domenica 12 gennaio 2014

La recensione superficiale e il disagio



SMALL JACKETS
10 gennaio 2014

Il venerdì non va bene. È la serata clou per i concerti, tanto quanto il sabato è delle coppiette. Ma se il giorno dopo lavori, il venerdì sera è da suicidio: show, 3-4 ore di sonno, una mattinata di lavoro e un pomeriggio buttato nel cesso per poter reggere la serata... poi c'è il grande mistero della domenica, che a quanto pare la gente trascorre a letto, mangiando o nei centri commerciali (a parte Pedro, che la passa a sparare alle anatre in barba alla legge, ma Pedro può, perché me lo sono appena inventato). E della domenica parlerò in futuro, quando la domenica deciderà di rendersi rilevante.

Il venerdì non va bene, perché cerco in tutti i modi di ignorare gli eventi fenomenali, le occasioni di perdizione, le cene dove primo-secondo-dolce sono sotto forma di birre, le spedizioni in luoghi non plausibili (“Tranquillo, facendo stradine siamo là in mezz'ora”... e ti ritrovi alle 3 di notte a vagare per le aziende agricole di Tombolo). Mai riuscito a evitare tutto ciò. Mai.

Neanche questo venerdì. “Vai a vedere gli Small Jackets in quel posto vicino a casa tua, sono ganzissimi, sono harder faster, c'hanno i pantaloni a zampa e le camicine strette strette, suonano il roccherolle bravi belli e benedetti dalla curia...”. Quando l'Alto Comando del Rock impartisce l'ordine, si parte per la missione senza discutere. E si dormirà tra 40 anni, all'ospizio.

Locale insensato in mezzo ai campi, più azienda agricola che osteria, con la stufa a legna e la gente che gioca a scopa. Birra finché vuoi, vino della casa, si mangia quel che c'è e parcheggi in mezzo a un bosco. Draghi di legno qua e là, un palco esterno da concerti importanti, palco interno da concerti-gavetta ma è gennaio e farebbero suonare dentro anche i Rush (giusto per dire una band che piace a tutti, ma nominarli fa sempre molto molto raffinato). A voler essere pignoli, non ho visto se c'è la pista per giocare a bocce, che non sarà roccherolle ma attira gli anziani e quindi aumenta gli incassi... ma il marketing lasciamolo agli esperti...

... e parliamo di disagio...

Disagio pt.1
Arrivo tardi e, ingenuo nonostante mezzo secolo di concerti visti in Italia, penso che abbiano già iniziato. Ma ovviamente lo show inizia “quando arriva più gente”, il che significa che si inizierà solo quando sarà chiaro che non verrà nessuno. E poi è venerdì, domani si dorme... quindi c'è tempo per due birre e un incomprensibile tagliere con formaggi e cren. Nel frattempo non arriva nessuno di veramente interessato allo show e quindi la band di supporto inizia.

Disagio pt.2
La band di apertura fa un genere che non ascolto, in più non ha ritornelli e tanto basterebbe per tornare al bancone. Sono però bravetti a suonare e quando attaccano non c'è veramente nessuno in sala, quindi ingresso e prima fila (vabbé, a 5 metri dal palco... ma non c'era nessuno) per quasi tutto lo show. Massima affluenza durante l'esibizione: 12 persone, inclusi fonico e band headliner. Non capisco come possa piacere un genere come questo, ma qualcuno (in qualche luogo, in qualche tempo) probabilmente apprezzerà.

Disagio pt.3
E' l'alba del giorno dopo quando gli Small Jackets salgono sul palco e io so già che non vedrò la fine di questo concerto, perché nossignore, non voglio dormire mezz'ora nel parcheggio per poi andare diretto a lavorare: voglio il mio letto e me ne frego se non è roccherolle, perché il mio letto è più roccherolle di molte band che ho visto nella mia vita. Peccato che gli Small Jackets siano MOLTO PIU' roccherolle non solo del mio letto, ma anche di qualche centinaio di band più affermate. Sono Rock come una sbronza di alcolici misti al pub + una rissa per motivi campanilistici + una notte di sesso con la fidanzata del tipo che ti ha appena picchiato nella rissa.
Se poi suonano un genere che pratico pochissimo e che mai sognerei di ascoltare a casa, posso dire che la band è promossa al 100%. Fanno scuotere il sedere, tengono il palco con la maestria dei migliori, hanno una potenza che le band-revival in giro si sognano. Hanno il look vincente “zampa d'elefante e vestitini stretti”, sono magri magri che li fai volare via con un applauso, i capelli lunghi e gli zigomi da rockers anni '70 (o, secondo i parametri estetici tipicamente italiani, da Banda della Magliana).
Me ne vado a metà concerto, ma compro la T-Shirt perché hanno un merchandising che spacca e mi serve qualcosa di pertinente da mettere ai concerti black metal e in palestra.
Li lascio con 18 persone in sala, ma tanto suonano come fossero davanti a 3mila. Band promossa a pieni voti: se ripassano non me li perdo.

Passo davanti al bancone mentre i vecchi giocano a carte e bestemmiano Nostro Signore Gesù (ma con rispetto) e mi chiedo cosa ci facciano qui all'alba. Afferro qualche nocciolina per il viaggio, mi tuffo nella nebbia mattutina e via: c'è una nuova storia da raccontare.

domenica 5 gennaio 2014

L'Odissea del Grasso Saturo: Estasi & Agonia in Epoca Natalizia



Natale in famiglia, tra tortellini e dolci alla cannella, risolve i rapporti con genitori e parenti. Tuttavia ci sono anche gli amici e, passati i 30 anni, ci si incontra a tavola. E ancora, nessuno ha voglia di cucinare, quindi ci si trova a mangiare fuori. E infine, non si può andare a provare qualcosa che ti puoi fare da solo, quindi niente wurstel crudi con senape.
Avanti allora con la Grande Epopea dei Grassi Saturi, vari episodi nell'arco di tutte le vacanze di Natale, di cui farò un riassunto per gli ingenui.

Il Giapponese.

