martedì 22 novembre 2016

Anvil : vibratori scatenati a San Donà



ANVIL + REZET + TEODASIA
19 novembre 2016
Revolver (San Donà di Piave – VE)

Show storico al Revolver: gli Anvil, dopo anni bui, da qualche tempo sono tornati ad avere abbastanza pubblico da permettersi tour europei in locali veri e non in discariche (motivo? Guardate il documentario “Story of Anvil”, ormai obbligatorio per la formazione culturale del Bravo Metallaro).
Le date in Italia questa volta sono ben 5 e quindi il timore di una dispersione del pubblico è motivata. Eppure i Metallari over 30-40 stavolta non tradiscono e l'affluenza è dignitosissima, di molto superiore a quella dello sciagurato concerto dei Crazy Lixx di una settimana fa. Grandi assenti sono i giovani, che perdono l'occasione di assistere a uno show “vecchia scuola”: non c'è nessuna scuola come la vecchia scuola, e gli Anvil sono i fottuti presidi (sei-cit.). Inoltre c'è sempre l'occasione di conversare con una serie di vecchie borchie che si sono fatte le peggiori trasferte nei peggiori locali per assistere ai concerti delle band più clamorose (o scandalose, dipende dai punti di vista).
Detto ciò, ci son le condizioni per un grande show. I miei spioni alle tappe precedenti del tour hanno parlato di band in formissima, io sono carico di energy drink del D+ (effetto dopante stile efedrina) e noto tra il pubblico una rassicurante coerenza di look (chiodo, maglia, “braghe da forca” e gigantesche scarpe da ginnastica alla caviglia).

TEODASIA. Arrivo per l'ultima canzone e sento solo tastiere trionfali e una coppia di voci che volano verso l'infinito e oltre. Noto solo che il cantante è vestito da paggio di Re Artù, ma è una mia deformazione professionale (la carriera di fashion blogger mi permette infatti di pagare le bollette e i tre mesi di vacanze estive a Duna Verde con birre del Lidl).

REZET. Speed-thrash from Germany. Potrebbe bastare qua. Onesti, diretti, intricati il giusto, con cantante chitarrista (meglio chitarrista che cantante) dotato di cintura di pallottole d'ordinanza e un batterista anfetaminico. Capelli in abbondanza, bassista con spalle pelose e una decina di canzoni inviperite che fanno venire in mente i Kreator d'annata. Roba da salto spaziotemporale: sembra di essere nel 1988, complice anche una buona parte del pubblico, che di certo nel 1988 già andava a concerti. Certo, i pezzi finiscono per assomigliarsi e solo su un paio il cantante cessa i rantoli per avventurarsi in linee vocali accessibili, ma i fanatici del genere gioscono. Thrash, headbanging, corna al cielo e birra sul pavimento.

ANVIL. Inizio show: batterista deflagrante che scandisce i tempi di guerra (che Robb Reiner sia un talento cristallino lo dice Lars Ulrich, ma per fortuna lo confermano anche Scott Ian e Lemmy), bassista che percorre il palco con la “danza delle scuse” del Dottor Zoidberg e IN MEZZO AL PUBBLICO Lips Kudlow sciabola riff assassini e urla dentro il ponte della chitarra.
Basta così: gli Anvil hanno già vinto.
Tutto il resto è solo trionfo. Dal duello tra il bassista (uguale a Doc di Ritorno al Futuro) e Lips nel corso di “Mothra”, dove simulano due mostri giganti che si sfidano distruggendo Tokyo, fino alla prepotenza di un Robb Reiner con chioma tintissima e bandana che dal 1989 copre una probabile calvizie disperata (ma aggiungiamo camicia hippie aperta sul petto e catenaccio d'oro stile Trastevere).
Lips, infine, è Lips: brutto da sempre e adesso è anche vecchio, ma ha l'energia di chi ha sfiorato il successo, ha perso il treno e si è ritrovato a consegnare pasti alle mense ma senza mai smettere di suonare, poi ha avuto una botta di culo (il documentario) ed è tornato a vivere di musica dopo i 50 anni. Troppa vita vera per giocare la parte della rockstar, meglio puntare sulla follia di un assolo fatto con un vibratore. E per fortuna che la natura gli ha donato un volto di gomma tipo Goggle di Labyrinth, con una rosa di espressioni babbee da cabaret e un sorriso sdentato imperdibile. In ogni famiglia ci vorrebbe uno zio spiantato come Lips, che a 60 anni ti piomba in casa perché l'hanno sfrattato e ti occupa una camera per mesi, strimpellando la chitarra e svuotandoti il frigo di notte.
Il bassista, comunque, sembra il più squilibrato di tutti: ma se non lo avete visto, non potete capire.

Metal On Metal!

lunedì 14 novembre 2016

CRAZY LIXX + 17 CRASH... la Solitudine dei Rockers


CRAZY LIXX + 17 CRASH
11 novembre 2016
Revolver (San Donà di Piave – VE)

Ai Crazy Lixx ho già regalato 3-4 recensioni e mai che si siano sognati di pagarmi, ma almeno fanno album belli e quindi diciamo che siamo pari. La uso come scusa per non parlare di musica, che tanto, a giudicare dall'affluenza al concerto, interessa a pochi.

Il locale.
Il Revolver ha avuto un momento d'oro come locale per concerti qualche anno fa, poi è passato a feste da discoteca post adolescenziali su cui non mi pronuncio. Complice però una concatenazione di eventi, in questo inverno 2016-2017 il locale riprende a ospitare concerti e ciò è bene, perché è a 25 km da casa e a metà strada c'è il Mobilificio Caramel (le cui pubblicità da anni sollazzano gli utenti delle tv locali e dimostrano che il boom economico del NordEst è chiaramente avvenuto per caso): arrivati davanti al Mobilificio partono regolarmente 12 km di imitazioni delle televendite con voci nasali e inflessioni da Fossalta di Piave, così il resto del tragitto è puro cabaret.
Al Revolver riconosco due pregi:
  1. un'acustica incasinata abbastanza da rendere inutili le seconde chitarre e quindi lasciare libero il chitarrista ritmico di fare il babbeo sul palco;
  2. un sistema di riscaldamento consistente in un getto di aria sahariana che colpisce alle spalle tutti coloro che si trovano davanti al palco in linea col microfono centrale: il tornado asciuga istantaneamente il sudore e ti obbliga a restare in mutande, poi esci a fare il figo e ti prendi la gastroenterite, per cui passi il resto della settimana a casa e risparmi abbastanza per pagarti il prossimo concerto al Revolver.

