martedì 13 maggio 2014

Frontiers Rock Festival - Niente più che il superfluo



3 maggio 2014 (che non avevo i soldi per farmi tutti e tre i giorni).
Live Club - Trezzo sull'Adda

Non una riga sulla musica, sia chiaro. Da una settimana la Rete è inondata da centinaia di report e si andrà avanti a litigare per mesi su chi è stato fenomeno e chi ha fatto la figura del dopolavorista. Tanto chi è interessato al genere era presente, chi non ha potuto può guardarsi i video su Youtube e i restanti 6 miliardi di umani sopravviveranno lo stesso ignorando che a Trezzo sull'Adda si è svolto un piccolo miracolo di Festival.

LE BAND.

CRAZY LIXX. Arrivo alla fine del loro show, ma tanto gli svedesi girano per tutto il resto del giorno tra il pubblico, sudati come dei panda in Senegal e visibilmente ciucchi. Il chitarrista moro tinto riesce nell'impresa di accoppiarsi in bagno con una cortese donzella, facendo impennare le quotazione della sua band: essendo il poveretto un turnista, urge regolarizzare la posizione dopo questo exploit. Almeno un contratto a progetto, dannazione!

ISSA. Voce, movenze, look e fisicità prorompente: la stangona norvegese è la perfetta cantante di liscio. Passa il resto della giornata a farsi foto con centinaia di guardoni italiani e stranieri (vabbé, 90% italiani), ammiccando e sbaciucchiando a caso. Nessuno ha avuto il coraggio di criticarla nelle recensioni.

INTERLUDIO “La festa del patronato” ---> Per noi nati in campagna la festa del patronato nel paese vicino era l'occasione per conoscere gente nuova e tentare il rimorchio di ragazze con cui non avevi già compromesso ogni rapporto all'asilo. Poi arrivi alle festa e scopri che conosci tutti, addio rimorchio e giù di vino, fino all'oblio e oltre. Un po' ciò che succede al Frontiers Festival: è la festa del patronato, ci si conosce tutti. Positivo è che puoi fermare gente a caso, di qualunque nazionalità, e al 90% ci si è già visti da qualche parte nei soliti show con 22 paganti. La Frontiers avrebbe dovuto prevedere che il giro dei saluti occupasse ore... ci volevano più gruppi scarsi, così ci si dedicava alla chiacchiera selvatica. L'anno prossimo un paio di gruppi grind ci vogliono.

JEFF SCOTT SOTO. Ogni volta che lo vedo mi chiedo chi è 'sto ciccione che s'è mangiato JSS qualche anno fa. Però canta uguale, si muove come un istruttore di Zumba e ha gli stessi pantaloni bracaloni da 15 anni. Chitarrista e bassista hanno cercato per tutta la serata di acchiappare qualche donnina: missione fallita.

JOHN WAITE. John ricla il vestito usato alle cresima del figlio nel 1986: notevole la giacca con mattoni al posto delle spalline. È pieno di capelli e pare fuori luogo in un festival così ricco di stempiature e riporti. Movenze da rocker consumato, è piaciuto a tutti ma io ero impegnato a contarmi le dita nel giardino esterno (e a fare le foto con Issa, ma l'ha chiesto lei).

INTERLUDIO “Venghino, siore e siori: il circo è in città” ---> A un Festival del genere la prospettiva di ammirare calvizie, alopecia e psoriasi è quasi certezza. E che sorpresa notare che ci sono anche Under 40 con chiome e perfino, udite udite, ragazze... dico ragazze, non le solite tedesche 50enni col mullet e i pantacollant. Certo, gli italiani si distinguono per il look da stupratori e s'accalcano attorno alle musiciste presenti in zona: la giapponese Saeko (che dopo 10 anni in Europa non ha ancora trovato una band che la voglia), la velina scandinava Tave (che padroneggia più l'asta del microfono che il microfono in sé), Issa la Regina della Sagra e via di voyeurismo. Gli stranieri, in numero consistente, esibiscono chiome improbabili e, laddove Madre Natura lo concede, voluminose... a volte, tuttavia, l'operazione si svolge anche senza il consenso di Madre Natura.

DANGER DANGER. Perdo almeno 20 minuti a chiedermi se il cantante Ted Poley ha i capelli biondi o bianchi, di certo ha tatuaggi schifosissimi. Conscio anche lui di questo, a un certo punto abbandona il palco e si fa un giro al bancone del bar e in mezzo al pubblico (pubblico emozionato per l'esperienza e traumatizzato dalla sudorazione di Ted). Il chitarrista Rob Marchello è uguale a Issa. Il batterista ha suonato un'ora abbondante con la felpa e Dio solo sa che scommessa ha perso per essere costretto a soffrire così.

INTERLUDIO “Il combattimento di galli”---> il pubblico dei DD è fanatico e vuole tutto ciò che la band tira dal palco: le bacchette, le magliette, gli assorbenti di Marchello, i plettri... soprattutto i plettri. Scene brutte, quando i DD lanciano i plettri. Ma ne lanciano pochi e i sanguinosi tafferugli si estinguono in fretta. Ed è qui che interviene, per il suo e il mio sollazzo, un intrigante rocker triestino (mirabile chitarrista, compositore deluxe, impareggiabile esperto di comics e action figures, sagace degustatore di patatine in sacchetto, alto come un titano, pien de cavéi... e ha anche un lavoro fisso): comincia a gettare per terra i plettri della sua band e poi li indica per scatenare cruente risse tra il pubblico, come neanche le battaglie tra galli messicani. Chi è questo fustigatore delle umane debolezze? La privacy mi blocca, ma gli dedico una sentita citazione:
- Cos'è il Genio?
- È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.

WINGER. Io dei Winger ho visto le ultime tre canzoni. Non posso commentare niente di niente, a parte il fatto che il secondo chitarrista l'hanno tirato su all'autogrill mentre si sfondava di camogli e il girovita ne era la prova inconfutabile. Io ero fuori a discutere con un nano scozzese (ma sembrava un cipriota) e ad ammirare un paio di cinquantenni inglesi colate dentro dei babydoll da incubo. Solo quando quei due pachidermi mi hanno sfoggiato un sorriso molto british a 5 denti ho capito che era il caso di entrare a godersi i Winger.

