venerdì 22 giugno 2012

Biografia inutile: non mi azzardo a chiamarla "maturità"...



2002. In bici mi incarto da solo e mi rompo un braccio: è il giugno più caldo nella storia dell'umanità e soffro col gesso un paio di settimane, in più non posso guidare per tutta l'estate. Ne approfitto per laurearmi nuovamente, che detta così sembra una baggianata e forse lo è davvero. Ricevo l'incarico di produrre un libro e gestisco talmente male l'operazione che il volume esce a mia insaputa, ma almeno ho un posto nella storia della cultura. Sono diventato 25enne e quindi smetto di compiere gli anni.

2003. Blind Guardian Open Air a Coburg (Germania) è il primo festival all'estero: poter mangiare tutto il kebab che voglio giorno e notte è un segno di civiltà superiore. Acquisto la moto, più per fare il personaggio che per la sua utilità, ma alla fine risulta essere più utile che altro: da allora la uso sempre, ma come se fosse una bici. Mi iscrivo in una nuova palestra da pezzenti e mi dimentico regolarmente di rinnovare l'abbonamento, finchè accumulo 46 mesi di ritardi... ci vado ancora, ma entro ed esco dalla finestra del bagno. Scopro pure che l'alimentazione è fondamentale, più dei pesi stessi, cosa che comunque mi dimentico ogni volta che vado all'estero. E quindi sono un adulto, visto che in vacanza penso prima di tutto a mangiare e la festa passa in secondo piano.

2004. Viaggio in moto a gennaio da Treviso a Pordenone vestito come Lorenzo Lamas: mi congelo in modo umiliante, perdo le orecchie e da allora uso delle protesi di marzapane. In estate vado a Wacken senza biglietto, senza sapere bene la strada (unica certezza: “E' vicino ad Amburgo”), senza nemmeno una mappa della Germania (figurati il navigatore): arrivo dopo 13 ore di viaggio in piena notte, compro biglietto, pianto la tenda, dormo 0.5 ore, vivo la più grande Esperienza Metallara della storia. Ma, in preda al superomismo metallico, quell'estate mi ero fatto anche il Gods of Metal (Bologna, nubifragio biblico che trasforma l'arena in una palude, Judas Priest immani che fanno il fermo immagine e Twisted Sister che piazzano uno degli show più strappamutande della storia) e il Bang Your Head in Germania (mangio cose inenarrabili, piango a dirotto con Magnum e Gotthard e Queensyche che suonano tutto “Mindcrime”, mi ammazzo con Iced Earth e Doomsword, Sebastian Bach con la peggior backing band della sua carriera). In mezzo, primo volo in moto cercando di schivare un dromedario nella campagna di Sinistra Piave: nessun danno per me, qualcuno alla moto, orgoglio ferito e roccherolle. Dopo, festa glam su un barcone abusivissimo nella laguna veneta, costretto a navigare a fari spenti per sfuggire alla finanza.
Oh, faccio pure un Master in Marketing e Comunicazione.

2005. Soliti 150 concerti, tra famosi e pezzenti. Soliti 300 CD e passa, pentendomi come un coccodrillo. Mi ricordo il Gods a Bologna con Motley Crue headliner, ci vado con una marea di tossici inaffidabili che svaniscono appena arrivati, ricompaiono durante i Crue e spariscono di nuovo per rubare accendini: alcuni li scovo e li getto nel bagagliaio, altri sono rimasti a Bologna. Poi di nuovo Wacken, stavolta pioggia per un mese di seguito e temperature infami, fango fino alle ginocchia e tedeschi ubriachi: vittoria su tutta la linea. Per fortuna stavolta ci sono compagni di viaggio organizzati come neanche le gite dell'INPS. Ora ricordo... lavoro... stage gratuito da sfruttamento negriero in azienda che organizza eventi, zero possibilità di assunzione, parecchia bassa manovalanza, apprendo insulti in mestrino e guadagno una grigliata un mese dopo la scadenza del contratto (penso fosse la loro versione di “rimborso spese”).

domenica 6 maggio 2012

Biografia inessenziale: qualche altro anno...




1999. Sogno la California, ma non quella tossica dei Motley Crue, io viaggio sulle note del Gran Visir della Melodia Johnny Lima, il cantore della classe operaia della West Coast. La cosa cozza a tal punto con il Metallo Estremo che, per coerenza, abbandono l'Estremo e mi getto sulla Melodia: tanto la donna ce l'ho e non ho più nulla da dimostrare. Attraverso l'Italia per concerti di Metallo incandescente, in treno perché ho la patente ma non il mezzo di trasporto (60mila km verso Biella per tedeschi e doppiacassa). Capisco che il Mondo del Metal è delirante, mi adeguo al delirio e decido di non decidere del mio futuro. Coerentemente, faccio 2 esami universitari in cui il docente regala letteralmente il 30 a tutti i presenti e poi via in osteria: il mondo post-universitario mi pare un misto di Gardaland e alcolismo.

2000. Il nuovo millennio inizia anonimo, l'obiettivo è la laurea in vista di un progetto futuro inesistente: vagheggio di fare il ricercatore all'università, occupazione che consisterebbe nel bighellonare tra biblioteche e baccari di Venezia, stringere amicizie occasionali con turisti e studenti fuoricorso, tirarsela da intellettuale... In realtà voglio finire di studiare perché mi sono rotto di fare esami a luglio, quando invece dovrei essere al mare: anche se le superiori sono finite da un pezzo, con la testa sono ancora là. Càpito per caso in un paio di centri sociali, dove comprano la birra del discount e la servono col rincaro del 200%, ma li perdono perché trattano i cani meglio degli umani. Vado in palestra, ma a caso: una settimana 6 su 7, una settimana niente, mangio quello che mi danno in famiglia, il metabolismo tiene e questo mi basta.

2001. Mi laureo in 4 anni, mi sento un fenomeno da baraccone in mezzo ai fuoricorso. Ricevo anche un rimborso dall'università, una cifra risibile che spendo in birra e patatine. La mia tesi, letta oggi, fa cadere in un torpore immediato dopo poche righe, eppure all'epoca mi sembrava una rivoluzione in ambito storiografico: non è che oggi scrivo meglio, è che scrivo di cose più ganze o non scrivo proprio. Svolgo anche il servizio civile e sfrecciare in furgone per la provincia non mi dispiace affatto, almeno così ho imparato la geografia locale. Vado al Gods of Metal ogni anno, ad ogni edizione sono vestito sempre peggio. Sono sicuro di aver fatto anche altro, ma devono avermi messo qualcosa nel drink e non ricordo nulla... facciamo che mi sveglio nel 2002.

martedì 6 marzo 2012

Hardcore superstar LIVE & SWEATY




3 marzo 2012
New Age, Roncade (TV)... a 100 metri dalle pattuglie della stradale.

In occasione della imminente Festa della Donna, il New Age organizza una smutandata maschile a nome Hardcore Superstar. 
Pubblico abbondante e variopinto, in barba alla crisi e ai 25 euro d'ingresso... 
del resto il meccanismo “ledonnevannoavedereglisvedesi- gliuominivannoavedereledonnecheguardanoglisvedesi-glisvedesiringraziano” funziona a dovere ormai da anni. Solita pletora di cotonati con più capelli che buon gusto, ma tutto è funzionale al far festa e senza di loro dovrei scrivere solo di musica...

Le band.

