martedì 26 febbraio 2008

Studentelli!

Queensryche



TREMATE, perchè sto correggendo i vostri temi, ma sto anche e soprattutto ascoltando l'album di sinistra e la consapevolezza che voi non abbiate idea di cosa sia mi spinge a sganciare gravi insufficienze a tutti.
Addio professionalità, addio coerenza di testo, addio lingua italiana... saranno sufficienti solo quelli che mi diranno la tracklist del capolavoro e che mi canteranno l'ultimo pezzo in stile Geoff Tate (anni d'oro)

martedì 12 febbraio 2008

KISS, 13 maggio, Arena di VERONA

kiss


CONFERMATI!

I posti sono a sedere.
I biglietti vanno dai 50 ai 100 euros, a seconda del posizionamento all'interno dell'Arena.
Vengono con l'orchestra.
I KISS sono i KISS.
Sarà una caccia al biglietto, nonostante i prezzi, perchè il fanatico della band è fanatico sul serio, questi ammazzano a coltellate per poter vedere i beniamini. Nel mondo del Rock si è indulgenti se si uccide per i Kiss. Attenzione alle spalle.
Ci sarà anche la band di supporto. Girano voci incontrollata, pare che saranno quelli che hanno il batterista con un braccio solo. Non si possono nominare sennò Ganesh non entra più nel blog: afferma che portano sfiga. Rispettiamo le sue credenze pagane.
E io che faccio? Non ho mai visto i Kiss... Non ho voglia di prendere il biglietto adesso, ma non posso certo permettermi di fare l'italiano che va su all'ultimo minuto. I bagarini li venderanno almeno a 200 euro fuori dall'Arena. Dubbio... e poi, mi tocca vedere i Kiss da seduto? E poi c'è l'orchestra. Dovrò consultare l'Oracolo di Delfi per avere un responso.
Verona è la capitale del ROCK in Italia. Nel giro di un mese ha THE POODLES e KISS. Da panico. Godetevela, veronesi: per la legge del contrappasso avrete 15 anni di cover band di fiasco rossi.

domenica 10 febbraio 2008

ITALIA-INGHILTERRA 19-23

italy rugby


Credo sia lo scarto minimo nelle decennale serie di capitolazioni dell'Italia di fronte al Colosso d'Albione. La peggior Inghilterra degli ultimi 30 anni batte la solita Italia piena di buona volontà ma pasticciona e ottusa al punto da continuare a fare il suo gioco anche quando era ormai palese che non sarebbe andata da nessuna parte. Sia chiaro, le partite vengono impostate sullo 0-0, ma quando vai sotto di due mete per colpe assolutamente tue, si richede la lucidità di cambiare approccio. Cosa che in campo oggi non si è vista. Bravi a rispettare il piano A, ma le partite si portano a casa soprattutto col piano B, perchè le cose non vanno mai come noi italiano pianifichiamo.

Non nascondiamoci dietro la scusa dell'ennesima sconfitta onorevole, perchè di onorevole non c'è nulla stavolta. Abbiamo perso per errori nostri. Potevamo vincere ma abbiamo perso.
PROMOSSI.
Il pubblico. L'Italia gioca "in casa" nel vero senso della parola. Grande il pubblico degli appassionati giunti da tutta Italia. Un esempio per tutti.
I Bergamasco. Mauro uomo ovunque, placca e recupera palloni. Mirko splendido in attacco soprattutto nella fase finale, quando regge la baracca quasi da solo: ma resta il suo difetto di non passare la palla quasi mai.
Parisse. Validissimo soprattutto in difesa, scattante e reattivo. Può e deve dare di più in attacco, solo così sarà considerato un vero numoro 8 di valore internazionale.
Canale. Vedi Mirko Bergamasco. Vorremmo però che i due centri avessero il coraggio di usare il piede, ogni tanto. Con testa, senza esagerare, ma usatelo.
RIMANDATI.
Masi. Bravo soldatino, rispetta le consegne di Mallett e fa il playmaker giocando alla mano tutti i palloni. Certo, non è un fenomeno col piede, ma una vera apertura deve saper leggere il gioco, non solo seguire il piano A: i nostri non attaccano in avanzamento e penetrano sbatacchiando contro gli avversari. La prima meta inglese l'ha inventata Wilkinson con un calcetto a seguire sopra la linea di difesa azzurra: a volta il piede è utile, questo Masi lo deve assolutamente capire.
Lo Cicero. Tanto cuore, ma le tanto decantate ripartenze dai ragguppamenti non incidono. Lo Cicero ha 1 metro di avanzamento al massimo, che è abbastanza per un pilone del campionato italiano ma non per un pilone del 6 Nazioni.
BOCCIATI.
La touche. Tanto valida contro l'Irlanda quanto confusa e fallosa contro gli inglesi. Ma la gente è sempre la stessa. Attendiamo la prova del nove col Galles, ma quella che sembrava una certezza per gli Azzurri ritorna a essere un'incognita.
Robertson. Come con l'Irlanda, non è mai in partita. Si sacrifica in difesa, gioca d'anticipo su Vainikolo (il gigante tongano ha comunque deluso) ma in attacco è uno di quelli che dovrebbe fare la differenza e invece non emerge. Nell'unico spunto viene bloccato con una francesina del fenomenale (in difesa) Noon.
Bortolussi. Rischia di diventare il capro espiatorio delle sconfitte italiane. Ma non è sicuro in difesa, ci costa una meta e anche nei calci piazzati, pur essendo migliorato, non fornisce garanzie. Sicuri che non ci sia di meglio in giro?

domenica 3 febbraio 2008

IRLANDA-ITALIA 16-11

6 nations


Una sconfitta di misura in trasferta ci può anche stare. Pesa che l'Italia abbia perso per errori suoi, piuttosto che per la strapotenza dell'Irlanda.
In particolare la meta irlandese è frutto di gravi errori di coordinazione tra l'estremo e l'ala. Aggiungiamo altri 3 punti subiti a causa di un fallo plateale e inutile di Canavosio sotto gli occhi dell'arbitro e altri 3 generati da un errore di Bortolussi su un calcio di liberazione.
Insomma, si poteva fare meglio. E si dovrà fare meglio, visto che la prossima partita sarà contro un'Inghilterra desiderosa di riscattarsi dopo la sconfitta-suicidio contro il Galles.
PROMOSSI.
Bergamasco Mauro. Uomo ovunque, in attacco e in difesa. Seriamente, un'Italia che vuole essere competitiva non può permettersi di rinunciare a Mauro nemmeno quando gioca contro la Namibia. Talento vero.
La prima linea. Per quanto mi riguarda, la prima linea irlandese stanotte avrà gli incubi. In particolare nel secondo tempo l'Italia ha avuto una supremazia qualitative nelle meschie e nel gioco di raggruppamento, il che lascia l'amaro in bocca per la gestione poco oculata.
La touche. Ottimi Del Fava e Dellapè, grazie soprattutto alla precisione al lancio di Ghiraldini. Una bella sorpresa quella del tallonatore di Calvisano, anche perchè la touche irlandese è da anni considerata una delle più temibili al mondo.
Masi. Mi è piaciuto. Non sa cosa sia il gioco tattico al piede, ma è solido e prova a giocare da playmaker senza timori reverenziali. In difesa è una sicurezza. Da lui ci si aspetta che riesca a proporsi come regista più che come tramite per lanciare i trequarti, ma la solidità e la freddezza non gli mancano.
DA RIVEDERE.
Travagli. Gestione della palla in generale adeguata, ma pessimo nel gioco al piede. Assolutamente inadeguati i suoi calci di liberazione e gli up-and-under in rovesciata. Troncon ci aveva abituati meglio. Ciononostante, il ragazzo ha carattere e sa farsi rispettare. Attendiamo ulteriori test.
Parisse. Piace a tutti, è sempre nella classifiche dei migliori a fine anno, è un talento, ha mezzi fisici straordinari, ecc. Allora qualcuno mi può spiegare perchè con l'Italia non riesce quasi mai a fare la differenza? Non dico che giochi male, anzi, ma con tutto quello che la Nazionale investe su di lui, quand'è che vedremo prestazioni da campione? Su Parisse persistono seri dubbi, ma è anche vero che meglio di lui da far giocare non ce ne sono.
BOCCIATI.
Bortolussi. Esordisce sbagliando una presa al volo. Copre in maniera poco accurata la profondità. Spesso commette errori di posizionamento. Perchè gioca? Perchè è l'unico calciatore decente tra quelli a disposizione di Mallet. Ma se piazza col 50% e sbaglia diversi calci di liberazione e di spostamento (uno ci è costato 3 punti preziosi), allora tanto vale evitare di schierarlo.
Canavosio. Imballato e poco reattivo. Non è un gigante e sui calci alti l'avversario Trible fa il bello e il cattivo tempo. Inoltre gioca la palla da terra in un raggruppamento davanti all'arbitro, ingenuo! Mallet lo toglie dopo mezz'ora, il posto per il resto del torneo sembra esserselo giocato.
Robertson. Mai in partita, non brilla particolarmente nemmeno in difesa.

lunedì 28 gennaio 2008

Non state in casa, perchè questi...