NIGHT RANGER. Gli Stati Uniti d'America sono la Patria del Rock e i Presidenti degli USA del Rock sono i Night Ranger. Io voglio solo citare il chitarrista Brad Gillis che, oltre a essere uguale al 1982, con la sua chitarra sicuro ci si lava i denti, gira gli hamburger, picchia i quaccheri quando suonano il campanello al mattino presto e sancisce senza appello chi è degno della Cattedrale del Rock e chi si deve accontentare del Patronato del Reggae. Colossali.

martedì 22 aprile 2014

Zozzerie, Glam, Zombie e Parrucche


SHAMELESS + SUPERHORRORFUCK
19 aprile 2014
Grindhouse (PD)



“Il caso Fatal Smile”. La band svedese doveva suonare ma non c'è. Perché? Perché si sono sciolti dopo la prima data del tour. Pensate voi quanto schifo deve essere stata per loro quella prima data: concerto nei cessi della stazione di Mestre, oppure nel parcheggio dell'autogrill di Cessalto, con 14 paganti che poi hanno anche rubato il merchandising e tirato tampax sul palco, cariche di polizia e black bloc, pestilenze e roghi di eretici. Tant'è, i Fatal Smile mollano, ripartono col loro furgoncino verso la Svezia e verso un radioso futuro nell'industria del tonno in scatola.

Il locale e la gente. Il Grindhouse è, per dirla in modo delicato, “intimo”. Nel senso che è un buco. E proprio per questo funziona. Con un centinaio di persone sembra di stare al buffet di un matrimonio... se poi la gente che stazione nel parcheggio entrasse nel locale, si starebbe pure stretti, ma a quanto pare molti son davvero affezionati a quel parcheggio. Pubblico variopinto come il genere richiede, tra bandane e stivaloni, sciarpette e cotonature iperboliche. Ragazze in abbondanza e non si può che fare un plauso agli organizzatori, che puntano duro sul voyeurismo per attirare pubblico. Ballerine discinte in gabbia e pole dancing, bar essenziale ma funzionale. A quanto pare, si conoscono tutti e questo limita un po' la promiscuità, ma essendomene andato verso le 3 non garantisco sul degrado raggiunto in seguito. Ogni tanto sorge il sospetto che il Grindhouse abbia almeno una trentina di PR/animatori da villaggio-vacanze, ma se lo gestiscono bene 'sto posto.

SUPERHORRORFUCK
Per essere morti, direi che sono ancora parecchio tarantolati. Saranno schiattati per overdose di anfetamine che stanno ancora avendo effetto. Molto impatto, molta cagnara, i ritornelli sbraitati non mancano e questi zombie conquistano l'audience. Non credo entreranno mai a far parte della mia discografia, ma sul palco danno tutto (a parte l'anima, che se n'è andata da un pezzo).

SHAMELESS
Spiegare chi siano e cosa suonino gli Shameless porterebbe via un paio di pagine, quindi sintetizzo: sono tedeschi e suonano un Glam Metal zuccheroso e scalpitante. MA il cantante è lo yankee Stevie Rachelle, che è la voce dei Tuff e quindi gli Shameless piazzano anche abbondanti pezzi dei Tuff. E poi schiaffano dentro cover varie (Kiss, Alice Cooper, ...) e assoli per permettere ai membri di prendere fiato perché gli anni passano, le parrucche pesano e le panze (quella del leader Alexx Michael) si dilatano. Non eccezionali, nel senso che sono molto molto molto tranquilli e Stevie canta bene ma si gestisce anche troppo. Diciamo che tirano via la sufficienza senza sudare troppo. Ma li capisco, soprattutto dopo aver visto il tragico tour-bus che li porta in giro per l'Europa: tre giorni là dentro e muori, oppure vivi per sempre.

MVP della serata: STEVIE RACHELLE. 
Stevie negli anni '80 era il cantante dei Tuff, famosi perché NON ce l'hanno fatta a vendere qualche bancale di dischi (in un momento in cui, con 3 riff e un cantante biondo, negli USA avrebbero venduto anche i Cuginidicampagna). Infatti Stevie s'è fatto strada col sito MetalSludge.com, che prende per il culo (ma allo stesso tempo promuove gioiosamente) le band degli anni '80 e quelle che oggi le imitano. Insomma, Stevie campa vendendo gadget di MetalSludge e CD dei Tuff (hanno un solo vero album ufficiale, ma Stevie l'ha ripubblicato in una ventina di versioni diverse più una serie di roba minore buona per vantarsi di avere una discografia). E prima del concerto se ne sta al banco del merchandising a distribuire sorrisi e a mercanteggiare. Poi sale sul palco in tenuta da guerra (leggendario look con bandana e cappellino, per coprire probabile pelata da mezza età...) e canta rilassato (anche troppo, come detto) ma molto amichevole. A fine show scende dal palco con zainetto in spalla e dà la mano a tutti i presenti, poi torna dietro il banchetto e via di nuovo a guadagnarsi la pagnotta.
PS Stevie è grosso palestrato, ha bisogno di proteine... se potete, comprategli le spillette o i CD, così può restare prestante senza trovarsi un vero lavoro e quindi avere il tempo per aggiornare MetalSludge!

mercoledì 16 aprile 2014

PRAGA for dummies


Una guida vagamente utile per evitare l'amore e schivare la dignità.

ATTENZIONE... l'80% di quello che c'è scritto è falso fino a prova contraria (così evito denunce alla sempre tollerente polizia ceca).



La birra costa poco. Ma Piazza della Città Vecchia (o Piazza dell'Orologio) è l'equivalente di Piazza San Marco, quindi la birra nei locali cool costa tanto tanto tanto. Man mano che ti allontani dalla Piazza, il prezzo crolla e a 2 km di distanza ti tirano dietro i boccali pieni.

La birra chiara è decente, quella rossa è buona. E viaggia su gradazioni alcoliche da chinotto, quindi puoi fare il megalomane superbullo che ne beve 3 litri senza colpo ferire.

Camminando riesci a visitare tutto, ma ci vuole fisico e le tappe alimentari a base di goulasch e birrette non aiutano la falcata. Puoi affittare i segway, ma costano come un rene al mercato nero. Sennò ci sono i mezzi pubblici, che però non ho mai avuto il coraggio di usare (pare che i praghesi apprezzino molto l'abuso di sigarette nei tram).

Il liquore nazionale è la Becherovka, un amaro prodotto stritolando e affongando una quarantina di erbe nell'alcol. I locali affermano che sia nato come medicinale, in effetti in abbondanti quantità ti fa dimenticare per un po' qualunque malanno...