Superhorrorfuck. Premesso che il New Age potrebbe anche smettere di pagare il fonico, che la resa sonora è da terzo mondo... questi veronesi hanno il look da nonmorti e uno stile lontanissimo dai miei gusti, molte zozzerie punkeggianti e il roccherrolle da cassintegrati di Wednesday 13. Si intuiscono dei ritornelli che mai conosceremo, resta un'immagine da festa di Halloween delle medie. Un sottofondo per pubbliche relazioni.
Sister. Formazione esteticamente indecisa o cerchiobottista: bassista clichè Nikki Sixx, chitarrista Swedish Death Metal, batterista abbastanza brutto da poter suonare nei WASP e alla voce uno a caso dei Marduk. Il suono non migliora e addio alla speranza di capire qualcosa delle canzoni: si intuisce che il singer è scarso, però nel dopo-show è quello che porta sul furgone strumenti e vestiti, quindi un lavoro già ce l'ha ed è meglio non abbia troppe aspettative di far carriera nella musica. I Sister sostengono di essere sleaze/punk, direi in modo decisamente aberrante, ma sono svedesi e quindi rimorchiano di più dei Superhorrofuck che hanno la sfiga di essere nati troppo vicino all'Adige.
Hardcore Superstar. Sarà la decima volta minimo che li vedo e non hanno mai sbagliato un concerto. Non gli serve più neanche fare album memorabili (gli ultimi hanno 2-3 pezzi + riempitivi), basta presentarsi sul palco per scatenare bolgia festa bolgia. Certo, se alla voce e alla batteria avessero Galeazzi e Ferrara, il pienone di fanciulle se lo scorderebbero, ma invece hanno i due figaccioni (Jocke palestrato e metallaro, Adde zingaro e unto come al solito) e quindi possono far passare anche il pigmeo alla chitarra (ma bravo il doppio del tossico che c'era prima) e Majin Bu al basso. Tra l'altro, come fa Jocke a cantare in quel modo e a muoversi fiero come un gallo cedrone?!

Il dopo.

I soliti guardoni parlano di zozzerie nell'aftershow, ma ero impegnato a ballare una programmazione finalmente Rock/Metal come Thor comanda (se escludiamo un 20 minuti del solito CD del New Age, che va messo su per contratto). Pare ci siano stati schiaffi all'ingresso. Uno nel parcheggio è svenuto sul cofano dell'auto, ma è un habituè e gli spazzini sanno già che va nell'umido. Due donzelle si vergogneranno di quello che hanno fatto, tra l'altro ho scoperto che è un reato grave per il diritto indonesiano. Al tipo che mi ha abbracciato fuori dai cessi: la prossima volta rimettilo dentro appena hai finito di farla. Da segnalare anche problemi deambulatori in pista, era passato Adde e il misto di sudore (suo) e bava (delle fanciulle) ha reso il pavimento un campo di calcio saponato. Majin Bu si è chiuso nel frigo della brasserie davanti al locale e verrà sostituito nel resto del tour da un orso con parrucca.

venerdì 17 febbraio 2012

Biografia inessenziale: la drammatica pubertà



Ah, gli anni '90... non ricordo di aver fatto nulla di costruttivo, semmai il contrario. Musicalmente fu un tracollo, camicioni a quadri e pizzetti anche nel pieno della Pianura Padana. Per tutto il resto, continuate a leggere.

1992. La famiglia compra casa a Jesolo: è la terra delle discoteche e a me piace il Metallo, ma posso ripiegare sulle sale giochi visto che mi regalano i gettoni. Delle amicizie comunque le faccio e l'estate acquisisce attrattive: qualcuno inoltre si degna di spiegarmi l'uso delle donne, anche se la cosa mi risulta alquanto astrusa.
Inizio con i giochi di ruolo e non ho ancora smesso, solo che ora sono bello e simpatico e intelligente, mentre allora ero solo un nerd.

1993. Liceo, Rugby, giochi di ruolo, Amiga, Metal. Ho 16 anni e non desidero altro.

1994. Decido di essere Metallaro anche nel look, è evidente che le braghe di fustagno hanno fallito e quindi tanto vale emarginarsi. Mi aiutano un paio di compagni di classe parecchio derelitti, che mi fanno comprare magliette trucide XXL e mi passano compilation su cassetta.
Rispettando lo sterotipo, comincio a bere birra: all'inizio mi fa schifo, ma resisto e sviluppo l'immunità. Trascino anche altri amici, la qualità della bevanda spesso è pessima causa denaro inesistente, ma le feste me le ricorderò per tutta la vita.

1995. Divento maggiorenne e non capisco a che pro. Tento la patente, ma vengo bocciato per disinteresse totale e mi faccio scarrozzare da mio cugino per un paio d'anni. Il rendimento scolastico e rugbystico è sempre impeccabile, quindi la famiglia accetta le scelte d'abbigliamento sperando che sia una fase. Per ribadire l'intransigenza mi decoloro i capelli: è un trauma che mio padre non supererà mai, ma quell'estate mi trovo una morosa occasionale e sono convinto di aver capito tutto dalla vita.

1996. Finisco il Classico con un voto buono ma non eccezionale, scappo immediatamente a Jesolo e faccio festa per tre mesi. Poi capisco che non posso andare a fare Medicina solo perché mi piace l'odore dell'ospedale e mi iscrivo a Storia a Venezia, senza pormi il problema di un futuro lavoro: pensavo ancora a Ghostbusters. Trovo anche la prima vera fidanzata, anche se sarebbe meglio dire che lei trova me... è comunque la conferma che il look straccione e i capelli decolorati a 19 anni danno una marcia in più. Nel frattempo ho sviluppato un carattere supponente e disinteressato al prossimo, mentre gli occhiali tondi continuano a farmi passare per intelligente.

1997. Prendo 30 al primo esame e la famiglia mi dice: “Perché niente lode?”. Capisco che mi attendono anni ingrati. Intanto mollo il Rugby, non ho più voglia e non me lo vedo come attività futura (in realtà non ho idea di cosa farò, studio Storia...): provano a farmi cambiare idea, ma a nessuno viene in mente di offrire soldi. Inizio ad andare in palestra e mi impegno anche, ma i risultati arrivano solo anni dopo, quando capisco che bisogna mangiare correttamente, bere poco e fare bene gli esercizi. Continuo ad avere la stessa morosa, comincio a capire qualcosa di donne ma non metto mai in pratica ciò che apprendo. Prendo la patente perché mi son rotto di girare sempre in bici.
Con un manipolo di eroi vado al primo Gods of Metal. Mi sento parte di qualcosa di grande, allora come oggi. Potrei scrivere tre romanzi e paio di saggi su quell'esperienza.

1998. Ho il chiodo, i capelli lunghi, la barbetta, ho cambiato occhiali, ogni tanto ascolto roba trucida per impressionare la gente (la quale giustamente se ne frega di me). Pochi soldi, ma tanti amici. Odio Venezia, che puzza d'estate e d'inverno ti gela le ossa, ma l'Università procede bene e vagheggio l'idea di restarci a lavorare: non mi accorgo che dovrei essere più servile verso i docenti, gente più sveglia di me si sta già dando da fare. Il Gods of Metal diventa appuntamento fisso. Non lavoro per non restare indietro con gli esami, quindi niente soldi e ferie a novembre, il mese che piace ai Metallari Depressi: io invece sognavo...