The Poodles 5

...FINALMENTE suonano in Italia !!!
6 aprile 2008
al LUCILLE (Verona)
Ho già fatto la recensione dei THE POODLES qualche post fa. Dal vivo sono esplosivi e magniloquenti. Soffermatevi a considerare se avete impegni rilevanti quel giorno (una gamba rotta, per esempio) e cancellateli senza remore!
Qui si fa il disastro e io ho due alternative. 1. Dovete essere tantissimi. 2. Se siete in 2 o 3 mi rompete solo le balle, è meglio se state a casa così mi posso piazzare sotto il palco e fotografare le caviglie del cantante e poi molestarli per gli autografi senza gente che mi ostacola.
Qualora facessero come i Gotthard (che cancellarono le date italiane per scarsa prevendita) mi prendo la cittadinanza di Andorra.

lunedì 14 gennaio 2008

Annuso incongruenze



...non ho tempo per le cose serie ma per le vaccate 5 minuti li trovo sempre.


Navigando in preda a puro spirito sadomasochistico (lo stesso che ti spinge a guardare Ballarò) sono andato a leggere le recensioni dell'ultimo scandalo dell'inutile di Zocca. Non le recensioni dei giornalai musicali, che tanto il disco lo ricevono gratis e comunque della musica si disinteressano. Ho letto le recensioni degli acquirenti del suddetto CD. E ne hanno parlato tutti male. TUTTI! Non solo, ma in moltissimi hanno approfittato anche per denigrare la discografia del suddetto (apro parentesi: solo in italia - minuscolo obbligatorio - potevamo permettere a un cotal figuro di avere una discografia) e per sparare a zero sul personaggio.


Ora

mi

chiedo


MA


se non è piaciuto a nessuno l'ultimo album, a quasi nessuno è MAI piaciuta la sua "proposta" (chiamarla musica è un azzardo linguistico), non è nemmeno un personaggio, è analfabeta, puzza, molesta le bambine, si droga, non sa cantare, insomma è un fallito...


...come li spieghiamo i 150mila ominidi che vanno a San Siro ai megaraduni che il calvo di Zocca organizza quando si accorge che si è sniffato tutta la scorta e deve tornare a fare cassa?


ma andate a cagare, italiani!

domenica 6 gennaio 2008

Proposito per il nuovo anno

free



Se fate uso di droga (QUALUNQUE TIPO, non faccio distinzioni lassiste tra leggere e pesanti) sentitevi pure liberi di evitare ogni contatto con il sottoscritto.
Da sempre sostengo che ognuno si fa il male che vuole, ma l'atmosfera di ignoranza e ignobile relativismo che circonda il mondo delle droghe mi spinge alla decisione estrema di non frequentare più chi ne faccia uso.
Senza distinzione.
Non credo che questo cambierà la vita di nessuno, ma la mia sarà decisamente migliore.

domenica 30 dicembre 2007

Oggi che ascolto?


HARDLINE "Double Eclipse" (1992). Nel vocabolario, alla voce "bilanciamento" andrebbe inserito questo album. Quando alla chitarra e alla produzione hai Neil Schon dei Journey la classe si spreca e sai già che non ci sarà una nota fuori posto. Questo esordio degli Hardline è un gioiello di bilanciamento musicale. Da infarto il trittico "Hot Cherie", "Rhythm from a Red Car" e "Everything", oltre alla bonus track giapponese "Love Leads the Way" (migliore bonus track della storia insieme a "Don't Ever Wanna Lose Your Love" degli Shy). Molte potrei dirne, che Johnny Gioeli canta come un Dio del Rock, che la band azzecca quasi tutti i pezzi, che sono spariti dopo questo album, ma la sostanza non cambia: CAPOLAVORO! Da avere senza riserve, ma attenzione a procurarsi un paracadute perchè si rischiano cadute da altezze notevoli! Sconsigliato anche ai fotosensibili, l'ascolto infatti provoca un aumento della luce solare nelle zone adiacenti allo stereo fino a raggiungere temperature californiane.

BON JOVI "7800° Fahreinheit" (1985). Il Biondino del New Jersey stava sulle palle ai Metallari, perchè vendeva ed era pieno di donne, ma negli anni '80 lo ascoltavano tutti, dal Rocker con gli attributi alla liceale "innamoratamaribelledentro" fino al qualunquista che ascoltava "un pò di tutto". Oggi va rivalutato il suo periodo Eighties pwechè così possiamo denigrare il suo stato attuale. La carriera di Bon Jovi si divide in 3 parti: i primi due ottimi album, il periodo da altissima classifica tra la fine degli '80 e l'inizio dei '90 (quando si vendeva a milioni) e quello successivo al successone della ballad "Always" (che lo ha convinto a rinunciare al Rock per lanciarsi su melense melodie pop e sempre meno vigore). Il massimo la band lo diede nella seconda fase, con "Slippery When Wet" (1986) e soprattutto "New Jersey" (1988, c'è il diamante "Wild is the Wind" e basterebbe per l'immortalità), tuttavia i primi due album non vanno assolutamente sottovalutati. "7800° Fahrenheit" ne ha di pezzi spettacolari. Bon Jovi anni '80 ha sempre saputo coniugare potenza e melodia pop, chitarre mai scontate e ritornelli da Sfera Celeste. In più non legava le mani al tastierista come ha iniziato a fare da 15 anni a questa parte. Conseguenza: possiamo goderci una libidine come "Only Lonely" (l'attacco è eroico, mettetevi un materasso sotto i piedi perchè vi buttate per terra sicuro!), ma anche "Price of Love", "Always Run to You" (anthem!!!) e l'hit "Hardest Part is the Night". Non tutto è impeccabile (le hit da stadio "King of the Mountain" e "In and Out of Love" sono figlie di quegli anni, "Tokio Road" è quantomeno anonima) e chi se ne frega? Le gemme dello scrigno bastano per pagarsi un viaggio in Paradiso.


NOCTURNAL RITES "The 8th Sin" (2007). I Metallari aspettano i nuovi Metal Gods e questi esistono già da quasi 15 anni. Svedesi, partiti come cloni degli Helloween (ma piacevoli, "Tales of Mystery and Imagination" del 1997 valeva la spesa), dopo l'ingresso del vocalist extraordinaire Jonny Lindkvist hanno sfornato un album più bello dell'altro, e questo "8th Sin" conferma lo spessore della band. Heavy Metal 100% come Noi vogliamo, ma melodie a tonnellate e arrangiamenti preziosi. La doppia cassa è ridotta al minimo indispensabile, ma i riff contribuiscono alla lesione delle cervicali. Fanno male, i Nocturnal Rites, e lo fanno senza vadere nel pacchiano. Un grande album, alla faccia di quelli che pensano che il Metal non abbia più nulla da dire. I RITORNELLI!!! Hanno un cantante che li mette in riga tutti, ma che ritornelli!!! Procurarselo assolutamente, assieme a "Afterlife" (2000) e "Grand Illusion" (2005, con la mia personale hit "Fools Never Die"). E poi pronti a farsi sostituire le cervicali con tiranti di titanio!

martedì 25 dicembre 2007

HEAVY X-MAS...

... a tutti!
E che l'anno nuovo sia sette volte meglio dell'anno passato!

venerdì 21 dicembre 2007

OUTLAW STARS: tutta la verità



Outlaw Stars: quantomeno una band chiacchierata. Nel bene e nel male. L’importante è che se ne parli, si dice. Sentiamo dunque cosa hanno da dire. Partecipano Sexy Jaxy, Mr. Shot, Starsky e Strike. Di deliri ne sono usciti parecchi.
Per contattare la band, ascoltare qualche pezzo e vede i video glitterati, http://www.myspace.com/outlawstarsrock.

