giovedì 16 febbraio 2012

Biografia inessenziale: anni brutti e malvestiti



Riprendo dai "Ghostbusters", di certo l'evento più rilevante dei miei primi anni di vita. Risolto il problema del "cosa farò da grande", mi accingo ad affrontare l'ottavo anno d'età...

1985. Feste di Carnevale all'INPS, gite aziendali col dopolavoro (vantaggi dei genitori dipendenti statali). Il disperato tentativo di insegnarmi a giocare a tennis, io preferisco leggere “Topolino” e sognare di essere Paperinik: in tale frangente assumo un'espressione vuota che viene scambiata per riflessiva. Manifesto attitudine al disegno e rudimentale forma di senso del dovere, più che altro senso di colpa, ma ciò fa di me un bravo studente.

1986. Sento per la prima volta Bon Jovi, mi piace, ma preferisco investire il mio tempo guardando i “Masters” (per inciso, fino a 14 anni ho dovuto chiedere il permesso per accendere la TV). Arriva la nube di Chernobyl e per un paio di settimane non ci fanno uscire in giardino per la ricreazione: basta poco per risolvere una crisi radioattiva. A Natale ricevo il Castello di Greyskull dei Masters e per 118 ore sono il bimbo più felice del pianeta: poi divento il più infelice perché voglio anche la Cittadella del Serpente.

1987. Mi metto gli occhiali: sono ufficialmente il secchione della classe. Non potendo più giocarmela con il geco e l'australopiteco, provvedo a leggere libri di mitologia e poi li riassumo per la maestra: voti altissimi, dovuti allo sfinimento della povera donna. Leggo anche “Il nome della rosa” e non ci capisco niente, ma passo per un genio. Faccio gli esami di quinta e volo alle medie, ma in centro a Treviso perché nel mio quartiere le medie “sono troppo facili”: non ho mai capito questo ragionamento dei miei genitori, ma l'ho già detto che facevo finta di essere intelligente.

1988.1. Inizio le medie, non conosco nessuno e scopro che la matematica è una materia malvagia, oscura, imbarazzante. Ho gli occhiali disastrosi, una pettinatura con la riga in parte, mi vestono con cardigan e pantaloni di fustagno. Sono però altissimo e quindi non vengo preso eccessivamente per il culo. Il mio disinteresse nei confronti delle femmine persiste per tutti e 3 gli anni, del resto mi avevano regalato un Commodore 64...

1988.2. Facendo le prove di atletica scopro che sono velocissimo: non avendo io mai corso per 11 anni, nessuno se ne era mai accorto. Vinco i Giochi della Gioventù e il mio futuro sportivo cambia: abbandono la pallavolo, sport per cui sono negatissimo, e passo al Rugby. A scuola mi conoscono perché corro veloce, sempre meglio che essere noti per l'abbigliamento da piccolo lord.

1989. Gioco a Rugby: non sono capace di passare né di calciare, ma sono una scheggia e mi piazzano all'ala. La paura di essere preso e picchiato mi spinge a correre ancora più veloce: una carriera costruita sul panico. Col tempo imparerò a passare il pallone, mai a calciare o a prenderlo al volo... nonostante questo, passo per un giocatore forte e saranno anni di soddisfazioni. I genitori calvinisti però mi obbligano a studiare come se facessi l'università e, giocando pure col C64, il tempo che mi resta lo passo a dormire.

1990. Ci sono i Mondiali di calcio, all'epoca seguo tutti gli sport (compreso l'hockey su ghiaccio e l'equitazione) e mi sento coinvolto da Schillaci e Baggio fino alla delusione finale: da allora smetto di tifare seriamente per chiunque. Ascolto Sting, ho i capelli lunghi e gli occhiali tondi: sono un radical-chic che dimostra 20 anni, ne ha 13 e ragiona come uno di 9. Finisco le medie e vado al Liceo Classico, perché mi piace leggere e si fa poca matematica.

1991. Compro il “Black Album” dei Metallica. BOOM!!! La vita cambia. Da allora, Metal!
Il Liceo è pieno di donne, ma io ho appena ottenuto l'Amiga 600 e lo studio di latino/greco + gli allenamenti di rugby mi impediscono di accorgermi della loro presenza. Comunque a livello di popolarità resto basso, il look da intellettuale può anche piacere, ma i concetti che esprimo fanno terra bruciata. In più non mi drogo e non ho alcun interesse in politica, ma non ho nemmeno la ferocia e l'aspetto per farmi apprezzare dai Metallari.

mercoledì 15 febbraio 2012

Biografia inessenziale


Non guardo Sanremo, non gioco a Skyrim, la palestra è chiusa. Ho tempo libero e autoreferenzialità. Eccovi i miei primi 7 anni di vita. 
Roba grossa, roba che scotta. 
Un giorno potrei pentirmene e cancellare tutto, quindi approfittare adesso. 
Intanto mi invento anche i 7 anni seguenti.

1977. Nasco settimino di 4,5 kg e per i successivi 3 anni non dormo mai. In compenso imparo a parlare troppo presto e cammino in un batter d'occhio: la famiglia crede di aver prodotto un genio.

1979. Nasce mio fratello. In preda a crisi di gelosia smetto di parlare e il Q.I. mi si abbassa drasticamente per non risalire più. I tentativi di uccidere il fratello falliscono tutti miseramente, mi rifugio nell'imparare a memoria i nomi degli animali: ne apprendo solo un paio, ma difficili (geco palmato e australopiteco), e così la gente mi crede intelligente.

1980. Asilo con le suore. Non ricordo nulla, solo qualche sberla e i pisolini pomeridiani obbligatori seduti sul banco. Alla recita di Natale interpreto una comparsa, l'anno dopo sono promosso ad angelo, al terzo anno spacco nella parte di Giuseppe. Imparo ad andare in bici pedalando sulla ghiaia e ancora mi chiedo come ho fatto.

1981. Mentre mi accingo a mangiare dei carciofi, cado dalla sedia e mi rompo una clavicola: non ho più mangiato carciofi, se non sotto tortura. Passo il tempo con i miei duecento cugini, più o meno coetanei: i miei zii facevano figli a profusione, credevano in un futuro di assistenzialismo e posto fisso.

1982. Da appartamento mignon a casa su due piani con giardino. Gioco in salotto e devasto un sacco di soprammobili, ricevo in cambio una valanga di sberle da una madre che non crede nel metodo Montessori. Sono particolarmente brutto e spettinato, i miei mi vestono male e non sono nemmeno simpaticissimo: faccio però un sacco di sport diversi, ricordo solo il nuoto perché forse era quello che mi riusciva meno peggio. Credo di aver rubato dei giocattoli a un altro bimbo... se stai leggendo, chiedo scusa.

