martedì 15 luglio 2014

BANG YOUR HEAD 2014: The Titanic Ouverture (cit.)



Quarto anno di seguito al BYH, ma stavolta il fato s'è messo di traverso per impedire l'ennesima umiliazione degli Alemanni ad opera della bellicosa legione veneta. Auto che tradisce e rischia di scombinare i piani per ben due volte, tempo schizofrenico che passa da sole ustionante ad acquazzoni monsonici, Enel ladra che chiama mentre sono in vacanze per solleciti fantasiosi, Mondiali di Tuffi e Recitazioni con squadra locale che segna il gol decisivo mentre i tifosi sono tutti impegnati a fare la coda per la birra... e mille altre amenità!

GIOVEDI' 10 LUGLIO - Warm up show
Il Warm-Up si tiene indoor, quindi anche se fuori diluvia e tira un ventaccio novembrino, qualche centinaio di tedeschi può cominciare il degrado fatto di birra-whisky-grappe-crolloalsuolo.
La fortuna è dalla nostra, giacché una mamma all'ingresso mi vende a metà prezzo il biglietto del festival poiché suo figlio sta male. Mi spiace per il ragazzo, ma nell'equilibrio cosmico è decisamente più rilevante che al Bang Your Head ci sia io.
DYNAMITE. Persi. L'automezzo infido e traditore non permette evoluzioni da pilota italico standard, quindi si arriva che la band svedese ha già chiuso lo show. Gli sbronzi presenti in sala sostengono sia stato un bel concerto, ma potrebbero sostenere con altrettanta convinzione la teoria della Terra Cava. Trovo comunque in giro il chitarrista dei Dynamite, lo saluto e sparo la balla che mi sono piaciuti da morire: il ragazzo s'emoziona e chiede di fare una foto, si rammarica di non potersi sbronzare con me e sparisce nel furgone della band per il torneo di ramino.
BULLET. Vincitori della serata, come previsto. Stavolta il cantante Hell Hofer è sobrio, ma il suo atteggiamento non cambia. Gli altri membri della band si fanno un culo quadro per fare spettacolo, visto che Hell rotola lentamente da un lato all'altro del palco lanciando rantoli smargiassi e perdendo spesso l'orientamento. Trionfali.
STORMWARRIOR. Impegnato a mangiare poltiglia thailandese e a schivare le birre che i tranquillissimi Metallari locali scagliano in aria, seguo solo distrattamente l'arrembante Heavy Metal della band guidata da Majin-bu amburghese. Nulla di clamoroso da segnalare sul palco.
VICTORY. Il mastermind Herman Frank cambia quasi tutta la formazione, conferma il valido singer Jioti (che però si sforza come un licantropo per riuscire a far emergere la sua voce, e poi ha lo stesso look di Fabrizio Corona), s'è fatto la tinta corvina anche sulle basette (sennò dimostra 80 anni), sceglie tutti i pezzi coi ritornelli giusti e porta a casa la pagnotta.
GRAVE DIGGER. È come andare a trovare il nonno all'ospizio: sempre gli stessi discorsi, sempre le stesse battute, ma alla fine gli vuoi bene. Su disco i GD sono ormai un terno al lotto (o azzeccano il pezzo o, più spesso, annoiano), dal vivo invece sono una macchina da guerra con un'estetica orribile: i tre vecchi ormai non si possono vedere, soprattutto Jen Becker con la piazza e Boltendahl nella parte del nonno con la testa enorme, la zazzera da Einstein e le spalle large 32 cm. Il chitarrista Axel Ritt, che avrà 50 anni, sembra un ragazzino e ha la chioma 1983 unita alle “pose visibilio”. Poi fanno “Rebellion” e mi zittiscono.

Fine concerto con raccolta di vuoti abbandonati per terra, che vengono scambiati con qualche birretta (hanno il vuoto a rendere, ma non riesco a trovare un modo divertente per spiegarlo).
Si lascia il Warm-Up scavalcando cadaveri riversi nella birra, affrontando la piovosa notte teutonica a bordo di un'auto veloce come un calesse. Lenti ma inesorabili, puntiamo verso il nostro albergo a conduzione croato-russa-ungherese (dove nessuno parla inglese a parte un giovane slavo che, alla richiesta di avere altri asciugamani in bagno, s'affretta a preparati un burek - vedi sotto).


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