(GN) E’ una vita che suonate in giro, ma quando uscirà qualche prodotto musicale a nome Outlaw Stars?
(MS): In realtà è già uscito, ma lo teniamo ben nascosto.
(SJ): Sì, sotto i CD degli Warrant in camera di Mr. Shot. In effetti è dal novembre 2004 che non siamo sul mercato, quando in maniera acerba abbiamo stupito la periferia trevigiana e quella veneziana col nostro primo demo. Piacque anche nel padovano, grazie a varie soluzioni del Country Star e di Pacino (cantante dei Bastet e sorta di Cardinal Richelieu della Nord Est Rock’n’Roll Family, ndr).
(MS): Anno nuovo, vita nuova e cd nuovo. Se la line-up resta stabile, dovremmo entrare in studio tra gennaio e febbraio.
(SJ): Abbiamo cambiato più musicisti dei Guns’n’Roses negli ultimi due anni! C’è uno spirito nuovo che ci porterà definitivamente a un full-lenght. In effetti è tanto che suoniamo, ma non abbiamo mai pubblicato niente di serio perché volevamo entrare nel mercato con un cd vero e proprio, 8-10 pezzi Outlaw Style.

(GN) Che cosa ci dobbiamo aspettare di nuovo nei dettagli?
(Sta): Un disco rotondo.
(SJ): Una cover di Renato Zero.
(Str): Qualcosa che rispecchi la band in questo momento, con la formazione attuale e con il nuovo sound del gruppo.
(SJ): Il sound nuovo? Ascoltate le nostre “The Mirror” e “This Lovin’” con tutti i loro limiti e le loro caratteristiche innegabilmente positive. Abbiamo parlato spesso dei pezzi che andranno sul disco: quelli che ho citato prima e “Dangerous Boys”, ma anche “Our Disease” e “Full Throttle”, magari difficili al prima ascolto ma 100% Outlaw.
(Sta): Se vuoi i gruppi di riferimento non finiamo più. Strike viene dal Metal e dai Seventies, io pesco dagli anni ’70 (Queen, Lou Reed, Bowie, ecc.) e sto recuperando gli ’80 adesso, su Sexy è stato detto tutto e il contrario di tutto…
(SJ): Per chi ascolta musica, il nostro sound è interessante anche per queste sfumature. Noi vogliamo sfruttare queste diversità che per gli stolti possono rappresentare invece dei limiti.
(Str): All’inizio la band era in stile Motley Crue e Poison, con l’arrivo del sottoscritto e di Starsky il sound si è molto irrobustito. Nel nuovo album ci saranno gli anni ’80, ma non solo, perché suoniamo in maniera moderna. Puntiamo molto sull’avere un’ottima produzione sull’album: stiamo infatti decidendo se affidarci a un produttore di genere. Sicuramente non sarà un demo, ma un prodotto da presentare nei negozi. Non puntiamo a una casa discografica, ma se si presentasse l’opportunità, saremmo ben pronti con un cd che ci rappresenta in pieno.
(MS): Qui tra Metallari, rockers anni ’70-’80 e bluesman il risultato sarà (per citare qualcuno) un mix con basso pulsante, chitarre taglienti, batteria incalzante, voce che spacca il silenzio in frammenti di quarzo. In effetti mancano solo i tastieroni che planano.

(GN) Insinuazione: Outlaw Stars grandi dal vivo ma sono i Pretty Boy Floyd del Nord Est, cambiano line-up ogni quarto d’ora…
(SJ): Posso confermarti che i problemi di formazione sono risolti. Se gli Outlaw Stars andranno avanti, lo faranno con questi musicisti: Strike, Starsky, Shot, Switch & Sexy. Ormai siamo insieme da 2 anni, ci sono stati anche litigi ma siamo sicuri che questa è la soluzione vincente per mantenere un sound tagliente e graffiante.

(GN) Solo per il gusto del gossip, qualche commento sugli ex membri della band?
(SJ): Hanno collaborato al nostro progetto, alcuni meglio e altri peggio. Ci sono state delle comparse e io getterei fango soprattutto su queste. Ma chiunque abbia condiviso il palco con noi merita rispetto, a prescindere dalle scelte che poi ha fatto.

(GN) Cosa rispondete a chi dice che suonate saltuariamente e per pochi intimi?
(SJ): Nella nuova Finanziaria degli Outlaw Stars è prevista l’esibizione in locali più in voga e di farlo con clamore! Del resto siamo un gruppo ruffiano, quindi potresti vederci anche in luoghi inconsueti per il genere. Certo non in disco, mi arrestano all’ingresso!

(GN) Altre band (stesso genere, stesso livello, stessa qualità) stanno facendo più passi in avanti rispetto a voi. C’è chi ha già prodotto il disco, chi fa da supporto a band importanti, chi fa tour italiani e a volte riesce anche suonare all’estero.
(SJ): Allora ci scoperemo le loro mogli quando andranno in tour…
(Str): Ok, io ci provo a dire una cosa seria. Il problema finora è stata la line-up, oltre ai problemi lavorativi, visto che in Italia non si vive di musica e ciascuno di noi ha un’attività collaterale. Ma quando avremo in mano un prodotto da presentare a chi di dovere, di sicuro il nostro nome girerà. Outlaw Stars non passano inosservati. A gennaio saremo in studio, a marzo avremo il disco finito.

(GN) Non siete più il gruppo di qualche anno fa, vuoi per i cambi di musicisti vuoi per la ricerca di un nuovo sound…
(Sta): Siamo dei grandissimi arroganti, litighiamo in continuazione e ogni tanto cambiamo qualcuno.
(MS): E’ difficile lasciare le impronte sul cemento secco…
(SJ): E comunque noi le impronte le lasciamo solo sul Sunset Boulevard.

(GN) Ma qui, per questioni climatiche, le palme non ci sono. Però c’è abbondanza di nebbia. Come la gestiamo la situazione?
(MS): Niente droga, niente alcol e niente sigarette.
(Str): Con quello che fumo sono abituato a destreggiarmi nella nebbia.
(SJ): Gli Outlaw Stars sono per 4/5 assuefatti alla nicotina, quindi la nebbia non è un problema. Siamo abituati, non influenza il sound!

(GN) Nella scena Rock del Nord Est i musicisti suonano in tanti gruppi contemporaneamente…
(Str): Questo vale pure per alcuni di noi, tuttavia Outlaw Stars sono la priorità. La creatività la sfoghiamo anche altrove, ma questa è la casa madre.
(Sta): Io suono ovunque, sono la puttana del Rock.
(SJ): Non ho progetti paralleli, anche se non sono mancate le proposte. Mi voglio concentrare sugli Outlaw Stars. La mia attività collaterale sono le danze davanti allo specchio, ma la band ne trae grande giovamento e quindi non vedo perché rinunciare. Ascolta la seconda strofa di “The Mirror”.

(GN) Avete una reputazione di cover band.
(MS): Musica è comunicazione, esprimere qualcosa. Non è possibile comunicare qualcosa di proprio suonando i pezzi altrui. In futuro sarà lasciato spazio alla nostra musica. Le cover sono divertenti da suonare e attirano il pubblico, resteranno nel repertorio ma ci concentreremo soprattutto sulla nostra produzione.

mercoledì 19 dicembre 2007

Recensione Vicious Rumors


Mi sono prodigato per completare la recensione del concerto dei Vicious Rumors, visto e considerato che il sito che la pubblica mi ha anche fatto entrare gratis allo show...

Qualcuno contesterà che si tratta di un live di settembre, il che è vero. Ma non ero capace di ridimensionare le foto e non riuscivo a trovare qualcuno che potesse darmi una mano. Pensa te che tristezza. Era meglio quando le recensioni si incidevano sulla pietra...

Basta clickkare su...


Ricordo che si tratta di una band storica dell'Heavy Metal americano. Il leader Geoff Thorpe è stato così gentile da sopportare anche una intervista nel mio inglese stile Al Capone.

martedì 11 dicembre 2007

Tanta roba...