1984. Vedo “Ghostbusters” al cinema e il mio futuro nel mondo del lavoro mi appare chiarissimo. Ogni tanto vado a messa, ma la famiglia rigorosamente laica non mi incentiva e quindi divento rapidamente una pecorella smarrita: chiuderò la pratica con una combo “confessione-comunione-cresima” per poi sparire dalla comunità cattolica.

domenica 5 febbraio 2012

L'EVENTO del mercoledì



Home, il Tempio del Rock Ribelle & Conformista di Treviso: i Welkin fanno un altro passo verso una direzione che conoscono solo loro.
Il mercoledì è una sera infame, se suoni e vuoi pubblico puoi sperare solo in due cose: 1. essere famoso, 2. avere tanti amici.
I Welkin hanno dimostrato senza ombra di dubbio di non avere quasi nessun fan, ma di essere pieni di amici. Locale quindi dignitosamente riempito, in barba ai pinguini e agli orsi polari che si aggirano nel parcheggio.
Per chi non li conoscesse, i Welkin sono il gruppo più educato di via Zermanese: suonano in sala prove da anni senza rompere le palle a nessuno (perché la sala prove è loro), suonano poco live così non danno fastidio e non obbligano gli amici a cancellare i tornei di ramino, hanno inciso un disco davvero valido ma non l'hanno promosso affatto per non pesare sulle tasche di parenti e conoscenti (adesso hanno quindi una riserva illimitata di sottobicchieri).
Musica? Stando alla loro definizione “Rock Melodic Metal”, un'escamotage per truffare i gestori dei locali che generalmente sentono “Metal” e dicono “Drogati!”, così loro puntano sulla melodia e vengono scambiati per i Pooh.
L'esibizione ha luogo su una piccionaia a qualche metro da terra, così la band può vedere chiaramente se fai solo finta di seguirli e quindi toglierti l'amicizia su Facebook. I ragazzi, con poco tempo a disposizione (perché il DJ ha fretta di imporre musica molto brutta, come da contratto), sciorinano le loro hit del passato, un bene prezioso di cui sono clamorosamente privi: recuperano proponendo qualche pezzo nuovo, carino, elegante, ben suonato. Da sempre privilegiano l'esecuzione rispetto alla presenza scenica, anche se a volte il solista fa sì con testa più o meno a tempo. Lo show finisce in men che non si dica, lasciando tempo agli amici di correre a casa a riempire la borsa dell'acqua calda. Resto dell'idea che le ballad siano un male non necessario in 45 minuti di concerto, ma evidentemente qualche pezzo alle fidanzate bisogna pur dedicarlo.
Per ora e senza dubbio, la migliore delle due band che ho visto suonare all'Home.

martedì 24 gennaio 2012

E trovo anche il tempo di andare in Romania...



ROYAL RUMBLE
Voodoo Child Pub, Nebbia e campi (VE)

WAYLANDER (superultratrentenne bamboccione ancora fermo alle superiori)
È arrivato il bonifico dei Royal Rumble (12 euro, “sconto disperazione”) e quindi, ligio ai consigli del mio avvocato, produco recensione esaltante, come previsto nel contratto. Locale gremito all'inverosimile di varia gioventù, fisicamente male in arnese, ma splendidamente padana. Tutti in attesa dei Wild Pipes (band hard rock che abita nello scantinato del pub), ma i Royal Rumble si appropriano del pubblico altrui e sciorinano una decina di pezzi al fulmicotone. Lo show si apre con una cascata di guitar-solos che proseguirà fino a svenimento dei chitarristi per denutrizione, seguono riff spaziali con cui la band scolpisce dei veri e propri blocchi di granitico Hard Rock. Le lunghe chiome del cantante e del batterista sono la risposta a chi li accusa di essere una band di impiegati della Miralanza, qui l'unica chimica è quella degli smanettoni e del bassista che vorrebbe smanettare un sacco anche lui ma, si sa, il basso nel Rock non si sente e va bene così. Suonano tutte e due le lor super-hit e anche una serie di nuovi pezzi tra il brillante e lo scalpitante, il tutto gestito con sapienza dalla voce alcolica di Bruseghin, che evidentemente quando suona a 30 metri da casa dà sempre qualcosa in più. Alla fine del concerto arriva l'altra band, ma sono già perduto nelle nebbie.

PLINIO (chief editor presso “Dissonanze e Design”). 
Un locale che nel 2012 ha un arredamento che esclude del tutto bianco e acciaio dovrebbe essere raso al suolo a colpi di supponenza. Non discutiamo poi degli avventori, una mandria di boscaioli i cui grugniti in dialetto locale fanno intuire che il Nordest non è in grado di sostenere l'integrazione nemmeno tra paesi limitrofi. Le band che si esibiscono rubano riff e solos da ogni act che abbia strimpellato tra il 1978 e i 1986, con un'immagine pesantemente fuori sincrono. La prima band, che il cantante chiama Roiarambo, perde più tempo a ciarlare nei microfoni che a suonare, poi i chitarristi se ne vanno a spasso per il locale perché probabilmente gli altri 3 del gruppo gli stanno antipatici. La seconda band era uguale alla prima, ma meglio vestita. Lo stetotipo della birra, le camicie a scacchi come nel 1993, la nebbia da Carpazi: ecco dove è finito il rock. Lasciamolo là.

domenica 25 dicembre 2011

domenica 11 dicembre 2011

Chi ha suonato di spalla ai RL?



Impegnato a contarmi le dita dei piedi, non sono riuscito a seguire le band di apertura dei Reckless Love. Per fortuna i miei collaboratori, conoscendo già a memoria il numero di dita che possiedono, hanno scrutato con attenzione ciò che avveniva sul palco prima dell'avvento dei finlandesi.
Senza vergogna.

ROYAL RUMBLE.
Plinio (semina zizzania sulle pagine della rivista culturale “Alternative di sinistra senza rimetterci la casa al mare”). Lemmy dei Motorhead è peloso, alcolizzato, basso livello culturale, indumenti puzzolenti, educazione inesistente. Questi RR falliscono miseramente e si schiantano fuori parametro: i due chitarristi sono degli impiegati e il bassista è un chitarrista, quindi fuori 3; il batterista potrebbe funzionare, ma suona a 600 metri dal palco e quindi non esiste; il cantante rispetta parecchi dei canoni, ma si dimentica di farci sentire come canta. Sorge il sospetto che nessuno li abbia invitati a suonare, perché il fonico lascia spente le casse-spia e probabilmente anche il riscaldamento. Per carità, l'ignoranza trasuda dai loro testi sgrammaticati, presentando una visione del mondo bidimensionale fatta di basso livello cognitivo, soddisfacimento immediato dei desideri di alcol e riproduzione, riferimenti culturali da CFP e capacità di introspezione degna di un legume. A zappare, a zappare.
Rino (fan del Metallo di Belzebù, della birra Oranjeboom Doppio Malto e del Padova Calcio). Spaccano. Sono sfigati, ma spaccano.

BABY BELUGA.
Rino (Death Metal For Life, guest nel debutto dei Defecate&Die). Oh, questa l'ho capita: le femmine sono qua per i RL, quindi per i maschi hanno chiamato queste qua. Ma perché hanno gli strumenti? Non bastava ballare un po', tirare fuori due perizomi, quella roba che fanno le donne quando vanno sul palco? E poi vedo che hanno tutte il moroso... ma allora cosa son venute a fare? Oh, senti che cagnara, stanno strozzando qualcuno sul palco...
Plinio (critico musicale, sua la convinzione che il rock sarà salvato solo dagli architetti). Addio pari opportunità, una band di quattro donne-donne non permette equilibrio con gli headliners (4 uomini che sembrano donne). Ma si sa, dici “all female band” e pensi Runaways, con l'aggravante che le BB non hanno un produttore che le manovra coi fili e performano un po' quello che pare a loro. Apprezziamo la spontaneità, come anche il suonare volutamente dissonante, che c'entra zero con l'immagine da rockerz e riporta alla dorata incapacità di band seminali della schitarrata casuale inizio anni '90 zona Seattle (l'HIV del Rock, Dio li benedica tutti). Comunque il rock è morto e le BB piantano un chiodo sulla bara.
Jessy (fan dell'Hard Rock da 8 mesi, ma ancora se capita si fa qualche rapper, in ricordo dei mesi precedenti). Bah, se stanno sul palco non rompono le balle a Olly e va bene così.