Il pubblico.
Talmente scarso che si poteva, nell'ordine:
  • uscire tutti dal locale e rubare abbastanza biciclette da spostarsi tutti verso la città
  • andare insieme a mangiare la pizza da Ciccio in centro a San Donà;
  • concedere a ciascun presente un monologo sull'annosa questione “Pizza alta o pizza sottile?”;
  • formare due fazioni “Chi conosce Johnny Lima” vs “Chi ignora Johnny Lima” e sfidarsi a sputi;
  • tornare al Revolver e vedere gli show.


Le band.
17 Crash.
Siccome non si parla di Musica, si parla di Costume e Società. La band toscana ha due chitarristi che vorrei in ogni band, anche di liscio: uno “larger than life” con repertorio di mossette clamorose stile Ratt/Dokken che mette in pericolo costantemente i legamenti ma che genera sul palco un tale uragano di Convinzione Rock che non ti accorgi neanche di cosa stia suonando, l'altro minorenne che si guarda intorno a bocca aperta stupita (espressione che ti coglie quando vedi da troppo distante uno che ti ruba la bicicletta ricevuta alla cresima). Complice l'acustica-bagarre del locale, sento solo alcuni ritornelli azzeccati, un batterista che perde colpi come un 70enne senza Viagra, il solito basso inesistente del Rock e un cantante che rende meglio quando non strilla (ma lui strilla come fosse alle audizioni per gli Steel Dragon). Comunque ci scommetto che in pizzeria avrebbero scatenato un tafferuglio.

Crazy Lixx.
Nuova formazione con l'inserimento di due chitarristi, dopo che i precedenti si sono dati alla macchia (uno è scappato negli Inglorious a suonare Hard Rock stile Whitesnake per un pubblico di calvi, l'altro lo ricorderemo solo per essersi riprodotto nei bagni del Live Club durante il primo Frontiers Festival insieme a una generosa groupie).
I nuovi innesti sono gente nota a chi frequenta il genere, quindi diciamo 200 persone in tutta Italia. Jens Lundgren era il chitarrista di quegli scalcinati dei Bai Bang, un esile elfo albino da 40 kg di peso che stasera aveva i volumi settati a livello “concerto pomeridiano all'oratorio Don Bosco”; Chrisse Olsson ha bivaccato per qualche anno coi disperatissimi Dirty Passion, adesso ha portato nei Crazy Lixx il suo fascino da carcerato balcanico e i pantaloni sempre uguali da inizio carriera.
Il mio preferito resta il batterista, che pare un culturista 10 anni dopo aver smesso con gli steroidi: polpacci enormi, maglietta dei Darkthrone e una precisione che lo piazza tra i migliori del genere (anche se sembra che del genere non gliene freghi proprio niente).
In tutti i loro 4 album i Crazy Lixx hanno inserito diversi pezzi splendidi e oggi ovviamente li suonano tutti, perché (caso raro) la band pare essere pienamente cosciente che il pubblico dal vivo vuole le figate e non i fillers.
I suoni sono già migliori rispetto al solito, di certo i cori in playback aiutano la causa e permettono al cantante e alla sua sempre più rada chioma di vagabondare per il palco e anche nel backstage (lasciando il resto dei Crazy Lixx a guardarsi con la sicurezza di chi non ha capito niente).

Comunque sia, show soggettivamente bello (sui CL sono poco oggettivo, c'è scritto anche nel mio curriculum) e che avrebbe avuto tutte le caratteristiche per piacere ai cultori del genere, i quali però hanno deciso di passare la serata su Netflix.

domenica 30 ottobre 2016

WELKIN + ANUBI'S CURSE + STRAIGHT EDGE - recensione di balletti e fracasso



Le band minori si esibiscono ovunque per mille motivi (voglia di suonare, crearsi un pubblico, raccontare ai compagni di classe che sei in tour, far vedere alla mamma che non sei uno spiantato...). “Ovunque” significa nella migliore delle ipotesi locali adatti alla musica live, nella peggiore autogrill, bocciofile, cantieri, corridoi.
Ieri, con tutto il rispetto per il locale, siamo stati nella fascia bassissima. Pub che al massimo reggerebbe un acustico + soundcheck problematico e salta fuori una situazione dove si sente meglio se stai fuori dal locale piuttosto che sotto il palco.
Poca colpa alle band, sia chiaro: questo passa il convento e personalmente è sempre meglio andarci, agli show, che restare a casa a sgranare fagiolini.
Ergo, nulla posso dire sulla qualità della proposta delle band, né sulla perizia tecnica. E comunque non ne sarei in grado, visto che in questo periodo la mia mente è occupata a sondare i migliori cetrioli sottaceto nei supermercati locali (oltre a cercare la strategia per spiegare decentemente la filosofia del linguaggio, ma i cetrioli mi paiono più abbordabili).
Ecco ciò che resta.

STRAIGHT EDGE. Mai visti né sentiti prima (da quando sono agli arresti domiciliari non riesco a tenere il passo), ma bella attitudine e le band che danno tutto sul palco meritano sempre un plauso a prescindere. Mi è parso di cogliere parecchio hard rock, una spruzzata di Seventies, una cover dei Van Halen e mi fermo qua, perché a un certo punto del concerto riesco a sedermi al bancone davanti al bidone dei bagigi e per noi anziani questo rappresenta la svolta. Record regionale 2016 di bagigi ingoiati in 31 minuti, peraltro. E zitti tutti.

