lunedì 2 dicembre 2019

HEIDEVOLK... perché il paganesimo funziona alle sagre?

HEIDEVOLK + KORMAK + HELL’S GUARDIAN
REVOLVER CLUB  - SAN DONA' DI PIAVE (VE)
23 novembre 2019



Il Revolver ci riprova col folk metal. Si riuscirà a fare meglio degli Skyforger in termini di affluenza?
No.
La gente è quasi la stessa della data precedente. 
Barbacce incolte, criniere dal passato glorioso e oggi prossime all’oblio, maglietta standard degli Amon Amarth e l’inspiegabile presenza di alcune donne (probabilmente assistenti sociali o antropologhe).
Gli Heidevolk per le date italiane si fanno accompagnare da un paio di band locali che servono a pagare la benzina e i camogli all’autogrill. Di certo i soldi non li fanno coi biglietti d’ingresso, visto la cinquantina di presenti (o giù di là, non li ho contati perché ho fatto il Liceo Classico e non so andare oltre il 20). 

Avendo, come ormai consuetudine, perduto la prima band, passo a recensire lo stand del merchandising degli Heidevolk.

LO STAND. 
Dopo decenni di militanza nel mondo del Metal, mi stupisco ancora di certe tremende magliette e di come, nell’eterna lotta per la sopravvivenza all’interno della società civile, possano farti partire almeno due passi indietro. Per fortuna i Metallari presenti non hanno alcun desiderio d’integrarsi né di diventare nuova classe dirigente, quindi il curioso omino del merchandising riesce a smerciare una certa quantità di T-shirt. Il suddetto soggetto, dall’aspetto mediamente impiegatizio, esibisce un maccheronico italiano fatto di “Ciao, grazie, come va?” a cui rispondo lodando il formaggio Gouda (una lode all’altro prodotto olandese mainstream, la birra Heineken, sarebbe risultato eccessivamente falso), il che non mi garantisce alcun vantaggio nella contrattazione: io non vorrei comprargli alcunché, ma vengo mosso a simpatia dal suo aspetto inoffensivo e medio borghese (di quelli che quando si incazzano per le crisi economiche vanno poi a votare NSDAP), quindi decido per il virile acquisto di una borsa di tela con qualche immagine pagana a corredo, giusto per far capire ai monoteisti che con me non si scherza.

KORMAK.
Quando vedo salire sul palco tre mugnai e una ragazza piccina piccina, temo il peggio. Il peggio si realizza subito con un paio di canzoni da tonnara invereconda, causa suoni gommosi e una prestazione vocale simil-operistica “cheperfortunahoitappialleorecchie”. La situazione poi migliora e si comincia a intuire che la band ha una vaga idea di come si scriva una canzone, mentre la cantante passa a un growl più convincente. Il top comunque è stato il pezzo in dialetto pugliese, non li porterà al Festivalbar ma è il meglio che s’è sentito. Resta il mio problema per cui le band folk metal suonano tutte lo stesso pezzo: è un problema mio, ma nemmeno questi Kormak me l’hanno risolto.

HEIDEVOLK. 
I sei olandesi si schierano in formazione da battaglia: batterista barbone, chitarrista nano, chitarrista calvo, bassista stempiato leader pagano, cantante 1 cicciotto rissoso, cantante 2 barbone pagano. 
Sulla scena da anni senza mai diventare dei leader, vantano uno zoccolo duro di fans che risiede tutto nel Gelderland (regione di provenienza degli Heidevolk) e quindi al Revolver non si fa vedere. 
Il fatto di avere due cantanti sarebbe un punto a favore, se non fosse che cantano sulle stesse tonalità e quindi ogni canzone sembra un lunghissimo coro da birreria. Peraltro la stessa band ci tiene a precisare quando s’accinge a suonare canzoni da birreria, acciocché i presenti possano alzare le bevande al cielo: di cantare i cori non se ne parla, visto che sono in olandese e l’idioma locale si limita a sandonatese e jesolano.
Per distinguere le canzoni pagane da quelle a tema birra, il cantante rissoso nelle prime urla a metà pezzo, nelle seconde beve. L’altro cantante mantiene invece un atteggiamento coerente, tra l’epos del guerriero batavo e qualche ancheggiata in stile Coverdale d’annata. 
Devo per forza focalizzarmi sul bassista incredibile di 2 metri coi capelli lunghissimi (effetto dovuto al fatto che partono dalla nuca). In piacevoli intermezzi tra le canzoni, il suddetto nell’ordine:
  • sostiene di aver suonato con gli Heidevolk 20 anni fa vicino a San Donà, anche se probabilmente si confonde con la sua vacanza a Cortellazzo;
  • promuove l’immagine della regione olandese del Gelderland: nessuno ha capito cosa ci sia di preciso, ma sulla fiducia gli concediamo che ci sia bassa disoccupazione e che entro qualche decennio sparirà causa innalzamento del livello del mare;
  • incita a commemorare le grandi battaglie dei Batavi (antichi abitanti del Gelderland) contro le legioni romane, sorvolando ovviamente sul fatto che i Romani li abbiano conquistati senza grossi problemi;
  • dichiara di apprezzare la grappa e il vino, il che è comprensibile essendo lui un bevitore abituale di quel detersivo chiamato Heineken;
  • quando finisce il fiato per le presentazioni, passa la parola al cantante rissoso, che urla e poi parte il pezzo.
I miei informatori dell’universo pagano sostengono che il pezzo migliore della band sia una cover di una canzonaccia pop olandese anni ’70. In effetti la rendono davvero bene, ma allo stesso tempo confermano l’idea che al loro paese suonino alle sagre per far ballare le coppie di anziani con gli zoccoli. E probabilmente l’Amministrazione Regionale del Gelderland rilascia abbondanti finanziamenti per mandarli in giro a promuovere il turismo nella suddetta regione… altrimenti non si spiegherebbe che vadano in tour per mesi senza apparenti guadagni e senza un lavoro stabile in Olanda.  
Comunque le leggende del Gelderland narrate nelle loro canzoni non sono comprensibili a cause dell’idioma, ma se dovessi affidarmi solo alla sensazione, direi che trattano di Boudewiijn che ruba un maiale a Guus, oppure di mamma Floor che prepara la zuppa di farro.


A fine concerto escono subito a farsi le foto coi fans, sperando probabilmente di ottenere grappa o sesso. Evidentemente all’estero qualcosa potrebbe anche succedere, ma a San Donà, miei guerrieri, è sempre e solo grappa.

lunedì 11 novembre 2019

FREEDOM CALL... l'ottimismo nonostante umidità e rotolacampo


FREEDOM CALL + DRAGONHAMMER + RAVEN'S GATE
REVOLVER CLUB - SAN DONA' DI PIAVE (VE)
8 novembre 2019

Tra le migliaia di fans dei Freedom Call, solo i più intransigenti, esaltati e fanatici riescono ad abbandonare le certezze del bar e della sagra paesana per imbarcarsi in un'Odissea notturna verso San Donà di Piave.
Solo chi è in possesso di Assoluta Fede e Devozione verso Chris Bay e la sua band (a noleggio) è degno di assistere allo show.
Quindi siamo in pochissimi.
Pochissimi da intendersi come “arrivo in prima fila senza sfiorare nessuno”, oppure “mi siedo per terra e vedo le scarpe del bassista”.

