sabato 19 ottobre 2013

Trippa, vino e festose bestemmie



Sovernigo è grande come uno sputazzo per terra: certo, lo sputazzo di un dinosauro, ma pur sempre uno sputazzo. Gli ingenui direbbero che è una frazione di Paese, che è il metodo migliore per prendersi una coltellata dagli abitanti di Sovernigo (e anche da quelli di Paese).
Sono tre strade che si incrociano davanti a una chiesa, che onestamente è proprio carina. L'hanno ristrutturata probabilmente con le elemosine delle vecchiette, visto che a Sovernigo pare abitino solo ottantenni. Le case sono tutte strette l'una all'altra, così la gente può farsi gli affari degli altri senza sforza: basta aprire una finestra. C'è un parcheggio che ai turisti viene forse spacciato come piazza, ma insomma, che turisti possono mai passare per Sovernigo?
Eppure una volta all'anno l'attrazione eccezionale c'è.
La sagretta di Sovernigo.
E' organizzata dai vecchi del posto (“I Lupi”, una specie Proloco con qualche ettolitro di cabernet in più), che però si fanno aiutare anche dalla gioventù perché un'esistenza dedicata all'alcol notoriamente non è il massimo se devi gestire una sagra. Certo, non è che i giovani bevano meno...
L'evento è sotto un tendone che occupa tutto il parcheggio e le attrattive sono da utenza ottantenne: mangiare, bere e giocare a carte (solo dopo ho capito che era un torneo di tressette e non di bestemmie).
CIBO. Prelibatezze assoluto la trippa con polenta e la bistecca di cavallo. Per me si potrebbe anche chiudere qua: trionfo assoluto e tutti a casa. Ma l'organizzazione ci piazza anche altre pietanze (braciola, funghi, fagioli, patate... tutto roba fondamentale se poi ci devi bere sopra 3 litri di vino) e si chiude in gloria con le caldarroste, accompagnate da altro vino, sennò è come fare le cose a metà.
BEVANDE. Vino. C'è anche la birra, ma sono le lattine del supermercato e pure a temperatura ambiente. Niente da fare, con l'età media dei presenti si va di vino, che tra l'altro pare fare miracoli, visto che i consumatori sono ancora tutti in vita (a meno che io non abbia visto un'orda di trentenni mostruosamente invecchiati dagli eccessi). La specialità per intenditori è lo sgroppino, che ha una storia tutta sua e che posso raccontare solo a voce. Chiusura gloriosa col caffé, servito con correzione di mezzo litro di grappa (non esiste l'opzione analcolica).
ATTRAZIONI EXTRA. A quanto riporta il programma, il primo giorno i vecchi si sfogano con il torneo di scopa e tressette. Il due giorni seguenti l'attrazione è la Messa Solenne, evidentemente necessaria per salvare le anime di quell'orda di bestemmiatori che s'è esibita durante il torneo. Resta il fatto che dopo la Messa si torna in sagra, quindi il problema si ripropone. Notare che non ci sono band di liscio, visto che i vecchi sono interessati solo alla Trinità (Cibo-Alcol-Carte) e non accettano distrazioni.

POST SCRIPTUM.
Che i vecchi siano timorati di Dio è solo una leggenda metropolitana. La sequela di bestemmie udite al torneo di scopa & tressette è la prova inconfutabile che i vecchi di Sovernigo non solo non hanno paura di Dio, ma che potendo lo prenderebbero anche a schiaffi.

domenica 11 agosto 2013

Threshold + Crucified Barbara


... e ti pare che metto una foto dei Threshold???

10 agosto 2013
Gradisca d'Isonzo (Gorizia... pare sia in Italia, ma i locali dissentono apertamente).

Scegli la recensione che più ti appartiene.
Sei Metallaro o Rocker (meglio il primo, il secondo è qualunquista e rischia sempre di deviare verso lidi promiscui), ne sai a pacchi di musica e, oltre a sbatacchiare la testa, conosci le band e i ritornelli? La recensione 1 è per te, vecchia volpe da backstage!
Non ne sai nulla e ai concerti ci capiti per caso, spesso a causa di inganni da parte di amici infami o partner senza rispetto? La recensione 2 ti consolerà nella tua battaglia contro il disagio e l'autismo del Metallaro!

Recensione 1: per Metallari/Rockerz.
Festival ad alto tasso di Metallo davanti alle mura del castello di Gradisca d'Isonzo (sita in un luogo che, a quanto pare, non è Italia ma Impero Austro-Ungarico). Si parte a suonare nel pomeriggio con varie band di Metallone Progressivo, ma ritardo l'arrivo ben conscio che il solito pubblico di parenti, compagni di classe e altri musicisti basta e avanza per dare ai gruppi l'illusione che la loro musica abbia un senso (questo è il punto in cui si ride, gente di poco spirito!).
Crucified Barbara. Le CB sono 4 svedesine dall'aspetto apprezzabile unito a buone capacità tecniche e un'intensa attitudine. Hard Rock spesso Metallizzato a dovere, ideale per i live. Impossibile però dimenticare che le ragazze non hanno letteralmente le canzoni: certo, hanno inciso tre album, ma in nessuno di essi c'è un pezzo memorabile e degno di menzione. Mai paura, di band così ne abbiamo a pacchi. Per fortuna sono carine e attirano orde di guardoni da tutto il Nord-Est (terra che già di suo ne produce a ritmo continuo), quindi i loro concerti garantiscono sempre una certa affluenza. Nel post-concerto si rivelano semplici, simpatiche e prive di fidanzati nerboruti, quindi ribadisco che dovrebbero farsi scrivere i pezzi da qualche adulto.
Threshold. Band inglese di Prog Metal incredibilmente non noioso e ricco di pathos. Suonano al 100%, con il cantante Damian Wilson che spara una prestazione da panico e tafferugli in piazza. Saccheggiano gli ultimi due dischi, già esaltanti di loro, ma con una classe ancora superiore. Concerto perfetto, con suoni non sempre impeccabili ma che passano in secondo piano rispetto a tutto il resto. Pubblico di veri fanatici, gente che si è fatta ore di viaggio per vedere la band, trascurando le famiglie e perdendo i posti di lavoro; gente che fa headbanging controtempo, seguendo le ritmiche schizofreniche del batterista Johanne James, piccolo e nero come quello della pubblicità delle Tabù ma posseduto dallo spirito voodoo di Papa Shango.
Momento catartico quando il cantante dice “Grazie Italia” e molti locali hanno un moto di orgoglio precisando che la definizione geografica non è corretta e che le carte geografiche di riferimento debbono datare al massimo al 1860.
Finito il concerto, Damian Wilson si butta in mezzo al pubblico per ringraziare e fare foto. Ricordarsi per il futuro di non abbracciarlo, visto che è sudato come una nutria d'estate. Impeccabili: pubblico da nerd delle scuole di musica, ma comunque concertone.