ANUBI'S CURSE. From Treviso a mia insaputa, band di Melodic Metal con voce femminile. I fattori che mi spingono all'ascolto: 1. pausa dai bagigi, 2. una pessima IPA, 3. paiono bravi. In effetti sarebbe bello prima o poi ascoltare la musica che fanno, per ora posso dire che si muovono bene (non bene come MC Hammer, ma bene), che mi pare di intuire anche dei ritornelli ganzi, che non ci sono 700 basi registrate incluso il pubblico e che alla fine portano a casa il macinato. Devastante momento di avanspettacolo del bassista, potrei anche raccontarvelo ma non avrebbe mai lo stesso senso e quindi disperatevi per quello che vi siete persi.

WELKIN. Questi li conosco da quando rubavano rame da adolescenti: dopo una carriera ultradecennale da 1 concerto all'anno cominciano a ingranare all'età in cui la maggior parte degli altri musicisti si rassegna a un futuro nel Multilevel Marketing. I Welkin, che invece si sono trovati un lavoro stabile poco dopo la terza media, adesso sono pronti a schiacciare la concorrenza che infatti non c'è. Sempre clamorosi nelle battute tra una canzone e l'altra: solo per quello valgono il prezzo del biglietto (che mai comunque vi farebbero pagare, quindi affrettarsi).

venerdì 7 ottobre 2016

Concorso 2016 pt. 6: la prova orale (aka "una scusa per fare citazioni semi-colte")


Parcheggio miracolosamente in centro Jesolo Lido durante un'assolato inizio agosto e la mail mi conferma che:
  1. sono stato ammesso all'orale del concorso
  2. ho un voto talmente basso che mancava solo la mail si concludesse con “Si vergogni!”
A questo punto parte il flusso di coscienza, mentre procedo ciabattando verso la spiaggia insieme a un'orda di russi clamorosamente sbronzi alle ore 9.44 del mattino.
  • Non avendo studiato niente di niente, l'ammissione è un bel risultato (più o meno come trovarsi in semifinale a Wimbledon dopo aver passato 8 turni per infortuni degli avversari)
  • Hanno fatto fuori circa il 70% dei partecipanti allo scritto, quindi la selezione è stata fatta abbondantemente a caso
  • Come conseguenza del fatto di cui sopra, la commissione dovrebbe condurre a caso anche la prova orale
  • Ho trovato parcheggio a Jesolo e mi hanno ammesso: il quoziente massimo di fortuna estiva è stato raggiunto, quindi meglio restare al mare a tempo indeterminato
  • E come faccio con lo studio? Esattamente come ho fatto con lo scritto, ohibò!
  • Birretta al chiosco, AC/DC, headbanging e nichilismo

L'anno scolastico (perché in effetti faccio un concorso per accedere a un lavoro che faccio già) si apre con uno stillicidio di riunioni in cui il mio contributo principale è stato arrivare quasi in orario. Impegno da poco, ma abbastanza per rimandare ulteriormente lo studio e comunque situazione adeguata per migliorare una delle mie interpretazioni più riuscite: il morto apparente (fondamentale per schivare incarichi tipo responsabile dell'orientamento o coordinatore di dipartimento).
In effetti, l'impegno maggiore è stato capire come arrivare al Liceo Nievo di Padova in moto per ridurre al minimo i tempi di attesa. La commissione dell'orale mi attende infatti gioiosa il giorno 13 settembre alle ore 14 per estrarre la traccia su cui svolgere l'esame: operazione di 32 secondi che rischia di cancellare almeno 4 ore della mia giornata, ore vergognosamente sottratte al bracconaggio o al taccheggio. Purtroppo la viabilità padovana (in sostanza un tributo a Escher) non si può affrontare, stop. Quindi treno.
Partenza, arrivo a Padova, scarpinata fino al Nievo, estrazione della traccia: “Il Concilio Vaticano II”, bestemmia, rientro a casa, bestemmia, studio, preparazione PowerPoint con foto di papi e cardinali, file audio con pontefice che arringa la folla, bestemmia (sempre mia, non del pontefice), a letto a sognare un mondo migliore in cui per lavorare non debba fare più selezioni di un partecipante a X-Factor.
Risveglio, ripasso, visione di 2 puntate di “Vikings” (prima serie) per acquisire motivazioni, partenza per Padova, scarpinata al Nievo con discreto anticipo e l'idea di ripassare con calma, arrivo al Nievo e la commissione mi chiama subito dentro. Bestemmia.
Orale gestito dal sottoscritto come una televendita di pentole: sguardo fisso in camera, gesticolare da bazar berbero, impostazione drammatica incrociando “MacBeth” e “Ogni Maledetta Domenica”. Tempo a disposizione: 35 minuti. Tempo sfruttato: 20 minuti scarsi. La commissione riempie il tempo facendo domande talmente contorte e verbose che alla fine rispondo a caso, con sorriso sicuro e affabile. Poi il colloquio in inglese, ove sfodero tutta la mia conoscenza dello slang di “Sons of Anarchy” (prime 3 serie, poi trascurabile).
Risultato finale: promosso, ma senza amore.
Comunque promosso, ragione sufficiente per mescolare birra e sangria. E poi pentirsene, ma alla fine mi pento anche di non aver seguito abbastanza bene catechismo, sennò sai che esposizione top gli facevo su questo Concilio Vaticano II?!