Il pubblico è pure ultraquarantenne: ascoltava i FC a 20 anni, condannandosi ad altri 20 anni di verginità, castità e celibato. E caduta della chioma quasi generalizzata. E dorsi delle mani pelosissimi. E mi ci metto anche io nella categoria, solo che ho smesso di ascoltarli a 23 anni e arrivo allo show dopo un ripasso di video online, dove noto che il filo conduttore pare essere il termine “Metal” applicato a quasi tutta una serie di predicati. La presenza di cori fanfaroni per il 70% della durata di ogni singolo pezzo mi ha dato la spinta per abbandonare la Sagra del Radicchio e volare al Revolver.
E all'arrivo vedo pure bambini con le cuffione. Attenzione, qualche power metaller s'è riprodotto e, invece dello show di Peppa Pig all'Ipercoop, porta i figli a vedere i Freedom Call.

La prima band sarebbero stati gli spagnoli Raven's Gate, a me ignoti quasi quanto le tabelline, ma all'arrivo hanno già finito lo show e stanno al merchandising senza riuscire a piazzare niente, nemmeno una stretta di mano. Avendo perso questo show, recensisco la seconda cosa che vedo dopo essere entrato (la prima è la pianura spopolata che conduce al palco, spopolata tipo Cà Savio a fine novembre)...

I DUE GABINETTI DEL REVOLVER.
Da sempre i due gabinetti non hanno una vera identità di genere, visto che i maschi li usano entrambi. Le femmine ovviamente preferirebbero quello con la serratura, ma a volte sono costrette ad affrontare quello con la porta da saloon. Diciamo comunque che in un mondo regolato da Intrinseca Razionalità (come vorrebbe Hegel e motivo per cui è sbertucciato da Schopenhauer, ma Hegel se ne fregava perché ha fatto molti più soldi del rivale), i bimbi andrebbero in quello con la turca e la porta girevole, le bimbe in quello con lo specchio, il water e la chiave.
La pulizia non è pervenuta, giacché arrivo sempre a serata iniziata e gli utenti prima di me hanno spesso notevoli problemi di mira.
L'attrazione principale del bagno maschile sono gli adesivi attaccati ovunque, così hai qualcosa da leggere mentre sbrighi le operazioni e contemporaneamente urli “Occupato!” agli avventori che si precipitano entusiasti attraverso la porta senza serratura.
Nel bagno femminile non ci sono tutti questi diversivi, ma è un luogo di raccoglimento e meditazione, in cui puoi riflettere sulla recensione che scriverai, sui piatti sporchi che hai impilato in cucina nelle ultime settimane o sul curioso effetto della birra del Revolver, che entra velocemente e altrettanto velocemente pretende di uscire.

DRAGONHAMMER.
Il nome è in giro da una vita, ma è il primo incontro con me e la band non è emozionata. Peccato avere due chitarre e sentire solo uno sciame di zanzare. Il resto si difende bene. I cori sono incredibili come il sottoscritto quando canta in inglese sotto la doccia, si registra e si riascolta (e poi cancella coi brividi): pronuncia più USA che British, anzi, più che USA direi Frascati. In mezzo a tutto questo marasma, mi piacciono pure, perché mi ricordano quando ero un giovane aspirante ammazzadraghi e pensavo che fare headbanging conducesse al Valhalla. Apprezzabili per aver sorriso tutto il tempo davanti a una folla di 22 ultras dei Freedom Call e non essersi fatti intimorire dalla nota aggressività dei supporter della band tedesca.

Le voci di corridoio.
Ognuno ha i suoi informatori. I miei non sono migliori degli altri, ma sono spietati. E mi dicono che la band sta girando l'Europa a bordo di una multipla con rimorchio, stipata di magliette da vendere, generi di prima necessità, un basso, tre chitarre, un iPhone del 2011 con dentro le basi campionate, qualche musicista assoldato strada e una scorta infinita di ottimismo (senza il quale si sarebbero già lanciati in una carriera di operai edili). Quando la band appare incappucciata per fare un veloce soundcheck prima del concerto e, dopo averlo concluso, si smonta da sola il palco, è chiaro che siamo più low cost di Ryanair. Del resto ormai i tour procedono solo se si risparmia su tutto, anche spegnendo il tourbus dopo il Brennero e facendo la discesa delle Alpi in folle per risparmiare benzina.

FREEDOM CALL.
Se il mondo ascoltasse Metal, i Freedom Call sarebbero gli animatori top di tutti i camping del litorale. Il sorriso da paresi, i saltelli su ogni coro campionato, i discorsi motivazionali del leader Chris Bay all'insegna dell'ottimismo e della gioia di vivere nonostante la critica musicale gli faccia a pezzi gli album e il pubblico si presenti a decine. Dopo 90 minuti di concerto si può essere certi di:
  • aver ballato e saltato come in una lezione di zumba;
  • aver ascoltato alcuni tra i cori più zuccherosi e pralinati del pianeta;
  • aver visto una band che si diverte nonostante il disagio (ma il film degli Anvil, a suo tempo, il disagio l'ha abbondantemente sdoganato);
  • aver imparato i cori anche se si possiede solo il primo album (preso perché ci suonava Zimmerman dei Gamma Ray e perché a fine '90 ogni cosa Power si comprava a prescindere, compresi quei cani randagi dei Wyvern), perché sono talmente pop da sfiorare le sigle dei cartoni animati;
  • aver assorbito una visione del mondo (quella di Chris Bay) popolata di Teletubbies, amore fraterno, angeli, unicorni, Metal, sana e corretta alimentazione.
L'esagitazione nelle prime (e uniche file) è altissima, tutti cantano a squarciagola e saltano senza ritegno (domani tutti dall'ortopedico, che i 40 sono belli che passati...). È anche facile, visto che non esiste al mondo una band che metta meno note e variazioni in ogni pezzo: praticamente ci sono solo tastiere, batteria e cori. Coscienti anche che l'affluenza non garantirà altri show della band in zona, a meno che non suonino a qualche festa di compleanno, tutti danno il massimo per fare festa. Quindi alla fine lo show riesce particolarmente bene. Non si sente nemmeno il solito odore di ascella, anzi, predominano profumi di fiori scatenati dal balsamo che usano i musicisti.