...Continua...

giovedì 16 febbraio 2012

Biografia inessenziale: anni brutti e malvestiti



Riprendo dai "Ghostbusters", di certo l'evento più rilevante dei miei primi anni di vita. Risolto il problema del "cosa farò da grande", mi accingo ad affrontare l'ottavo anno d'età...

1985. Feste di Carnevale all'INPS, gite aziendali col dopolavoro (vantaggi dei genitori dipendenti statali). Il disperato tentativo di insegnarmi a giocare a tennis, io preferisco leggere “Topolino” e sognare di essere Paperinik: in tale frangente assumo un'espressione vuota che viene scambiata per riflessiva. Manifesto attitudine al disegno e rudimentale forma di senso del dovere, più che altro senso di colpa, ma ciò fa di me un bravo studente.

1986. Sento per la prima volta Bon Jovi, mi piace, ma preferisco investire il mio tempo guardando i “Masters” (per inciso, fino a 14 anni ho dovuto chiedere il permesso per accendere la TV). Arriva la nube di Chernobyl e per un paio di settimane non ci fanno uscire in giardino per la ricreazione: basta poco per risolvere una crisi radioattiva. A Natale ricevo il Castello di Greyskull dei Masters e per 118 ore sono il bimbo più felice del pianeta: poi divento il più infelice perché voglio anche la Cittadella del Serpente.

1987. Mi metto gli occhiali: sono ufficialmente il secchione della classe. Non potendo più giocarmela con il geco e l'australopiteco, provvedo a leggere libri di mitologia e poi li riassumo per la maestra: voti altissimi, dovuti allo sfinimento della povera donna. Leggo anche “Il nome della rosa” e non ci capisco niente, ma passo per un genio. Faccio gli esami di quinta e volo alle medie, ma in centro a Treviso perché nel mio quartiere le medie “sono troppo facili”: non ho mai capito questo ragionamento dei miei genitori, ma l'ho già detto che facevo finta di essere intelligente.

1988.1. Inizio le medie, non conosco nessuno e scopro che la matematica è una materia malvagia, oscura, imbarazzante. Ho gli occhiali disastrosi, una pettinatura con la riga in parte, mi vestono con cardigan e pantaloni di fustagno. Sono però altissimo e quindi non vengo preso eccessivamente per il culo. Il mio disinteresse nei confronti delle femmine persiste per tutti e 3 gli anni, del resto mi avevano regalato un Commodore 64...

1988.2. Facendo le prove di atletica scopro che sono velocissimo: non avendo io mai corso per 11 anni, nessuno se ne era mai accorto. Vinco i Giochi della Gioventù e il mio futuro sportivo cambia: abbandono la pallavolo, sport per cui sono negatissimo, e passo al Rugby. A scuola mi conoscono perché corro veloce, sempre meglio che essere noti per l'abbigliamento da piccolo lord.

1989. Gioco a Rugby: non sono capace di passare né di calciare, ma sono una scheggia e mi piazzano all'ala. La paura di essere preso e picchiato mi spinge a correre ancora più veloce: una carriera costruita sul panico. Col tempo imparerò a passare il pallone, mai a calciare o a prenderlo al volo... nonostante questo, passo per un giocatore forte e saranno anni di soddisfazioni. I genitori calvinisti però mi obbligano a studiare come se facessi l'università e, giocando pure col C64, il tempo che mi resta lo passo a dormire.

1990. Ci sono i Mondiali di calcio, all'epoca seguo tutti gli sport (compreso l'hockey su ghiaccio e l'equitazione) e mi sento coinvolto da Schillaci e Baggio fino alla delusione finale: da allora smetto di tifare seriamente per chiunque. Ascolto Sting, ho i capelli lunghi e gli occhiali tondi: sono un radical-chic che dimostra 20 anni, ne ha 13 e ragiona come uno di 9. Finisco le medie e vado al Liceo Classico, perché mi piace leggere e si fa poca matematica.

1991. Compro il “Black Album” dei Metallica. BOOM!!! La vita cambia. Da allora, Metal!
Il Liceo è pieno di donne, ma io ho appena ottenuto l'Amiga 600 e lo studio di latino/greco + gli allenamenti di rugby mi impediscono di accorgermi della loro presenza. Comunque a livello di popolarità resto basso, il look da intellettuale può anche piacere, ma i concetti che esprimo fanno terra bruciata. In più non mi drogo e non ho alcun interesse in politica, ma non ho nemmeno la ferocia e l'aspetto per farmi apprezzare dai Metallari.

mercoledì 15 febbraio 2012

Biografia inessenziale


Non guardo Sanremo, non gioco a Skyrim, la palestra è chiusa. Ho tempo libero e autoreferenzialità. Eccovi i miei primi 7 anni di vita. 
Roba grossa, roba che scotta. 
Un giorno potrei pentirmene e cancellare tutto, quindi approfittare adesso. 
Intanto mi invento anche i 7 anni seguenti.

1977. Nasco settimino di 4,5 kg e per i successivi 3 anni non dormo mai. In compenso imparo a parlare troppo presto e cammino in un batter d'occhio: la famiglia crede di aver prodotto un genio.

1979. Nasce mio fratello. In preda a crisi di gelosia smetto di parlare e il Q.I. mi si abbassa drasticamente per non risalire più. I tentativi di uccidere il fratello falliscono tutti miseramente, mi rifugio nell'imparare a memoria i nomi degli animali: ne apprendo solo un paio, ma difficili (geco palmato e australopiteco), e così la gente mi crede intelligente.

1980. Asilo con le suore. Non ricordo nulla, solo qualche sberla e i pisolini pomeridiani obbligatori seduti sul banco. Alla recita di Natale interpreto una comparsa, l'anno dopo sono promosso ad angelo, al terzo anno spacco nella parte di Giuseppe. Imparo ad andare in bici pedalando sulla ghiaia e ancora mi chiedo come ho fatto.

1981. Mentre mi accingo a mangiare dei carciofi, cado dalla sedia e mi rompo una clavicola: non ho più mangiato carciofi, se non sotto tortura. Passo il tempo con i miei duecento cugini, più o meno coetanei: i miei zii facevano figli a profusione, credevano in un futuro di assistenzialismo e posto fisso.

1982. Da appartamento mignon a casa su due piani con giardino. Gioco in salotto e devasto un sacco di soprammobili, ricevo in cambio una valanga di sberle da una madre che non crede nel metodo Montessori. Sono particolarmente brutto e spettinato, i miei mi vestono male e non sono nemmeno simpaticissimo: faccio però un sacco di sport diversi, ricordo solo il nuoto perché forse era quello che mi riusciva meno peggio. Credo di aver rubato dei giocattoli a un altro bimbo... se stai leggendo, chiedo scusa.