Praga è la città “vegetarian free” per eccellenza, nel senso che pare impossibile per i vegetariani sopravvivere. A meno di non nutrirsi di trdlo, che Wikipedia sostiene si traduca “manicotto di Boemia”: dolce nazionale a base di carboidrato violento e, si vocifera, unico piatto ceco privo di carne di maiale (si sussurra, altresì, che pure manzo e pollo praghesi abbiano il sapore di maiale).

Le donne praghesi amano gli italiani? Dipende da che lavoro fanno queste donne. Alcune di certo amano la scoppiettante simpatia, il senso dell'umorismo, il parlar forbito e le buone maniere degli italiani, ma italiani del genere all'estero non esistono. Ci si distingue più che altro per ignoranza delle lingue, ignoranza delle buone maniere, tono di voce da mercato rionale, gestualità avventurosa e una totale inconsapevolezza del fatto che a Praga ci sia qualcosa di diverso da birra e donne.

A Praga i locali ti amano perché vogliono i tuoi soldi. Loro ti diranno che l'Italia è la meglio cosa, e Forza Azzurri, e Berlusconi Bungabunga, e ti prometteranno sollazzo e riso, ma alla fine vogliono i tuoi soldi. Puoi anche non darglieli, ma nei peggior bar la birra costa 0,80 euro ed è da miserabili tenerseli. Difficile che ti sorridano, comunque, questi cechi...

Bere in una birreria del centro è affascinante, ma bere le stesse cose a un quarto del prezzo in un'orribile bunker sotterraneo, su tavolacci di formica e una nebbia da sigarette che neanche a Smirne si riesce a trovare... beh, 2 anni di vita in meno, ma una leggenda da raccontare. Educato poi il gestore, il quale, invece di vendere erba agli studenti, ha chiesto a me se la volevo per poi spartirla coi ragazzi. Ringrazio per il rispetto delle gerarchie: purtroppo per lui detesto il prodotto, ma non ho dubbi che con altri docenti di altre scuole abbia avuto più successo.

Ponte Carlo. Leggenda vuole che, se due innamorati partono dalle due estremità opposte del ponte e si incontrano a metà per un bacio, il loro amore durerà per sempre. Ma che succede se a farlo sono due sbronzi che sprintano per 258 metri e si tirano anche una craniata?

A quanto pare, rimorchiare italiane a Praga risulta molto più semplice che agganciare donne locali. In effetti pare che le praghesi non esistano. Oppure escono di casa solo tra giugno e febbraio, quando le perniciose scolaresche italiane sono tornate a casa.

Obbligatorio vedere la “Casa Danzante”, che chiaramente non ho visto.



giovedì 20 marzo 2014

Il Futuro non m'è ignoto...




Conseguito l'attestato di chiaroveggente (corso finanziato dalla Comunità Europea, ovvio... non si vive del solo domare scimmie) e aver acquistato al LIDL la sfera di cristallo in offerta (il corso includeva solo il cappello a punta)...
... vedo prevedo stravedo che nelle prossime settimane succederanno le seguenti cose:

Concerti:
SHAMELESS + FATAL SMILE. In un locale grande come un ripostiglio, con un pubblico composto da qualche decina (3 o 4 decine, per la precisione) di fanatici terminali del genere, grazie allo stordimento causato da birre meschine e assenza d'ossigeno, gli Shameless piazzano il concerto-bomba della primavera. Nessuno si accorge degli strumenti scordati, delle parrucche, dell'obesità strizzata in canotte stinte, dei ritornelli così bubblegum che si fa prima a masticarli che a cantarli: trionfo Shameless. I Fatal Smile, invece, sono talmente alti e grossi e pieni di catene che semplicemente non riescono a starci sul micropalco, quindi finiscono nel parcheggio a costruirsi una baracca di cartone per dormire.
RECKLESS LOVE. Imperdibile appuntamento con la versione maschile di Jem e le Holograms. Basi synto-pop, ritornelli-caramelle, chitarre con due corde, lezioni di aerobica alla Jane Fonda. Parterre da festa delle medie: femmine davanti a sbavare per chioma+addominale di Olli, maschi in fondo a mescolare sarcasmo e le pose da Metallari.
FRONTIERS FESTIVAL. Il Festival Melodico dell'anno meriterà approfondimenti, ma il roster garantisce un vincente connubio di dinosauri, femmine per voyeurismo spinto, trapianti di capelli, abbronzature da Umpa-Lumpa e tastiere stratosferiche.

Gita della scuola a Praga.
Gente tranquilla, altissimo spessore culturale, visite posate a musei e monumenti, serate a the e pasticcini. Delicatezza, bon-ton, cucina macrobiotica. Si tornerà rigenerati.

Nuovi amici.
L'estate si avvicina e non avrò sempre voglia di andare a Jesolo a fare il bulletto in spiaggia, quindi mi serve qualcuno che abbia una piscina. Tu, ignaro possessore di piscina, sappi che io ti conoscerò e nel giro di 2 ore sarò in costume a casa tua per tuffarmi di panza e svuotarti il frigo. Tu che leggi... potresti essere tu...
Garantisco comunque bella presenza e brillante conversazione. In casi estremi, so piangere a comando e cucino il pollo alle mandorle.



domenica 12 gennaio 2014

La recensione superficiale e il disagio



SMALL JACKETS
10 gennaio 2014

Il venerdì non va bene. È la serata clou per i concerti, tanto quanto il sabato è delle coppiette. Ma se il giorno dopo lavori, il venerdì sera è da suicidio: show, 3-4 ore di sonno, una mattinata di lavoro e un pomeriggio buttato nel cesso per poter reggere la serata... poi c'è il grande mistero della domenica, che a quanto pare la gente trascorre a letto, mangiando o nei centri commerciali (a parte Pedro, che la passa a sparare alle anatre in barba alla legge, ma Pedro può, perché me lo sono appena inventato). E della domenica parlerò in futuro, quando la domenica deciderà di rendersi rilevante.

Il venerdì non va bene, perché cerco in tutti i modi di ignorare gli eventi fenomenali, le occasioni di perdizione, le cene dove primo-secondo-dolce sono sotto forma di birre, le spedizioni in luoghi non plausibili (“Tranquillo, facendo stradine siamo là in mezz'ora”... e ti ritrovi alle 3 di notte a vagare per le aziende agricole di Tombolo). Mai riuscito a evitare tutto ciò. Mai.