Detto ciò, che ne sarà di questo concorso (vincitori e vinti) ad oggi nessuno lo sa. Metafora dell'incertezza dell'esistenza, in cui pianificare è inutile giacché le cose cambiano incessantemente e quando vanno per il verso giusto dovresti chiederti chi ti sta inchiappettando di nascosto.
Per fortuna, essendo nato ottimista in quanto bello e ricco, me ne torno in classe a fare il bullo e in radio a discettare di Heavy Metal.


domenica 21 agosto 2016

Concorso 2016 pt. 5: la prova di Storia (aka "Preparazione da quiz televisivi")



Dopo la prova di Filosofia, il Ministero concede ben 48 ore per preparare quella di Storia. Medesime modalità, ma con la differenza che la disciplina la conosco: o meglio, so i dettagli inutili che rendono la Storia degna di essere studiata, come...
  1. l'imperatore Eliogabalo, quattordicenne omosessuale dichiarato, si presentò a Roma con una processione stile Gay Pride e dopo 4 anni di regno irrilevante venne fatto fuori su ordine della nonna;
  2. l'imperatore bizantino Giustiniano II, detronizzato e privato del naso (poiché solo un uomo integro poteva ricoprire la carica, molti imperatori decaduti venivano mutilati per impedirne un ritorno al trono), riconquistò il potere con l'aiuto di mercenari Cazari e regnò con un naso finto fatto d'oro.
Fiero del fatto che queste informazioni non mi rendono un professore, ma mi permettono di tenere banco alle cene dove non conosco nessuno, parto sgommando verso un Istituto qualunque in centro a Padova.
Sulla viabilità padovana leggetevi qualche post precedente: però arrivo, trovo parcheggio, mi presento in gradevole anticipo all'istituto e i bidelli mi dicono di aspettare fuori perché è troppo presto e nessuno sa niente. Mi godo dunque l'arrivo degli altri candidati con sguardi di intesa (come quando ci si trova tutti a mezzanotte a gettare i sacchi del secco nel Sile) e farfugliamenti su quanto siamo poco preparati (questa è la sindrome da secchione delle superiori, quello che non ha mai studiato e poi nelle interrogazioni prende minimo 8).
Per non dilungarsi troppo, ecco qualche momento memorabile in ordine sparso: è il massimo che si può fare in un blog gratuito. Se volete la saga intera, con episodi inediti, machismo, battute da caserma, imitazioni, misoginia allo stato brado e pungente ironia, mi esibisco live in ogni luogo dove qualcun altro paghi per me.
  • Molti filosofi, consci di avere una preparazione storica degna di Geronimo Stilton, scaricano la tensione pre-esame col metodo classico, rendendo i bagni pressoché inagibili e guadagnandosi la mia stima più che con mille discorsi sulla questione ontologica di Anselmo.
  • La mia principale attività di scrittura è in questo blog, quindi sono specialista nel digitare stronzate a velocità super e poi pentirmi qualche ora dopo. Non potendo contare però sul pentimento durante la prova (troppo poco tempo), punto solo su stronzate e velocità. ES., in una domanda su nascita ed evoluzione dell'Islam ci infilo anche un glorioso “Mamma li Turchi”, così la commissione capirà che ho letto anche Topolino.
  • Sono sicuro che uno dei filosofi collocati in terza-quarta fila abbia tirato un peto.
  • La palma del disagio (suo malgrado) va a quello che dopo aver letto le domande se ne vuole andare, ma la commissione di vigilanza glielo vieta e quindi per 2 ore e mezzo il soggetto scrive furiosamente tutto quello che gli viene in mente: essendo anche la mia strategia, non mi stupirei di una sua ammissione all'orale.
  • La domanda sull'evoluzione del warfare nel tardo Medioevo urla vendetta per non aver avuto la possibilità di nominare “Age of Empires II” e i monaci che fanno “Uollollò” (questa è una citazione con cui potreste precludervi l'amore di una donna per tutta la vita).
  • Mi selezionano per assistere alle operazioni di chiusura, ma il cervello è disconnesso da un po' e quindi i tecnici avrebbero potuto anche farmi firmare assegni in bianco senza io che reagissi... quindi, colleghi che non hanno passato la prova, se avete il sospetto che ci siano stati brogli sappiate che questi possono essere avvenuti sotto i miei occhi mentre mentalmente cercavo di ricordarmi l'assolo di “Unchain The Night” dei Dokken.
  • Ho bullizzato una collega dopo la prova, facendola sentire una merda perché non aveva letto il mio libro (che peraltro io nemmeno possiedo), senza dirle però che ne ero l'autore. Se leggi, cara collega: per farmi perdonare, ti racconto i retroscena del concorso gratis.
  • Momento commovente è l'aperitivo infinito (poi trasformatosi in pranzo e merenda, ma non ricordo di aver mangiato nulla...) insieme ai colleghi del TFA, che in teoria sarebbero nemici al concorso, ma coi quali abbiamo affrontato una situazione da primo tempo di “Full Metal Jacket” per 6 mesi e quindi non si può voler male a gente così.
  • Torno a casa, resistendo alla tentazione di passare per l'IKEA a prendermi i biscottini alla cannella, per colpa dello scriver della Compagnia delle Indie Orientali che mi fa sempre venire voglia di spezie. Ma l'autostrada la faccio col braccio fuori e il vento nei capelli, perché il futuro si presenta radioso ora che manca poco più di un mese alla fine della scuola e poi posso starmene per 3 mesi in mutande a sparare al postino... 
    NO, ostia, son commissario interno alla maturità...

Aggiornamenti dell'ultima ora: pare mi abbiano ammesso all'orale, unicamente per poter scrivere ancora del concorso.


Stay Tuned.

venerdì 22 luglio 2016

Concorso 2016 pt. 4: la prova di Filosofia ("Digito ergo sum")


Quesito 3 - Il candidato delinei brevemente un'unità di apprendimento dedicata al Cogito cartesiano alla luce delle interpretazioni della filosofia contemporanea.

E che vuoi che sia? La filosofia contemporanea ruota attorno al cogito e alla sua critica: basti pensare a Spinoza, ma anche alle risse con gli empiristi e l'entrata a gamba tesa che fa Kant... aspetta... questa è filosofia “moderna” e non “contemporanea”.
Quindi non conosco la risposta a questo quesito.

E che si fa quando non si sa? Si fa finta di essere scemi, tecnica brevettata che mi ha permesso di laurearmi, specializzarmi e abilitarmi in discipline altresì problematiche come Diplomatica Maya, Archeologia Atlantidea e Culinaria Mesopotamica.