Con la storia che a pranzo paghi poco e magni quanto vuoi, migliaia di piccolo-borghesi e proletari possono provare l'ebbrezza di ingolfarsi di riso bianco scotto e pezzi di pesce crudo senza sapore: è il sushi, signori. In un drammatico pranzo di 2 ore (causa lentezza esaperante dei camerieri, compreso un “diversamente giapponese” coi capelli rossi e la cadenza trevisana) ho ingurgitato: 2 litri di salsa di soia, 3 kg di riso, un centinaio di pezzettini di pesce grandi come un'unghia. Temo che la categoria “cibo” non sia la più adatta per definire il sushi. Comunque 2 effetti collaterali: digerisci subito (neanche il tempo di pagare in cassa) e ti senti un vero Uomo Mediaset, di quelli che fanno “la pausa pranzo al giappo”.

Il Cinese.

I cinesi hanno un paiolo gigante dove buttano tutto e poi impiattano a caso, dando nomi diversi alla stessa sostanza. Al limite la distinzione è tra piccante e non, anche se capita che questa differenza non si percepisca più dopo un piatto di pollo piccante al curry servito su roccia lavica incandescente che ustiona tutto entro 3 metri. Notiamo anche che per qualche tempo i veri fighi hanno snobbato il cinese per il giapponese, ma oggi che il giappo è diventato mainstream (e visto che a Treviso robe tipo etiope, peruviano e cingalese non esistono) i veri fighi con l'occhiale grosso sono tornati al China perché “non essendo più di moda, è di moda”. Poi le solite storia... pollo = gatto, manzo = cane, maiale = nutria, pesce = qualcosa senza odore e sapore che producono nei laboratori. Le salse coprono tutto, le verdure sono solo scrupoli di coscienza, la digestione è questione di giorni. Nel dubbio, friggere.

L'Americano.

Amici che suonano in un locale americano ad Aviano = “Man v Food”. Attenzione, locale USA significa che è gestito e frequentato da americani: i camerieri parlano solo inglese e il cibo è quanto di meglio/peggio la cucina yankee possa offrire. Essendo sottopeso da mesi, posso affrontare ogni sfida col sorriso sulle labbra:
  1. Chili Cheese Fries. Patate fritte ricoperte da una colata lavica di formaggio fuso e chili. Livello altissimo di soddisfazione e addensamento del sangue. Dopo un piatto intero, perdita delle consonanti e visioni mistico-medievali.
  2. Jalapeno Bombs. Guscio di pastella rocciosa con dentro peperoncino jalapeno malvagio e formaggio cheddar fuso. Primo morso: ustioni. Secondo morso: assalto piccante del peperoncino sulle ustioni prima provocate. Terzo morso: l'hai già finito. Tende a riproporsi nel corso della serata.
  3. Anelli di cipolla con salsa all'aglio. Pietanza che si trova ormai ovunque, ma gli anelli sono grandi come hula-hoop e la salsa all'aglio è il miglior modo per dire alla società civile: “Noi stasera ci eviteremo”.
  4. Rio Grande Fajita. Tre piatti di condimenti da buttare dentro delle tortillas calde, tutto “fai da te”. La carne speziata è rosolata con peperoni e cipolle, e questo dettaglio resta nello stomaco per qualche ora. C'è anche della verdura fresca, da qualche parte, in qualche forma... Guarnizione con guacamole, panna acida e salsa messicana. Capacità di lordare: elevatissima --> almeno 10 tovaglioli e 3 viaggi in bagno per ripulirsi, ci fosse stata una doccia avrei fatto anche quella. Goduria over the top, soprattutto perché il piatto te lo componi tu e quindi ci butti 1 kg di carne, una foglia di insalata e tutte le salse insieme.
  5. Bar B Que. Mezza dozzina di costicine speziate annegate nella salsa barbecue, con carne tenerissima che si stacca dall'osso e un lago di salsa dolce/piccante che si attacca anche a mani, capelli, vestiti, vicini di tavolo, pavimento del locale, band che suona, militari americani a 5 metri di distanza. Contorni da B-movie yankee (quelli che escono subito in DVD senza passare per i cinema): panino al burro (una sorta di minipanettone col contenuto calorico di 3 pizze), insalata di cavolo (c'era del cavolo in mezzo a quella salsa?), pannocchie rosolate nel burro con altro burro fuso a parte per i più eroici (e come ha fatto il burro a restare fuso nella vaschetta per 3 ore?). Da buttarsi per terra e piangere. Piangere a lungo.
  6. Dolci. La New York Cheesecake viene bocciata in quanto qui si è abituati al meglio del meglio (la miglior cheesecake della storia viene fatta a Gorgo al Monticano, ma che ne sapete voi?). Il Brownie invece scatena deliri da glicemia sfrenata, non l'ho mangiato tutto ma la vittima che l'ha consumato aveva gli occhi sbarrati come il profeta Elia quando venne rapito dagli alieni (ops, dagli angeli!).

sabato 19 ottobre 2013

Trippa, vino e festose bestemmie



Sovernigo è grande come uno sputazzo per terra: certo, lo sputazzo di un dinosauro, ma pur sempre uno sputazzo. Gli ingenui direbbero che è una frazione di Paese, che è il metodo migliore per prendersi una coltellata dagli abitanti di Sovernigo (e anche da quelli di Paese).
Sono tre strade che si incrociano davanti a una chiesa, che onestamente è proprio carina. L'hanno ristrutturata probabilmente con le elemosine delle vecchiette, visto che a Sovernigo pare abitino solo ottantenni. Le case sono tutte strette l'una all'altra, così la gente può farsi gli affari degli altri senza sforza: basta aprire una finestra. C'è un parcheggio che ai turisti viene forse spacciato come piazza, ma insomma, che turisti possono mai passare per Sovernigo?
Eppure una volta all'anno l'attrazione eccezionale c'è.
La sagretta di Sovernigo.
E' organizzata dai vecchi del posto (“I Lupi”, una specie Proloco con qualche ettolitro di cabernet in più), che però si fanno aiutare anche dalla gioventù perché un'esistenza dedicata all'alcol notoriamente non è il massimo se devi gestire una sagra. Certo, non è che i giovani bevano meno...
L'evento è sotto un tendone che occupa tutto il parcheggio e le attrattive sono da utenza ottantenne: mangiare, bere e giocare a carte (solo dopo ho capito che era un torneo di tressette e non di bestemmie).
CIBO. Prelibatezze assoluto la trippa con polenta e la bistecca di cavallo. Per me si potrebbe anche chiudere qua: trionfo assoluto e tutti a casa. Ma l'organizzazione ci piazza anche altre pietanze (braciola, funghi, fagioli, patate... tutto roba fondamentale se poi ci devi bere sopra 3 litri di vino) e si chiude in gloria con le caldarroste, accompagnate da altro vino, sennò è come fare le cose a metà.
BEVANDE. Vino. C'è anche la birra, ma sono le lattine del supermercato e pure a temperatura ambiente. Niente da fare, con l'età media dei presenti si va di vino, che tra l'altro pare fare miracoli, visto che i consumatori sono ancora tutti in vita (a meno che io non abbia visto un'orda di trentenni mostruosamente invecchiati dagli eccessi). La specialità per intenditori è lo sgroppino, che ha una storia tutta sua e che posso raccontare solo a voce. Chiusura gloriosa col caffé, servito con correzione di mezzo litro di grappa (non esiste l'opzione analcolica).
ATTRAZIONI EXTRA. A quanto riporta il programma, il primo giorno i vecchi si sfogano con il torneo di scopa e tressette. Il due giorni seguenti l'attrazione è la Messa Solenne, evidentemente necessaria per salvare le anime di quell'orda di bestemmiatori che s'è esibita durante il torneo. Resta il fatto che dopo la Messa si torna in sagra, quindi il problema si ripropone. Notare che non ci sono band di liscio, visto che i vecchi sono interessati solo alla Trinità (Cibo-Alcol-Carte) e non accettano distrazioni.

