domenica 5 febbraio 2012

L'EVENTO del mercoledì



Home, il Tempio del Rock Ribelle & Conformista di Treviso: i Welkin fanno un altro passo verso una direzione che conoscono solo loro.
Il mercoledì è una sera infame, se suoni e vuoi pubblico puoi sperare solo in due cose: 1. essere famoso, 2. avere tanti amici.
I Welkin hanno dimostrato senza ombra di dubbio di non avere quasi nessun fan, ma di essere pieni di amici. Locale quindi dignitosamente riempito, in barba ai pinguini e agli orsi polari che si aggirano nel parcheggio.
Per chi non li conoscesse, i Welkin sono il gruppo più educato di via Zermanese: suonano in sala prove da anni senza rompere le palle a nessuno (perché la sala prove è loro), suonano poco live così non danno fastidio e non obbligano gli amici a cancellare i tornei di ramino, hanno inciso un disco davvero valido ma non l'hanno promosso affatto per non pesare sulle tasche di parenti e conoscenti (adesso hanno quindi una riserva illimitata di sottobicchieri).
Musica? Stando alla loro definizione “Rock Melodic Metal”, un'escamotage per truffare i gestori dei locali che generalmente sentono “Metal” e dicono “Drogati!”, così loro puntano sulla melodia e vengono scambiati per i Pooh.
L'esibizione ha luogo su una piccionaia a qualche metro da terra, così la band può vedere chiaramente se fai solo finta di seguirli e quindi toglierti l'amicizia su Facebook. I ragazzi, con poco tempo a disposizione (perché il DJ ha fretta di imporre musica molto brutta, come da contratto), sciorinano le loro hit del passato, un bene prezioso di cui sono clamorosamente privi: recuperano proponendo qualche pezzo nuovo, carino, elegante, ben suonato. Da sempre privilegiano l'esecuzione rispetto alla presenza scenica, anche se a volte il solista fa sì con testa più o meno a tempo. Lo show finisce in men che non si dica, lasciando tempo agli amici di correre a casa a riempire la borsa dell'acqua calda. Resto dell'idea che le ballad siano un male non necessario in 45 minuti di concerto, ma evidentemente qualche pezzo alle fidanzate bisogna pur dedicarlo.
Per ora e senza dubbio, la migliore delle due band che ho visto suonare all'Home.

martedì 24 gennaio 2012

E trovo anche il tempo di andare in Romania...



ROYAL RUMBLE
Voodoo Child Pub, Nebbia e campi (VE)

WAYLANDER (superultratrentenne bamboccione ancora fermo alle superiori)
È arrivato il bonifico dei Royal Rumble (12 euro, “sconto disperazione”) e quindi, ligio ai consigli del mio avvocato, produco recensione esaltante, come previsto nel contratto. Locale gremito all'inverosimile di varia gioventù, fisicamente male in arnese, ma splendidamente padana. Tutti in attesa dei Wild Pipes (band hard rock che abita nello scantinato del pub), ma i Royal Rumble si appropriano del pubblico altrui e sciorinano una decina di pezzi al fulmicotone. Lo show si apre con una cascata di guitar-solos che proseguirà fino a svenimento dei chitarristi per denutrizione, seguono riff spaziali con cui la band scolpisce dei veri e propri blocchi di granitico Hard Rock. Le lunghe chiome del cantante e del batterista sono la risposta a chi li accusa di essere una band di impiegati della Miralanza, qui l'unica chimica è quella degli smanettoni e del bassista che vorrebbe smanettare un sacco anche lui ma, si sa, il basso nel Rock non si sente e va bene così. Suonano tutte e due le lor super-hit e anche una serie di nuovi pezzi tra il brillante e lo scalpitante, il tutto gestito con sapienza dalla voce alcolica di Bruseghin, che evidentemente quando suona a 30 metri da casa dà sempre qualcosa in più. Alla fine del concerto arriva l'altra band, ma sono già perduto nelle nebbie.