1984. Vedo “Ghostbusters” al cinema e il mio futuro nel mondo del lavoro mi appare chiarissimo. Ogni tanto vado a messa, ma la famiglia rigorosamente laica non mi incentiva e quindi divento rapidamente una pecorella smarrita: chiuderò la pratica con una combo “confessione-comunione-cresima” per poi sparire dalla comunità cattolica.

domenica 5 febbraio 2012

L'EVENTO del mercoledì



Home, il Tempio del Rock Ribelle & Conformista di Treviso: i Welkin fanno un altro passo verso una direzione che conoscono solo loro.
Il mercoledì è una sera infame, se suoni e vuoi pubblico puoi sperare solo in due cose: 1. essere famoso, 2. avere tanti amici.
I Welkin hanno dimostrato senza ombra di dubbio di non avere quasi nessun fan, ma di essere pieni di amici. Locale quindi dignitosamente riempito, in barba ai pinguini e agli orsi polari che si aggirano nel parcheggio.
Per chi non li conoscesse, i Welkin sono il gruppo più educato di via Zermanese: suonano in sala prove da anni senza rompere le palle a nessuno (perché la sala prove è loro), suonano poco live così non danno fastidio e non obbligano gli amici a cancellare i tornei di ramino, hanno inciso un disco davvero valido ma non l'hanno promosso affatto per non pesare sulle tasche di parenti e conoscenti (adesso hanno quindi una riserva illimitata di sottobicchieri).
Musica? Stando alla loro definizione “Rock Melodic Metal”, un'escamotage per truffare i gestori dei locali che generalmente sentono “Metal” e dicono “Drogati!”, così loro puntano sulla melodia e vengono scambiati per i Pooh.
L'esibizione ha luogo su una piccionaia a qualche metro da terra, così la band può vedere chiaramente se fai solo finta di seguirli e quindi toglierti l'amicizia su Facebook. I ragazzi, con poco tempo a disposizione (perché il DJ ha fretta di imporre musica molto brutta, come da contratto), sciorinano le loro hit del passato, un bene prezioso di cui sono clamorosamente privi: recuperano proponendo qualche pezzo nuovo, carino, elegante, ben suonato. Da sempre privilegiano l'esecuzione rispetto alla presenza scenica, anche se a volte il solista fa sì con testa più o meno a tempo. Lo show finisce in men che non si dica, lasciando tempo agli amici di correre a casa a riempire la borsa dell'acqua calda. Resto dell'idea che le ballad siano un male non necessario in 45 minuti di concerto, ma evidentemente qualche pezzo alle fidanzate bisogna pur dedicarlo.
Per ora e senza dubbio, la migliore delle due band che ho visto suonare all'Home.

martedì 24 gennaio 2012

E trovo anche il tempo di andare in Romania...



ROYAL RUMBLE
Voodoo Child Pub, Nebbia e campi (VE)

WAYLANDER (superultratrentenne bamboccione ancora fermo alle superiori)
È arrivato il bonifico dei Royal Rumble (12 euro, “sconto disperazione”) e quindi, ligio ai consigli del mio avvocato, produco recensione esaltante, come previsto nel contratto. Locale gremito all'inverosimile di varia gioventù, fisicamente male in arnese, ma splendidamente padana. Tutti in attesa dei Wild Pipes (band hard rock che abita nello scantinato del pub), ma i Royal Rumble si appropriano del pubblico altrui e sciorinano una decina di pezzi al fulmicotone. Lo show si apre con una cascata di guitar-solos che proseguirà fino a svenimento dei chitarristi per denutrizione, seguono riff spaziali con cui la band scolpisce dei veri e propri blocchi di granitico Hard Rock. Le lunghe chiome del cantante e del batterista sono la risposta a chi li accusa di essere una band di impiegati della Miralanza, qui l'unica chimica è quella degli smanettoni e del bassista che vorrebbe smanettare un sacco anche lui ma, si sa, il basso nel Rock non si sente e va bene così. Suonano tutte e due le lor super-hit e anche una serie di nuovi pezzi tra il brillante e lo scalpitante, il tutto gestito con sapienza dalla voce alcolica di Bruseghin, che evidentemente quando suona a 30 metri da casa dà sempre qualcosa in più. Alla fine del concerto arriva l'altra band, ma sono già perduto nelle nebbie.

PLINIO (chief editor presso “Dissonanze e Design”). 
Un locale che nel 2012 ha un arredamento che esclude del tutto bianco e acciaio dovrebbe essere raso al suolo a colpi di supponenza. Non discutiamo poi degli avventori, una mandria di boscaioli i cui grugniti in dialetto locale fanno intuire che il Nordest non è in grado di sostenere l'integrazione nemmeno tra paesi limitrofi. Le band che si esibiscono rubano riff e solos da ogni act che abbia strimpellato tra il 1978 e i 1986, con un'immagine pesantemente fuori sincrono. La prima band, che il cantante chiama Roiarambo, perde più tempo a ciarlare nei microfoni che a suonare, poi i chitarristi se ne vanno a spasso per il locale perché probabilmente gli altri 3 del gruppo gli stanno antipatici. La seconda band era uguale alla prima, ma meglio vestita. Lo stetotipo della birra, le camicie a scacchi come nel 1993, la nebbia da Carpazi: ecco dove è finito il rock. Lasciamolo là.

domenica 25 dicembre 2011

domenica 11 dicembre 2011

Chi ha suonato di spalla ai RL?



Impegnato a contarmi le dita dei piedi, non sono riuscito a seguire le band di apertura dei Reckless Love. Per fortuna i miei collaboratori, conoscendo già a memoria il numero di dita che possiedono, hanno scrutato con attenzione ciò che avveniva sul palco prima dell'avvento dei finlandesi.
Senza vergogna.

ROYAL RUMBLE.
Plinio (semina zizzania sulle pagine della rivista culturale “Alternative di sinistra senza rimetterci la casa al mare”). Lemmy dei Motorhead è peloso, alcolizzato, basso livello culturale, indumenti puzzolenti, educazione inesistente. Questi RR falliscono miseramente e si schiantano fuori parametro: i due chitarristi sono degli impiegati e il bassista è un chitarrista, quindi fuori 3; il batterista potrebbe funzionare, ma suona a 600 metri dal palco e quindi non esiste; il cantante rispetta parecchi dei canoni, ma si dimentica di farci sentire come canta. Sorge il sospetto che nessuno li abbia invitati a suonare, perché il fonico lascia spente le casse-spia e probabilmente anche il riscaldamento. Per carità, l'ignoranza trasuda dai loro testi sgrammaticati, presentando una visione del mondo bidimensionale fatta di basso livello cognitivo, soddisfacimento immediato dei desideri di alcol e riproduzione, riferimenti culturali da CFP e capacità di introspezione degna di un legume. A zappare, a zappare.
Rino (fan del Metallo di Belzebù, della birra Oranjeboom Doppio Malto e del Padova Calcio). Spaccano. Sono sfigati, ma spaccano.

BABY BELUGA.
Rino (Death Metal For Life, guest nel debutto dei Defecate&Die). Oh, questa l'ho capita: le femmine sono qua per i RL, quindi per i maschi hanno chiamato queste qua. Ma perché hanno gli strumenti? Non bastava ballare un po', tirare fuori due perizomi, quella roba che fanno le donne quando vanno sul palco? E poi vedo che hanno tutte il moroso... ma allora cosa son venute a fare? Oh, senti che cagnara, stanno strozzando qualcuno sul palco...
Plinio (critico musicale, sua la convinzione che il rock sarà salvato solo dagli architetti). Addio pari opportunità, una band di quattro donne-donne non permette equilibrio con gli headliners (4 uomini che sembrano donne). Ma si sa, dici “all female band” e pensi Runaways, con l'aggravante che le BB non hanno un produttore che le manovra coi fili e performano un po' quello che pare a loro. Apprezziamo la spontaneità, come anche il suonare volutamente dissonante, che c'entra zero con l'immagine da rockerz e riporta alla dorata incapacità di band seminali della schitarrata casuale inizio anni '90 zona Seattle (l'HIV del Rock, Dio li benedica tutti). Comunque il rock è morto e le BB piantano un chiodo sulla bara.
Jessy (fan dell'Hard Rock da 8 mesi, ma ancora se capita si fa qualche rapper, in ricordo dei mesi precedenti). Bah, se stanno sul palco non rompono le balle a Olly e va bene così.