POST SCRIPTUM.
Che i vecchi siano timorati di Dio è solo una leggenda metropolitana. La sequela di bestemmie udite al torneo di scopa & tressette è la prova inconfutabile che i vecchi di Sovernigo non solo non hanno paura di Dio, ma che potendo lo prenderebbero anche a schiaffi.

domenica 11 agosto 2013

Threshold + Crucified Barbara


... e ti pare che metto una foto dei Threshold???

10 agosto 2013
Gradisca d'Isonzo (Gorizia... pare sia in Italia, ma i locali dissentono apertamente).

Scegli la recensione che più ti appartiene.
Sei Metallaro o Rocker (meglio il primo, il secondo è qualunquista e rischia sempre di deviare verso lidi promiscui), ne sai a pacchi di musica e, oltre a sbatacchiare la testa, conosci le band e i ritornelli? La recensione 1 è per te, vecchia volpe da backstage!
Non ne sai nulla e ai concerti ci capiti per caso, spesso a causa di inganni da parte di amici infami o partner senza rispetto? La recensione 2 ti consolerà nella tua battaglia contro il disagio e l'autismo del Metallaro!

Recensione 1: per Metallari/Rockerz.
Festival ad alto tasso di Metallo davanti alle mura del castello di Gradisca d'Isonzo (sita in un luogo che, a quanto pare, non è Italia ma Impero Austro-Ungarico). Si parte a suonare nel pomeriggio con varie band di Metallone Progressivo, ma ritardo l'arrivo ben conscio che il solito pubblico di parenti, compagni di classe e altri musicisti basta e avanza per dare ai gruppi l'illusione che la loro musica abbia un senso (questo è il punto in cui si ride, gente di poco spirito!).
Crucified Barbara. Le CB sono 4 svedesine dall'aspetto apprezzabile unito a buone capacità tecniche e un'intensa attitudine. Hard Rock spesso Metallizzato a dovere, ideale per i live. Impossibile però dimenticare che le ragazze non hanno letteralmente le canzoni: certo, hanno inciso tre album, ma in nessuno di essi c'è un pezzo memorabile e degno di menzione. Mai paura, di band così ne abbiamo a pacchi. Per fortuna sono carine e attirano orde di guardoni da tutto il Nord-Est (terra che già di suo ne produce a ritmo continuo), quindi i loro concerti garantiscono sempre una certa affluenza. Nel post-concerto si rivelano semplici, simpatiche e prive di fidanzati nerboruti, quindi ribadisco che dovrebbero farsi scrivere i pezzi da qualche adulto.
Threshold. Band inglese di Prog Metal incredibilmente non noioso e ricco di pathos. Suonano al 100%, con il cantante Damian Wilson che spara una prestazione da panico e tafferugli in piazza. Saccheggiano gli ultimi due dischi, già esaltanti di loro, ma con una classe ancora superiore. Concerto perfetto, con suoni non sempre impeccabili ma che passano in secondo piano rispetto a tutto il resto. Pubblico di veri fanatici, gente che si è fatta ore di viaggio per vedere la band, trascurando le famiglie e perdendo i posti di lavoro; gente che fa headbanging controtempo, seguendo le ritmiche schizofreniche del batterista Johanne James, piccolo e nero come quello della pubblicità delle Tabù ma posseduto dallo spirito voodoo di Papa Shango.
Momento catartico quando il cantante dice “Grazie Italia” e molti locali hanno un moto di orgoglio precisando che la definizione geografica non è corretta e che le carte geografiche di riferimento debbono datare al massimo al 1860.
Finito il concerto, Damian Wilson si butta in mezzo al pubblico per ringraziare e fare foto. Ricordarsi per il futuro di non abbracciarlo, visto che è sudato come una nutria d'estate. Impeccabili: pubblico da nerd delle scuole di musica, ma comunque concertone.


