ne invento TOT, scegliete quella che più vi aggrada.

Perché il blogger ha avviato una lucrosa carriera come scafista e non ha tempo, deve aiutare i migliori cervelli a fuggire dall'Italia in modo da rimanere l'ultimo cervello esistente qui e quindi fare battute argute che capisce solo lui.

Perché la V lo tiene chiuso in casa a badare al Furby.

Perché il blogger sta 8 ore al giorno in palestra e resta a casa solo per dormire e mangiare Fage.

Perché non esiste alcun blogger, si tratta di persone a caso che scrivono cose a caso, senza alcun rispetto per l'omogeneità del blog e per la lingua italiana.

Perché il blogger è troppo impegnato a leggere "Storia della Filosofia Indiana", che è complicatissimo e merita 6 giorni di meditazione per ogni riga letta.

Perché il blogger non riceve denaro per questo: essendo avido come Zio Paperone, spera che la gente prima o poi gli chieda di scrivere vaccate a pagamento.

Perché l'unico momento libero è prima di cena (ma la V vuole andare a bere in centro) o dopo cena (ma bisogna giocare a Risiko contro la V e il Furby).

A voi...

sabato 1 gennaio 2011

Semplicemente


Senza retorica, spero che nel 2011 ciascuno riceva ciò che merita. Il che presuppone una visione teleologica della realtà e alla presenza di entità ordinatrici (es., il Dio del Metallo oppure Offler).
Se invece preferite la ciclicità del tempo, fate un po' quello che vi pare, tanto sarete obbligati a rivivere tutto nuovamente... evitate magari di mandare in classifica i Subsonica, mi sono stancato di rivivere sempre l'esperienza di gente che mi spiega quanto fondamentali siano per la musica.

Detto questo, STAY METAL