Serata riuscita, avessero anche avuto delle magliette decenti ci stava l'acquisto, ma hanno le solite ciatronate da giocatori di ruolo con la forfora e quindi si risparmia per le future cause in tribunale.
tf

mercoledì 6 novembre 2019

Pagan Warriors across Capannoni Abbandonati beyond the Piave



Pagan Warriors Across Europe

Skyforger – Finsterforst – Enisum – Helsott

30 ottobre 2019
Revolver Club (San Donà di Piave – VE)

Adesso che sono ex giovane e ho raggiunto il successo professionale (ovvero un salario di sussistenza minima), mi riscopro esaltato dalla serie B del Metal. O meglio, serie B tendente retrocessione. Di vedere ancora Iron Maiden e Metallica mi interessa nulla, mentre negli show underground si trova la giusta commistione di escapismo, disagio, attitudine da “Apocalisse o Nulla” (cit.) e violenza tribale. Di solito in mezzo a 20-30 persone. Che si conoscono tutte, ma si salutano solo con un cenno della testa, perché il Metal è una cosa seria. 
Passata la mattina lavorativa a spiegare le civiltà precolombiane promuovendo i sacrifici umani come l'ultimo must per le feste del diciottesimo, torno a casa veloce per firmare i documenti di rinuncia momentanea alla paternità e ritorno in San Donà di Piave per questo pittoresco Festival itinerante di band pagane o comunque invise al Sant'Uffizio.

HELSOTT.
Perso clamorosamente il primo gruppo, che mi dicono sia americano e sovrappeso. Non so altro. Identifico il cantante, barbuto e panciuto ed ebbro di infame birra Oberburger (sempre in offerta al discount D+, molto apprezzata se lavori sui ponteggi o porti illegalmente immigrati oltre confine). Ha le infradito e le unghie luride. Lui ha capito tutto: donne non ce ne sono, birra sì, quindi la puntata è scontata.

ENISUM.
Una volta mi seccava non conoscere le band che andavo a vedere, adesso me ne faccio una ragione, perché il mio tempo è dedicato a pulire sederini e addormentarmi ovunque possa appoggiare la testa. Gli Enisum sono certamente fuori contesto, perché di pagano hanno giusto l'alberello che regge il microfono. Magari anche i testi, ma non si coglie alcunché. Poi sfuriano con blastbeats e quando rallentano i chitarristi si fissano i piedi durante gli arpeggi. Realizzato che i ragazzi hanno anche una componente depressiva niente male (in senso musicale, poi sulla vita privata chiederò eventualmente al parroco del paese), sguscio all'esterno per cercare qualche storia di sessodrogaroccheroll. 

La storia di droga. I Finsterforst s'aggirano vestiti da boscaioli, con fare sospetto. Sicuramente tramano. Sarà droga? Sarà sesso? Di certo c'è una storia da raccontare. Il cantante richiama i musicisti e li porta in un angolino, poi sfodera una scatoletta bianca. Qua si va sul pesante: cocaina, pastiglie, forse crack? La decadenza e il nichilismo in arrivo? 
No, maledizione. Lucido da scarpe.
Se lo spalmano in faccia. 
Perché è il loro outfit sul palco. 
La morale? Forse è che la serie C (area playoff) non può permettersi praticamente nulla. La droga e il sesso costano, in tour bisogna tagliare sulle spese e dividersi anche i panini; se capita di rimediare qualcosa, deve essere assolutamente gratis, ma se è gratis generalmente fa schifo e le povere band devono essere al top sul palco, mentre i postumi di droga mal tagliata o malattie veneree compromettono lo show e dunque la vendita di magliette e quindi le possibilità di far benzina per tornare a casa.

FINSTERFORST.
I ragazzi si giocano la carta della divisa da palco. Camicia a scacchi H&M 12.90 ai saldi di fine anno, canotta bianca con senape, lucido da scarpe, libera scelta sui pantaloni. 
Pochi soldi, tanta buona volontà. 
Il gusto compositivo e d'arrangiamento è riservato ad altri. Linee vocali tra growl e birreria, chitarra pesante ma senza riff percepibili, ritmiche quadrate + cantato in tedesco che ormai da vent'anni ti fanno pensare solo ai Rammstein, indecisione maxima sul genere suonato (a volte di qua, a volte di là, mai troppo male ma nemmeno bene, pure una parte arpeggiata copiata da Vasco...). 
Il tastierista è infinitamente più carismatico del cantante e, tenendo conto che lo strumento non lo suona perché è tutto campionato, si potrebbe anche spostare al centro del palco a fare headbanging coi capelli lunghi due metri.
La serie C (area playoff) va così. Un'ora di scarpate musicali, a volte azzecchi un gol o una melodia, a volte tiri una falciata epocale, poi tutto finisce e nessuno ha capito chi abbia vinto.

SKYFORGER.
Se dicessi “band di lettoni vestiti da pastori, che cantano in lingua madre, suonano Metal estremo ma non troppo, con parti folk che potrebbero essere baltiche come scozzesi o bellunesi” non ti verrebbe gran voglia di abbandonare il 55 pollici e la tisana. E faresti male. Perché gli Skyforger hanno fatto un grande show e ti sei perso questi highlights:
  • il cantante-chitarrista piccoletto barbone, talmente mingherlino che nell'XI secolo poteva fare al massimo l'arciere, parla un inglese livello A1 e sicuramente si legge le frasi scritte sugli stivali di pelliccia;
  • il bassista troll gigantesco nell'anno 1208 menava l'ascia contro i Cavalieri Portaspada, stanotte invece dedica ogni canzone a Perkunas, intona inni di guerra con vocione prepotente e si agita come se avesse un procione dentro le mutande... il Revolver l'ha amato;
  • il chitarrista solista di lavoro fa il medico, a quanto ho capito, e mi chiedo quanto basso sia lo stipendio nella sanità lettone per spingere un medico a suonare di mercoledì sera a San Donà di fronte a gentaglia come me;
  • il batterista non riuscivo a vederlo, con l'età comincio ad avere problemi con le penombre e quel lettone sicuramente era piccolissimo e secco secco, perché è chiaro che il catering se lo spazzola tutto il bassista e il resto della band ha problemi di denutrizione;
  • le parti folk erano tutte suonate dalle basi e non hanno sbagliato un colpo, in alto le Corna del Metal per questi meravigliosi software che fanno risparmiare migliaia di euro in cornamuse e flauti d'osso (che puzzano, tra l'altro).
Comunque li promuovo a pieni voti: andateli a vedere, loro vi sorprenderanno e voi sorprenderete loro, visto che a questa data eravamo in una ventina e probabilmente avranno pensato che l'Italia sia una landa desolata con pochi sopravvissuti girano tra campi incolti e capannoni industriali abbandonati. 
Poi ho scoperto che in patria gli Skyforger sono parecchio stimati, hanno i contributi statali per incidere gli album e pare abbiano composto qualcosa per un musical (ma forse erano solo andati a vederlo senza pagare il biglietto, questo musical... non mi fido della mia conoscenza del lettone non sottotitolato nelle interviste su Youtube). 
Insomma, la Lettonia si piazza in maniera imperiosa nella mappa del Metal e, col sostegno economico del Presidente Egils Levits e della Repubblica tutta, è qui per restare.

lunedì 19 agosto 2019

Esami di stato 2019 - parte 4 : gattopardi, infradito e tutto ciò che in mezzo sta