Recensione 2: per il resto del mondo
In una valle quasi priva di illuminazione, attorno a un palco più piccolo di quello della Sagra dea Sardea (a Silea a inizio luglio, vietato mancare), si accalcano decine di scarti della società. Capelli lunghi, magliette smanicate per rilasciare odori bestiali, scarponi da Grande Guerra, inquietante propensione per l'alcolismo. Con grave irresponsabilità sociale, l'organizzazione prevede delle promozioni per l'acquisto di birra (4 birre, 10 euro) e questo in breve causa oscillazioni dei corpi, ilarità, battute da caserma, propensione alla molestia. Solo degli sbronzi possono lanciarsi in discussioni concitate sulla data esatta di un particolare concerto, sul valore di un disco inciso 36 anni fa, sull'importanza fondamentale di un assolo eseguito così e non colà, oppure sull'imprescindibilità di alcuni album che non sono mai usciti ufficialmente ma che tutti i presenti sembrano comunque possedere. Una nutrita schiera dei presenti si accapiglia su questione tecnico-musicali (strumentazioni, partiture, esercizi, blah blah blah) e incidentalmente hanno quasi tutti il codino e la maglietta con scritto Dream Theater. Vi sono molti disagiati che non hanno mai visto una femmina in vita loro e sbavano abbondamentemente quando una di loro entra nel raggio visivo: in genere sono calvi, con forfora persistente e rachitismo, ma con polsi prodigiosamente snodabili. Donne presenti in numero notevole, ma comunque tutte accoppiate a ceffi da galera che di certo stanno con loro grazie a minacce e ricatti.
Crucified Barbara. Biondine vestite di jeans e pelle, con tatuaggi da gang di biker (anche sugli avambracci, come i delinquenti) e una serie di canzoni fracassone in cui si intuisce qualche melodia ma si capisce che non è roba da signore e che queste qua al loro paese probabilmente lavorano in qualche distilleria clandestina oppure occupano gli appartamenti quando i proprietari sono in ferie.
Finito lo show delle CB, i guardoni calvi e segaligni abbandonano la prima fila per accalcarsi allo stand del merchandising, dove le svedesi fanno finta di apprezzare le strette di mani sudate e i palpeggiamenti guasconi dei loschi figuri in questione. In cambio vendono qualche CD e maglietta, quindi vincono tutti.
Threshold. Band esteticamente inguardabile, questi Threshold dall'Inghilterra (nota fucina di fotomodelli ed esperti di bon-ton). Il cantante inizia lo show con una coperta di capelli, ma appena comuncia a sudare gli viene una stempiatura fino alla nuca (e ha un thermos col thè, 'sto sfigato). Il bassista è un pachistano che maltratta il suo strumento senza che si senta una sola nota. Uno dei chitarristi peserà 38 kg (stile “Grassi contro Magri”) e ha una stempiatura da nascondersi in casa e mandare la mamma in centro ad acquistare una parrucca. L'altro chitarrista e il tastierista sono due impiegati capitati là per caso. Il batterista negretto sarà alto un metro e mezzo, talmente scuro che si vedono solo gli occhi e i denti, ma fa un fracasso del demonio e ci si stupisce che non intervenga la polizia per tutelare il sonno dei bravi borghesi di Gradisca. Le canzoni sono tutte incasinate e non si riesce a ballare, ma la cosa inquietante è che il pubblico li definisce “accessibili e ruffiani”, uno strano strano afferma perfino che “hanne le melodie pop” (e ti chiedi cosa intenda per pop); alcuni fanatici vorrebbero canzoni dei primi dischi, molto più intricate e complesse, e ti viene da pensare che questi inglesi hanno pure una discografia e dei fans...
Dopo il concerto c'è gente che vuole addirittura farsi delle foto con questi inglesacci, ma è certo che sono tutti sbronzi e che stanotte a Gradisca ci sarà un boom delle effrazioni in casa.

***


Elemento trasversale: mangiare in primis.
La maledizione dei discotecari (che non fanno nulla di male direttamente, ma esistono e tanto basta) mi fa trovare chiuse le locande indigene. Tocca dirottare verso la festa in piazza a Gradisca d'Isonzo, con stand etnici che preparano cibarie sospette (gli indiani mi sembrano troppo felici attorno al loro paiolo e ciò non è rassicurante, gli unghersi fanno solo dolci ma si mettono le dita nel naso, gli sloveni hanno solo Union Pivo e zero cibo). I meno truffatori paiono dei toscani specializzati in grigliate, anche se cercano di farti prendere la tagliata o la fiorentina (che ovviamente costano come un blocco d'argento).
La grigliata toscana. Costa, salsiccia, pezzetti di tagliata, spiedino. Contorni con patate fritte o pomodorini + rucola + cipolline. Da bere Chianti di provenienza non verificabile (plausibile qualche discount di Ronco Bilaccio) e birra Union Pivo (orgoglio di Slovenia, una birra che fa vedere con speranza un futuro inesistente). Carne decente, a tratti valida (costa dignitosa, tagliata così così, salsiccia e spiedo brillanti), anche se il livello di sale/spezie è altissimo e noi chef navigati sappiamo che la carne ganza non ne ha bisogno, ergo nascono sospetti. La parlata toscana diverte e fa passare in secondo piano la qualità altalenante, resta la delusione per non aver divorato una Lubjanska come Perun comanda.

venerdì 9 agosto 2013

MagnaGermagna pt. 3 - Living Each Day In The Fat Lane



Luogo: festa medievale a Landshut, circa 70 km da Monaco. Festone in costume con villaggio medievale, tornei, sbandieratori, trombettieri, cavalieri e dame, birra birra birra e maiale maiale maiale.
Pietanza: patata al cartoccio con salsa all'aglio e (Signore Iddio perdonami...) insalata. Temperatura esterna del prodotto accettabile, temperatura interna insostenibile anche dopo mezz'ora dall'apertura. All'occorrenza, dunque, utile come arma di offesa.
Costo: popolare, ma al grande pubblico questa pietanza non interessa in quanto non contiene maiale e presenta invece l'insalata (che per un tedesco è l'equivalente dell'aglio per Bela Lugosi).
Qualità: ma che ci vuole a fare una patata al cartoccio? Però poi ci bevi sopra un litro di birra, le cameriere vestite come Ladyhawke, le fanfare, i cavalli che spetazzano a dieci metri, i bambini in cotta di maglia, l'albero delle fate, i bardi e i giocolieri... la qualità mi sale a mille, perdiana!



Luogo: Birreria Augustiner, Monaco. Per quanto mi riguarda, tra le birrerie storiche è una delle migliori come cibarie, mentre la birra è senza infamia e senza lode (son gusti, infatti c'è un'intera nazione che non si fa alcun problema sulla qualità della birra e gioisce solo del fatto che essa esiste).
Pietanza: polpette di cervo, gnocchetti di Svevia, crema di finferli, marmellata di frutti di bosco, panna acida.
Costo: giusto e onesto come nella maggior parte delle birrerie di Monaco. Non ti tirano dietro la roba, ma nemmeno ti strangolano con prezzi da Piazza San Marco.
Qualità: uno spettacolo di gusti silvani, a cui aggiungere il brivido del fatto che hanno sparato a Bambi e lo hanno trasformato in polpette. Non è giusto che a nord delle Alpi debbano soffrire solo ed esclusivamente i maiali, dannazione.