HARD REVENGE.
Rino (chitarrista di Estrema Musica ed Estrema Destra, ma anche leghista e satanista). Ecco quelli che hanno pagato per fare da spalla ai recchioni, e attenti che le prestazioni sono incluse nel contratto. Il migliore è il batterista, che mi servirebbe per il mio nuovo progetto Nekrozoophylum, gli altri suonano perché le scuole son chiuse per il ponte (il chitarrista però è meglio se si prepara per gli esami di terza media, che quest'anno è dura). Se li trovavo nel parcheggio, gli facevo l'eye liner a bastonate. Sfigati, zero.
Jessy (groupie nel weekend, ma all'occorrenza anche infrasettimanale nei bagni del CFP di Mestre). Vabbè, ma se i fighi arrivano dopo, perché mandano le controfigure prima? Comunque hanno tanti capelli, meglio dei RR che hanno rotto le palle e facevano i rocker con il taglio da impiegato. Questi c'hanno anche le braghe sbregate, però si vede che comprano in saldo da H&M. Eppure li ho già visti da qualche parte, saranno famosi se sono in tour coi RL. Uno è uguale a quello che prende la corriera con me, ma quello c'ha il piercing come Nikky Sixx e le new rock, mentre questo sembra più depilato ma ha le scarpette da ginnastica da 29.90. Io intanto mi piazzo vicino al bagno perché prima o poi Olly deve andarci!

sabato 10 dicembre 2011

Reckless Love



9 dicembre 2011

Revolver (San Donà di Piave - VE)


Se ne diranno di tutti i colori su una band come i Reckless Love, perché essere oggettivi è impossibile. Sono fintissimi, ma piacciono lo stesso. Che sappiano suonare è ancora oggetto di discussioni, eppure alla fine i loro concerti attirano gente che pare anche divertirsi. I dischi sono semplici, saccheggiano melodie altrui senza ritegno con una produzione leccata che sembra l'antitesi del rock, eppure i loro ritornelli non escono dalla testa per mesi. Insomma, invece di sprecarmi a scrivere qualcosa di decente, ho preferito chiedere a qualche esperto un giudizio sincero sullo show:

Jessy Glitter Roxx (studentessa, rocker, appassionata di tatuaggi e letteratura a caso).
Che figo quello biondo che sculetta. Poi c'è anche quello dietro, che ha i tatuaggi troppo troppi: è anche depilato giusto, ma anche l'altro. Però quello dietro non sculetta, mentre il biondo sì, e fa anche le spaccate in aria. Che peccato che il cantante si è messo a petto nudo solo alla fine, comunque non è che son andata al concerto per guardarlo, infatti mi interessavano le canzoni e hanno fatto tutte quelle che conosco, la prima e la sesta.
Poi uguali uguali agli mp3, suonano. Son bravi, glielo stavo anche dicendo a Olly quando l'ho trovato davanti ai bagni, ma era pieno di ebeti che volevano la foto e non sono riuscita a fargli i complimenti per il microfono con gli strass.
C'era anche quello con gli occhiali da sole, ma è brutto, e quell'altro con la chitarra grossa che sembrava carino, ma si vedeva che non aveva carisma. Cioè, tipo, si vedeva chiaro.

Waylander (sputasentenze fannullone in ferie, mantenuto di lusso).
Era dei tempi dei Beehive all'Ipercoop che San Donà di Piave non assisteva a un concerto con così tanto playback. Del resto la critica principale a questi 4 finlandesi era che su disco riuscivano bene, mentre dal vivo facevano spettacolo ma non sapevano suonare: con una valanga di basi (cori, linee vocali, probabile anche qualche parte strumentale) i ragazzi possono ora concentrarsi sulla scena. Olly entra sculettando e continua imperterrito per tutto lo show, a parte quando scalcia in aria e fa la piroetta, mentre posa per le foto e sfodera un sorriso al Photoshop. Gli altri potrebbero anche non esistere, ma in effetti c'erano e quindi ricordiamoli così: il chitarrista ha la parrucca di John Rambo III e vedi chiaramente che vorrebbe farsene qualcuna ma ha sbagliato band, il bassista lappone non dovrebbe permettersi di andare in giro con quella pettinatura e il batterista è quello che si rimorchia tutte quelle che Olly non riesce a tirare su. Pubblico maschile tra il divertito e lo sbigottito (Olly fa l'occhiolino a tutti, uomini e donne), pubblico femminile in tempesta ormonale con punte di delirio soprattutto nei pressi dei bagni e quando Olly agita il bacino mettendo in mostra un pacco piccolo e giocherellone.

Plinio (critico musicale di “Note dolenti”, supplemento di un noto quotidiano di aera post-bolscevica).
Se il rock è morto, ieri abbiamo assistito alla riesumazione del suo cadavere e abbiamo constatato che continua a puzzare di truffa e pailettes. Il quartetto finlandese scende in Italia con l'idea di non sprecarsi troppo a suonare, piazzando una serie di playback da Festivalbar. A farla da padrone è quindi l'immagine del cantante Olly, nuovo sex symbol di questo crepuscolo del rock: chioma bionda e laccata, fisichetto da lapdancer, lucidalabbra in dosi fuori dalla grazia di Dio, movenze sinuose che promettono notti di fuoco. Gli spettatori assistono ignari alla scempio perpetrato da questi ragazzotti che scopiazzano i Poison (che saccheggiavano il repertorio dei Kiss, già pietosi di loro) con melodie da italo-disco degli anni '80: tutti paiono divertirsi, ennesima dimostrazione che il declino del roccheroll è irreversibile e si sta frustando un cavallo morto. Cosa ci sia di diverso tra questi Reckless Love e un Justin Bieber non lo capiamo, abbiamo cercato di chiederlo alle molte signorine discinte, ma le scena di isteria collettiva ci hanno respinto al bancone del bar.
Un funerale sgargiante, ma Baustelle 3 – Reckless Love 0.

Rino (metallaro, chitarrista dei Furious Vomit).
Oh, ma io li odio questi qua! È che mia morosa voleva vederli e, visto che la settimana scorsa abbiam visto i Prostitute Disfigurement, stavolta mi tocca guardare 'sti 4 gay. Ma si può suonare così? Tutto finto, tutto di plastica, tanto valeva usare le chitarre gonfiabili che tanto devono solo stare sul palco a menare il culo. Per chi poi? Che tanto sono omo e si spaccano tra di loro. Meglio se mi bevo 12 birre, che poi li sommergo a rutti. Ma che sfigati... guarda il microfono glitterato! Ma guarda che fa i salti come in un video di aerobica... e poi avrà sì i muscoletti, ma se finiamo a cartoni gli mangio il cuore.
Mia morosa? Non so, è andata in bagno un'ora fa.


domenica 6 novembre 2011

STEEL FEST 2011: tutto ciò che non serve sapere




ATTENZIONE. O Metallaro fideista poco incline al senso dell'umorismo, sappi che le prossime righe prenderanno in giro i fans e le band dello Steel Fest 2011. Perché? Perché ci sono migliaia di blog e webzine che ti diranno come hanno suonato, quali sono le setlist, quanta birra si sono bevuti quelli che si sono fermanti all'ingresso (con biglietto ma senza entrare), ma nessuno ti dirà la Verità. Nemmeno io.

BATTLE RAM. Mai visti né sentiti. Credo che al momento del loro ingresso sul palco io fossi ancora impegnato con i fiocchi di latte 0.4% di grassi e 13g di proteine. Comunque non usano parrucche e son bravi ragazzi.