Recensione 2: per il resto del mondo
In una valle quasi priva di illuminazione, attorno a un palco più piccolo di quello della Sagra dea Sardea (a Silea a inizio luglio, vietato mancare), si accalcano decine di scarti della società. Capelli lunghi, magliette smanicate per rilasciare odori bestiali, scarponi da Grande Guerra, inquietante propensione per l'alcolismo. Con grave irresponsabilità sociale, l'organizzazione prevede delle promozioni per l'acquisto di birra (4 birre, 10 euro) e questo in breve causa oscillazioni dei corpi, ilarità, battute da caserma, propensione alla molestia. Solo degli sbronzi possono lanciarsi in discussioni concitate sulla data esatta di un particolare concerto, sul valore di un disco inciso 36 anni fa, sull'importanza fondamentale di un assolo eseguito così e non colà, oppure sull'imprescindibilità di alcuni album che non sono mai usciti ufficialmente ma che tutti i presenti sembrano comunque possedere. Una nutrita schiera dei presenti si accapiglia su questione tecnico-musicali (strumentazioni, partiture, esercizi, blah blah blah) e incidentalmente hanno quasi tutti il codino e la maglietta con scritto Dream Theater. Vi sono molti disagiati che non hanno mai visto una femmina in vita loro e sbavano abbondamentemente quando una di loro entra nel raggio visivo: in genere sono calvi, con forfora persistente e rachitismo, ma con polsi prodigiosamente snodabili. Donne presenti in numero notevole, ma comunque tutte accoppiate a ceffi da galera che di certo stanno con loro grazie a minacce e ricatti.
Crucified Barbara. Biondine vestite di jeans e pelle, con tatuaggi da gang di biker (anche sugli avambracci, come i delinquenti) e una serie di canzoni fracassone in cui si intuisce qualche melodia ma si capisce che non è roba da signore e che queste qua al loro paese probabilmente lavorano in qualche distilleria clandestina oppure occupano gli appartamenti quando i proprietari sono in ferie.
Finito lo show delle CB, i guardoni calvi e segaligni abbandonano la prima fila per accalcarsi allo stand del merchandising, dove le svedesi fanno finta di apprezzare le strette di mani sudate e i palpeggiamenti guasconi dei loschi figuri in questione. In cambio vendono qualche CD e maglietta, quindi vincono tutti.
Threshold. Band esteticamente inguardabile, questi Threshold dall'Inghilterra (nota fucina di fotomodelli ed esperti di bon-ton). Il cantante inizia lo show con una coperta di capelli, ma appena comuncia a sudare gli viene una stempiatura fino alla nuca (e ha un thermos col thè, 'sto sfigato). Il bassista è un pachistano che maltratta il suo strumento senza che si senta una sola nota. Uno dei chitarristi peserà 38 kg (stile “Grassi contro Magri”) e ha una stempiatura da nascondersi in casa e mandare la mamma in centro ad acquistare una parrucca. L'altro chitarrista e il tastierista sono due impiegati capitati là per caso. Il batterista negretto sarà alto un metro e mezzo, talmente scuro che si vedono solo gli occhi e i denti, ma fa un fracasso del demonio e ci si stupisce che non intervenga la polizia per tutelare il sonno dei bravi borghesi di Gradisca. Le canzoni sono tutte incasinate e non si riesce a ballare, ma la cosa inquietante è che il pubblico li definisce “accessibili e ruffiani”, uno strano strano afferma perfino che “hanne le melodie pop” (e ti chiedi cosa intenda per pop); alcuni fanatici vorrebbero canzoni dei primi dischi, molto più intricate e complesse, e ti viene da pensare che questi inglesi hanno pure una discografia e dei fans...
Dopo il concerto c'è gente che vuole addirittura farsi delle foto con questi inglesacci, ma è certo che sono tutti sbronzi e che stanotte a Gradisca ci sarà un boom delle effrazioni in casa.

***


Elemento trasversale: mangiare in primis.
La maledizione dei discotecari (che non fanno nulla di male direttamente, ma esistono e tanto basta) mi fa trovare chiuse le locande indigene. Tocca dirottare verso la festa in piazza a Gradisca d'Isonzo, con stand etnici che preparano cibarie sospette (gli indiani mi sembrano troppo felici attorno al loro paiolo e ciò non è rassicurante, gli unghersi fanno solo dolci ma si mettono le dita nel naso, gli sloveni hanno solo Union Pivo e zero cibo). I meno truffatori paiono dei toscani specializzati in grigliate, anche se cercano di farti prendere la tagliata o la fiorentina (che ovviamente costano come un blocco d'argento).
La grigliata toscana. Costa, salsiccia, pezzetti di tagliata, spiedino. Contorni con patate fritte o pomodorini + rucola + cipolline. Da bere Chianti di provenienza non verificabile (plausibile qualche discount di Ronco Bilaccio) e birra Union Pivo (orgoglio di Slovenia, una birra che fa vedere con speranza un futuro inesistente). Carne decente, a tratti valida (costa dignitosa, tagliata così così, salsiccia e spiedo brillanti), anche se il livello di sale/spezie è altissimo e noi chef navigati sappiamo che la carne ganza non ne ha bisogno, ergo nascono sospetti. La parlata toscana diverte e fa passare in secondo piano la qualità altalenante, resta la delusione per non aver divorato una Lubjanska come Perun comanda.

venerdì 9 agosto 2013

MagnaGermagna pt. 3 - Living Each Day In The Fat Lane



Luogo: festa medievale a Landshut, circa 70 km da Monaco. Festone in costume con villaggio medievale, tornei, sbandieratori, trombettieri, cavalieri e dame, birra birra birra e maiale maiale maiale.
Pietanza: patata al cartoccio con salsa all'aglio e (Signore Iddio perdonami...) insalata. Temperatura esterna del prodotto accettabile, temperatura interna insostenibile anche dopo mezz'ora dall'apertura. All'occorrenza, dunque, utile come arma di offesa.
Costo: popolare, ma al grande pubblico questa pietanza non interessa in quanto non contiene maiale e presenta invece l'insalata (che per un tedesco è l'equivalente dell'aglio per Bela Lugosi).
Qualità: ma che ci vuole a fare una patata al cartoccio? Però poi ci bevi sopra un litro di birra, le cameriere vestite come Ladyhawke, le fanfare, i cavalli che spetazzano a dieci metri, i bambini in cotta di maglia, l'albero delle fate, i bardi e i giocolieri... la qualità mi sale a mille, perdiana!