In questo caso la soluzione è far finta di aver capito “moderna” al posto di “contemporanea”, dimostrando nell'ordine:
  1. scarse diottrie
  2. penosa preparazione storica
  3. limitate facoltà cerebrali
Ma siccome la vena istrionica è inarrestabile e il termine “multimediale” deve per forza essere tirato in mezzo quando si parla di didattica, come non buttare in mezzo qualche film da far vedere alla classe? Qualcosa di concettuale e incomprensibile, giusto per testare in quanti riescono a dormire con gli occhi aperti e facendo le bolle col naso. Così facendo si proietta l'immagine di un professore moderno, dinamico, che schifa i manuali e sperimenta nuove strade per la didattica, coinvolgendo una generazione che non riesce a concentrarsi per 10 minuti e che adesso (estate 2016) sembra più interessata ad addestrare Charmender© che a capire come facciamo a esistere in quanto esseri pensanti.
E per rafforzare questa immagine di irrefrenabile energia metacognitiva, ci si butta dentro anche la lettura di un'opera da sangue da naso, proprio per giustificare il fatto che “penso, quindi esisto e me ne rendo conto dal fatto che questo testo mi ha fatto venire l'emicrania”. Qualunque prodotto di Hegel si adatta perfettamente a tale esigenza.
Ma ho ancora qualche minuto per rifinire la risposta e quindi:
  1. correzione degli errori di ortografia, che spuntano come funghi in Val di Fiemme;
  2. inserimento di parole forbite che facciano pesare questi anni di letture sotto l'ombrellone;
  3. buttare “metacognitivo” e “attivare le preconoscenze” ogni tre righe.

Questa procedura vale più o meno per tutti i quesiti di Filosofia: tale disciplina richiede riflessione e meditazione, ma nella procedura concorsuale è molto meglio essere il digitatore più veloce del West e avere una solida formazione giovanile in quiz televisivi.
Non sia mai che ci si metta a ragionare sulle risposte...

La prova si conclude con aspiranti docenti stremati che sbandano lungo i corridoi, si confrontano mugugnando sulle risposte solo per ripulirsi la coscienza o corrono a gambe levante verso i servizi (giacché la prova non permetteva pause per il gabinetto, del resto questo concorso dà anche la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 nella categoria “Resistenza prostatica”).
Mi sento generoso e decido di adottare un filosofo. Trattasi di giovane collega che insegna a Treviso e al quale offro un passaggio, sperando di sfilargli il portafogli e gettarlo dall'auto in corsa: avrei così guadagnato qualche euro ed eliminato un rivale del concorso. Il ragazzo però mi sta simpatico, ha perfino fatto una tesi di laurea su David Foster Wallace e quindi si conquista la mia ammirazione, visto che io di D.W.F. non ho mai capito neanche i titoli delle opere. Se poi aggiungiamo che nella sua tesi ha infilato riferimenti a un filosofo come Derrida, il quale risulta a me più incomprensibile della matematica di quarta elementare, modifico i miei piani e decido di portarlo a casa. Ne guadagno un viaggio poco lineare attraverso le campagne venete, con chiacchiere spicciole sull'agricoltura tardomedievale a Ragusa e sui peggiori agriturismi della provincia di Padova.



E prossimamente... 

“La prova di Storia” 
(sottotitolo “Come violentare 20 anni di studio entusiasta in 2.30 ore di collage sub-culturali e metacognitivi”).

mercoledì 29 giugno 2016

Soilwork: la recensione sudata

Camionisti in attesa dello show

SOILWORK
+ DESPITE EXILE + LOGICAL TERROR
Revolver (San Donà di Piave)
26 giugno 2016

Interrompo la narrazione delle mie battaglie contro il MIUR e il concorso per rituffarmi nel variopinto mondo della Musica Metal: suoni fragorosi, borchie, birra, sudore, stempiature e poco sesso.

Raramente mi sono trovato in condizioni di simile ignoranza a un concerto. Non conosco le band di spalla e mi sono perso almeno 3-4 album dei Soilwork, recuperando gli ultimi con lo sforzo disperato dello studente che si prende 4 materie a settembre e prova a capirci qualcosa dopo non aver fatto una tega per un anno. Nonostante questa leggendaria espressione di scarsa professionalità, Notturno Metal mi obbliga a rinunciare al torneo domenicale di briscola per assistere allo show.

Dicasi Soilwork gruppo svedese che una volta sparava col mitragliatore e adesso usa i raggi laser (nel senso che pestano sempre, ma con eleganza. Hanno il batterista belga tentacolare e un francese che s'aggira per il palco. Ma il boss è il cantante Speed Strid: alto 2 metri, con le spalle a coppo, ha perso i capelli a 20 anni ma ha compensato coi kg, inoltre ha una delle voci più varie e personali della scena.

Aprono i Logical Terror da Modena, ma arrivo tardissimo e assisto solo all'ultima canzone che pur mi piace, ma è troppo poco per dire qualcosa: rilevo solo che sono sudatissimi. Seguono i friulani Despite Exile, giovanissimi e pesantissimi, fattore quest'ultimo che mi spinge lentamente verso l'esterno (giudizio quindi non pervenuto, ma non stupisce vista la mia notoria incompetenza). Peraltro fuori non si respira perché lì vicino è parcheggiato il tour-bus dei Soilwork, che ha il bagagliaio pieno di escrementi di cervo.