... da dire ma poca voglia di scrivere... vediamo se le cose vengono fuori lo stesso...
  1. Ho visto al cinema "Nightmare Before Christmas 3D"... potete anche togliere il 3D, non solo non aggiunge niente al film ma ho i miei seri dubbi che ci sia veramente. Detto questo, il film è sempre godibile e chi non l'ha visto al cinema a suo tempo può rimediare. Tim Burton non è quel genio che vuol farci credere, ma qui il suo immaginario fa centro e forse dovrebbe dedicarsi a tempo pieno all'animazione, invece di dirigere vaccate come "Il Mistero di Sleepy Hollow" (ma quel Johnny Depp è uno scandalo). Inoltre il film dura solo 117 minuti, per cui se non vi piace sapete che è una tortura breve. Tuttavia a me piacque.
  2. Venezia, nella sua veste di città di servizi, va abolita.
  3. "Heroes Are Forever" del debutto dei Crazy Lixx (http://www.myspace.com/crazylixxmusic) è la mia canzone di Natale 2007.
  4. Mi è venuta voglia di vedere Gerusalemme. I motivi sono parecchi e il fatto che Carlo stia giocando ad "Assassin's Creed" NON è tra questi. Mi sa che è meglio che mi sbrighi, prima che gli integralisti la facciano saltare in aria o che Ratzinger lanci una crociata e la bombardi.
  5. Consiglio per la lettura: J.J. NORWICH, Bisanzio, Mondadori (2001)____ se non sapete nulla dell'Impero Bizantino e volete una lettura rapida, interessante, ricca di colore e di intrigo, assolutamente divulgativa, di scarsa attendibilità ma godibile e con una sconsiderata propensione per il gossip, ecco l'acquisto di Natale. Da ostentare in pubblico per fare la figura degli intellettuali.
  6. Ma perchè quelli che giocano a Dungeons&Dragons sono tutti sfigati? Me lo chiedo perchè quelli del mio gruppo non lo sono: è gente sveglia, che si sa relazionare col gentil sesso (chi più chi meno), si veste dignitosamente, non ha l'acne (vantaggi dell'età), non parla solo di quello (chi più chi meno), ma soprattutto sa divertirsi.
  7. Citazione di Marco Concoreggi: "I Metallari si dividono in 3 categorie: i Galantuomini (chi legge questo blog, ndMe), i Modernisti (di cui non si parla) e i Satanassi". Concordo con lui, concordo soprattutto con me stesso e ricordo che i Satanassi sono giustificati solo se sono minorenni. Dopo dovete evolvervi in Galantuomini. Ascoltare gli astrofisici non è da Galantuomini.
  8. Sarkozy che manda a cagare gli intellettuali da salotto e firma contratti miliardari con Gheddafi... è un grande, una versione occidentale di Putin. Notato come in tutta Europa stanno emergendo figure di "uomini forti" (o donne, nel caso della Merkel) come capi del governo? In Italia non ne abbiamo nè a destra nè a sinistra, tantomeno al centro, e gli intellettuali invece che in salotto stanno in parlamento.

sabato 1 dicembre 2007

BONFIRE, 23 novembre 2007, New Age

Con Claus Lessmann (Bonfire)


Ogni tanto al New Age si ricordano del sottotitolo “Rock Club”. Sempre meno, a dirla tutta. Basta farci un salto il sabato sera per realizzare che il Rock lì non hanno idea di cosa sia. Se la cavano con i concerti, comunque.
E infatti posso assistere all’unico show italiano dei Bonfire. Hard Rockers teutonici, primo album nel 1986, quindi nel Decennio Giusto. Almeno due opere che vale la pena di possedere (“Fireworks” del 1987 e “Point Blank” del 1989, preferisco il secondo causa presenza di più ritornelli ruffiani) e il desiderio di vedere se sarebbero riusciti a migliorare rispetto all’unico concerto a cui ho assistivo, l’altalenante esibizione al Badia Rock 2006.
Mi sorprende quando trovo molta più gente del previsto. I Bonfire mi piacciono parecchio, ma so che per loro i tempi di gloria sono finiti nel 1989 e che in Italia non hanno mai avuto un seguito consistente; ma il fatto che sia l’unica data ha mobilitato molti dinosauri del Nord-Est Rockettaro. Volti noti, molte stempiature (per non parlare di vere e proprie pelate), giacche jeans con le toppe, stivali a punta, qualche ruga, insomma tutto il campionario del Rocker anni ’80. Ci sono anche le nuove leve, in parte perché aprono lo show i Burning Black da Roncade e in tanti sono venuti a supportare i compagni dell’oratorio. Quindi l’affluenza non è il disastro che mi aspettavo, anche se voci dal backstage mi riferiscono che i Bonfire sono un po’ delusi. Se fosse vero (ma ho i miei dubbi), ho un messaggio: “Realtà chiama Bonfire! La festa è finita da un pezzo. Non aspettatevi niente in termini di pubblico dall’Italia e tantomeno dal New Age. Anzi, siate contenti che ci siano state quelle 150 anime, è un successone. Il vostro pubblico italiano ha mediamente 35-40 anni, il che vuole dire famiglia e lavoro, non Rock’n’Roll All Nite!”. Che poi io ritenga che i Bonfire siano meglio di quasi tutto ciò che si ascolta adesso, questo conta poco.
BURNING BLACK. Heavy Metal tra Judas Priest e Accept, sono reduci da un paio di show di spalla a UDO e Primal Fear. Buona presenza on stage, borchiati come da contratto, cantante adeguato al genere (screams, pose da Metal God, cuoio, ecc.). Giocano in casa e il pubblico partecipa. Per me i Primal Fear sono il meglio in quanto a clonazione dei Judas Priest e i Burning Black non ci si avvicinano, ma sono convinti e qualche riff sfascia-cervicali lo snocciolano. Li preferisco di gran lunga quando si lanciano sul Class Metal, tra Dokken e Accept. Lì riescono a piazzare un paio di songs di qualità. Restiamo in attesa del full-lenght.
BONFIRE. Quando parlerò di umità e dedizione, mi verrà in mente Claus Lessmann (cantante dei Bonfire) che ferma una canzone per applaudire il pubblico che canta a memoria. O che scende dal palco e canta in mezzo al pubblico, stringendo la mano a tutti visibilmente emozionato. Grandi Bonfire, questo io mi aspetto da un gruppo di pedigree! Le canzoni da 18 carati le fanno quasi tutte: “Sword & Stone” (testo macho-pacchiano, non per nulla c’è lo zampino di Paul Stanley), “Tony’s Roulette”, “Bang Down the Door”, “American Nights” (scritta quando si sperava di fare il botto oltre Oceano), “Ready 4 Reaction” (Claus non ce la fa, ma immola la gola con commovente dedizione). Manca “Know Right Now” e non potrò mai perdonarli per questo. Ottima prestazione della band, anche se Claus non ce la fa dopo 5-6 pezzi. Ma non me ne frega niente. Grandi Bonfire! E poi i cori li fanno da Dio!
Qualche nota:
1. Da bravi tedeschi, i Bonfire si distinguono per l’abbigliamento disgustoso. Claus alterna la tenuta da Metallaro 15enne a una camicia da cantante country. Hans Ziller (chitarra, l’altro leader della band) ha i pantaloni in pelle e le scarpe inglesi basse, in più la faccia ha la circonferenza di un pallone di Germania 2006! Il bassista è uguale a John Belushi, il chitarrista ritmico ha le movenze da glammer ma non l’aspetto, il batterista si danna l’anima e ci sta simpatico.
2. Pubblico tendenzialmente stempiato, con qualche eccezione. Presenti anche eroi da Milano, Modena, Bologna ecc., e a loro va un applauso.
3. Finito il concerto, qualcuno del giro dei Bonfire si appropria della console e mette su una serie di Canzoni Giuste. Improvvisamente il New Age sembra un Rock Club, ma in breve si assiste al passaggio Iron Maiden-Metallica-Lacuna Coil-Depeche Mode e da lì giù nell’abisso più oscuro del rock modernista (per certa gente, anche ska-reggae-punk-ecc. fanno parte del Rock… viviamo in tempi neri come la pece). Cambia il pubblico: gli Eletti non possono mischiarsi con la plebaglia e con gli ignavi. Il locale torna a riempirsi della solita fauna e noi siamo felici di potercene andare.
4. Finalmente Claus Lessmann è riuscito a fare una foto con me. Bravo, vedi che con la perseveranza si ottiene ciò che si vuole.Un altro mattone per la Cattedrale del Rock. Tra novembre e dicembre dovremmo riuscire a tirare su almeno mezzo campanile.

giovedì 22 novembre 2007

Intervista da DENUNCIA: tutta la verità sui SIDE-ONE!!!


8 ottobre 2007: in occasione della data insieme agli OutlawStars, i Side~One distruggono la loro carriera rilasciando questa intervista: Nikky (vox), Mav (bass) e Tommy (drums).

