martedì 21 giugno 2016

Concorso 2016 pt. 3: grando, grosso e mona fin su l'osso



Il 50% del futuro di una generazione si decide a...
CAMPOSAMPIERO
Camposampiero, in relazione alla mia vita, è “marginale”. 
  • La sede della trasmissione con cui collaboro è là vicino (Notturno Metal su OneShotRadio, ogni lunedì 21.30-23... questa marchetta vale almeno 2.99 euro);
  • è vicina a Massanzago, dove ho comprato l'unico paio di scarpe eleganti della mia vita e i piccioni di Venezia ci hanno defecato nel primo e unico giorno di utilizzo;
  • è prossima a Loreggia, dove c'era il Night Rider, locale biker in cui potevi parcheggiare la moto dentro e poi tornare a casa, visto che non c'era molto altro da fare.
Ecco il peso che, fino a oggi, ha avuto Camposampiero.
Ma ora essa è il fulcro attorno a cui ruota il futuro del sottoscritto e di una ventina di aspiranti docenti. Aspiranti ai 3 mesi di ferie estive pagate, ovvio. Insomma, c'è la prima prova scritta di Filosofia.
Leggere attentamente: prima prova scritta. Perché i docenti di Filosofia e Storia, se vogliono vincere il concorso, devono fare 2 prove scritte (al contrario dell'unica prova di quasi tutte le altre classi di concorso), una prova orale e una discesa del fiume Gange legati a dei barracuda.
Prove scritte al computer: quesiti di Filosofia (nessuno ha ben capito in cosa consistano) e comprensione del testo in una lingua straniera. Il tutto in 2 ore e mezzo di reclusione nell'aula di informatica di uno sperduto istituto tecnico ai margini della marginale (ma ora centrale) Camposampiero. 
E mi è andata anche bene, visto che altri candidati sono stati spediti nei recessi più nascosti della provincia di Padova.

Labbbburocrazia!
Il dedalico istituto in cemento e acciaio è una fucina per i nuovi ingranaggi del sistema lavorativo moderno. 
Noi concorrenti veniamo fatti accedere tramite scale antincendio, cosicché non ci mescoliamo con i locali prof di ruolo, attaccando loro malattie come il precariato. E magari qualche precario scivola pure dalle scale, sfoltendo il numero di prove da correggere per la commissione d'esame.
Si palesa la Burocrazia: un funzionario pubblico (un bidello, insomma) stravaccato su un banco controlla le credenziali di noi concorrenti, poi veniamo stipati in una classe in attesa di nuove istruzioni. Mi scappa, quindi si prospetta il dilemma tra il wc studenti o il wc docenti, ma in fondo io per questo concorso non ho studiato quasi niente e sono vestito praticamente in pigiama, quindi vado diretto nel bagno studenti.
La Burocrazia se ne frega però delle mie minzioni e ripiego verso l'aula d'attesa per il briefing di un altro funzionario pubblico (una vicepreside, insomma), che illustra le operazioni. Venti minuti di precisazioni in cui ogni frase è essenzialmente un divieto e poi siamo pronti per il secondo controllo delle credenziali, perché non sia mai che qualcuno di noi abbia smesso di essere se stesso in questa oretta scarsa dal primo controllo.
Quindi fila da bestiame per l'accesso all'aula di informatica, ove ci attendono i computer per la prova. Altri funzionari pubblici verificano che io sia sempre Giampiero Novello e, soprattutto, che abbia pagato la tassa esame. 
Poi si inizia.

La prova più importante della mia vita (se escludiamo la volta che ho provato ad accendere un fuoco in camera da letto).
I concorrenti si dispongono davanti al terminale, leggono le ennesime istruzioni (18 righe di “E' vietato...” o, al limite, “E' altresì vietato...”), attendono che il cronometro sullo schermo arrivi a 0 e appaiono i quesiti del concorso.
E qui capisci che hai fatto bene a puntare sul ripasso a perdere, tanto i quesiti son vasti e dettagliati al punto che si presentano due soluzioni:
  1. provare a ricordarsi se hai fatto qualcosa di simile in classe e improvvisarci una risposta;
  2. farsi travolgere da un flusso di coscienza nel quale mescolare vaghi ricordi, riferimenti traballanti a opere minori di qualche filosofo, la parola Powerpoint ogni volta che il quesito parla di multimedialità, qualche film da far vedere agli studenti e qualche competenza che ci sta sempre bene (in tal senso, la competenza “imparare a imparare” è il jolly che va bene sempre).
I tempi sono strettissimi e c'è da svolgere anche una comprensione del testo in inglese, quindi, strategico come Sun-Tzu, mi ci butto subito, forte del fatto che mi sono visto tutto “Vikings” in lingua originale e comprendo perfino quando parla quel grezzo australiano che fa Ragnar Lothbrok.
Inglese viene svolto con la scioltezza tipica degli ignoranti, per Filosofia invece cerco di farmi venire in mente percorsi didattici che mi possano evitare almeno lo sputo in faccia da parte della commissione.
Luci al neon, responsabili di aula e burocrati che ti spiano alle spalle, l'inesorabile ticchettio delle tastiere di 20 precari che sognano una cattedra (fosse anche in Polesine, maledizione), il tempo che scorre e non sai se potrai correggere ma tanto non hai neanche idea di cosa debba essere corretto... eppure la vita procede lo stesso, il sole sorge e tramonta, il leone corre dietro alla gazzella, l'universo se ne frega delle tue miserie e tu capisci che una simile intuizione è troppo cool per non buttarla dentro qualche quesito.

Nella prossima puntata...



un esempio di quesito concorsuale di Filosofia e la peggior risposta che si possa dare!

venerdì 3 giugno 2016

Concorso 2016 pt. 2: strategie a perdere



Meno di due settimane al concorso: la tecnica dello struzzo
Specialità della casa: ignorare le scadenze fino a quando scadono.
Quindi la cosa migliore per arrivare garrulo al concorso è usare le 6mila ore buche a scuola per spiare le lezioni dei colleghi... magari salta fuori qualche dinamica interessante da romanzare nelle risposte scritte. Peccato che i colleghi siano bravi e lavorino, mentre io speravo di passare almeno mezz'oretta a giocare d'azzardo a Risiko con loro e gli studenti (a Risiko sono una macchina da guerra).
Invece ho imparato qualcosa in lingue straniere, ovviamente lingue che non parlo e dunque di fatto non ho imparato niente: sempre meglio che stare in aula docenti a nascondere scatolette di tonno aperte nei cassetti dei docenti nemici.