Lo show degli svedesi è comunque mirabile: la band è una macchina da guerra senza cedimenti, la selezione dei pezzi rende giustizia a una carriera ventennale e, anzi, è un peccato che alla fine si lascino fuori canzoni splendide. In ogni caso basta suonare “Rejection Role” e hai vinto facile.
Ma è anche vero che si è trattato di una data sofferta, questa dei Soilwork: prima fissata al Deposito di Pordenone, poi spostata per varie questioni a San Donà nel locale meno climatizzato del NordEst, si colloca in un weekend ricco di eventi e di canicola estiva e la gente preferisce ovviamente vedere show gratuiti o andare al mare. Nonostante ciò, gli svedesi dimostrano sul campo uno spessore superiore.
Momenti di esaltante tonnara sul palco, si sentono solo la batteria, gli assoli e Strid che alza le tonalità stritolandosi i testicoli. L'artefice del marasma sonoro pare essere il fonico della band, uguale a Gandhi ma con la maglietta di The Legend of Zelda. In questo vortice di nonsense sonoro il tastierista sta sereno: mano destra per suonare e reggere una birra, mano sinistra per grattarsi le balle. Abbiamo anche due elementi di notevole spessore alle chitarre: quello svedese che smandibola durante i solos e quello francese che sembra un imprenditore veneto (stile “camicia bianca, SUV e rimorchio minorenni al Marina Club di Jesolo”).
La delusione serpeggia per il fatto che non è presente il batterista titolare Dirk Verbeuren, bloccato alla frontiera per contrabbando di formaggi e comunque sostituito da un ragazzino che ha portato a casa la pagnotta con un drumming solido e preciso: bravo stagista, hai sfruttato bene la tua occasione e puoi tornare a fare fotocopie.

Pubblico delle piccole occasioni, son tempi duri per tutti e si preferisce investire in una spesa di carne steroidata al D+. I presenti sono comunque il meglio della borghesia big spender: gente che guadagna duro con truffe finanziarie e pasteggia a Champagne e panda arrosto. L'atmosfera è quindi colta e affettata, si discetta di Brexit, fluttuazione del prezzo del Krug e vacanze eno-gastronomiche in Alsazia. Ci rimettono l'headbanging e il mosh, gestiti da uno sparuto gruppo di giovani che sicuramente hanno vinto il biglietto in qualche marginale concorso radio e hanno il bagagliaio dell'auto pieno di Finkbrau. Strategia non errata, visto che il Revolver ha birre con prezzi da classi altolocate.

Chiusura dello show a orario da padri di famiglia e i Soilwork si avviano poeticamente nella notte verso Vienna lasciando un caratteristico olezzo feci di ungulati.



martedì 21 giugno 2016

Concorso 2016 pt. 3: grando, grosso e mona fin su l'osso



Il 50% del futuro di una generazione si decide a...
CAMPOSAMPIERO
Camposampiero, in relazione alla mia vita, è “marginale”. 
  • La sede della trasmissione con cui collaboro è là vicino (Notturno Metal su OneShotRadio, ogni lunedì 21.30-23... questa marchetta vale almeno 2.99 euro);
  • è vicina a Massanzago, dove ho comprato l'unico paio di scarpe eleganti della mia vita e i piccioni di Venezia ci hanno defecato nel primo e unico giorno di utilizzo;
  • è prossima a Loreggia, dove c'era il Night Rider, locale biker in cui potevi parcheggiare la moto dentro e poi tornare a casa, visto che non c'era molto altro da fare.
Ecco il peso che, fino a oggi, ha avuto Camposampiero.
Ma ora essa è il fulcro attorno a cui ruota il futuro del sottoscritto e di una ventina di aspiranti docenti. Aspiranti ai 3 mesi di ferie estive pagate, ovvio. Insomma, c'è la prima prova scritta di Filosofia.
Leggere attentamente: prima prova scritta. Perché i docenti di Filosofia e Storia, se vogliono vincere il concorso, devono fare 2 prove scritte (al contrario dell'unica prova di quasi tutte le altre classi di concorso), una prova orale e una discesa del fiume Gange legati a dei barracuda.
Prove scritte al computer: quesiti di Filosofia (nessuno ha ben capito in cosa consistano) e comprensione del testo in una lingua straniera. Il tutto in 2 ore e mezzo di reclusione nell'aula di informatica di uno sperduto istituto tecnico ai margini della marginale (ma ora centrale) Camposampiero. 
E mi è andata anche bene, visto che altri candidati sono stati spediti nei recessi più nascosti della provincia di Padova.

Labbbburocrazia!
Il dedalico istituto in cemento e acciaio è una fucina per i nuovi ingranaggi del sistema lavorativo moderno. 
Noi concorrenti veniamo fatti accedere tramite scale antincendio, cosicché non ci mescoliamo con i locali prof di ruolo, attaccando loro malattie come il precariato. E magari qualche precario scivola pure dalle scale, sfoltendo il numero di prove da correggere per la commissione d'esame.
Si palesa la Burocrazia: un funzionario pubblico (un bidello, insomma) stravaccato su un banco controlla le credenziali di noi concorrenti, poi veniamo stipati in una classe in attesa di nuove istruzioni. Mi scappa, quindi si prospetta il dilemma tra il wc studenti o il wc docenti, ma in fondo io per questo concorso non ho studiato quasi niente e sono vestito praticamente in pigiama, quindi vado diretto nel bagno studenti.
La Burocrazia se ne frega però delle mie minzioni e ripiego verso l'aula d'attesa per il briefing di un altro funzionario pubblico (una vicepreside, insomma), che illustra le operazioni. Venti minuti di precisazioni in cui ogni frase è essenzialmente un divieto e poi siamo pronti per il secondo controllo delle credenziali, perché non sia mai che qualcuno di noi abbia smesso di essere se stesso in questa oretta scarsa dal primo controllo.
Quindi fila da bestiame per l'accesso all'aula di informatica, ove ci attendono i computer per la prova. Altri funzionari pubblici verificano che io sia sempre Giampiero Novello e, soprattutto, che abbia pagato la tassa esame. 
Poi si inizia.