(GN) Quanti anni di Side~One? E quante volte vi siete pentiti in questi anni?
(N): Inizio ufficiale nel 2000, quando entra Mav in formazione. Primo album ufficiale nel 2003, “Whiskey for Rock”, una cosa orrenda a livello discografico, fatto in cantina ma pagato l’ira di Dio. Però esce nel periodo del “boom” della scena Nord-Est e va benissimo. Del 2004 il singolo “Sexy Telephone” (anche qui buon risultato a livello di vendite), ultimo lavoro col chitarrista Ace: le cose cominciano a girare meglio e quindi Ace se ne va per divergenze musicali. Ci eravamo rotti di suonare glam-punk, volevano fare roba più dura e arriva Andy alla chitarra. Da lì decidiamo cosa vogliamo fare e nel 2007 facciamo uscire “The Contraddiction Age”, il primo 3-pezzi con Andy. Poco pubblicizzato per scelta nostra, visto che all’epoca eravamo contenti ma non convintissimi. Recentemente abbiamo con noi anche Switch alla seconda chitarra e finalmente abbiamo preso una direzione musicale precisa.
(M): Per quanto riguarda il pentimento, da sette anni mi pento due volte al giorno minimo.

(GN) E adesso?
(N): Adesso entriamo in studio per il full-lenght. Poi cerchiamo un’etichetta, la solita trafila che fanno tutti. Non puntiamo a fare soldi, chiaro, anche se il desiderio recondito c’è.
(M): Se parti pensando di far soldi hai perso in partenza. Se poi capita…

(GN) Qualche anno fa c’era la Nord-Est Rock’n’Roll Family. Personalmente l’ho sempre vista come una scena di musicisti che andavano ai concerti di altri musicisti. Secondo voi, cos’era e cosa ne è rimasto?
(N): La Nord-Est Rock’n’Roll Family era nata con i migliori intenti. Nel 2000 c’è stato il boom della band scandinave (Backyard Babies, ecc.), allora abbiamo tutti mollato l’aratro e abbiamo detto: “Perché non facciamo anche noi qualcosa?”. Si era partiti bene, erano gruppi che volevano collaborare tra loro, ma in Italia una situazione del genere non dura, se possiamo ci inculiamo la mollica di pane a vicenda. La Nord-Est è andata a puttane per colpa delle stesse band, noi inclusi. Con 5 locali che ti fanno suonare e magari ti danno pure qualche soldo, le band cominciano a parlarsi alle spalle per non farci suonare “la concorrenza”, che poi erano le stesse band della Nord-Est! Se la cosa è andata in vacca, la colpa è della stessa scena. Qui si pontifica sulla fratellanza del Rock e poi ci si frega a vicenda.
(T): Alla fine non si era più compatti, non ci si divertiva, non si era neppure più amici. Se io portavo più persone di altri, esigevo di essere headliner. Se io ero in giro da due mesi prima di te, allora meritavo di suonare per ultimo. E avanti così… Certo, succede anche tra gente che conta molto più di noi, ma non è una scusa, perché almeno ci fossi contesi soldi veri…
(N): E ancora… prime recensione all’epoca, il nome delle band gira, la gente comincia a cagarti… e subito cominci a sentirti Dio. E quanti ne abbiamo visti che hanno fatto questo percorso.

(GN) A livello discografico vi ricordate qualcosa di positivo prodotto dalla Nord-Est?
(N): Bello “The Damage” dei Crackhouse, anche se a mio parere registrato di merda. Bella canzoni, registrazione terribile. C’era anche il disco fantasma dei Bastet, di cui tutti hanno parlato bene ma è girata solo una traccia: pareva bello, ma è finita lì. Grandi i Rival Skulls, che non erano della Nord-Est perché punkeggiavano ma che nel 2003 hanno fatto “The Death Masks”, spettacolare.
(M): I Rival Skulls si sono fatti veramente il culo e hanno meritato quello che hanno ottenuto. Sono riusciti a girare l’Europa, cosa che ai gruppi della Nord-Est non è mai riuscita…
(N): Per il resto, poca roba. I Loving Dolls han fatto un demo registrato a casa del bassista, suoni di merda anche lì e alla fine sono spariti. I Baby Ruth sono usciti con l’album troppo tardi. Anche i Pink Lizard hanno prodotto un 5-pezzi ma l’ho ascoltato poco, troppo hair metal per i miei gusti.
(T): Ricordo anche gli Al Capone Ride, che non c’entrano niente con la scena e sono una band pazzesca. Incredibili. E personaggi ottimi.

(GN) Voi semi-lagunari da Mestre come vi inserivate in una scena che ruotava attorno a Padova?

(N): Noi eravamo penalizzati. Padova era Los Angeles, noi eravamo i contadini da fuori e questo ci ha fregato tanto. Abbiamo suonato molto meno rispetto ai gruppi della zona.
(M): Inoltre per lo più si suonava a Padova, quindi i gruppi locali potevano portare molto più pubblico rispetto a noi. La gente da Mestre non andava fino a là. Aggiungi che oggi a Mestre non c’è proprio nulla, a livello di band e di locali. All’epoca suonammo al Pop Art e al Fisherman, una data con Adam Bomb e una di promozione per il singolo. Basta.
(T): Continuo a ripeterlo: ci sono seri problemi di gestione dei locali. In Italia c’è paura dell’investimento, non ci sono soldi e siamo tutti teste di cazzo. Questo è quanto.
(N): Una volta era il musicista che forniva un servizio al locale e veniva pagato per questo, oggi è il locale che ti fa il “favore” di farti suonare. Niente consumazione, niente soldi, nemmeno la birra gratis. E se non porti gente, lo stronzo sei tu.

(GN) Restiamo sulla questione “Nord-Est”. come sono arrivati quattro agricoltori veneti a credere di essere in California?
(M): Parlando per noi (e preciso che comunque sono camionista e non contadino), il punto di partenza è stata la fantasia, il desiderio di fare qualcosa di diverso per potersi esprimere.
(N): In un certo senso, soprattutto all’inizio, era molto divertente e pittoresca. Se fosse rimasta così… i problemi sono arrivati quando la gente ha cominciato a vedersi già in copertina di “Rolling Stone”.
(T): Era una carnevalata, ma si era partiti anche col desiderio di provare a emergere. Quando però è rimasto solo quello, la cosa è finita.

(GN) Oggi una scena vera e propria non esiste. Come giudicate questa situazione?
(N): Forse è anche meglio, perché c’è più sincerità. Insomma, se si suona insieme ad altre band oggi non è per convenienza ma per amicizia, i calcoli li lasciamo fuori. Oggi la gente viene a vederti per quello che suoni, non perché si pensa di essere a Los Angeles. Meno clamore, certo, ma meglio adesso.
(T): Forse adesso facciamo date più azzeccate. Date del cazzo a suo tempo ce ne sono state una valanga. 200mila show al Country Star o al Magic Bus, una settimana sì e l’altra anche. Si finiva a suonare per il fonico e per il padrone del locale. E ancora tra gruppi si faceva a botte per chi doveva suonare prima…

(GN) Però in Italia i gruppi stranieri “di genere” hanno trovato un’ottima accoglienza. Hardcore Superstar, Gemini 5, i vecchi come L.A. Guns, ecc. ?
(M): Buona accoglienza, certo, e da quel momento hanno cominciato a venire giù ogni anno. Ad un certo punto hanno anche stufato.
(N): Secondo me le band più vecchiotte hanno capito che qui in Italia ci beviamo tutto. Anche se non suonavano più negli stadi come negli anni ’80, qui c’era tanta voglia di vederli e quindi ne hanno approfittato. È uno dei fattori che ha minato la scena: la presenza di band senza più niente da dire e che però riempivano i locali a discapito di gruppi italiani più giovani che proponevano anche roba valida. Noi abbiamo lavorato con gli L.A. Guns alla prima data in Italia dopo tanti anni, ma chi erano? Degli storici c’erano Phil Lewis e Steve Riley, alle chitarre avevano Keri Kelly e Brent Muscat (Faster Pussycat) e al basso ignominioso Adam Hamilton. Una band che tira avanti solo sul nome, come i Misfits.
(M): C’era anche un festival a Verona con Pretty Boy Floyd, Enuff ‘z Nuff e Bang Tango. La band era la stessa, cambiavano solo i due cantanti. Ti pare una cosa seria? Oppure la data con Bang Tango, Kristy Majors e qualcun altro: stessa storia.