Orali.
Cosa serve sapere.
L'esame orale può essere agonia o estasi per un commissario. Tendenzialmente agonia, perché anche quando stai avendo una conversazione brillante con un candidato, arrivano gli altri colleghi o il presidente a farti segno di tagliare i tempi e spedire lo studente a prendere brutti voti dal prof di Matematica (non che sia sempre il prof di Matematica ad affossare le medie dei voti, tuttavia Popper direbbe che, pur non essendo una regola, è una tendenza).
L'agonia standard avviene invece quando lo studente massacra la tua disciplina in piena incoscienza, sbagliando cose che gli hai corretto 10 volte durante l'anno o lanciandosi in commenti personali che spesso sfiorano l'apologia di ideologie totalitarie.
Ma quest'anno, essendoci le Buste, noi commissari potremo godere di un colloquio all'insegna dell'arguzia e della competenza. Infatti il Ministero, il Gran Livellatore delle Disparità, al fine di rendere tutti uguali, crea condizioni di disagio identiche per tutti. E quando dico tutti non intendo solo gli studenti, ma anche la commissione.

L'antefatto.
Usciti i voti degli scritti, gli studenti possono farsi i conti su quando manchi per arrivare al 60. Voto minimo per un diploma e, ovviamente, lasciapassare per il Nulla Assoluto, giacché un diploma con voto minimo è utile oggi come un videoregistratore VHS.
Nel Mondo Ideale del Ministero, tutti gli studenti motivatissimi puntano al massimo, nel Mondo Reale gli studenti a cui mancano 6 punti su 20 per arrivare a 60 vendono già i libri e spendono il ricavato in Haribo gusto anfetamina.

Lo svolgimento.
L'esame orale 2019 è composto da 4 fasi. Il Ministero, dopo averle individuate, precisa nell'ordinanza che le fasi non debbano essere gestite separatamente, ma tutte insieme, anche se, volendo, si possono separare, ma con coerenza di fondo, orientando l'esposizione dello studente in modo da attraversare le 4 fasi (che sono 1, ma contemporaneamente 4 e non vi venga voglia di contestare un simile dogma) senza che il candidato percepisca né di averle attraversate né che ci sia stato un'indicazione da parte della Commissione, la quale deve stare essenzialmente zitta e allo stesso tempo orientare (con gesti? sguardi? alfabeto muto? segnali di fumo?). Chiaro, no?
Le fasi sono:
  1. BUSTE! Il Presidente estrae 3 buste, il candidato ne seleziona una, ne legge il contenuto e ci costruisce un percorso interdisciplinare. C'è chi se la cava: generalmente chi ha studiato in maniera adeguata oppure ha un naturale talento per vendere pentole porta a porta. C'è chi si arrabatta, magari perché ha imbroccato l'argomento giusto o perché ricorda qualche informazione percepita a lezione mentre sbirciava Instagram. C'è chi esplode senza neanche leggere il testo della busta. E poi c'è Adelina.
    Adelina è una studentessa al limite, nel senso che per considerarla studentessa bisogna spostare il limite molto verso il basso. Studia il giorno prima, ma sbaglia pagine del libro. Oppure si fa prestare gli appunti dai più cialtroni della classe. Arriva all'Esame passando attraverso le maglie del sistema (in sostanza, ogni anno c'era qualcuno di più scarso di lei che veniva fatto accomodare all'uscita). Ma ovviamente non ha idea di come ci si prepari. Però sa tutto di programmi tv in cui gente obesa cerca di dimagrire. All'esame estrae una busta con una citazione di Montale, lo scambia per Ungaretti e comincia a parlare di rivoluzione sovietica, tettonica a placche e Pinchergar (che, nello sconforto del docente di Filosofia, si rivela essere Kierkegaard). Poi afferma di voler fare la nutrizionista e la spedisco fuori prima che le venga chiesta la motivazione.
  2. Cittadinanza e Costituzione (per gli amici “C&C”). Cosa hanno fatto durante l'anno gli studenti per formarsi come cittadini e per studiare la Costituzione italiana? Glielo si chiede, ohibò, anche se la miglior cosa sarebbe che ci arrivasseroautonomamente nel loro percorso interdisciplinare. Spesso però accade che sia il docente di Storia (o di Diritto) a dover chiedere qualcosa, perché lo studente già di suo ha collegato la Grande Guerra coi termovalorizzatori e bisogna porre un limite ai vaneggi. Ma quando Mariella dice che l'Italia supporta la guerra contro i cattivi, tu cosa fai?
  3. Alternanza scuola-lavoro. Li abbiamo mandati a lavorare per un numero variabile di ore. A volte in posti pertinenti, a volte a casaccio. Qualcosa hanno imparato, più spesso hanno fatto fotocopie. Molti hanno capito cosa non vogliono fare nella vita e quindi hanno avuto lo stimolo per iscriversi a Filosofia. Insomma, il Ministero vuole che i ragazzi ci parlino di questa ASL. E infatti ce ne hanno parlato, come ha fatto Gualtiero.
    Gualtiero un anno fa è finito in un campeggio e ha voluto esporre la sua esperienza. Presenta 50 slide di scandaloso PowerPoint fatto da un cugino, ove ripercorre la normativa della ASL scaricando immagini filo-governative di giovani felici e speranzosi, descrivendo poi nei dettagli l'infame struttura turistica iper-economica dove a far le ferie ci andrebbe al massimo la coppia Fantozzi-Calboni e le attività da schiavo di piantagione che ha dovuto svolgere. Il tutto in un italiano stentato, che rende impossibile la comunicazione con chiunque sia nato a 10 km dal Basso Piave. L'esibizione è stata interrotta dal Presidente per manifesta inferiorità.
  4. Correzione delle prove scritte. Lo studente, alla conclusione del suo calvario ma mai oltre il 50° minuto di esame (Presidenti tassativi sulle tempistiche, giacché nel pomeriggio dovevano andare a vongole), viene sequestrato dai docenti delle prove scritte per la correzione. Livello di comprensione degli errori, mediamente, pari a zero: il candidato, in stato confusionale, accetta le correzioni passivamente e sorride anche se ha preso l'equivalente di un 3, non manifesta pentimento per la sua sciagurata prestazione e nel frattempo si toglie le scarpe per indossare le infradito.