La prova più importante della mia vita (se escludiamo la volta che ho provato ad accendere un fuoco in camera da letto).
I concorrenti si dispongono davanti al terminale, leggono le ennesime istruzioni (18 righe di “E' vietato...” o, al limite, “E' altresì vietato...”), attendono che il cronometro sullo schermo arrivi a 0 e appaiono i quesiti del concorso.
E qui capisci che hai fatto bene a puntare sul ripasso a perdere, tanto i quesiti son vasti e dettagliati al punto che si presentano due soluzioni:
  1. provare a ricordarsi se hai fatto qualcosa di simile in classe e improvvisarci una risposta;
  2. farsi travolgere da un flusso di coscienza nel quale mescolare vaghi ricordi, riferimenti traballanti a opere minori di qualche filosofo, la parola Powerpoint ogni volta che il quesito parla di multimedialità, qualche film da far vedere agli studenti e qualche competenza che ci sta sempre bene (in tal senso, la competenza “imparare a imparare” è il jolly che va bene sempre).
I tempi sono strettissimi e c'è da svolgere anche una comprensione del testo in inglese, quindi, strategico come Sun-Tzu, mi ci butto subito, forte del fatto che mi sono visto tutto “Vikings” in lingua originale e comprendo perfino quando parla quel grezzo australiano che fa Ragnar Lothbrok.
Inglese viene svolto con la scioltezza tipica degli ignoranti, per Filosofia invece cerco di farmi venire in mente percorsi didattici che mi possano evitare almeno lo sputo in faccia da parte della commissione.
Luci al neon, responsabili di aula e burocrati che ti spiano alle spalle, l'inesorabile ticchettio delle tastiere di 20 precari che sognano una cattedra (fosse anche in Polesine, maledizione), il tempo che scorre e non sai se potrai correggere ma tanto non hai neanche idea di cosa debba essere corretto... eppure la vita procede lo stesso, il sole sorge e tramonta, il leone corre dietro alla gazzella, l'universo se ne frega delle tue miserie e tu capisci che una simile intuizione è troppo cool per non buttarla dentro qualche quesito.

Nella prossima puntata...



un esempio di quesito concorsuale di Filosofia e la peggior risposta che si possa dare!

venerdì 3 giugno 2016

Concorso 2016 pt. 2: strategie a perdere



Meno di due settimane al concorso: la tecnica dello struzzo
Specialità della casa: ignorare le scadenze fino a quando scadono.
Quindi la cosa migliore per arrivare garrulo al concorso è usare le 6mila ore buche a scuola per spiare le lezioni dei colleghi... magari salta fuori qualche dinamica interessante da romanzare nelle risposte scritte. Peccato che i colleghi siano bravi e lavorino, mentre io speravo di passare almeno mezz'oretta a giocare d'azzardo a Risiko con loro e gli studenti (a Risiko sono una macchina da guerra).
Invece ho imparato qualcosa in lingue straniere, ovviamente lingue che non parlo e dunque di fatto non ho imparato niente: sempre meglio che stare in aula docenti a nascondere scatolette di tonno aperte nei cassetti dei docenti nemici.

Strategie imprescindibili: il ripasso a perdere
L'approccio scorretto al concorso consiste anche nel ripassare a grandi linee dai manuali:
  • aprire il manuale;
  • scorrere le pagine a velocità sostenuta mormorando “Questo lo so, questo non lo so e non ha senso studiarlo, questo non lo chiedono, questo lo chiedono ma non lo saprò mai, questo lo so ma non lo chiedono”;
  • se si riesce a stare sotto i 6 minuti a manuale, in 20 minuti circa hai ripassato il programma del triennio.
In Storia bisognerebbe sapere anche il programma del biennio, anche se nella mia classe di concorso non si insegna al biennio. Qui la soluzione è fissare qualche parola-chiave su cui costruire castelli in aria: Egizi – piramidi, fanghiglia fertile, accoppiamenti tra consanguinei; Cretesi – labirinti, flotta figa, risse coi tori; Ebrei – monoteismo, alieni, Davide e Golia; Greci – falange oplitica che spacca le chiappe, democrazia, pederastia, ecc. ecc.
Per quanto riguarda il ripasso di Filosofia, suggerisco di affidarsi alla sempreverde tecnica del “filosofo in osteria”:
  1. trova collegamenti a caso;
  2. attiva capacità retoriche per giustificarli;
  3. nega l'evidenza;
  4. metti dentro qualche parola in greco o in tedesco;
  5. fatti offrire da bere da quelli che accusano il gap culturale.

Il weekend prima del concorso
Sabato mattina non c'è scuola, privilegio di cui godo dopo 10 anni di professione e molti venerdì notte passati a dormire 3-4 ore. Abituato a ciò, mi pare un po' buttato il sabato se resto a casa a ripassare (tanto so già che “Etruschi – alfabeto strano, più scarsi dei Romani in guerra, gran feste nelle tombe”), quindi si va al corso di primo soccorso. Esperienza gradevole: 4 ore di slide, ma offrono la colazione, c'è il relatore gay che fa di tutto per abbracciarmi da dietro, le immagini fatte apposta per scatenare sensi di inadeguatezza e nei momenti morti posso muovere le orecchie per attirare l'attenzione degli altri corsisti.
Il pomeriggio giro in centro a Treviso perché devo aggiornare il censimento dei negozi di mutande in Calmaggiore.
La sera cena fuori con abuso proteico e sonno ristoratore.
Domenica grigliata infinita, poi “ripasso a perdere” e si chiude brillantemente con film esistenzialista per fissare concetti filosofici rilevanti (mi pare fosse “I Goonies”).

La notte prima del concorso: il dramma
Risveglio sudato come pantegana verso le 2 di notte con un quesito che ronza in testa: “Come ca$$o si arriva a Camposampiero???”.
Poi mi ricordo che in qualche modo è vicino alla villa settecentesca con piscina riscaldata da cui trasmettiamo Notturno Metal.
Buonanotte.