(GN) Quel rock anni ‘80 sembra aver detto la sua. E quello odierno?
(N): In primo luogo, evitiamo la bestemmia che il rock è morto. Il problema in Italia è che siamo esterofili. Abbiamo band veramente bravissime e andiamo dietro ad americani e inglesi perché pensiamo che possano fare meglio di noi.

(GN) Un paio di anni fa vi lamentavate che gli italiani andavano a vedere i “vecchi” e se ne fregavano di supportare le nostre band. Però da poco avete fatto da supporto proprio ai rimasugli degli Skid Row…
(N): Intanto, grandissima soddisfazione perché apri per una band con cui sei cresciuto. E poi è l’unico modo che hai per farti vedere da tantissima gente. Un festival col meglio della scena italiana non potrà mai avere tanta gente quanta quella venuta per gli Skid Row. Se poi vuoi sapere quanta gente che si è mossa per gli Skid Row ha apprezzato anche noi, allora ti dico: Spero tutti!
(M): Anzi, è stata la prima volta che ho visto la gente così partecipe dei nostri pezzi. Certo, non era solo merito nostro: il pubblico era là per divertirsi, non si sono fatti problemi a fare casino anche con noi e quindi ben vengano esperienze da supporto come queste.
(N): Che poi gli Skid Row originali fossero solo due, alla gente fregava poco. Sono bravi, non fanno figure di merda tipo Phil Lewis che non ci arriva più.

(GN) E questi Skid Row come si sono comportati con voi?
(N): La cosa è iniziata male. Come capita spesso, la band di supporto per contratto non può entrare nel camerino. Quindi ci siamo trovati a cambiarci in mutande davanti al pubblico. Però abbiamo suonato bene, gli siamo piaciuti e quindi ci hanno lasciato via libera. E dopo il concerto si sono rivelati persone ottime, anzi, non ci lasciavano più stare!

(GN) Invece, personaggi pessimi che avete incontrato?
(M, T e N): Phil Lewis! Una testa di cazzo! Keri Kelly, un esaltato non da poco che è entrato sempre in band in fallimento! Taime Downe ha problemi mentali seri. E anche Blackie Lawless, che tratta i fans come merda e li fa cacciare dal locale dopo lo show perché non vuole essere disturbato.
Invece Tracii Guns è un grande personaggio, lo abbiamo riportato in albergo a Venezia in Panda ed era tranquillissimo, anzi ci ha offerto pure le sigarette. E ha pubblicamente sputtanato Lawless dicendo che è una testa di cazzo e che a Los Angeles non se lo caga nessuno.
(T): C’è chi esce dagli anni ’80 e chi ci resta. Finché reciti un personaggio va bene, ma non puoi mancare di rispetto al tuo pubblico.
(N): Questi sono quello che sono grazie a noi, grazie alla nostra mamma che ha fatto la puttana per comprarci i dischi. Quindi essere gentile non ti costa niente.

(GN) Adesso come adesso, che cosa vi piace ascoltare?
(M): Sicuramente non i Side~One! Sono fanatico dei Backyard Babies e comunque sono un po’ più punkettone dei miei colleghi, che per questo mi puniscono puntualmente.
(T): Manà, Rage e Pantera. I primi perché ho una vena molto latin-rock, da piccolo ballavo con le maracas e le nacchere. I Rage per la batteria, sono allucinanti. Pantera perché sono pugni in faccia.
(N): Motley Crue perché ci sono cresciuto, ma anche Pantera e Social Distorsion.

(GN) E con chi di questi vorresti fare a botte?
(N): Social Distortion, sicuramente. Ma ne prendo tante. Io VOGLIO che mi ammazzino di botte!

(GN) Prossimi passi?
(N, M e T): Suoniamo a Suonica. Fare i concorsi sta sul cazzo perché fai tre pezzi e subito ti devi levare dalle balle, ma Suonica è il migliore tra i concorsi di questo genere. Non come Emergenza, dove le band sono trattate di merda. Dopo Suonica ci fermiamo un po’ per integrare Switch e fare finalmente un album serio, senza fare le cose di corsa come in passato.

(GN) Lacrime: di cosa ti penti o ti vergogni (esclusi i Side~One)?
(M): Di aver trovato il lavoro che ho, di aver comprato il basso… forse di essere ancora un po’ troppo ragazzino…
(N): Mi pento di aver fatto il cretino per imitare i miei miti, anche nel senso drammatico della cosa. Poi ti ritrovi senza niente in mano, senza un lavoro, senza un soldo, senza un diploma/laurea, ma non sei nemmeno diventato una rockstar. Per fortuna si può riuscire a fare la rockstar part-time e nel resto del tempo si investe nel futuro.
(T): Io non mi pento di niente, forse avrei potuto fare tante cose meglio in ambito musicale…

(GN) Chiusura?
(N): Faccio il serio. Se vuoi fare Rock fallo, magari ti capita anche di scopare, ma non mandare tutto a puttane con droga o robaccia del genere. Questo è la prima cosa che mi viene in mente. Fai rock per divertirti, fallo per te e non fotterti il cervello per imitare i tuoi idoli.

lunedì 5 novembre 2007

Minestrone

Qualche idea sparsa, tanto per riprendere qualche discorso...
  1. Appena sostenuto un esame scritto all'Università. Una farsa. Un centinaio di persone strette come polli, nessun controllo da parte dei docenti (che se ne sono andati al bar, poche storie!!!). Scopiazzature indegne stile "prima liceo", c'era chi durante l'esame ha letteralmente trascritto da libri e quaderni. Lo so che l'occasione fa l'uomo ladro, ma non siamo alle superiori dove la sopravvivenza è il parametro a cui adeguarsi. Qui si tratta di un esame fondamentale che deve essere la base su cui costruirsi una cultura nella materia. Se le premesse sono queste, che vada a quel paese anche questa Università. Come posso prendere sul serio una facoltà che non ti prepara minimamente nelle materie fondamentali?
  2. Al Rock io ci credo, mi diverte e mi fa passare splendide serate. Se c'è da fare 300 km per andare a vedere una band che vale, e il giorno dopo si lavora, si fa. Dormirò quando sarò morto, diceva Bon Jovi nell'ultimo album decente che ha scritto ("Keep the Faith", era il '92 e lo ascoltavo di nascosto perchè i Metallari dovevano odiare Bon Jovi). Mi sarà sempre difficile adeguarmi all'andazzo "spriz in centro-cena fuori-discoteca". Vuoi mettere "viaggio in macchina con musica a palla-show incendiario- sosta all'alba in autogrill"? Ogni volta che vado a un concerto so che porto un mattone per erigere la Grande Cattedrale del Rock.
  3. Il Rugby è il più grande sport del mondo. Perfino una partita del tristissimo campionato italiano, sempre più involuto tecnicamente e ricco di stranieri di terza categoria, mi esalta più di una partita di Champions League o di NBA.
  4. Mea Culpa... i KISS degli anni '80 hanno saputo scrivere album spettacolari. Riascoltavo l'altro giorno "Crazy Nights". Gente! E' un capolavoro del genere! Hard Rock anthemico con ritornelli da polmoni extralarge. E tanta, tanta melodia di quella bella, genuina, che ti fa sognare l'America e ti vende un sogno che non esiste. In questo Novembre curioso, che sembra piuttosto un brutto Settembre, questi Kiss ci vogliono...
  5. Lo scopriamo adesso che l'immigrazione incontrollata ha portato in Italia anche un'orda di delinquenti? Doveva arrivare Veltroni ad illuminarci?
  6. Andrò controcorrente, ma la filosofia di S. Agostino e Tommaso d'Aquino resta un monumento affascinante. Per il sottoscritto le loro opere sono come il Vallo di Adriano, oltre c'è solo barbarie. Elitario, classista, prepotente, ecco la mia descrizione attuale: ma attenzione, mai superficiale.
  7. Ero in palestra col lettore mp3 e guardandomi intorno mi sono detto: "Ecco perchè qui dentro parlo con 3 persone in tutto... gli altri non sanno nemmeno cosa siano Alaska (Shadow Gallery) o Someone Else (Queensryche)!". D'ora in poi farò l'esame "Alaska" ai miei interlocutori.
  8. "Someone Else?" (dei Queensryche, dall'album "Promised Land", 1994) è una delle più belle canzoni per piano e voce che siano mai state scritte. Poche storie. Musica, testo, interpretazione vocale... c'è tutto! Ma non è una canzone per tutti. Anzi, se piacesse alla massa mi preoccuperei, l'arte non è per tutti. Elitarismo, appunto...