Strategie imprescindibili: il ripasso a perdere
L'approccio scorretto al concorso consiste anche nel ripassare a grandi linee dai manuali:
  • aprire il manuale;
  • scorrere le pagine a velocità sostenuta mormorando “Questo lo so, questo non lo so e non ha senso studiarlo, questo non lo chiedono, questo lo chiedono ma non lo saprò mai, questo lo so ma non lo chiedono”;
  • se si riesce a stare sotto i 6 minuti a manuale, in 20 minuti circa hai ripassato il programma del triennio.
In Storia bisognerebbe sapere anche il programma del biennio, anche se nella mia classe di concorso non si insegna al biennio. Qui la soluzione è fissare qualche parola-chiave su cui costruire castelli in aria: Egizi – piramidi, fanghiglia fertile, accoppiamenti tra consanguinei; Cretesi – labirinti, flotta figa, risse coi tori; Ebrei – monoteismo, alieni, Davide e Golia; Greci – falange oplitica che spacca le chiappe, democrazia, pederastia, ecc. ecc.
Per quanto riguarda il ripasso di Filosofia, suggerisco di affidarsi alla sempreverde tecnica del “filosofo in osteria”:
  1. trova collegamenti a caso;
  2. attiva capacità retoriche per giustificarli;
  3. nega l'evidenza;
  4. metti dentro qualche parola in greco o in tedesco;
  5. fatti offrire da bere da quelli che accusano il gap culturale.

Il weekend prima del concorso
Sabato mattina non c'è scuola, privilegio di cui godo dopo 10 anni di professione e molti venerdì notte passati a dormire 3-4 ore. Abituato a ciò, mi pare un po' buttato il sabato se resto a casa a ripassare (tanto so già che “Etruschi – alfabeto strano, più scarsi dei Romani in guerra, gran feste nelle tombe”), quindi si va al corso di primo soccorso. Esperienza gradevole: 4 ore di slide, ma offrono la colazione, c'è il relatore gay che fa di tutto per abbracciarmi da dietro, le immagini fatte apposta per scatenare sensi di inadeguatezza e nei momenti morti posso muovere le orecchie per attirare l'attenzione degli altri corsisti.
Il pomeriggio giro in centro a Treviso perché devo aggiornare il censimento dei negozi di mutande in Calmaggiore.
La sera cena fuori con abuso proteico e sonno ristoratore.
Domenica grigliata infinita, poi “ripasso a perdere” e si chiude brillantemente con film esistenzialista per fissare concetti filosofici rilevanti (mi pare fosse “I Goonies”).

La notte prima del concorso: il dramma
Risveglio sudato come pantegana verso le 2 di notte con un quesito che ronza in testa: “Come ca$$o si arriva a Camposampiero???”.
Poi mi ricordo che in qualche modo è vicino alla villa settecentesca con piscina riscaldata da cui trasmettiamo Notturno Metal.
Buonanotte.

Traiettorie automatiche di preparazione alla civiltà
Orario di partenza: 6.41.
Colazione.
Abluzioni (stretto necessario per non venire arrestato).
Partenza.
Rientro a casa per prendere i documenti.
Partenza.
Colonna sonora: BULLET, “Bite the Bullet”
Danni: solo all'immagine, causa faccia da scemo durante gli assoli e riff assassini



Il viaggio come condizione esistenziale
Il titolo non c'entra nulla, ma a Camposampiero mi attende la prova di Filosofia e il termine “esistenzialista” lo puoi infilare dappertutto, giacché le centinaia di migliaia di analfabeti funzionali non sanno di cosa si stia parlando. In effetti, mentre sfreccio attraverso le campagne venete, la speranza che nella commissione ci siano almeno 3-4 analfabeti funzionali è l'ultima a morire.
Pensieri vorticanti durante il tragitto:
  • Fermata a Zero Branco, mi faccio assumere come bracciante a cottimo, aro un campo per qualche ora e torno a casa: non faccio il concorso, ma sviluppo un botto di nuove competenze
  • Campo, campo, capannone, centro abitato, capannone, campo...
  • Attivare le preconoscenze
  • Investire una nutria provoca danni all'auto? Come investire un cane o un daino?
  • Spartani – addominali, testosterone, dieta a zona
  • Grandissimi Bullet! Visti dal vivo gratis a una sagra a Trebaseleghe, hanno piallato un'audience di famiglie con bimbi e fenomeni da ballo liscio
  • La segnaletica stradale indica di là, ma sono furbo come un ramarro e quindi vado di qua.
  • 13 km in più del previsto, ma attraversando i campi di colza mi vien voglia di darmi al feudalesimo


E finalmente si arriva a Camposampiero... stay tuned!

lunedì 30 maggio 2016

Concorso 2016: cosa NON fare se vuoi il lavoro



Un breve riepilogo.
Faccio il professore alle superiori.
È quel mestiere in cui:
  • lavori solo di mattina,
  • hai 3 settimane di ferie a Natale e 3 mesi d'estate,
  • se sei sbronzo dalla sera prima puoi fare compito a sorpresa e dormire in cattedra,
  • a volte non vai a lezione e ti nascondi in bagno che tanto nessuno studente andrà mai in direzione a chiedere dove sia finito il prof,
  • puoi esibire la tua cultura come un surrogato del pene facendo citazioni colte che tanto nessuno può smentire,
  • eccetera eccetera
Tutto falso, ma a molti lettori rimarrà comunque il dubbio che sia vero, giacché voi miei coetanei invecchiate, ingrassate, vi stempiate e vi illividite col mondo, mentre io non invecchio, sono in gran forma, sono sempre gioioso e non mi stempio (perché l'ho già fatto a 12 anni)...
...da cui si potrebbe ritenere che effettivamente io non lavori...

La scelta per esclusione
Sta di fatto che ho deciso di farlo diventare IL LAVORO, in modo da abbandonare attività collaterali (come ladro di proteine o gonfiastorie) in cui non sono granché bravo.
Va da sé che il Ministero della Pubblica Istruzione (d'ora in avanti MIUR) il lavoro non me lo dà gratis, devo abilitarmi all'insegnamento (i dettagli nel mio prossimo romanzo “Corsi, ricorsi e concorsi”).
Mi abilito all'Università dopo un concorso per l'accesso e troppi mesi di sfruttamento: me la cavo facendo finta di essere scemo (tattica che, in un ambiente di saccenza autoreferenziale, paga sempre), ma il MIUR, non soddisfatto per avermi rovinato due estati, mi fa sapere che mi devo fare anche un concorso pubblico.

Il concorso: dinamiche minime di preparazione
Avendo da gestire un centinaio di studenti (e non potendo mettere una mia sagoma di cartone in aula) e altre amenità, la soluzione adottata è stata “Studia quel poco che puoi, poi ti giochi il tutto per tutto sulla retorica: nel caso non bastasse, cerca di nuovo di passare per scemo”.
E poi mai ho fatto un concorso pubblico vero e proprio (se vogliamo escludere il TFA, che era in effetti un concorso, ma probabilmente il MIUR teneva le dita incrociate dietro la schiena mentre preparava il bando), quindi un'altra esaltante esperienza di vita in questo periodo.
Il MIUR, che ci tiene a testare per benino la mia erudizione, ha previsto non una, ma due prove scritte per la mia classe di concorso, così avrò il piacere di visita la ridente Camposampiero e di sfidare poi la dedalica viabilità di Padova.
Allettato dall'idea di mettere tutto ciò nel curriculum, casomai cercassi lavoro come tassista, decido di iscrivermi alla modica cifra di due birre medie. Poi mi compro un testo tanto per far vedere che sto studiando quando mi addormento sulle panchine lungo il Sile e non faccio in tempo a esaltarmi per le foto delle scimmie dentro il ponderoso tomo che vengo a sapere che non serve a niente, perché le scimmie non sono argomento d'esame. E non lo è neanche la “Guida alle espressioni severe da usare in aula”.
Realizzo quindi che è il caso di studiare altro, per esempio cercare di capire cosa significhi “la Decostruzione è la denaturalizzazione del naturale”... missione fallita per la ventesima volta nella mia vita. Ripiego sull'apprendere la preparazione del pollo tandoori e addio.