Neanche questo venerdì. “Vai a vedere gli Small Jackets in quel posto vicino a casa tua, sono ganzissimi, sono harder faster, c'hanno i pantaloni a zampa e le camicine strette strette, suonano il roccherolle bravi belli e benedetti dalla curia...”. Quando l'Alto Comando del Rock impartisce l'ordine, si parte per la missione senza discutere. E si dormirà tra 40 anni, all'ospizio.

Locale insensato in mezzo ai campi, più azienda agricola che osteria, con la stufa a legna e la gente che gioca a scopa. Birra finché vuoi, vino della casa, si mangia quel che c'è e parcheggi in mezzo a un bosco. Draghi di legno qua e là, un palco esterno da concerti importanti, palco interno da concerti-gavetta ma è gennaio e farebbero suonare dentro anche i Rush (giusto per dire una band che piace a tutti, ma nominarli fa sempre molto molto raffinato). A voler essere pignoli, non ho visto se c'è la pista per giocare a bocce, che non sarà roccherolle ma attira gli anziani e quindi aumenta gli incassi... ma il marketing lasciamolo agli esperti...

... e parliamo di disagio...

Disagio pt.1
Arrivo tardi e, ingenuo nonostante mezzo secolo di concerti visti in Italia, penso che abbiano già iniziato. Ma ovviamente lo show inizia “quando arriva più gente”, il che significa che si inizierà solo quando sarà chiaro che non verrà nessuno. E poi è venerdì, domani si dorme... quindi c'è tempo per due birre e un incomprensibile tagliere con formaggi e cren. Nel frattempo non arriva nessuno di veramente interessato allo show e quindi la band di supporto inizia.

Disagio pt.2
La band di apertura fa un genere che non ascolto, in più non ha ritornelli e tanto basterebbe per tornare al bancone. Sono però bravetti a suonare e quando attaccano non c'è veramente nessuno in sala, quindi ingresso e prima fila (vabbé, a 5 metri dal palco... ma non c'era nessuno) per quasi tutto lo show. Massima affluenza durante l'esibizione: 12 persone, inclusi fonico e band headliner. Non capisco come possa piacere un genere come questo, ma qualcuno (in qualche luogo, in qualche tempo) probabilmente apprezzerà.

Disagio pt.3
E' l'alba del giorno dopo quando gli Small Jackets salgono sul palco e io so già che non vedrò la fine di questo concerto, perché nossignore, non voglio dormire mezz'ora nel parcheggio per poi andare diretto a lavorare: voglio il mio letto e me ne frego se non è roccherolle, perché il mio letto è più roccherolle di molte band che ho visto nella mia vita. Peccato che gli Small Jackets siano MOLTO PIU' roccherolle non solo del mio letto, ma anche di qualche centinaio di band più affermate. Sono Rock come una sbronza di alcolici misti al pub + una rissa per motivi campanilistici + una notte di sesso con la fidanzata del tipo che ti ha appena picchiato nella rissa.
Se poi suonano un genere che pratico pochissimo e che mai sognerei di ascoltare a casa, posso dire che la band è promossa al 100%. Fanno scuotere il sedere, tengono il palco con la maestria dei migliori, hanno una potenza che le band-revival in giro si sognano. Hanno il look vincente “zampa d'elefante e vestitini stretti”, sono magri magri che li fai volare via con un applauso, i capelli lunghi e gli zigomi da rockers anni '70 (o, secondo i parametri estetici tipicamente italiani, da Banda della Magliana).
Me ne vado a metà concerto, ma compro la T-Shirt perché hanno un merchandising che spacca e mi serve qualcosa di pertinente da mettere ai concerti black metal e in palestra.
Li lascio con 18 persone in sala, ma tanto suonano come fossero davanti a 3mila. Band promossa a pieni voti: se ripassano non me li perdo.

Passo davanti al bancone mentre i vecchi giocano a carte e bestemmiano Nostro Signore Gesù (ma con rispetto) e mi chiedo cosa ci facciano qui all'alba. Afferro qualche nocciolina per il viaggio, mi tuffo nella nebbia mattutina e via: c'è una nuova storia da raccontare.

domenica 5 gennaio 2014

L'Odissea del Grasso Saturo: Estasi & Agonia in Epoca Natalizia



Natale in famiglia, tra tortellini e dolci alla cannella, risolve i rapporti con genitori e parenti. Tuttavia ci sono anche gli amici e, passati i 30 anni, ci si incontra a tavola. E ancora, nessuno ha voglia di cucinare, quindi ci si trova a mangiare fuori. E infine, non si può andare a provare qualcosa che ti puoi fare da solo, quindi niente wurstel crudi con senape.
Avanti allora con la Grande Epopea dei Grassi Saturi, vari episodi nell'arco di tutte le vacanze di Natale, di cui farò un riassunto per gli ingenui.

Il Giapponese.

Con la storia che a pranzo paghi poco e magni quanto vuoi, migliaia di piccolo-borghesi e proletari possono provare l'ebbrezza di ingolfarsi di riso bianco scotto e pezzi di pesce crudo senza sapore: è il sushi, signori. In un drammatico pranzo di 2 ore (causa lentezza esaperante dei camerieri, compreso un “diversamente giapponese” coi capelli rossi e la cadenza trevisana) ho ingurgitato: 2 litri di salsa di soia, 3 kg di riso, un centinaio di pezzettini di pesce grandi come un'unghia. Temo che la categoria “cibo” non sia la più adatta per definire il sushi. Comunque 2 effetti collaterali: digerisci subito (neanche il tempo di pagare in cassa) e ti senti un vero Uomo Mediaset, di quelli che fanno “la pausa pranzo al giappo”.

Il Cinese.

I cinesi hanno un paiolo gigante dove buttano tutto e poi impiattano a caso, dando nomi diversi alla stessa sostanza. Al limite la distinzione è tra piccante e non, anche se capita che questa differenza non si percepisca più dopo un piatto di pollo piccante al curry servito su roccia lavica incandescente che ustiona tutto entro 3 metri. Notiamo anche che per qualche tempo i veri fighi hanno snobbato il cinese per il giapponese, ma oggi che il giappo è diventato mainstream (e visto che a Treviso robe tipo etiope, peruviano e cingalese non esistono) i veri fighi con l'occhiale grosso sono tornati al China perché “non essendo più di moda, è di moda”. Poi le solite storia... pollo = gatto, manzo = cane, maiale = nutria, pesce = qualcosa senza odore e sapore che producono nei laboratori. Le salse coprono tutto, le verdure sono solo scrupoli di coscienza, la digestione è questione di giorni. Nel dubbio, friggere.