PLINIO (chief editor presso “Dissonanze e Design”). 
Un locale che nel 2012 ha un arredamento che esclude del tutto bianco e acciaio dovrebbe essere raso al suolo a colpi di supponenza. Non discutiamo poi degli avventori, una mandria di boscaioli i cui grugniti in dialetto locale fanno intuire che il Nordest non è in grado di sostenere l'integrazione nemmeno tra paesi limitrofi. Le band che si esibiscono rubano riff e solos da ogni act che abbia strimpellato tra il 1978 e i 1986, con un'immagine pesantemente fuori sincrono. La prima band, che il cantante chiama Roiarambo, perde più tempo a ciarlare nei microfoni che a suonare, poi i chitarristi se ne vanno a spasso per il locale perché probabilmente gli altri 3 del gruppo gli stanno antipatici. La seconda band era uguale alla prima, ma meglio vestita. Lo stetotipo della birra, le camicie a scacchi come nel 1993, la nebbia da Carpazi: ecco dove è finito il rock. Lasciamolo là.

domenica 25 dicembre 2011

domenica 11 dicembre 2011

Chi ha suonato di spalla ai RL?



Impegnato a contarmi le dita dei piedi, non sono riuscito a seguire le band di apertura dei Reckless Love. Per fortuna i miei collaboratori, conoscendo già a memoria il numero di dita che possiedono, hanno scrutato con attenzione ciò che avveniva sul palco prima dell'avvento dei finlandesi.
Senza vergogna.

ROYAL RUMBLE.
Plinio (semina zizzania sulle pagine della rivista culturale “Alternative di sinistra senza rimetterci la casa al mare”). Lemmy dei Motorhead è peloso, alcolizzato, basso livello culturale, indumenti puzzolenti, educazione inesistente. Questi RR falliscono miseramente e si schiantano fuori parametro: i due chitarristi sono degli impiegati e il bassista è un chitarrista, quindi fuori 3; il batterista potrebbe funzionare, ma suona a 600 metri dal palco e quindi non esiste; il cantante rispetta parecchi dei canoni, ma si dimentica di farci sentire come canta. Sorge il sospetto che nessuno li abbia invitati a suonare, perché il fonico lascia spente le casse-spia e probabilmente anche il riscaldamento. Per carità, l'ignoranza trasuda dai loro testi sgrammaticati, presentando una visione del mondo bidimensionale fatta di basso livello cognitivo, soddisfacimento immediato dei desideri di alcol e riproduzione, riferimenti culturali da CFP e capacità di introspezione degna di un legume. A zappare, a zappare.
Rino (fan del Metallo di Belzebù, della birra Oranjeboom Doppio Malto e del Padova Calcio). Spaccano. Sono sfigati, ma spaccano.

BABY BELUGA.
Rino (Death Metal For Life, guest nel debutto dei Defecate&Die). Oh, questa l'ho capita: le femmine sono qua per i RL, quindi per i maschi hanno chiamato queste qua. Ma perché hanno gli strumenti? Non bastava ballare un po', tirare fuori due perizomi, quella roba che fanno le donne quando vanno sul palco? E poi vedo che hanno tutte il moroso... ma allora cosa son venute a fare? Oh, senti che cagnara, stanno strozzando qualcuno sul palco...
Plinio (critico musicale, sua la convinzione che il rock sarà salvato solo dagli architetti). Addio pari opportunità, una band di quattro donne-donne non permette equilibrio con gli headliners (4 uomini che sembrano donne). Ma si sa, dici “all female band” e pensi Runaways, con l'aggravante che le BB non hanno un produttore che le manovra coi fili e performano un po' quello che pare a loro. Apprezziamo la spontaneità, come anche il suonare volutamente dissonante, che c'entra zero con l'immagine da rockerz e riporta alla dorata incapacità di band seminali della schitarrata casuale inizio anni '90 zona Seattle (l'HIV del Rock, Dio li benedica tutti). Comunque il rock è morto e le BB piantano un chiodo sulla bara.
Jessy (fan dell'Hard Rock da 8 mesi, ma ancora se capita si fa qualche rapper, in ricordo dei mesi precedenti). Bah, se stanno sul palco non rompono le balle a Olly e va bene così.