L'approssimarsi della data: meno un mese... escalation di paranoia
Mica la mia, di paranoia.
Io mi agito solo se finisce il cibo.
Oppure se arriva qualche malattia grave come il raffreddore.
O se mi perdo in Asia.
La paranoia è di tanta brava gente che partecipa al concorso e cerca qualche sicurezza o qualche dritta attraverso i social network, i quali però sono tutt'altro che tranquillizzanti: su FB ti dicono di farti la doccia col Napisan prima di toccare i bambini, di evitare i vaccini sennò diventi un alieno, di ringraziare il Duce per la tredicesima e di far girare roba prima che la censurino... come si fa a pretendere un sereno avvicinamento al concorso?
In qualche settimana si assiste quindi a un livello di allarme crescente, con strisciante vociferare che scatena slavine di deliri incontrollati. Potrei utilizzare un linguaggio ancor più apocalittico, tuttavia il panico mi piace solo da spettatore disinteressato e quindi decido di dedicare piuttosto il tempo a una preparazione superficiale ma solida su argomenti basilari della Storia (es., la guerra del 1812 tra USA + pellerossa buoni contro Inghilterra + pellerossa cattivi, con tanto di fondamentale battaglia navale sul lago Erie) e della Filosofia (es., il pensiero di Bertrando Spaventa).


Attendete speranzosi la prossima puntata...

sabato 2 aprile 2016

El Baterista




Nel 2005 vivevo in Messico allevando tacchini da combattimento. Il cartello di Tijuana, però, mi pagò profumatamente per mettermi al seguito di una band locale: a detta dei boss, avrebbe sfondato di lì a poco nel mondo del Glam. Io dovevo documentare gli esordi della band e la sua ascesa verso il successo, in modo da avere già pronta la sceneggiatura per la telenovela che ne sarebbe stata tratta.
Molto di ciò che è stato scritto non può essere pubblicato per rispetto ai caduti e alle loro famiglie, ma qualcosa viene sempre a galla...

Dopo che Wholesale Luque abbandonò la band perché non riusciva a gestire due gruppi (e poco dopo abbandonò anche l'altro gruppo perché non riusciva in effetti a gestire proprio nulla), la band si mise alla ricerca di un batterista.

Per chiunque abbia suonato è una situazione classica: i batteristi sono pochi, spesso hanno più gruppi da seguire e quasi mai sono persone sensate. Il progetto Estrellas Bandidas era ancora ben lungi dal concretizzarsi, all'epoca probabilmente avevano ancora il vecchio nome Motorcycle Pendejos, ma era chiaro che il batterista doveva conoscere il genere HardRock/HeavyMetal, pestare duro, bere birra e possibilmente andare a tempo. Curioso che l'andare a tempo sia sempre il requisito su cui le band “passano sopra” quando c'è da giudicare un batterista.

Cominciò dunque la ricerca. Sarebbe stato più facile scovare la vasca da bagno di Gesù Cristo. Non si riuscì a trovare nessuno: non è che si presentò gente poco adatta, non si presentò proprio nessuno. Per non essere costretti a strimpellare in sala prove come una band dell'oratorio, si chiese aiuto a qualche musicista già impegnato altrove. Furono due i soggetti coinvolti, ma solo il secondo fornì infamia e vergogna.

Il primo fu Crosta, ma meriterebbe una storia a parte... quindi restate sintonizzati.

Il secondo fu El Pollo, all'epoca batterista dei Firmament. Anche i Firmament fanno Heavy Metal, lo fanno da anni e sono famosi per la mastodontica quantità di canzoni scritte, inversamente proporzionale ai concerti suonati. Stimati nell'ambiente in quanto bevitori di birra, fumatori accaniti e diffamatori, probabilmente con qualche sequestro e ricatto alle spalle, i Firmament suonavano in sala prove con una costanza invidiabile, ma la loro attività si fermava lì.
El Pollo fu contento di fornire il suo contributo e fu così costante alle prove che la band pensò di arruolarlo. Vi erano però dei dettagli che avrebbero dovuto far drizzare le orecchie.
  1. El Pollo era un Metallaro On Speed, quello che non ascolta le ballad e in un disco salta tutte le canzoni che iniziano con un arpeggio (da qui il fatto che amasse la roba veloce, ma non conoscesse “Battery” dei Metallica). Dell'Hard Rock non gliene fregava nulla, anzi, era un genere che gli stava sulle balle perché “Non è Metal”. Aneddoto: la band decise di eseguire alcune cover, ogni membro ne avrebbe scelta una. Gli altri si orientarono su Wasp, Guns'n'Roses e Motley Crue, che calzavano bene col genere, mentre El Pollo pretese (senza possibilità di mercanteggiare) “Victory is Mine” dei Virgin Steele. Non c'entrava nulla con gli Estrellas Bandidas, tuttavia El Pollo era veramente convinto di aver fatto una scelta coerente giacché, parole sue “Nella canzone non c'è la doppia cassa, quindi è Hard Rock”.
  2. El Pollo adorava la doppia cassa, avrebbe volentieri fatto a meno di usare le mani e si sarebbe sdraiato dietro il drumkit per suonare solamente con i piedi. Non fu possibile spiegargli che nell'Hard Rock tale strumento era poco diffuso e spesso inutile. El Pollo non volle sentire ragioni e introdusse la doppia cassa ovunque.
  3. El Pollo, a causa della sua passione per l'estrema velocità di rullata, tendeva ad accelerare le canzoni. Il Dio del Metal benedice l'alta velocità, soprattutto nel caso in cui si suonino canzoni proprie. Tuttavia gli Estrellas Bandidas facevano cover e il doping batteristico di El Pollo li faceva sembrare una band di punk.
  4. El Pollo era membro fondatore dei Firmament e quindi beveva birra. Non che fosse un problema per gli Estrellas Bandidas, ma una cosa è bere birra nei weekend e altra cosa è farlo con costanza quotidiana. I Firmament erano così, ogni sera al pub, con conseguenze deleterie sulla loro vita lavorativa/studentesca. Non era un alcolizzato, sia chiaro, ma la quantità di birra ingerita era sempre stata una delle cause dei pochi concerti dei Firmament. Immaginarsi che risultati può dare una consistente dose di birra nella mente di uno che già di suo viaggia a 300 km/h!
Sia come sia, gli Estrellas Bandidas erano felici di avere un batterista, all'insegna del proverbio “piuttosto che niente è meglio poco”. Ne conseguì che El Pollo rimase tutta l'estate e l'autunno coi ragazzi in sala prove, bevendo e accorciando mediamente di un minuto le canzoni a causa della folle velocità. Grazie a questo la band poteva provare rapidamente il breve repertorio e poi andare al pub.