L'Americano.

Amici che suonano in un locale americano ad Aviano = “Man v Food”. Attenzione, locale USA significa che è gestito e frequentato da americani: i camerieri parlano solo inglese e il cibo è quanto di meglio/peggio la cucina yankee possa offrire. Essendo sottopeso da mesi, posso affrontare ogni sfida col sorriso sulle labbra:
  1. Chili Cheese Fries. Patate fritte ricoperte da una colata lavica di formaggio fuso e chili. Livello altissimo di soddisfazione e addensamento del sangue. Dopo un piatto intero, perdita delle consonanti e visioni mistico-medievali.
  2. Jalapeno Bombs. Guscio di pastella rocciosa con dentro peperoncino jalapeno malvagio e formaggio cheddar fuso. Primo morso: ustioni. Secondo morso: assalto piccante del peperoncino sulle ustioni prima provocate. Terzo morso: l'hai già finito. Tende a riproporsi nel corso della serata.
  3. Anelli di cipolla con salsa all'aglio. Pietanza che si trova ormai ovunque, ma gli anelli sono grandi come hula-hoop e la salsa all'aglio è il miglior modo per dire alla società civile: “Noi stasera ci eviteremo”.
  4. Rio Grande Fajita. Tre piatti di condimenti da buttare dentro delle tortillas calde, tutto “fai da te”. La carne speziata è rosolata con peperoni e cipolle, e questo dettaglio resta nello stomaco per qualche ora. C'è anche della verdura fresca, da qualche parte, in qualche forma... Guarnizione con guacamole, panna acida e salsa messicana. Capacità di lordare: elevatissima --> almeno 10 tovaglioli e 3 viaggi in bagno per ripulirsi, ci fosse stata una doccia avrei fatto anche quella. Goduria over the top, soprattutto perché il piatto te lo componi tu e quindi ci butti 1 kg di carne, una foglia di insalata e tutte le salse insieme.
  5. Bar B Que. Mezza dozzina di costicine speziate annegate nella salsa barbecue, con carne tenerissima che si stacca dall'osso e un lago di salsa dolce/piccante che si attacca anche a mani, capelli, vestiti, vicini di tavolo, pavimento del locale, band che suona, militari americani a 5 metri di distanza. Contorni da B-movie yankee (quelli che escono subito in DVD senza passare per i cinema): panino al burro (una sorta di minipanettone col contenuto calorico di 3 pizze), insalata di cavolo (c'era del cavolo in mezzo a quella salsa?), pannocchie rosolate nel burro con altro burro fuso a parte per i più eroici (e come ha fatto il burro a restare fuso nella vaschetta per 3 ore?). Da buttarsi per terra e piangere. Piangere a lungo.
  6. Dolci. La New York Cheesecake viene bocciata in quanto qui si è abituati al meglio del meglio (la miglior cheesecake della storia viene fatta a Gorgo al Monticano, ma che ne sapete voi?). Il Brownie invece scatena deliri da glicemia sfrenata, non l'ho mangiato tutto ma la vittima che l'ha consumato aveva gli occhi sbarrati come il profeta Elia quando venne rapito dagli alieni (ops, dagli angeli!).

sabato 19 ottobre 2013

Trippa, vino e festose bestemmie



Sovernigo è grande come uno sputazzo per terra: certo, lo sputazzo di un dinosauro, ma pur sempre uno sputazzo. Gli ingenui direbbero che è una frazione di Paese, che è il metodo migliore per prendersi una coltellata dagli abitanti di Sovernigo (e anche da quelli di Paese).
Sono tre strade che si incrociano davanti a una chiesa, che onestamente è proprio carina. L'hanno ristrutturata probabilmente con le elemosine delle vecchiette, visto che a Sovernigo pare abitino solo ottantenni. Le case sono tutte strette l'una all'altra, così la gente può farsi gli affari degli altri senza sforza: basta aprire una finestra. C'è un parcheggio che ai turisti viene forse spacciato come piazza, ma insomma, che turisti possono mai passare per Sovernigo?
Eppure una volta all'anno l'attrazione eccezionale c'è.
La sagretta di Sovernigo.
E' organizzata dai vecchi del posto (“I Lupi”, una specie Proloco con qualche ettolitro di cabernet in più), che però si fanno aiutare anche dalla gioventù perché un'esistenza dedicata all'alcol notoriamente non è il massimo se devi gestire una sagra. Certo, non è che i giovani bevano meno...
L'evento è sotto un tendone che occupa tutto il parcheggio e le attrattive sono da utenza ottantenne: mangiare, bere e giocare a carte (solo dopo ho capito che era un torneo di tressette e non di bestemmie).
CIBO. Prelibatezze assoluto la trippa con polenta e la bistecca di cavallo. Per me si potrebbe anche chiudere qua: trionfo assoluto e tutti a casa. Ma l'organizzazione ci piazza anche altre pietanze (braciola, funghi, fagioli, patate... tutto roba fondamentale se poi ci devi bere sopra 3 litri di vino) e si chiude in gloria con le caldarroste, accompagnate da altro vino, sennò è come fare le cose a metà.
BEVANDE. Vino. C'è anche la birra, ma sono le lattine del supermercato e pure a temperatura ambiente. Niente da fare, con l'età media dei presenti si va di vino, che tra l'altro pare fare miracoli, visto che i consumatori sono ancora tutti in vita (a meno che io non abbia visto un'orda di trentenni mostruosamente invecchiati dagli eccessi). La specialità per intenditori è lo sgroppino, che ha una storia tutta sua e che posso raccontare solo a voce. Chiusura gloriosa col caffé, servito con correzione di mezzo litro di grappa (non esiste l'opzione analcolica).
ATTRAZIONI EXTRA. A quanto riporta il programma, il primo giorno i vecchi si sfogano con il torneo di scopa e tressette. Il due giorni seguenti l'attrazione è la Messa Solenne, evidentemente necessaria per salvare le anime di quell'orda di bestemmiatori che s'è esibita durante il torneo. Resta il fatto che dopo la Messa si torna in sagra, quindi il problema si ripropone. Notare che non ci sono band di liscio, visto che i vecchi sono interessati solo alla Trinità (Cibo-Alcol-Carte) e non accettano distrazioni.