Luogo: Birreria Augustiner, Monaco. Per quanto mi riguarda, tra le birrerie storiche è una delle migliori come cibarie, mentre la birra è senza infamia e senza lode (son gusti, infatti c'è un'intera nazione che non si fa alcun problema sulla qualità della birra e gioisce solo del fatto che essa esiste).
Pietanza: polpette di cervo, gnocchetti di Svevia, crema di finferli, marmellata di frutti di bosco, panna acida.
Costo: giusto e onesto come nella maggior parte delle birrerie di Monaco. Non ti tirano dietro la roba, ma nemmeno ti strangolano con prezzi da Piazza San Marco.
Qualità: uno spettacolo di gusti silvani, a cui aggiungere il brivido del fatto che hanno sparato a Bambi e lo hanno trasformato in polpette. Non è giusto che a nord delle Alpi debbano soffrire solo ed esclusivamente i maiali, dannazione.



Luogo: Birreria Augustiner.
Pietanza: la Padella del Cacciatore l'ho già descritta un paio di anni fa. Questa è la nuova versione peggiorata. Avendo capito che la prima versione era una valanga di cibo a prezzi irrisori, gli esperti di marketing della Augustiner hanno pensato bene di ridurre la porzione, eliminare 3-4 prodotti e riempire i vuoti con patatine fritte che non costano nulla e piacciono ai bambini. Triste mezzuccio da ristorante veneziano in alta stagione. Ci sono le cipolle fritte, un po' di maiale, un canederlo e due salsicce: siamo lontani dai fasti.
Costo: rimane vantaggioso, ma...
Qualità: per chi ha assaggiato la Padella Originale, questa pallida imitazione ha un livello troppo basso per essere tollerato, benché riempia la panza e la predisponga ai soliti 3 litri di birra. Capitasse a qualche vagabondo di pasteggiare alla Augustiner, potrebbe orientarsi sulla Padella, ma solo se non l'ha mai provata prima. In ogni caso lo stinco è meglio.

mercoledì 7 agosto 2013

MagnaGermagna pt. 2 - Fear No Fat



Luogo: Fischspezialitaten, stand al Bang Your Head 2013. E' più o meno come Fisch Witte, ma con l'immunità ai Nuclei Antisofisticazioni. Panini col pesce crudo che ti guarda, pesce frittissimo che sguazza nell'indigeribile maionese all'aglio, fish&chips composto solo di pastella, cipolla cruda e cetrioli dappertutto.
Pietanza: panino con salmone e cipolla. Per quanto ne so, potrebbero anche averlo pescato da fiume che scorre lì vicino e averlo massacrato sul posto.
Costo: basso per uno stipendio tedesco, normale per uno stipendio italiano (sempre che l'italiano abbia uno stipendio).
Qualità: di tutte le pietanze offerte è l'unica senza salse da esilio sociale, peccato per la cipolla cruda che ti spinge ai margini dell'interazione con altri umani (esclusi i locali). In più crea l'illusione di mangiare qualcosa di sano e le illusioni ci aiutano a vivere meglio.



Tocco di colore con questo elegante dispenser di salse. Lo stand delle grigliate al Bang Your Head propone l'esperienza totale di una grigliata elefantiaca di (neanche a dirlo) maialazzo ricoperto di salsa a scelta (senape, maionese, ketchup, oppure uno mostro piccantissimo di cattiveria unica). Qualora il cliente non fosse soddisfatto della quantità di salsa che il cuoco ha spalmato sopra la grigliata, può utilizzare il dispenser per irrorare il suo piatto con qualche altro litro di liquame colorato. A quanto pare, il tedesco prova una gioia irrefrenabile nell'estrarre il cibo dalla salsa.



Luogo: Stand di “non si capisce cosa” al Bang Your Head.
Pietanza: bicchieri di carta contenenti un wurstel e due polpette, freddi. I promoter giurano che il wurstel sia a basso contenuto di grassi, le polpette invece contengono carne, ma altro non ci è dato sapere. Punterei sul maiale, via: mi sento fortunato e penso di poterci azzeccare.
Costo: gratis!!!
Qualità: chi se ne frega della qualità quanto è gratis??? In due giorni mi sono fatto fuori una trentina di wurstel e una sessantina di polpette, senza alcuna remora per l'orario della giornata. Da colazione a mezzanotte.

lunedì 5 agosto 2013

MagnaGermagna pt.1 - un viaggio nel disgusto e nell'indigestione


Luogo: Birreria Hax'n. Lo spacciano come il paradiso dello stinco definitivo e di altre prelibatezze bavaresi. Esteticamente è la peggiore delle birrerie del centro: pare ci vada la Monaco-bene per sentirsi elitaria e non mescolarsi con i turisti sbevazzoni e con la plebaglia locale. Va da sé che in Italia sarebbe un ristorante standard.
Pietanza: Desiderando sia lo stinco sia le prelibatezze, quale migliore scelta del piatto che comprende tutto? Ecco una padellona con stinco, pancetta, canederli, marmellata di frutti di bosco, costata, polpettone di fegato, crauti e (niente risate) pomodorini.
Costo: superiore alla media, come ogni pietanza da Hax'n. Provi una volta, se ti cambia la vita torni, sennò la vita va avanti.
Qualità: alta, per i parametri tedeschi. Carne di ottima qualità, preparazione superiore, gusto irruento e (come da copione) il tutto è finalizzato a berci sopra almeno 2 litri di birra. Tenendo conto di quello che si è speso, anche il servizio è stato meno xenofobo del solito, ma in questo caso l'estetica e il saper parlare inglese mi salva dall'essere identificato come italiano.