El Pollo durò ancora qualche settimana, poi provò a sparire. Dal momento che era nella stessa compagnia del bassista degli EB (il famigerato El Phantasmo), sparire non era certo l'opzione più praticabile, ma era un uso abituale dei Firmament quando volevano eliminare qualche componente sgradito. Ricordiamo infatti che i Firmament, alla ricerca di un cantante, provarono qualche fenomeno da baraccone e poi li scartarono asserendo che si erano sciolti. Ecco, El Pollo probabilmente cercò di fare la stessa cosa, ma è chiaro che la mossa non gli venne molto bene. Per quanto la perspicacia non abbondasse in seno agli EB, fu chiaro che El Pollo non voleva continuare con loro.

Intervista allo psicologo di El Pollo:
- Ci dica, ha mai appurato i motivi per cui il ragazzo volle uscire dalla band?
- Ebbene, era chiaro che El Pollo volesse suonare veloce. Nei Firmament era obbligato a ritmiche normali e aveva pensato di sfogarsi con gli Estrellas Bandidas. Nella sua mente manovratrice, El Pollo voleva entrare nei EB per convincerli a suonare ciò che voleva lui. Quello che ha sempre definito SUPERMETAL: un Heavy Metal a velocità folli, sfruttando solo la doppia cassa e usando le mani per bere. Nel Supermetal gli altri strumenti sono solo di complemento.
Dopo qualche prova El Pollo provò a imporsi, ma era chiaro che nessun dei Estrellas Bandidas era interessato al Supermetal e quindi El Pollo, dopo il concerto, fece quello che faceva sempre al campetto di basket quando perdeva: si prendeva il pallone, rovinava la giornata a tutti e andava a casa.

Non ci furono litigi e risse, nessuna intervista velenosa sui giornali né strascichi legali. Era chiaro a tutti che i rispettivi interessi non coincidevano, quindi l'uscita di El Pollo fu accolta come un momento necessario per la crescita della band. Inoltre, la loro forma fisica sarebbe sicuramente migliorata una volta eliminato il fattore birra.

Si cominciò a cercare un nuovo batterista.


Invece arrivò El Plata.

lunedì 22 febbraio 2016

Satana non è mai stato così cool



Ghost
Il Deposito (PN)
12 febbraio 2016

Satana non è mai stato così cool.

Look da party altoborghese e le maschere misteriose, i Ghost sono più vicini a “Eyes Wide Shut” che ai sabba infernali e questo è un motivo del loro successo. Sono cool, roba da copertina di Cosmopolitan. Anche la musica è ben lontana dall'efferatezza del metal estremo e satanasso: placidi, eleganti, sanno che ormai il Demonio fa breccia con i sussurri e le melodie suadenti, per introdursi nelle case della “gente perbene” e magari vendergli anche qualche prodotto finanziario altamente tossico.

I Ghost calano al Deposito di Pordenone per convincere anche l'agiato NordEst ad abbandonare le vetuste superstizioni cristiane e a passare in massa all'adorazione del nuovo Satana 2.0, non più becero caprone puzzolente, ma elegante affarista in tweed che, tra un sigaro e un brandy, si compra le anime in cambio di potere e denaro.

Show di grande impatto visivo (luci, colori, divertimenti) e ammiccamenti soft-core con suore che distribuiscono particole blasfeme: il panem et circenses con cui da tempi immemori le élite controllano la plebaglia e se ne conquistano la fiducia. La band tiene il palco con sapiente maestria e il cantante Papa Emeritus III officia le orazioni a Lucifero con la solennità del suo epigono cattolico, ma con un fascino di gran lunga superiore, giacché promette ricompense materiali “here & now” invece di una vita di sofferenza e un premio solo dopo l'inevitabile dipartita. Che vuoi che sia la dannazione eterna in qualche bolgia dantesca, in cambio di elicottero privato e qualche collanone d'oro?

Il locale ha un'affluenza abbondante, è chiaro che non siamo più a livello di underground: in tal senso il potente management che sta dietro ai Ghost ha azzeccato una mossa dopo l'altra, creando un brand che può soddisfare sia adolescenti in collisione con la società, sia nostalgici di un certo occult rock anni '70, per arrivare a Metallari stanchi di show con 100% presenza maschile (i Ghost piacciono decisamente alle signorine e poi hanno le suore discinte sul palco) e curiosi dell'ultima ora (attirati da una proposta musicale innocua e da un'immagine spendibile anche al Rotary Club). Dando per scontato che il manager sia Belzebù in persona, il successo è scontato: l'Ufficio Marketing del Diavolo ormai da tempo è un passo avanti alla concorrenza, soprattutto da quando ha convinto l'umanità che il Maligno non esiste e che, anche se esistesse, ci si potrebbe fare affari convenienti.


O Fans entusiasta a fine concerto: ingenuo. Non era una mascherata in stile Kiss/Alice Cooper... la tua anima è compromessa, ormai sei dannato. Hai barattato la salvezza per trenta denari e qualche sollazzo carnale. Per fortuna io non c'ero e questa recensione è del tutto inventata: la mia anima è salva e ancora intonsa, pronta per essere venduta a voi dissennati che la vostra l'avete persa per sempre (trattative solo in privato).

domenica 7 febbraio 2016

Notturno Metal/One Shot Radio: le verità urticanti


Grazie a questo blog ho fatto i soldi.

Mi tengo un secondo lavoro solo per sfizio, passando le giornate a comporre articoli di cronaca mondana e sottili divertissement far riflettere sull'uso smodato di cipolla nel soffritto.
Il blog piace, nonostante ogni articolo sia l'equivalente di un atto di bullismo delle scuole superiori: violenza gratuita, sarcasmo, ridondanza verbale (non è da bullo, ma non riesco a farne a meno), attacco ai deboli ma anche ai forti (sempre in gruppo e alle spalle), discriminazione in base a caratteristiche estetiche.
Come ciò possa garantire un qualunque seguito resta un mistero da studiare per produrci qualche post complottista su Facebook...

Data tale popolarità inarrestabile, Lorenzo “The Mountain King” mi ha invitato a collaborare con la sua trasmissione radio Notturno Metal. Ovviamente dietro compenso da parlamentare, sennò neanche mi alzo dal letto. Appena appena vado al secondo lavoro, che mi serve in effetti solo per testare nuove tecniche di bullismo, che poi riporto negli articoli del blog.
Il contratto prevede unicamente che io mi presenti in trasmissione in orario, quindi ho dovuto imparare la strada tra casa mia e Cadoneghe e questo è stato ottimo motivo per contrattare subito un aumento di paga. Lorenzo conduce Notturno Metal da 12 anni mettendo musica dietro compensi da capogiro (cortesia delle band, che si vendono i reni e l'argenteria per avere un pezzo in onda), quindi non c'è stato neanche bisogno di discutere.