POST SCRIPTUM.
Che i vecchi siano timorati di Dio è solo una leggenda metropolitana. La sequela di bestemmie udite al torneo di scopa & tressette è la prova inconfutabile che i vecchi di Sovernigo non solo non hanno paura di Dio, ma che potendo lo prenderebbero anche a schiaffi.

domenica 11 agosto 2013

Threshold + Crucified Barbara


... e ti pare che metto una foto dei Threshold???

10 agosto 2013
Gradisca d'Isonzo (Gorizia... pare sia in Italia, ma i locali dissentono apertamente).

Scegli la recensione che più ti appartiene.
Sei Metallaro o Rocker (meglio il primo, il secondo è qualunquista e rischia sempre di deviare verso lidi promiscui), ne sai a pacchi di musica e, oltre a sbatacchiare la testa, conosci le band e i ritornelli? La recensione 1 è per te, vecchia volpe da backstage!
Non ne sai nulla e ai concerti ci capiti per caso, spesso a causa di inganni da parte di amici infami o partner senza rispetto? La recensione 2 ti consolerà nella tua battaglia contro il disagio e l'autismo del Metallaro!

Recensione 1: per Metallari/Rockerz.
Festival ad alto tasso di Metallo davanti alle mura del castello di Gradisca d'Isonzo (sita in un luogo che, a quanto pare, non è Italia ma Impero Austro-Ungarico). Si parte a suonare nel pomeriggio con varie band di Metallone Progressivo, ma ritardo l'arrivo ben conscio che il solito pubblico di parenti, compagni di classe e altri musicisti basta e avanza per dare ai gruppi l'illusione che la loro musica abbia un senso (questo è il punto in cui si ride, gente di poco spirito!).
Crucified Barbara. Le CB sono 4 svedesine dall'aspetto apprezzabile unito a buone capacità tecniche e un'intensa attitudine. Hard Rock spesso Metallizzato a dovere, ideale per i live. Impossibile però dimenticare che le ragazze non hanno letteralmente le canzoni: certo, hanno inciso tre album, ma in nessuno di essi c'è un pezzo memorabile e degno di menzione. Mai paura, di band così ne abbiamo a pacchi. Per fortuna sono carine e attirano orde di guardoni da tutto il Nord-Est (terra che già di suo ne produce a ritmo continuo), quindi i loro concerti garantiscono sempre una certa affluenza. Nel post-concerto si rivelano semplici, simpatiche e prive di fidanzati nerboruti, quindi ribadisco che dovrebbero farsi scrivere i pezzi da qualche adulto.
Threshold. Band inglese di Prog Metal incredibilmente non noioso e ricco di pathos. Suonano al 100%, con il cantante Damian Wilson che spara una prestazione da panico e tafferugli in piazza. Saccheggiano gli ultimi due dischi, già esaltanti di loro, ma con una classe ancora superiore. Concerto perfetto, con suoni non sempre impeccabili ma che passano in secondo piano rispetto a tutto il resto. Pubblico di veri fanatici, gente che si è fatta ore di viaggio per vedere la band, trascurando le famiglie e perdendo i posti di lavoro; gente che fa headbanging controtempo, seguendo le ritmiche schizofreniche del batterista Johanne James, piccolo e nero come quello della pubblicità delle Tabù ma posseduto dallo spirito voodoo di Papa Shango.
Momento catartico quando il cantante dice “Grazie Italia” e molti locali hanno un moto di orgoglio precisando che la definizione geografica non è corretta e che le carte geografiche di riferimento debbono datare al massimo al 1860.
Finito il concerto, Damian Wilson si butta in mezzo al pubblico per ringraziare e fare foto. Ricordarsi per il futuro di non abbracciarlo, visto che è sudato come una nutria d'estate. Impeccabili: pubblico da nerd delle scuole di musica, ma comunque concertone.


Recensione 2: per il resto del mondo
In una valle quasi priva di illuminazione, attorno a un palco più piccolo di quello della Sagra dea Sardea (a Silea a inizio luglio, vietato mancare), si accalcano decine di scarti della società. Capelli lunghi, magliette smanicate per rilasciare odori bestiali, scarponi da Grande Guerra, inquietante propensione per l'alcolismo. Con grave irresponsabilità sociale, l'organizzazione prevede delle promozioni per l'acquisto di birra (4 birre, 10 euro) e questo in breve causa oscillazioni dei corpi, ilarità, battute da caserma, propensione alla molestia. Solo degli sbronzi possono lanciarsi in discussioni concitate sulla data esatta di un particolare concerto, sul valore di un disco inciso 36 anni fa, sull'importanza fondamentale di un assolo eseguito così e non colà, oppure sull'imprescindibilità di alcuni album che non sono mai usciti ufficialmente ma che tutti i presenti sembrano comunque possedere. Una nutrita schiera dei presenti si accapiglia su questione tecnico-musicali (strumentazioni, partiture, esercizi, blah blah blah) e incidentalmente hanno quasi tutti il codino e la maglietta con scritto Dream Theater. Vi sono molti disagiati che non hanno mai visto una femmina in vita loro e sbavano abbondamentemente quando una di loro entra nel raggio visivo: in genere sono calvi, con forfora persistente e rachitismo, ma con polsi prodigiosamente snodabili. Donne presenti in numero notevole, ma comunque tutte accoppiate a ceffi da galera che di certo stanno con loro grazie a minacce e ricatti.
Crucified Barbara. Biondine vestite di jeans e pelle, con tatuaggi da gang di biker (anche sugli avambracci, come i delinquenti) e una serie di canzoni fracassone in cui si intuisce qualche melodia ma si capisce che non è roba da signore e che queste qua al loro paese probabilmente lavorano in qualche distilleria clandestina oppure occupano gli appartamenti quando i proprietari sono in ferie.
Finito lo show delle CB, i guardoni calvi e segaligni abbandonano la prima fila per accalcarsi allo stand del merchandising, dove le svedesi fanno finta di apprezzare le strette di mani sudate e i palpeggiamenti guasconi dei loschi figuri in questione. In cambio vendono qualche CD e maglietta, quindi vincono tutti.
Threshold. Band esteticamente inguardabile, questi Threshold dall'Inghilterra (nota fucina di fotomodelli ed esperti di bon-ton). Il cantante inizia lo show con una coperta di capelli, ma appena comuncia a sudare gli viene una stempiatura fino alla nuca (e ha un thermos col thè, 'sto sfigato). Il bassista è un pachistano che maltratta il suo strumento senza che si senta una sola nota. Uno dei chitarristi peserà 38 kg (stile “Grassi contro Magri”) e ha una stempiatura da nascondersi in casa e mandare la mamma in centro ad acquistare una parrucca. L'altro chitarrista e il tastierista sono due impiegati capitati là per caso. Il batterista negretto sarà alto un metro e mezzo, talmente scuro che si vedono solo gli occhi e i denti, ma fa un fracasso del demonio e ci si stupisce che non intervenga la polizia per tutelare il sonno dei bravi borghesi di Gradisca. Le canzoni sono tutte incasinate e non si riesce a ballare, ma la cosa inquietante è che il pubblico li definisce “accessibili e ruffiani”, uno strano strano afferma perfino che “hanne le melodie pop” (e ti chiedi cosa intenda per pop); alcuni fanatici vorrebbero canzoni dei primi dischi, molto più intricate e complesse, e ti viene da pensare che questi inglesi hanno pure una discografia e dei fans...
Dopo il concerto c'è gente che vuole addirittura farsi delle foto con questi inglesacci, ma è certo che sono tutti sbronzi e che stanotte a Gradisca ci sarà un boom delle effrazioni in casa.