Luogo: Fisch Witte è un negozio di pesce del mercato di Monaco: non fa concorrenza a Nordsee perché ha un target molto meno fighetto, quindi ci vanno i vecchiacci e (ovviamente) gli hipster.
Pietanza: specialità da asporto i panini col pesce crudo, verdure e salse all'aglio. Obbligatorio il panino con gamberetti, lattuga e salsa a caso: fresco, nutriente, corposo, evidentemente funzionale alla contemporanea ingestione di birra. Ricordarsi, nel caso si viaggi in coppia, di cederne un pezzo al/alla partner, in modo che la salsa casuale (spesso aglio o cipolla) scateni effetti collaterali condivisi.
Costo: adeguato alla resa, soprattutto se ti attendono ore di camminata e pochi rapporti sociali.
Qualità: per me è superiore a Nordsee, ma i teutoni hanno questa fissa di inondare il pesce con le salse e quindi il gusto va a farsi benedire. La cosa non sembra preoccupare la Baviera, i cui abitanti divorano panini col pesce crudo dall'alba al tramonto.




Luogo: birreria (di cui non ricordo il nome) nel villaggio di Frohstetten, 40 case tra i monti del Baden-Wuttenberg e un'inevitabile tendenza all'accoppiamento tra consanguinei.
Pietanza: l'insalata. Esiste anche in Germania. La scoperta all'inizio ha creato imbarazzo, soprattutto perché la cameriera l'ha servita senza che fosse stata ordinata: poi si scopre che è un antipasto della casa. La verdura fresca è un alimento apparentemente sconosciuto a queste latitudini, ma se gli alemanni decidono di servirlo, lo fanno con l'insipienza alimentare tipica: maionese ovunque, fettine di wurstel, pezzi di pane abbrustolito e una enorme birra che, chissà come chissà quando, compare sempre quando ti siedi a tavola.
Costo: gratis, quindi andrebbe bene anche se ci avessero sputato dentro.
Qualità: di certo era vedura fresca, ma gli ingredienti collaterali ti danno l'impressione di aver scatenato la frustrazione del tuo girovita, dopo averlo illuso con un pasto apparentemente sano.





Luogo: vedi sopra.
Pietanza: Schnitzel. La cotoletta pare essere un prodigio culinario del Baden-Wuttemberg, almeno a giudicare dai toni trionfali con cui la presentano nel menù (come al solito, la cucina tedesca è facilmente replicabile in casa a chiunque sappia aprire una confezione di wurstel e pelare una patata). In questa foto potete ammirare una cotolletta affogata nella salsa di funghi e una invece annegata nella salsa alla paprika: in sostanza hanno impanato una quantità industriale di roba, hanno preparato 3-4 pentoloni di salse e hanno rovesciato le salse sulle cotolette in base alle ordinazioni. Poi ci buttano patate fritte e gnocchetti al formaggio, perché ci devi bere sopra quella birra enorme che ti servono senza chiedere.
Costo: irrisorio. Vale anche per la birra, che è prodotta nel birrificio del paese (dall'altra parte della strada, e viste le dimensioni del paese c'è il sospetto che siano tutti imparentati) e quindi con 8 euro torni a casa senza addominali.
Qualità: in Italia queste cose le sanno fare tutte le brave mamme e qualche papà ganzo, qui sembra alta cucina parigina. Dignitoso, vai a letto pieno e sogni pomodori.

giovedì 25 luglio 2013

Bang Your Head 2013, day 2: The Hangover Diaries




13 Luglio 2013

REBELLIOUS SPIRIT.
Colorati e chiassosi, più vicini alla terza media che alla terza superiore. Il look glam si scontra con partiture da Melodic Metal renano, quello con batterista-Duracell e i riff granitici che ogni tedesco canticchia già nell'utero. Pubblico diviso in due: cugini coetanei con magliette della band e parenti adulti con magliette della band, in pratica è il pranzo natalizio della famiglia Fritz. Tra un urletto e l'altro il cantante (doti trascurabili) getta l'occhio speranzoso verso le groupies, solo per incontrare il grugno severo delle zie (che poi si sono concesse a un altro gruppo, ma chi siamo noi per fare gossip?).

ALPHA TIGER.
Sorprendenti. E non solo per le strisce di tigre che schiaffano un po' ovunque, dalle braghe alla batteria fino allo striscione. L'Heavy Metal dei primi Queensryche, cantato come gli Dei del Metal esigono, suonato con rispetto e ardore tramite una manciata di canzoni semplicemente “belle”. Se l'Heavy Metal è riproposizione ad infinitum di un'immagine, un suono, un'attitudine, allora gli AT sono Heavy Metal.
Esercizio di stile, volevo scrivere qualcosa di commovente e gli AT sono stati fortunati ad avermi colto in una modalità così eroica. Per un uso corretto, sostituire “Alpha Tiger” col nome della vostra Heavy Metal Band preferita.

HELL.
Un'altra bomba del festival. Gli Hell hanno il più intrigante, carismatico e inusuale cantante della due giorni. Che David Bower venga dal teatro e dal musical si vede subito da come prende possesso del palco e ti fa dimenticare tutto il resto: solo lui a dominare declamando le litanie dei suoi bruttissimi band-mates. Bruttissimi almeno 3 su 5, ma la palma per il peggiore va al bassista: Jabba the Hutt vestito da Dracula, stempiato a 180° e con i capelli più zozzi dell'emisfero. Grazie comunque a un fenomeno assoluto come Bower (quando fa l'attore si chiama David Beckford: fa bene a tenere le distanze da quei brutti ceffi che gli suonano attorno, roba da meritarsi le persecuzioni della Buoncostume), gli Hell li rivedrei dal vivo anche subito e a David gli firmo anche un autografo. Agli altri no, che magari vogliono anche la foto e mi vergogno a farmi vedere vicino a certa gente.

ANGEL WITCH.
Ma che diamine! Lo stand finto greco serve un gyros piccante con salsa all'aglio e crauti! Scusate Angel Witch, devo provare esperienze nuove e voi ve la cavate bene anche senza di me (del resto suonate da 30 anni le stesse canzoni, sempre benissimo e con un pubblico roboante). Voto 8 al piatto, gustoso all'ingresso ed elaborato all'uscita. Voto 6 politico agli AW, come nel '68 quando c'era maretta e loro già suonavano le solite canzoni.