Luogo: Birreria Augustiner.
Pietanza: la Padella del Cacciatore l'ho già descritta un paio di anni fa. Questa è la nuova versione peggiorata. Avendo capito che la prima versione era una valanga di cibo a prezzi irrisori, gli esperti di marketing della Augustiner hanno pensato bene di ridurre la porzione, eliminare 3-4 prodotti e riempire i vuoti con patatine fritte che non costano nulla e piacciono ai bambini. Triste mezzuccio da ristorante veneziano in alta stagione. Ci sono le cipolle fritte, un po' di maiale, un canederlo e due salsicce: siamo lontani dai fasti.
Costo: rimane vantaggioso, ma...
Qualità: per chi ha assaggiato la Padella Originale, questa pallida imitazione ha un livello troppo basso per essere tollerato, benché riempia la panza e la predisponga ai soliti 3 litri di birra. Capitasse a qualche vagabondo di pasteggiare alla Augustiner, potrebbe orientarsi sulla Padella, ma solo se non l'ha mai provata prima. In ogni caso lo stinco è meglio.

mercoledì 7 agosto 2013

MagnaGermagna pt. 2 - Fear No Fat



Luogo: Fischspezialitaten, stand al Bang Your Head 2013. E' più o meno come Fisch Witte, ma con l'immunità ai Nuclei Antisofisticazioni. Panini col pesce crudo che ti guarda, pesce frittissimo che sguazza nell'indigeribile maionese all'aglio, fish&chips composto solo di pastella, cipolla cruda e cetrioli dappertutto.
Pietanza: panino con salmone e cipolla. Per quanto ne so, potrebbero anche averlo pescato da fiume che scorre lì vicino e averlo massacrato sul posto.
Costo: basso per uno stipendio tedesco, normale per uno stipendio italiano (sempre che l'italiano abbia uno stipendio).
Qualità: di tutte le pietanze offerte è l'unica senza salse da esilio sociale, peccato per la cipolla cruda che ti spinge ai margini dell'interazione con altri umani (esclusi i locali). In più crea l'illusione di mangiare qualcosa di sano e le illusioni ci aiutano a vivere meglio.



Tocco di colore con questo elegante dispenser di salse. Lo stand delle grigliate al Bang Your Head propone l'esperienza totale di una grigliata elefantiaca di (neanche a dirlo) maialazzo ricoperto di salsa a scelta (senape, maionese, ketchup, oppure uno mostro piccantissimo di cattiveria unica). Qualora il cliente non fosse soddisfatto della quantità di salsa che il cuoco ha spalmato sopra la grigliata, può utilizzare il dispenser per irrorare il suo piatto con qualche altro litro di liquame colorato. A quanto pare, il tedesco prova una gioia irrefrenabile nell'estrarre il cibo dalla salsa.



Luogo: Stand di “non si capisce cosa” al Bang Your Head.
Pietanza: bicchieri di carta contenenti un wurstel e due polpette, freddi. I promoter giurano che il wurstel sia a basso contenuto di grassi, le polpette invece contengono carne, ma altro non ci è dato sapere. Punterei sul maiale, via: mi sento fortunato e penso di poterci azzeccare.
Costo: gratis!!!
Qualità: chi se ne frega della qualità quanto è gratis??? In due giorni mi sono fatto fuori una trentina di wurstel e una sessantina di polpette, senza alcuna remora per l'orario della giornata. Da colazione a mezzanotte.

lunedì 5 agosto 2013

MagnaGermagna pt.1 - un viaggio nel disgusto e nell'indigestione


Luogo: Birreria Hax'n. Lo spacciano come il paradiso dello stinco definitivo e di altre prelibatezze bavaresi. Esteticamente è la peggiore delle birrerie del centro: pare ci vada la Monaco-bene per sentirsi elitaria e non mescolarsi con i turisti sbevazzoni e con la plebaglia locale. Va da sé che in Italia sarebbe un ristorante standard.
Pietanza: Desiderando sia lo stinco sia le prelibatezze, quale migliore scelta del piatto che comprende tutto? Ecco una padellona con stinco, pancetta, canederli, marmellata di frutti di bosco, costata, polpettone di fegato, crauti e (niente risate) pomodorini.
Costo: superiore alla media, come ogni pietanza da Hax'n. Provi una volta, se ti cambia la vita torni, sennò la vita va avanti.
Qualità: alta, per i parametri tedeschi. Carne di ottima qualità, preparazione superiore, gusto irruento e (come da copione) il tutto è finalizzato a berci sopra almeno 2 litri di birra. Tenendo conto di quello che si è speso, anche il servizio è stato meno xenofobo del solito, ma in questo caso l'estetica e il saper parlare inglese mi salva dall'essere identificato come italiano.



Luogo: Fisch Witte è un negozio di pesce del mercato di Monaco: non fa concorrenza a Nordsee perché ha un target molto meno fighetto, quindi ci vanno i vecchiacci e (ovviamente) gli hipster.
Pietanza: specialità da asporto i panini col pesce crudo, verdure e salse all'aglio. Obbligatorio il panino con gamberetti, lattuga e salsa a caso: fresco, nutriente, corposo, evidentemente funzionale alla contemporanea ingestione di birra. Ricordarsi, nel caso si viaggi in coppia, di cederne un pezzo al/alla partner, in modo che la salsa casuale (spesso aglio o cipolla) scateni effetti collaterali condivisi.
Costo: adeguato alla resa, soprattutto se ti attendono ore di camminata e pochi rapporti sociali.
Qualità: per me è superiore a Nordsee, ma i teutoni hanno questa fissa di inondare il pesce con le salse e quindi il gusto va a farsi benedire. La cosa non sembra preoccupare la Baviera, i cui abitanti divorano panini col pesce crudo dall'alba al tramonto.




Luogo: birreria (di cui non ricordo il nome) nel villaggio di Frohstetten, 40 case tra i monti del Baden-Wuttenberg e un'inevitabile tendenza all'accoppiamento tra consanguinei.
Pietanza: l'insalata. Esiste anche in Germania. La scoperta all'inizio ha creato imbarazzo, soprattutto perché la cameriera l'ha servita senza che fosse stata ordinata: poi si scopre che è un antipasto della casa. La verdura fresca è un alimento apparentemente sconosciuto a queste latitudini, ma se gli alemanni decidono di servirlo, lo fanno con l'insipienza alimentare tipica: maionese ovunque, fettine di wurstel, pezzi di pane abbrustolito e una enorme birra che, chissà come chissà quando, compare sempre quando ti siedi a tavola.
Costo: gratis, quindi andrebbe bene anche se ci avessero sputato dentro.
Qualità: di certo era vedura fresca, ma gli ingredienti collaterali ti danno l'impressione di aver scatenato la frustrazione del tuo girovita, dopo averlo illuso con un pasto apparentemente sano.