Del resto, avendo un capitale ingente da investire, The Mountain King, insieme a un altro magnaschei della zona (Hangar Emy), ha deciso di aprire una propria emittente radio.
Nasce così One Shot Radio, che oggi come oggi presenta:
  • le stesse playlist che potreste farvi anche da soli, ma siete pigri;
  • due trasmissioni live (Notturno Metal e Ondametal) che presentano lo stesso genere rivolto allo stesso pubblico, ma con conduttori diversi e uno solo su 3 ha una dizione corretta;
  • un jingle Metal per far scappare qualunque ascoltatore che preferisca bossanova, free jazz, r&b e generi altri;
  • un logo fatto da amici di amici raccomandati che 36 secondi per fare un logo a 18mila euro di compenso lo trovano sempre;

E la struttura che ospita questo ben di Dio? Drop C Studios a Cadoneghe, complesso di sale prove/studio di registrazione/salumeria/centro anziani la cui peculiarità più rilevante è il fatto che ha le porte a isolamento acustico, così non si sentono le vaccate che si sparano dentro le sale. La strumentazione di livello altissimo permette altresì di campionare con precisione ogni suono sgradevole emesso da un corpo umano, mandarlo in loop su One Shot Radio et voilà... una nuova trasmissione è pronta per andare in onda!

In ogni caso, che ci vuole a condurre una radiotrasmissione in diretta? Ecco una serie di consigli da parte di chi ormai ha sfondato:
  • parlare veloce → la gente non capisce niente → appena ridi l'ascoltatore pensa si tratti di un battutone → l'ascoltatore si allinea alla risata per senso di inferiorità;
  • infilare qualche perla culturale, tanto nessuno sa di cosa si stia parlando: il solo termine “tautologia” scatena panico e sensi di colpa per non aver fatto le scuole alte;
  • pagare amici per scatenare polemiche in diretta, così da occupare il tempo e mantenere la concentrazione per la partita a briscola che noi conduttori giochiamo sempre mentre trasmettiamo (per quello ogni tanto sentite i conduttori scatenarsi in vocali allungate tipo “Eeeeehh...oohhhh...”;
  • vendere a Facebook informazioni sugli hobbies degli ascoltatori, in modo che Zuckerberg li possa bombardare di consigli su acquisti che potrebbero interessargli (e adesso sapete perché FB tenta di piazzarvi sempre lubrificanti e manette).
Le mazzette delle band permettono altresì i benefit standard di ogni emittente radio che si rispetti: la piscina riscaldata per i cani di Emy, le birre da schei (IPA e Lambic che fanno intenditore raffinato, quelle del D+ ve le bevete voi poveri), il riscaldamento anche in giardino d'estate, le segretarie in topless e un boscodi ficus, il poggiapiedi per conduttori (di solito i membri delle band si offrono volontari per mansioni del genere)... Donald Trump per mettersi alla pari con noi sta cercando di diventare presidente USA, fare voi...

Tutto ciò che è stato riportato è assolutamente vero o falso a seconda dell'umidità. L'importante è crederci e farsi una risata, oppure non crederci e farsi una risata. Nel caso decidiate di adire le vie legali, sappiate che probabilmente vincereste facile, ma tanto i nostri conti sono tutti in paradisi fiscali tipo l'Antartide e quindi risultiamo nullatenenti.


giovedì 31 dicembre 2015

Un anno in 59 righe



Mi sveglio il primo gennaio e sono disoccupato per un'altra settimana, quindi punto tutto sul Panevin. Dopo il Panevin ho di nuovo un lavoro per 6 mesi, quindi lavoro. Ascolto Metal. Compio l'ennesimo compleanno, ma sono sempre 25 anni. Inizio il corso di abilitazione per fare il lavoro che faccio già. Rischio di sparire dalla circolazione, eppure riesco a conciliare ogni settimana 30 ore di lavoro + corso a Venezia + compiti per casa + palestra + moto + bravo uomo casalingo + concerti + radio + caccia di frodo → come ci riesco? Facendo tutto male. Ascolto Metal. Arriva la primavera e me ne accorgo solo perché Venezia comincia a puzzare sempre di più. Studio, supero esami, produco tesine di cui mi vergogno ma mi salvo inserendo sempre il termine “metacognitivo” che fa tanto cultura d'avanguardia. Vedo concerti e me ne vanto. In radio son felice, per una volta la logorrea è caratteristica che paga. Ascolto Metal. Finisce la primavera, ma non si può respirare perché ci sono gli esami finali del corso: mi lancio in apnea, perdo fiato quasi subito, boccheggio e la mia vita mi scorre davanti, ma alla fine mormoro un ultimo “metacognitivo” e riesco a concludere il corso con poca gloria e ma prodigiosa rapidità nel togliersi dalle palle. Ho però imparato qualcosa sulla pesca con la mosca, frutto di costruttive chiacchierate duranti corsi nei quali tutto si risolveva in “metacognitivo” (a volte anche “espistemologico”, a voler essere onesti). Ascolto Metal. Mentre manovalanza est-europea mi monta un armadio, svolgo in 45 minuti un corso di sicurezza di 12 ore e il record non passa inosservato: infatti me lo fanno rifare. Agosto è il mare verdognolo di Jesolo, i 48 gradi, i bagnetti e le birrette, quindi divento grasso per la terza volta nella mia vita. Ascolto Metal. Mi offrono un lavoro e accetto, perché un po' dispiace abilitarsi per svolgere una mansione di un certo tipo e poi rinunciare per darsi al taccheggio (e comunque mi servono soldi subito, causa debiti per le birrette). Finisce l'estate e inizio la nuova attività, ma divento padre (quindi ascolterò Metal in compagnia per i prossimi anni) e ho la scusa per assentarmi subito dal lavoro. Non mi licenziano e riprendo: avanti così. Fiere di San Luca: odore di olio, caldarroste, mandorle croccanti, le migliori canzoni dell'estate 1998, tute in acetato. Ascolto Metal. A novembre piove poco, ma non me ne accorgo, perché sono impegnato a pulire il sedere al bimbo a casa e ai discenti al lavoro. Discenti... imparo sempre termini nuovi da usare al bar per far pesare il fatto che ho due lauree, un master e non ho mai avuto ferie pagate in vita mia. Faccio il record personale allo squat e perdo l'uso delle gambe per 5 giorni. Con dicembre finisce l'esperienza in radio ma ne inizierà un'altra che potrebbe portarmi alla bancarotta, ma chissenefrega che tanto ho investito tutto in miniere di diamanti in Marocco. Mi danno la tredicesima, ma io non so cosa sia e la spendo prima che cambino idea e la vogliano indietro. Adesso finisce l'anno, ci vediamo al prossimo.

mercoledì 14 ottobre 2015

Totaaaaaaallll Fuckinnnnnn' Alienation!!!