L'epilogo.
Si chiude con “Cosa farai dopo?”. A parte la sempre esilarante “Vado al mare”, le risposte generalmente dicono tutto dello studente, al punto che in futuro ridurrei l'esame orale a questo unico quesito. Da “Matematica alla Normale di Pisa” dopo un 3 nella prova di Matematica a “Lingue straniere, ma non so quali” fino a “Penso che resterò disoccupato a vita” (è la versione onesta di “Mi iscrivo a Filosofia”). Ma il migliore resta Basilio.
Basilio durante l'anno si è distinto per zero voglia di studiare e limiti intellettivi notevoli, in parte supportati da un regolare uso di cannabinoidi, ma anche una educazione impeccabile. Ispira una drammatica tenerezza, la stessa che provi per il porcospino che attraversa la tangenziale guardando solo dritto. Agli scritti rimedia due solide ma non gravi insufficienze e ha bisogno di un voto simile per arrivare al 60. L'orale è l'apoteosi dello schifo: nozioni a vanvera e collegamenti ben al di sotto della dignità, una performance di C&C da revoca immediata della cittadinanza e un'esposizione di ASL da cui si intuisce che si è nascosto per 200 ore in un sottoscala. Il Presidente chiude con “Cosa farai dopo?” e Basilio, rispettosamente alzandosi in piedi, dice: “Giuro che non mi iscriverò all'Università, i miei genitori mi troveranno un lavoro dove non farò danni e, a Dio piacendo, potrei diventare un membro produttivo della società. Forse farò anche volontariato”. La Commissione, unanime, gli concede il minimo per il 60, ma non prima di fargli sottoscrivere le promesse su carta bollata.






sabato 3 agosto 2019

Esami di Stato 2019 - parte 3: correzioni e servizi segreti

ESAMI DI STATO 2019 – parte 3



… che tanto cambia tutto, cambia niente … 

Le NUOVE correzioni.
Forse non tutti sanno che i docenti devono produrre griglie di valutazione.

Cosa sono?Una lista di parametri sulla base dei quali noi diamo la valutazione per lo scritto e per l'orale.
ES. lo studente spaccia per dibattito storiografico le opinioni politiche del padre, parla come un vecchio all'osteria e nemmeno guidato riesce a dire il suo nome: voto 2 (i Teletubbies gli darebbero 5)
Perché le usiamo?Perché si spera che gli studenti leggano preventivamente le griglie e sappiano cosa esige da loro il docente. Ma non lo fanno. E poi contestano i voti. Allora tu gli sventoli la griglia sotto il naso e dici “Sulla base di questa il tuo voto è 2!” (… e al Ministero un Teletubby digrigna i denti strillando “5!”). Ma lo studente replica “Che cos'è questa roba?” e parte un ricorso.

Di solito agli esami usiamo le nostre griglie. Quest'anno, con la Riforma che Concluderà Tutte le Riforme, le griglie arrivano dal Ministero. Ma mica complete, che credevate? Che gli esperti avevano migliaia di dettagli da riformare. Il Ministero invia gli indicatori, ogni scuola deve produrre i descrittorie decidere a quali voti vadano accompagnati. In sostanza, i vari docenti si sono smazzati le solite riunioni-fiume per produrre delle griglie che erano già pronte gli anni prima, ma per innovare nella continuitànon c'è di meglio che vestire un'anziana da pinguino, così non sembra più un'anziana, bensì una pinguina di una certa età.
Ma la tragedia è dietro l'angolo, rappresentata da quella minoranza di commissari esterni che, in barba al rasoio di Occam, vivono a Waterdeep e non capiscono le griglie. A quel punto si presentano due opzioni: nell'una il commissario sbrocca e comincia a mettere voti a caso (tendenti al basso, visto che non capisce che con un massimo di 20 punti, la sufficienza è 12 e non 10), nell'altra sbrocca e si affida ai suggerimenti dei commissari interni (che allora si comportano come Sir Biss).
Le correzioni quest'anno si complicano soprattutto per la seconda prova, che include due discipline affini (es., due lingue, fisica/matematica, corruzione e concussione, ecc.). I tempi quindi rischiano di allungarsi e questo cozza con le esigenze del resto della commissione, che deve andare a pescare o a fare la spesa: per le correzioni, infatti, devono essere presenti tutti i commissari, anche quelli che come unica attività prevista durante l'esame avranno il privilegio di ascoltare i collegamenti interdisciplinari... e poi muti. 
Quest'anno per il sottoscritto le commissioni erano due e quindi è capitato di fare 12 ore di correzioni in una giornata. Ma si superano facilmente in una scuola climatizzata, con opportune pause ricreative e la possibilità di imboscarsi su qualche divano di pelle umana. Ma quello è l'Ideale... e il Reale è invece aule fornace, ritmi di lavoro da piano quinquennale e sedie di plastica anni '70. Quindi denti stretti e “sempre e comunque per i ragazzi” (cit.).

Nel frattempo...
…i servizi segreti degli studenti italiani fanno schifo. 
Quando escono i nomi dei commissari esterni, essi si scatenano alla ricerca di informazioni. 
Il problema è la fonte sono altri studenti. Ed è raro che essi riescano a giudicare i docenti secondo parametri accettabili: si va da “buono/cattivo” a “simpatico/antipatico”. Il che significa nulla quando devi preparare un orale alla Maturità.
Sarebbe utile sapere cosa ama chiedere nelle verifiche, se valuta il linguaggio tecnico, se apprezza commenti personali, ma per farlo bisognerebbe essere stati attenti alle interrogazioni altrui per qualche mese, invece di pianificare aperitivi o studiare per il compito dell'ora dopo. 
Le dritte che cambiano la vita: “Quello è cattivissimo, non studiare neanche la materia che tanto mette solo 3 e 4”, “Quella è buona, se non sai qualcosa risponde lei e ti mette 6”, “Quello è antipatico perché interroga sempre”, “Quella è simpatica perché ci porta in gita”.
Che “cattivo” significhi spesso “esigente, preparato, corretto, ecc.” è chiaro ad alcuni adulti avvezzi alle sfumature, mentre il mondo degli adolescenti è tendenzialmente in bianco e nero, esistono questi principi assoluti (la Bontà e la Cattiveria, la Simpatia e l'Antipatia) che dominano il mondo. In sostanza, gli adolescenti in linea di massima sposano l'eresia catara o sono adepti del manicheismo. 
E si ignora che cattiveria o simpatia non spostano mai gli equilibri di un esame. Semmai lo fa il caldo afoso della Pianura Padana. La scienza ha peraltro dimostrato che se stare a piedi scalzi, la mia efficienza come commissario si impennerebbe e così anche i risultati degli studenti. Eppure il Ministero è disgraziatamente refrattario alle novità non siano collegabili al mondo delle Competenze, un po' come la Chiesa della Controriforma, quindi addio prestazioni di altissimo livello nella canicola estiva.

Per ricapitolare:


martedì 30 luglio 2019

Esami di Stato 2019 - parte 2: vessazioni, riunioni ed emanatismo neoplatonico

ESAMI DI STATO 2019 – parte 2


Breve, dolorosa introduzione autobiografica.
Inizio 2019, il Ministero decide che le mie materie non saranno state gestite da commissari esterni all'Esame di Stato. In altre parole, anche quest'anno sarò commissario interno. Disdico i due mesi di ferie a Las Vegas e mi rassegno a gestire la classe Quinta di cui sono coordinatore. La Dirigenza della mia scuola, in una riunione segreta stile Patto di Londra, mi chiede se sarei disposto a seguire anche l'altra Quinta come commissario interno.
Ecco le scenario che si profila:
doppie riunioni, doppie correzioni di compiti, almeno tre settimane di lavoro (domeniche escluse), interazioni sociali con sconosciuti, 12 giorni di orali con collegamenti interdisciplinari allucinati, paga da raccolta pomodori in Marocco.
Risposta: “No”.
Dirigenza: “La ringraziamo per aver risposto Sì, apprezziamo la professionalità e lo spirito di sacrifico. Sempre e comunque per i ragazzi”.
Replica: “No!”.
Dirigenza: “Buon lavoro!” (scappando dall'ufficio per una finto allarme antincendio preventivamente concordato col bidello marrano e traditore).

