giovedì 16 luglio 2015

L'Estate dell'Amore e l'Agricoltura Friulana


BRUDSTOCK
4 luglio 2015
Vigonovo di Fontanafredda (PN)

Non vorrei parlar di musica, ma tanto alla fine due righe scappano sempre.
Cominciamo dalla basi: Brudstock è un festival anni '60-'70, ispirato palesemente a Woodstock. Poi ti guardi in giro e sei in un agriturismo-vivaio di trote, con un'umidità paludosa e zanzare carnivore (sarà per tenerle lontane che tutti accendevano incensi e strane pipe?). Non so come fosse Woodstock, probabilmente neanche chi c'è stato saprebbe spiegarlo a causa delle varie esperienze di espansione mentale che si vivevano a fine anni '60, comunque lo spirito mi è parso quello: musica, serenità, poca voglia di rogne che già ce ne sono troppe, un generico amore universale, bonghi (sia musicali che non), uno spirito del passato che guarda al presente con un piede nel futuro (qui si sentono i residui del fumo passivo).
La strada di avvicinamento al festival è un sentiero in mezzo ai campi, che riconcilia con lo spirito agreste di questa terra considerata Veneto dai friulani e paese balcanico dai Veneti.
La vasta e variegata umanità, quella sì, è degna della Summer of Love. Certo, alcuni meritano l'amore più di altri (io non sarei molto propenso a donare il mio amore agli avventori maschili, ma qualche esagitato la pensa diversamente), eppure alla fine ci si vuole tutti bene come se vivessimo in mondo senza testosterone. Essendoci un disastro di persone e una illuminazione da zona industriale, mi sono dovuto andare a cercare i fenomeni da baraccone con la pila da guardaspiaggia, ma alla fine sono stato premiato. In realtà non serviva neanche fare strada: moltissimi si sono occultati sotto una tenda beduina a fumare il narghilè e a bere una roba bollente verde (che doveva per forza essere allucinogena, sennò non si spiega perché la bevessero tutti nonostante i 37 gradi e l'effetto sauna che ha colpito tutto il Nordest). Alcuni si sono buttati per terra a caso, li calpesti e loro ti vogliono bene lo stesso. Poi c'è chi crede di essere alla Festa dell'Unità, chi a Ibiza, chi voleva pescare e s'è trovato il vivaio pieno di gentaglia...
In pieno stile anni '60-'70, il campeggio è organizzato a caso. Arrivi; butti per terra una tenda o, visto il caldo, anche solo uno zerbino; bevi una birra; bevi un Tavernello; mangi un tortino dall'odore sospetto; bevi un'altra birra; ti passano una sigaretta che odora come il tortino → avanti così per 3 giorni. Ricordiamo che ci sono eroi con chiome fluenti, camicia aderente e pantaloni a zampa nonostante il clima da foresta pluviale: questi sono gli eroi. Speravo però di vedere più gente nuda.
Abituato ai festival dei Metallari, mi trovo spiazzato senza i sacrifici umani, i caproni che scorrazzano furibondi e il Diavolaccio Belzebù che si manifesta per tirare schiaffoni sulle orecchie, ma mi abituo rapidamente appena m'accorgo che c'è birra. E poi sudo come un'anguilla, ho bisogno di recuperare sali minerali che temo di non trovare nella poltiglia verdastra che servono nella tenda beduina, né credo che il peyote sia questo grande integratore, ergo birra e pace universale.
Sul palco si esibiscono gruppi in linea con lo spirito del festival, quindi essenzialmente calvi. Rilevo solo la presenza di quel panzone di Bernie Marsden, chitarrista dei Whitesnake nel periodo hard-blues, poi cacciato dalla band perché era troppo brutto (anche se sembra una cialtronata, è la tragicomica verità). Produzione sul palco da paura, nel senso che roba del genere la trovi a festival dove paghi dobloni sonanti, qui invece l'ingresso è gratis e ti chiedi in quale Stato mitteleuropeo ti trovi.

Vorrei scrivere una conclusione, ma devo anche recensire i Crazy Lixx e quindi vado di risparmio energetico. Sintonizzati per nuova recensione, almeno finché non arriva gente a farmi bere.

1 commento:

alessandro Fort ha detto...

Bellissima descrizione.... ho voglia di sudare come un'anguilla pure io.