***


Elemento trasversale: mangiare in primis.
La maledizione dei discotecari (che non fanno nulla di male direttamente, ma esistono e tanto basta) mi fa trovare chiuse le locande indigene. Tocca dirottare verso la festa in piazza a Gradisca d'Isonzo, con stand etnici che preparano cibarie sospette (gli indiani mi sembrano troppo felici attorno al loro paiolo e ciò non è rassicurante, gli unghersi fanno solo dolci ma si mettono le dita nel naso, gli sloveni hanno solo Union Pivo e zero cibo). I meno truffatori paiono dei toscani specializzati in grigliate, anche se cercano di farti prendere la tagliata o la fiorentina (che ovviamente costano come un blocco d'argento).
La grigliata toscana. Costa, salsiccia, pezzetti di tagliata, spiedino. Contorni con patate fritte o pomodorini + rucola + cipolline. Da bere Chianti di provenienza non verificabile (plausibile qualche discount di Ronco Bilaccio) e birra Union Pivo (orgoglio di Slovenia, una birra che fa vedere con speranza un futuro inesistente). Carne decente, a tratti valida (costa dignitosa, tagliata così così, salsiccia e spiedo brillanti), anche se il livello di sale/spezie è altissimo e noi chef navigati sappiamo che la carne ganza non ne ha bisogno, ergo nascono sospetti. La parlata toscana diverte e fa passare in secondo piano la qualità altalenante, resta la delusione per non aver divorato una Lubjanska come Perun comanda.

venerdì 9 agosto 2013

MagnaGermagna pt. 3 - Living Each Day In The Fat Lane



Luogo: festa medievale a Landshut, circa 70 km da Monaco. Festone in costume con villaggio medievale, tornei, sbandieratori, trombettieri, cavalieri e dame, birra birra birra e maiale maiale maiale.
Pietanza: patata al cartoccio con salsa all'aglio e (Signore Iddio perdonami...) insalata. Temperatura esterna del prodotto accettabile, temperatura interna insostenibile anche dopo mezz'ora dall'apertura. All'occorrenza, dunque, utile come arma di offesa.
Costo: popolare, ma al grande pubblico questa pietanza non interessa in quanto non contiene maiale e presenta invece l'insalata (che per un tedesco è l'equivalente dell'aglio per Bela Lugosi).
Qualità: ma che ci vuole a fare una patata al cartoccio? Però poi ci bevi sopra un litro di birra, le cameriere vestite come Ladyhawke, le fanfare, i cavalli che spetazzano a dieci metri, i bambini in cotta di maglia, l'albero delle fate, i bardi e i giocolieri... la qualità mi sale a mille, perdiana!



Luogo: Birreria Augustiner, Monaco. Per quanto mi riguarda, tra le birrerie storiche è una delle migliori come cibarie, mentre la birra è senza infamia e senza lode (son gusti, infatti c'è un'intera nazione che non si fa alcun problema sulla qualità della birra e gioisce solo del fatto che essa esiste).
Pietanza: polpette di cervo, gnocchetti di Svevia, crema di finferli, marmellata di frutti di bosco, panna acida.
Costo: giusto e onesto come nella maggior parte delle birrerie di Monaco. Non ti tirano dietro la roba, ma nemmeno ti strangolano con prezzi da Piazza San Marco.
Qualità: uno spettacolo di gusti silvani, a cui aggiungere il brivido del fatto che hanno sparato a Bambi e lo hanno trasformato in polpette. Non è giusto che a nord delle Alpi debbano soffrire solo ed esclusivamente i maiali, dannazione.



Luogo: Birreria Augustiner.
Pietanza: la Padella del Cacciatore l'ho già descritta un paio di anni fa. Questa è la nuova versione peggiorata. Avendo capito che la prima versione era una valanga di cibo a prezzi irrisori, gli esperti di marketing della Augustiner hanno pensato bene di ridurre la porzione, eliminare 3-4 prodotti e riempire i vuoti con patatine fritte che non costano nulla e piacciono ai bambini. Triste mezzuccio da ristorante veneziano in alta stagione. Ci sono le cipolle fritte, un po' di maiale, un canederlo e due salsicce: siamo lontani dai fasti.
Costo: rimane vantaggioso, ma...
Qualità: per chi ha assaggiato la Padella Originale, questa pallida imitazione ha un livello troppo basso per essere tollerato, benché riempia la panza e la predisponga ai soliti 3 litri di birra. Capitasse a qualche vagabondo di pasteggiare alla Augustiner, potrebbe orientarsi sulla Padella, ma solo se non l'ha mai provata prima. In ogni caso lo stinco è meglio.

mercoledì 7 agosto 2013

MagnaGermagna pt. 2 - Fear No Fat



Luogo: Fischspezialitaten, stand al Bang Your Head 2013. E' più o meno come Fisch Witte, ma con l'immunità ai Nuclei Antisofisticazioni. Panini col pesce crudo che ti guarda, pesce frittissimo che sguazza nell'indigeribile maionese all'aglio, fish&chips composto solo di pastella, cipolla cruda e cetrioli dappertutto.
Pietanza: panino con salmone e cipolla. Per quanto ne so, potrebbero anche averlo pescato da fiume che scorre lì vicino e averlo massacrato sul posto.
Costo: basso per uno stipendio tedesco, normale per uno stipendio italiano (sempre che l'italiano abbia uno stipendio).
Qualità: di tutte le pietanze offerte è l'unica senza salse da esilio sociale, peccato per la cipolla cruda che ti spinge ai margini dell'interazione con altri umani (esclusi i locali). In più crea l'illusione di mangiare qualcosa di sano e le illusioni ci aiutano a vivere meglio.