Luogo: vedi sopra.
Pietanza: Schnitzel. La cotoletta pare essere un prodigio culinario del Baden-Wuttemberg, almeno a giudicare dai toni trionfali con cui la presentano nel menù (come al solito, la cucina tedesca è facilmente replicabile in casa a chiunque sappia aprire una confezione di wurstel e pelare una patata). In questa foto potete ammirare una cotolletta affogata nella salsa di funghi e una invece annegata nella salsa alla paprika: in sostanza hanno impanato una quantità industriale di roba, hanno preparato 3-4 pentoloni di salse e hanno rovesciato le salse sulle cotolette in base alle ordinazioni. Poi ci buttano patate fritte e gnocchetti al formaggio, perché ci devi bere sopra quella birra enorme che ti servono senza chiedere.
Costo: irrisorio. Vale anche per la birra, che è prodotta nel birrificio del paese (dall'altra parte della strada, e viste le dimensioni del paese c'è il sospetto che siano tutti imparentati) e quindi con 8 euro torni a casa senza addominali.
Qualità: in Italia queste cose le sanno fare tutte le brave mamme e qualche papà ganzo, qui sembra alta cucina parigina. Dignitoso, vai a letto pieno e sogni pomodori.

giovedì 25 luglio 2013

Bang Your Head 2013, day 2: The Hangover Diaries




13 Luglio 2013

REBELLIOUS SPIRIT.
Colorati e chiassosi, più vicini alla terza media che alla terza superiore. Il look glam si scontra con partiture da Melodic Metal renano, quello con batterista-Duracell e i riff granitici che ogni tedesco canticchia già nell'utero. Pubblico diviso in due: cugini coetanei con magliette della band e parenti adulti con magliette della band, in pratica è il pranzo natalizio della famiglia Fritz. Tra un urletto e l'altro il cantante (doti trascurabili) getta l'occhio speranzoso verso le groupies, solo per incontrare il grugno severo delle zie (che poi si sono concesse a un altro gruppo, ma chi siamo noi per fare gossip?).

ALPHA TIGER.
Sorprendenti. E non solo per le strisce di tigre che schiaffano un po' ovunque, dalle braghe alla batteria fino allo striscione. L'Heavy Metal dei primi Queensryche, cantato come gli Dei del Metal esigono, suonato con rispetto e ardore tramite una manciata di canzoni semplicemente “belle”. Se l'Heavy Metal è riproposizione ad infinitum di un'immagine, un suono, un'attitudine, allora gli AT sono Heavy Metal.
Esercizio di stile, volevo scrivere qualcosa di commovente e gli AT sono stati fortunati ad avermi colto in una modalità così eroica. Per un uso corretto, sostituire “Alpha Tiger” col nome della vostra Heavy Metal Band preferita.

HELL.
Un'altra bomba del festival. Gli Hell hanno il più intrigante, carismatico e inusuale cantante della due giorni. Che David Bower venga dal teatro e dal musical si vede subito da come prende possesso del palco e ti fa dimenticare tutto il resto: solo lui a dominare declamando le litanie dei suoi bruttissimi band-mates. Bruttissimi almeno 3 su 5, ma la palma per il peggiore va al bassista: Jabba the Hutt vestito da Dracula, stempiato a 180° e con i capelli più zozzi dell'emisfero. Grazie comunque a un fenomeno assoluto come Bower (quando fa l'attore si chiama David Beckford: fa bene a tenere le distanze da quei brutti ceffi che gli suonano attorno, roba da meritarsi le persecuzioni della Buoncostume), gli Hell li rivedrei dal vivo anche subito e a David gli firmo anche un autografo. Agli altri no, che magari vogliono anche la foto e mi vergogno a farmi vedere vicino a certa gente.

ANGEL WITCH.
Ma che diamine! Lo stand finto greco serve un gyros piccante con salsa all'aglio e crauti! Scusate Angel Witch, devo provare esperienze nuove e voi ve la cavate bene anche senza di me (del resto suonate da 30 anni le stesse canzoni, sempre benissimo e con un pubblico roboante). Voto 8 al piatto, gustoso all'ingresso ed elaborato all'uscita. Voto 6 politico agli AW, come nel '68 quando c'era maretta e loro già suonavano le solite canzoni.

MORGANA LEFAY.
“Perché nessuno ha capito che i Morgana Lefay sono dei fighi?”. È il cruccio del bassista quando lo incontro allo stand del merchandising mentre cerca di regalare poster della sua band. Il povero svedese è ubriaco perso e, come tutti gli sbronzi, logorroico: l'idioma anglo-svedese con reflussi di vodka non è stato facile da decifrare. Sostenendo con argomentazioni inoppugnabili che l'Italia è in Austria, mi invita al suo prossimo concerto a un festival di cui non si ricorda né il nome né il luogo. Poi vuole fare una foto con me e con un sorriso ebete mi strangola cercando di soffocarmi con le alitate. Gli prometto di essere in prima fila al suo prossimo show e lo abbandono là allo stand con le sue infradito e lo sguardo sperduto alla ricerca della sua band (che probabilmente è già ripartita per la Svezia e si è liberata del peso intellettuale di un simile elemento). A proposito, gran bel concerto.

SANCTUARY.
Rimando la sperimentazione gastronomica perché sul palco arrivano cinque capelloni che un milione di anni fa hanno inciso due album spettacolari (a me piace di più il primo, gli intellettuali celebrano il secondo, la verità non esiste). Show impeccabile, anche se il cantante Warrel Dane cerca di non esagerare con gli acuti perché è sarebbe impossibile rimanere a livello del primo disco. Show revival da manuale: tutti i pezzi migliori eseguiti, performance eccellente, Dane sobrio (!), momenti di tensione quando il pubblico brillo canta i ritornelli in tonalità da ultrasuoni e in centinaia perdono la voce alla prima nota. Potrei essere più entusiasta, ma incredibilmente ho la pancia vuota e ogni gioia passa in secondo piano...

RAGE.
Dopo averli visti una decina di volte, ormai sono la classica band da pausa birra. Assoli a pallettone, potenza a profusione, ma io dovevo procurarmi wurstel e polpette gratis, quindi zero attenzione per loro.