I miei conoscenti, che hanno la sventura di confrontarsi con la logorrea persistente che mi caratterizza (sin da neonato, quando invece di piangere per chiedere il latte, iniziavo a disquisire di pro e contro della poppata al seno della mamma per tempi prolungati), sanno che qualche mese fa ho conseguito l'abilitazione all'insegnamento. Il corso si chiama TFA. Senza di esso, non puoi insegnare a scuola. Ma anche con l'abilitazione non si lavora. Quindi la domanda che soggiace a tutto ciò è: che cosa ho fatto realmente in quei 6 mesi da febbraio a luglio 2015? A parte scrivere cose a caso, che venivano valutate positivamente o negativamente in base all'umidità...
Sulle dinamiche del corso sto scrivendo un romanzo, che oggi come oggi è in alto mare poiché ho le Fiere di San Luca davanti a casa e vedere 12enni “cicca in bocca e Tagadà” non è il massimo dell'ispirazione (a meno che uno non abbia veramente bisogno di andare in bagno, in tal caso il miracolo è garantito). Aggiungo inoltre che dopo una frittella delle Fiere lo shock glicemico ti manda in letargo per tutto l'autunno: altro elemento che gioca a sfavore di un serio impegno letterario. E per uno come me, che ha fatto i miliardi grazie a questo blog, è una sconfitta.
Ergo, butto là due righe su questo TFA, giusto per evitare ai posteri di incorrere nella medesima sventura. E soprattutto per non dimenticarmene, vista la mia tendenza a vivere esclusivamente in un presente atemporale dove il passato non esiste e il futuro è unicamente l'aspettativa di consumare proteine.
Le cose da dire sarebbero parecchie. Non parliamo di soldi spesi, perché erano noti sin da subito e te la metti via che per qualche mese mangerai pane, insalata e patate crude. Non parliamo del fatto che fosse “organizzato” (virgolette, notare) a Venezia, che già è comoda come il puff di Fantozzi e d'inverno è allegra come fare la popò in compagnia. Eviterò anche di menzionare che i corsi, strategicamente posizionati di pomeriggio per permettere la frequenza a chi lavorava di giorno, erano sparsi ai quattro angoli della città e anche nella ridente zona industriale di Marghera, perché “è sempre un casino trovare le aule per ospitarvi” (cit. segreteria, a cui chiedo quindi umilmente scusa per aver preteso aule quando ci si poteva sistemare anche in qualche bar di cinesi, che paiono abbondare a Venezia).
E allora di che si parla? Del fatto che è stata una di quelle esperienze che possono condurti all'alienazione. Ma solo se glielo permetti. È facile uscire di senno quando in una giornata devi fare lezione a scuola, seguire i corsi TFA e poi in serata magari scrivere un elaborato su quello che ti è stato detto a lezione: salvo poi rendersi conto che il materiale prodotto entra in contraddizione con quanto appreso in altri corsi già frequentati oppure addirittura con quanto esposto nella lezione precedente dal medesimo docente. Spesso questi “compiti per casa” si sono risolti in un “scava la buca, riempi la buca, spacca la pietra, incolla la pietra” finché, sparando a caso, incocci in un giudizio positivo (sul quale non puoi basarti per i lavori successivi, visto che i parametri di giudizio sono stabili come il Tagadà). Ma sono sopravvissuto alla pioggia di fango nel campeggio di Wacken, al gomito spaccato andando in bicicletta a comprare dei fiori, alla mancata pubblicazione di un mio libro perché mi ero dimenticato di scriverlo anche se avevo incassato un anticipo dall'editore... che vuoi che siano i deliri generalizzati di pedagogisti (secondo cui fare lezione normalmente è impossibile, perché i ragazzi si addormentano dopo che li hai salutati entrando in classe) e professori emeriti (secondo cui tutto quello che hai studiato è sbagliato, ma potrebbe anche essere vero se coincidesse con quello che hanno scritto loro)?!?
Ultima chicca prima di passare a cose diverse (come fissare le ragnatele sul soffitto sperando che i ragni, sentendo la pressione psicologica, se ne vadano da soli): la T di TFA sta per “tirocinio”. E allora parliamone. Mi viene detto di “arrangiarmi a trovare un tutor” per svolgere il tirocinio in aula. Andando sul sicuro, chiedo al liceo dove ho già insegnato. Chiaramente mancano convenzioni, permessi, assicurazioni, indulgenze e reliquie di santi: insomma, tutto quello che serve per attivare il progetto. Risolta magicamente la cosa dalla segreteria del TFA con un “tu inizia, poi vediamo”, mi assegnano il tutor: lo devo affiancare nei mesi di aprile/maggio/giugno, mesi nei quali dovrei fare io lezione al posto suo per uno sproposito di ore. Il povero Cristo sa che è stato fregato dal sistema, ma mai quanto me, che nel frattempo devo anche gestire le mie 5 classi. E poi mettiamoci nei suoi panni: non è proprio il massimo fare lezione mentre sei osservato da un tirocinante quasi 40enne con barbaccia, capelli lunghi e 10 anni di esperienza in classe, facendo finta che sia un ragazzino neolaureato che si caga in braga se spiegando Kant confonde (ocio!) le forme a priori della sensibilità con le forme a priori dell'intelletto (ma qui interviene il pedagogista che ti dice che hai sbagliato a fare lezione così, che i ragazzi si sono appisolati, che non sono più motivati, che abbandoneranno la scuola e la colpa è tua).

Non svelo come ce la siamo sbrogliata, quello è un capitolo clamoroso del futuro romanzo da cui ci tiriamo fuori minimo un serial tv da 3 stagioni con guadagni di quelli seri, di quelli che ti permettono di dire “Oggi faccio la spesa al Lidl invece che al D+”.

domenica 23 agosto 2015

Aggiornamenti sulla felice decrescita delle mie facoltà


Breve elenco di cose a caso. In fondo, interessa un po' a tutti sapere come vivo la mia vita ora che sono mi sono abilitato alla professione di tagliatore di ghiaccio (tanto per insistere su una professione che oggi come oggi ha notevole spendibilità).


  1. Tenendo conto che tutta la faccenda dell'abilitazione meriterebbe un romanzo e dando per scontato che quel romanzo io lo stia scrivendo, rivelare qualcosa ora sarebbe dannoso per i miei futuri introiti. Ma il Master di Marketing & Ricatti che ho frequentato in un momento cinico della mia esistenza mi spinge a rilasciare un'anticipazione, ergo: il romanzo finisce bene, nel senso che l'eroe riesce a completare il percorso senza diventare alienato e senza che i suoi docenti facciano il percorso inverso.
  2. Niente Germania, quindi niente foto con ubriachi collassati né relazioni su pietanze senza speranze. Non si può dire comunque che si sia mangiato sano, nel senso che nessuno sano di mente si mangerebbe una grigliata di carne seguita da una grigliata di pesce + macedonia di frutta guarnita con palline di gelato al cioccolato... e questo fa pensare che l'alienazione non sia stata evitata del tutto.
  3. Jesolo, piazza Mazzini, birretta, tatuaggi e sei in pole position. E invece no. Dove sono le bestie che ogni anno mi donano gioia di vivere? (Un po' come Lucrezio che osserva il naufragio – commento inserito solo per ipertrofia culturale). Quest'anno pochissima roba. Appena appena il rendersi conto che il tatuaggio ormai lo devi avere entro i 19 anni sennò sei out come la chioma di Steve Sanders, ma contemporaneamente le adolescenti usano pantaloni a vita alta, antistupro impareggiabile sin dall'alba dei tempi. Poca roba infatti, troppe famiglie con bambini, troppe pancette da uomo accoppiato e troppa cellulite da donna che ha soddisfatto l'orologio biologico. Unico elemento da ricordare nell'estate 2015: migrazione di peli dal petto al volto di ogni uomo sotto i 40 anni. La costante: le risse con gente che si gira intorno, urlando, senza colpirsi mai.
  4. Sempre a Jesolo, spesso chiacchiero coi gestori di locali e attività varie (sono ancora troppo giovane per fissare i cantieri, ma troppo vecchio per cominciare a bere alle 8 del mattino). Gli sventurati sostengono che la stagione sia andata malissimo. Essendo valutazioni che sento ogni anno, immagino che per questa povera gente non ci sia mai stata una stagione bella dalla crisi di Wall Street del '29, quando Jesolo ancora si chiamava Cava Zuccherina e la gente andava in spiaggia coi mutandoni fino alle ascelle.
  5. Se guardo il TG, sono sfiduciato nei confronti di questo Paese. Ma il Master in Marketing & Rapimenti mi ha insegnato come funziona il mondo della comunicazione (ve lo spiego a pagamento, che devo recuperare soldi per comprarmi i calzini), quindi la realtà su cui mi baso è quella con cui ho contatto diretto. Se guardo a chi conosco, abbiamo più brava gente che canaglie. Il che mi rende ottimista almeno per le sorti del mio quartiere e dei 13kmq attorno a Treviso.
  6. La vita, esistenzialisticamente intesa come quella fase che intercorre tra nascita e morte, riserva continue sorprese a chi riesce a mantenere l'attenzione su ciò che succede fuori dalla propria mente. Di questa affermazione, che è farina del mio sacco, non so che farmene e quindi ve la regalo: usatela per impressionare le menti deboli, ma magari prima fatevi crescere la barba e millantate studi filosofici.