Le Riunioni.

Hegel a volte mi fa incazzare, ma quando è ora di esami di stato e penso alla sua massima “Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale”, vorrei declassarlo da filosofo a omeopata. 
Perché anche le riunioni delle commissioni sono reali e quindi, stando a Hegel, sono razionali.
Ma le riunioni sono l'abisso dell'irrazionale.
E sono il male.
Certo, gestite da una commissione agile, slanciata, dinamica, pragmatica, esse possono rappresentare un male minore (quindi semplice perdita di tempo). Sporadicamente, si precipita nell'inquietudine kafkiana.
Essenzialmente, è una questione di fortuna. Che per Machiavelli governa la metà delle umane vicende, ma scriveva in un'epoca in cui la scuola era per pochi.
Come ho già scritto in passato, il Presidente detta i tempi, ma, di fronte a palesi casi di squilibrio mentale, edonismo sfrenato, logorrea acuta e culto della personalità, nemmeno il Presidente può nulla (a meno che la prossima Riforma non permetta l'uso della corte marziale).

INTERMEZZO, 
o meglio, LEZIONE DI UMILTA'
In effetti l'umanità è vasta, varia e strana, la gente anormale esiste e a volte (a volte) insegna a scuola. Il che non significa che i docenti siano tutti malati di mete. Prima dunque che vi lanciate in accuse verso i vostri prof che osavano interrogarvi, darvi compiti per casa e bocciarvi, vi deluderò usando una versione irritante del “rasoio di Occam”: la soluzione più semplice è spesso la più probabile.
POSTE LE DUE PREMESSE 
  • i prof squilibrati sono una minoranza
  • tu hai sofferto a causa di un prof
COSA E' PIU' PROBABILE?
  1. Che tu abbia effettivamente avuto uno dei pochissimi docenti da manicomio
  2. Che tu sia stato un fannullone che accusa i prof normali di essere psicopatici
Il rasoio di Occam, povero te, dice 2.
A te piace pensare 1, forse nel tuo caso specifico è anche vero, ma nella grande maggioranza dei casi è 2.
E le eccezioni sono, per l'appunto, rare

Qualche commissario nominati non si presenta, perché si è scatenata un'epidemia di unghie incarnite da ricovero immediato in Costa Azzurra. In tal caso il Ministero invia qualche sventurato precettato all'ultimo, perché in Italia amiamo vivere in emergenza e risolvere creativamente i problemi che scateniamo e portiamo all'estremo.
Accade pure che si presentino commissari in più, di solito a causa di errori nel sistema delle convocazioni o per imperscrutabili misteri della fede. Questa povera gente viene congedata durante la prima riunione, tuttavia dal Provveditorato (entità che emana dal Ministero come il mondo emana dalla sovrabbondanza di perfezione che caratterizza l'Uno) amano precisare loro di non prendersi impegni, perché l'epidemia di doppie punte imperversa e c'è bisogno di supplenti.

La Riunione delle BUSTE.
Come spesso accade nel mondo della scuola, le richieste del Ministero rappresentano l'Ideale, a cui tuttavia corrisponde poi un mesto adattamento alla realtà dei fatti, il Reale. Questo rapporto tra Ideale e Reale è dibattuto da secoli in ambito religioso e filosofico, ma alla fine il Ministero ha risolto la questione sancendone la coincidenza proprio nell'ambito delle BUSTE. Socrate, Bruno, Galilei ai rispettivi processi avrebbero potuto dire “BUSTE” e avrebbero avuto piena assoluzione. Ma, appunto, all'epoca non c'era il Ministero a rischiarare le tenebre dell'ignoranza.
I docenti devono quindi preparare tot buste, contenenti materiali che gli studenti possano riconoscere e su cui possano costruire un colloquio interdisciplinare. 
Analizziamo le parole chiave, nell'ingrato tentativo di razionalizzare l'irrazionale:
MATERIALI. Testi, citazioni, immagini, mappe, grafici, problemi (e tu, lettore, non sai quanti...). Come già detto, devono essere noti non noti ma nemmeno ignoti. E come si fa? Non si fa, ecco. 
I commissari esterni leggono i programmi delle loro materie ed estrapolano materiale che i titolari della disciplina hanno “fatto, ma non proprio fatto, piuttosto toccato di striscio, ma non troppo di striscio, anche in maniera approfondita, ma senza essere esaurienti”.
I commissari interni si rileggono il loro programma e, se ci capiscono qualcosa, buttano dentro ciò che hanno fatto (senza troppe remore sul noto non noto ma nemmeno ignoto).
Le buste sono quindi pronte e con essere la prova che valuterà le competenze di vendita del prodotto: il prodotto, in questo caso, sono le competenze dello studente, il quale quindi è tenuto a usare le proprie competenze per convincere la commissione di averle. 
Chiaro? No? BUSTE.
COLLEGAMENTI. Nel mondo dell'Ideale, gli studenti sono in grado di esaminare il materiale della busta ed elaborare un discorso lucido, coerente, intrigante e competente intrecciando tutte le discipline presenti in commissione. 
Nel mondo del Reale le discipline presenti in una delle mie commissioni erano Filosofia, Storia, Italiano, Diritto, Scienze della Terra, Matematica, Fisica, Inglese. Provateci. 
Provate a estrarre dalla busta un testo sulla Deriva dei continenti. 
Avanti, abitanti del Mondo Reale. 
Che il Ministero dice che anche un diciottenne ce la fa senza problemi all'Esame di Stato.
INTERVENTI DEI DOCENTI. Il Ministero dice che i docenti non possono intervenire durante l'esposizione dei ragazzi, perché interrompere la Matura Esposizione delle Competenze è lesa maestà. Del resto già in classe, quando scovi uno studente a copiare, devi perdere tempo ad ascoltare la sua linea di difesa (che solitamente è negare l'evidenza piazzando qualche “Questo lo dice lei!”), quindi perché all'Esame dovremmo interrompere un brillante genietto che sta collegando la Deriva dei continenti a Kant sostenendo che anche Kant viveva su un continente?
Partono poi le trattative col Presidente. Tutti i docenti vogliono in qualche maniera fare domande. Si può? Non si può? Quanti capponi devo donare per il privilegio di porre domande agli esaminandi? La domanda “Cosa farai dopo?” conta come domanda di contenuti?
Le indicazioni del Ministero sono così chiare che ogni commissione si autogestisce e spesso si ritorna alle domande sulle conoscenze. 
Roba incredibile, direbbero i Teletubbies v. prima parte). Perché se già lo studente cita Ungaretti, a te commissario deve bastare e non ti puoi permettere di chiederne biografia oppure (orrore) poetica.
Ma ormai è mezzanotte, dobbiamo andare a dormire 5 ore che domani c'è la prima prova, il Nuovo Tema d'Italiano Riformato.