HARD REVENGE.
Rino (chitarrista di Estrema Musica ed Estrema Destra, ma anche leghista e satanista). Ecco quelli che hanno pagato per fare da spalla ai recchioni, e attenti che le prestazioni sono incluse nel contratto. Il migliore è il batterista, che mi servirebbe per il mio nuovo progetto Nekrozoophylum, gli altri suonano perché le scuole son chiuse per il ponte (il chitarrista però è meglio se si prepara per gli esami di terza media, che quest'anno è dura). Se li trovavo nel parcheggio, gli facevo l'eye liner a bastonate. Sfigati, zero.
Jessy (groupie nel weekend, ma all'occorrenza anche infrasettimanale nei bagni del CFP di Mestre). Vabbè, ma se i fighi arrivano dopo, perché mandano le controfigure prima? Comunque hanno tanti capelli, meglio dei RR che hanno rotto le palle e facevano i rocker con il taglio da impiegato. Questi c'hanno anche le braghe sbregate, però si vede che comprano in saldo da H&M. Eppure li ho già visti da qualche parte, saranno famosi se sono in tour coi RL. Uno è uguale a quello che prende la corriera con me, ma quello c'ha il piercing come Nikky Sixx e le new rock, mentre questo sembra più depilato ma ha le scarpette da ginnastica da 29.90. Io intanto mi piazzo vicino al bagno perché prima o poi Olly deve andarci!

sabato 10 dicembre 2011

Reckless Love



9 dicembre 2011

Revolver (San Donà di Piave - VE)


Se ne diranno di tutti i colori su una band come i Reckless Love, perché essere oggettivi è impossibile. Sono fintissimi, ma piacciono lo stesso. Che sappiano suonare è ancora oggetto di discussioni, eppure alla fine i loro concerti attirano gente che pare anche divertirsi. I dischi sono semplici, saccheggiano melodie altrui senza ritegno con una produzione leccata che sembra l'antitesi del rock, eppure i loro ritornelli non escono dalla testa per mesi. Insomma, invece di sprecarmi a scrivere qualcosa di decente, ho preferito chiedere a qualche esperto un giudizio sincero sullo show:

Jessy Glitter Roxx (studentessa, rocker, appassionata di tatuaggi e letteratura a caso).
Che figo quello biondo che sculetta. Poi c'è anche quello dietro, che ha i tatuaggi troppo troppi: è anche depilato giusto, ma anche l'altro. Però quello dietro non sculetta, mentre il biondo sì, e fa anche le spaccate in aria. Che peccato che il cantante si è messo a petto nudo solo alla fine, comunque non è che son andata al concerto per guardarlo, infatti mi interessavano le canzoni e hanno fatto tutte quelle che conosco, la prima e la sesta.
Poi uguali uguali agli mp3, suonano. Son bravi, glielo stavo anche dicendo a Olly quando l'ho trovato davanti ai bagni, ma era pieno di ebeti che volevano la foto e non sono riuscita a fargli i complimenti per il microfono con gli strass.
C'era anche quello con gli occhiali da sole, ma è brutto, e quell'altro con la chitarra grossa che sembrava carino, ma si vedeva che non aveva carisma. Cioè, tipo, si vedeva chiaro.

Waylander (sputasentenze fannullone in ferie, mantenuto di lusso).
Era dei tempi dei Beehive all'Ipercoop che San Donà di Piave non assisteva a un concerto con così tanto playback. Del resto la critica principale a questi 4 finlandesi era che su disco riuscivano bene, mentre dal vivo facevano spettacolo ma non sapevano suonare: con una valanga di basi (cori, linee vocali, probabile anche qualche parte strumentale) i ragazzi possono ora concentrarsi sulla scena. Olly entra sculettando e continua imperterrito per tutto lo show, a parte quando scalcia in aria e fa la piroetta, mentre posa per le foto e sfodera un sorriso al Photoshop. Gli altri potrebbero anche non esistere, ma in effetti c'erano e quindi ricordiamoli così: il chitarrista ha la parrucca di John Rambo III e vedi chiaramente che vorrebbe farsene qualcuna ma ha sbagliato band, il bassista lappone non dovrebbe permettersi di andare in giro con quella pettinatura e il batterista è quello che si rimorchia tutte quelle che Olly non riesce a tirare su. Pubblico maschile tra il divertito e lo sbigottito (Olly fa l'occhiolino a tutti, uomini e donne), pubblico femminile in tempesta ormonale con punte di delirio soprattutto nei pressi dei bagni e quando Olly agita il bacino mettendo in mostra un pacco piccolo e giocherellone.