CRYSTAL VIPER. Iniziano lo show quando stiamo raccogliendo Enrico il Bestemmiatore a Terme Euganee. Nel tempo in cui essi completano un'esibizione a me ignota (e resa interessante solo dalla presenza di una commessa d'Intimissimi alla voce), Enrico ci fa presente che è riuscito a farsi “sbattezzare” e quindi, per la prima volta nella storia, ho ospitato in auto un individuo ufficialmente scomunicato dalla Santa Sede. Son soddisfazioni, a fare i Metallari.

PEGAZUS. Si parcheggia fuori dal locale mentre gli australiani danno il meglio di loro stessi (cioè poco). Volendo, ma proprio volendo, ce la faremmo a vedere la fine dello show, ma le priorità cambiano con gli anni: prima mangiare e bere, poi salutare le centinaia di casi umani (e spesso anche fenomeni antropologici) che stazionano all'esterno nutrendosi di birra e vinili, indi procurarsi biglietto (che son finiti i tempi degli ingressi coatti tramite fogne o buchi nel soffitto). Infine ingresso giusto in tempo per sentire: “Denghiuverimach Bolonnia, uillbe bec, uirr Peghesus from Ostrelia, gudbai”.

TARCHON FIST. Suonano HM classico alla pari delle altre band del festival, eseguono bene e hanno anche l'accento locale che fa tanto “km zero”. In più dedicano un pezzo ai caduti di El Alamein, cosa che sarà anche vista come pretenziosa nell'ambiente del Metallo, ma che denota una certa sensibilità. Un ubriacone afferma che questi ragazzi siano formidabili bevitori e basterebbe questo per sostenerli... cosa che faccio virtualmente, visto che durante il loro show stavo lottando per procacciarmi una maglietta del Festival (impresa ardua, perché i disadattati affollavano lo stand cercando di sbirciare nella scollatura delle fanciulle di Bologna Rock City).

PICTURE. Essendo il loro HM piatto come l'encefalogramma di certi studenti, possiamo passare direttamente alle questioni importanti. Il cantante ha la parrucca? Esistono birre olandesi esclusa la Heineken? Il solista è un immigrato? Perché suonare due pezzi nuovi brutti, sforando quindi di 10 minuti per suonare la loro hit (vabbè, ognuno ha quel che si merita) “Eternal Dark” e impedendo così, ore dopo, ai Virgin Steele di suonare “Twilight of the Gods”? Il mullet del batterista è troppo “USA white trash trombacugini” per poter essere vero? Perché il ritmico ha 22 anni, il look alla P.O.D. e i pantaloni bracaloni di Krusty? Ad maiora.

SKANNERS. Nel campo del Metallo Tradizionale (genere che resta immutato dall'età di Sargon a oggi) sono i trionfatori della serata, perché sanno come stare sul palco e suonano da paura. Hanno anche qualche pezzo ruffiano il giustissimo, anche se preferiscono il repertorio “duro & puro” per far contenti tutti i calvi/stempiati/parruccati/stupratori tra il pubblico. Li ringrazio anche perché tutti erano ipnotizzati dalla loro esibizione e io me ne sono potuto andare silente come un ninja per fare pubbliche relazioni. In ultima analisi, una band a prova di parrucca.

ANGEL WITCH. I menagrami satanassi della serata ripropongono la setlist classica che li accompagna dal vivo sin dal tour del 1347-1349 (anni in cui furono i principali diffusori della peste). L'unico membro originiale, Kevin Heybourne, è piuttosto svogliato, ma fa il suo lavoro come da contratto e, come ne “Il giorno della marmotta”, ci presenta la solita prestazione con le solite canzoni, dimostrandosi sostenitore accanito della circolarità del tempo. Gli altri sono entrati solo nel 1630, poco prima del tour per diffondere la peste nel Ducato di Milano, spingono un po' di più, ma è perché sono dei giovani 40enni e hanno la freschezza dalla loro parte.

PRAYING MANTIS. A mio modesto avviso, la migliore band del Festival. E il fatto che sia più Hard Rock che Heavy Metal vorrà dire qualcosa... oppure non vuol dire niente e le categorie servono solo a creare confusione, a scatenare contenzionsi e ad arricchire gli avvocati. Sta di fatto che questi inglesi brutti brutti da vedere (o son grassi o sembrano malati) hanno una classe innata e potrebbero incantare anche suonando al bar (cosa che non escluda facciano abitualmente). Comunque, cori da brividi per delle emozioni che mi hanno fatto dimenticare la variegata umanità intorno a me... un plauso solo per questo.

VIRGIN STEELE. Hanno scritto talmente tanti capolavori che, anche facendo scegliere la scaletta a Valentino Rossi, una mezz'ora di eroismo salterebbe fuori comunque. Il loro problema è che non sono una band, Defeis si è attorniato da yes-men che eseguono gli ordini senza fiatare e questa assenza di confronto ha prodotto i recenti album-schifezza. Anche dal vivo si nota che la classe non è acqua, ma che manca qualcosa per poter dire “Ecco dei Titani del Metal”... lo erano nel 1987, lo erano nel 1998, non lo sono ora. E allora cosa ci resta? Una scaletta di pezzi da cadere in ginocchio in segno di rispetto, una resa sonora altalenante, i vocalizzi operistici di Defeis (che non invecchia d'aspetto ma di voce sì), un drumming che avrebbe fatto sembrare la buonanima di Scott Columbus il nuovo Neil Peart, le facce da minus habens di Pursino (ormai la clonazione di Mork). Oggi come oggi i Virgin Steele sono grandi, non grandissimi. Contenti loro...

Il momento “Settimana della moda bolognese”. La maglia più clamorosa è stata quella del tour fine anni '80 dei Bonfire, indossata da una leggiadra donzella con classe ed eleganza. Ovvio che, per giungere a questo risultato, è stato necessario attivare tutto il settore-sartoria dello IUAV Design della Moda: l'indumento era in origine il classico “contenitore di panza tedesca XXL” (utilissimo per coprire l'auto durante gli uragani), ma l'indefesso lavoro dello IUAV e di decine di cottimanti indocinesi ha customizzato il prodotto rendendolo indossabile da donne locali. Un grandissimo risultato per il Made in Italy, un altro chiodo sulla tomba della globalizzazione. CHEERZ.

lunedì 24 ottobre 2011

Dove ero rimasto?




Situazione riassuntiva a uso e consumo di nessuno:

Casa resa agibile dopo un'invasione di 3 settimane da parte di operai di varie nazionalità, accomunati dall'abbandono del posto di lavoro alle ore 12.00 e alle 17.00, cascasse il mondo. Anche a costo di far crollare mura e aprire voragini nel pavimento.

Rimediate le malefatte dell'imbianchino ultra-ottantenne afflitto da logorrea (stadio terminale, se parla non lavora... ovvio che parla) e vuoti di memoria (non ricordava quale parete dipingere né quali colori usare, inoltre un paio di volte non ricordava se era orfano o meno).

Persistono i danni inflitti dalla V al bagno, dal quale ha asportato senza ritegno un mobile quasi vecchio e quasi utile per sostituirlo con parete grezza color ghiaia del Piave. Dichiaro anche che sono stato obbligato a rimuovere la porta scorrevole della doccia, in quanto quasi funzionante: adesso gli schizzi d'acqua vengono bloccato da tendina di foglie di palma in stile Maracaibo.

Cucina agibile al 70%, pur notando che il frigorifero del 1964 (classe energetica Q--, pari a un reattore nucleare) occupa una porzione notevole della suddetta e, causa difetto di fabbricazione, abbassa la temperatura a 4 gradi per un diametro di 1 metro. Ottimo comunque per la conservazione della verdura che la V ruba regolarmente negli orti di Chiarano (TV).