venerdì 17 luglio 2015

Troppo caldo per inventare un titolo accattivante


CRAZY LIXX
Ferrock Festival – Vicenza
16 luglio 2015

La proletaria Vicenza organizza festival gratuito in parco cittadino nel mezzo di quartiere popolare. Roba da caduta del muro di Berlino. Viste le premesse, ti aspetti ci suonino i Nomadi o qualche sventura reggae, cosa che in effetti accadrà nel fine settimana, ma l'ambìto (per modo di dire) slot del mercoledì è affidato all'Hard Rock, perché il Rocker se ne frega della settimana lavorativa e va ai concerti a prescindere: basta che siano birra, qualche donna discinta e un bancone su cui appoggiare il gomito per imprecare contro l'Universo.
Ho fatto l'esame che mi permetterà di evitare la deportazione per qualche anno, ho festeggiato in modo poco consono alla mia età e quindi mi sono perso nelle campagne venete. Finisco per designare in una taverna in stile Terzo Reich arredata con cane che fa salti di tre metri e risolve problemi logici più velocemente di molti umani, poi di colpo mi ritrovo a barcollare per il quartiere popolare di Vicenza in splendido ritardo e con un peso-forma in glorioso aumento dopo le libagioni. Evitate le gang da “Guerrieri della notte” che si annidano nei vicoletti, arrivo al festival proprio mentre iniziano gli svedesi Crazy Lixx.
La band, celebre perché fa dischi fighi e viaggia a cachet da discount (gira voce che con un migliaio di euro ti facciano lo show di 3 ore al matrimonio), ha da sempre un seguito minimo rispetto agli svedesoni che rimorchiano di brutto in Italia (es., Hardcore Superstar) e la causa è SICURAMENTE (occhio, siamo al 14% di verità) da imputare a due fattori:
  1. cantante brutto e in fase di calvizie (ma non puoi farlo fuori, visto che scrive lui tutti i pezzi), oltre che con una circonferenza di coscia sproporzionata rispetto al resto della band;
  2. batterista da 110 kg minimo, fenomenale ma più adatto a suonare coi Dismember.
Per il resto, hanno il bassista-bagnino minorenne a uso delle coetanee, mentre il solista ha la classe e il look per soddisfare donne più mature. Il ritmico altri non è che lo sciagurato albino dei Bai Bang, che in mezzo a musicisti normali dimostra di non essere un disgraziato come invece aveva fatto credere negli show con la sua band principale.
I CL suonano parecchi pezzi fenomenali e anche un paio di schifezze che fanno contenti solo loro. Il cantante inizia che sembra il Ted Poley dell'epoca in cui la gente sapeva chi fosse Ted Poley, poi a metà show di colpo perde tutta la voce senza una spiegazione plausibile (a meno che il fonico non abbia avuto un ictus). Il resto della band vagabonda per il palco puntando sulla fisicità e sull'impatto, anche se sembra che ognuno faccia uno spettacolo a sé e risultano poco legati. Il solista, che ricorderemo soprattutto per le pose da guitar-hero e il cappello a falde larghe amish-style, rompe una corda e il suono non cambia per niente, al che ti viene il sospetto che il fonico non si riprenderà più dall'ictus.
Poi il tutto finisce di colpo per sfinimento. È mezzanotte, ci sono 30 gradi ed è umido come in una sauna. La band, se escludiamo cantante e batterista, è visibilmente denutrita, sfibrata da una dieta di carote e aringhe: hanno tutti le gambette secche di gente che prende solo l'ascensore, non possono reggere la calura della Pianura Padana e la potenza dei veneti tirati su a rosso, soppressa e spalate di letame. Gli svedesi se ne vanno dopo uno show ottimo, con più luci che ombre e comunque penso che 2-3 donnine le abbiano anche racimolate.

Pollice alto e via nella notte.

giovedì 16 luglio 2015

L'Estate dell'Amore e l'Agricoltura Friulana


BRUDSTOCK
4 luglio 2015
Vigonovo di Fontanafredda (PN)