Plinio (critico musicale di “Note dolenti”, supplemento di un noto quotidiano di aera post-bolscevica).
Se il rock è morto, ieri abbiamo assistito alla riesumazione del suo cadavere e abbiamo constatato che continua a puzzare di truffa e pailettes. Il quartetto finlandese scende in Italia con l'idea di non sprecarsi troppo a suonare, piazzando una serie di playback da Festivalbar. A farla da padrone è quindi l'immagine del cantante Olly, nuovo sex symbol di questo crepuscolo del rock: chioma bionda e laccata, fisichetto da lapdancer, lucidalabbra in dosi fuori dalla grazia di Dio, movenze sinuose che promettono notti di fuoco. Gli spettatori assistono ignari alla scempio perpetrato da questi ragazzotti che scopiazzano i Poison (che saccheggiavano il repertorio dei Kiss, già pietosi di loro) con melodie da italo-disco degli anni '80: tutti paiono divertirsi, ennesima dimostrazione che il declino del roccheroll è irreversibile e si sta frustando un cavallo morto. Cosa ci sia di diverso tra questi Reckless Love e un Justin Bieber non lo capiamo, abbiamo cercato di chiederlo alle molte signorine discinte, ma le scena di isteria collettiva ci hanno respinto al bancone del bar.
Un funerale sgargiante, ma Baustelle 3 – Reckless Love 0.

Rino (metallaro, chitarrista dei Furious Vomit).
Oh, ma io li odio questi qua! È che mia morosa voleva vederli e, visto che la settimana scorsa abbiam visto i Prostitute Disfigurement, stavolta mi tocca guardare 'sti 4 gay. Ma si può suonare così? Tutto finto, tutto di plastica, tanto valeva usare le chitarre gonfiabili che tanto devono solo stare sul palco a menare il culo. Per chi poi? Che tanto sono omo e si spaccano tra di loro. Meglio se mi bevo 12 birre, che poi li sommergo a rutti. Ma che sfigati... guarda il microfono glitterato! Ma guarda che fa i salti come in un video di aerobica... e poi avrà sì i muscoletti, ma se finiamo a cartoni gli mangio il cuore.
Mia morosa? Non so, è andata in bagno un'ora fa.


domenica 6 novembre 2011

STEEL FEST 2011: tutto ciò che non serve sapere




ATTENZIONE. O Metallaro fideista poco incline al senso dell'umorismo, sappi che le prossime righe prenderanno in giro i fans e le band dello Steel Fest 2011. Perché? Perché ci sono migliaia di blog e webzine che ti diranno come hanno suonato, quali sono le setlist, quanta birra si sono bevuti quelli che si sono fermanti all'ingresso (con biglietto ma senza entrare), ma nessuno ti dirà la Verità. Nemmeno io.

BATTLE RAM. Mai visti né sentiti. Credo che al momento del loro ingresso sul palco io fossi ancora impegnato con i fiocchi di latte 0.4% di grassi e 13g di proteine. Comunque non usano parrucche e son bravi ragazzi.

CRYSTAL VIPER. Iniziano lo show quando stiamo raccogliendo Enrico il Bestemmiatore a Terme Euganee. Nel tempo in cui essi completano un'esibizione a me ignota (e resa interessante solo dalla presenza di una commessa d'Intimissimi alla voce), Enrico ci fa presente che è riuscito a farsi “sbattezzare” e quindi, per la prima volta nella storia, ho ospitato in auto un individuo ufficialmente scomunicato dalla Santa Sede. Son soddisfazioni, a fare i Metallari.