Giardino devastato come il Montello della Grande Guerra, fino a ieri terriccio e sabbia, ma da domani lago di fango attira coccodrilli. Per i visitatori sono approntate delle tavole sospese nel vuoto: così se venite a farmi perdere tempo ci pensate due volte. Irrilevante il problema del parcheggio moto, che tanto se prendo velocità riesco a saltare la prima pozzanghera e poi mi pianto nella seconda, affondando il motociclo sotto un metro di liquame verdastro e rendendolo inappetibile per i malintenzionati.

Livello di popolarità nel quartiere al minimo storico dopo le uscite anticlericali di alcuni membri della famiglia, reazione comunque resa necessaria dai tentativi di ripristino dello Stato della Chiesa (con annessi tribunale ecclesiastico e decima da pagare) sulla frazione locale. In generale, negando legami coi suddetti familiari, la situazione dovrebbe migliorare al punto da ottenere almeno una indulgenza plenaria (e magari una corsia preferenziale per la nomina a cardinale, casomai decidessi di cambiare carriera).

Previsioni di abitabilità completa: 2012 inoltrato, possibilmente prima dello sbarco degli alieni, perché vorrei vederlo comodamente seduto in salotto e non in streaming rubando la connessione al centro anziani.

domenica 18 settembre 2011

Lavori in corso


A 10 giorni dal trasferimento nella vecchia-nuova casa:

22 quintali di scoasse, 5 viaggi in discarica, 5-6 punture quotidiane di pappataci, X?X confezioni di fiocchi di latte, un abominio di scarpe non mie da custodire in attesa di tempi migliori, un disastro di fumetti-spade-amplificatori-pupazzi nascosti negli armadi, 12 famiglie di scarafaggi e almeno il triplo di ragni... e altro ancora...
... siamo in alto mare, ma all'orizzonte di intravede la salvezza, anche se dovremo superare operai, imbianchini, elettricisti, esattori delle tasse, amministratori delegati e parroci.

Nel frattempo mi rendo conto che il Rugby sia una disciplina impareggiabile e che "The Dark Saga" degli Iced Earth resta un capolavoro.

Bye

mercoledì 17 agosto 2011

Qualche mia lettura, fatene ciò che volete


La priorità stabilita dalla mia coscienza era distruggere un libro. Mi sono reso conto che non è facile. Leggere occupa molto tempo e quindi resto lontano dai libri che mi danno la sensazione di provocare lebbra. Ne risulta che leggo libri gradevoli, almeno nel 90% dei casi (stando lontano da scrittori italiani stile “Premio Strega” e da classici che ho fortunatamente già letto o evitato accuratamente). Quindi le recensioni-stroncatura me le riservo per i CD, che tanto in 1 ora si capisce se hai a che fare con una cialtronata.


Ovviamente ho finito il romanzo di Eco e l'inchiesta sul black metal, più altra roba sparsa e senza un filo logico, ed ecco qualche impressione.


UMBERTO ECO, “Il cimitero di Praga”. Bello bello, da prendere senza indugio adesso che è in economica: in effetti me l'hanno regalato, per quello ho letto la versione da schei. Sarcasticamente anti-complottista, una versione politica del “Pendolo di Foucault” (che invece viaggia sul versante esoterico). In più ci sono le ricette regionali, i mazziniani, qualche seduta spiritica, i bombaroli e Napoleone III. Ambientato in un periodo storico che coincide col Risorgimento italiano, solo che le vicende si svolgono a Parigi e quindi nei nostri programmi scolastici semplicemente le ignoriamo (non che il Risorgimento italiano sia molto gettonato nei programmi scolastici esteri...). Resta l'impressione che Eco sia un bel furbastro nella scelta delle tematiche, ma la cosa non mi tocca per nulla: è bravo a scrivere, la trama è avvincente (se escludiamo la non-conclusione), mal che vada si può riciclare come ricettario.


Lords of Chaos” di Michael Moynihan e Didrik Soderlind. L'inchiesta definitiva sul black metal si presenta con stile giornalistico, ma, volendo spiegare il perché e il percome degli eventi, salta fuori una badilata di sociologia spicciola buona per i consigli di classe alle superiori. Per aumentare poi i kg del libro, eccovi qualche appendice casuale su nazismo, esoterismo, odinismo, trekking nel Telemark e reportage su una banda di piromani americani che non c'entrano nulla col black metal ma forse Satana c'entra. Certo, per chi non sa nulla sulle vicende di inizio anni '90 in Norvegia, questo è un avvincente compendio. Ci sono poi le interviste a molti esponenti della scena e la conclusione è che all'inizio erano tutti ragazzetti idioti alla ricerca di notorietà, poi alcuni si sono fatti furbi, altri l'hanno buttata sul ridere e altri ancora ci credono (questi denotano il QI più basso, spesso sono in stato confusionale e comunque è facile trovarli nelle patrie galere scandinave o nei centri di recupero). Comunque, la macchina del business si è presa il black metal, Satana vende più merchandising del papa e quindi la missione di indemoniare il mondo sembra che sia stata raggiunta. Ci hanno rimesso quelli col QI basso, ma che ci volete fare? Non vi hanno insegnato niente a catechismo sugli affari col Caprone?


IRVINE WELSH, “Il lercio”. È quello che ha scritto “Trainspotting”, da cui hanno tratto un film che ha reso grande Ewan McGregor e in egual misura ha infamato la Scozia e i suoi abitanti. Il presente romanzo mantiene la stessa ambientazione presentando un ufficiale di polizia scozzese che prende troppe bustarelle, beve troppa birra, mangia troppi panini col curry e la salsiccia e molesta ogni donna che gli passa vicino, usando stratagemmi di una genialità unica. Per sapere quali, compratevi il libro, che tanto lo vedo in sconto 25-50% da anni nelle librerie. La Scozia ancora una volta non ci fa una grande figura, ma chi se ne importa? Per una volta che l'Italia se la cava... leggere senza indugio, come tante altre cose scritte da Irvine: questo infame sa scrivere. Purtroppo le traduzioni sono quello che sono, ma capisco sia dura rendere lo slang di Glasgow (es., come si fa a tradurre in altre lingue il napoletano mantenendo le sfumature?). Molta birra, molto calcio (il rugby pare sia considerato uno sport da gay perché non ci si picchia sugli spalti), droga, cibi improbabili, sesso promiscuo di ogni genere, corruzione, scarsissima igiene. Go for it.

giovedì 28 luglio 2011

Bang Your Head 2011: seconda parte


SABATO 16 luglio


IVANHOE. Non li conoscevo e non faremo conoscenza in futuro. Anche loro però devono giustificare la loro presenza e quindi debbono presentare un disadattato nella band: vince a mani basse il chitarrista ritmico che si gasa da solo mentre il pubblico guarda unicamente il cantante. Nello stand delle colazioni servono frittate con bacon, senape dolce, birra e caffè americano.


METAL INQUISITOR. HM classico per una band esteticamente improponibile ma apparentemente apprezzata, tanto in Germania il 4/4 con riff quadrato assicura sempre un minimo di headbanging. Certo che i criteri estetici contano zero per i tedeschi, se il riff quadrato lo suonasse Zio Paperone sarebbero lo stesso sotto il palco a fare il pugno (uno solo, l'altra mano regge birra).


ASTRAL DOORS. Li ho persi a Wacken perché non li conoscevo e non li ho visti di spalla ai Blind Guardian perché trattavo con un bagarino, quindi stavolta nulla mi può fermare: carburo con gnocchetti svevi pieni di speck e formaggio e mi piazzo sotto il palco. Nils Patrik ha una voce da Dio, ma carisma zero spaccato: si mette anche a canticchiare le melodie degli assoli durante i pochi momenti di gloria del chitarrista. Esecuzione perfetta tecnicamente, spettacolo pochissimo: partirebbe il dilemma se a contare siano le canzoni o anche l'occhio vuole la sua parte, ma quando a dieci metri ti preparano il pollo al curry non puoi star là a razionalizzare.