THUNDER.
Altra sorpresa del festival, accidenti a questi inglesi! Su disco non mi hanno mai detto niente e il look on stage fa presagire un'ora abbondante di dramma blueseggiante da pub: chitarristi in hawaiana, bassista da settore terziario, batterista vecchio vecchio vecchio e cantante con taglio corto e chioma bianca altoborghese (stile “trasferimento a Minorca nei mesi invernali”). Invece piazzano una delle migliori voci in giro, carica inarrestabile e pezzi che impongono sculettamenti e testosterone. Niente di nuovo, niente di strano: perfetto per il pubblico locale. Partecipazione assoluto e perfino io, che avevo previsto la fuga enogastronomica dopo una canzone, mi sono goduto tutto lo show insieme a migliaia di calvi in visibilio.

AT THE GATES.
Ho visto dal vivo gli ATG: per me la più importante band di death metal svedese e, poche storie, ormai sono dei mercenari professionalissimi. Sacheggiano il capolavoro “Slaughter of the Soul”, suonano precisi come un team di chirurghi vascolari, lo show è tutto nelle mani del frontman Tompa (che ormai ha fermato il tempo, essendo uguale agli anni '90, quando peraltro faceva già schifo esteticamente). La band distrugge tutto per un'ora circa, poi via a bere perché sono svedesi e se non bevono alcol muoiono. Vivere dalla prima fila l'esecuzione di “Under a Serpent Sun” è uno degli highlight personali del festival. Insieme alle polpette gratis.

RAVEN.
Già visti, dedico solo rapido passaggio per conferma che sono ancora vivi e splendidamente zuzzurelloni.

ICED EARTH.
La band che più s'è incasinata la carriera negli ultimi 10 anni. Aveva tutto per diventare enorme, ha perso quasi tutto e adesso sta ricostruendo, appoggiata da uno stuolo di fans (soprattutto tedeschi) che non mollano mai, qualunque cosa succeda. Certo, avessero anche fatto album belli ultimamente, anche io li supporterei senza indugio. Eccoli che irrompono sul palco vestiti da Metallari in jeans&leather e infilano quasi tutte quelle canzoni giuste. Il nuovo cantante Stu Block ha la voce per reggere il paragone con il fenomenale Matt Barlow e risulta molto più azzeccato di Tim Owens (che strilla come un'aquila, ma sui registri bassi non rende come richiesto), gli altri sono inattaccabili e la partecipazione della gente migliora il giudizio. Ma una band che riesce a piazzare 3-4 power ballad in un festival senza risultare stucchevole dove la troviamo? Irruenti, schiacciasassi, prepotenti, yankee fino al midollo.

EXUMER.
Il thrash ignorantissimo degli Exumer attira un parterre di disadattati impresentabili che preferiscono rinchiudersi nella struttura coperta, così da continuare a bere al buio e puzzare in piena libertà senza che l'odore si disperda. Per questo riesco a seguire solo un paio di pezzi della band, che musicalmente è in palla e motivata... sarà che i novantenni strumentisti hanno preso il Polase con la birra e la reazione chimica è furibonda. Cantante supermuscolo con movenze scimmiesche abbastanza minaccioso da scoraggiare lo scontro fisico e sufficientemente sudato da impedire l'avvicinamento. A meno che tu non sia sbronzo.

ACCEPT.
Valgono le stesse cose dette sui Saxon il giorno precedente. Con la differenza di un orgoglio nazionalista ovviamente superiore, un tasso alcolico smodato e la tendenza degli alemanni a riunirsi in gruppetti e fare air guitar con mosse sincronizzate. Se sul palco lo show è da 8, tra il pubblico è 10.

CREMATORY.
Sono sotto il palco solo di verificare quanto grasso è il cantante Felix. È sferico. E ormai sta diventando calvo, anche se si ostina a portare i capelli lunghi (effetto “pista d'atterraggio”). Iniziare poi il concerto indoor con canotta, camicia e gilet in pelle lo trasforma in una palla sudata dopo le prime due note. Resta in canotta e schizza sudore sulle prime file senza pietà. Il batterista è altrettando panzone, ma almeno è lontano e suda in isolamento, la tastierista ha una camicia da notte e non credo che suoni effettivamente (ogni tanto pigia bottoni e partono loop e basi). Tutto qui, mi resta il tempo per guardarmi intorno e il pavimento è disseminato di ubriachi svenuti nelle posizioni più fantasiose (ci deve essere un concorso in atto).

Ricordiamocelo così, il Bang Your Head 2013: una festa ininterrotta tra membri della stessa famiglia, con tutto quello che le famiglie numerose si portano dietro... i fratelli lazzaroni, i cugini caciarosi, gli zii ubriaconi, i nonni lamentosi... ma è pur sempre famiglia.

lunedì 22 luglio 2013

Bang Your Head 2013, day 1: To Beer Or Not To Beer?




12 Luglio 2013

Zero intrattenimento per questa prima parte del report. Solo musica di band dimenticate da Dio, ma che per almeno 50 minuti possono sognare di essere ciò che vorrebbero.

WANTED INC.
Suonano per primi davanti a 12 persone e io ero impegnato a esaminare l'offerta gastonomica degli stand. Ubi maior...

ARTILLERY.
A parte il cantante chiomato e pure discreto a cantar, gli altri tre non si possono vedere. I due chitarristi sono vecchi come la brillantina per capelli (che non usano in quanto calvi) e hanno le braghe della tuta, il bassista è il tipico danese da campeggio jesolano e il batterista non l'ho guardato perché temevo altre braghe della tuta. Concerto ganzetto, comunque, perché le band di ottantenni non sbagliano mai.

CRAZY LIXX.
Su disco sono splendidi, dal vivo non sbagliano niente... cosa c'è che li castra? Il fatto che senza cori sembrano una band come tante e che il cantante è sempre sufficiente ma mai eccezionale. Nuovo bassista minorenne fresco d'esame di maturità, solista poser 100% con stivale a punta e più capelli di quanti ne meriterebbe. Pubblico in estasi, ma solo le prime 3-4 file, perché gli altri tedeschi sono ancora a spasso a decidere se bere birra o birra. Erroraccio del cantante, che si mette gli spandex, ma si dimentica il calzino arrotolato nel pacco, così sembra essere asessuato come un cherubino (si è mai vista una Rockstar asessuata? Dai...).