martedì 30 ottobre 2007

Gentaglia e schifezze by Bonny-san

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Usa: ferma solo spacciatori di colore. Un cane poliziotto accusato di razzismo. Accade in America, dove Dolpho, un pastore tedesco di 5 anni, giunto dall'Europa e specializzato nell'individuazione di sospetti trafficanti di droga, rischia di essere "rimandato a casa". Motivo: il cane fermerebbe solo gli spacciatori di colore, aggredendoli. Il compagno di lavoro del cane, l'agente Schawn Barger, difende il suo amico dicendo che "diventa aggressivo solo quando capisce che qualcuno ha paura di lui, quando qualcuno si mette a correre per paura oppure si agita troppo". Ma Wanda Jones Dixon, che ha raccolto le denunce di numerosi afro-americani, è convinta: "Questo cane fa la differenza tra bianchi e neri". Non solo. Secondo le accuse mossegli, Dolpho in diverse occasioni avrebbe "chiuso un occhio" in presenza di spacciatori bianchi". Con gli afro-americani, invece, è inflessibile - ha spiegato Wanda Dixon - li aggredisce. Venerdì scorso, per esempio, l'agente Schawn Barger aveva individuato insieme al suo cane poliziotto un sospetto spacciatore. L'uomo, un bianco, era in macchina. Gli è stato intimato di scendere e il cane, al posto di fermare lui, se l'è presa con un ragazzino di colore, al quale ha morso un piede. In altre occasioni, il cane si è comportato nello stesso modo, aggredendo le persone di colore. Penso che il cane faccia distinzione tra bianchi e neri. E' un razzista".


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Un Tailandese che è stato arrestato per aver dato fuoco a delle macchine ha detto di averlo fatto perché il suono delle sirene delle volanti lo eccita sessualmente. L'uomo ha poi raccontato alla polizia che, dopo aver appiccato il fuoco ai veicoli, è andato a comprare una birra e poi ha chiamato le forze dell'ordine. Ha quindi aggiunto di essere rimasto a guardare arrivare le luci e le sirene delle volanti e dei pompieri, fatto che gli avrebbe provocato un orgasmo. La polizia lo ha infine arrestato grazie alla testimonianza di un passante che lo aveva visto allontanarsi da una macchina. A colloquio con gli agenti, l'uomo ha confessato, dicendo di essere soggetto a stress e a mal di testa, e che incendiare macchine lo faceva sentire meglio. La polizia ha poi scoperto che il piromane era già stato due anni in prigione con la stessa accusa e che dopo il suo rilascio aveva trovato lavoro anche come pompiere. I medici hanno precisato che l'uomo ha bisogno di cure.


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LONDRA- I bagnanti inglesi sono stati avvisati di stare lontano da un delfino sessualmente aggressivo che ha tentato di accoppiarsi con ignari esseri umani che stavano nuotando al largo della costa. Il delfino, soprannominato George, è arrivato davanti alle rive del Dorset seguendo una nave, e ora, sessualmente frustrato dalla difficoltà di trovare delle compagne, sta importunando i bagnanti. "Può diventare sessualmente molto aggressivo. Ha già tentato di accoppiarsi con alcune persone" ha commentato un esperto americano di delfini. La sua tattica di seduzione consiste nell'individuare un bagnante, cominciare a ruotargli attorno, e allontanarlo in questo modo da riva o dal gruppo. Dopodiché passerebbe ad avance più dirette, che però rischiano di far annegare il malcapitato. Malgrado il pericolo, George è diventato un'attrazione per molto turisti della zona, che vanno a cercarlo in barca.

lunedì 22 ottobre 2007

R.W.C 2007: I Voti

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PROMOSSI.
SUDAFRIKA. E vorrei ben vedere! Vincono il Mondiale un pò a sorpresa ma non demeritando. Certo, hanno trionfato senza incontrare All Blacks e Australia, ma che colpa ne hanno? Adesso per quattro anni potranno continuare a far giocare solo bianchi in nazionale, lasciando a casa i giocatori di colore, che tanto a rugby sono scarsi. A parte Habana. Che però è coloured, come dicono loro. Il che significa che un agricoltore boero potrebbe anche NON sparargli a vista. Comunque sia, complimenti. Non spettacolari, ma concreti al massimo.
INGHILTERRA. La perfida Albione quasi ci fregava tutti. Veniva da 4 anni di figuracce e invece ha imbroccato 3 match da incorniciare (Tonga, Australia, Francia) proprio quando sembrava sul baratro. Peccato che sia arrivata in finale senza più nulla da dare. Grande, grandissimo Wilkinson, per quanto mi riguarda egli E' il rugby!
ARGENTINA. Sorpresa ma non tanto, si consacra come realtà di alto livello a tutti gli effetti. Con alcuni talenti purissimi, sopra tutti spicca l'apertura Hernandez. Con Pichot ha formato la miglior mediana dei Mondiali. Peccato che abbiano la panchina corta. Ora sarebbe il caso di farli partecipare al 3 Nazioni o al 6 Nazioni...
FIJI. I kamikaze del rugby hanno fatto il miracolo arrivando ai quarti, ma hanno anche fatto un buon match contro il SudAfrika. Chissà se riusciranno mai a capire che in questo sport anche la difesa è utile per vincere le partite? Ma forse va bene anche così, a loro non frega niente e divertendosi si tolgono anche grosse soddisfazioni.
TONGA. Non si sono qualificati, ma hanno spaventato Inghilterra e SudAfrika, cioè le due finaliste. Molto migliorati nel gioco, hanno esibito alcuni talenti notevoli come Taione, Maka e T-Pole. E' evidente che con qualche soldo in tasca (la federazione, poverissima, quest'anno è riuscita a trovare uno sponsor) gli isolani riescono a essere competitivi. Non ad altissimo livello, ma Tonga avrebbe dato filo da torcere a squadre come Italia o Scozia.
GEORGIA. Sconosciuti all'arrembaggio. Già ai precedenti Mondiali avevano fatto bene, da qualche anno esportano buoni giocatori in Francia e fanno bene nei test-match alla loro portata. Interessanti per quanto mostrato a livello di difesa e di organizzazione di gioco. Poi contro le grandi non hanno fatto molto, ma non sono colati a picco. E hanno perso di un niente contro l'Irlanda. Onore agli orsi georgiani.
FRANCIA. La meno promossa tra le promosse. Si butta via con l'Argentina, fa l'impresa con la Nuova Zelanda e poi si butta dalla finestra con l'Inghilterra e si fa irridere di nuovo dai Pumas. In questa sequenza c'è tutta la storia del rugby francese. Belli, carismatici, folli, ma anche supponenti e presuntuosi. Promossi per la vittoria shock nei quarti, ma andrebbero presi a calci nelle costole per quello che hanno buttato via dopo.
***
BOCCIATI.
NUOVA ZELANDA. Ormai è un caso umano che coinvolge tutta una nazione. Sono i migliori SEMPRE a parte 1 giorno ogni 4 anni, e quel giorno è sempre nelle partite a eliminazione diretta. Quest'anno, poi, erano di gran lunga superiori al resto. Ma hanno fallito al primo test probante. Forse manca il carattere, forse è una questione psicologica. Tant'è, è stato il loro peggior piazzamento al Mondiale. Fossi in loro, non tornerei a casa tanto presto...
AUSTRALIA. Dovevano battere gli inglesi e si sono lasciati dominare. L'assenza di Larkham è stata dannosissima. Ma è la squadra che va rifondata. I "vecchi" hanno dato a sufficienza e non ne hanno più. I giovani vanno responsabilizzati. Ma la vedo dura. I grandi talenti degli anni '90 non sono stati sostituiti da elementi all'altezza. E resta l'enorme problema in prima linea, da anni gli Aussies non schierano un pilone presentabile. Urge rimedio.
GALLES. La fine di un ciclo. Fuori nel girone eliminatorio per mano di Fiji. La vittoria con Grande Slam nel 6 Nazioni del 2005, accolta come un miracolo in Galles, ha sortito effetti drammatici: non ci si è resi conto che era l'ultimo exploit di una generazione ormai alla frutta. La squadra andava rifondata allora, è invece si è deciso di insistere fino ai Mondiali. Coi risultati che abbiamo ammirato. Nubi di tempesta all'orizzonte.
IRLANDA. Più o meno vale il discorso del Galles, con l'aggravante di una quantità di talento molto superiore a cui sono corrisposte zero vittorie negli ultimi anni. Anche ai Mondiali confermano la fine di un ciclo. Un ciclo positivo per le singole vittorie ottenute negli anni, ma che hanno portato alla fine a Mondiali deludenti e a molti secondi posti nel 6 Nazioni. Molti hanno giocato ben sotto la decenza. Ma, al contrario del Galles, hanno la possibilità di contare su un movimento in grado di sostenere il rinnovamento.
ITALIA. Se fosse entrato il calcio di Bortolussi, probabilmente avrei promosso la squadra. Ma, anche alla luce della mediocrità della Scozia, i nostri vanno bocciati. Perchè non hanno mai dimostrato di poter essere squadra da Mondiale. Ma è stato un Mondiale in cui è andato avanti chi ha sbagliato meno. E i nostri hanno sbagliato troppo. Far fare bella figura a cialtroni come la Romania o a derelitti come il Portogallo non ti prepara alle battaglie campali.

sabato 20 ottobre 2007

Ma ci andate al cinema o no?