Tocco di colore con questo elegante dispenser di salse. Lo stand delle grigliate al Bang Your Head propone l'esperienza totale di una grigliata elefantiaca di (neanche a dirlo) maialazzo ricoperto di salsa a scelta (senape, maionese, ketchup, oppure uno mostro piccantissimo di cattiveria unica). Qualora il cliente non fosse soddisfatto della quantità di salsa che il cuoco ha spalmato sopra la grigliata, può utilizzare il dispenser per irrorare il suo piatto con qualche altro litro di liquame colorato. A quanto pare, il tedesco prova una gioia irrefrenabile nell'estrarre il cibo dalla salsa.



Luogo: Stand di “non si capisce cosa” al Bang Your Head.
Pietanza: bicchieri di carta contenenti un wurstel e due polpette, freddi. I promoter giurano che il wurstel sia a basso contenuto di grassi, le polpette invece contengono carne, ma altro non ci è dato sapere. Punterei sul maiale, via: mi sento fortunato e penso di poterci azzeccare.
Costo: gratis!!!
Qualità: chi se ne frega della qualità quanto è gratis??? In due giorni mi sono fatto fuori una trentina di wurstel e una sessantina di polpette, senza alcuna remora per l'orario della giornata. Da colazione a mezzanotte.

lunedì 5 agosto 2013

MagnaGermagna pt.1 - un viaggio nel disgusto e nell'indigestione


Luogo: Birreria Hax'n. Lo spacciano come il paradiso dello stinco definitivo e di altre prelibatezze bavaresi. Esteticamente è la peggiore delle birrerie del centro: pare ci vada la Monaco-bene per sentirsi elitaria e non mescolarsi con i turisti sbevazzoni e con la plebaglia locale. Va da sé che in Italia sarebbe un ristorante standard.
Pietanza: Desiderando sia lo stinco sia le prelibatezze, quale migliore scelta del piatto che comprende tutto? Ecco una padellona con stinco, pancetta, canederli, marmellata di frutti di bosco, costata, polpettone di fegato, crauti e (niente risate) pomodorini.
Costo: superiore alla media, come ogni pietanza da Hax'n. Provi una volta, se ti cambia la vita torni, sennò la vita va avanti.
Qualità: alta, per i parametri tedeschi. Carne di ottima qualità, preparazione superiore, gusto irruento e (come da copione) il tutto è finalizzato a berci sopra almeno 2 litri di birra. Tenendo conto di quello che si è speso, anche il servizio è stato meno xenofobo del solito, ma in questo caso l'estetica e il saper parlare inglese mi salva dall'essere identificato come italiano.



Luogo: Fisch Witte è un negozio di pesce del mercato di Monaco: non fa concorrenza a Nordsee perché ha un target molto meno fighetto, quindi ci vanno i vecchiacci e (ovviamente) gli hipster.
Pietanza: specialità da asporto i panini col pesce crudo, verdure e salse all'aglio. Obbligatorio il panino con gamberetti, lattuga e salsa a caso: fresco, nutriente, corposo, evidentemente funzionale alla contemporanea ingestione di birra. Ricordarsi, nel caso si viaggi in coppia, di cederne un pezzo al/alla partner, in modo che la salsa casuale (spesso aglio o cipolla) scateni effetti collaterali condivisi.
Costo: adeguato alla resa, soprattutto se ti attendono ore di camminata e pochi rapporti sociali.
Qualità: per me è superiore a Nordsee, ma i teutoni hanno questa fissa di inondare il pesce con le salse e quindi il gusto va a farsi benedire. La cosa non sembra preoccupare la Baviera, i cui abitanti divorano panini col pesce crudo dall'alba al tramonto.




Luogo: birreria (di cui non ricordo il nome) nel villaggio di Frohstetten, 40 case tra i monti del Baden-Wuttenberg e un'inevitabile tendenza all'accoppiamento tra consanguinei.
Pietanza: l'insalata. Esiste anche in Germania. La scoperta all'inizio ha creato imbarazzo, soprattutto perché la cameriera l'ha servita senza che fosse stata ordinata: poi si scopre che è un antipasto della casa. La verdura fresca è un alimento apparentemente sconosciuto a queste latitudini, ma se gli alemanni decidono di servirlo, lo fanno con l'insipienza alimentare tipica: maionese ovunque, fettine di wurstel, pezzi di pane abbrustolito e una enorme birra che, chissà come chissà quando, compare sempre quando ti siedi a tavola.
Costo: gratis, quindi andrebbe bene anche se ci avessero sputato dentro.
Qualità: di certo era vedura fresca, ma gli ingredienti collaterali ti danno l'impressione di aver scatenato la frustrazione del tuo girovita, dopo averlo illuso con un pasto apparentemente sano.





Luogo: vedi sopra.
Pietanza: Schnitzel. La cotoletta pare essere un prodigio culinario del Baden-Wuttemberg, almeno a giudicare dai toni trionfali con cui la presentano nel menù (come al solito, la cucina tedesca è facilmente replicabile in casa a chiunque sappia aprire una confezione di wurstel e pelare una patata). In questa foto potete ammirare una cotolletta affogata nella salsa di funghi e una invece annegata nella salsa alla paprika: in sostanza hanno impanato una quantità industriale di roba, hanno preparato 3-4 pentoloni di salse e hanno rovesciato le salse sulle cotolette in base alle ordinazioni. Poi ci buttano patate fritte e gnocchetti al formaggio, perché ci devi bere sopra quella birra enorme che ti servono senza chiedere.
Costo: irrisorio. Vale anche per la birra, che è prodotta nel birrificio del paese (dall'altra parte della strada, e viste le dimensioni del paese c'è il sospetto che siano tutti imparentati) e quindi con 8 euro torni a casa senza addominali.
Qualità: in Italia queste cose le sanno fare tutte le brave mamme e qualche papà ganzo, qui sembra alta cucina parigina. Dignitoso, vai a letto pieno e sogni pomodori.