DREAM EVIL.
Gravissimo il look dei DE, con due impiegati delle ferrovie alla chitarra e un cameriere cinese al basso. Capelli lunghi: zero. Il cantante sembra il gemello incidentato dell'attore che fa Spartacus (il secondo, quello espressivo come un dolmen) e spara urla da sirena del cantiere. I pezzi mi piacciono, ma la band è piatta e, fa male dirlo, quasi dopolavoristica: danno l'idea di trovarsi solo per far dischi e nel tempo libero ognuno va a pescare salmoni per conto suo.

H.E.A.T
Prova brillantemente superata, nonostante i timori per l'improvvisa defezione del chitarrista Dave. Arrangiamenti di tastiera a profusione, una sola chitarra e poi via di spettacolo. Erik, il cantante, ha speso qualche mese davanti allo specchio in camera sua per provare le mosse da rockstar e qualcosa di buono ha combinato, ma soprattutto ha retto alla grande con la voce. I pezzi da live show ce li hanno tutti, coraggiosissimi poi a fare una “Downtown” che è puro Eighties AOR (e in un festival Metal è un azzardo). Convincono tutti, anche se le prime file di ragazzette adoranti forse non c'era bisogno di convincerle. Nel post-show facilmente reperibili in mezzo al pubblico per fare festa, foto, autografi e simulare peti (a parte il batterista che, dicono i maligni, ha preferito la compagnia femminile all'abbraccio di sudati Metallari bavaresi).

MASTERPLAN.
Quanto mi piaceva il primo disco. Qualcuno deve averlo detto ai Masterplan, che lo saccheggiano eseguendo parecchi pezzi. Il nuovo cantante ce la fa, gli strumentisti ce la fanno, il pubblico ce la fa perché siamo in Germania e se non ce la fai te ne stai dignitosamente nelle retrovie a bere. Tutto ok, però è una band che non mi interessa più, che seguo da 1 km di distanza mentre osservo la fauna locale e mi rendo conto che già a quest'ora qualcuno è collassato.

ENTOMBED.
Band che, nel mio mondo musicale, esiste da sempre: non so più quanti album hanno fatto, non si sono mai sciolti, han suonato sempre e ovunque, li avrò beccati 3-4 volte in festival a caso e rivederli fa sempre piacere. Un po' più calvi, un po' più panzoni, sempre tra l'incazzato e il divertito. Penso che il cantante si sia lamentato che i panini all'aringa cruda serviti al festival non sono paragonabili a quelli svedesi. Immediatamente ho abbandonato lo show per mangiare il panino, poi mi son ricordato che non sono mai stato in Svezia per fare confronti e all'Ikea l'aringa cruda non ce l'hanno, quindi missione intelocutoria (ma almeno ho mangiato).

PRETTY MAIDS.
I due membri storici sono presi sempre peggio ogni volta che li vedo. Ronnie Atkins ormai ha più rughe di nonno Simpson, Ken Hammer invece ha la circonferenza di Winchester e la faccia come un pallone da basket. Ma che splendido concerto anche stavolta! A maggior ragione, visto che si permettono di ignorare bellamente il capolavoro “Jump the Gun” per concentrarsi sui primissimi album e qualcosa della nuova produzione. Poco male, si vede che sono amatissimi e il tedesco, ormai è chiaro, non vuole sorprese: vuole la sua birra, la sua “Back to Back”, il suo headbanging e un posto qualunque per svenire.

STRATOVARIUS.
Begli anni, quelli degli Stratovarius al top. Bei dischi, produzioni esagerate, metrica delle linee vocali in stile 883. Peccato per tutto quello che è successo dopo: ora sono una band ok, ricostruita in maniera decente, molto professionale e (dicono) con un buon ultimo album, ma certe band devi lasciarle andare a un certo punto. Li ho lasciati andare e sono partito a caccia di un panino col pesce crudo.

FLESHCRAWL.
Panino col pesce crudo. Ancora.

LORDI.
Horror show squisitamente pacchiano e adolescenziale, canzoni con solo ritornelli, cliché anni '80 che ti mandano in Paradiso. Quanto ci piacciono a noi tedeschi questi finnici! La superstar è la tastierista, che suona dentro una confezione della Barbie e si muove da zombirockstarnumber1. E vai di scenografie degne di Sam Raimi, petardi, ghiaccio secco, assoli di chitarra tutti sbagliati, fuoco fuoco fuoco. Ma ragazzi, stiamo scherzando? Festa dappertutto! Lordi Sindaco Subito.

LAKE OF TEARS.
Che godimento vedere una band acclamata zero dal pubblico di fine anni '90 che viene invece esaltata nel 2013. Magari sarà che si sta facendo tardi e la birra rende tutti più clementi, ma i LoT si fanno rispettare e dimostrano di avere un senso. Direi comunque bene di loro, visto che il chitarrista Jordanius è grosso come un toro e sembra tutto incazzato con la sua chioma nera con ricrescita bionda. Gli altri della band invece penso di poterli picchiare senza problemi (uno alla volta, ciò).

SAXON.
Li ho visti tante volte. Li ho visti sotto la pioggia in una pista di cart, davanti a 80mila persone a Wacken, in qualche locale veneto di capienza decente ma suoni pietosi, in festival per l'Europa... ovunque. Mai una volta hanno suonato male. Saxon garanzia assoluto di Heavy Metal. Punto. Con una produzione da palco degna degli anni '80 (anzi, meglio), una batteria che ogni tanto si solleva tipo ascensore, una ventina di hits (sempre quelle) che non possono non suonare, Biff che fischia come una locomotiva e la band che rievoca la Storia, ennesimo trionfo per questi vecchiacci.

DIE APOKALYPTISCHEN REITER
Livello di idiozia altissimo per questo cinque agricoltori tedeschi. Tastierista sadomaso che suona su un'altalena, cantante a metà tra orafo ebreo e borgomastro del villaggio, gli altri sono tre capelloni tedeschi standard. Folla in visibilio per il cantato in lingua madre e le boiate continue della band, che tra frustate al pubblico, balzi in alto da Trials Olimpici, riff squadrati made in Gemany come neanche i crauti, ritmiche marziali in stile Norimberga 1935 e inserti di flauti/violini, infila uno show incomprensibile per un italiano ma imprescindibile per ogni vero prussiano.

ONSLAUGHT.
Ciao ciao.