MORGANA LEFAY.
“Perché nessuno ha capito che i Morgana Lefay sono dei fighi?”. È il cruccio del bassista quando lo incontro allo stand del merchandising mentre cerca di regalare poster della sua band. Il povero svedese è ubriaco perso e, come tutti gli sbronzi, logorroico: l'idioma anglo-svedese con reflussi di vodka non è stato facile da decifrare. Sostenendo con argomentazioni inoppugnabili che l'Italia è in Austria, mi invita al suo prossimo concerto a un festival di cui non si ricorda né il nome né il luogo. Poi vuole fare una foto con me e con un sorriso ebete mi strangola cercando di soffocarmi con le alitate. Gli prometto di essere in prima fila al suo prossimo show e lo abbandono là allo stand con le sue infradito e lo sguardo sperduto alla ricerca della sua band (che probabilmente è già ripartita per la Svezia e si è liberata del peso intellettuale di un simile elemento). A proposito, gran bel concerto.

SANCTUARY.
Rimando la sperimentazione gastronomica perché sul palco arrivano cinque capelloni che un milione di anni fa hanno inciso due album spettacolari (a me piace di più il primo, gli intellettuali celebrano il secondo, la verità non esiste). Show impeccabile, anche se il cantante Warrel Dane cerca di non esagerare con gli acuti perché è sarebbe impossibile rimanere a livello del primo disco. Show revival da manuale: tutti i pezzi migliori eseguiti, performance eccellente, Dane sobrio (!), momenti di tensione quando il pubblico brillo canta i ritornelli in tonalità da ultrasuoni e in centinaia perdono la voce alla prima nota. Potrei essere più entusiasta, ma incredibilmente ho la pancia vuota e ogni gioia passa in secondo piano...

RAGE.
Dopo averli visti una decina di volte, ormai sono la classica band da pausa birra. Assoli a pallettone, potenza a profusione, ma io dovevo procurarmi wurstel e polpette gratis, quindi zero attenzione per loro.

THUNDER.
Altra sorpresa del festival, accidenti a questi inglesi! Su disco non mi hanno mai detto niente e il look on stage fa presagire un'ora abbondante di dramma blueseggiante da pub: chitarristi in hawaiana, bassista da settore terziario, batterista vecchio vecchio vecchio e cantante con taglio corto e chioma bianca altoborghese (stile “trasferimento a Minorca nei mesi invernali”). Invece piazzano una delle migliori voci in giro, carica inarrestabile e pezzi che impongono sculettamenti e testosterone. Niente di nuovo, niente di strano: perfetto per il pubblico locale. Partecipazione assoluto e perfino io, che avevo previsto la fuga enogastronomica dopo una canzone, mi sono goduto tutto lo show insieme a migliaia di calvi in visibilio.

AT THE GATES.
Ho visto dal vivo gli ATG: per me la più importante band di death metal svedese e, poche storie, ormai sono dei mercenari professionalissimi. Sacheggiano il capolavoro “Slaughter of the Soul”, suonano precisi come un team di chirurghi vascolari, lo show è tutto nelle mani del frontman Tompa (che ormai ha fermato il tempo, essendo uguale agli anni '90, quando peraltro faceva già schifo esteticamente). La band distrugge tutto per un'ora circa, poi via a bere perché sono svedesi e se non bevono alcol muoiono. Vivere dalla prima fila l'esecuzione di “Under a Serpent Sun” è uno degli highlight personali del festival. Insieme alle polpette gratis.

RAVEN.
Già visti, dedico solo rapido passaggio per conferma che sono ancora vivi e splendidamente zuzzurelloni.

ICED EARTH.
La band che più s'è incasinata la carriera negli ultimi 10 anni. Aveva tutto per diventare enorme, ha perso quasi tutto e adesso sta ricostruendo, appoggiata da uno stuolo di fans (soprattutto tedeschi) che non mollano mai, qualunque cosa succeda. Certo, avessero anche fatto album belli ultimamente, anche io li supporterei senza indugio. Eccoli che irrompono sul palco vestiti da Metallari in jeans&leather e infilano quasi tutte quelle canzoni giuste. Il nuovo cantante Stu Block ha la voce per reggere il paragone con il fenomenale Matt Barlow e risulta molto più azzeccato di Tim Owens (che strilla come un'aquila, ma sui registri bassi non rende come richiesto), gli altri sono inattaccabili e la partecipazione della gente migliora il giudizio. Ma una band che riesce a piazzare 3-4 power ballad in un festival senza risultare stucchevole dove la troviamo? Irruenti, schiacciasassi, prepotenti, yankee fino al midollo.

EXUMER.
Il thrash ignorantissimo degli Exumer attira un parterre di disadattati impresentabili che preferiscono rinchiudersi nella struttura coperta, così da continuare a bere al buio e puzzare in piena libertà senza che l'odore si disperda. Per questo riesco a seguire solo un paio di pezzi della band, che musicalmente è in palla e motivata... sarà che i novantenni strumentisti hanno preso il Polase con la birra e la reazione chimica è furibonda. Cantante supermuscolo con movenze scimmiesche abbastanza minaccioso da scoraggiare lo scontro fisico e sufficientemente sudato da impedire l'avvicinamento. A meno che tu non sia sbronzo.

ACCEPT.
Valgono le stesse cose dette sui Saxon il giorno precedente. Con la differenza di un orgoglio nazionalista ovviamente superiore, un tasso alcolico smodato e la tendenza degli alemanni a riunirsi in gruppetti e fare air guitar con mosse sincronizzate. Se sul palco lo show è da 8, tra il pubblico è 10.

CREMATORY.
Sono sotto il palco solo di verificare quanto grasso è il cantante Felix. È sferico. E ormai sta diventando calvo, anche se si ostina a portare i capelli lunghi (effetto “pista d'atterraggio”). Iniziare poi il concerto indoor con canotta, camicia e gilet in pelle lo trasforma in una palla sudata dopo le prime due note. Resta in canotta e schizza sudore sulle prime file senza pietà. Il batterista è altrettando panzone, ma almeno è lontano e suda in isolamento, la tastierista ha una camicia da notte e non credo che suoni effettivamente (ogni tanto pigia bottoni e partono loop e basi). Tutto qui, mi resta il tempo per guardarmi intorno e il pavimento è disseminato di ubriachi svenuti nelle posizioni più fantasiose (ci deve essere un concorso in atto).

Ricordiamocelo così, il Bang Your Head 2013: una festa ininterrotta tra membri della stessa famiglia, con tutto quello che le famiglie numerose si portano dietro... i fratelli lazzaroni, i cugini caciarosi, gli zii ubriaconi, i nonni lamentosi... ma è pur sempre famiglia.

lunedì 22 luglio 2013

Bang Your Head 2013, day 1: To Beer Or Not To Beer?