PEGAZUS. Si parcheggia fuori dal locale mentre gli australiani danno il meglio di loro stessi (cioè poco). Volendo, ma proprio volendo, ce la faremmo a vedere la fine dello show, ma le priorità cambiano con gli anni: prima mangiare e bere, poi salutare le centinaia di casi umani (e spesso anche fenomeni antropologici) che stazionano all'esterno nutrendosi di birra e vinili, indi procurarsi biglietto (che son finiti i tempi degli ingressi coatti tramite fogne o buchi nel soffitto). Infine ingresso giusto in tempo per sentire: “Denghiuverimach Bolonnia, uillbe bec, uirr Peghesus from Ostrelia, gudbai”.

TARCHON FIST. Suonano HM classico alla pari delle altre band del festival, eseguono bene e hanno anche l'accento locale che fa tanto “km zero”. In più dedicano un pezzo ai caduti di El Alamein, cosa che sarà anche vista come pretenziosa nell'ambiente del Metallo, ma che denota una certa sensibilità. Un ubriacone afferma che questi ragazzi siano formidabili bevitori e basterebbe questo per sostenerli... cosa che faccio virtualmente, visto che durante il loro show stavo lottando per procacciarmi una maglietta del Festival (impresa ardua, perché i disadattati affollavano lo stand cercando di sbirciare nella scollatura delle fanciulle di Bologna Rock City).

PICTURE. Essendo il loro HM piatto come l'encefalogramma di certi studenti, possiamo passare direttamente alle questioni importanti. Il cantante ha la parrucca? Esistono birre olandesi esclusa la Heineken? Il solista è un immigrato? Perché suonare due pezzi nuovi brutti, sforando quindi di 10 minuti per suonare la loro hit (vabbè, ognuno ha quel che si merita) “Eternal Dark” e impedendo così, ore dopo, ai Virgin Steele di suonare “Twilight of the Gods”? Il mullet del batterista è troppo “USA white trash trombacugini” per poter essere vero? Perché il ritmico ha 22 anni, il look alla P.O.D. e i pantaloni bracaloni di Krusty? Ad maiora.

SKANNERS. Nel campo del Metallo Tradizionale (genere che resta immutato dall'età di Sargon a oggi) sono i trionfatori della serata, perché sanno come stare sul palco e suonano da paura. Hanno anche qualche pezzo ruffiano il giustissimo, anche se preferiscono il repertorio “duro & puro” per far contenti tutti i calvi/stempiati/parruccati/stupratori tra il pubblico. Li ringrazio anche perché tutti erano ipnotizzati dalla loro esibizione e io me ne sono potuto andare silente come un ninja per fare pubbliche relazioni. In ultima analisi, una band a prova di parrucca.

ANGEL WITCH. I menagrami satanassi della serata ripropongono la setlist classica che li accompagna dal vivo sin dal tour del 1347-1349 (anni in cui furono i principali diffusori della peste). L'unico membro originiale, Kevin Heybourne, è piuttosto svogliato, ma fa il suo lavoro come da contratto e, come ne “Il giorno della marmotta”, ci presenta la solita prestazione con le solite canzoni, dimostrandosi sostenitore accanito della circolarità del tempo. Gli altri sono entrati solo nel 1630, poco prima del tour per diffondere la peste nel Ducato di Milano, spingono un po' di più, ma è perché sono dei giovani 40enni e hanno la freschezza dalla loro parte.

PRAYING MANTIS. A mio modesto avviso, la migliore band del Festival. E il fatto che sia più Hard Rock che Heavy Metal vorrà dire qualcosa... oppure non vuol dire niente e le categorie servono solo a creare confusione, a scatenare contenzionsi e ad arricchire gli avvocati. Sta di fatto che questi inglesi brutti brutti da vedere (o son grassi o sembrano malati) hanno una classe innata e potrebbero incantare anche suonando al bar (cosa che non escluda facciano abitualmente). Comunque, cori da brividi per delle emozioni che mi hanno fatto dimenticare la variegata umanità intorno a me... un plauso solo per questo.