Traiettorie automatiche di preparazione alla civiltà
Orario di partenza: 6.41.
Colazione.
Abluzioni (stretto necessario per non venire arrestato).
Partenza.
Rientro a casa per prendere i documenti.
Partenza.
Colonna sonora: BULLET, “Bite the Bullet”
Danni: solo all'immagine, causa faccia da scemo durante gli assoli e riff assassini



Il viaggio come condizione esistenziale
Il titolo non c'entra nulla, ma a Camposampiero mi attende la prova di Filosofia e il termine “esistenzialista” lo puoi infilare dappertutto, giacché le centinaia di migliaia di analfabeti funzionali non sanno di cosa si stia parlando. In effetti, mentre sfreccio attraverso le campagne venete, la speranza che nella commissione ci siano almeno 3-4 analfabeti funzionali è l'ultima a morire.
Pensieri vorticanti durante il tragitto:
  • Fermata a Zero Branco, mi faccio assumere come bracciante a cottimo, aro un campo per qualche ora e torno a casa: non faccio il concorso, ma sviluppo un botto di nuove competenze
  • Campo, campo, capannone, centro abitato, capannone, campo...
  • Attivare le preconoscenze
  • Investire una nutria provoca danni all'auto? Come investire un cane o un daino?
  • Spartani – addominali, testosterone, dieta a zona
  • Grandissimi Bullet! Visti dal vivo gratis a una sagra a Trebaseleghe, hanno piallato un'audience di famiglie con bimbi e fenomeni da ballo liscio
  • La segnaletica stradale indica di là, ma sono furbo come un ramarro e quindi vado di qua.
  • 13 km in più del previsto, ma attraversando i campi di colza mi vien voglia di darmi al feudalesimo


E finalmente si arriva a Camposampiero... stay tuned!

lunedì 30 maggio 2016

Concorso 2016: cosa NON fare se vuoi il lavoro



Un breve riepilogo.
Faccio il professore alle superiori.
È quel mestiere in cui:
  • lavori solo di mattina,
  • hai 3 settimane di ferie a Natale e 3 mesi d'estate,
  • se sei sbronzo dalla sera prima puoi fare compito a sorpresa e dormire in cattedra,
  • a volte non vai a lezione e ti nascondi in bagno che tanto nessuno studente andrà mai in direzione a chiedere dove sia finito il prof,
  • puoi esibire la tua cultura come un surrogato del pene facendo citazioni colte che tanto nessuno può smentire,
  • eccetera eccetera
Tutto falso, ma a molti lettori rimarrà comunque il dubbio che sia vero, giacché voi miei coetanei invecchiate, ingrassate, vi stempiate e vi illividite col mondo, mentre io non invecchio, sono in gran forma, sono sempre gioioso e non mi stempio (perché l'ho già fatto a 12 anni)...
...da cui si potrebbe ritenere che effettivamente io non lavori...

La scelta per esclusione
Sta di fatto che ho deciso di farlo diventare IL LAVORO, in modo da abbandonare attività collaterali (come ladro di proteine o gonfiastorie) in cui non sono granché bravo.
Va da sé che il Ministero della Pubblica Istruzione (d'ora in avanti MIUR) il lavoro non me lo dà gratis, devo abilitarmi all'insegnamento (i dettagli nel mio prossimo romanzo “Corsi, ricorsi e concorsi”).
Mi abilito all'Università dopo un concorso per l'accesso e troppi mesi di sfruttamento: me la cavo facendo finta di essere scemo (tattica che, in un ambiente di saccenza autoreferenziale, paga sempre), ma il MIUR, non soddisfatto per avermi rovinato due estati, mi fa sapere che mi devo fare anche un concorso pubblico.

Il concorso: dinamiche minime di preparazione
Avendo da gestire un centinaio di studenti (e non potendo mettere una mia sagoma di cartone in aula) e altre amenità, la soluzione adottata è stata “Studia quel poco che puoi, poi ti giochi il tutto per tutto sulla retorica: nel caso non bastasse, cerca di nuovo di passare per scemo”.
E poi mai ho fatto un concorso pubblico vero e proprio (se vogliamo escludere il TFA, che era in effetti un concorso, ma probabilmente il MIUR teneva le dita incrociate dietro la schiena mentre preparava il bando), quindi un'altra esaltante esperienza di vita in questo periodo.
Il MIUR, che ci tiene a testare per benino la mia erudizione, ha previsto non una, ma due prove scritte per la mia classe di concorso, così avrò il piacere di visita la ridente Camposampiero e di sfidare poi la dedalica viabilità di Padova.
Allettato dall'idea di mettere tutto ciò nel curriculum, casomai cercassi lavoro come tassista, decido di iscrivermi alla modica cifra di due birre medie. Poi mi compro un testo tanto per far vedere che sto studiando quando mi addormento sulle panchine lungo il Sile e non faccio in tempo a esaltarmi per le foto delle scimmie dentro il ponderoso tomo che vengo a sapere che non serve a niente, perché le scimmie non sono argomento d'esame. E non lo è neanche la “Guida alle espressioni severe da usare in aula”.
Realizzo quindi che è il caso di studiare altro, per esempio cercare di capire cosa significhi “la Decostruzione è la denaturalizzazione del naturale”... missione fallita per la ventesima volta nella mia vita. Ripiego sull'apprendere la preparazione del pollo tandoori e addio.

L'approssimarsi della data: meno un mese... escalation di paranoia
Mica la mia, di paranoia.
Io mi agito solo se finisce il cibo.
Oppure se arriva qualche malattia grave come il raffreddore.
O se mi perdo in Asia.
La paranoia è di tanta brava gente che partecipa al concorso e cerca qualche sicurezza o qualche dritta attraverso i social network, i quali però sono tutt'altro che tranquillizzanti: su FB ti dicono di farti la doccia col Napisan prima di toccare i bambini, di evitare i vaccini sennò diventi un alieno, di ringraziare il Duce per la tredicesima e di far girare roba prima che la censurino... come si fa a pretendere un sereno avvicinamento al concorso?
In qualche settimana si assiste quindi a un livello di allarme crescente, con strisciante vociferare che scatena slavine di deliri incontrollati. Potrei utilizzare un linguaggio ancor più apocalittico, tuttavia il panico mi piace solo da spettatore disinteressato e quindi decido di dedicare piuttosto il tempo a una preparazione superficiale ma solida su argomenti basilari della Storia (es., la guerra del 1812 tra USA + pellerossa buoni contro Inghilterra + pellerossa cattivi, con tanto di fondamentale battaglia navale sul lago Erie) e della Filosofia (es., il pensiero di Bertrando Spaventa).


Attendete speranzosi la prossima puntata...