12 Luglio 2013

Zero intrattenimento per questa prima parte del report. Solo musica di band dimenticate da Dio, ma che per almeno 50 minuti possono sognare di essere ciò che vorrebbero.

WANTED INC.
Suonano per primi davanti a 12 persone e io ero impegnato a esaminare l'offerta gastonomica degli stand. Ubi maior...

ARTILLERY.
A parte il cantante chiomato e pure discreto a cantar, gli altri tre non si possono vedere. I due chitarristi sono vecchi come la brillantina per capelli (che non usano in quanto calvi) e hanno le braghe della tuta, il bassista è il tipico danese da campeggio jesolano e il batterista non l'ho guardato perché temevo altre braghe della tuta. Concerto ganzetto, comunque, perché le band di ottantenni non sbagliano mai.

CRAZY LIXX.
Su disco sono splendidi, dal vivo non sbagliano niente... cosa c'è che li castra? Il fatto che senza cori sembrano una band come tante e che il cantante è sempre sufficiente ma mai eccezionale. Nuovo bassista minorenne fresco d'esame di maturità, solista poser 100% con stivale a punta e più capelli di quanti ne meriterebbe. Pubblico in estasi, ma solo le prime 3-4 file, perché gli altri tedeschi sono ancora a spasso a decidere se bere birra o birra. Erroraccio del cantante, che si mette gli spandex, ma si dimentica il calzino arrotolato nel pacco, così sembra essere asessuato come un cherubino (si è mai vista una Rockstar asessuata? Dai...).

DREAM EVIL.
Gravissimo il look dei DE, con due impiegati delle ferrovie alla chitarra e un cameriere cinese al basso. Capelli lunghi: zero. Il cantante sembra il gemello incidentato dell'attore che fa Spartacus (il secondo, quello espressivo come un dolmen) e spara urla da sirena del cantiere. I pezzi mi piacciono, ma la band è piatta e, fa male dirlo, quasi dopolavoristica: danno l'idea di trovarsi solo per far dischi e nel tempo libero ognuno va a pescare salmoni per conto suo.

H.E.A.T
Prova brillantemente superata, nonostante i timori per l'improvvisa defezione del chitarrista Dave. Arrangiamenti di tastiera a profusione, una sola chitarra e poi via di spettacolo. Erik, il cantante, ha speso qualche mese davanti allo specchio in camera sua per provare le mosse da rockstar e qualcosa di buono ha combinato, ma soprattutto ha retto alla grande con la voce. I pezzi da live show ce li hanno tutti, coraggiosissimi poi a fare una “Downtown” che è puro Eighties AOR (e in un festival Metal è un azzardo). Convincono tutti, anche se le prime file di ragazzette adoranti forse non c'era bisogno di convincerle. Nel post-show facilmente reperibili in mezzo al pubblico per fare festa, foto, autografi e simulare peti (a parte il batterista che, dicono i maligni, ha preferito la compagnia femminile all'abbraccio di sudati Metallari bavaresi).

MASTERPLAN.
Quanto mi piaceva il primo disco. Qualcuno deve averlo detto ai Masterplan, che lo saccheggiano eseguendo parecchi pezzi. Il nuovo cantante ce la fa, gli strumentisti ce la fanno, il pubblico ce la fa perché siamo in Germania e se non ce la fai te ne stai dignitosamente nelle retrovie a bere. Tutto ok, però è una band che non mi interessa più, che seguo da 1 km di distanza mentre osservo la fauna locale e mi rendo conto che già a quest'ora qualcuno è collassato.

ENTOMBED.
Band che, nel mio mondo musicale, esiste da sempre: non so più quanti album hanno fatto, non si sono mai sciolti, han suonato sempre e ovunque, li avrò beccati 3-4 volte in festival a caso e rivederli fa sempre piacere. Un po' più calvi, un po' più panzoni, sempre tra l'incazzato e il divertito. Penso che il cantante si sia lamentato che i panini all'aringa cruda serviti al festival non sono paragonabili a quelli svedesi. Immediatamente ho abbandonato lo show per mangiare il panino, poi mi son ricordato che non sono mai stato in Svezia per fare confronti e all'Ikea l'aringa cruda non ce l'hanno, quindi missione intelocutoria (ma almeno ho mangiato).

PRETTY MAIDS.
I due membri storici sono presi sempre peggio ogni volta che li vedo. Ronnie Atkins ormai ha più rughe di nonno Simpson, Ken Hammer invece ha la circonferenza di Winchester e la faccia come un pallone da basket. Ma che splendido concerto anche stavolta! A maggior ragione, visto che si permettono di ignorare bellamente il capolavoro “Jump the Gun” per concentrarsi sui primissimi album e qualcosa della nuova produzione. Poco male, si vede che sono amatissimi e il tedesco, ormai è chiaro, non vuole sorprese: vuole la sua birra, la sua “Back to Back”, il suo headbanging e un posto qualunque per svenire.

STRATOVARIUS.
Begli anni, quelli degli Stratovarius al top. Bei dischi, produzioni esagerate, metrica delle linee vocali in stile 883. Peccato per tutto quello che è successo dopo: ora sono una band ok, ricostruita in maniera decente, molto professionale e (dicono) con un buon ultimo album, ma certe band devi lasciarle andare a un certo punto. Li ho lasciati andare e sono partito a caccia di un panino col pesce crudo.

FLESHCRAWL.
Panino col pesce crudo. Ancora.

LORDI.
Horror show squisitamente pacchiano e adolescenziale, canzoni con solo ritornelli, cliché anni '80 che ti mandano in Paradiso. Quanto ci piacciono a noi tedeschi questi finnici! La superstar è la tastierista, che suona dentro una confezione della Barbie e si muove da zombirockstarnumber1. E vai di scenografie degne di Sam Raimi, petardi, ghiaccio secco, assoli di chitarra tutti sbagliati, fuoco fuoco fuoco. Ma ragazzi, stiamo scherzando? Festa dappertutto! Lordi Sindaco Subito.

LAKE OF TEARS.
Che godimento vedere una band acclamata zero dal pubblico di fine anni '90 che viene invece esaltata nel 2013. Magari sarà che si sta facendo tardi e la birra rende tutti più clementi, ma i LoT si fanno rispettare e dimostrano di avere un senso. Direi comunque bene di loro, visto che il chitarrista Jordanius è grosso come un toro e sembra tutto incazzato con la sua chioma nera con ricrescita bionda. Gli altri della band invece penso di poterli picchiare senza problemi (uno alla volta, ciò).