HARD REVENGE.
Rino (chitarrista di Estrema Musica ed Estrema Destra, ma anche leghista e satanista). Ecco quelli che hanno pagato per fare da spalla ai recchioni, e attenti che le prestazioni sono incluse nel contratto. Il migliore è il batterista, che mi servirebbe per il mio nuovo progetto Nekrozoophylum, gli altri suonano perché le scuole son chiuse per il ponte (il chitarrista però è meglio se si prepara per gli esami di terza media, che quest'anno è dura). Se li trovavo nel parcheggio, gli facevo l'eye liner a bastonate. Sfigati, zero.
Jessy (groupie nel weekend, ma all'occorrenza anche infrasettimanale nei bagni del CFP di Mestre). Vabbè, ma se i fighi arrivano dopo, perché mandano le controfigure prima? Comunque hanno tanti capelli, meglio dei RR che hanno rotto le palle e facevano i rocker con il taglio da impiegato. Questi c'hanno anche le braghe sbregate, però si vede che comprano in saldo da H&M. Eppure li ho già visti da qualche parte, saranno famosi se sono in tour coi RL. Uno è uguale a quello che prende la corriera con me, ma quello c'ha il piercing come Nikky Sixx e le new rock, mentre questo sembra più depilato ma ha le scarpette da ginnastica da 29.90. Io intanto mi piazzo vicino al bagno perché prima o poi Olly deve andarci!

sabato 10 dicembre 2011

Reckless Love



9 dicembre 2011

Revolver (San Donà di Piave - VE)


Se ne diranno di tutti i colori su una band come i Reckless Love, perché essere oggettivi è impossibile. Sono fintissimi, ma piacciono lo stesso. Che sappiano suonare è ancora oggetto di discussioni, eppure alla fine i loro concerti attirano gente che pare anche divertirsi. I dischi sono semplici, saccheggiano melodie altrui senza ritegno con una produzione leccata che sembra l'antitesi del rock, eppure i loro ritornelli non escono dalla testa per mesi. Insomma, invece di sprecarmi a scrivere qualcosa di decente, ho preferito chiedere a qualche esperto un giudizio sincero sullo show:

Jessy Glitter Roxx (studentessa, rocker, appassionata di tatuaggi e letteratura a caso).
Che figo quello biondo che sculetta. Poi c'è anche quello dietro, che ha i tatuaggi troppo troppi: è anche depilato giusto, ma anche l'altro. Però quello dietro non sculetta, mentre il biondo sì, e fa anche le spaccate in aria. Che peccato che il cantante si è messo a petto nudo solo alla fine, comunque non è che son andata al concerto per guardarlo, infatti mi interessavano le canzoni e hanno fatto tutte quelle che conosco, la prima e la sesta.
Poi uguali uguali agli mp3, suonano. Son bravi, glielo stavo anche dicendo a Olly quando l'ho trovato davanti ai bagni, ma era pieno di ebeti che volevano la foto e non sono riuscita a fargli i complimenti per il microfono con gli strass.
C'era anche quello con gli occhiali da sole, ma è brutto, e quell'altro con la chitarra grossa che sembrava carino, ma si vedeva che non aveva carisma. Cioè, tipo, si vedeva chiaro.

Waylander (sputasentenze fannullone in ferie, mantenuto di lusso).
Era dei tempi dei Beehive all'Ipercoop che San Donà di Piave non assisteva a un concerto con così tanto playback. Del resto la critica principale a questi 4 finlandesi era che su disco riuscivano bene, mentre dal vivo facevano spettacolo ma non sapevano suonare: con una valanga di basi (cori, linee vocali, probabile anche qualche parte strumentale) i ragazzi possono ora concentrarsi sulla scena. Olly entra sculettando e continua imperterrito per tutto lo show, a parte quando scalcia in aria e fa la piroetta, mentre posa per le foto e sfodera un sorriso al Photoshop. Gli altri potrebbero anche non esistere, ma in effetti c'erano e quindi ricordiamoli così: il chitarrista ha la parrucca di John Rambo III e vedi chiaramente che vorrebbe farsene qualcuna ma ha sbagliato band, il bassista lappone non dovrebbe permettersi di andare in giro con quella pettinatura e il batterista è quello che si rimorchia tutte quelle che Olly non riesce a tirare su. Pubblico maschile tra il divertito e lo sbigottito (Olly fa l'occhiolino a tutti, uomini e donne), pubblico femminile in tempesta ormonale con punte di delirio soprattutto nei pressi dei bagni e quando Olly agita il bacino mettendo in mostra un pacco piccolo e giocherellone.

Plinio (critico musicale di “Note dolenti”, supplemento di un noto quotidiano di aera post-bolscevica).
Se il rock è morto, ieri abbiamo assistito alla riesumazione del suo cadavere e abbiamo constatato che continua a puzzare di truffa e pailettes. Il quartetto finlandese scende in Italia con l'idea di non sprecarsi troppo a suonare, piazzando una serie di playback da Festivalbar. A farla da padrone è quindi l'immagine del cantante Olly, nuovo sex symbol di questo crepuscolo del rock: chioma bionda e laccata, fisichetto da lapdancer, lucidalabbra in dosi fuori dalla grazia di Dio, movenze sinuose che promettono notti di fuoco. Gli spettatori assistono ignari alla scempio perpetrato da questi ragazzotti che scopiazzano i Poison (che saccheggiavano il repertorio dei Kiss, già pietosi di loro) con melodie da italo-disco degli anni '80: tutti paiono divertirsi, ennesima dimostrazione che il declino del roccheroll è irreversibile e si sta frustando un cavallo morto. Cosa ci sia di diverso tra questi Reckless Love e un Justin Bieber non lo capiamo, abbiamo cercato di chiederlo alle molte signorine discinte, ma le scena di isteria collettiva ci hanno respinto al bancone del bar.
Un funerale sgargiante, ma Baustelle 3 – Reckless Love 0.

Rino (metallaro, chitarrista dei Furious Vomit).
Oh, ma io li odio questi qua! È che mia morosa voleva vederli e, visto che la settimana scorsa abbiam visto i Prostitute Disfigurement, stavolta mi tocca guardare 'sti 4 gay. Ma si può suonare così? Tutto finto, tutto di plastica, tanto valeva usare le chitarre gonfiabili che tanto devono solo stare sul palco a menare il culo. Per chi poi? Che tanto sono omo e si spaccano tra di loro. Meglio se mi bevo 12 birre, che poi li sommergo a rutti. Ma che sfigati... guarda il microfono glitterato! Ma guarda che fa i salti come in un video di aerobica... e poi avrà sì i muscoletti, ma se finiamo a cartoni gli mangio il cuore.
Mia morosa? Non so, è andata in bagno un'ora fa.


domenica 6 novembre 2011

STEEL FEST 2011: tutto ciò che non serve sapere




ATTENZIONE. O Metallaro fideista poco incline al senso dell'umorismo, sappi che le prossime righe prenderanno in giro i fans e le band dello Steel Fest 2011. Perché? Perché ci sono migliaia di blog e webzine che ti diranno come hanno suonato, quali sono le setlist, quanta birra si sono bevuti quelli che si sono fermanti all'ingresso (con biglietto ma senza entrare), ma nessuno ti dirà la Verità. Nemmeno io.