TYGERS OF PAN TANG. A mani basse la band più “da calvi” del festival e infatti non sto neanche a descrivere la zozzeria umana che sbracciava nelle prime tre file: un tripudio di riporti, dentiere, magliette del Monsters of Rock 1982 (quello con Status Quo, Gillan solista, Uriah Heep e Hawkwind... mi sono cadute le unghie solo a digitare). Le donne, per quanto impresentabili, sono state confinate in fondo, ma forse si sono isolate da sole. Il cantante spacca le chiappette, ma è distante anni luce dalle singerz che piacciono a me.


D-A-D. Eccola la sorpresa (annunciata), uno show da strapparsi le mutande senza togliere le brache. Partono col botto, infilano detonazioni una dopo l'altra e chiudono con un tripudio degno di Scipione Africano. Troppo facile dire che la superstar è il bassista col suo basso in vetro a due corde (tra l'altro fisicaccio da paura, ma tanto non c'era niente di decente da rimorchiare), anche gli altri hanno fatto scatenare Balingen e mi hanno obbligato a rimandare il pasto di un paio d'ore: ne è valsa la pena, ovvio, perché di lì a poco mi sarei divorato...


HARDCORE SUPERSTAR. Durante l'intro la band salta fuori senza strumenti e comincia a gasare il pubblico dalla pedana centrale. Reazione isterica dei fans nelle prime file e vittoria a mani basse degli svedesi, che quando attaccano a suonare hanno già un parterre in piena esplosione. Le ragazze (sono arrivate anche quelle normali, non solo quelle XXL) si esaltano, i ragazzi si esaltano perché le ragazze si esaltano, la Germania intera si esalta perché birra ce n'è finché si vuole. Jocke è vestito come uno squatter e il bassista va licenziato per eccesso adiposo, ma quando attaccano “We Don't Celebrate Sundays” si capisce chi comanda. Vittoria totale.


PSYCHOTIC WALTZ. Non pervenuti, dormivo alla grande. Faccio comunque notare che, con sedili posteriori tirati già, finestrini abbassati, luce soffusa teutonica e portabagagli capiente, si è dormito un'ora come divinità e la ripartenza è stata prodigiosa (sponsorizzata da Rockstar Energy Drink, of course). Inteludio: panino con la bistecca, panino con wurstel e salsa al curry, spiedino gigante.


JEFF SCOTT SOTO. L'interesse principale era vedere se fosse ancora ciccione come l'abbiamo visto a marzo con la Trans Siberian Orchestra. Diciamo che ha avuto momenti migliori, ma è un tamarro e si veste alla grande, quindi sembra sempre in griglia. Sex symbol assoluto per il pubblico femminile, ma ci scommetterei che anche i maschi tedeschi, dopo le solite 16 birre, un bacetto glielo darebbero. Due cover di Axel Rudi Pell sono state sufficienti a elargirmi goduria abbondante, poi me ne sono andato per risparmiare le forze e spendere al Metalborse.


SONATA ARCTICA. Se guardiamo le vendite, la posizione nel bill è legittima. Se invece si giudica in base alla reazione del pubblico, è inspiegabile che i Sonata Arctica suonino così tardi: a parte le prime due file entusiaste, alla gente sembra non fregare nulla dei finlandesi, al punto che i chioschi delle birre sono affollati come non mai e ciò contribuisce a riempire il suolo di relitti umani. Uno in particolare l'ho trovato addormentato al mattino causa 3 birre post-risveglio, poi si è ripreso e ha barcollato in giro, poi sono arrivati i Sonata e ha ripreso a bere, collassando miserabilmente.


PRETTY MAIDS. Almeno una volta nella vita, bisogna vedere i PM. Perché hanno inciso “Jump the Gun” (e non hanno fatto neanche una canzone, bastardos), perché suonano “Rodeo”, perché dischi brutti non ne hanno mai pubblicati (e pubblicano dischi ogni cambio di stagione) e soprattutto perché non so quanto ancora il chitarrista Ken Hammer ce la farà a tirare avanti. Ken negli anni '80-'90 sembrava un Simon Le Bon dei poveri, adesso invece è un ciccione alcolizzato che suona divinamente e sembra felice di godersi la vita, ma suda come un maiale solo a salire due gradini e puzza come una distilleria. Ronnie Atkins è vecchio ma ganzissimo. Show da paura.


HELLOWEEN. Assisto a pochissime songs perché ci sono altre priorità, ma è chiaro che questi sono un'istituzione e non c'è tedesco che non conosca le loro hitz. È vero che fanno anche canzoni nuove, ma quelle le conosciamo grazie al download e quindi cori garantiti. Deris azzecca il concerto (non è scontato, ma migliora con gli anni), gli altri sono macchine da guerra e non sbagliano un colpo. Il solito problema è Weikath, che fa lo scazzato con un umorismo che capisce solo lui (fa finta di suonare, si addormenta sul palco, dice boiate al microfono con voce da topo) e colleziona l'ennesima figura barbina. Contento lui.


SLAYER. Non ho sentito nemmeno una nota.


LORDI. Seconda fila a 50 gradi e 100% d'umidità, circondato da tedeschi birrosi e quello a destra che emette flatulenze senza ritegno. Cosa non si fa per amore... Lordi ripaga con uno show clamoroso, pieno di colpi di scena e siparietti cheap-horror che comunque sono più fighi di quelli di Dario Argento. Il fanatismo regna sovrano, ogni tedesco ha il suo mostro preferito e i mostri ringraziano perdendo litri di bava e sudore. Lordi è frontman scafato anche se impedito non solo da un costume obeso, ma anche da una panza sempre più imponente. Speriamo solo che non cerchino anche delle grupies, non solo il BYH non ne offre, ma nemmeno loro senza costume avrebbero molto da offrire. Chiusura del festival da lusso sfrenato.


domenica 24 luglio 2011

BANG YOUR HEAD 2011


Venerdì 15 luglio

HUMAN ZOO. Sostituire i Crashdiet all'ultimo non è complicato, visto che gli svedesi sono dei tossici e i drogati sono inaffidabili. Infatti gli HZ ripagano con uno show vigoroso, hanno belle canzoni e il sax li distingue dalla massa. Melodie a profusione, i pochi presenti alle 10 del mattino se li gustano insieme alle prime birre.


PORTRAIT. Il cantante più scarso del festival, peggio dei cantanti death e di Tom Araya. Hanno anche il chitarrista più obeso del festival, che contiene il lardo con una cartucciera-panciera tra il desolante e l'ilare. I testi satanici li bollano come maledetti menagrami. State alla larga, vi si seccano i pomodori.


CRYSTAL VIPER. Se non avessero alla voce una ragazzetta caruccia come le commesse di Intimissimi, probabilmente non suonerebbero qui. Ma ci sono anche gruppi peggiori e con cantanti calvi, quindi accettiamo quello che viene. Tra l'altro la signorina suonerebbe anche la chitarra, ma in realtà fa qualche accordo e poi si lancia in un solo totalmente casuale: fosse il solito calvo, tireremmo le pietre, invece la attendiamo in Italia.


STORMWARRIOR. Rocciosi e indigesti come un'insalata di crauti. Ma suonano sempre, in tutti i festival. In Italia una situazione del genere si spiega con parentele o amicizie pesanti, in Germania sorge il sospetto che gli Stormwarrior piacciano davvero. Al basso hanno Yenz, che suona con qualunque band di Amburgo.