[SPOILER] Alla fine di questo resoconto i Teletubbies perderanno.

lunedì 22 luglio 2019

Esami di Stato 2019 - parte 1: noto, non noto, ma nemmeno ignoto.

ESAMI DI STATO 2019 – parte 1

L'Antefatto.



Mi immagino la sede del Ministero della Pubblica Istruzione come un incrocio tra la Megaditta fantozziana e i sotterranei del Colosseo.
Lì dentro ogni Ministro di un Nuovo Governo sogna una Riforma che lo renda Immortale e risolva una volta per tutte i Problemi della Scuola Italiana (per ogni maiuscola ci vorrebbero abbastanza incisi da pareggiare la lunghezza del “Capitale”, ma in nome della pigrizia e dell'indolenza essi saranno risparmiati).
A elaborare le varie riforme sono team di esperti che alla fine si rivelano sempre includere i Teletubbies, un ombrellaio e arrotino, qualche pedagogista e un passante.
Riuniti in uno scantinato riscaldato a gas esilarante, gli esperti hanno elaborato quest'anno la Riforma dell'Esame di Stato, che possiamo ridurre a due elementi:
  1. Muori male, Terza Prova!
  2. Buste.

  1. La Terza Prova era accusata di varie nefandezze, in particolare di puntare tutto sulle conoscenze a discapito delle competenze... chi frequenta la scuola dalla parte sbagliata (docenti) sa che gli alfieri della Nuova Scuola hanno ucciso per molto meno. In sostanza, non bisogna valutare se lo studente conosca le cause della Grande Guerra (conoscenza), quanto piuttosto come utilizzi tale informazione (competenza): di solito gli studenti sviluppano queste competenze sparando collegamenti casuali tra Grande Guerra, termostati, derive dei continenti e Kierkegaard. Quindi fuori dalle balle la Terza Prova e spazio alla Nuova Novità Innovativa (punto 2.)
  2. Alla luce di quanto sopra (punto 1) gli esperti, al grido “Competenze = collegamenti interdisciplinari !11!!!1”, risolvono la questione del colloquio con un conciso e brillante “Buste”.

Poi, per mesi, il silenzio. 
La parola “Buste” (maiuscolo, reverenziale) alleggia per i corridoio delle scuole, per le aule docenti, per le presidenze, ma nessuno sa niente. 
E chi meno sa, parla. 
E si scatenano deliri incontrollati. 
3 buste, 5 buste, dentro solo immagini, dentro testi, dentro liste della spesa, le sceglie il presidente, le sceglie lo studente, arrivano coi barconi, le preparano i commissari esterni, le prepara il televoto...
I docenti e gli studenti procedono nell'oscurità, preparandosi per un Esame orale le cui modalità sono secretate come le prove della Terra Cava. Nel frattempo il Ministero tace, al limite risponde telegrafico: “Buste”.
Il popolo della scuola decide che si debba puntare su collegamenti interdisciplinari e molti docenti si impegnano per arricchire le lezioni con connessioni pertinenti, per allenare i ragazzi alla meraviglia del fil rouge che attraversa più discipline e allarga la mente e rende cittadini del mondo e sviluppa le competenze.
Poi, inevitabilmente, nelle interrogazioni saltano fuori Grande Guerra, termostati, derive dei continenti e Kierkegaard... e tu, docente, guardi fuori dalla finestra contemplando i campi di crisantemi.

Intanto passano i mesi, l'autunno cede all'inverno e ai problemi di riscaldamento nelle scuole, poi ci sono le alluvioni primaverili e i viaggi di istruzione, ma nessuno ancora capisce cosa significhi “Buste”. 
A parte orizzontescuola, che sta alle questioni scolastiche come meteo.itsta alla meteorologia. 

Poi, come l'irrompere dell'Essere dal Nulla, arriva il chiarimento del Ministero.
Buste = Buste
In ognuna un materiale a scelta della commissione. Materiale che deve essere non noto agli studenti, ma collegabile alla luce del programma delle singole materie.
Insomma, deve essere noto non noto ma nemmeno ignoto. 
E stimolare le competenze, acciocché gli studenti possano estrarre dalla Busta un'immagine della Grande Guerra e agilmente collegarvi termostati, derive dei continenti e Kierkegaard. 
Perché il Mondo Globalizzato ha disperato bisogno di giovani competenti che colleghino le scie chimiche con la costruzione delle Piramidi, con Soros e col riscaldamento globale (insomma, pare ci sia una stringente necessità di nuovi David Icke, quello dei rettiliani).

Ma mancano poche settimane alla fine della scuola e diventa necessario organizzare simulazioni di colloquio. Dalle quali emerge che a fare bella figura non sono quelli che trovano i collegamenti più pertinenti, ma quelli che parlano meglio e che vanno avanti senza scrupoli e senza alcuna attenzione per le obiezioni della commissione. E allora diventa chiaro che a trionfare agli orali saranno dei prodigiosi incroci tra Gorgia e Giorgio Mastrota.


sabato 8 giugno 2019

Metalitalia Festival 2019 ... i motivi per esserci andato...

METALITALIA FESTIVAL DAY 2
2 giugno 2019
Live Club (Trezzo sull'Adda – MI)



Il Day 2 del Festival vende l'anima all'Hard Rock.
Bene, perché il pubblico del Frontiers può rivedersi nello stesso posto di aprile senza troppi traumi da cambiamento, che l'età porta a essere abitudinari.
Il tocco di colore, come sempre, lo dà la ciurma di Rockerz tatuati e parruccati, con collane in stile Mr T.
Età media sempre gloriosamente over 35, tendente 45: patologie più frequenti la sciatica, la prostatite e il campo di distorsione della realtà.
I look svariano da jeans&maglietta (trasversale, qualunquista, rassicurante) ad avanzo di galera (RayBan, tatuaggi, fedina penale inzaccherata), da tigre della tangenziale (stivaloni, reti da pesca) ad aspiranti cloni di qualunque disperato che abbia fatto una foto promozionale a L.A. nell'86.
Curare il look per sembrare una Rockstar e produrre invece un clone di Vince Neil 2019 mi riuscirebbe anche bene, ma la concorrenza ormai è imbattibile.
Detto che la location è impeccabile e che il cibo vegano incuriosisce come uno show dei Watain al Firefest, partiamo con le band. Purtroppo si insiste a lasciare il Live Club a Trezzo sull'Adda, invece di spostarlo nella più conveniente Treviso, quindi perdo le prime band. Dicono siano stati bravi, di certo hanno dato tutto in pubbliche relazioni nel corso della giornata.