BATTLE RAM. Mai visti né sentiti. Credo che al momento del loro ingresso sul palco io fossi ancora impegnato con i fiocchi di latte 0.4% di grassi e 13g di proteine. Comunque non usano parrucche e son bravi ragazzi.

CRYSTAL VIPER. Iniziano lo show quando stiamo raccogliendo Enrico il Bestemmiatore a Terme Euganee. Nel tempo in cui essi completano un'esibizione a me ignota (e resa interessante solo dalla presenza di una commessa d'Intimissimi alla voce), Enrico ci fa presente che è riuscito a farsi “sbattezzare” e quindi, per la prima volta nella storia, ho ospitato in auto un individuo ufficialmente scomunicato dalla Santa Sede. Son soddisfazioni, a fare i Metallari.

PEGAZUS. Si parcheggia fuori dal locale mentre gli australiani danno il meglio di loro stessi (cioè poco). Volendo, ma proprio volendo, ce la faremmo a vedere la fine dello show, ma le priorità cambiano con gli anni: prima mangiare e bere, poi salutare le centinaia di casi umani (e spesso anche fenomeni antropologici) che stazionano all'esterno nutrendosi di birra e vinili, indi procurarsi biglietto (che son finiti i tempi degli ingressi coatti tramite fogne o buchi nel soffitto). Infine ingresso giusto in tempo per sentire: “Denghiuverimach Bolonnia, uillbe bec, uirr Peghesus from Ostrelia, gudbai”.

TARCHON FIST. Suonano HM classico alla pari delle altre band del festival, eseguono bene e hanno anche l'accento locale che fa tanto “km zero”. In più dedicano un pezzo ai caduti di El Alamein, cosa che sarà anche vista come pretenziosa nell'ambiente del Metallo, ma che denota una certa sensibilità. Un ubriacone afferma che questi ragazzi siano formidabili bevitori e basterebbe questo per sostenerli... cosa che faccio virtualmente, visto che durante il loro show stavo lottando per procacciarmi una maglietta del Festival (impresa ardua, perché i disadattati affollavano lo stand cercando di sbirciare nella scollatura delle fanciulle di Bologna Rock City).

PICTURE. Essendo il loro HM piatto come l'encefalogramma di certi studenti, possiamo passare direttamente alle questioni importanti. Il cantante ha la parrucca? Esistono birre olandesi esclusa la Heineken? Il solista è un immigrato? Perché suonare due pezzi nuovi brutti, sforando quindi di 10 minuti per suonare la loro hit (vabbè, ognuno ha quel che si merita) “Eternal Dark” e impedendo così, ore dopo, ai Virgin Steele di suonare “Twilight of the Gods”? Il mullet del batterista è troppo “USA white trash trombacugini” per poter essere vero? Perché il ritmico ha 22 anni, il look alla P.O.D. e i pantaloni bracaloni di Krusty? Ad maiora.

SKANNERS. Nel campo del Metallo Tradizionale (genere che resta immutato dall'età di Sargon a oggi) sono i trionfatori della serata, perché sanno come stare sul palco e suonano da paura. Hanno anche qualche pezzo ruffiano il giustissimo, anche se preferiscono il repertorio “duro & puro” per far contenti tutti i calvi/stempiati/parruccati/stupratori tra il pubblico. Li ringrazio anche perché tutti erano ipnotizzati dalla loro esibizione e io me ne sono potuto andare silente come un ninja per fare pubbliche relazioni. In ultima analisi, una band a prova di parrucca.

ANGEL WITCH. I menagrami satanassi della serata ripropongono la setlist classica che li accompagna dal vivo sin dal tour del 1347-1349 (anni in cui furono i principali diffusori della peste). L'unico membro originiale, Kevin Heybourne, è piuttosto svogliato, ma fa il suo lavoro come da contratto e, come ne “Il giorno della marmotta”, ci presenta la solita prestazione con le solite canzoni, dimostrandosi sostenitore accanito della circolarità del tempo. Gli altri sono entrati solo nel 1630, poco prima del tour per diffondere la peste nel Ducato di Milano, spingono un po' di più, ma è perché sono dei giovani 40enni e hanno la freschezza dalla loro parte.

PRAYING MANTIS. A mio modesto avviso, la migliore band del Festival. E il fatto che sia più Hard Rock che Heavy Metal vorrà dire qualcosa... oppure non vuol dire niente e le categorie servono solo a creare confusione, a scatenare contenzionsi e ad arricchire gli avvocati. Sta di fatto che questi inglesi brutti brutti da vedere (o son grassi o sembrano malati) hanno una classe innata e potrebbero incantare anche suonando al bar (cosa che non escluda facciano abitualmente). Comunque, cori da brividi per delle emozioni che mi hanno fatto dimenticare la variegata umanità intorno a me... un plauso solo per questo.

VIRGIN STEELE. Hanno scritto talmente tanti capolavori che, anche facendo scegliere la scaletta a Valentino Rossi, una mezz'ora di eroismo salterebbe fuori comunque. Il loro problema è che non sono una band, Defeis si è attorniato da yes-men che eseguono gli ordini senza fiatare e questa assenza di confronto ha prodotto i recenti album-schifezza. Anche dal vivo si nota che la classe non è acqua, ma che manca qualcosa per poter dire “Ecco dei Titani del Metal”... lo erano nel 1987, lo erano nel 1998, non lo sono ora. E allora cosa ci resta? Una scaletta di pezzi da cadere in ginocchio in segno di rispetto, una resa sonora altalenante, i vocalizzi operistici di Defeis (che non invecchia d'aspetto ma di voce sì), un drumming che avrebbe fatto sembrare la buonanima di Scott Columbus il nuovo Neil Peart, le facce da minus habens di Pursino (ormai la clonazione di Mork). Oggi come oggi i Virgin Steele sono grandi, non grandissimi. Contenti loro...

Il momento “Settimana della moda bolognese”. La maglia più clamorosa è stata quella del tour fine anni '80 dei Bonfire, indossata da una leggiadra donzella con classe ed eleganza. Ovvio che, per giungere a questo risultato, è stato necessario attivare tutto il settore-sartoria dello IUAV Design della Moda: l'indumento era in origine il classico “contenitore di panza tedesca XXL” (utilissimo per coprire l'auto durante gli uragani), ma l'indefesso lavoro dello IUAV e di decine di cottimanti indocinesi ha customizzato il prodotto rendendolo indossabile da donne locali. Un grandissimo risultato per il Made in Italy, un altro chiodo sulla tomba della globalizzazione. CHEERZ.

lunedì 24 ottobre 2011

Dove ero rimasto?




Situazione riassuntiva a uso e consumo di nessuno:

Casa resa agibile dopo un'invasione di 3 settimane da parte di operai di varie nazionalità, accomunati dall'abbandono del posto di lavoro alle ore 12.00 e alle 17.00, cascasse il mondo. Anche a costo di far crollare mura e aprire voragini nel pavimento.