LEGION OF THE DAMNED. Uaaaaaaaaurgh sbraaaaagh blurrrrrrrrrgh. Poi hanno passato il resto del festival a bighellonare per rimediare autografi (zero, i tedeschi chiedono autografi solo durante i meet'n greet, sennò ti ignorano) e donne (non ho seguito le loro evoluzioni, ma se hanno rimorchiato prevedo per loro duri mesi di riabilitazione).


CRIMSON GLORY. Poterli vedere dal vivo è un privilegio, Todd LaTorre è un buon (e a volte ottimo) sostituto di Midnight. Questo è il meglio che si possa vedere col nome “Crimson Glory”. Drenning ha speso i guadagni dei primi due album in lifting e dentista, adesso sembra una professoressa acida delle superiori. Il bassista è Kiefer Sutherland. Effetto “Rockstar”: prima di “Queen of the Masquerade” uno del pubblico lancia un acuto scimmiesco in sfida al cantante, il quale si mette in posa e strilla “Stand Up and Shout” a pieni polmoni, pettinando tutto il Baden-Wuttenberg.


DEATH ANGEL. Thrash Metal On Dope per una band che suona ogni estate in Germania, al punto che ti viene il sospetto che questi filippini abbiano trovato lavoro laggiù. Faranno i tassisti, immagino. Tributo finale a R.J. con una convincente “Heaven and Hell” (chi se l'aspettava che Osegueda avesse doti vocali?).


QUIET RIOT. È una cover band di lusso, ma i lifting e una scelta di sartoria estremamente azzeccata permettono alla band di presentarsi in maniera decente sul palco. Mark Huff canta meglio di DuBrow e sentire “Metal Health” al Bang Your Head vale il prezzo del biglietto. Ruffianata centrale di Frankie Banali, che al microfono chiede un minuto di silenzio per Kevin DuBrow e Randy Rhoades: dopo dieci secondi gli organizzatori gli intimano di iniziare a suonare, perché siamo in Germania e queste italianate non funzionano.


CRIPPER. Sconosciuti con moretta tatuata alla voce che rutta come mio zio Mario. In Germania, pure loro hanno un pubblico e poi vengo a sapere che hanno fatto 4 album: adesso capisco perché i CD non li compra più nessuno.


ASPHYX. Old School Death Metal, mamma mia quanto mi sono piaciuti. Se fosse stata una gara di imitatori del latrato canino, il cantante avrebbe vinto a mani basse.


AMORPHIS. Grandi questi finnici malinconici, metallici ma non caciaroni, con le tastiere liquide che riportano alla mente deserti del Nevada e rockstar fatte di peyote che si credono lucertole. In Germania il cantante sembra essere una specie di sex symbol e lo intervistano chiedendogli quali tecniche usa per mantenere i suoi dreadlocks dopo più di 12 anni senza tagliarli.


OVERKILL. Blitz è l'Iggy Pop del Metal e questo basta per far sbavare le centinaia di tedesche sovrappeso. Detto questo, ero impegnato a procacciarmi uno spiedo di mezzo metro spennellato con salsa piccante: carne di pollo, ovviamente, ma tanto anche il pollo sa di maiale in terra teutonica.


IMMORTAL. La Gang dei Panda arriva truce e borchiatissima, partono 3 petardi da Sagra del Peperone e Abbath si mette nella posa del water. Lo schema viene ripetuto per poco più di un'ora, ma almeno posso riflettere sul fatto che questo black metal, almeno per i gruppi con un certo seguito, è diventata l'ennesima “Rock'n Roll Swindle”. La maggioranza del pubblico segue tranquilla con birra in mano, i più esaltati sono i minorenni ma scene desolanti non ce ne sono state. Peccato, un'ora buttata.


ACCEPT. Per la Germania è la band live TOTALE. Tutti i classici, perfetti come suono, una partecipazione del pubblico pari a un uragano. Hanno preso un cantante uguale a UDO ma che mangia meno e riesce a parlare in inglese visto che è yankee, per il resto delirio assoluto: bombe a mano, esplosioni, laser, paracadutisti, niente tette al vento (a parte quelle del chitarrista dei Portrait). Un fan molesto mi ha obbligato a fare con lui le mossette sincronizzate da teutonic metal per un quarto d'ora, dopo l'ho mandato a prendere le birre e sono scappato.

martedì 5 luglio 2011

The Convivenza Saga – Tales from Via Zermanese


Ora che i tempo di abbandonare questo appartamento e questo zoo si stanno avvicinando, spendo due parole in questioni irrilevanti.

Intanto, siamo stati bene. Dopo un paio di mesi di entusiasmo collettivo, da coppia moderna che si spartisce i lavori, il maschio ha tirato i remi in barca sostenendo che lui porta a casa i soldi e quindi è dispensato non solo dal lavare le mutande, ma anche dal gettarle nel cesto della biancheria. Ora, dopo diversi mesi di mutande incollate al soffitto, si pone il problema di ripulire il tutto.

Tramontata mestamente l'idea di acquistare uno schiavo (colpa di questo Stato Moderno figlio delle peggiori idee illuministe), si pensa di prendere uno stagista, che tanto non è diverso da uno schiavo e, anzi, non gli devi dare da mangiare. Purtroppo gli stagisti sono in grado solo di portare caffè e fare fotocopie, mansioni per le quali abbiamo già il Furby.

Insomma, pare chiaro che dovremo arrangiarci. Oppure potrei regalare voti a scuola in cambio di un libero contributo degli studenti per spalare la spazzatura e scrostare il water. Soluzione anticonformista, curriculare, formativa e con un tocco di ricattatorio che fa “Antico Regime” (o Prima Repubblica). O, meglio di tutto, incaricare un interior designer di giustificare il caos primordiale e la spazzatura come “scelta di vita al di fuori di schemi convenzionali, molto avanguardistica, un po' bauhaus un po' downtown-L.A. ma con chiare influenze mitteleuropee e citazioni dal neo-realismo di Ladri di Biciclette”.

Chi mi mancherà del vicinato? Nel palazzo dove abito c'è brava gente, alla fine, e devo dire che hanno accettato quasi tutte le nostre peculiarità: dai burnout in moto al paganesimo, dalla cucina piromane fino alle esibizioni canore sotto la doccia. Hanno perdonato anche chiunque abbia causato un blackout in tutto il quartiere perché, oltre a far viaggiare lavatrice e lavastoviglie e microonde ha voluto anche alzare lo stereo dove osano le aquile (ma quando ascolti “The Secret of Steel” non esiste un volume a meno di 10). Non posso dire che ci mancherete, perché là dove vado posso ascoltare HM anche alle 3 di notte, mentre qui nel condominio avete strane regole che me lo impediscono, tuttavia nessuno ci ha mai denunciati in più di un anno e il prete locale non è mai riuscito a entrare in casa, quindi grazie mille a tutti.

Un grazie a tutti coloro che, impietositi dalla quantità di fiocchi di latte che portavo a casa dal supermercato, hanno pensato che la morosa non volesse cucinare e mi hanno donato lasagne, arrosti, torte assortite, bottiglie di grappa fatta in casa e insaccati in scadenza: le cose decenti le abbiamo mangiate, le altre le abbiamo donate ai gatti del quartiere.

Un abbraccio al vecchio che porta a spasso il chihuahua lungo la strada davanti casa ad ogni ora del giorno: in 2 km di strada il cane fa mediamente 30 litri di pipì, così segui la striscia e sai che trovi prima o poi anche il vecchio.