SAXON.
Li ho visti tante volte. Li ho visti sotto la pioggia in una pista di cart, davanti a 80mila persone a Wacken, in qualche locale veneto di capienza decente ma suoni pietosi, in festival per l'Europa... ovunque. Mai una volta hanno suonato male. Saxon garanzia assoluto di Heavy Metal. Punto. Con una produzione da palco degna degli anni '80 (anzi, meglio), una batteria che ogni tanto si solleva tipo ascensore, una ventina di hits (sempre quelle) che non possono non suonare, Biff che fischia come una locomotiva e la band che rievoca la Storia, ennesimo trionfo per questi vecchiacci.

DIE APOKALYPTISCHEN REITER
Livello di idiozia altissimo per questo cinque agricoltori tedeschi. Tastierista sadomaso che suona su un'altalena, cantante a metà tra orafo ebreo e borgomastro del villaggio, gli altri sono tre capelloni tedeschi standard. Folla in visibilio per il cantato in lingua madre e le boiate continue della band, che tra frustate al pubblico, balzi in alto da Trials Olimpici, riff squadrati made in Gemany come neanche i crauti, ritmiche marziali in stile Norimberga 1935 e inserti di flauti/violini, infila uno show incomprensibile per un italiano ma imprescindibile per ogni vero prussiano.

ONSLAUGHT.
Ciao ciao.

lunedì 13 maggio 2013

novellogiampieropensiero/in difesa di...




In fondo, vogliamo solo certezze. Il problema è che non ne abbiamo. Possiamo convincerci fino alla cecità che esse esistano, ma in ultima analisi si tratta solo di autoinganni.

L'Ingannatore quindi non vuole distruggere la realtà oggettiva, qualora mai ce ne sia una: anche se lo facesse, nessuno percepirebbe questo atto. Siamo tutti chiusi nella nostra soggettività, che ci porta a considerare solo ciò che riteniamo arbitrariamente importante (o inutile).

L'Ingannatore distrugge e ricrea le realtà dei singoli soggetti.

In un certo senso la sua è una funzione positiva, perché ci mette di fronte all'assoluta inconsistenza della nostra versione della realtà.

Molte religioni lo considerano un potere negativo, ma si può anche comprendere: le religioni hanno la pretesa dell'oggettività, chiunque la metta in dubbio viene etichettato come “infedele”, “eretico” o appunto “ingannatore”.

A questo punto viene da chiedersi se il nome Ingannatore sia appropriato... personalmente non credo, l'accezione negativa è fuori luogo. Se Egli è colui che induce a cambiare prospettive, a modificare il corso della Storia con la sua azione caotica e imprevedibile, allora Egli non è una forza esterna e negativa, ma l'esistenza stessa, informe e incessante nel suo mutamento. 

Nella misura in cui ci costringe a demolire le nostre convinzioni e a rivedere di continuo la nostra prospettiva, l'Ingannatore ci insegna a vivere. E in un certo senso a ridere della stessa vita che crediamo di aver compreso, almeno finché Egli non incrocia la nostra strada.

Dedicato coloro che, nel loro essere così diversi da me e tra loro, trascinano la realtà un po' dove vogliono.

sabato 11 maggio 2013

In sintesi, aprile... versione politicamente corretta




Ho fatto cose alla rinfusa, magari anche più interessanti, ma chi ci tiene a conoscere le difficoltà didattiche scatenate dall'analfabetismo di ritorno? Ecco qualche spicciolo, piuttosto.

Lordi domina al New Age.
Che il Dio del Metal benedica gruppi così: caciaroni, fumettosi, pirotecnici e sbilenchi. Lordi ha i ritornelli dei party anni '80, ha i costumi horror da zozzone (ma fatti benissimo), diverte sempre e ultimamente è anche raddoppiato il girovita. Non c'è tecnica, non ci sono ideologie, c'è solo lo show. In alternativa, ci si può sempre intristire davanti alla tv. Musica che non ha futuro e non le serve, perché i fans vivono solo nel presente credendo di essere nel passato: Einstein, beccati una pacca sulla spalla.

Bologna.
  • Pantaloni a zampa come se piovesse, ormai credo di essere l'unico in Italia a portarli e quindi nelle bancarelle li tengono solo per me. È la fine, ho fatto scorta e spero che non vengano messi fuorilegge dal nuovo governo.
  • Si mangia da paura, ma questa volta sono rimasto sul panino con la mortadella, preso in una bottega del centro che, solo per l'allestimento, costa più dell'aeroporto di Treviso. Invece pochissimi soldi, panino da buttarsi per terra in piazza e rotolare tra i punkabbestia, digeribilità in circa 6 ore e mi sono pure fregato dei ciccioli.
  • La cadenza dei bolognesi fa spaccare dal ridere, anche quando litigano. Soprattutto se sono dei cinesi con cadenza bolognese e litigano per una questione di inchini non concessi a un anziano durante una cerimonia.
  • Il treno Italo è veloce ed efficiente, come dovrebbero essere tutti i treni. Invece sembra speciale, perché è normale.
  • Un cane osserva annoiato mentre il padrone punkabbestia piscia per strada. A me, che sono un provinciale, sembrava un curioso rovesciamento di ruoli, ma il cane sosteneva che era doveroso tenere d'occhio il proprio accompagnatore.

Gente che corre in Restera.
La Restera, in questa stagione, è puro avanspettacolo. Decine di trevisani, terrorizzati dalla prova costume dopo un inverno di prosecchi e passeggiate in SUV, decidono di “tornare in forma” (come se ci fosse stata un'epoca aurea della loro vita in cui erano in forma e poi il mondo li ha puniti). Corse sbilenche da degenza in ortopedia, sudate da dromedario dopo 300 m, muggiti agonizzanti, sfilate di moda per esibire i completi trendy (e quindi non ci puoi sudare dentro), passeggiate con racchette per sognare la Marmolada. Poi ci sono i professionisti, che corrono in gruppo a velocità da gara chiacchierando serenamente tra loro e vorresti che cadessero in acqua (io che se parlo mentre corro sputo un pezzo di polmone...). Oppure quelli che sono già a regime quando tu inizi, ti superano tre volte, ti schivano alla quarta mentre stai facendo stretching e sono ancora là quando chiudi i balconi per andare a letto. C'è anche chi si siede sulle panchine e legge “L'Essere e il Nulla” di Sartre, perché se ti porti “Harry Potter” magari la gente pensa che sei un poveraccio. E poi ci sono io, che vi guardo tutti.