Rimediate le malefatte dell'imbianchino ultra-ottantenne afflitto da logorrea (stadio terminale, se parla non lavora... ovvio che parla) e vuoti di memoria (non ricordava quale parete dipingere né quali colori usare, inoltre un paio di volte non ricordava se era orfano o meno).

Persistono i danni inflitti dalla V al bagno, dal quale ha asportato senza ritegno un mobile quasi vecchio e quasi utile per sostituirlo con parete grezza color ghiaia del Piave. Dichiaro anche che sono stato obbligato a rimuovere la porta scorrevole della doccia, in quanto quasi funzionante: adesso gli schizzi d'acqua vengono bloccato da tendina di foglie di palma in stile Maracaibo.

Cucina agibile al 70%, pur notando che il frigorifero del 1964 (classe energetica Q--, pari a un reattore nucleare) occupa una porzione notevole della suddetta e, causa difetto di fabbricazione, abbassa la temperatura a 4 gradi per un diametro di 1 metro. Ottimo comunque per la conservazione della verdura che la V ruba regolarmente negli orti di Chiarano (TV).

Giardino devastato come il Montello della Grande Guerra, fino a ieri terriccio e sabbia, ma da domani lago di fango attira coccodrilli. Per i visitatori sono approntate delle tavole sospese nel vuoto: così se venite a farmi perdere tempo ci pensate due volte. Irrilevante il problema del parcheggio moto, che tanto se prendo velocità riesco a saltare la prima pozzanghera e poi mi pianto nella seconda, affondando il motociclo sotto un metro di liquame verdastro e rendendolo inappetibile per i malintenzionati.

Livello di popolarità nel quartiere al minimo storico dopo le uscite anticlericali di alcuni membri della famiglia, reazione comunque resa necessaria dai tentativi di ripristino dello Stato della Chiesa (con annessi tribunale ecclesiastico e decima da pagare) sulla frazione locale. In generale, negando legami coi suddetti familiari, la situazione dovrebbe migliorare al punto da ottenere almeno una indulgenza plenaria (e magari una corsia preferenziale per la nomina a cardinale, casomai decidessi di cambiare carriera).

Previsioni di abitabilità completa: 2012 inoltrato, possibilmente prima dello sbarco degli alieni, perché vorrei vederlo comodamente seduto in salotto e non in streaming rubando la connessione al centro anziani.

domenica 18 settembre 2011

Lavori in corso


A 10 giorni dal trasferimento nella vecchia-nuova casa:

22 quintali di scoasse, 5 viaggi in discarica, 5-6 punture quotidiane di pappataci, X?X confezioni di fiocchi di latte, un abominio di scarpe non mie da custodire in attesa di tempi migliori, un disastro di fumetti-spade-amplificatori-pupazzi nascosti negli armadi, 12 famiglie di scarafaggi e almeno il triplo di ragni... e altro ancora...
... siamo in alto mare, ma all'orizzonte di intravede la salvezza, anche se dovremo superare operai, imbianchini, elettricisti, esattori delle tasse, amministratori delegati e parroci.

Nel frattempo mi rendo conto che il Rugby sia una disciplina impareggiabile e che "The Dark Saga" degli Iced Earth resta un capolavoro.

Bye

mercoledì 17 agosto 2011

Qualche mia lettura, fatene ciò che volete


La priorità stabilita dalla mia coscienza era distruggere un libro. Mi sono reso conto che non è facile. Leggere occupa molto tempo e quindi resto lontano dai libri che mi danno la sensazione di provocare lebbra. Ne risulta che leggo libri gradevoli, almeno nel 90% dei casi (stando lontano da scrittori italiani stile “Premio Strega” e da classici che ho fortunatamente già letto o evitato accuratamente). Quindi le recensioni-stroncatura me le riservo per i CD, che tanto in 1 ora si capisce se hai a che fare con una cialtronata.


Ovviamente ho finito il romanzo di Eco e l'inchiesta sul black metal, più altra roba sparsa e senza un filo logico, ed ecco qualche impressione.


UMBERTO ECO, “Il cimitero di Praga”. Bello bello, da prendere senza indugio adesso che è in economica: in effetti me l'hanno regalato, per quello ho letto la versione da schei. Sarcasticamente anti-complottista, una versione politica del “Pendolo di Foucault” (che invece viaggia sul versante esoterico). In più ci sono le ricette regionali, i mazziniani, qualche seduta spiritica, i bombaroli e Napoleone III. Ambientato in un periodo storico che coincide col Risorgimento italiano, solo che le vicende si svolgono a Parigi e quindi nei nostri programmi scolastici semplicemente le ignoriamo (non che il Risorgimento italiano sia molto gettonato nei programmi scolastici esteri...). Resta l'impressione che Eco sia un bel furbastro nella scelta delle tematiche, ma la cosa non mi tocca per nulla: è bravo a scrivere, la trama è avvincente (se escludiamo la non-conclusione), mal che vada si può riciclare come ricettario.


Lords of Chaos” di Michael Moynihan e Didrik Soderlind. L'inchiesta definitiva sul black metal si presenta con stile giornalistico, ma, volendo spiegare il perché e il percome degli eventi, salta fuori una badilata di sociologia spicciola buona per i consigli di classe alle superiori. Per aumentare poi i kg del libro, eccovi qualche appendice casuale su nazismo, esoterismo, odinismo, trekking nel Telemark e reportage su una banda di piromani americani che non c'entrano nulla col black metal ma forse Satana c'entra. Certo, per chi non sa nulla sulle vicende di inizio anni '90 in Norvegia, questo è un avvincente compendio. Ci sono poi le interviste a molti esponenti della scena e la conclusione è che all'inizio erano tutti ragazzetti idioti alla ricerca di notorietà, poi alcuni si sono fatti furbi, altri l'hanno buttata sul ridere e altri ancora ci credono (questi denotano il QI più basso, spesso sono in stato confusionale e comunque è facile trovarli nelle patrie galere scandinave o nei centri di recupero). Comunque, la macchina del business si è presa il black metal, Satana vende più merchandising del papa e quindi la missione di indemoniare il mondo sembra che sia stata raggiunta. Ci hanno rimesso quelli col QI basso, ma che ci volete fare? Non vi hanno insegnato niente a catechismo sugli affari col Caprone?


IRVINE WELSH, “Il lercio”. È quello che ha scritto “Trainspotting”, da cui hanno tratto un film che ha reso grande Ewan McGregor e in egual misura ha infamato la Scozia e i suoi abitanti. Il presente romanzo mantiene la stessa ambientazione presentando un ufficiale di polizia scozzese che prende troppe bustarelle, beve troppa birra, mangia troppi panini col curry e la salsiccia e molesta ogni donna che gli passa vicino, usando stratagemmi di una genialità unica. Per sapere quali, compratevi il libro, che tanto lo vedo in sconto 25-50% da anni nelle librerie. La Scozia ancora una volta non ci fa una grande figura, ma chi se ne importa? Per una volta che l'Italia se la cava... leggere senza indugio, come tante altre cose scritte da Irvine: questo infame sa scrivere. Purtroppo le traduzioni sono quello che sono, ma capisco sia dura rendere lo slang di Glasgow (es., come si fa a tradurre in altre lingue il napoletano mantenendo le sfumature?). Molta birra, molto calcio (il rugby pare sia considerato uno sport da gay perché non ci si picchia sugli spalti), droga, cibi improbabili, sesso promiscuo di ogni genere, corruzione, scarsissima igiene. Go for it.

giovedì 28 luglio 2011

Bang Your Head 2011: seconda parte


SABATO 16 luglio


IVANHOE. Non li conoscevo e non faremo conoscenza in futuro. Anche loro però devono giustificare la loro presenza e quindi debbono presentare un disadattato nella band: vince a mani basse il chitarrista ritmico che si gasa da solo mentre il pubblico guarda unicamente il cantante. Nello stand delle colazioni servono frittate con bacon, senape dolce, birra e caffè americano.