In bocca al lupo a chi entrerà in questo appartamento dopo di me, se riuscirai a staccare i calzettoni di rugby dal lampadario sai dove restituirli.

Un'ultima cosa, rivolta a tutti i vicini: andare in moto NON è il mio lavoro, descrivere la coppia come “il motociclista e la cantante” è ganzo e non l'ho mai voluto correggere, ma in effetti io faccio il domatore di scimmie.

mercoledì 25 maggio 2011

Se un pomeriggio di primavera un motociclista...

... lasciamo perdere...


Avevo deciso di leggere Sartre, “La nausea”. Scelta controcorrente, i francesi non mi piacciono, se escludiamo Asterix che comunque è un gallo e quindi si salva. Inoltre Sartre soffre, patisce e si duole, troppo distante da me e dal mio mondo.

Onestamente, con questo sole e con questo caldo umidiccio da palude forse sarebbe stato meglio leggere altro, ma sui libri (come sui dischi) seguo l'impulso. Acquisto, accumulo, smaltisco in tempi lunghissimi durate i quali continuo l'acquisto e l'accumulo.

Insomma, Sartre. Che forse porta anche sfiga, visto che proprio lunedì è arrivata la mia dose di disappunto... per fortuna non si tratta di niente di niente di niente di niente confronto ai Grandi Addolorati della Storia, ma devo pur darmi un minimo d'importanza. Dopo cotali esperienze, leggere Sartre potrebbe essere stato essere deleterio, ma è una cosa che nella vita andrebbe fatta.

Cerco “La nausea” in libreria... c'è, l'hanno anche messo in basso così è più doloroso accaparrarselo (se hai 80 anni e problemi alle articolazioni). Tra l'altro i negozi di libri, ad ogni ora, sono pieni di una curiosa ma affollata categoria di persone, quelle che si soffermano sui libri impegnati sperando che gli altri clienti li notino e si creino una buona opinione. Il perché non mi sfugge, ma non posso soffermarmi perché devo dire di Sartre.

Anzi, la storia su Sartre finisce qui. Infatti il libro non lo compro. Volevo prenderlo, però l'istinto (di autoconservazione?) mi ha spinto verso i libri musicali, giusto per vedere se qualche altro irrilevante della scena musicale ha scritto qualcosa di autobiografico e fantasioso. Anche troppi, a dirla tutta. Ma c'è anche il prodotto da acquisto immediato.

Pensare che Lester Bangs, sopraffino critico rock, l'ho conosciuto non attraverso i suoi scritti, ma tramite l'interpretazione che ne fa Philip Seymour Hoffman in quel sogno cinematografico che è “Almost Famous”. Quindi mi sono invaghito in primo luogo del personaggio e solo dopo di ciò che scriveva. E “personaggio” è il termine corretto, lui quello che scrivevo lo viveva. Anche troppo, a giudicare dalla sintassi incredibilmente contorta eppure comprensibile.

Verbi al passato? Beh, Lester è morto nell'82, strafatto di qualche sostanza e con problemi di alcolismo e dipendenza. Non un modello di vita, ma certo un modello di scrittura. Nemmeno un modello di gusti musicali, visto che scriveva tra i '60 e i '70 e gli piacevano band che io non ascolterei nemmeno sotto tortura. Ecco quindi il grande difetto di Lester, probabilmente se avesse assistito alla grande epopea dell'Hard Rock e Heavy Metal anni '80 avrebbe massacrato centinaia di band e mi sarei incazzato a leggerlo, invece percepire la sua esaltazione per Iggy Pop mi tocca relativamente.

Però che bene che scriveva... recensioni di dischi di 3 cartelle (oggi ti fanno fare 10 righe) dove il suo sproloquio divagava ovunque eppure sembrava tutto assolutamente serio, stringente e necessario.

Morto giovane, ha creato una leggenda ancora più grande di quella che era in vita. Peccato per tutta quella passione per jazz, garage, proto-punk e zozzerie varie, ma a uno così si perdona tutto.

Consiglio: buy or die.

Cosa c'entra la citazione di Calvino all'inizio? Nulla, tributo a Lester che avrebbe scritto un paio di cartelle e vi avrebbe convinto della sua pertinenza.

lunedì 16 maggio 2011

Anche lo show di Rita Pavone...

MICHAEL MONROE

New Age (TV), 13 maggio 2011

VERSIONE 1.1 senza errori di ortografia

Una volta tanto il pubblico raggiunge la sufficienza estetica: per citare un noto voyeur di Sinistra Piave, “Percentuale di calvi rilevata: 0%”. La cosa è inversamente proporzionale alla presenza di donne, e questa legge antropologica sembra non conoscere alcun tipo di smentita (per dirla alla Popper, in quanto potenzialmente “falsificabile” è scientifica e in quanto mai falsificata da ipotesi diviene legge). Inviterei a riflettere su questo punto. La minigonna è un deterrente per i calvi, così come i calvi sono spaventapassere per definizione.

Tutto questo preambolo per dire che il pubblico (numeri modesti, forse 150 regolari e la solita corte dei miracoli di non paganti) è composto in larga parte da signorine in abiti succinti e i disperati abituali sono ridotti all'osso e confinati nelle retrovie a progettare post-serata onanistico. Diabolico in questo senso l'espediente del New Age, che piazza al banco del merchandising una velina abbronzata con qualche centimetro di abito e stivali d'ordinanza: ingorgo immediato nei pressi, mani sudate e tentativi d'approccio infantili impediscono alla maggior parte dei maschietti di entrare nella sala principale e assistere allo show dei Big Guns.

Le molte donne presenti, invece, puntano dirette verso il palco, scocciate perché la mercificazione del corpo femminile ha come protagonista un'altra ragazza e non loro. Si rifanno in pochi secondi, tirando su le minigonne e strizzando i push-up (segnalati casi di soffocamento).

Le prime tre file risultano così popolate: le donnine di cui sopra, i die-hard-fanatix di Michael Monroe (quelli che “I suoi solisti sono anche meglio degli Hanoi Rocks”), quelli che al New Age ci vanno a prescindere perché il mondo esterno è brutto e cattivo, i soliti imbucati. La tappezzeria sul fondo è composta dai disperati (non calvi, sia chiaro). In mezzo, deserto.

Il fanatismo, nell'epoca dello scaricamento selvaggio di mp3, porta l'italiano (tradizionalmente incapace di imparare le lingue) a conoscere le melodie delle canzoni e non i testi, quindi le band possono suonare i pezzi nuovi senza timore, tanto la gente li conosce, ma quando il pubblico canta si sentono solo sequenze di vocali vagamente intonate. Fortunato quindi Monroe, che può suonare quasi tutto il nuovo album e le canzoni sono accolte come se promuovesse “Oriental Beat”.

Ma perché parlare di musica, quanto possiamo concentrarci su questioni ben più rilevanti? Di musica si parla troppo, ce n'è troppa da ascoltare e poco tempo per interiorizzarla, band che su disco spaccano dal vivo falliscono miseramente oppure il contrario, e poi il New Age non produce suoni decenti dall'anno della sua apertura.

I miei informatori parlano di un Monroe scazzato per la scarsa affluenza e per la poca partecipazione del pubblico. Che ti devo dire... la prossima volta fai solo una data in Italia, non farla al New Age che tanto la gente ci viene solo se non paga. E già che ci sei, riforma gli Hanoi Rocks. Oppure muori per 30 secondi e poi scrivi una biografia. Insomma, i modi per portare la gente agli show ci sono. Una volta avrei detto anche “Pubblica un bell'album prodotto alla grande e con canzoni da urlo”, ma oggi servirebbe a fare contento solo il proprietario dello studio di registrazione.