Spiaggia.
Sgomento quando il 1 maggio ho trovato la spiaggia di Jesolo piena di gente, ma nessuno con tatuaggi. Non ero nemmeno finito in mezzo a una gita dell'ospizio, era tutta gente giovane. Poi mi sono spostato di 20 metri verso la Capannina e sono tornate le sicurezze: tribali, stelline, numeri romani, nomi a caso, farfalline, depilazioni complete e costumi stretch con calzino arrotolato nel pacco. Nella vita qualche certezza deve pur rimanere.
Sono pure finito a prendere in sole in mezzo a un coro di ragazze adolescenti svedesi che intonavano canti popolari scandinavi. E poi ho sognato me stesso che prendevo il sole in mezzo a un coro di ragazze adolescenti svedesi che intonavano canti popolari scandinavi. Poi mi hanno svegliato perché sbavavo.
E al ritorno ho evitato il traffico correndo su un marciapiede, ma rischiando di tamponare due marinai appiedati.


martedì 2 aprile 2013

Mosca-Pederobba, il precariato del Rock



Addiction for Destruction
31 aprile 2013
Old Saloon (Pederobba – TV)

Sera di Pasqua, alle 21.45 la famiglia distrutta dal cibo abbandona casa mia. Alle 21.47 sono in pigiama. Alle 21.48 squilla il telefono: “Come sei messo a disagio? Concerto di band hard rock russa a Pederobba. La cosa più poser dell'anno”. “Tra un'ora sono là”.
Perché ad andare ai concerti di massa son capaci tutti, basta omologarsi. Ma quando mai le leggende sono nate negli stadi e nei palazzetti? Lì si sono consolidate, certo, ma si creano negli scantinati, nei casolari abbandonati, nei bar puzzolenti, nei cessi degli autogrill. Qui si parla di una band di Mosca che suona a Pederobba, luogo celeberrimo per i marroni e per il disagio alcolico (oltre che per aver generato il 30% della mia famiglia e aver segnato la mia infanzia con docce gelate e serpenti nel letto).

Locale Metal/Biker, biliardo, birra, poster di ogni singola band delle province TV-BL (più MetallicaIronMaidenACDC). Palco alto 8 cm con bancone a fianco perché mal che vada ci si alcolizza suonando. Acustica incredibilmente decente. Avventori in divisa d'ordinanza, più qualche tuta da ginnastica in stile Vendemmia 1982 che i russi avranno apprezzato come gioello della moda italiana.

Band d'apertura i Desecrators, death metal, penso della zona a giudicare dal numero di amici sotto il palco. Nulla da dire, hanno amici troppo alti e non sono riuscito a vedere niente perché dopo pranzo/cena pasquali avevo perso 12 cm. Violenza assassina totalmente fuori contesto con la band headliner, ma a modo loro vittoriosi.

Mentre discetto di psicologia della disperazione, tre eventi minacciano la serata:
  1. palla da biliardo che mi manca l'orecchio per un soffio;
  2. molesto indigeno esaltato che ci prova con la V a 30 cm da me e poi spiega che in fondo mi sta facendo un favore;
  3. morosi tossici che in bagno argomentano se sia il caso di farsi subito o aspettare che faccia effetto quello che hanno preso poc'anzi (questa è capitata a Walter, che in quanto pordenonese è avezzo a gestire il disagio).
Situazione stabilizzata dall'avvento dei russi Addiction for Destruction sul palco.
Prima di tutto, hanno una bandiera da sfondo palco che va bene per il Palaverde. Look perfino dignitoso per il bassista e il cantante, il chitarrista è una vergogna ma diciamolo sottovoce perché sicuro che di lavoro fa il sicario, il batterista ha il tatuaggio sobrio su tutto il petto e fa molto Tommy Lee nelle intenzioni. Caso anormale, i russi non bevono prima dello show (i loro amari li ho bevuti io, ditemi quanto fa in rubli che vi faccio un bonifico o vi mando dei collant) e già qui capisci che si giocano il futuro: vuoi mettere fare un tour italiano ogni anno, magari girando posti ganzi come Pederobba, Tarcento, Villa del Conte, Grantorto, Fontanafredda?

La prestazione.
Sbirro cattivo. Questi copiano già dal nome, quindi poche illusioni. Inoltre basso/chitarra sono suonati con la perizia di un carpentiere e il batterista opta scellerato per “battere” invece che per “andare a tempo”, scatenando situazioni ritmiche inedite che il resto della band risolve schitarrando a caso come un'orchestra da centro sociale. Un paio di cover da intenditori (e tra il pubblico di intenditori ce n'erano 3) eseguite da dopolavoristi, poco altro da segnalare.
Sbirro buono. Aggrediscono il palco come se fosse la loro chance di abbandonare una vita di stenti per iniziare un futuro dorato a Pederobba. Energia a pacchi, mossette da guitar hero del sicario che non ha paura di osare e batterista sudato come un ratto sin dal mattino. Cantante minorenne con voce viziosa perfetta per il genere, depilato il giusto e magro come un cocainomane, anche se con un debito in inglese che spero riesca a sistemare durante i corsi di recupero di questa estate. Pubblico travolto dall'attitudine di questi 4, che veramente sembrano convinti di poter sfondare in qualche modo ed essendo il mondo nulla più che una nostra rappresentazione (cit. Schopenhauer) non c'è dubbio che qualcosa succederà.
Insomma, non hanno le canzoni, ma sono talmente convinti che dal vivo ti sembrano anche una band seria e quindi vai a comprarti la T-Shirt, fatta bene ma con spalle strette e panza larga perché il rocker russo pare molto molto simile al rocker tedesco. Ganzissima la maglia del tour, con mezze date tedesche ancora da fissare e l'accostamento shock “April 31st , Pederobba – May 12th, Tokyo”.

Pubblico entusiasta e sopra le righe a prescindere, vari tentativi di invasione di palco, danze popolari in prima fila. Esaltazione e disagio a braccetto per una Pasqua in cui non so mica se il Rock ha vinto, ma come sempre chi c'era ha un'altra delirante leggenda da raccontare. Gli altri possono sempre raccontare cosa hanno visto in tv.