VIRGIN STEELE. Hanno scritto talmente tanti capolavori che, anche facendo scegliere la scaletta a Valentino Rossi, una mezz'ora di eroismo salterebbe fuori comunque. Il loro problema è che non sono una band, Defeis si è attorniato da yes-men che eseguono gli ordini senza fiatare e questa assenza di confronto ha prodotto i recenti album-schifezza. Anche dal vivo si nota che la classe non è acqua, ma che manca qualcosa per poter dire “Ecco dei Titani del Metal”... lo erano nel 1987, lo erano nel 1998, non lo sono ora. E allora cosa ci resta? Una scaletta di pezzi da cadere in ginocchio in segno di rispetto, una resa sonora altalenante, i vocalizzi operistici di Defeis (che non invecchia d'aspetto ma di voce sì), un drumming che avrebbe fatto sembrare la buonanima di Scott Columbus il nuovo Neil Peart, le facce da minus habens di Pursino (ormai la clonazione di Mork). Oggi come oggi i Virgin Steele sono grandi, non grandissimi. Contenti loro...

Il momento “Settimana della moda bolognese”. La maglia più clamorosa è stata quella del tour fine anni '80 dei Bonfire, indossata da una leggiadra donzella con classe ed eleganza. Ovvio che, per giungere a questo risultato, è stato necessario attivare tutto il settore-sartoria dello IUAV Design della Moda: l'indumento era in origine il classico “contenitore di panza tedesca XXL” (utilissimo per coprire l'auto durante gli uragani), ma l'indefesso lavoro dello IUAV e di decine di cottimanti indocinesi ha customizzato il prodotto rendendolo indossabile da donne locali. Un grandissimo risultato per il Made in Italy, un altro chiodo sulla tomba della globalizzazione. CHEERZ.

lunedì 24 ottobre 2011

Dove ero rimasto?




Situazione riassuntiva a uso e consumo di nessuno:

Casa resa agibile dopo un'invasione di 3 settimane da parte di operai di varie nazionalità, accomunati dall'abbandono del posto di lavoro alle ore 12.00 e alle 17.00, cascasse il mondo. Anche a costo di far crollare mura e aprire voragini nel pavimento.

Rimediate le malefatte dell'imbianchino ultra-ottantenne afflitto da logorrea (stadio terminale, se parla non lavora... ovvio che parla) e vuoti di memoria (non ricordava quale parete dipingere né quali colori usare, inoltre un paio di volte non ricordava se era orfano o meno).

Persistono i danni inflitti dalla V al bagno, dal quale ha asportato senza ritegno un mobile quasi vecchio e quasi utile per sostituirlo con parete grezza color ghiaia del Piave. Dichiaro anche che sono stato obbligato a rimuovere la porta scorrevole della doccia, in quanto quasi funzionante: adesso gli schizzi d'acqua vengono bloccato da tendina di foglie di palma in stile Maracaibo.

Cucina agibile al 70%, pur notando che il frigorifero del 1964 (classe energetica Q--, pari a un reattore nucleare) occupa una porzione notevole della suddetta e, causa difetto di fabbricazione, abbassa la temperatura a 4 gradi per un diametro di 1 metro. Ottimo comunque per la conservazione della verdura che la V ruba regolarmente negli orti di Chiarano (TV).

Giardino devastato come il Montello della Grande Guerra, fino a ieri terriccio e sabbia, ma da domani lago di fango attira coccodrilli. Per i visitatori sono approntate delle tavole sospese nel vuoto: così se venite a farmi perdere tempo ci pensate due volte. Irrilevante il problema del parcheggio moto, che tanto se prendo velocità riesco a saltare la prima pozzanghera e poi mi pianto nella seconda, affondando il motociclo sotto un metro di liquame verdastro e rendendolo inappetibile per i malintenzionati.

Livello di popolarità nel quartiere al minimo storico dopo le uscite anticlericali di alcuni membri della famiglia, reazione comunque resa necessaria dai tentativi di ripristino dello Stato della Chiesa (con annessi tribunale ecclesiastico e decima da pagare) sulla frazione locale. In generale, negando legami coi suddetti familiari, la situazione dovrebbe migliorare al punto da ottenere almeno una indulgenza plenaria (e magari una corsia preferenziale per la nomina a cardinale, casomai decidessi di cambiare carriera).

Previsioni di abitabilità completa: 2012 inoltrato, possibilmente prima dello sbarco degli alieni, perché vorrei vederlo comodamente seduto in salotto e non in streaming rubando la connessione al centro anziani.