LA RAGAZZA DEL LAGO, Italia 2007; regia di Andrea Molaioli; interpreti: Toni Servillo, Valeria Golino.

Tendenzialmente io non amo molto il cinema italiano. Se escludiamo alcune eccezioni come per esempio M.T. Giordana, M. Garrone, P. Sorrentino, direi che i registi più in voga nel panorama odierno li detesto cordialmente. Ma ogni tanto capita il premio, la chicca, il gioiello inaspettato...ed ecco giungere nelle nostre sale questa pellicola fosca, intensa e rarefatta, dotata di un'aura tutta particolare. Presentato alla ventiduesima “Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del cinema di Venezia”, La ragazza del lago è tratto dal romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto di Karim Fossum, edito da Frassinelli nel 2002: l'azione viene spostata dalla gelide coste norvegesi all'altrettanto freddo e affascinante panorama friulano, magistralmente fotografato con i suoi plumbei silenzi da Ramiro Civita. Una mattina come tante la piccola Marta scompare, percorrendo da sola la strada di un paesino immerso tra le montagne. Scatta l'allarme e la polizia intraprende le ricerche, capeggiata dallo 'stanco' e assorto commissario Sanzio, napoletano trapiantato al Nord con dolorosi drammi familiari da affrontare. Quando la bambina ricompare, tutti, noi compresi, tirano un sospiro di sollievo, finché emerge un'inquietante rivelazione: la scoperta del corpo 'addormentato' di una ragazza adagiato lungo le sponde di un lago attorno al quale si narra la leggenda di un serpente capace di addormentare per sempre le persone tramite lo sguardo. La vittima è Anna, ex atleta bellissima e adorata, la cui nudità placida e serena colpisce subito la sensibilità di Sanzio, che da quel momento condurrà le indagini per risolvere il caso, scoprendo i segreti, le invidie, i piccoli orrori quotidiani della provincia, con la sua umanità debole e sofferente, pietosa e disperata. Lo sguardo dello sconosciuto, come recita il titolo del libro, è quello della polizia, di Sanzio, del padre di Anna, di Anna medesima fino alla tragica morte, quello del paese intero e il nostro che scruta, giudica e percepisce alla luce di ciò che si presenta visibile agli occhi. Il regista Andrea Molaioli, classe 1967, alla sua opera prima dopo anni di assistentato presso N. Moretti, M. Calopresti, C. Mazzacurati e M. Risi, ci colpisce al cuore e alla mente con un film rigoroso ma dinamico, un thriller-noir-drammatico che non ha nulla da invidiare a ottimi telefilm americani sulla falsariga di Cold Case e Senza Traccia: il crimine è efferato, le prove sempre più serrate, i sospetti incalzanti; la splendida interpretazione di Toni Servillo, dopo il Titta Di Girolamo ne Le conseguenze dell'Amore di Sorrentino, cui Molaioli è debitore in alcune scelte stilistiche e musicali, è a dir poco sublime, impossibile non amare la sua aria sottotono, ma lucida e attenta; la trama delittuosa, atipica per il cinema italiano (nonostante La sconosciuta di G. Tornatore dello scorso anno), scorre gonfia e struggente. Fatemi(vi) un favore: per una sera spegnete la televisione, scartate il film straniero e godetevi questo piccolo capolavoro cui l'eco di Twin Peaks strizza l'occhiolino da lontano.

giovedì 18 ottobre 2007

Memorie di Adriano


Marguerite Yourcenar
Memorie di Adriano
Einaudi (2002)
Appena finito. Era da tempo che non godevo di una esperienza di lettura così completa. Consigliato a tutti, non solo a chi si diletta di classicità. Superato lo scoglio delle prime pagine, si svela un mondo prezioso e intrigante. La grandezza di Roma e di un uomo che divenne imperatore. Non mi dilungo ora, forse lo farò. Per ora invito alla lettura.

giovedì 11 ottobre 2007

Altro consiglio...


ESPIAZIONE (ATONEMENT); Gran Bretagna 2007; regia Joe Wright; interpreti: Keira Knightley, James McAvoy.

Ecco il film che ha aperto il Festival di Venezia il 29 agosto, tratto dall'omonimo romanzo di Ian McEwan (tra i suoi romanzi Il giardino di cemento, adattamento cinematografico nel 1992), 'crudele' autore inglese attento alle dinamiche psicologiche adolescenziali e familiari, che con Espiazione raggiunge una perfezione assoluta costruendo un meccanismo angoscioso e ansiogeno che il regista Joe Wright segue con rigore quasi filologico, come già nel 2005 con Orgoglio e pregiudizio sempre al fianco della Knightley. Complice l'ottima sceneggiatura di Christopher Hampton, autore teatrale noto per la trasposizione delle Liaisons dangereuses per il teatro nel 1985 e per la regia di Stephen Frears nel 1988, il film è un sontuoso ed elegante melodramma con una prima parte rarefatta e sospesa e una seconda, un po' troppo esasperata nelle scene di guerra, fortemente drammatica, il tutto scandito dal suono cupo di un pianoforte, dal rumore secco dei tasti della macchina da scrivere e da un montaggio frammentario capace di alternare i punti di visti e mostrare il chiaroscuro della verità e della menzogna. Nell'estate del 1935 la tredicenne Briony Tallis, delusa nelle sue aspettative teatrali, crede di scorgere quello che non c'è: mentre noi spettatori assistiamo alla nascita dell'amore passionale fra la sorella Cecilia e il figlio del giardiniere Robbie, entrambi adulti, Briony si autoconvince di scoprire il segreto che spezza la frustrazione di quella giornata e sancisce il suo status di acuta scrittrice, percependo, tramite una serie di indizi fraintesi, il consumarsi di una violenza. Un biglietto letto di nascosto contenente una frase troppo erotica, una parola -cunt- sconvolgente, un focoso amplesso consumato in biblioteca tra i due innamorati che appare come uno stupro, il ricordo umiliante della cotta infantile per Robbie. La ghiotta occasione di trasformare in realtà l'immaginazione si erge come un'irrefrenabile tentazione davanti agli occhi frementi di Briony (è 'l'innocenza del diavolo' che parla...rammentate il bel film omonimo sceneggiato, guarda caso, da McEwan stesso?): il crimine vero, lo stupro della cugina quindicenne Lola è lì, a portata di mano, ed è sicuramente Robbie l'uomo che vede vestirsi e fuggire tra il fogliame. La tragedia trova così il suo compimento: l'arresto del giovane, la separazione degli amanti, l'arrivo della guerra; la colpa, la terribile redenzione per ciò che ha commesso diventa la ragione di vita di una Briony diciottenne che ritroviamo in ospedale come alunna infermiera, e ascoltiamo molti anni più tardi, anziana e malata, in uno spettacolo televisivo in cui narra del suo ventunesimo romanzo, Espiazione appunto, l'ultimo ma anche il primo, frutto di un processo interiore di tormentata crescita e perenne rimorso. Chi ha veramente stuprato Lola? Cecilia e Robbie sono riusciti ad amarsi? E Briony ha espiato la sua menzogna, è riuscita a mostrare i segni del proprio pentimento all'amata sorella? I quesiti troveranno un'ipotetica risposta nel finale straziante che sovrappone i livelli della realtà con quelli della fantasia letteraria, la quale, stavolta benefica, restituisce la giusta e dovuta felicità a ciò che lei stessa aveva impedito.
PS del paròn del blog: La recensione non è mia, è di Alice. Alla luce dello sforzo profuso, ma anche dell'entusiasmo con cui ha lavorato, andatevene in massa a vedere il film. E leggetevi anche il libro, orsù. A qualcuno servirà...