METAL INQUISITOR. HM classico per una band esteticamente improponibile ma apparentemente apprezzata, tanto in Germania il 4/4 con riff quadrato assicura sempre un minimo di headbanging. Certo che i criteri estetici contano zero per i tedeschi, se il riff quadrato lo suonasse Zio Paperone sarebbero lo stesso sotto il palco a fare il pugno (uno solo, l'altra mano regge birra).


ASTRAL DOORS. Li ho persi a Wacken perché non li conoscevo e non li ho visti di spalla ai Blind Guardian perché trattavo con un bagarino, quindi stavolta nulla mi può fermare: carburo con gnocchetti svevi pieni di speck e formaggio e mi piazzo sotto il palco. Nils Patrik ha una voce da Dio, ma carisma zero spaccato: si mette anche a canticchiare le melodie degli assoli durante i pochi momenti di gloria del chitarrista. Esecuzione perfetta tecnicamente, spettacolo pochissimo: partirebbe il dilemma se a contare siano le canzoni o anche l'occhio vuole la sua parte, ma quando a dieci metri ti preparano il pollo al curry non puoi star là a razionalizzare.


TYGERS OF PAN TANG. A mani basse la band più “da calvi” del festival e infatti non sto neanche a descrivere la zozzeria umana che sbracciava nelle prime tre file: un tripudio di riporti, dentiere, magliette del Monsters of Rock 1982 (quello con Status Quo, Gillan solista, Uriah Heep e Hawkwind... mi sono cadute le unghie solo a digitare). Le donne, per quanto impresentabili, sono state confinate in fondo, ma forse si sono isolate da sole. Il cantante spacca le chiappette, ma è distante anni luce dalle singerz che piacciono a me.


D-A-D. Eccola la sorpresa (annunciata), uno show da strapparsi le mutande senza togliere le brache. Partono col botto, infilano detonazioni una dopo l'altra e chiudono con un tripudio degno di Scipione Africano. Troppo facile dire che la superstar è il bassista col suo basso in vetro a due corde (tra l'altro fisicaccio da paura, ma tanto non c'era niente di decente da rimorchiare), anche gli altri hanno fatto scatenare Balingen e mi hanno obbligato a rimandare il pasto di un paio d'ore: ne è valsa la pena, ovvio, perché di lì a poco mi sarei divorato...


HARDCORE SUPERSTAR. Durante l'intro la band salta fuori senza strumenti e comincia a gasare il pubblico dalla pedana centrale. Reazione isterica dei fans nelle prime file e vittoria a mani basse degli svedesi, che quando attaccano a suonare hanno già un parterre in piena esplosione. Le ragazze (sono arrivate anche quelle normali, non solo quelle XXL) si esaltano, i ragazzi si esaltano perché le ragazze si esaltano, la Germania intera si esalta perché birra ce n'è finché si vuole. Jocke è vestito come uno squatter e il bassista va licenziato per eccesso adiposo, ma quando attaccano “We Don't Celebrate Sundays” si capisce chi comanda. Vittoria totale.


PSYCHOTIC WALTZ. Non pervenuti, dormivo alla grande. Faccio comunque notare che, con sedili posteriori tirati già, finestrini abbassati, luce soffusa teutonica e portabagagli capiente, si è dormito un'ora come divinità e la ripartenza è stata prodigiosa (sponsorizzata da Rockstar Energy Drink, of course). Inteludio: panino con la bistecca, panino con wurstel e salsa al curry, spiedino gigante.


JEFF SCOTT SOTO. L'interesse principale era vedere se fosse ancora ciccione come l'abbiamo visto a marzo con la Trans Siberian Orchestra. Diciamo che ha avuto momenti migliori, ma è un tamarro e si veste alla grande, quindi sembra sempre in griglia. Sex symbol assoluto per il pubblico femminile, ma ci scommetterei che anche i maschi tedeschi, dopo le solite 16 birre, un bacetto glielo darebbero. Due cover di Axel Rudi Pell sono state sufficienti a elargirmi goduria abbondante, poi me ne sono andato per risparmiare le forze e spendere al Metalborse.


SONATA ARCTICA. Se guardiamo le vendite, la posizione nel bill è legittima. Se invece si giudica in base alla reazione del pubblico, è inspiegabile che i Sonata Arctica suonino così tardi: a parte le prime due file entusiaste, alla gente sembra non fregare nulla dei finlandesi, al punto che i chioschi delle birre sono affollati come non mai e ciò contribuisce a riempire il suolo di relitti umani. Uno in particolare l'ho trovato addormentato al mattino causa 3 birre post-risveglio, poi si è ripreso e ha barcollato in giro, poi sono arrivati i Sonata e ha ripreso a bere, collassando miserabilmente.


PRETTY MAIDS. Almeno una volta nella vita, bisogna vedere i PM. Perché hanno inciso “Jump the Gun” (e non hanno fatto neanche una canzone, bastardos), perché suonano “Rodeo”, perché dischi brutti non ne hanno mai pubblicati (e pubblicano dischi ogni cambio di stagione) e soprattutto perché non so quanto ancora il chitarrista Ken Hammer ce la farà a tirare avanti. Ken negli anni '80-'90 sembrava un Simon Le Bon dei poveri, adesso invece è un ciccione alcolizzato che suona divinamente e sembra felice di godersi la vita, ma suda come un maiale solo a salire due gradini e puzza come una distilleria. Ronnie Atkins è vecchio ma ganzissimo. Show da paura.


HELLOWEEN. Assisto a pochissime songs perché ci sono altre priorità, ma è chiaro che questi sono un'istituzione e non c'è tedesco che non conosca le loro hitz. È vero che fanno anche canzoni nuove, ma quelle le conosciamo grazie al download e quindi cori garantiti. Deris azzecca il concerto (non è scontato, ma migliora con gli anni), gli altri sono macchine da guerra e non sbagliano un colpo. Il solito problema è Weikath, che fa lo scazzato con un umorismo che capisce solo lui (fa finta di suonare, si addormenta sul palco, dice boiate al microfono con voce da topo) e colleziona l'ennesima figura barbina. Contento lui.


SLAYER. Non ho sentito nemmeno una nota.


LORDI. Seconda fila a 50 gradi e 100% d'umidità, circondato da tedeschi birrosi e quello a destra che emette flatulenze senza ritegno. Cosa non si fa per amore... Lordi ripaga con uno show clamoroso, pieno di colpi di scena e siparietti cheap-horror che comunque sono più fighi di quelli di Dario Argento. Il fanatismo regna sovrano, ogni tedesco ha il suo mostro preferito e i mostri ringraziano perdendo litri di bava e sudore. Lordi è frontman scafato anche se impedito non solo da un costume obeso, ma anche da una panza sempre più imponente. Speriamo solo che non cerchino anche delle grupies, non solo il BYH non ne offre, ma nemmeno loro senza costume avrebbero molto da offrire. Chiusura del festival da lusso sfrenato.