Non vorrei parlar di musica, ma tanto alla fine due righe scappano sempre.
Cominciamo dalla basi: Brudstock è un festival anni '60-'70, ispirato palesemente a Woodstock. Poi ti guardi in giro e sei in un agriturismo-vivaio di trote, con un'umidità paludosa e zanzare carnivore (sarà per tenerle lontane che tutti accendevano incensi e strane pipe?). Non so come fosse Woodstock, probabilmente neanche chi c'è stato saprebbe spiegarlo a causa delle varie esperienze di espansione mentale che si vivevano a fine anni '60, comunque lo spirito mi è parso quello: musica, serenità, poca voglia di rogne che già ce ne sono troppe, un generico amore universale, bonghi (sia musicali che non), uno spirito del passato che guarda al presente con un piede nel futuro (qui si sentono i residui del fumo passivo).
La strada di avvicinamento al festival è un sentiero in mezzo ai campi, che riconcilia con lo spirito agreste di questa terra considerata Veneto dai friulani e paese balcanico dai Veneti.
La vasta e variegata umanità, quella sì, è degna della Summer of Love. Certo, alcuni meritano l'amore più di altri (io non sarei molto propenso a donare il mio amore agli avventori maschili, ma qualche esagitato la pensa diversamente), eppure alla fine ci si vuole tutti bene come se vivessimo in mondo senza testosterone. Essendoci un disastro di persone e una illuminazione da zona industriale, mi sono dovuto andare a cercare i fenomeni da baraccone con la pila da guardaspiaggia, ma alla fine sono stato premiato. In realtà non serviva neanche fare strada: moltissimi si sono occultati sotto una tenda beduina a fumare il narghilè e a bere una roba bollente verde (che doveva per forza essere allucinogena, sennò non si spiega perché la bevessero tutti nonostante i 37 gradi e l'effetto sauna che ha colpito tutto il Nordest). Alcuni si sono buttati per terra a caso, li calpesti e loro ti vogliono bene lo stesso. Poi c'è chi crede di essere alla Festa dell'Unità, chi a Ibiza, chi voleva pescare e s'è trovato il vivaio pieno di gentaglia...
In pieno stile anni '60-'70, il campeggio è organizzato a caso. Arrivi; butti per terra una tenda o, visto il caldo, anche solo uno zerbino; bevi una birra; bevi un Tavernello; mangi un tortino dall'odore sospetto; bevi un'altra birra; ti passano una sigaretta che odora come il tortino → avanti così per 3 giorni. Ricordiamo che ci sono eroi con chiome fluenti, camicia aderente e pantaloni a zampa nonostante il clima da foresta pluviale: questi sono gli eroi. Speravo però di vedere più gente nuda.
Abituato ai festival dei Metallari, mi trovo spiazzato senza i sacrifici umani, i caproni che scorrazzano furibondi e il Diavolaccio Belzebù che si manifesta per tirare schiaffoni sulle orecchie, ma mi abituo rapidamente appena m'accorgo che c'è birra. E poi sudo come un'anguilla, ho bisogno di recuperare sali minerali che temo di non trovare nella poltiglia verdastra che servono nella tenda beduina, né credo che il peyote sia questo grande integratore, ergo birra e pace universale.
Sul palco si esibiscono gruppi in linea con lo spirito del festival, quindi essenzialmente calvi. Rilevo solo la presenza di quel panzone di Bernie Marsden, chitarrista dei Whitesnake nel periodo hard-blues, poi cacciato dalla band perché era troppo brutto (anche se sembra una cialtronata, è la tragicomica verità). Produzione sul palco da paura, nel senso che roba del genere la trovi a festival dove paghi dobloni sonanti, qui invece l'ingresso è gratis e ti chiedi in quale Stato mitteleuropeo ti trovi.

Vorrei scrivere una conclusione, ma devo anche recensire i Crazy Lixx e quindi vado di risparmio energetico. Sintonizzati per nuova recensione, almeno finché non arriva gente a farmi bere.

venerdì 22 maggio 2015

Monday Night Sbronz Catharsis



EVERGREY + LESOIR
11 maggio 2015
Work In Progress (Albignasego – PD)

Il ritardo di questo report è imbarazzante e ho poca inventiva, quindi propongo due scuse standard che mi gioco sempre quando ho gli attacchi di pigrizia:
  1. lo show è stato talmente trionfale, intenso, sconvolgente, che ci ho messo 10 giorni a riprendermi e solo adesso che sono finite le allucinazioni da esperienza ineffabile ho la serenità per scrivere;
  2. il corso di abilitazione per lustrascarpe che sto seguendo mi obbliga a produrre a ritmo continuo riflessioni scritte sull'evoluzione della metodologia del lustrascarpe e sulle tecniche più efficaci da usare in relazione alla calzatura, il che mi lascia poco tempo per i miei passatempi (per esempio picchiare le anatre lungo il Sile).

Prima che si scatenino i precisini... c'erano anche i Vitriol (che non hanno suonato per motivi che vanno dalle scie chimiche al Bilderberg fino ai rettiliani) e gli Zonaria (che non ho visto perché sperduto nella dedalica viabilità padovana).

Il WIP sembra sempre di più un lap-dance. Poi ti accorgi che hai sbagliato locale e sei finito proprio nel lap-dance a fianco. Mesto come un ramarro, ritorni sui tuoi passi e ti avvii verso il locale giusto, ben sapendo che lì ti attendono i Metallari Maschi Proletari, profumati dopo una dura giornata di lavoro nelle acciaierie della provincia veneta.
Locale semipieno o semivuoto a seconda del livello di ottimismo, solito drappo funerario calato sulle spine di birra ma frigo pieno di bottiglie dignitosissime (al punto che a una certa ora la birra rossa era finita... in effetti, può essere una prova della sua dignità o della sua esiguità), atmosfera rilassata perché è lunedì sera e ci mancherebbe anche che qualcuno rompesse pure le scatole.

LESOIR. Mai sentiti prima. Noto che hanno due donne in gruppo. Una bionda che suona la chitarra e la tastiera. Una mora che canta, suona un'altra tastiera nascosta da qualche parte in un angolo del palco e ogni tanto anche un flauto traverso. Ci sono anche tre uomini, che immagino non avrà guardato nessuno. Non mi sono documentato, non mi sono piaciuti, non so che scrivere e quindi ci caccio questo aneddoto inutile: docente agli esordi, Heidegger entusiasmò gli alunni che seguivano i suoi corsi quando si inventò fortunate espressioni come "il mondo mondeggia" ("die Welt weltet") e "lo spazio spazieggia" ("der Raum raumt").
Se i Lesoir fanno gli intellettuali, allora lo faccio anche io.

EVERGREY. Se per catarsi intendiamo la purificazione dell'animo dalle passioni, come intendeva il buon Aristotele (che tra l'altro ha scoperto che gli organi sessuali del polipo si trovano sulla testa... e lasciamo in sospeso la questione sul perché si sia messo ha cercare gli organi sessuali del polilpo), allora poco si merita l'attribuzione di funzione catartica più dell'arte degli Evergrey. Musica intensa e spesso tragica, con testi che sanno colpire basso ed esplorare abissi di solitudine e disperazione (che spero di non sperimentare mai in prima persona).
E mi dispiace per quelli che vorrebbero la recensione dove prendo per il culo bassista stempiatissimo o il ChitarristaGesùCristo sbronzo che suona solo gli assoli che si ricorda.
Gli Evergrey sanno scrivere splendide canzoni, hanno una perizia impressionante nonostante il carico alcolico, hanno un cantante che lo riconosci anche quando canta canzoni di Natale alla tv svedese (non lo fa, me lo sono inventato come il 12% di questa recensione), per fortuna non sono anche bellissimi sennò bisognerebbe tirargli le pietre. Certo che, con un pezzo come “A Touch of Blessing”, si piazzano stabilmente da anni nella mia Top100 canzoni con cui dimostrare che il Metal è meglio.
Una serie di pezzi da godimento allo stato brado, inframmezzata da un breve set per piano e voce di intensità rara. Resta da chiedersi se il colossale cantante Englund sia così fenomenale perché è più carico d'alcol d'un 16enne in disco la domenica pomeriggio oppure lo è sempre e l'alcol serve solo come colluttorio.
Ma che si vuole di più da un lunedì sera?

Grazie a tutto lo staff del locale: per ora questo è stato il miglior show del 2015 e, dal momento che mi hanno anche offerto 3 casse di prosecco, cinque Haribo e delle anatre da picchiare, non posso che essere grato e inventarmi il fatto che il WIP è il più gran locale del Giappone.