RAIN.
Ormai sono “quelli con le pole dancers”.
A me hanno sempre dato l'impressione di volersi accoppiare molto più spesso di quanto gli riesca. Almeno a giudicare dai testi degli ultimi album. Ci sta quindi la carta delle ballerine, che funzionano nel loro obiettivo: attirare l'attenzione sul palco.
Certo, poi non si può pretendere che lo spettatore medio si ricordi anche le canzoni.
Ma se panem et circensesdoveva essere, poteva andarci ben peggio. 

HELL IN THE CLUB.
Ho visto gli Elvenclub la prima volta nel parcheggio di un bowling, zona industriale di Motta di Livenza (TV). All'epoca suonavano anche alle feste di compleanno. Apprezzai, come apprezzo sempre le cose strane e fuori luogo (tipo un professore felice o un estintore vestito con un frac). Ma sono bravi anche in contesti come il Metalitalia. Voglio bene al batterista che si tira le bacchette in testa. E mi piace il chiodo del cantante, che potrebbe andare bene a mio figlio di 4 anni. Non li ho mai visti molesti nel backstage, il che può significare che sono persone educate oppure che io non sono mai stato in alcun backstage.

Riporto ragionamento di scalcinato utente del Festival. 
Le maglietti ufficiali costano tra 25-30 euro. 
Una birra costa 5 euro. 
5 birre e sei leader of the pack, parli 8 lingue, attacchi bottone con tutti, vivi l'illusione di essere bello e di piacere a chiunque, poi svieni. 
Altrimenti prendi la maglietta e la indossi nella vita di tutti i giorni per ottenere in cambio isolamento sociale e accuse di satanismo.
Meditate.

CRAZY LIXX.
5 album (di cui almeno 3½ bellissimi), talmente tanti pezzi belli che ne saltano sempre troppi nelle setilist. Sono talmente anni '80 che ormai fanno le grafiche delle maglie col Commodore 64. Hanno tutti i capelli.
Eppure devono avere gravissimi problemi personali con ogni singolo fonico in Italia, visto che le chitarre non si sentono e che, senza nemmeno le basi di tastiera, pare una serata in sala prove quando il chitarrista pacca all'ultimo ma hai già pagato il mese in anticipo.
Toccherà espatriare di nuovo per sentirli al pieno potenziale.
Spero che i loro finanziatori occulti (NWO? Soros? Illuminati? Rosacroce?) continuino a fargli incidere gli album incredibili, se gli tocca trovarsi un lavoro perdiamo moltissime magliette coi loghi ottantiani.

A ogni singolo concerto ho beccato i CL a spasso, molto disposti a chiacchierare coi fans (soprattutto con le fans, ma come fargliene una colpa?) a parte il cantante Danny Rexon. 
Che fine fa? 
Lo chiedo all'ursino batterista Joel, meraviglioso con ciabatte da campeggio e unghie nere che gli impediranno a vita i piaceri fugaci del sesso nel backstage. Joel ammette che il cantante scrive i pezzi, produce, fa promozione e social management, fa la spesa e pulisce casa, ma quando si è trattato di rispondere ha preferito deviare il discorso sugli incomprensibili dialetti dell'Andalusia.
Seriamente. 
Lo ha fatto. 
Quindi il mistero resta. Che fine fa Danny Rexon dopo ogni show? Gioca da solo a Cluedo? Scrive i prossimi 7 album? Guarda per la millesima volta Miami Vice per copiare i look clamorosi? Con opportuni finanziamenti, la risposta l'avrete al prossimo show.

PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS.
Mentre era nei Motorhead Campbell ha trovato il tempo di sfornare e allevare 3 figli, musicisti pure loro. Tenendo conto della durata dei tour con Lemmy, probabilmente hanno conosciuto il padre verso i vent'anni. Per recuperare, la famigliola ha messo su una band, ha ingaggiato un cantante e ha fatto uscire un album “sudatissimo e polveroso” (cit.), per poi partire in tour ovunque.
E basta...
Ero fuori in giardino.
Ho sentito “Born To Raise Hell” e sono corso dentro.
Poi sono uscito a sedermi.
Gli anni delle 12 ore in piedi in transenna sono iniziati e finiti nel 1997.
Ormai l'obiettivo è vivere per scrivere un'altra recensione.

HARDCORE SUPERSTAR.
A me stanno sulle balle perché non scrivono abbastanza canzoni che mi piacciano. Al massimo 3-4 per album, con tendenza al calo negli ultimi.
Però live sono tra i migliori al mondo.
E lo sanno anche loro. Per quello scrivono gli album nei ritagli di tempo durante i weekend di pesca al salmone.
Pare che la preoccupazione principale del pubblico fosse la presenza o assenza del baffo di Jocke Berg. Appena il cantante irrompe sul palco e tutti realizzano che il baffo non c'è, partono caroselli in stile vittoria ai mondiali '82.
Mi perdo a guardare il dinamico Vic Zino, uomo realizzato e sorridente: era nei Crazy Lixx, ma si vede che è felice dove sta, perché girano molte più donne e la sua chitarra sul palco si sente.
Nel dopo show saltano sempre fuori i nostalgici che rimpiangono l'ex chitarrista coi denti marci e i concerti del 2001 nei centri sociali. Suvvia, mancano anche a me, ma solo perché ero giovane, bellissimo e credevo nel suffragio universale.

Noto nelle dinamiche da area esterna che la tensione da riproduzone praticamente non esista. Non perché manchi il desiderio, ovviamente, visto che i Rockerz hanno la spiccata tendenza ad accoppiarsi tra simili.
E' che ormai tutti conoscono tutti e quello che poteva accadere è già accaduto da anni oppure non accadrà mai. 
Praticamente adesso ci sono le dinamiche da crociera dei pensionati.

GOTTHARD.
La band della giornata col repertorio migliore.
Pure le coriste che cantano davvero e non sono là solo a dimenarsi... grazie, non sono abituato, è roba da gente coi soldi...
Noto che si vede il batterista: di solito è invisibile perché alto come un puffo, infatti mi dicono che per questo tour sia sostituito dal drummer degli Helloween.
Leo Leoni è sempre uguale al mio elettrauto Toni con la parrucca.
Concedo 3 pezzi, perché devo puntare verso la terra della Punteggiatura a bestemmie (il Veneto).
I Gotthard sicuramente lo sanno e sanno anche che tirerò fuori la solita storia dell'elettrauto, quindi mi cacciano due pezzi recenti (con Maeder) che ovviamente non conosco perché … dai … veramente ascoltate i nuovi pezzi dei Gotthard???
La terza canzone è “Hush”, che sarà anche scalpitante e sculettina, ma è una cover anni '60 e solo il cappellino in testa mi blocca la caduta dei capelli.
Poi basta. Autogrill o morte.
Grandi Gotthard, avevate il piglio dei professionisti in mezzo ai disperati, ma i lettori di questo blog mai sapranno come state vivendo la vostra seconda vita.

Metalitalia, grazie.